Gestire l'Assegno Unico in Caso di Separazione: Diritti, Doveri e la Posizione della Cassazione

Quando una coppia si separa e ci sono figli, oltre al dolore emotivo e ai cambiamenti nella vita quotidiana, nasce subito un dubbio concreto: cosa succede all’Assegno Unico in Caso di Separazione? Molti genitori pensano che, una volta avvenuta la separazione, l’assegno unico passi automaticamente al genitore con cui vivono i figli. Altri credono che debba essere diviso sempre a metà. La gestione dell'Assegno Unico Universale in un contesto di separazione o divorzio può presentare diverse complessità, soprattutto quando uno degli ex partner non collabora nel fornire i documenti necessari o sorgono disaccordi sulla sua attribuzione. È fondamentale comprendere la natura di questo sostegno economico, le sue finalità e le implicazioni legali e pratiche derivanti dalla sua erogazione in caso di nuclei familiari disgregati.

Famiglia separata con figli

La Natura e le Finalità dell'Assegno Unico Universale

L’assegno unico è un sostegno economico mensile riconosciuto alle famiglie con figli. Si chiama “unico” perché raccoglie in un solo strumento vari aiuti che prima erano frammentati, ed è definito unico, perché finalizzato alla semplificazione e, contestualmente, al potenziamento degli interventi diretti a sostenere la genitorialità e la natalità, come si evince anche dalle informative rese in proposito dall’Inps con la Circolare 9 febbraio 2022 n. L'assegno in questione spetta a favore delle famiglie con figli a carico fino al compimento del ventunesimo anno di vita. Un punto fondamentale da capire è che, sul piano ideale, il vero beneficiario dell’assegno unico è il figlio. Esso è una misura economica volta a sostituire tutti i precedenti sussidi economici che lo Stato prevedeva come forma di aiuto per le famiglie con figli a carico e che siano residenti in Italia. Essendo uno strumento assistenziale per la famiglia e nello specifico per sostenere le famiglie che abbiano dei figli, è principalmente erogato per garantire un miglior tenore di vita ai figli e sarà dunque spettante a quei genitori che hanno l’affidamento degli stessi.

Assegno Unico e Assegno di Mantenimento: Differenze e Intersezioni

Molti genitori, soprattutto all’inizio della separazione, confondono l’assegno unico con l’assegno di mantenimento. È cruciale distinguere queste due forme di sostegno. L’assegno di mantenimento è ciò che un genitore versa all’altro per contribuire alle spese del figlio, secondo quanto stabilito dal giudice. L’assegno unico, invece, è una prestazione economica che lo Stato riconosce in presenza di figli. Questo però non significa che l’Assegno Unico in Caso di Separazione sia completamente “neutro” rispetto al mantenimento. Nel momento in cui il giudice quantifica la somma dovuta da un genitore all’altro, può tener conto anche dell’esistenza dell’assegno unico e del fatto che questo venga percepito da uno solo o da entrambi. L’assegno unico non sostituisce l’assegno di mantenimento. Il genitore obbligato deve continuare a versare la somma stabilita dal giudice, salvo eventuali modifiche successive. L’assegno unico è un aiuto aggiuntivo che lo Stato riconosce alle famiglie con figli. L’assegno unico è finalizzato ai bisogni del figlio e non dovrebbe essere trattato come una compensazione privata per i mancati pagamenti del mantenimento.

Criteri di Assegnazione dell'Assegno Unico in Caso di Separazione

Quando arriva una separazione, l’equilibrio familiare cambia. I genitori non vivono più insieme, si stabilisce chi è il genitore collocatario, si definiscono i tempi di permanenza dei figli con ciascun genitore e, quasi sempre, si fissa un assegno di mantenimento. Innanzitutto, l’assegno unico è collegato al nucleo familiare in cui il figlio risulta inserito. Le regole di base non riguardano solo le coppie sposate. Hanno diritto all’Assegno Unico in Caso di Separazione i genitori che hanno figli a carico e che esercitano la responsabilità genitoriale, anche se non vivono più insieme.

Affidamento Esclusivo e Collocamento

In caso di affidamento esclusivo, l'assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. La regola generale prevede il pagamento interamente al genitore affidatario. Si pensi al caso in cui il figlio viva stabilmente con un genitore, che si occupa del bambino o del ragazzo tutti i giorni, lo accompagna a scuola, paga mensa, libri, vestiti, sport, visite mediche. In un contesto come questo è spesso più logico che l’assegno unico venga percepito dal genitore collocatario. Immaginiamo una separazione in cui il figlio vive soprattutto con la madre. La madre sostiene la maggior parte delle spese quotidiane e riceve un assegno di mantenimento dal padre. In questo caso può essere giusto che l’assegno unico venga percepito dalla madre, perché è lei a fare fronte ogni giorno alle necessità del minore. Nel caso di affidamento esclusivo a favore di un genitore, la posizione di quest’ultimo è ancora più centrale.

