La fecondazione, intesa non solo come atto biologico ma come forza generatrice universale, ha da sempre occupato un posto centrale nell'immaginario e nelle pratiche delle società umane. È il principio stesso della vita, della continuità e del rinnovamento, e come tale è stata rivestita di un simbolismo profondo e stratificato, che attraversa miti, credenze, rituali e tradizioni dall'alba dei tempi fino ai giorni nostri. In tutte le culture, la capacità di procreare, di far nascere nuova vita, è stata percepita come un mistero sacro, una forza potentissima che lega l'uomo al ciclo ininterrotto della natura, delle stagioni e dell'esistenza stessa.
Questo articolo esplora le molteplici dimensioni del simbolismo della fecondazione, analizzando come essa si manifesti nell'antropologia attraverso divinità, riti di passaggio, pratiche magico-religiose e le complesse interazioni tra l'essere umano e il mondo naturale, in particolare quello vegetale. Dalle antiche divinità della fertilità ai moderni riti nuziali, dai misteri del fuoco alle virtù delle erbe, la fecondazione si rivela un tessuto connettivo che unisce le esperienze umane più intime alle più vaste cosmologie culturali.
La Fecondazione nell'Antropologia: Un Impulso Universale
A tutti i livelli culturali, dalle civiltà di cacciatori e raccoglitori preistorici (Paleolitico) e odierni, alle civiltà cerealicole, il produrre naturale ha interessato l’esperienza religiosa dell’uomo. L’insieme delle istituzioni religiose, mitiche, rituali manifesta la tendenza a mantenere distinto questo ‘produrre’ naturale dal ‘creare’ artificialmente (‘arte’) e ad avvertire, nel produrre stesso, la simultaneità del suo essere possibile, dell’essere necessario e del poter non realizzarsi. La prospettiva del poter non realizzarsi sta alla base di tutti i riti di fecondazione e, per contro, di tutti i sistemi mitico-rituali volti a scongiurare la sterilità. Di qui l’universale diffusione di riti, gesti cerimoniali, e, nel folclore, di stereotipie rituali volte a promuovere la fecondazione.
La mentalità primitiva concepisce, tra la fertilità del suolo e le manifestazioni sessuali, una relazione basata sulle regole della magia simpatica. Questa connessione intrinseca tra la vitalità della terra e la capacità riproduttiva degli esseri viventi è un pilastro fondamentale delle cosmologie antiche. In molte di queste visioni del mondo, la fecondità non è un evento garantito, ma piuttosto un dono divino o una forza naturale che richiede costante propiziazione e rispetto. La cura universale riservata al parto palesata nella mitologia, che si coglie specialmente nella presenza di mitologemi conservati nei reperti archeologici, ne è una chiara testimonianza. Il tema della madre nella sua funzione generatrice, infatti, si diversifica morfologicamente nella concretezza storica dei contesti sociali conservando nei millenni il nocciolo duro del mitema.
Simbologia Ancestrale e Primordiale
La persistenza del simbolismo legato alla fecondazione affonda le sue radici nella preistoria, quando l'uomo iniziava a interrogarsi sui cicli della vita e della morte. La pittura rupestre, che mostra animali sul punto di accoppiarsi, è servita a rappresentare riti di fertilità magici, e accade che tali riti siano anche una forma di magia simpatica in cui le forze della natura sono pronte per esser influenzate dall'esempio seguito/messo in atto nel rito. Questo tipo di arte non era mera rappresentazione, ma un tentativo di intervenire sulla realtà, di assicurare la continuità della caccia e, per estensione, la sopravvivenza della comunità. La connessione tra il "produrre naturale" e l'esperienza religiosa è stata cruciale, plasmando le prime forme di ritualità e sacralità.

Divinità della Fertilità: Custodi della Vita
In moltissime culture praticanti il politeismo esistono divinità della fertilità, solitamente note come Dee. Una divinità della fertilità è un Dio o (prevalentemente) una Dea della mitologia che vengono associati con tutto quel che concerne l'ambito della fertilità, dalla gravidanza alla nascita degli esseri umani, ma anche in ambito animale e vegetale. Nei miti che circondano queste figure divine vi sono anche i germi dell'interpretazione temporale della vita, la nascita e la morte e la spiegazione del ciclo delle stagioni. Questi esseri divini personificavano le forze cicliche della natura, garantendo la prosperità dei campi, la fecondità del bestiame e la continuità della stirpe umana.
