Lo Svezzamento del Puledro: Una Guida Completa alla Separazione dalla Madre per un Futuro Equilibrato

Lo svezzamento rappresenta un momento delicato nel percorso di vita di un puledro, un passaggio che va gestito con cura per minimizzare lo stress e garantire uno sviluppo armonioso. Generalmente, intorno ai sei mesi di vita avviene lo svezzamento del puledro, che viene quindi separato dalla mamma e inizia un suo percorso di vita. In questa fase cruciale, il puledro è sottoposto a due stress principali: la separazione dalla mamma e un significativo cambio di gestione e alimentazione. Per evitare uno stress eccessivo e limitare le sue conseguenze, è necessario minimizzare l’entità di questi due fattori, adottando un approccio graduale e ben pianificato.

Puledro e madre insieme

L'Importanza della Preparazione: Alimentazione e Socializzazione Pre-Svezzamento

La preparazione inizia ben prima della separazione effettiva. Diversi studi indicano che lo svezzamento in compagnia è tollerato meglio. I puledri svezzati e mantenuti in gruppo sviluppano minori lesioni a carico dello stomaco rispetto a puledri svezzati e scuderizzati individualmente. È fondamentale abituare già il puledrino al cambio di alimentazione. Dal punto di vista nutrizionale, almeno un mese prima dello svezzamento è buona pratica introdurre nell’alimentazione del puledro il mangime da svezzamento, che poi si utilizzerà per alcune settimane dopo la separazione dalla mamma. In questo modo si abitua il suo apparato digerente, ancora in fase di sviluppo, alla nuova dieta e si prevengono problematiche gastrointestinali come le coliche.

Già a partire dalle prime settimane di vita, il puledrino inizia a spiluccare gli alimenti materni. Prima è incuriosito dal fieno e dall’erbetta, ma dopo poco capisce che il mangime è decisamente un buon alimento. Per garantirgli una crescita appropriata non dobbiamo solo alimentare la mamma in modo corretto affinché produca latte in qualità e quantità adeguata, ma già verso i tre mesi di vita possiamo introdurre piccole quantità di mangimi per puledri. L’ideale è somministrarli nelle mangiatoie da puledro che, essendo dotate di sbarre, non permettono alla mamma di accedere al mangime. Questa alimentazione (nota come creep feeding) fornisce una fonte di mangime separata ai puledri in allattamento ed è particolarmente importante perché i puledri abituati a mangiare il concentrato subiranno meno stress durante lo svezzamento. I puledri generalmente mangiano piccole quantità molto frequentemente, quindi fornire piccole quantità durante il giorno è preferibile. Il mangime deve essere controllato e, se non consumato, va rimosso.

I mangimi somministrati in questa fase di crescita devono contenere una quantità equilibrata di energia, proteine, minerali e vitamine. Molto importante è l’apporto proteico (dal 15% al 16% di proteine grezze), circa lo 0,8% di calcio e lo 0,5% di fosforo. Il mangime deve essere altamente appetibile e trattato termicamente per migliorare la digestione; ad esempio, un concentrato in forma di pellet ha il vantaggio di ridurre la quantità di selezione dei singoli ingredienti. Si inizia solitamente con piccole quantità di mangime che vengono gradualmente aumentate fino a raggiungere il quantitativo necessario per affrontare lo svezzamento. Solitamente, in questa fase il puledro di 6-7 mesi mangia fieno a volontà e 2 -2.5 kg di mangime per puledri. I quantitativi variano in funzione del prodotto, ma quello che dobbiamo controllare è che in etichetta il mangime contenga un buon livello di proteine necessarie per la crescita di ossa e muscoli. Un mangime per cavalli adulti non ha proteine sufficienti per un puledro, che deve inoltre ricevere calcio, fosforo e altri minerali per l’accrescimento appropriato dello scheletro. Evitiamo le diete a base di soli cereali. Un tempo si somministrava ai puledri fieno di medica e avena, ma non è una dieta adeguata a questa fase dello sviluppo così delicata.

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Strategie di Svezzamento per Minimizzare lo Stress

La metodologia di svezzamento gioca un ruolo cruciale nella riduzione dello stress. Quando i puledri sono svezzati in presenza di cavalli adulti, anche estranei alle loro conoscenze, sicuramente li aiuta a sopportare lo stress in maniera migliore. Togliendo dal gruppo una mamma alla volta si causa meno stress ai puledri rispetto alla separazione contemporanea di tutte le madri. Sono però da evitare ripetute separazioni e riavvicinamenti alla madre, in quanto possono contribuire all’aumento di stress nel piccoletto.

