La procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un insieme di tecniche che permettono il concepimento anche in caso di infertilità, offrendo speranza a milioni di individui e coppie. Queste tecniche, che possono essere più o meno complesse, vanno dall'inseminazione artificiale, che prevede l'inserimento di un campione seminale preparato ad hoc all'interno dell'utero, alla fertilizzazione in vitro (FIV), dove l'ovulo e lo spermatozoo sono uniti in laboratorio. Nonostante la natura universale del desiderio di genitorialità, le leggi che regolano l'accesso e la pratica della PMA variano notevolmente tra i diversi paesi, non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti e in Australia, creando un complesso mosaico di opportunità, restrizioni e, talvolta, la necessità di attraversare i confini nazionali per cercare cure adeguate.

Un Mosaico di Leggi: Regolamentazioni della Procreazione Assistita nel Mondo
Le regole adottate in Europa, negli Stati Uniti e in Australia mostrano profonde differenze. L'eterologainseminazione con seme di donatore, ad esempio, è legalizzata in tutti i Paesi del mondo, sebbene con accesso e condizioni variabili. La fecondazione in vitro con donazione di ovociti, invece, incontra limitazioni in Germania, Austria, Norvegia e Svezia. In Italia, la ovodonazione è limitata ai soli centri privati. La produzione di embrioni per ricerca non è stata resa lecita da nessun Paese. Tuttavia, in Gran Bretagna, Svezia e Spagna è possibile perché non vengono considerati embrioni le cellule con sviluppo inferiore a 14 giorni. Su questi 'pre-embrionì sono permessi studi e ricerche sperimentali.
In Gran Bretagna, Francia, Spagna, Svezia, Usa e Australia, ricerche vengono effettuate sugli embrioni in soprannumero con diritto di decisione lasciato alla coppia. Ad esempio, in Inghilterra, è permessa la fecondazione eterologa, cioè con il contributo di un donatore esterno alla coppia, e quella omologa (interna alla coppia) consente la fecondazione per cinque embrioni, l'introduzione in utero di due ed il congelamento dei rimanenti tre per successivi tentativi di gravidanza. Inoltre, gli embrioni vengono selezionati e classificati con un indice di qualità. In Italia è possibile solo la fecondazione omologa: vengono fecondati tre ovuli che sono introdotti contemporaneamente nell'utero materno e indipendentemente dalla salute embrionale, cioè vengono impiantati gli embrioni anche se hanno difetti genetici.
Le divergenze legislative non si fermano qui. In Inghilterra, ad esempio, hanno accesso alla fecondazione assistita anche donne single, coppie lesbiche, donne che hanno superato i 50 anni e tutti i casi di maternità surrogata (il cosiddetto "utero in affitto"), tutto vietato in Italia. L'Inghilterra, ma anche l'Olanda, il Belgio, la Spagna, la Francia, ecc., hanno una legislazione più aperta sulla maternità, riflettendo la convinzione che la salute della donna e del feto dovrebbero essere prioritari a dogmi e pregiudizi più o meno religiosi. Un figlio deve essere voluto e desiderato per poter crescere bene e felice, almeno nelle premesse. Solo questo è indispensabile.
Le Specificità Nazionali: Un Confronto tra Regolamenti Europei
Ecco cosa prevedono le leggi che regolano la procreazione assistita in alcuni altri Paesi:
- Austria: È ammessa sia la fecondazione artificiale tra coppie sposate o conviventi sia quella eterologa, ma non per le donne sole. Non sono consentiti l'inseminazione post mortem e l'utero in affitto. È inoltre ammesso l'accesso ai dati del donatore.
- Francia: La legge del 1994 stabilisce che solo le coppie sposate o conviventi da almeno due anni possono accedere all'inseminazione artificiale. Non è ammesso l'utero in affitto. I componenti la coppia inoltre devono essere entrambi in vita. È ammessa l'inseminazione artificiale con donatore solo quando la procreazione assistita all'interno della coppia non abbia avuto successo.
- Germania: La legge del 1990 ammette l'inseminazione omologa e eterologa solo per le coppie sposate. La fecondazione in vitro è ammessa solo se omologa. È inoltre vietato trasferire nel corpo di una donna più di tre embrioni per un ciclo di inseminazione. Non sono ammessi l'inseminazione post mortem e l'utero in affitto.