Le Dee Madri e la Generazione Femminile
Le immagini dei simboli femminili sono spesso caratterizzate da fianchi larghi e grandi seni, attributi che universalmente rimandano alla maternità e all'abbondanza. Coatlicue, per esempio, è una delle dee della vita, morte e rinascita; colei che ha dato alla luce la luna e le stelle. Astart (Astoreth) è riconosciuta come dea della fertilità, dell'amore e del piacere, nonché patrona delle prostitute e degli edonisti, le cui prostitute del suo tempio erano famose su tutto il Mare Librum. Daggay è la dea della nascita, mentre Tanit è la Grande dea della luna, della maternità, della magia, che appare come una donna velata e avvolta da piume di colomba, le quali le erano gradite e sacre.
Tra le divinità cinesi, Nüwa (女媧) è dea della fecondità, dell'arcobaleno e della creazione. Si dice che abbia sigillato il cielo squarciato usando delle pietre di sette colori diversi, risultandone quindi l'arcobaleno, e che abbia anche creato l'umanità. Xi Wangmu (西王母), la Regina Madre dell'Ovest, è un'altra dea della fecondità, con un'intensa attività sessuale, ed era la guardiana dei frutti dell'immortalità. Queste figure femminili incarnano la capacità generativa in tutte le sue forme, dalla creazione cosmica alla nascita di ogni individuo.
Forme e Manifestazioni della Fecondità Maschile
Simboli di fertilità maschile sono invece talvolta itifallici, rappresentando la potenza generativa in maniera esplicita. Geinos, dio dell'agricoltura, e Hay-Tau, dio della vegetazione e della foresta che assume la forma di un albero, sono esempi di divinità legate alla fecondità vegetale. Magos è il dio dell'allevamento degli animali e patrono dei pastori e degli allevatori. Tammuz (chiamato Adone dai greci) è il dio del raccolto, nato da un albero myrrh nel quale sua madre (Myrrha) l'ha trasformato; in veste mortale era un giovane bellissimo, adorato dalla dea greca Afrodite.
Nell'antico Egitto, tipiche divinità attinenti a rituali della fertilità sono gli Déi Khnum (con testa di capra), Sobek (con testa di coccodrillo) e Min (rappresentato in stato di perenne erezione, spesso associato con immagini di mais). Min è il dio della fertilità, della riproduzione e della lattuga. La loro iconografia e i loro attributi sottolineano il legame indissolubile tra la fertilità umana, animale e vegetale, essenziale per la sopravvivenza delle civiltà agricole.

Il Pantheon della Fertilità attraverso le Culture
La diversità delle divinità della fertilità è un riflesso della ricchezza delle culture umane. Fuxi (伏羲), fratello-marito di Nuwa, è accreditato dell'invenzione del sistema divinatorio Yi Jing, della metallurgia, della scrittura e del calendario, oltre a essere stato anche l'iniziatore di varie attività umane, tra cui l'allevamento degli animali, la pesca, la caccia e la musica, tutte attività legate alla prosperità e alla continuità della vita.
I babilonesi avevano le Dée Inanna e Ištar, mentre i sumeri onoravano Dumuzi. Tra i fenici e i cananei erano invece Baal, Adone e Tammuz a svolgere una tale funzione, e per un certo periodo il filisteo Dagon fu una tipica divinità della fertilità. Nella mitologia greca vi sono Pan, Hera, Afrodite e Demetra che hanno un ruolo preminente di fertilità; in Frigia s'impone il culto di Attis. El o El Elyon, letteralmente "Altissimo", è una figura di divinità suprema in alcune cosmologie mediorientali, la cui funzione può toccare indirettamente la creazione e quindi la fecondità. Resheph (Amurru), dio dei tuoni, della selva e della musica, e Quadesh, dea della luce stellare, della selva, dell'astrologia, assistenti di Anat nei sacrifici, e consorte di Resheph, pur non essendo divinità della fertilità in senso stretto, erano parte di un pantheon che regolava anche le forze naturali vitali. Eshmun è il dio della guarigione e della salute, mentre Agrotes è dio della terra, dei cavalli, della caccia e degli indovini. Arsay è la dea della terra umida e delle paludi. Baltis, dea del cielo, della gioia e della danza, protettrice delle donne, è sorella spirituale della dea egizia Hathor, figure che contribuiscono al benessere e alla vitalità della comunità.
