Il pomodoro, ortaggio ampiamente coltivato e apprezzato in tutto il mondo, è al centro di processi riproduttivi che spaziano dalla complessità naturale della fecondazione alla rivoluzione dell'ingegneria genetica. La sua capacità di formare frutti, con o senza semi, coinvolge una rete intricata di meccanismi biologici e ormonali, oggetto di approfonditi studi scientifici. Parallelamente, l'antica pratica della conservazione dei semi, tramandata di generazione in generazione, continua a rivelarsi fondamentale per la biodiversità e l'adattamento delle colture. Questo articolo esplora le diverse vie attraverso cui il pomodoro si riproduce e si sviluppa, analizzando le scoperte scientifiche più recenti sulla partenocarpia, i complessi equilibri ormonali che governano l'allegagione e la crescita del frutto, e le tecniche tradizionali per la produzione e la salvaguardia delle sementi.
La Rivoluzione della Partenocarpia: Pomodori Senza Semi e Migliorati
L'innovazione nel campo dell'agricoltura e della biotecnologia ha portato a sviluppi sorprendenti nella produzione del pomodoro. I ricercatori dell'Istituto spagnolo di Biologia Molecolare e Cellulare delle Piante, centro comune dell'Università Politecnica di Valencia e del Consiglio Superiore delle Ricerche Scientifiche (CSIC), hanno sviluppato un procedimento per generare pomodori senza ricorrere alla fecondazione. Questo avanzamento segna un passo significativo, offrendo nuove prospettive per la coltivazione e il consumo di questo ortaggio.
Secondo le informazioni raccolte da Hortoinfo, il risultato di questo procedimento è un prodotto che non contiene semi e presenta eccellenti proprietà nutrizionali e antiossidanti. Alla ricerca ha partecipato anche il Centro di Ricerca di Agrogenetica, un consorzio pubblico al quale appartiene il CSIC, evidenziando la collaborazione tra diverse istituzioni per raggiungere tale obiettivo.

Il passaggio da fiore a frutto è un processo naturale che, nella maggior parte delle specie vegetali, non avviene in assenza di fecondazione. Tuttavia, in certe condizioni, esiste la possibilità che l'ovaio di un fiore si trasformi in frutto senza bisogno di essere fecondato. Questo processo è conosciuto come partenocarpia. La partenocarpia è un fenomeno affascinante che permette lo sviluppo del frutto senza la formazione dei semi, un tratto desiderabile in molti contesti agricoli e per il consumatore finale.
Concha Gómez-Mena, ricercatrice del CSIC, ha spiegato che questo studio, realizzato avvalendosi dell'ingegneria genetica, ha generato piante di pomodoro che manifestavano sterilità maschile bloccando lo sviluppo precoce degli stami, ovvero gli organi sessuali maschili nelle piante angiosperme. Di conseguenza, l'ovaio di queste piante si sviluppa senza la fecondazione, dando luogo a frutti partenocarpici, ovvero senza semi. Questo approccio mirato ha permesso di bypassare il requisito della fecondazione, aprendo nuove strade per la produzione.
Luis Cañas, un altro ricercatore del CSIC, ha aggiunto che "l'eliminazione genetica dei tessuti maschili del fiore è già stata realizzata per specie come il geranio, le rape e il tabacco, ottenendo degli esemplari sterili." Tuttavia, al contrario di quello che succede in queste specie, le piante di pomodoro modificate sviluppano frutti partenocarpici con grande efficacia. Questa specificità nel pomodoro rende la scoperta particolarmente rilevante per l'industria. Questo studio ha permesso di creare piante di pomodoro biotech sterili a partire dalla varietà commerciale conosciuta come "Moneymaker", ottenendo frutti partenocarpici di qualità superiore.
I frutti ottenuti attraverso questo metodo hanno permesso di migliorare significativamente le proprietà nutrizionali del pomodoro, con un aumento di carotenoidi come il licopene, noto per le sue proprietà antiossidanti. Questo aspetto è particolarmente importante per i consumatori, che cercano alimenti non solo privi di semi ma anche ricchi di benefici per la salute.
