Ovaie a Riposo e Gravidanza: Comprendere il Dolore Pelvico, le Cisti e la Funzione Ovarica

La gravidanza è un periodo di profondi cambiamenti fisiologici per il corpo femminile, e tra le diverse sensazioni che possono accompagnare questa fase, il dolore pelvico o in una zona idealmente identificabile come quella delle ovaie è una delle più comuni. Spesso, la dicitura "ovaie a riposo" compare in contesti clinici o in discussioni relative alla fertilità e alla gestazione, indicando una condizione di non attività ovulatoria o funzionale delle ovaie. Comprendere il significato di questa espressione, le cause del dolore che può manifestarsi, e il ruolo delle ovaie nella salute riproduttiva è fondamentale per affrontare la gravidanza con maggiore consapevolezza. Questo articolo esplorerà le diverse sfaccettature della salute ovarica, dal concetto di "ovaie a riposo" alle condizioni che possono influenzare la fertilità e il benessere durante l'attesa.

Il Concetto di "Ovaie a Riposo": Oltre il Silenzio Funzionale

L'espressione "ovaie a riposo" può riferirsi a diverse situazioni, tutte caratterizzate da una temporanea o prolungata inattività delle ovaie dal punto di vista ovulatorio. In un contesto naturale, le ovaie entrano in uno stato di riposo funzionale durante la gravidanza stessa. Infatti, con l'instaurarsi della gestazione, l'ovulazione cessa, e le ovaie non producono più ovuli, se non per il mantenimento del corpo luteo nelle prime settimane, il quale produce ormoni per nutrire e sostenere il rivestimento uterino e il bambino in crescita fino a quando la placenta non è adeguatamente sviluppata, solitamente intorno alle 10-12 settimane.

Un'altra situazione in cui le ovaie vengono poste a riposo è in ambito terapeutico. Nel trattamento di alcune condizioni ginecologiche, come la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS), l'alternativa, prevista in casi più complessi, è mettere le ovaie a riposo per un po' di tempo, usando la pillola anticoncezionale. Questo approccio mira a regolarizzare il ciclo mestruale e a far regredire le cisti ovariche che si possono formare a causa di un'eccessiva produzione di ormoni maschili, che porta a una diminuzione delle ovulazioni.

Anche nell'ambito delle terapie per la fertilità, specialmente per le pazienti con bassa riserva ovarica, le ovaie possono essere messe a riposo con agonisti o antagonisti del GnRH, farmaci che bloccano l'ipofisi al fine di controllare la stimolazione ovarica e prevenire l'iperstimolazione. Il riposo ovarico, in questi scenari, non è quindi un segno di malattia, ma piuttosto una condizione funzionale naturale o indotta che ha precise implicazioni nella salute riproduttiva femminile.

Rappresentazione schematica dell'ovaio in diverse fasi (riposo, ovulazione, gravidanza)

Dolore Pelvico e Ovarico in Gravidanza: Distinguere le Cause

La sensazione di dolore che parte di una zona idealmente identificabile come quella delle ovaie può essere inclusa tra i sintomi di gravidanza. Tuttavia, è importante premettere che, più che di dolore ovarico, è il caso di parlare di dolore al basso ventre. Le cause di questo dolore possono essere diverse, alcune fisiologiche e altre che richiedono maggiore attenzione.

Cause Fisiologiche e Comuni del Dolore nel Basso Ventre

Nel corso dei primissimi tempi dell’attesa, il dolore pelvico può essere causato da normali cambiamenti dell’organismo materno. A essere effettivamente coinvolto in questa fase è l’utero, a causa della blastocisti che si annida nell’endometrio. Questo processo può generare sensazioni crampiformi o dolori lievi.

Anche nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza, il dolore al basso ventre può manifestarsi per ragioni non allarmanti, specialmente quando non sono presenti segnali come le perdite di sangue. Tra le cause più comuni è possibile citare:

  • Allungamento del legamento rotondo: Questa struttura fibrosa è interessata da un forte stiramento man mano che l’utero cresce. I legamenti rotondi sostengono l'utero e, con l'espansione dell'organo, vengono messi sotto tensione, causando dolori acuti o sordi, spesso peggiorati dal movimento o dalla tosse.
  • Stipsi: Per dovere di precisione, la stipsi insorge più frequentemente nella prima parte della gravidanza, ma può persistere o ripresentarsi. La costipazione è comune a causa dei cambiamenti ormonali che rallentano la digestione e della pressione dell'utero sull'intestino.