Anche nel cattolicesimo, pur essendo una religione monoteista, i santi non sono in alcun caso considerati come divinità; possono però essere intesi come patroni e protettori di particolari attività della vita quotidiana, inclusa indirettamente la protezione della famiglia e dei figli, sebbene non con il significato di divinità della fertilità. Aion e Protogonos sono menzionati come i primi mortali, figure archetipiche legate all'origine dell'umanità e, implicitamente, alla sua capacità di riprodursi.
Il Fuoco: Simbolo di Purificazione e Rinascita Legato alla Fecondazione
Il simbolismo del fuoco, il suo significato culturale e la sua presenza rituale sono fenomeni la cui persistenza, dalle origini ad oggi, non ha pari. Se si dice che l'uomo, come animale simbolico e culturale, è nato col fuoco; se si asserisce che è stata la scoperta e l'addomesticamento del fuoco a immettere nel continuo uguale della natura il discreto e la differenza della cultura, d'altro canto, forse, nessun altro elemento permane altrettanto vitale nelle manifestazioni folkloriche di tutti i tempi fino ai nostri. Certo la sopravvivenza di forme, anche arcaiche, di ritualità si spiega perché essa è fattore indispensabile - concordano tutti gli antropologi - di identità, ma perché proprio il fuoco? Come si motiva questo tenace perdurare?
Il fuoco ha un significato importantissimo, è purificazione ma anche rinascita e forza. Il suo potere trasformativo, capace di distruggere e creare al tempo stesso, lo rende un simbolo potente per i processi di rinnovamento e fecondazione. Esso rappresenta la mediazione tra terrestre e celeste, l'origine stessa della vita e, in alcune cosmologie, persino la divinità. L'obbiettivo è proporre un'interpretazione teorica univoca del simbolo attraverso, innanzitutto, un viaggio dentro la preistoria e la storia, dal primo incontro dell'uomo col fuoco, e le trasformazioni sociali e culturali imposte e indotte da tale incontro, al suo irrompere nell'universo magico religioso delle diverse culture. Poi nelle varie incarnazioni della sua poliedrica immagine: la rigenerazione, la purificazione, l'origine, la fecondazione, la divinità, e così via.
Rito pagano del fuoco
Nel matrimonio al giorno d’oggi, il fuoco simboleggia l’unione di due anime e il loro intento in comune di alimentare una vita insieme. Un esempio è il rito della Candela dell’unità, di tradizione scozzese, dove gli sposi accendono insieme tre candele. Questo rito può però anche essere modificato, introducendo gli ospiti nel rito per esempio. Un’idea è quella di far accendere una candela ai nonni degli sposi, che accendono quella dei genitori degli sposi, i quali accendono ognuno quella del proprio figlio. Questo rito sembra essere di origine pagana o, per chi lo colloca in un periodo più moderno, ne affida i natali alla New Age e alla tradizione Wicca. In realtà però il fuoco è sempre stato un elemento importantissimo per tutti i popoli, perpetuando il suo profondo legame con la vita e la procreazione.
Riti di Fertilità e Passaggio: Dal Mito al Folclore Quotidiano
Un Rito di fertilità può verificarsi come una delle forme espressive dei cicli stagionali-calendariali, in qualità di rito di passaggio per oltrepassare felicemente un determinato periodo dell'esistenza (ad esempio quello che dall'infanzia conduce all'età adulta), o come rituale ad hoc. La fecondazione non è solo un evento fisico, ma un processo culturale che viene incorniciato da specifiche cerimonie e pratiche. Le tendenze attuali della fecondazione determinano così, in gran parte, la struttura futura della popolazione, rendendo la sua regolazione un tema di profondo interesse sociale e rituale.