Questa ricerca apre, così, nuove possibilità per la sua applicazione nel settore agronomico, come un controllo migliore delle colture. Per i consumatori, migliora le proprietà nutrizionali e salutari dei frutti, rendendoli più appetibili e benefici. E per l'industria di trasformazione del pomodoro, l'assenza dei semi rappresenta un vantaggio notevole, semplificando i processi di lavorazione e riducendo gli scarti.
Sviluppo del Frutto e Ruolo Ormonale: Un Meccanismo Complesso
Lo sviluppo del frutto e del seme sono processi fortemente coordinati tra di loro, e soggetti a un fine controllo ormonale. L'allegagione, il processo che trasforma i fiori in frutti, è un momento critico e decisivo per la produttività delle colture. Questo termine descrive il rapporto tra il numero di frutti che si formano e il totale dei fiori presenti sulla pianta all’inizio della fioritura. Questo delicato passaggio è influenzato da vari fattori, tra cui stress ambientali e livelli nutrizionali, che hanno un impatto diretto sulla formazione del frutto.
Condizioni avverse possono compromettere gravemente l'allegagione. Le temperature estreme, l’umidità e l’intensità luminosa sono solo alcuni degli elementi che possono compromettere l’allegagione. In queste condizioni, l'intervento con sostanze specifiche può fare la differenza. Il Molibdeno, in particolare, è vitale per la germinazione del polline e la formazione del tubetto pollinico, processi indispensabili per l’allegagione e, di conseguenza, per la produzione del frutto.
Per affrontare queste sfide, MERISTEM SL, azienda leader nella ricerca e produzione di biostimolanti, ha introdotto MOLIBOR EXTRA. Questo prodotto innovativo è progettato per superare gli stress abiotici durante la fioritura, fornendo Boro e Molibdeno, elementi chiave per un’efficace allegagione. Applicato in pre-fioritura e durante la fioritura a una dose di 200gr/hl, MOLIBOR EXTRA migliora la fertilità del polline, prolunga il periodo di fioritura, incrementa l’allegagione e riduce la caduta dei fiori e dei frutti, ottimizzando così la resa.

Nonostante diverse evidenze sperimentali dimostrino il coinvolgimento degli ormoni nello sviluppo partenocarpico del frutto, tuttavia, gli eventi molecolari che regolano l’allegagione, le fasi successive della crescita del frutto e il sistema endogeno di regolazione ormonale di questi processi, sono ancora poco conosciuti in tutti i loro dettagli.
I ricercatori hanno quantificato i livelli endogeni di gibberelline (GAs), acido indolacetico (IAA), citochinine (CK) e etilene. Successivamente, è stata analizzata l’espressione genica di alcuni geni chiave della biosintesi delle GAs nei frutti impollinati e partenocarpici ottenuti con l’acido clorofenossi acetico.
Nei giorni successivi all’impollinazione o al trattamento, le concentrazioni di GA1, GA3 e GA8 sono più elevate nei frutti partenocarpici. Al contrario, negli stadi di sviluppo più avanzati, le concentrazioni di GA1 e GA8 sono costantemente più elevate nei frutti impollinati, nei quali i livelli più elevati, in particolare di GA1, si osservano nei semi e nel tessuto loculare. Questo suggerisce un ruolo cruciale dei semi nella produzione di questi ormoni durante le fasi finali dello sviluppo del frutto.
L’analisi dell’espressione dei geni ha mostrato che entrambi i geni della GA3 ossidasi (GA3ox-1 e 2) sono espressi a basso livello sia nei frutti impollinati sia in quelli trattati. Dei tre geni della GA20 ossidasi (GA20ox-1, -2, -3) nel frutto di pomodoro, sono espressi principalmente la GA20ox-1 e GA20ox-3. Per entrambi i geni, il livello di espressione relativa è significativamente maggiore nei frutti trattati rispetto ai frutti impollinati e l’espressione risulta prevalentemente a carico del tessuto loculare, mantenendosi sempre bassa nel pericarpo.
Prima dell’antesi, il livello endogeno di IAA e la produzione di etilene negli ovari sono elevati. Dopo l’impollinazione o il trattamento con auxina, il livello di entrambi gli ormoni diminuisce rapidamente, ma in modo decisamente più rapido nei frutti trattati. Successivamente, il livello endogeno di IAA rimane sempre basso nei frutti trattati, mentre nei frutti impollinati aumenta di nuovo. Al contrario, la produzione di etilene rimane bassa in entrambi i frutti, fino allo stadio di maturazione verde.