Per risolvere il problema del dolore legato a queste cause comuni, è possibile intervenire in diversi modi, a seconda del fattore scatenante. Ecco alcune strade:

  • Applicazione di calore localizzato: L'uso di impacchi caldi può aiutare a rilassare i muscoli e ad alleviare i crampi.
  • Osteopatia: Questa pratica può offrire sollievo attraverso tecniche manuali che mirano a ripristinare l'equilibrio del corpo e a ridurre le tensioni muscoloscheletriche.
  • Modifiche della routine alimentare: In caso di stipsi, l’aumento dell’apporto di legumi e verdure, ricchi di fibre, insieme a un'adeguata idratazione, può migliorare la regolarità intestinale.

Condizioni Ovariche che Causano Dolore Reale

Sebbene la maggior parte dei dolori pelvici in gravidanza non sia di origine ovarica diretta, esistono alcune condizioni che possono effettivamente coinvolgere le ovaie e causare dolore specifico. Di effettivo dolore ovarico in gravidanza si può parlare, ad esempio, in presenza delle cisti ovariche o di una torsione ovarica. Altre situazioni più gravi che possono manifestarsi con dolore e che richiedono immediata attenzione includono l'aborto spontaneo e la gravidanza extrauterina.

Gravidanza Extrauterina: Un'Emergenza da Non Sottovalutare

Tra le cause più pericolose di dolore ovarico in gravidanza, soprattutto nei primissimi tempi dell'attesa, vi è la gravidanza extrauterina, o ectopica. Questa evenienza, che come dice il nome stesso vede la gravidanza impiantarsi in una sede diversa da quella fisiologica dell’utero, è pericolosa per la vita della mamma.

Secondo i numeri ufficiali del NICE (Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza Clinica), la gravidanza extrauterina riguarda 11 gestazioni su 1000 e necessita di massima tempestività d’intervento. La diagnosi si avvale di strumenti come l’ecografia transvaginale o transaddominale, che permettono di localizzare l'impianto dell'embrione. Qualora la diagnosi dovesse essere confermata, l’indicazione è l’interruzione di gravidanza con farmaci - la scelta principale è il Metotrexate - o tramite intervento chirurgico. La precocità della diagnosi e del trattamento è cruciale per prevenire complicanze gravi, come la rottura della tuba di Falloppio e l'emorragia interna.

Cisti Ovariche in Gravidanza: Preoccupazioni e Reali Rischi

Una diagnosi di cisti ovarica durante la gestazione può generare molte ansie, ma nella maggioranza dei casi non c’è di che preoccuparsi. La cisti ovarica è una sacca che si forma a livello delle ovaie e che può essere caratterizzata da dimensioni che variano notevolmente. Contraddistinta da contenuto liquido è, nella maggioranza dei casi, una formazione di tipo benigno. È un riscontro comune nelle donne in età fertile, dovuto al fatto che il follicolo contenuto non è maturato o non si è rotto durante l’ovulazione. Tali sacche, note come cisti follicolari, solitamente si riassorbono da sole.

Durante la gestazione, il corpo luteo, che produce ormoni per nutrire e sostenere il rivestimento uterino e il bambino in crescita, in alcuni casi può riempirsi di liquido e non dissolversi, dando origine a una cisti. Questo è il caso più frequente in gravidanza, insieme al persistere di una cisti preesistente di cui magari non si era a conoscenza. Di contro, nel momento in cui si ha una cisti in gravidanza grandi problemi non esistono per la gestante e neppure per il bambino.

1. RICERCA | Cosa possono provocare le cisti ovariche in gravidanza? | #cistiovariche #gravidanza

Le Cisti Ovariche in Gravidanza Sono Dolorose?