Antichi Riti Agrari e Processioni Falliche
I culti agrari riservano un posto rilevante alla rappresentazione e alla manipolazione degli organi genitali, collegando esplicitamente la fertilità umana a quella della terra. Negli "Acarnesi" di Aristofane assistiamo alla processione fallica che contrassegna le celebrazioni campestri di Dioniso: dietro una portatrice di cesti o canefora, procede uno schiavo con in braccio un enorme fallo, mentre la signora della casa intona un inno in onore del fallo personificato "compagno di Bacco". Il dio pastorale Ermete appariva nella forma di un palo sormontato da una testa e dotato di un fallo in erezione; a Cillene era rappresentato da un semplice fallo eretto su un piedistallo. Nelle feste Haloe e Tesmoforie, le donne plasmavano per Demetra delle figurine in argilla e dei dolci a forma di genitali maschili e femminili, dimostrando una chiara correlazione tra la divinità della terra e la riproduzione. Centrale nei riti di fertilità della Grecia classica fu la figura della Dea Demetra, Signora della fertilità naturale.
Gli antichi Fenici eseguivano uno speciale sacrificio all'inizio della stagione dei raccolti, verso settembre, con l'intento di risvegliare lo spirito della vite; mentre il rito di fertilità eseguito durante l'inverno aveva lo scopo di ripristinare lo spirito temporaneamente appassito della pianta vinifera ed all'interno di esso era incluso anche il sacrificio di un capretto da cucinare nel latte di sua madre. La festività di Beltane segna il passaggio dalla stagione fredda a quella calda, dall'oscurità alla luminosità del mondo, e con essa la rinascita della fertilità. Emile Durkheim ha esplorato gli usi cerimoniali degli aborigeni australiani, svolti per assicurare la prosperità delle specie animali o vegetali che servono il clan nella loro qualità di totem. Questi esempi sottolineano come la ritualità fosse un meccanismo fondamentale per garantire la continuità della vita e della prosperità.
Secondo Ibn Ishaq, il primo biografo del profeta Maometto, la Kaʿba era precedentemente all'apparizione dell'Islam sede e luogo di riposo di una divinità femminile, la cui circumambulatio veniva spesso eseguita dai pellegrini maschi - e a volte anche femmine - nudi. Questo indica l'universalità delle pratiche di culto legate alla fertilità femminile e al sacro.
Cerimonie di Nascita e Protezione: Il Viaggio della Vita
Il vincolo biologico, scrive Mircea Eliade, lega piante e uomini, « … e quando uno dei modi di questa vita è contaminato o sterilizzato da una colpa contro la vita, tutti gli altri suoi modi vengono colpiti grazie alla loro solidarietà organica». La nascita, come momento culminante della fecondazione, è universalmente circondata da rituali complessi. Il ciclo della vita femminile, che trascorre ovunque in abitudinarie e parsimoniose ritualità quotidiane, è interrotto nelle occasioni delle nascite e contrassegnato con particolari cerimonie attraverso le quali l’intera vita comunitaria si fa più intensa e solidale.
La storia di lunga durata delle mentalità dei popoli occidentali - e nelle scelte culturali di altri popoli che gli etnologi ci hanno fatto conoscere - si constata l’universale cura riservata al parto. La nascita di Eracle, ricostruita attraverso le fonti letterarie antiche, diventa l’occasione per un viaggio antropologico lungo i sentieri del mito, nel tempo e nello spazio della cultura occidentale, alla ricerca di sortilegi che legano il parto, di incantesimi che lo impediscono e di strategie che lo favoriscono. La storia narra che Era, per impedire la nascita di Eracle, figlio di Zeus e Alcmena, e favorire quella di Euristeo, affretta il parto di Nikippe e ritarda quello di Alcmena. Il travaglio di Alcmena è pericolosamente ritardato, per sette giorni e sette notti, con il suo ventre legato da nodi simbolici, mentre Lucina, complice di Era, impedisce il parto tenendo “le mani intrecciate” e “le gambe accavallate”. Finalmente Galanthis, la levatrice, con uno stratagemma, rompe l’incantesimo e lo fa lanciando un grido con il quale finge la gioia per il parto avvenuto. Allora la perfida Lucina slega le mani e le ginocchia, permettendo la nascita. L'inganno di una mortale a una dea deve essere punito, e Galanthis viene trasformata in una donnola, un animale che in Grecia era considerato come il nostro gatto, e che "sembra saperla più lunga di quanto non si creda". Lucina, la dea delle nascite, non sempre è crudele; come tutte le streghe conosce le formule magiche e le usa nel bene e nel male, come nel parto di Mirra, dove la sua scienza di carmina magici era riuscita, se non a salvare la madre, almeno a garantire la nascita del bimbo.