L’analisi dei livelli endogeni di IAA nelle diverse parti del frutto dopo i primi 10 giorni di sviluppo mostra che l’ormone è principalmente localizzato nei semi e nel tessuto loculare dei frutti impollinati, mentre il livello di IAA nel pericarpo rimane sempre molto basso. Ciò sottolinea ulteriormente l'importanza dei semi come centri di produzione ormonale.
Per quanto riguarda le Citochinine (CK), sono costituite essenzialmente da basi libere, mentre le forme ribosilate rappresentano una frazione molto ridotta. Un picco nei livelli endogeni di CK libere è ben riconoscibile allo stadio 3 DAP/T (Days After Pollination/Treatment), seguito da un calo abbastanza consistente. Il confronto tra frutti impollinati e frutti trattati evidenzia la presenza di un livello più ridotto di CK nei frutti partenocarpici, nei quali il picco a 3 DAT appare appena accennato, suggerendo una diversa regolazione in assenza di semi.
L’insieme dei dati ottenuti indica che lo sviluppo partenocarpico del frutto ottenibile con applicazioni ormonali è il risultato di una diversa interazione ormonale rispetto a quella conseguente ad impollinazione e fecondazione, piuttosto che la diretta conseguenza dell’aumentato livello endogeno dell’ormone utilizzato per stimolare lo sviluppo partenocarpico. Lo studio delle interazioni ormonali durante lo sviluppo del frutto di pomodoro, pur confermando il cross-talking tra auxine e GAs, evidenzia variazioni significative rispetto al modello di riferimento del Pisum. In pomodoro, in particolare, la sede della sintesi di GAs non è localizzata nel pericarpo ma nei semi e nei tessuti loculari. Inoltre, l’auxina stimola l’accumulo di GAs biologicamente attive (GA1) attraverso la regolazione dell’espressione della GA-20 ossidasi ma non della GA-3 ossidasi. Nello sviluppo partenocarpico del frutto, indotto dal trattamento auxinico, le GAs e l’IAA, forse prodotte dagli pseudoembrioni, sembrano svolgere un ruolo significativo soltanto nella prima fase di crescita, coincidente con la fase di più intensa divisione cellulare.
L’analisi di alcuni parametri qualitativi del frutto non ha rilevato differenze statisticamente significative tra frutti ottenuti a seguito di trattamento auxinico e frutti ottenuti tramite impollinazione/fecondazione, né alla raccolta né alcuni giorni dopo. La differenza più significativa tra i frutti prodotti con le due modalità è il peso significativamente superiore dei frutti ottenuti tramite applicazione di auxine esogene, indicando un vantaggio potenziale in termini di dimensione del frutto.
L'Autoproduzione dei Semi: Un Ponte tra Tradizione e Sostenibilità
Mentre la scienza esplora nuove frontiere nella creazione di frutti, l'antica pratica dell'autoproduzione dei semi rimane un pilastro fondamentale per molti orticoltori. Salvaguardare i semi del proprio orto permette di risparmiare ogni anno sull’acquisto di piantine, oltre alla grande soddisfazione dell’autosufficienza. I pomodori nello specifico sono una delle piante da orto più coltivate, e ne esistono moltissime varietà: dai classici San Marzano e Cuor di bue, fino a una miriade di varietà antiche e locali. Conservare i semi del pomodoro è un’attività alla portata di tutti, per farlo con buoni risultati bastano alcune accortezze.
Perché fare la fatica di produrre semi in proprio se è così semplice acquistare una bustina già pronta e confezionata? Semplice, perché fare i semi in proprio significa selezionare piante adatte al proprio territorio e, andando ancora più nello specifico, adatte al proprio orto e giardino. Facciamo un esempio: se in un giardino c'è poca acqua e il terreno è sabbioso, le piante che vi si coltiveranno produrranno semi che svilupperanno, anno dopo anno, i requisiti per meglio sopportare la siccità e il terreno povero, e ovviamente li trasmetteranno alla pianta. Quindi nel tempo si avranno piante in grado di sopportare meglio le avversità e le problematiche proprie del proprio appezzamento di terra.
