La Scarlattina: Guida Completa su Sintomi, Contagio e Gestione negli Adulti e nei Bambini

La scarlattina rappresenta una patologia infettiva acuta di natura batterica che, sebbene sia tradizionalmente associata all'età pediatrica, richiede attenzione e comprensione anche da parte degli adulti. Questa malattia è causata dal batterio Streptococcus pyogenes, noto come Streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEGA). A differenza di molte altre comuni malattie esantematiche dell'infanzia, che hanno origine virale, la scarlattina è sostenuta da un agente batterico che produce una tossina specifica, denominata tossina pirogenica. È proprio la circolazione di questa tossina nei soggetti suscettibili a determinare la comparsa dell'esantema tipico e degli altri sintomi sistemici.

rappresentazione microscopica dello streptococco beta-emolitico di gruppo A

Eziologia e diffusione della patologia

Il batterio responsabile non è esclusivamente l'agente della scarlattina, ma è anche il principale colpevole di svariati episodi di infezione della gola (faringite streptococcica) e di infezioni cutanee. La scarlattina colpisce prevalentemente i bambini di età compresa tra i 3 e i 12 anni, con un picco di incidenza situato tra i 5 e i 15 anni; risulta invece una condizione rara nel lattante e nell'adulto, sebbene non impossibile.

Dopo un periodo di calo dell'infezione registrato durante la pandemia di Covid-19, i casi di scarlattina in Italia sono in aumento, specialmente tra i bambini delle scuole materne. È importante sottolineare che la scarlattina è una malattia infettiva acuta, che colpisce adulti e bambini e prevede una cura antibiotica specifica per evitare complicazioni. La malattia si diffonde principalmente attraverso le goccioline respiratorie (droplets) emesse da persone infette quando tossiscono, starnutiscono o parlano. Il contagio avviene più facilmente in ambienti chiusi e affollati, e il picco di incidenza si verifica nel tardo autunno, in inverno e in primavera.

Il quadro clinico: dall'incubazione all'esantema

L'incubazione della scarlattina, sia negli adulti che nei bambini, è breve e varia tra 1 e 7 giorni, con una media tipica di 2-5 giorni. L'esordio della malattia è solitamente brusco e si articola in fasi ben distinte.

Fase pre-esantematica

Questa fase iniziale prevede la comparsa dei primi sintomi, che includono febbre alta (39-40 °C), brividi, cefalea, nausea, vomito e una sensazione di malessere generale. Si riscontra spesso un forte mal di gola associato a tonsille ipertrofiche e una deglutizione dolorosa, condizione definita "angina faringea". In questa fase, la lingua appare inizialmente ricoperta da una patina biancastra, con papille rosse che sporgono, la cosiddetta “lingua a fragola bianca”.

Fase esantematica

Dopo 12-48 ore dai sintomi iniziali compare l'esantema di colore rosso scarlatto, caratterizzato da puntini e chiazze rosse molto vicini tra loro, lievemente in rilievo e ruvidi al tatto, che svaniscono alla pressione lasciando la tipica impronta gialla ("segno della mano gialla"). L'eruzione cutanea inizia solitamente dal collo, dalle ascelle e dalla zona inguinale, per poi estendersi a tutto il corpo entro 24 ore. Sul volto, l'arrossamento delle guance contrasta con il relativo pallore del naso e della zona intorno alla bocca, conferendo al viso un aspetto noto come “maschera scarlattinosa” o "maschera di Filatow".

grafico che illustra la diffusione dell'esantema scarlattiniforme sul corpo

A distanza di qualche giorno, la patina biancastra sulla lingua scompare, lasciando spazio a una superficie rossa con aspetto rugoso, definita “lingua a lampone”. Dopo 3-5 giorni la febbre sparisce e l'esantema inizia a regredire, lasciando il posto a una desquamazione furfuracea (squame piccole, biancastre, farinose e poco aderenti) che, a livello di mani e piedi, può essere di tipo lamellare (grandi squame). Tale processo può durare fino a 10-20 giorni.