Per evitare generalizzazioni di tipo universalistico, è necessario muoversi nei concreti contesti storici e analizzare le singolari cosmologie costruite in relazione alle diversificate ragioni umane. Presso gli Alfur dell’isola indonesiana di Celebes, affinché l’anima di un neonato che sta per nascere non sfugga, si chiudono tutte le porte compreso il buco della serratura, le fessure dei muri, e tutte le persone di casa devono tener chiusa la bocca come pure gli animali che stanno dentro e fuori casa ai quali si chiude la bocca con lacciuoli. Presso la tribù americana dei Déné la bambina che ha la sua prima mestruazione viene chiusa in una capanna perché considerata impura. A Tahiti, anche in avanzata gravidanza e subito dopo il parto, la madre e il neonato sono riammessi nella comunità solo dopo la cerimonia di purificazione. In Alaska, nell’isola di Kadiak, la donna che sta per partorire si ritira in una capanna dove rimarrà fino a venti giorni dopo il parto e nessuno, in quei giorni, dovrà toccarla, tanto che il cibo le verrà porto su lunghe pertiche. Questi esempi dimostrano la varietà e la complessità dei riti di passaggio e di protezione legati alla nascita, essenziali per reintegrare madre e figlio nella comunità in modo sacro e sicuro.
Le Piante, le Erbe e la Magia: Custodi di Saperi Antichi
L'erbario popolare, con i suoi rimedi empirici a difesa della salute che si basano sulle proprietà benefiche delle erbe, e che si praticano nell’ambito della cultura folklorica, sono accompagnati, generalmente, da rituali di protezione magico-religiosa che, anche se ormai in declino e limitati alle aree rurali e montane, resistono ancora specialmente nel sapere delle donne anziane depositarie di un patrimonio di conoscenze, di esperienze e di credenze assai antiche. Secondo Eliade, «il valore magico e farmaceutico di certe erbe è parimenti dovuto a un prototipo celeste della pianta, o al fatto che fu còlta per la prima volta da un Dio» …o raccolto in un «momento cosmico decisivo», per esempio sul Monte Calvario. L’efficacia terapeutica dunque è dovuta alla ripetizione, in chiave simbolica, di un gesto primordiale e le erbe sono raccolte e usate spesso in nome di Gesù.
Il Sapere delle Donne e le Pratiche Popolari
In un settimanale di psicosomatica si offrono “scacciadolori naturali” come strumenti di pronto soccorso offerti dalla natura. Per esempio, vengono citati gli “artigli del diavolo” contro i dolori muscolari o piantine dalle assicurate proprietà chimiche, come la potentilla. Questa piantina sarmentosa, detta anche “piede d’oca”, che strisciando a terra si radica formando nuove piante, viene raccomandata alle donne che, si dice, “non hanno un buon rapporto con le proprie radici biologiche”. Nella medicina popolare i rimedi vegetali sono stati usati nelle più diverse situazioni a rischio, quindi anche nei momenti difficili del parto secondo i principi della magia simpatica della somiglianza e della contiguità.
La loro sapienza erbaria, spesso gelosamente custodita ad evitare la condanna di stregoneria resa sospetta agli occhi dell’inquisitore, garantiva loro piccoli guadagni e benemerenze per un minimo di sopravvivenza economica; infatti le loro fattucchierie tornavano utili a tranquillizzare le donne del loro stesso ambiente popolare, fiduciose nelle loro capacità di risolvere i guai d’amore e di salute. La persistenza delle pratiche magiche nell’uso delle piante medicamentose, infatti, rappresenta per la farmacologia più attenta ottime occasioni di studio. La lunga durata di certe credenze la dice lunga sulla complessità di corrispondenze uomo/pianta che, dopo aver smesso di stupire nel rinvio a concordanze mitiche, riscuotono un interesse scientifico che ci aiuterà a capire.