Senza considerare che potremo scegliere di coltivare ortaggi antichi e recuperare da altri orticoltori vecchie varietà adatte al nostro clima e alla nostra regione di appartenenza. Molte varietà antiche sono andate perdute, ma adesso possiamo recuperarle, coltivarle e auto-produrne e custodirne i semi, contribuendo così a preservare un patrimonio genetico prezioso.
COME PRELEVARE E CONSERVARE I SEMI DEL POMODORO
Acquistare piantine di pomodoro sarebbe la scelta più comoda: si risparmia tempo, sono già trattate per scongiurare attacchi di virus e funghi e garantiscono un buon quantitativo di frutti. Tuttavia, le piante comprate in genere non possono essere definite completamente “biologiche”: i produttori fin dall’inizio conciano chimicamente le sementi e, una volta germinate, le giovani piantine di pomodoro vengono trattate per ridurre il rischio di malattie nelle primissime fasi di vita. Inoltre, le avanzate tecniche genetiche applicate da anni anche in agricoltura hanno portato a puntare sostanzialmente su varietà di pomodoro ibride, ovvero create da incroci di laboratorio. Col passare degli anni, infatti, conservando i semi tramite autoproduzione si garantisce una cultivar di pomodoro sempre più adattata al clima, al terreno e all’apporto idrico disponibile nella zona geografica in cui ci si trova.
Selezionare le Piante e i Frutti Portaseme
Quando si decide di autoprodurre le sementi, bisogna tenere bene in considerazione la natura della pianta madre da cui verrà scelto il frutto. Per conservare i semi, bisogna prima di tutto scegliere il frutto da cui prelevarli. Si tratta di individuare una pianta di tipo non ibrido, ovvero ad impollinazione aperta. Dobbiamo quindi cercare semi di tipo non ibrido per cominciare, sementi capaci di riprodurre la stessa varietà di pianta. Trovare sementi di questo tipo è sempre più difficile, ma esistono delle manifestazioni sparse in tutta Italia dove appassionati ortolani ed esperti del settore si ritrovano per scambiare semi non ibridi, proprio al fine di tenere vive quelle varietà che altrimenti andrebbero scomparendo. Infine ci sono aziende sementiere biologiche che per scelta forniscono semi non F1, come Arcoiris e Sativa.
Le piante portaseme devono essere sane, robuste e produttive, con frutti dalla forma e il colore rispondenti alla varietà che abbiamo scelto di riprodurre. Di solito si prediligono i semi dei primi frutti di una pianta, quelli più sviluppati e sani. Questi si trovano sul primo o, al massimo, sul secondo palco della pianta, perché i palchi superiori potrebbero andare incontro a alterazioni genetiche.
Il pomodoro è auto-impollinante e per questo risulta più facile evitare incroci non desiderati. Tuttavia, il vento o qualsiasi movimento può fare spandere il polline nell’aria che può andare a depositarsi sulle piante vicine, per questo motivo è consigliabile coltivare una varietà alla volta. L’alternativa, per salvaguardare la purezza varietale, è ricorrere all’utilizzo di barriere meccaniche, per esempio semplici sacchetti di tulle (come quelli che si usano per i confetti) da mettere a cappuccio sulle cime fiorite. La percentuale di ibridazione, qualora non si intervenga, va da 3 al 15%. Una volta scelte le piante che più soddisfano le nostre aspettative, è bene mettere un nastro sul frutto scelto, appena prima del picciolo, per identificarlo. Per salvare i semi dobbiamo portare i frutti al punto massimo di maturazione, ovvero quando il pomodoro è di un rosso molto acceso e al tatto risulta molliccio.
Il Processo di Estrazione e Fermentazione dei Semi
Una volta raccolti i pomodori selezionati, li taglieremo a metà e ne spremeremo il contenuto in un contenitore, semi compresi. Con un cucchiaio si può togliere la parte gelatinosa assieme ai semi, separandola dalla parte spugnosa. Raccogliamo la gelatina e trasferiamola in un recipiente aperto, come un bicchiere o una ciotola di vetro. A questo punto, aggiungeremo acqua in pari quantità e li lasceremo fermi per 2-3 giorni a temperatura ambiente (25-30°).