- Gran Bretagna: La legge del 1990 consente sia l'inseminazione omologa che eterologa a coppie sposate o conviventi e a donne singole. La legge del 1990 ammette l'utero in affitto, purché non ci sia passaggio di denaro, e l'inseminazione post-mortem.
- Norvegia: Possono accedere all'inseminazione artificiale solo le coppie sposate o conviventi in maniera stabile. L'inseminazione eterologa è ammessa solo quando il marito o il convivente della donna sia sterile o se si è in presenza di una malattia ereditaria.
- Spagna: L'accesso all'inseminazione artificiale, sia omologa che eterologa, è consentita alle coppie sposate e ai conviventi purché vi acconsentano in modo libero e cosciente. La prima legge che regola la materia è del 1987.
- Svezia: È ammessa l'inseminazione omologa e eterologa per le coppie sposate o conviventi. Non è ammessa per la donna sola. La fecondazione in vitro è ammessa solo con il seme della coppia, che deve essere sposata o convivente.
- Stati Uniti: Esistono profonde differenze tra Stato e Stato. Generalmente è ammessa sia l'inseminazione omologa che eterologa.

Il Turismo Riproduttivo: Quando i Confini si Superano per un Sogno
In molti paesi UE, i trattamenti di procreazione medicalmente assistita sono difficilmente accessibili per via delle numerose barriere legali e dei lunghi tempi di attesa. Tuttavia, persistono numerose barriere di vario genere, che spingono migliaia di persone ogni anno ad andare all'estero per ricercare trattamenti più facilmente accessibili. Questo fenomeno è noto come turismo riproduttivo.
Molti paesi UE, tra cui anche l'Italia, hanno problemi di approvvigionamento di spermatozoi. Eppure, il trasporto è relativamente semplice perché lo sperma si danneggia poco tra congelamento e scongelamento. Non è questo il caso degli ovuli invece. Secondo un recente studio, circa il 5% delle operazioni di procreazione medicalmente assistita richiedono spostamenti tra stati. Le destinazioni più popolari sono Spagna, Repubblica Ceca, Danimarca e Belgio. La Danimarca, ad esempio, ne ha effettuate più di 8mila, per il 21,69% del totale. In Belgio, nel 2018, ogni 100 cicli di fertilizzazione in vitro 13 hanno riguardato pazienti stranieri residenti al di fuori dei confini nazionali, ma soprattutto all'interno dell'Unione europea. Diversi milioni di bambini sono nati grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Chi viaggia alla ricerca di trattamenti sceglie la meta a seconda dei propri bisogni specifici. Ad esempio, nel 2019 in Spagna il 54,3% dei trattamenti di fecondazione assistita effettuati da pazienti stranieri riguardavano ovuli donati (prima degli spermatozoi donati e dell'inseminazione artificiale). Al contrario, la Danimarca è tra i paesi con più donazioni di sperma per pazienti di altri paesi. Infatti, secondo l'autorità danese per la salute e la medicina, il 55,5% delle inseminazioni da donatori, in Danimarca, hanno coinvolto donne straniere.
Attraversare confini comporta, in molti casi, una spesa consistente. Come la Spagna, anche la Repubblica Ceca è una destinazione popolare, per via della qualità della cura e dei prezzi accessibili. Sta emergendo però la preoccupazione che i numerosi arrivi dall'estero rendano più difficile ai cittadini autoctoni l'accesso al servizio. Questo è evidente dal report del 2017 dell'istituto di informazione e statistica sulla salute, che evidenzia il rischio che l'aumento dei prezzi renda i trattamenti difficilmente accessibili per i residenti cechi.