Gli allevamenti di cavalli sportivi, di solito, separano il puledro dalla madre attorno ai 5-7 mesi di età. Se un puledro è gracile, lo svezzamento sarà posticipato. La maggior parte delle cavalle, una volta che il puledro ha superato i cinque mesi, vedono di buon occhio la separazione, soprattutto se sono nuovamente gravide. I puledri crescendo aumentano i loro fabbisogni energetici ed inevitabilmente quell’energia, anche se mangiano anche già fieno e mangime, l’assumono in buona parte dal latte materno, sottraendola alla fattrice, che in quella fase può dimagrire anche molto, malgrado venga supportata con una corretta alimentazione. Nell’ultimo periodo di lattazione, ogni fattrice è un caso a sé: a parità di regime alimentare alcune non perdono un etto, mentre altre si asciugano molto. Quando li vedete rubare il mangime alla mamma significa che sono pronti per iniziare a mangiarne uno tutto loro. In questo modo ognuno dovrebbe avere la propria razione in modo che la cavalla possa mangiare con calma tutto il suo mangime e il puledro si abitui gradatamente a mangiare da solo.

Puledri in gruppo nel paddock

Noi cominciamo ad aggiungere il mangime per il puledro generalmente già verso il 2 mese di età; i puledri sono in genere più lenti a mangiare della mamma che, una volta terminata la sua razione, proverà a rubargli tutto. Per questa ragione è bene star lì a controllare mentre mangiano, oppure acquistare quelle apposite mangiatoie che permettono solo al muso piccolo del puledro di accedere al mangime. Le cavalle ai nostri occhi potrebbero sembrare delle madri degeneri, perché vorrebbero spazzolarsi tutta la pappa del figlio in due boccate, ma, non riuscendoci, dopo un po’ desistono lasciando al piccolo campo libero. Ci vuole un po’ di pazienza perché la maggior parte dei puledri sono sospettosi nei confronti di una mangiatoia tutta loro a cui la mamma non ha accesso, ma, mostrandogli con le mani che dentro possono trovare qualcosa di goloso tutto per loro, arrivano a capire come funziona e ad approfittarne volentieri. Abituare i puledri a nutrirsi da soli quando sono ancora con la mamma riduce di molto lo stress alimentare dopo lo svezzamento, perché già abbondantemente abituati a mangiare da soli il concentrato.

Dopo lo svezzamento, i fabbisogni di concentrato saranno superiori rispetto a quando prendevano ancora il latte, ma l’aggiunta per arrivare a fornirgli la dose giusta va fatta molto gradatamente, lasciandogli sempre fieno a volontà. Da questo momento in avanti, con il puledro non si può più sbagliare, perché alimentazioni scarse o in eccesso possono realmente causargli danni di crescita; puledri non alimentati a sufficienza rimarranno più piccoli e con carenze tali da influenzare negativamente la crescita ossea, mentre gli eccessi nutrizionali che li per lì sembrano creare puledri grossi (cosa che da grande soddisfazione all’allevatore), con il tempo lasciano il posto a problemi ortopedici seri, in grado di condizionare la carriera agonistica del futuro cavallo atleta.

Gli Impatti dello Stress: Salute Gastrointestinale e Comportamento

Un mal di stomaco da stress è una conseguenza comune dello svezzamento. Svezzare bruscamente un puledro, chiudendolo in box senza la possibilità di stare con altri amici, è un metodo di svezzamento molto stressante. Questo fa sì che possano insorgere ulcere ed ha anche effetti sul suo benessere psicofisico, in quanto si favorisce l’insorgenza di stereotipie come il ticchio. Il ticchio di appoggio, se il puledro al momento dello svezzamento inizia a ticchiare, è probabile che abbia fastidio allo stomaco e stia sviluppando ulcere. È bene dirlo subito al veterinario in modo tale che valuti la necessità di iniziare una terapia mirata. In questo modo, il ticchio viene spesso inibito evitando che poi rimanga permanente.