In questi giorni si svilupperà una fermentazione che distruggerà la gelatina, normalmente presente nel pomodoro, che è un anti-germinante naturale. Potremo infatti vedere svilupparsi sulla superficie un velo opaco di muffa che potrebbe attirare moscerini o altri insetti, per questo sarà utile coprire il contenitore con una garza o comunque con qualcosa di non ermetico. Sarà questa fermentazione che sterilizzerà i semi da eventuali virus e ci permetterà di avere una semente libera da malattie. Se il liquido in questo periodo tendesse ad asciugarsi, andrà aggiunta nuova acqua. Il processo di fermentazione della semente non è fondamentale, tuttavia riduce le probabilità di trovarsi con semi che portano con sé delle malattie, perché è un metodo di sanificazione naturale.
Un metodo alternativo, una volta scelte le piante che più soddisfano le nostre aspettative, prevede di raccogliere tutti i frutti maturi. Dopo un buon lavaggio a freddo, li si macina; la polpa la si conserva (con vari sistemi come bollitura, congelamento, pastorizzazione, etc.), mentre lo scarto composto da buccia e semi lo si raccoglie e conserva in un secchio. Dopo almeno 2 giorni, cioè il tempo necessario ad una buona fermentazione del prodotto (la fermentazione uccide la quasi totalità dei batteri e dei funghi e serve a far staccare il seme dalla buccia) lo si lava con acqua.
Asciugatura e Conservazione dei Semi
Al termine del periodo di fermentazione, agitiamo il contenitore per “lavare” i semi dalla gelatina. Dopo qualche istante, lasciamo a riposo il contenitore. A questo punto, verseremo tutto in un colino da tè e sciacqueremo con acqua tiepida fino a rendere i semi perfettamente puliti. Il lavaggio serve a fermare la fermentazione e a recuperare il seme per sedimentazione. Si riempie il secchio di acqua in quantità tale che vi siano almeno 30 cm in più del livello del seme e bucce, si agita bene, si lascia riposare alcuni minuti e poi si rovescia lentamente il secchio fino a vedere il seme; le bucce superficiali andranno via, il seme rimarrà sul fondo. Questa operazione si esegue fin quando il seme è sufficientemente pulito.
Una volta spogliati da qualsiasi residuo, stenderemo i semi su della carta paglia (perché su della carta da cucina si attaccherebbero facilmente) e li lasceremo asciugare all’ombra, ma in ambiente asciutto, per 7-10 giorni; il tempo dipenderà dalla temperatura e dall'umidità. Una volta essiccati, i semi vanno riposti in un contenitore ermetico (anche un comune vasetto di vetro va bene). Si consiglia di riporli prima in una bustina di carta, per essere sicuri di catturare anche le più piccole particelle di acqua rimaste. È importante infatti che nell’involucro non sia presente umido, per evitare marcescenze provocate proprio dalle piccole parti di acqua presenti nelle sementi. Così confezionati e riposti in luogo fresco e buio, i semi di pomodoro potranno essere custoditi per 4 o 5 anni.
Classificazione delle Sementi: Comprendere le Differenze per una Scelta Consapevole
Per affrontare il mondo delle sementi, è essenziale comprendere le distinzioni fondamentali tra le diverse tipologie disponibili. La premessa è che, sebbene si parli di sementi convenzionali e biologiche, questa è una classificazione riduttiva. È più corretto dividerle in varietà normali, varietà ibride F1 e varietà modificate geneticamente.
1 - Varietà Normali o ad Impollinazione Aperta (OP - Open Pollinated)
Le varietà normali, intese come ad impollinazione aperta, sono quelle che si sviluppano senza intervento diretto dell'uomo nella loro riproduzione. In questo caso, si parla di popolazione o, più correttamente, di famiglia. Queste sementi appartengono tutte alla stessa varietà (ad esempio varietà Rossi) ma presentano una certa variabilità genetica, ossia piccole differenze (ad esempio Rossi Mario, Rossi Tommaso, Rossi Giovanni, etc.).