Doni Sacri e Simbolismo Vegetale nella Nascita
I doni della natalità santa, quelli portati dai re magi al piccolo Gesù, sono doni speciali. Infatti, insieme con l’oro, furono portati due doni presi dal mondo vegetale: l’incenso e la mirra. Questi doni, magici per eccellenza ed unici, irripetibili doni per la paradigmaticità di una nascita eccezionale, perché divina e umana insieme, furono scelti dai Magusei, sacerdoti mesopotamici della Caldea, per la loro preziosa qualità. Si trattava di piante speciali, il loro valore metonimico era già riconosciuto e rinviava alla sacralità regale. Dal momento che l’aroma di questa pianta araba veniva usata per profumare i vicoli dei villaggi al passaggio del sultano, si costruì il binomio incenso-regalità che si fissò nelle tradizioni culturali. I re magi portarono al Messia, nato a Bethlehem, l’incenso, una particolare resina tratta dalla Bowellia Carteri da cui si ottiene il tipico fumo odoroso - che oggi nel mondo cristiano è indissolubilmente legato alla santità - , e la gomma resina della mirra. Certamente questi doni corrispondevano ad esigenze concrete di natura igienica (oltre che simbolica) che, nello svolgersi del tempo, sono state dimenticate. Ciò che resta è il loro valore sacrale legato ad una nascita eccezionale.
La ritualità dei doni legata alla nascita, sia essa eccezionale o non, è inscritta in un complesso sistema ideologico che produce forti condizionamenti culturali. Esso sollecita una rete di correlazioni che coinvolgono le sfere dell’attività umana e che si ratificano nella dimensione sociale dei comportamenti. Il legame profondo tra la nascita dell’uomo e la crescita delle piante (ne è testimonianza il rituale ancora in uso di piantare un albero alla nascita di un figlio) si riflette nel legame tra la madre e la terra in una coinvolgente coniugatio di energie vitali. Il complesso ctonio-materno, per esempio, nel quale si inscrive la personificazione divina della madre-terra, si afferma nelle culture cerealicole mediterranee dando vita a una divinità femminile del tipo Era, Afrodite, Cibele, Demetra.
Tra Fede e Superstizione: Incantesimi e Rimedi
La concezione della natura come vis medicatrix (che ritrova in Plinio il Vecchio la più antica impronta) è sentita come pervasa da forze contrapposte, basate sul principio di simpatia/antipatia. In questa prospettiva, ci si convince che la natura produce erbe medicinali i cui poteri si annunciano nei segni che portano impressi: forme, odori, colori sono segni delle piante che si rendono più leggibili se si tiene conto dei luoghi dove crescono e delle stagioni in cui maturano i loro frutti. Così, i misteriosi legami e le pervicaci ostilità che si scoprono osservando le piante che convivono o che si uccidono, insofferenti alla reciproca vicinanza, ci avvertono di forze latenti chimico-minerali. Ma, immersi per secoli in un immaginario collettivo vegetale, il linguaggio è ancora, inavvertitamente, animistico.
Tanto più all’interno dell’ideologia magica il sapere medico popolare, che differenziato a livello regionale, affonda le proprie radici nelle culture pre-indoeuropee; a questo patrimonio antichissimo si aggiungono tratti culturali portati dai popoli migranti che hanno concorso nei millenni a diffondere e a mescolare i saperi attraverso elaborazioni continue, timide sperimentazioni innovatrici, inseritesi in un canovaccio di abitudini fondamentalmente condiviso.
Trascriviamo dai registri dei processi dibattuti presso il Tribunale dell’Inquisizione di Capua - contro donne analfabete accusate di stregonerie e fattucchierie risalenti ai secoli XVII e XVIII - alcune confessioni che le imputate e i loro delatori rilasciano sotto giuramento e pro consolatione sua (questa è la formula con cui si aprono le registrazioni processuali): Per legare l’innamorato: «O fico, o ficoncello o demonio o demonicello et altre parole diaboliche …» ; «Ad captanda amore, pigliasti una noce e la dividesti in due parti e cavando da dentro di quella il frutto ci ponesti oglio e tre grammi di pepe per ciasched’una parte e poi la mettesti sopra il foco e mentre bollivano e s’ardevano …», pronunciavi parole di invocazione al demonio e a Sant’Antonio. Spesso nei sortilegi sono usati oggetti sacri (acqua santa, candela benedetta, crocefisso); il successo sta anche nel rischio che si corre: più è alto il rischio, più è sicuro il rimedio; perciò si arriva a nascondere nelle fasce dei battezzandi «sale e pepe e pezze insanguinate», per poi usarle per legare l’amante.