Un neonato può già sviluppare le ulcere a partire dai 2 giorni di vita. Spesso i sintomi sono quelli delle coliche, manifestare debolezza e rimanere coricati più del necessario. Talvolta però i sintomi non sono molto chiari. Spesso sono puledrini che hanno già avuto difficoltà al momento della nascita e per questo richiedono cure intensive. L’incidenza delle ulcere nei puledri varia dal 25 al 50% e dal 50 al 90% nei cavalli adulti. In quest’ultimo caso, l’insorgenza delle ulcere è associata al tipo di dieta, particolare uso di farmaci, ai trasporti e gare e tutti quei fattori considerati fonte di stress. Adottiamo un addestramento etico ed empatico che si basi sui principi etologici. Dobbiamo ridurre lo stress al minimo affinché il puledro non abbia picchi di cortisolo, che è l’ormone dello stress che contribuisce alle ulcere. Diamogli una dieta ricca di fieno, almeno 2 kg ogni 100 di peso, ed evitiamo mangimi troppo ricchi di amido. Quando inizieremo il lavoro da terra o montato, diamogli un po’ di fieno o una manciata di cubetti o chaff, magari di medica. Questo evita gli effetti dei succhi acidi che si trovano nello stomaco.

Le stereotipie sono modelli anomali di comportamento che si verificano ripetutamente senza alcuna funzione apparente, tipicamente in risposta allo stress. Lo stress da svezzamento, combinato con il passaggio a una dieta ricca di cereali somministrata a intervalli poco frequenti, può comportare gravi problemi. I puledri che dimostrano un comportamento di ticchio di appoggio, ad esempio, hanno un grado più elevato di infiammazione e ulcerazione dello stomaco. È molto importante quindi fornire foraggio in quantità e qualità idonea ed inoltre cercare di suddividere la razione dei concentrati in piccole dosi più volte al giorno.

La Dimensione Emozionale e Sociale dello Svezzamento

In natura, lo svezzamento dalla mamma è un evento molto tranquillo e naturale che avviene spontaneamente, in genere quando la fattrice partorisce un altro puledro l’anno successivo. Negli allevamenti in cui gli eventi sono in buona parte controllati dall’uomo, la situazione è molto diversa: i puledri vengono allontanati abbastanza bruscamente dalla loro mamma, in genere a sei mesi di vita, ed inseriti in un nuovo contesto, dove vengono meno le certezze che hanno avuto fino a quel momento, costituite soprattutto dalle attenzioni della mamma, che li proteggeva e li faceva sentire al sicuro.

Ma ogni puledro ha la sua indole, e alcuni sembrano poter fare benissimo a meno della mamma, perché spavaldi e indipendenti, ma la verità è che al momento del distacco tutti patiscono e anche quelli che ci sembrano più autosufficienti si rivelano degli inguaribili mammoni, in particolar modo i maschi. Per esperienza, posso dire che i maschi, che quando sono ancora con la mamma ostentano spesso una sfrontatezza notevole, si rivelano molto spesso quelli che soffrono maggiormente la separazione. Il distacco dalla mamma non significa solamente non essere più controllati e protetti, ma anche fare a meno del latte e dunque della sua energia “subito disponibile”, oltre all’effetto rasserenante che ha sul puledro succhiare dalla mamma. Immaginate i vostri figli alle prese con il primo giorno di scuola o di asilo; il cambiamento rispetto alla vita che faceva prima e il distacco dalle sue figure di riferimento può essere molto stressante, almeno nei primi giorni, sia per lui che per voi.

Puledro con espressione di stress

Rendiamogli la vita sociale piacevole con tempo passato in compagnia dei suoi simili a grattarsi e a giocare. Inoltre, sarebbe bene che i giovani soggetti non restino isolati ma abbiano contatto, almeno visivo, con altri simili. La presenza di balie è importante per il loro stress. La maggior parte delle cavalle si calma più rapidamente del loro puledro, in particolare le cavalle che non sono primipare. Il tempo necessario per riprendere il comportamento normale può variare da poche ore a diversi giorni.

La Scienza Dietro il Legame Materno: Sviluppo Cerebrale e Benessere

La relazione tra un puledro e la propria madre rappresenta un elemento cardine nello sviluppo emotivo, sociale e fisico dei nostri amici cavalli. Attraverso l’esperienza personale con Eros, un puledro abbandonato precocemente dalla madre, e l’analisi di recenti studi scientifici, emerge chiaramente quanto la presenza materna sia fondamentale per la maturazione di specifiche aree cerebrali e per il benessere generale del cavallo. La separazione precoce, infatti, può lasciare segni profondi e duraturi, influenzando negativamente la socialità, la gestione dello stress e persino la salute fisica.