Il genotipo, quando si esprime in campo, incontra vari fenomeni quali siccità, malattie, carenze nutrizionali, etc. e il risultato è lo scontro fra il possibile ed il reale. Questo viene chiamato fenotipo. La variabilità genetica consente alla varietà di presentare fenotipi differenti in funzione dell'ambiente esterno. In caso di malattia, non tutte le piante si ammalano allo stesso modo; quelle più resistenti produrranno più seme, consentendo alla varietà di evolvere nell'ambiente attraverso un processo di evoluzione genetica, dove i geni non cambiano, ma vengono favoriti quelli già presenti. Le sementi ottenute da queste varietà conservano le caratteristiche peculiari nel tempo.
Come dicevamo all’inizio, in natura l’impollinazione avviene in modo casuale e questa cosa succede da sempre. Le api vanno in giro e trasportano il polline, fecondando le piante. La natura è un enorme laboratorio e ogni stagione fa nascere varietà differenti di zucchine, pomodori e melanzane. Se dall’impollinazione casuale nasce una varietà di zucchine che germoglia troppo presto, la pianta nascerà ma non sopporterà le temperature troppo basse e quindi morirà presto senza arrivare a fare fiori che verranno visitati dalle api, e quindi quella varietà non avrà futuro.
I nostri nonni agricoltori, che la sapevano lunga, hanno imparato nei secoli a sfruttare questi meccanismi, “guidando” la normale selezione che avviene in natura conservando i semi delle piante che nella stagione si erano distinte per produzione o per determinate caratteristiche, pur mantenendo tutte le peculiarità specifiche della varietà da cui discendevano. Il risultato di questo processo sono degli esemplari più stabili, anche se non perfettamente uguali gli uni agli altri (come per le F1), che presentano delle caratteristiche generali simili pur mantenendo una loro peculiarità. Insomma: ogni esemplare ha il suo carattere specifico ma appartiene alla stessa famiglia.
2 - Varietà Ibride F1
Le varietà ibride F1 sono varietà ottenute dall'incrocio di due varietà differenti, accuratamente selezionate. In questo caso si ottengono sementi che hanno lo stesso identico genotipo, come gemelli omozigoti. Non esiste variabilità genetica all'interno di una generazione F1. L'incrocio determina anche un fenomeno particolare chiamato eterosi, che esalta le caratteristiche prescelte, come la produzione, la resistenza ad una particolare malattia, o la grandezza del frutto.
Queste sementi daranno ad esempio produzioni maggiori, ma in caso di una malattia particolare saranno tutte soggette a quella malattia con perdita totale della produzione e l'estinzione della varietà. L'impossibilità di riutilizzare i semi derivati dalla prima generazione (F1) è una caratteristica distintiva, perché, come abbiamo visto, nelle generazioni successive alla F1 (F2, F3, F4, …) si perderanno le caratteristiche per cui sono state selezionate le piante e cominceranno a emergere delle caratteristiche che non interessano o sono negative. Alcuni ibridi sono addirittura sterili. Questo fenomeno è dovuto alla ricombinazione genetica, che avviene anche in natura in maniera casuale ed è alla base della variabilità genetica. Le sementi ottenute con queste varietà produrranno piante al 50% completamente differenti, 25% simili ad un genitore, 25% simili all'altro, nelle generazioni successive.

Il costo dei semi ibridi F1 è significativamente più elevato. Tenere segregate le popolazioni e selezionare gli esemplari è una pratica costosa in termini di tecnologie, tempo e lavoro. E in più, le spese per il primo incontro tra le due linee sono ingenti, dati i complessi processi di ricerca e sviluppo. Ciò comporta anche una dipendenza da chi produce le sementi. Le fasi di selezione sono costose e solo le grandi aziende possono permettersi investimenti in questo senso. Quindi, piantare varietà ibride rende dipendenti da chi produce quelle sementi, senza avere la possibilità di replicarle in proprio con le stesse garanzie.
3 - Varietà Modificate Geneticamente (OGM)
Le varietà modificate geneticamente, o OGM, rappresentano l'intervento più spinto dell'uomo nel patrimonio genetico delle piante. Nel genotipo della varietà vengono inseriti artificialmente dei geni di altre specie, come nell'esempio citato, l'ipotetico inserimento di geni del serpente nella fragola. In queste varietà le piante sono perfettamente identiche in quanto geneticamente uguali. Sono piante generalmente sterili. Il discorso qui si complica notevolmente e, per la complessità intrinseca e le implicazioni etiche e regolamentari, se ne abbandona un approfondimento in questa sede.