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Le Sfide dell'Accesso alla PMA: Età, Orientamento Sessuale e Identità di Genere
Le barriere all'accesso alla procreazione assistita non sono solo legali o economiche. Nella maggior parte dei casi, l'unica barriera giuridica all'accesso alla PMA per le coppie eterosessuali riguarda l'età della donna. Anche le donne che decidono di sottoporsi a tecniche di procreazione assistita hanno un'età sempre più avanzata, e alcune vi accedono a un'età in cui è relativamente difficile rimanere incinte in modo naturale. Nella maggior parte dei paesi l'età massima per poter accedere alla PMA si aggira sui 50 anni. Juana Crespo, direttrice di una clinica di fertilità spagnola specializzata nel trattamento di casi complessi, spiega che il problema principale è spesso proprio l'età avanzata delle sue pazienti. Pur rappresentando uno dei problemi più frequenti, il limite di età previsto per l'accesso delle donne alla PMA non è l'unica difficoltà con cui devono fare i conti le coppie eterosessuali che desiderano avere figli. Tuttavia, nella maggior parte dei paesi europei non c'è alcun limite di età per gli uomini che desiderano accedere alle tecniche di PMA con la loro partner.
Per le coppie lesbiche e per le donne senza partner è più difficile accedere alla fecondazione assistita in molti paesi europei, e lo è ancora di più per le persone transessuali e intersessuali. Per le persone LGBTI che vivono in Europa avere figli con tecniche di procreazione assistita è un'impresa tutt'altro che facile. Ben 24 paesi europei impediscono alle coppie lesbiche di accedere alla PMA. Russell spiega che la situazione peggiore è in Ungheria e in Polonia, aggiungendo però che si tratta di un problema diffuso in tutta Europa. Fino al 2011, non molto tempo fa, in Germania, le persone trans dovevano sottoporsi alla sterilizzazione per poter cambiare genere. Ciò succede ancora in molti altri paesi europei. In alcuni casi, la legge vieta l'accesso alla PMA alle persone che hanno ottenuto il riconoscimento di genere, causando un dilemma. L'individuo non dovrebbe essere messo nella posizione di dover scegliere uno dei propri diritti o l'altro. Venti paesi permettono l'accesso alla PMA alle persone trans. Sei non lo fanno. In altri paesi, come la Germania, la questione non è normata. In Italia è obbligatorio completare la transizione di genere prima di poter accedere alla PMA. In altri paesi, delle modifiche legislative mirano a cancellare queste realtà, a fingere che non esistano. È questo il caso dell'Ungheria, dove il riconoscimento legale di genere è stato completamente vietato. Inoltre, anche i trattamenti a cui sono state sottoposte molte persone intersessuali da giovani hanno azzerato le loro possibilità di avere figli, almeno in modo naturale. Ci sono barriere davvero significative nel modo in cui le persone intersessuali sono in grado di riprodursi.

Come spiega Russell, le persone LGBTI che subiscono discriminazioni nell'accesso alla fecondazione assistita hanno a disposizione tre alternative. La prima consiste nel nascondere la propria identità sessuale - un'alternativa a cui spesso ricorrono le coppie lesbiche, affermando che solo una delle due donne vuole sottoporsi ad un trattamento di fecondazione assistita come donna single, oppure le persone non binarie o gli uomini transessuali che si presentano come donne. La seconda alternativa è provare ad accedere alla PMA in un altro paese. Molte persone che desiderano avere figli potrebbero sentirsi spinte a ricorrere a quest'ultima opzione qualora dovessero incontrare ostacoli insormontabili nel tentativo di soddisfare il loro desiderio con altri metodi. Izaskun Gamen, portavoce dell'associazione spagnola "Madres solteras por elección", racconta che, durante i suoi lunghi tentativi per avere un figlio, alcune persone le avevano consigliato di provare a rimanere incinta grazie a un'avventura di una notte con uno sconosciuto e, in caso di successo, di non dire nulla al padre. Un'opzione che a Izaskun Gamen sembra impensabile. "Come lo spieghi poi a tuo figlio?"