Per curare l’impotenza Michele compra certe erbe con le quali prepara un fomento, poi «piglia uno scaldaletto di rame col foco dentro» e vi mette certa erba secca; fa sedere la moglie sopra una sedia avvoltolata in un mantello, la fa stare sopra per un quarto d’ora. Anche questi pochi esempi di fattucchierie fitoterapeutiche indicano la relazione stretta fra credenze e rituali: se le credenze magico-religiose sono la cornice ideologica nella quale si opera, si guarisce e si spiegano le ragioni dei malanni che colpiscono gli uomini, i rituali hanno lo scopo di verificarle.
Oggi gli studi di farmacologia sono interessati alle proprietà medicamentose delle piante non disgiunte dagli effetti benefici dei rituali che ne accompagnano l’uso. Il noce - albero di Artemide, carico di valenze mitiche e noto come albero delle streghe - è tuttora considerato nel folklore italiano dannoso alla salute, sia se piantato troppo vicino a casa, sia se «ci si dorme sotto». «Il confezionare collane di spicchi d’aglio da appendere al collo dei bimbi contro gli ossuridi fa meno sorridere se si pensa che le sostanze volatili presenti in questi bulbi possono penetrare nell’organismo con il respiro ed essere di giovamento». Del resto Giuseppe Pitré, Zeno Zanetti e Paolo Mantegazza avevano avvertito di questo duplice significato della medicina popolare nell’uso tradizionale dei semplici. Secondo il Mantegazza «Le superstizioni mediche sono fra tutte, forse le più interessanti a studiarsi, non solo per l’importanza grandissima che hanno sulla salute e sui costumi del popolo, ma anche perché la loro analisi psicologica è fra le più curiose e feconde».
Riti Nuziali e Unione: La Procreazione del Futuro
L’istituto familiare si colloca, in sostanza, fra i valori economici e i valori etici, fra il mondo delle cose e il mondo simbolico della fantasia. La struttura familiare che si configura nel matrimonio, qualsiasi sia la forma culturale che essa assume nelle diverse società, risponde ad una esigenza fondamentale dei gruppi umani per la distribuzione dei ruoli; con i riti matrimoniali, infatti, le società intendono stabilire i ruoli di genere, i diritti dei figli e i rapporti interpersonali. In questo paradigma di pensiero, che regola l’attività sessuale - o per meglio dire, la sua funzione procreatrice - il matrimonio appartiene anche al tenebroso dominio delle forze vitali, degli impulsi, alle emozioni e anche del mistero.
I bisogni umani e le situazioni biografiche segnalano differenze di comportamenti con i quali si preparano rimedi tanto per ottenere che per evitare la maternità, come pure per combattere l’impotenza maschile. In tali casi ci si serve sia di pratiche magiche che di intercessioni di Santi. Sono chiarificatori della mentalità dell’Occidente medievale, riguardo alla funzione generatrice della donna, i motivi addotti per la beatificazione della madre di Goffredo di Buglione, sposa nel 1057; sottomessa al marito, casta quante altre mai, ella mise al mondo tre figli senza alcun piacere, «usando del marito come non l’avesse», i quali allattò al suo seno; di poi generando altri figli spirituali fondando conventi nella regione di Boulogne.
L'Unione delle Anime: Riti Moderni e Significati Antichi
Molti riti nuziali moderni, pur con un'estetica contemporanea, rievocano simboli e significati antichi legati alla fecondazione e all'unione. Sull’Handfasting ho scritto davvero tantissimo, puoi trovare qui la sua storia, qui come si svolge e qui trovi il matrimonio celtico in generale. Fai però attenzione perché molti sul web dicono che l’handfasting è celtico quando invece non è assolutamente così. Esso nasce in Irlanda durante l’epoca cristiana quindi non è legato ai druidi. Siamo noi al giorno d’oggi che cercando di ricostruire un legame con gli antichi (e non conoscendo tutte le loro usanze) abbiamo modificato e creato qualcosa di nuovo. Va benissimo creare cose nuove e modificare le usanze, ma secondo me la cosa più importante è la conoscenza.
Di tradizione scozzese, il rito con la pietra del giuramento è legato agli antenati e al luogo naturale nel quale si svolge. La pietra rappresenta le ossa della terra, il passato e la struttura su cui poggerà il futuro. Gli sposi rappresentano il presente e chiedono agli elementi e alla terra di benedirli. Gli sposi tengono in mano la pietra insieme durante le promesse per sigillare al suo interno il loro legame e una volta finita la cerimonia, anticamente i nomi venivano incisi sulla pietra.