Un recente studio pubblicato su Nature Communications ha confermato, tramite osservazioni comportamentali e analisi neurologiche, che i puledri cresciuti accanto alla madre sviluppano migliori capacità relazionali, una maggiore stabilità emotiva e una salute più robusta rispetto a quelli svezzati precocemente. Questi dati, uniti alle riflessioni nate dall’esperienza diretta, sottolineano l’importanza di un approccio responsabile e rispettoso dei tempi naturali nello svezzamento e nella crescita dei puledri.

L’impatto dell’abbandono precoce è ben illustrato dalla storia di Eros, che ha vissuto l’esperienza traumatica dell’abbandono materno a soli quattro mesi. Eros ha trascorso sei mesi in isolamento, privo di contatti con altri cavalli e affidato a persone che, pur animate da buone intenzioni, non disponevano delle competenze necessarie per gestire una situazione tanto delicata. Nel tempo, Eros ha manifestato anche problemi fisici, come coliche ricorrenti e una gastrite cronica, condizioni spesso correlate a uno stato di stress costante e a una mancata regolazione emotiva. Nonostante un percorso di recupero lungo e paziente, basato sull’ascolto, sull’inserimento in routine quotidiane e su un lavoro costante sulla relazione, alcune cicatrici emotive sono rimaste indelebili. Questa esperienza personale ha acceso un profondo interesse per la ricerca scientifica sul tema, portando a riflettere sull’importanza di garantire ai puledri una crescita equilibrata e ricca di relazioni, soprattutto nei primi mesi di vita. È fondamentale comprendere che la socializzazione precoce con i propri simili, oltre al legame materno, rappresenta un elemento chiave per lo sviluppo di competenze sociali adeguate.

La ricerca scientifica ha fornito una base solida alle osservazioni empiriche. Attraverso l’utilizzo di tecniche avanzate come la risonanza magnetica, valutazioni comportamentali e analisi fisiologiche, lo studio ha dimostrato che la presenza prolungata della madre favorisce la maturazione di aree cerebrali fondamentali per la regolazione delle emozioni e dei comportamenti sociali. Un aspetto particolarmente interessante riguarda la cosiddetta default mode network (DMN), una rete di circuiti cerebrali che, anche nell’uomo, è implicata nell’elaborazione delle esperienze sociali e interiori. Questi risultati sottolineano come la madre non sia soltanto una fonte di nutrimento, ma svolga un ruolo insostituibile nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale del puledro. La presenza materna si traduce in una maggiore resilienza allo stress, una migliore capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali e una più rapida acquisizione di comportamenti sociali adeguati.

Le differenze tra i puledri cresciuti con la madre e quelli svezzati precocemente non si limitano allo sviluppo cerebrale, ma si manifestano anche in comportamenti e condizioni fisiologiche facilmente osservabili. Dal punto di vista alimentare, i puledri cresciuti con la madre hanno sviluppato comportamenti più equilibrati: trascorrevano meno tempo a nutrirsi, ma riuscivano a prendere peso più facilmente. Le analisi fisiologiche hanno inoltre evidenziato livelli più elevati di lipidi circolanti (colesterolo e trigliceridi) e valori di cortisolo più bassi nei puledri cresciuti con la madre. Altri segnali comportamentali osservati nei puledri svezzati precocemente includono l’insorgenza di stereotipie, come comportamenti ripetitivi e privi di scopo (ad esempio il dondolio o il mordicchiamento di oggetti), una maggiore reattività agli stimoli esterni e una tendenza all’isolamento sociale.

Gestione Comportamentale e Addestramento Etico del Puledro Svezzato

Dopo la separazione, il puledro di solito entra in maggiore contatto con l’uomo ed è quindi importante avere regole per promuovere la sicurezza per il puledro e per l’uomo. Il veterinario di fiducia inizierà poi il programma dei trattamenti antiparassitari e di vaccinazione. Gli indicatori comportamentali dello stress sono l’aumento della vocalizzazione, del movimento e della perdita di appetito. Indipendentemente dal sistema di separazione dalla madre, i puledri dovrebbero essere osservati attentamente quando sono svezzati, in particolare nelle prime 24-48 ore.