Errori Umani e Scambi di Materiale Genetico: Una Preoccupazione Costante
La complessità delle procedure di procreazione assistita, sebbene generalmente sicura, non è immune da errori umani con conseguenze devastanti. La vicenda dell'ospedale romano "Pertini" riporta alla memoria il caso di fecondazione artificiale avvenuto a Modena quasi vent'anni fa, nel 1996: per uno scambio di provette, due gemelli neri nacquero da una coppia di modenesi bianchi. Il caso diventò di pubblico dominio nel 2004 quando si aprì la causa civile al tribunale di Modena avviata dalla famiglia con i due bebè neri contro il Policlinico per quanto era accaduto al reparto di Ginecologia e ostetricia allora diretto da Annibale Volpe. Al momento del parto la modenese che con il marito aveva avuto accesso alla fecondazione artificiale omologa, partorì due piccoli mulatti. I genitori denunciarono l'ospedale per l'errore, che in Italia non si era mai ancora verificato (o risaputo). Negli anni scorsi il Policlinico ha risarcito la famiglia per un milione e mezzo di euro. L'ipotesi è che ci fosse stato uno scambio durante la fase in laboratorio. Il giorno in cui i due modenesi si erano recati in clinica erano previsti ben tre cicli di fecondazione artificiale omologa per coppie che presentavano diagnosi di sterilità. I due modenesi furono gli ultimi delle tre coppie. La prima era una coppia di neri. In qualche modo il materiale genetico del papà di origine africana è stato trasmesso al materiale genetico della mamma modenese. Durante l'udienza la direzione del Policlinico ammise che all'origine di quanto era accaduto c'era stato probabilmente un errore umano da parte di un operatore. «Una sfortunata concatenazione di eventi eccezionali». In termini tecnici, quello che viene definito un caso di «inquinamento ambientale». Nel caso specifico lo strumento che potrebbe avere trasmesso il materiale genetico, determinando il grave errore, potrebbe essere stata una pipetta sporca.
Sempre nel 2004, dieci giorni prima che venisse alla ribalta il caso modenese, rimbalzò sui giornali un altro caso clamoroso di scambio di materiale genetico tra il seme di due uomini a Torino, nel centro medico Promea. L'errore era stato scoperto solo dopo l'inseminazione nell'utero delle rispettive mogli. Lo scambio ha riguardato una coppia di coniugi torinese e una coppia svizzera. Il marito torinese aveva letto un nome diverso dal proprio sulla cartella clinica, quando l'inseminazione della moglie era avvenuta da pochi minuti. Nel giro di pochissimo tempo alle due donne è stata somministrata la pillola del «giorno dopo», per "rimediare" al possibile pasticcio biologico: i due nascituri si sarebbero trovati con due padri noti, uno anagrafico e l'altro biologico. Quella che oggi sarebbe, mutatis mutandis, una evenienza possibile, con la fecondazione eterologa.
Più di recente, un errore è avvenuto a Hong Kong nel 2011: due embrioni sono stati impiantati nell'utero della donna sbagliata. La clinica, un centro specializzato e considerato di eccellenza, ha ammesso l'errore, scaricando la colpa su un giovane medico reo di non aver letto i dati sulla provetta.
Il Caso Monash IVF in Australia: Un Precedente Sconvolgente
Una delle principali cliniche australiane di fecondazione in vitro, Monash IVF, si è scusata pubblicamente per aver trasferito un embrione errato a una donna, che ha poi dato alla luce il bambino di un'altra coppia. La clinica ha attribuito l'incidente a un "errore umano", definito senza precedenti in Australia. Monash IVF, che gestisce oltre 100 cliniche nel Paese, ha espresso il suo rammarico attraverso una dichiarazione ufficiale, sottolineando che l'errore ha sconvolto il personale e l'organizzazione.
L'errore è stato scoperto a febbraio, quando i genitori biologici hanno richiesto di trasferire gli embrioni rimanenti a un altro centro di fecondazione. Durante la fase di conservazione, è stato trovato un embrione in più, il che ha fatto scattare un'indagine interna. La Fecondazione in vitro è una tecnica di riproduzione assistita che consiste nell'unione realizzata in laboratorio di un ovulo e di uno spermatozoo, del partner maschile della coppia o di un donatore, allo scopo di ottenere embrioni già fecondati da trasferire nell'utero materno. Questo processo, che ha come obiettivo l'inizio di una gravidanza per coppie che non riescono a concepire naturalmente, è generalmente sicuro, ma in questo caso un errore umano ha portato allo scambio degli embrioni tra due coppie. È stato allora che si è scoperto che l'embrione donato alla coppia non fosse il loro, ma appartenesse a un'altra paziente. Monash IVF non ha rivelato alcun dettaglio specifico riguardo alle coppie coinvolte, né ha condiviso informazioni sulla data di nascita del bambino o sulla custodia, per tutelare la privacy degli interessati.