Il dolore ovarico in gravidanza causato dalla presenza di cisti è possibile, ma non tanto frequente. Quasi sempre, infatti, la cisti si riassorbe da sola, in particolare se si tratta di cisti del corpo luteo, frequentissimi durante l’attesa. Tuttavia, alcune formazioni possono provocare sensazioni dolorose e di gonfiore, anche perché possono aumentare di volume nei nove mesi. Può palesarsi dolore quando è presente un quadro di torsione ovarica o nel caso di rottura della cisti.

Gestione e Intervento Chirurgico

Una volta identificata una cisti ovarica in gravidanza e stabilita la sua natura benigna, lo specialista ostetrico-ginecologo si impegna a monitorare la situazione con ecografie regolari. Di solito non si interviene perché queste sacche tendono a riassorbirsi da sole. In caso di sintomi spiacevoli, il medico curante può procedere alla prescrizione di un analgesico, accompagnato da riposo.

Le cisti ovariche in gravidanza non prevedono, nella maggior parte dei casi, l’indicazione della rimozione chirurgica. La chirurgia è raramente necessaria. Sempre sulla base della valutazione medica, si può procedere con la chirurgia laparoscopica o, in casi specifici, laparotomica nelle seguenti situazioni:

  • Quadro clinico in cui è presente un rischio di infezioni a seguito dello scoppio della ciste.
  • Torsione ovarica: situazione di emergenza in cui, oltre al problema del dolore, si ha a che fare con il rischio di compromissione del flusso di sangue alle ovaie.
  • Cisti di dimensioni così grandi da mettere a rischio il fisiologico avanzare della gravidanza.

Spetta allo specialista decidere il da farsi, valutando di volta in volta, per ogni singola paziente, i rischi legati alla cisti e quelli dell’intervento chirurgico, che potrebbero indurre anche un parto precoce o un aborto. Per tali motivi, per operare si attende di aver superato la 16esima settimana di gestazione e non si interviene oltre la 28esima.

Diagramma che mostra una cisti ovarica e il corpo luteo

Torsione Ovarica in Gravidanza: Un'Emergenza da Riconoscere

Una situazione che, come già accennato, provoca dolore ovarico in gravidanza è la torsione ovarica. Altrimenti nota come torsione degli annessi, vede l’ovaia ruotare su se stessa, torcendosi letteralmente attorno al tessuto che la compone. Questa condizione è una vera emergenza medica.

Conseguenze e Fattori di Rischio

Avente come conseguenza principale i problemi riguardanti l’irrorazione sanguigna della gonade - la torsione bilaterale è molto rara - può provocare, se non si interviene in tempo, un’ischemia a livello ovarico, con potenziale danno irreversibile all'ovaio.

Esistono diversi fattori di rischio che possono portare alla torsione ovarica, una delle principali cause di dolore ovarico in gravidanza. Ecco quali sono:

  • Cisti al corpo luteo: La presenza di cisti, specialmente quelle voluminose, può rendere l'ovaio più suscettibile alla torsione.
  • Iperstimolazione a seguito di un trattamento di PMA (procreazione medicalmente assistita): Le ovaie aumentano di volume e peso in seguito alla stimolazione, rendendole più mobili e a rischio.
  • Ovaio policistico (PCOS): Questa condizione può essere associata a ovaie ingrossate e con cisti multiple.
  • Un altro fattore di rischio da ricordare è la presenza di teratomi, tumori ovarici di natura benigna che possono raggiungere dimensioni significative.

Sintomi e Cura

Il dolore è il sintomo più importante quando si parla di torsione ovarica in gravidanza. Questa tipologia di dolore ovarico in gravidanza si palesa quasi sempre a destra e si contraddistingue per una sensazione simile a quella che si prova quando si viene trafitti. Si può irradiare arrivando fino ai fianchi. In circa il 50% dei quadri clinici, sono presenti anche sintomi come la nausea e il vomito, a causa della reazione del peritoneo e del sistema nervoso autonomo al dolore acuto. La torsione ovarica si tratta con un immediato intervento chirurgico per detorquere l'ovaio e ripristinare il flusso sanguigno, cercando di preservare l'ovaio e la gravidanza, se possibile.