Il cerchio ha una simbologia importantissima, presente nella tradizione di molte culture e ancora oggi è praticato soprattutto nel mondo pagano, rappresentando completezza, eternità e protezione. In altre culture invece la scopa rappresentava la protezione della casa poiché veniva utilizzata per spazzare a terra e mandare via il vecchio per dare spazio al nuovo, un atto simbolico di purificazione e preparazione per una nuova vita insieme. Questa tradizione nasce nel XV sec. in Irlanda, quando diventa usanza brindare con una coppa a due manici tradizionale, chiamata Quaich. La coppa nella cultura celtica è il simbolo della fertilità. Questi riti, pur diversi nella forma, convergono nel celebrare l'inizio di una nuova unità produttiva e generativa.
Fusione e Benedizione: Sabbia, Rose e Creazione Condivisa
Molti riti simbolici contemporanei si concentrano sull'idea di unione e creazione di una nuova entità. Nel rito della sabbia, i due sposi mischiano la sabbia contenuta nel proprio contenitore dentro ad un terzo. Si pensa che questo rito abbia origine tra i popoli nativo-americani o tra le popolazioni hawaiane e simboleggia l’unione di due vite in una sola pur mantenendo ognuno la propria identità individuale. Un accorgimento è quello che la sabbia in natura non è né fucsia né azzurra. Evita di usare sabbie colorate chimicamente e, se vuoi utilizzare questo rito, vai a raccogliere il tuo barattolo di sabbia sulla spiaggia che ami, sul fiume dove vai ogni estate o al lago che porti nel cuore. Questo rito può essere utilizzato sia da chi si sposa con una cerimonia simbolica sul proprio terreno che per chi utilizzerà la proprietà di qualcun altro.
Rito pagano del fuoco
Nel rito della rosa, gli sposi tengono in mano una rosa rossa ciascuno, che depositano in un unico vaso, a simboleggiare la fusione delle loro individualità in un'unica nuova entità. Similmente, gli sposi dipingono insieme su una tela, che verrà poi appesa nella loro casa. L’intenzione è quella di costruire, di creare insieme qualcosa che ricordi per sempre il giorno della loro unione, proiettando nel futuro la loro fecondità creativa. Un altro esempio è la capsula del tempo: due bottiglie di vino vengono sigillate in una scatola insieme alle lettere di amici e parenti, con la promessa che verrà poi aperta solo dopo un numero di anni prestabilito. È una promessa di lunga vita e lungo amore insieme, un gesto di fiducia nella continuità e nella crescita della loro unione. Questo articolo si aggiungerà nel tempo di nuovi riti, non conosco per esempio le usanze orientali e pertanto non ho inserito riti che derivino da queste, ma la loro universalità attesta il bisogno umano di marcare e celebrare la nascita di nuove unioni e nuove vite.
La Ricerca della Fertilità: Simboli e Tradizioni Contro la Sterilità
La prospettiva del poter non realizzarsi [della fecondazione] sta alla base di tutti i riti volti a scongiurare la sterilità. La fecondazione gioca un ruolo preponderante nel disegnare la struttura della popolazione: un calo della fecondazione conduce nel tempo a un invecchiamento della struttura demografica, mentre un suo aumento la fa ringiovanire. Questo rende la fertilità non solo un desiderio individuale ma una preoccupazione sociale.
In occidente, uno dei casi nati nel '700 e resistiti fino ad oggi, all'interno dell'ambito cattolico, è quello della cosiddetta sedia della fertilità nella chiesa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe a Napoli. All'interno del convento contiguo alla chiesa si trova difatti una sedia ritenuta miracolosa dai fedeli perché capace, a lor dire, di migliorare la condizione di fertilità delle donne che vi siedono sopra. Secondo la leggenda, la sedia era proprio quella dove solitamente Maria Francesca sedeva per riposare e trovare sollievo mentre avvertiva i dolori della Passione. Oggi chi vuol chiedere una grazia alla santa, vi si siede e le rivolge una preghiera. Questo rituale è particolarmente seguito dalle donne sterili che desiderano il concepimento di un figlio, dimostrando come il desiderio di fecondità si traduca in pratiche che combinano fede religiosa e speranza di un intervento miracoloso.

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