Il Seme: Origine della Vita e Meccanismi di Dispersione
Infatti, le Spermatofite (piante che producono semi) sono le sole in cui la riproduzione sessuale ha come risultato la produzione del seme, cioè quella struttura che si forma sulla pianta madre, dove cresce, matura e infine da essa si distacca per dar vita a una nuova pianta. Il seme è il culmine di un processo riproduttivo complesso e l'inizio di un nuovo ciclo vitale.
I colori più frequenti dei semi sono il nero e il marrone (50%), mentre il rosso, il giallo e il bianco, meno frequenti, hanno funzione attrattiva per gli animali, facilitando la dispersione endozoocora, dove il seme viene ingerito e poi espulso in un luogo diverso.
La superficie esterna del seme, chiamata testa o episperma, può assumere diverse consistenze. Talvolta diventa legnosa, come nel mandorlo o nel pesco, in altre carnosa come nel melograno, e in altre ancora spugnosa o rivestita di peli, come nel cotone. Il tegmen, invece, è formato da una membrana sottile e delicata che avvolge le strutture interne.
Le appendici seminali sono modificazioni dell'episperma che agevolano la dispersione. Queste possono essere appendici anemofile, come peli, tomenti ed ali, che favoriscono il trasporto tramite il vento, o aggrappanti, come uncini, creste e verruche, che permettono al seme di attaccarsi a organismi o superfici. L'arillo è un'altra appendice notevole, un'espansione della calaza, la base della nocella dell'ovulo. Può formare un involucro totale (come in Myristica fragrans, la noce moscata) o parziale (come in Taxus baccata, il tasso). Un particolare arillo è quello della Nymphaea (ninfea), formato da due strati di cellule separate da un'intercapedine gassosa, che, funzionando da salvagente, consentono la dispersione acquatica del seme.
Le Fasi Cruciali della Vita del Seme
Il ciclo vitale di un seme comprende diverse fasi fondamentali, ciascuna con le sue caratteristiche biologiche distintive.
- Embriogenesi: Questa fase è caratterizzata dalle divisioni cellulari dello zigote e si conclude con la formazione dell'embrione, la futura plantula in miniatura. È un periodo di intensa attività genetica e sviluppo strutturale.
- Disidratazione: Successivamente all'embriogenesi, il seme attraversa un'importante fase di disidratazione, dove la sostanza secca resta costante, ma si verifica un'importante perdita di acqua che dal 70%-80% scende a 10%-15%. Questa fase consente ai semi chiamati ortodossi di trascorrere lunghi periodi senza germinare restando vitali. Infatti, il basso contenuto d'acqua permette un rallentamento del metabolismo ed aumenta la resistenza alle situazioni ambientali sfavorevoli, come il gelo, che altrimenti sarebbero dannose. Questa strategia viene adottata nelle zone dove le variazioni stagionali sono più marcate, dove il seme cercherà di "prevedere" l'andamento stagionale e i suoi tempi, per non mandare a sicura morte la futura piantina. Così, ad esempio, un seme disperso dal frutto all'inizio dell'autunno, trovando in quel mese le condizioni ideali di temperatura (optimum termico) e umidità, dovrebbe essere in grado di germinare, ma non lo farà se è dotato di una dormienza embrionaria eliminabile dal freddo, e anche se le basse temperature invernali rimovessero la dormienza già a metà inverno, il seme non sarebbe ancora in grado di germinare perché in quel periodo ben difficilmente la temperatura potrà raggiungere l'optimum termico necessario.
Condizioni per la Germinazione
La germinazione del seme è un processo vitale che richiede condizioni specifiche:
- Acqua: L'acqua, penetrando nel seme dormiente disidratato, favorisce le reazioni enzimatiche che rendono più assimilabili dalla plantula le sostanze di riserva, permettendo il suo sviluppo e la tensione necessaria a rompere il tegumento. È il primo e più cruciale segnale per il risveglio del seme.