Sindrome da Iperstimolazione Ovarica (OHSS): Una Complicazione della Procreazione Assistita

La sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS) è una complicanza a cui possono andare incontro le donne sottoposte a stimolazione ormonale nella riproduzione assistita, come la FIVET. Sebbene questa condizione susciti preoccupazioni comprensibili, soprattutto per i rischi associati alle forme più severe, è importante sottolineare che oggi esistono strategie efficaci per riconoscerla e affrontarla.

Cos'è e Perché Si Verifica

L'OHSS è una complicanza iatrogena, determinata dalla somministrazione di farmaci che si utilizzano nella procreazione medicalmente assistita per stimolare la crescita follicolare multipla e l’induzione della maturazione ovocitaria. Ogni ciclo di FIVET comporta una stimolazione ormonale che provoca la maturazione di un numero maggiore degli ovuli nelle ovaie della donna rispetto a un ciclo naturale. L’eccessiva risposta ovarica alla stimolazione ormonale viene definita sindrome da iperstimolazione.

In caso di gravidanza a seguito dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita, su una OHSS precoce si può innestare e sviluppare una forma tardiva di OHSS, il cui fattore scatenante è la gonadotropina corionica umana prodotta a livello placentare.

Infografica sulla Sindrome da Iperstimolazione Ovarica

Sintomi e Incidenza

I sintomi dell’OHSS possono variare a seconda della gravità della condizione. La sindrome da iperstimolazione lieve si manifesta con gonfiore, nausea e dolore addominale. I sintomi moderati includono vomito, diarrea, rapido aumento di peso e ingrossamento addominale. I sintomi variano in base alla gravità della sindrome, che può presentarsi in forma lieve o severa. Secondo i dati dell’American Society for Reproductive Medicine, la OHSS si verifica in forma moderata-severa nell’1-6% dei cicli. Negli ultimi anni, in particolare dall’inizio dell’utilizzo del protocollo di stimolazione ovarica con antagonista, l’incidenza di OHSS è drasticamente ridotta.

Diagnosi e Gestione

La sindrome viene diagnosticata sulla base di un’ecografia e di esami del sangue, che valutano ad esempio i livelli di estradiolo e l'emoconcentrazione. Purtroppo non esiste una cura per la causa, quindi l’attenzione si concentra sull’alleviamento dei sintomi, sull’attenuazione del dolore e sulla promozione del corretto funzionamento dell’organismo della donna.

Per le forme lievi, di solito sono sufficienti il riposo a letto, un’adeguata assunzione dei liquidi e il monitoraggio della condizione. La raccomandazione è di bere a intervalli regolari e di gestire il dolore con il paracetamolo. L’obiettivo è quello di ripristinare una corretta volemia ed emoconcentrazione, nonché di migliorare la perfusione renale. Per le forme moderate e gravi può essere necessario l’intervento di un medico e, in caso di complicanze tromboemboliche, deve essere immediatamente instaurata una terapia con anti-coagulanti.

Prevenzione dell'OHSS

Sebbene sia impossibile prevedere con esattezza se una donna svilupperà o meno l’OHSS, ci sono alcune donne che sono più a rischio. Il più delle volte la sindrome si manifesta dopo un’iniezione di ovulazione o dopo un trasferimento di embrioni nell’ambito di un ciclo di FIVET. La prevenzione primaria consiste nell’identificare tempestivamente potenziali fattori di rischio. Quando i rischi della OHSS compaiono in corso di stimolazione, gli approcci terapeutici rientrano nella prevenzione secondaria.

È quindi molto importante scegliere una clinica che affronti il problema in modo responsabile, che monitorizzi attentamente il corso della stimolazione e che utilizzi i più moderni preparati di stimolazione. È grazie a loro che il rischio di sindrome da iperstimolazione è minimo.