Considerazioni sul contagio e varianti cliniche

È fondamentale distinguere la scarlattina da altre patologie simili, come la varicella. Quest'ultima è causata da un virus, lo stesso dell'herpes zoster, e presenta un esantema sotto forma di vescicole pruriginose con liquido giallo, che evolvono in croste, richiedendo una cura antivirale. Esistono inoltre forme lievi di scarlattina, con quadro sintomatologico attenuato, esantema modesto e febbre quasi assente, che vengono colloquialmente definite “scarlattinetta” o, in passato, quarta malattia.

Per quanto riguarda il contagio, i malati sono contagiosi da 1 a 5 giorni prima dello sviluppo dei sintomi e per tutta la durata della malattia se non viene instaurata una adeguata terapia. Il batterio, inoltre, può sopravvivere nell'ambiente su oggetti contaminati, rendendo possibile una trasmissione indiretta oltre a quella diretta tramite goccioline respiratorie. Poiché esistono diversi ceppi di Streptococco beta-emolitico di gruppo A, è possibile ammalarsi di scarlattina più volte nel corso della vita, poiché non si sviluppa un'immunità permanente contro tutti i ceppi.

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Gestione medica e diagnosi differenziale

La diagnosi di scarlattina è essenzialmente clinica, basata sulla valutazione dei sintomi e sull'esame obiettivo condotto dal pediatra o dal medico di medicina generale. Nelle forme dubbie, è di grande supporto il tampone faringeo per la ricerca dello SBEGA, che permette di confermare la diagnosi. È bene ricordare che altre infezioni virali, come la mononucleosi o infezioni da Adenovirus, possono simulare manifestazioni simili, rendendo necessaria una valutazione professionale.

La terapia standard prevede l'impiego di antibiotici per un periodo di 7-10 giorni. La scelta ricade solitamente sulle penicilline (come l'amoxicillina), mentre in caso di allergia accertata si ricorre ai macrolidi. Il trattamento precoce è fondamentale non solo per ridurre la durata della malattia, ma soprattutto per prevenire le temute complicanze tardive.

schema del percorso diagnostico e terapeutico per lo streptococco

Complicanze e prevenzione

Prima dell'avvento della moderna terapia antibiotica, la scarlattina rappresentava una seria minaccia. Oggi, le complicanze sono divenute rare, ma non vanno sottovalutate. Esse possono manifestarsi in due modi:

  • Complicanze precoci: includono ascessi tonsillari, otiti medie e sinusiti, causate dalla diffusione locale del batterio.
  • Complicanze tardive: legate a risposte immunologiche, come la malattia reumatica e la glomerulonefrite acuta post-infettiva.

Per quanto riguarda la scarlattina in gravidanza, è utile contattare il proprio ginecologo per impostare la terapia adeguata; la malattia, di norma, non rappresenta un pericolo diretto per il feto e difficilmente si trasmette al bambino al momento del parto. Non esiste attualmente un vaccino specifico per la scarlattina, quindi la prevenzione si basa esclusivamente su norme igieniche rigorose. È fondamentale il lavaggio frequente e accurato delle mani, specialmente dopo aver tossito o starnutito. Un bambino trattato con antibiotico smette di essere contagioso dopo 24-48 ore dall'inizio della terapia e può tornare a frequentare la scuola, rispettando le disposizioni sanitarie vigenti.

La scarlattina negli adulti

Sebbene sia considerata una patologia pediatrica, la scarlattina può colpire anche gli adulti, talvolta con manifestazioni cliniche che possono essere più pesanti o semplicemente sovrapponibili a quelle dei bambini. Negli adulti, la diagnosi può essere meno immediata per via di una minore attesa del sospetto diagnostico rispetto alla popolazione pediatrica. Tuttavia, il percorso terapeutico rimane invariato: una cura antibiotica mirata, prescritta dal medico curante, è essenziale per la completa guarigione e per evitare la trasmissione del patogeno ai familiari o ai contatti stretti. È essenziale sottolineare che né gli adulti né i bambini sono protetti dal contagio in modo permanente e, data la natura della malattia, l'osservazione dei sintomi rimane il primo strumento di salvaguardia della salute collettiva.

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