- Temperatura: Ogni specie ha una temperatura ottimale per la germinazione. Temperature troppo alte o troppo basse possono inibire il processo o causare danni.
- Luce: La luce può avere un ruolo stimolante nella germinazione dei semi cosiddetti fotoblastici, tipici di conifere, epifite, piante ornamentali ecc. Per altre specie, invece, l'assenza di luce è necessaria.
Strategie di Dispersione dei Semi
La dispersione dei semi è il processo naturale che permette la disseminazione, facilitando l'occupazione di nuovi territori alla ricerca di condizioni ambientali più favorevoli e diminuendo la concorrenza tra le plantule madri e figlie. Questo processo è fondamentale per la sopravvivenza e la diffusione delle specie vegetali. Le piante hanno sviluppato strategie ingegnose per la dispersione, alcune delle quali includono:
- Bolocoria: Si verifica nei frutti che riescono a lanciare i semi a distanza di qualche metro. Questo può accadere quando, a causa della pressione idrostatica che si forma al loro interno, i frutti esplodono (deiscenza esplosiva), come nel cocomero asinino (Ecballium elaterium), o quando ciò avviene per l'arricciamento delle valve su se stesse che vengono liberate dallo stato di tensione, come in Impatiens noli-tangere. Un altro tipo simile di disseminazione è quella adottata dai Geranium, il cui frutto schizocarpico (regma) a maturazione si separa in cinque mericarpi appesi a una codetta del carpello arcuata a cerchio e collegata ad un asse centrale; quando questa coda per igroscopia si avvolge su se stessa repentinamente verso l'alto, riesce a catapultare i mericarpi a 2 o 3 metri lontano dalla pianta. Altri meccanismi di lancio sono quelli adottati da Arabidopsis thaliana, Acanthus mollis, Cardamine hirsuta, Mercurialis annua, alcune euforbie, viole, ossalidi ecc.
- Idrocoria: È la dispersione dei semi per mezzo dell'acqua, privilegiata dalle piante acquatiche che dispongono di frutti o semi in grado di galleggiare almeno per un certo periodo. In alcuni casi, la parte esterna del frutto contiene gas al suo interno, come in Nimphaea, o è dotata di un rivestimento impermeabile, come la drupa di Cocos nucifera (noce di cocco), che può navigare in mare per lunghi periodi e germinare quando trova una spiaggia adatta. Altrettanto succede ai frutti della Cakile maritima (ravastrello delle spiagge), una brassicacea tipica dei litorali sabbiosi, dove il mericarpo inferiore del frutto si separa a maturità da quello superiore e, in presenza di onde o alta marea, viene trasportato dalle correnti, consentendo la colonizzazione di zone più lontane. Altre piante presentano escrescenze suberificate o induvie che facilitano il galleggiamento, come le valve dei frutti del genere Rumex, che sono parti persistenti ed accrescenti del perianzio con un callo suberificato, o i semi del genere Hygrophila che hanno peli appressati che si rizzano al contatto con l'acqua e fungono da salvagente.
- Anemocoria: È la dispersione causata dal vento, che può essere diretta quando interessa semi leggeri e di piccole dimensioni (come nelle Orchidaceae) o dotati di strutture adatte al volo, come le ali delle samare, il pappo degli acheni della Asteraceae, gli arilli trasformati in peli dei salici, i peli dei semi delle Asclepiadaceae, gli stili pennati di Pulsatilla, Clematis ecc. Se invece il vento agisce scuotendo i frutti, posti su peduncoli eretti ed elastici (capsule in deiscenza), provocando la dispersione dei semi, l'anemocoria è indiretta.
- Endozoocoria: Si verifica quando i frutti o i semi, che sono ingeriti dagli animali, vengono liberati con le feci. In questo caso devono essere appetibili (frutti carnosi e semi succosi), ben visibili (di colore rosso o nero) e con un profumo attraente, incentivando così l'animale a consumarli e a disperderli.
- Mirmecocoria: È la disseminazione effettuata dalle formiche che trasportano i semi nei formicai, dove le larve consumano la sola appendice ricca di sostanze nutritive (elaiosoma), lasciando il seme intatto. Esempi includono Myrtus communis e Rhamnus alaternus.
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