Le strategie di prevenzione includono:

  • Personalizzazione della starting dose di gonadotropine: Un intervento sicuro ed efficace per le pazienti high responder.
  • Freeze all strategy: Negli ultimi anni, grazie al perfezionamento delle metodiche di crioconservazione di ovociti ed embrioni, anche con l’impiego di crioprotettori, si fa sempre più ricorso al congelamento di ovociti e/o embrioni posticipando quindi il trasferimento embrionario nei mesi successivi, dopo la risoluzione della sindrome da iperstimolazione ovarica. Questa è una delle strategie sicuramente più efficaci nella riduzione del rischio OHSS.
  • Coasting: Consiste nella sospensione della somministrazione di gonadotropine e nel ritardare l'HCG fino a una riduzione dei livelli di estradiolo sierico. Generalmente non è consigliata come prima linea per prevenire questa sindrome, ma in caso di mancata possibilità di utilizzo di altre strategie può essere presa in considerazione.
  • Controllo del picco di LH: Queste strategie comprendono l’utilizzo di agonisti e antagonisti GnRH o l’uso di progestinici, in quella che viene definita progestin primed ovarian stimulation.
  • Dopamino agonisti (cabergolina, quinagolide e bromocriptina): Legandosi ai recettori dopaminergici promuovono l’endocitosi dei recettori di VEGF e pertanto riducono la permeabilità capillare che è uno dei fattori eziopatogenetici coinvolti.
  • Espansori di volume: Sono stati proposti vari meccanismi che potrebbero prevenire OHSS attraverso l’incremento del volume intravascolare e della pressione osmotica, ridotta aggregazione piastrinica e quindi riduzione del rischio trombofilico.
  • Trigger ovulatorio con agonista: Ci sono forti evidenze che l’utilizzo dell’agonista rappresenti una strategia di prima linea per prevenire OHSS; a questo seguirà una freeze all, perché il Live Birth Rate (LBR) delle pazienti che avevano effettuato trigger con autologo erano decisamente più basse rispetto a chi effettuava un freeze all.

Non è invece raccomandato l’utilizzo di inibitori dell’aromatasi o clomifene per prevenzione OHSS. La metformina invece, si è visto che non è raccomandata nella prevenzione dell’OHSS nei cicli di stimolazione con antagonista. Le forme lievi e moderate di iperstimolazione ovarica generalmente richiedono riposo domiciliare ed attento monitoraggio: clinico dei sintomi e della loro entità, strumentale mediante esami ematochimici e soprattutto ecografico, al fine di valutare in modo seriato il volume ovarico e l’entità del versamento addomino-pelvico.

Riserva Ovarica: Un Indicatore Cruciale per la Fertilità

La riserva ovarica misura la quantità e la qualità degli ovociti presenti nelle ovaie della donna. Calcolandola, si può conoscere il potenziale riproduttivo rimasto in queste due ovaie, e così si possono valutare le possibilità di ottenere una gravidanza. Tuttavia, è necessario prendere in considerazione altri fattori.

Una donna nasce con circa 2.000.000 di ovuli, che vengono persi nel corso della vita. All’inizio della pubertà, la maggior parte delle donne ha solo circa 400.000 ovuli, e alla fine dei trent’anni questo numero scende ulteriormente a circa 27.000. All’inizio della menopausa, la maggior parte delle donne ha solo circa 1.000 ovuli nelle ovaie. Gli uomini, invece, hanno un continuo ricambio di spermatozoi a partire dalla pubertà, evidenziando una differenza biologica fondamentale nella fertilità.

Fattori che Influenzano la Riserva Ovarica

L’età è senza dubbio un fattore importante da considerare se si desidera una gravidanza. Per avere un’idea, tra i 30 e i 35 anni la probabilità di avere un bambino è del 15% per ciclo (al mese), mentre a 40 anni è di circa il 5%. Questa significativa diminuzione sottolinea l'importanza di considerare il fattore tempo.

Inoltre, ci sono altri fattori che possono ridurre le probabilità di gravidanza, come ad esempio:

  • Il fumo: Noto per i suoi effetti dannosi sulla salute riproduttiva.
  • Trattamenti antitumorali: Radioterapia e chemioterapia possono danneggiare le ovaie e ridurre la riserva ovocitaria.
  • Infezione pelvica: Le infezioni, se non trattate, possono causare cicatrici e danni alle tube di Falloppio e alle ovaie.