Genitore singolo con figlio

Affidamento Condiviso e Collocamento Paritetico

In molti casi si applica una logica di ripartizione tra i genitori, perché entrambi sono responsabili dei figli. È la situazione più comune. Ci sono casi in cui il figlio trascorre tempi pressoché equivalenti con entrambi i genitori. In una separazione con collocamento quasi paritetico, l’Assegno Unico in Caso di Separazione viene spesso ripartito in modo più bilanciato, perché entrambi i genitori sostengono direttamente spese quotidiane analoghe. Se i genitori che richiedano l’assegno unico sono separati o divorziati è bene fare chiarezza sul fatto che, in caso di affidamento condiviso, sarà da dividere equamente tra le parti.

ASSEGNO UNICO 2024: la guida su come fare domanda

Il Ruolo dell'ISEE e la Mancata Collaborazione dell'Ex Partner

Per determinare l’importo dell’assegno unico viene considerata la situazione economica del nucleo familiare, spesso attraverso l’ISEE. Questo crea diversi interrogativi pratici. Se l’ex partner non collabora nel fornire documenti, possono sorgere ritardi o difficoltà. In questi casi è utile non limitarsi agli aspetti tecnici del calcolo, ma valutare anche l’effetto che la scelta di un certo nucleo ISEE può avere sugli equilibri economici complessivi, sul mantenimento e sulla divisione delle spese. L'INPS, ad esempio, precisa che in due casi si può chiedere il riesame qualora la domanda venga respinta: «non è stato reperito Isee valido» o «dalla dichiarazione Isee non risulta convivente con il figlio per il quale è richiesto l'assegno».

Un caso emblematico è quello della signora C.G. che ha partorito a novembre 2017 e cui è stato rifiutato il bonus bebè in quanto le è stato fatto un unico ISEE con il suo compagno pur vivendo in case diverse, superando i 25 mila euro. Solo dopo ha scoperto che si dovevano presentare due ISEE separati e che l'importo sarebbe stato di gran lunga inferiore rispetto all'ISEE congiunto. Nel caso di bonus bebè o «assegno di natalità» (introdotto dalla legge Stabilità 2015 e spettante per nascite e adozioni nel triennio 2015/2017), nei casi “standard” la domanda di bonus bebè ha come allegato l’ISEE ordinario. Ci sono poi casi particolari nei quali si utilizza il modello ISEE Minorenni il quale presuppone la compilazione del quadro D, presente nel Modulo MB.2.

Accordo tra i Genitori e Intervento del Giudice

Sì, spesso i genitori, con l’aiuto dei rispettivi avvocati, possono trovare un accordo sulla gestione dell’assegno unico. Possono stabilire che venga ripartito in una certa percentuale, oppure che venga attribuito in via principale al genitore collocatario, tenendone conto nella definizione dell’assegno di mantenimento e nella ripartizione delle spese straordinarie. Se i genitori non riescono a trovare un’intesa o se l’accordo non tutela adeguatamente l’interesse del minore, il giudice può intervenire e decidere in modo diverso. Gestire l’Assegno Unico in Caso di Separazione non è solo una questione di moduli e di calcoli. Un accordo scritto in modo impreciso, o una decisione presa in fretta, può generare malcontento, recriminazioni e cause future.

Documenti legali e accordo

La Giurisprudenza della Cassazione sull'Assegno Unico in Caso di Mancato Accordo

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. [omissis] ha avuto modo di pronunciarsi sul tema dell'assegno unico in caso di mancato accordo tra i genitori. Un caso è stato quello in cui la Corte d’Appello, a parziale accoglimento dell’appello proposto da Tizio, fissava in euro 100,00 mensili l’assegno divorzile a suo carico, confermando per il resto l’impugnata sentenza. In particolare, con il terzo motivo denunciava violazione dell’art. 6, comma 4 del D.Lgs. 230/2021 per aver la Corte d’Appello accolto la domanda di Caia di percepire integralmente l’assegno unico in mancanza di accordo tra i genitori. La Corte di Cassazione, richiamando la normativa in tema di assegno unico universale e l’interpretazione della stessa elaborata direttamente dall’Inps, ha ribadito alcuni principi fondamentali.

Ai sensi dell’articolo 6, comma 4, del decreto legislativo n. 230/2021, “L’assegno è corrisposto dall’INPS ed è erogato al richiedente ovvero, a richiesta, anche successiva, in pari misura tra coloro che esercitano la responsabilità genitoriale. In caso di affidamento esclusivo, l'assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario”. L’articolo 2, comma 1 del medesimo decreto legislativo, riconosce l’assegno ai nuclei familiari con figli. L’articolo 5, comma 4 del medesimo decreto legislativo, precisa che “per componente familiare si intende: a) per i nuclei familiari che comprendono entrambi i genitori, inclusi quelli separati o divorziati o comunque non conviventi”. La Circolare dell’Inps n. [omissis] specifica che “qualora il giudice, in ipotesi di affidamento condiviso, stabilisca il collocamento del minore presso il richiedente l’assegno unico e/o universale per i figli si può optare per il pagamento al 100% al genitore collocatario”.