Michael Knaap, amministratore delegato di Monash IVF, ha espresso il suo "sincero dispiacere" per l'accaduto, promettendo che la clinica continuerà a sostenere i pazienti in questo momento difficile. Knaap ha definito l'incidente un "errore isolato" e ha assicurato che verranno adottate nuove misure di sicurezza per evitare che simili episodi possano ripetersi. Inoltre, la clinica ha avviato un'indagine indipendente per esaminare le cause dell'incidente e garantire che vengano adottate tutte le raccomandazioni necessarie.
Alex Polyakov, professore associato di clinica all'Università di Melbourne e consulente per la fertilità presso il Royal Women's Hospital, ha dichiarato che l'incidente è il primo di questo tipo in quarant'anni di fecondazione in vitro in Australia. Secondo Polyakov, la probabilità di un errore simile è talmente bassa da essere difficile da quantificare. «Il sistema normativo australiano per la riproduzione assistita è riconosciuto a livello internazionale per la sua rigore e completezza», ha aggiunto, sottolineando che eventi come quello accaduto sono estremamente rari.
Il caso si è verificato nella clinica Monash IVF di Brisbane, dove la legge riconosce la madre naturale e il suo partner come i genitori legali del bambino. Le leggi australiane sulla fecondazione in vitro e la maternità surrogata sono tra le più avanzate a livello mondiale, ma anche con norme molto severe. La questione della custodia e dei diritti legali sul bambino potrebbe complicarsi, dato l'errore che ha coinvolto due coppie. Simili errori sono stati registrati anche negli Stati Uniti, dove recentemente una donna bianca ha scoperto che il suo bambino, nato tramite fecondazione in vitro, non era figlio suo, ma della coppia di un'altra razza. In alcuni casi, i genitori hanno dovuto affrontare una lunga battaglia legale per stabilire i diritti di custodia. Monash IVF non è nuova a controversie legali. Lo scorso anno, la clinica ha accettato di pagare 56 milioni di dollari australiani (circa 35 milioni di dollari USA) per risolvere una class action intentata da 700 ex pazienti. La causa era stata intentata dopo che l'azienda aveva omesso di informare adeguatamente i pazienti riguardo ai rischi di falsi positivi nei test genetici sugli embrioni, una situazione che aveva portato molte coppie a scartare embrioni che si sono poi rivelati vitali. Monash IVF ha promesso di rafforzare le sue misure di sicurezza e di procedere con l'indagine indipendente per evitare che tali errori possano accadere in futuro. La Fertility Society of Australia and New Zealand (FSANZ), che si occupa di regolamentare la fecondazione in vitro, ha espresso il suo sostegno alle famiglie coinvolte e ha ribadito l'importanza di mantenere alti gli standard di trasparenza in tutte le pratiche di riproduzione assistita.

Il Mercato dei Gameti in Italia e il Ruolo dei Paesi Donatori
Atteso a breve in Italia un boom di neonati con tratti somatici vicini a quelli delle donne more spagnole. E fino a qui, niente di strano: i caratteri mediterranei della popolazione italica non si discostano molto da quelli iberici. Già più curioso sarà vedere negli ospedali nostrani uno strano affollamento di bebè biondi con gli occhi azzurri, sul "modello" danese. Questi sono gli effetti dell'eterologa e dell'importazione di gameti dall'estero. Danimarca e Spagna sono infatti i Paesi che soddisfano maggiormente la richiesta di cellule riproduttive da parte di quelle coppie italiane che, animate dal desiderio di avere un figlio a tutti i costi, ricorrono a questa tecnica di fecondazione assistita. Fino a oggi, la Spagna ha già fornito gameti a 242 coppie del nostro Paese, la Danimarca - sede della principale banca mondiale di spermatozoi - ad altre 98.