Come Valutare la Riserva Ovarica

Una riduzione del numero di follicoli ovarici nelle donne in età fertile indica una bassa riserva ovarica ed è una delle principali cause di infertilità. Per determinare la riserva ovarica, sono consigliati alcuni esami.

Esami del Sangue:

  • Test AMH (Ormone Anti-Mülleriano): È senza dubbio il più importante, in quanto indica la riserva ovocitaria. Questo ormone è prodotto dalle cellule della granulosa dei follicoli preantrali e antrali, fornendo una stima diretta della quantità di ovuli rimasti.
  • Ormone Follicolo-Stimolante (FSH): Questo ormone è utilizzato per la maturazione e la crescita dei follicoli. Se il livello è alto, potrebbe esserci un’insufficienza ovarica, indicando che le ovaie smettono di funzionare come dovrebbero prima dei 40 anni. Se il livello è basso, il problema potrebbe essere legato alla ghiandola pituitaria (in questo caso verranno suggeriti ulteriori esami per valutare la funzione ipofisaria).
  • Estradiolo: Viene secreto dalle ovaie e svolge un ruolo importante nella regolazione dei cicli mestruali e nella qualità della secrezione ovarica. Se l’FSH è alto e l’estradiolo è basso, si può sospettare una menopausa precoce.

Ecografia:

Oltre a misurare gli ormoni mediante esami del sangue, l’ecografia viene utilizzata per contare i piccoli follicoli (antrali) presenti nelle ovaie. Alcune tecnologie consentono di determinare il numero di follicoli presenti, che rientrano anche in intervalli di dimensioni prestabilite (ad esempio, da 2 a 10 mm). Questa tecnica può essere particolarmente utile per le pazienti con un numero elevato di follicoli antrali, in quanto consente agli specialisti di visualizzare e interpretare meglio il numero di follicoli. L’ecografia vaginale viene utilizzata per contare i follicoli che rilasciano ovuli, in modo da prevedere la risposta alla stimolazione ormonale in vista di trattamenti di fertilità.

Diagramma che illustra il conteggio dei follicoli antrali tramite ecografia

Migliorare la Funzione Ovarica in Caso di Bassa Riserva

Oggi, grazie ai miglioramenti scientifici introdotti in centri attrezzati con le più moderne tecnologie, esistono opzioni terapeutiche sviluppate per migliorare la funzione ovarica nelle donne con bassa riserva ovarica.

  • Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS): La TOS in pillole è l’opzione più comune; ne esistono due tipi principali: combinata (estrogeni e progestinici) ed estrogeni senza progestinici. Sebbene non aumenti la riserva ovocitaria, può migliorare la qualità della vita e la salute generale in caso di menopausa precoce.
  • DHEA (Deidroepiandrosterone): Il DHEA è un ormone steroideo anabolizzante prodotto naturalmente dal colesterolo dalle ghiandole surrenali, dal sistema nervoso centrale e dalle cellule tecali ovariche dell’essere umano. Gli integratori di DHEA sono utilizzati per diverse condizioni, e uno studio dimostra che tre mesi dopo il trattamento con DHEA (50 mg/die), i livelli sierici di FSH sono diminuiti, i livelli di AMH sono aumentati, il numero di follicoli antrali è aumentato e la riserva ovarica è migliorata. Tuttavia, l’efficacia clinica del DHEA rimane poco chiara e necessita di ulteriori ricerche.
  • Terapie di Induzione dell’Ovulazione: Per le pazienti con bassa riserva ovarica sono disponibili diverse terapie, come l’ovulazione indotta e la superovulazione. Come menzionato in precedenza, in questi contesti, le ovaie vengono messe a riposo con agonisti o antagonisti del GnRH, che bloccano l’ipofisi, per poi procedere con una stimolazione controllata.

In caso di bassa riserva ovarica, le soluzioni proposte dipendono da diversi fattori, tra cui l'età, il numero di follicoli antrali presenti in ciascuna ovaia e il grado di insufficienza ovarica. Una delle raccomandazioni più importanti in caso di bassa riserva ovarica è di non aspettare prima di cercare una gravidanza, data la natura progressiva della diminuzione della riserva.