La risposta legale alla trattenuta indebita degli assegni familiari da parte di un genitore non affidatario è stata delineata dalla sentenza numero 24140 del 5 giugno 2023 della Corte di Cassazione. La Corte ha affermato che il reato persiste anche se il giudice, durante la separazione, non avesse specificamente attribuito in modo esclusivo gli assegni alla madre affidataria. Il principio fondamentale riconosciuto dalla giurisprudenza è che il genitore con cui vivono i minori è tenuto a gestire gli assegni familiari, poiché questi sono destinati a coprire le spese quotidiane dei figli. Se il genitore non affidatario rifiuta di restituire gli assegni familiari indebitamente trattenuti, è possibile agire per vie legali attraverso una querela per appropriazione indebita. Il termine di tre mesi per presentare la querela inizia a decorrere dal momento in cui viene ufficialmente richiesta la restituzione degli assegni e questa richiesta viene negata. In pratica, prima di procedere con la denuncia, è necessario avanzare una richiesta formale di restituzione.

Modifiche delle Condizioni e Aggiornamenti

Sì. Se le condizioni di affidamento o di collocamento cambiano in modo significativo, è importante aggiornare anche la situazione relativa all’assegno unico. Questo vale sia sul piano dei rapporti tra i genitori, sia nei confronti degli enti che erogano il beneficio.

L'Assegno Sociale in Caso di Separazione: Una Diversa Prospettiva

Un aspetto correlato, ma distinto dall'assegno unico, è la questione dell'assegno sociale in caso di separazione. Ci si interroga se l’assegno sociale possa essere o meno percepito anche da chi riceve già il mantenimento da parte dell’ex coniuge. L'assegno sociale è destinato a coloro che si trovano in uno stato di bisogno economico. L’importo previsto per l’anno 2022 è di 6.085,43 euro all’anno, pari a una cifra di 468,10 euro mensili erogati per 13 mensilità. La cifra stabilita dal giudice per il mantenimento dell’ex coniuge in caso di separazione e/o divorzio, viene considerata per il computo di tutti i redditi percepiti, al fine di valutare la possibilità di ottenere l’assegno sociale. Se chi ha diritto all’assegno sociale percepisce anche un mantenimento dall’ex coniuge, non potrà beneficiare dell’intero importo dell’assegno sociale, ma di una misura ridotta generalmente pari alla differenza tra l’importo totale dell’assegno divorzile e l’importo dell’assegno di mantenimento percepito dall’ex coniuge. Si tratta quindi, di una forma integrativa che permette di arrivare ad un importo di 468,10 euro, cifra che si avrebbe nel caso di erogazione dell’assegno sociale nella sua misura intera. In quest’ottica se per esempio l’assegno divorzile è di circa 230 euro al mese, l’assegno sociale avrà un importo pari a 240 euro circa e così via.

Tra i requisiti necessari all’ottenimento dell’assegno sociale, il più importante è senz’altro lo stato di bisogno economico. Al fine di ottenere una valutazione oggettiva dello stesso, per le persone sposate si fa riferimento alla somma dei redditi dei singoli coniugi e cioè al reddito complessivo della coppia, mentre nel caso di una coppia separata o divorziata si prende in considerazione soltanto il reddito personale di ciascuno dei due singolarmente, e non più facendo una somma con quello dell’ex coniuge. Si vuole sottolineare questo aspetto perché uno dei fenomeni che maggiormente preoccupa l’INPS, è la separazione fittizia messa in scena con lo scopo di ottenere l’erogazione dell’assegno sociale. Il trucchetto è molto semplice, la coppia di coniugi inscena una finta separazione concordando anche un mantenimento irrisorio o comunque una cifra davvero molto esigua, in modo tale da delineare un quadro perfetto per potersi vedere riconosciuti i requisiti necessari all’erogazione dell’assegno sociale. Questo, chiaramente, dovrà essere effettivo, e allo stesso tempo ponendo l’attenzione su quanto la volontaria accettazione in sede di separazione, di un mantenimento esiguo, non possa e non debba in alcun modo rappresentare a priori la negazione di un reale stato di bisogno ragionando solo sulla base delle finte separazioni, poiché di fatto, tale aspetto non può considerarsi condizione sufficiente ad affermare in modo categorico che non ci sia bisogno dell’assegno sociale. Sarà quindi sempre necessario, per ognuna delle circostanze poste in esame, verificare con gli strumenti legali del caso e nei modi più opportuni, tramite attente valutazioni in merito ai redditi percepiti e alle dichiarazioni fornite, il reale stato di bisogno del richiedente.

Calcolo assegno sociale

tags: #se #ex #compagno #non #da #documenti