Lasciamogli il tempo di crescere e di capire. Facciamo in modo che il puledro possa avere accesso al paddock tutti i giorni per almeno un paio di ore. Meglio se c’è un po’ di erbetta o comunque un po’ di fieno da ‘smangiucchiare’. Adottiamo un addestramento etico ed empatico che si basi sui principi etologici. È importante che i puledri vengano maneggiati il più possibile e perciò devono essere abituati ad essere condotti singolarmente alla corda. I puledri hanno atteggiamenti e reazioni molto diverse dagli adulti perché non hanno ancora appreso cosa si può e cosa non si può fare; non è cattiveria, è solo ignoranza.

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Quando conduce il cavallo alla longhina e lui comincia a diventare un po’ vivace, non lo tenga per cavezza perché se alza la testa le potrebbe lussare la spalla o peggio potrebbe restare impigliata la mano nella cavezza. Il cavallo lo dovrebbe tenere corto ma sempre dalla lunghina e l’ideale sarebbe riuscire a prevedere le sue intenzioni e anticiparlo richiamando la sua attenzione o cambiando direzione. Per quanto riguarda i morsetti, è un comportamento abbastanza normale per uno stalloncino, ma che deve assolutamente evitare perché col tempo può diventare un vizio molto pericoloso. Ad un cavallo non si dovrebbe mai permettere di invadere il nostro "spazio personale" a meno che non sia stato invitato a farlo. A volte dei comportamenti inappropriati sono semplicemente un tentativo di catturare l´attenzione, pertanto una qualsiasi punizione può solo peggiorare il comportamento. Ogni volta che il puledro entra nel suo spazio, lo faccia indietreggiare ma senza spaventarlo, lo spinga semplicemente da un lato. Cerchi di intuire la sua intenzione di mordere e cambi la sua posizione, non gli permetta di toccarle con il muso le mani o qualsiasi parte del suo corpo. Se non riesce ad evitarlo, le dia un colpetto leggero con il dito sul muso. Quando agisce in questo modo, distolga lo sguardo dal puledro e non muova né la mano né il braccio, movimenti che potrebbe imparare, in seguito, ad associare col comportamento scorretto e a schivare. Il risultato, se è tempestiva e coerente, sarà estinguere il desiderio del puledro di fiutarla o mordicchiarla.

Se il puledro manifesta un chiaro legame di fiducia e di affetto nei confronti dell'umano, questo attaccamento rischia di diventare pericoloso se non gestito adeguatamente. Ad esempio, nel paddock, resta calmo solo in presenza dell'umano, poi si agita. Oppure, un puledro energico e giovanissimo, come uno stallone, cerca di "imporsi" sui cavalli vicini di paddock. Quando lo fa uscire dal box, provi a farlo girare alla corda nella zona in cui entrambi vi sentite tranquilli, lo abitui a rispondere ai comandi vocali soprattutto quelli che ristabiliscono la calma (il fischio, il silenzio). Gli insegni a farsi condurre con le giuste distanze, a fermarsi e a riprendere il movimento quando glielo chiede. Presti attenzione al suo linguaggio del corpo e quando si rende conto che è distratto richiami la sua attenzione magari cambiando esercizio. Se il suo puledro le presta attenzione e risponde bene, lo porti a riposare e a mangiare un po’ di fieno alcuni metri più avanti, nell’ambiente che conosce di meno. Se si agita e si innervosisce, ritorni dove era tranquillo e ricominci il lavoro per poi riportarlo a riposare e a mangiare dove si era agitato. Ogni giorno si spinga sempre più avanti. Se il lavoro viene fatto bene, il suo cavallo imparerà ad associare il nuovo ambiente ad un luogo gradevole dove può mangiare e riposare. Gli strumenti contenitivi non sono mai una soluzione, ma possono essere un mezzo per arginare i problemi nel frattempo che si lavora sull’educazione. Provi a condurlo col capezzone da doma.