Salute Ovarica e Fertilità: Prevenzione e Cura Prima della Gravidanza

Pensare alla maternità richiede una pianificazione attenta della propria salute, anche prima del concepimento. L'età media della prima gravidanza oggi si aggira intorno ai 28 anni e si va spostando sempre più avanti. Il desiderio di maternità slitta, ma non per questo bisogna trascurare il proprio corpo. Bruciori, pruriti, anomalie del flusso spesso vengono sottovalutati quando si è giovani, ma invece sono spie di disturbi comuni che bisogna sapere riconoscere e curare subito per garantirsi la possibilità di diventare mamme in futuro. È importante quindi andare dal ginecologo una volta all’anno per la visita di controllo e raccontargli senza imbarazzo qualsiasi sintomo si sia notato.

Condizioni Comuni che Possono Influenzare la Fertilità

  • Crampi Dolorosi e Endometriosi: Avete mestruazioni abbondanti accompagnate da crampi dolorosi? E anche durante i rapporti sessuali sentite male? La causa potrebbe essere una endometriosi, cioè l’endometrio, che riveste l’interno dell’utero, è cresciuto in modo anormale attecchendo anche al di fuori della cavità uterina, dovunque incontri un tessuto disposto ad accoglierlo. La terapia è a base di farmaci che bloccano la produzione di quelle sostanze che fanno crescere l’endometrio e dura circa 6 mesi. Se il problema si ripresenta, si può risolverlo con la laparoscopia.
  • Stanchezza, Malumore e Problemi alla Tiroide: Vi sentite più stanche del solito, spesso irritabili e avete notato che l’ago della bilancia oscilla molto? Potrebbe essere colpa della tiroide, la ghiandola alla base del collo che regola il metabolismo e, tra l’altro, influenza l’apparato sessuale attraverso la produzione di particolari ormoni. Se ne rilascia troppi (ipertiroidismo) o troppo pochi (ipotiroidismo) si scombina il ciclo. In questi casi lo specialista somministra dei farmaci antitiroidei.
  • Ciclo Irregolare e Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS): Il flusso è irregolare e talora salta. I capelli si indeboliscono, appare la peluria sul viso e si aumenta di peso. Sono i segnali tipici della sindrome dell’ovaio policistico: quando il corpo produce troppi ormoni maschili si formano cisti alle ovaie e diminuiscono le ovulazioni. Bisogna fare tornare regolari le mestruazioni. Per riuscirci si usa un farmaco che fa anche regredire le cisti. Il medicinale va preso per cinque giorni al mese, per una durata variabile da tre a sei mesi. L’alternativa, prevista in casi più complessi, è mettere le ovaie a riposo per un po’ di tempo, usando la pillola anticoncezionale. Se la cura non dà risultati, ci si può sottoporre all’intervento chirurgico.
  • Bruciori, Perdite e Infiammazione Pelvica: Purtroppo non ci sono segnali evidenti, se non aumento delle secrezioni vaginali e talvolta bruciore durante o dopo i rapporti. Le cause principali dell’infiammazione pelvica sono le infezioni da clamidia o micoplasma che si trasmettono con rapporti sessuali non protetti con partner portatori. I batteri provocano un’infezione che può estendersi all’utero o alle tube provocando danni seri. In caso di sintomi anche lievi è importante rivolgersi al più presto al ginecologo, per effettuare subito un tampone vaginale: serve per scoprire l’infezione e quindi per prescrivere la cura con gli antibiotici giusti. La cura può durare da uno a 15 giorni ma va estesa anche il partner per evitare che infetti nuovamente la donna.

1. RICERCA | Cosa possono provocare le cisti ovariche in gravidanza? | #cistiovariche #gravidanza

La salute ovarica è un pilastro fondamentale della salute riproduttiva femminile, sia in previsione di una gravidanza sia durante il suo corso. Comprendere i segnali del proprio corpo e affidarsi a specialisti per diagnosi e trattamenti tempestivi è il modo migliore per prendersi cura di sé e prepararsi al meglio all'arrivo di un bambino.

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