Per quanto riguarda le passeggiate in generale, è sempre meglio farle in compagnia e portare sempre con sé un cellulare. In particolare, con un cavallo giovane è meglio uscire insieme ad un cavaliere esperto con un cavallo adulto e mestierato, che conosca bene il percorso e non si spaventi. È normale che un puledro si impenni quando si allontana dalla "zona sicura" o quando rientra in scuderia, creando un po’ di confusione, ma non appena rientra nella zona sicura si calma immediatamente. Questo comportamento potrebbe essere dovuto a paura o al desiderio di tornare in un ambiente familiare. Si può provare ad allontanarsi anche solo di un metro al giorno senza esagerare.

Un atteggiamento insolito, ma che può capitare, è che il puledro si butti a terra quando si impaurisce. Ad esempio, se gli si mette un asciugamano sulla schiena strofinandolo troppo bruscamente. Se questo accade, è importante verificare che stracci e asciugamani non abbiano odori particolari che lo possano infastidire. Se si esclude questa causa, allora bisogna cominciare tutto un lavoro di desensibilizzazione progressiva, ovvero abituare pian piano e gradualmente il puledro a qualsiasi nuovo stimolo. Ogni nuova situazione incute ai cavalli, ancor più se sono giovani e vivaci, un po’ di timore. Il nostro compito è quello di fargli vivere ogni esperienza senza lasciar loro nessun trauma, nessun dolore, nessun brutto ricordo. Se ha la possibilità di utilizzare un recinto, gli crei un piccolo percorso da affrontare insieme, cose semplici: un telone su cui farlo passare, delle barriere a terra, uno slalom tra diversi oggetti, dei palloni che rotolano ecc. In questo modo potrà osservare e valutare le sue reazioni a stimoli nuovi.

L'Ambiente Sicuro e la Socializzazione Continuativa

È molto importante l’ambiente in cui vengono messi e va posta molta attenzione a qualsiasi sporgenza o cavità al fine di evitare lesioni ai puledri. Qualsiasi apertura più grande dello zoccolo di un puledro ha il potenziale per intrappolare la sua zampa. I paddock devono essere sicuri e privi di pericoli perché è un attimo farsi male quando si è nervosi. Molti cavalli in fase di svezzamento vengono portati al paddock con altri cavalli di età simile. In questa modalità ci sono diversi vantaggi: i soggetti interagiscono tra loro e questo è bene per lo sviluppo del loro carattere; inoltre hanno maggiore possibilità di esercizio fisico che può giovare ad un migliore sviluppo osteoarticolare e muscolare. Certamente c’è anche il rischio che possano andare incontro a traumi; ma purtroppo questo non è sempre evitabile con i giovani soggetti.

Inoltre, i cavalli sono soggetti di branco ed hanno una gerarchia, quindi fare molta attenzione se ci sono puledri che vengono tenuti in disparte e non lasciati alimentarsi. Se i puledri di un unico gruppo non si conoscono tra loro, tenendo conto che nel gruppo ci sono sempre elementi più forti e sicuri di sé, possono nascere problemi di supremazia. Ma metterli insieme a dei cavalli adulti, se docili e sereni, è la chiave di volta: questi sono in grado di trasmettergli sicurezza e intanto dargli delle regole di comportamento e di socializzazione importanti per farne degli adulti equilibrati e rispettosi. Un po’ come i bambini, anche loro hanno bisogno di sicurezza ma anche di regole per il buon vivere di animali sociali, regole che prima gli vengono trasmesse dalla mamma e successivamente anche dai cavalli adulti, che siano castroni o femmine. I puledri da inserire nello stesso gruppo sarebbe ottimale farli conoscere prima dello svezzamento, quando sono ancora sotto alle loro mamme.

Si può valutare la corretta gestione alimentare dei puledri e la loro intensità di crescita esprimendo in percentuale l’incremento di peso mensile che mediamente potrebbe risultare tra il 5 e il 6 %. In questa fase è essenziale un corretto apporto di energia e di vitamine, in particolare calcio, fosforo, vitamina D, ma anche altri elementi plastici come il rame e lo zinco, implicati nel metabolismo osseo che devono essere forniti adeguatamente per permettere la formazione e il mantenimento di un corretto apparato scheletrico. La qualità proteica e la corretta proporzione fra i vari aminoacidi è una delle proprietà principali.

Una gestione controllata nel periodo appena successivo allo svezzamento, di notte in box e al paddock di giorno per almeno 40 giorni, ci permetterà di alimentarli adeguatamente e di creare dei puledri bravi e collaborativi soprattutto nell’essere toccati, incapezzati e accompagnati con la lunghina. Certamente se, quando era sotto la mamma, il puledro non è stato mai gestito, tutte queste operazioni diventano più complesse e vanno eseguite con molta calma e pazienza, possibilmente in maniera continuativa, in modo che per loro diventi la normalità.

Crescita Armoniosa e Prevenzione dei Problemi Futuri

Durante i primi mesi di vita il puledro ha un incremento ponderale giornaliero fino a 1,5 kg. Come già ampiamente discusso, la crescita del puledro inizia nell’ambito uterino e l’alimentazione della fattrice influenza in maniera significativa la qualità della crescita del feto e quindi del futuro puledro. Da tenere comunque in debita considerazione sia la genetica che l’ambiente, in quanto entrambi influenzano i ritmi di crescita individuali. La precocità è spesso richiesta nel mondo del cavallo sportivo, ma per conseguirla è necessario creare le condizioni ambientali migliori e soprattutto promuovere una crescita il più possibile armoniosa.

Generalmente, il puledro raggiunge il 50-60% del peso da adulto e l’80-90% dell’altezza al garrese entro i 12 mesi di età. Il puledro svezzato deve mantenere una condizione corporea che non sia in sovrappeso. Le razioni dovrebbero essere ridotte quando i soggetti manifestano quantità di grasso corporeo eccedente; si devono evitare picchi di accrescimento che sono molto pericolosi per la salute osteoarticolare. I soggetti alimentati correttamente hanno ritmi di crescita costanti ed avranno meno problemi in futuro rispetto ai soggetti che sono stati limitati nella crescita per diversi mesi, poi alimentati in maniera eccessiva per guadagnare rapidamente. Sono disponibili concentrati che sono stati appositamente formulati per contenere il corretto equilibrio di energia e proteine, minerali e vitamine per la corretta crescita del cavallo. Questo equilibrio garantisce quantità adeguate di nutrienti a diversi apporti energetici e tasso di crescita. Il concentrato va scelto e somministrato a seconda del tipo e qualità di foraggio.

I problemi più comuni con la nutrizione dei cavalli in crescita sono dovuti a sovralimentazione o sottoalimentazione; si fanno bruschi cambi per cercare di recuperare e questo provoca grossi danni alla salute del giovane soggetto. Razioni sbilanciate si verificano comunemente quando vengono aggiunti cereali e miscele di cereali fioccati senza vitamine o minerali a bilanciare la formula. In questi casi possono essere molto utili dei nuclei bilanciatori o mangimi complementari che possano sopperire alle carenze della razione di base. È sempre buona regola affidarsi ai consigli di un medico veterinario nutrizionista.

Tutti i cavalli, sportivi e non, sono stati puledri e molte delle loro caratteristiche da adulti, sia fisiche che caratteriali, dipendono proprio dai loro primi mesi di vita. Le attenzioni che hanno ricevuto sia quando erano ancora sotto la mamma e, soprattutto, quelle che hanno ricevuto nel periodo dello svezzamento, sono di fondamentale importanza. I risultati degli studi e l’esperienza pratica portano a una riflessione profonda sul ruolo che allevatori, proprietari e operatori del settore hanno nella crescita dei puledri. La madre offre molto più che nutrimento: garantisce regolazione emotiva, sicurezza, modelli di comportamento sociale e stimoli cognitivi fondamentali per lo sviluppo armonioso del puledro. Per chi alleva o lavora con cavalli, questi dati rappresentano un invito a ripensare le pratiche di gestione, mettendo al centro il benessere emotivo e relazionale dei puledri. È fondamentale rispettare i tempi naturali di sviluppo, favorire la presenza materna il più a lungo possibile e creare un ambiente che stimoli la socialità e la curiosità dei giovani cavalli. Solo così sarà possibile crescere cavalli equilibrati, sereni e capaci di instaurare relazioni positive sia con l’uomo che con i propri simili. Anche quando la separazione precoce dalla madre è inevitabile, è possibile lavorare per ridurre gli effetti negativi attraverso un approccio basato sulla relazione, sull’ascolto e sulla pazienza. Questa esperienza insegna che, sebbene sia possibile migliorare la qualità della vita di un cavallo cresciuto senza madre, è molto più efficace prevenire che curare.

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