L'import-export di gameti tra l'Italia e il resto d'Europa pare quindi un mercato in pieno sviluppo e ha riguardato finora 38 centri distribuiti in 11 regioni. Da quando, con la sentenza dell'aprile 2014, la Corte Costituzionale ha liberalizzato l'eterologa, alle dogane degli scali nazionali è un gran via vai di ovociti e liquido seminale congelato. Tutti "prodotti" ordinati e "confezionati" all'estero, in cambio di un semplice rimborso spese più o meno attraente. Lo shopping dei gameti, solo nei primi 5 mesi del 2015, ha portato in Italia 855 contenitori di cellule riproduttive congelate: 441 con liquido seminale, 315 con ovociti (ciascuno contenente 3 uova) e 99 embrioni, destinati in tutto a 420 coppie. La netta esterofilia dimostrata dalle coppie del Bel Paese per l'approvvigionamento di questa particolare "materia prima" per la "produzione di figli" è dovuta al fatto che gli italiani saranno pure un popolo di santi, poeti e navigatori, ma di certo non sono un popolo di donatori di gameti. I nostri centri, infatti, sono quasi totalmente sprovvisti di cellule riproduttive "made in Italy". Eppure una delle poche gravidanze da eterologa andate a buon fine, a oggi, è una storia tutta autoctona, grazie a una studentessa che si è offerta volontaria per il prelievo dei suoi ovociti. In tutto questo, un dato interessante lo fornisce l'andrologo Ermanno Greco, direttore del centro European Hospital di Roma: "Da noi la percentuale di successo con donazioni maschili è del 37% - dichiara, e aggiunge -: attenzione però, molte eterologhe si potrebbero evitare con una valutazione più meticolosa della causa dell'infertilità".
Eccellenza Internazionale e Prospettive Future: Il Caso della Clinica Tambre
In questo scenario complesso, alcune cliniche si distinguono per il loro approccio innovativo e la loro capacità di accogliere pazienti da ogni parte del mondo. La Clinica Tambre è stata riconosciuta come la seconda miglior clinica di fertilità in Spagna, come confermato dal recente articolo pubblicato su eldiario.es. Presso la Clinica Tambre si pratica una medicina riproduttiva avanzata e di precisione, consapevoli dell’importanza di accompagnare ogni paziente in un percorso che può risultare emotivamente complesso. Umanizzare il trattamento significa ascoltare, empatizzare ed essere presenti in ogni fase del processo. Ogni persona che arriva alla Clinica Tambre è unica, così come lo sono lo studio preliminare, la diagnosi e, naturalmente, il trattamento. Il team multidisciplinare sviluppa soluzioni personalizzate, adattandole alle esigenze specifiche di ciascun paziente.
Il valore della diagnosi è uno dei pilastri di Tambre. L'approccio scientifico e l'uso di tecnologie all'avanguardia permettono di affrontare i casi più complessi con un'alta percentuale di successo. Sono specializzati, tra l'altro, nel fallimento dell'impianto, negli aborti ripetuti e nella bassa riserva ovarica. Il riconoscimento di eldiario.es riflette oltre quattro decenni di lavoro basato su valori fondamentali quali umanità, vicinanza e supporto emotivo. L’attenzione personalizzata è al centro del loro operato, poiché ogni trattamento viene progettato su misura, come un abito sartoriale, per le pazienti. Questo approccio integrato è ciò che ha permesso loro di essere considerati una delle migliori cliniche di fertilità in Spagna.
Tambre supera i confini, accogliendo ogni anno pazienti provenienti da tutto il mondo. La CEO della clinica, l'olandese Inge Kormelink, incarna perfettamente questo profilo internazionale. Multilingue, ha vissuto e lavorato in diversi paesi e, dal 2018, quando ha assunto la direzione del centro, ha dato un forte impulso all'internazionalizzazione. Inoltre, la sua visione e le sue esperienze personali sono state un pilastro fondamentale per rendere Tambre una clinica attenta al paziente e al suo benessere. Per chi cerca supporto nel percorso verso la maternità o la paternità, Tambre rappresenta la sicurezza di contare su un team umano eccezionale, impegnato con ogni paziente sin dal primo momento. Dal momento della diagnosi fino al trattamento, il personale medico, tecnico e assistenziale lavora per garantire che i pazienti si sentano accompagnati, informati e al sicuro in ogni fase del processo. Questo approccio empatico e personalizzato rende la clinica una scelta supportata da risultati, valori e testimonianze reali. Guardando al futuro, il loro impegno rimane chiaro: offrire la migliore procreazione assistita possibile, guidati dal cuore e dalla scienza. Alla Clinica Tambre lavorano ogni giorno per offrire il meglio in termini di attenzione e cura.
Si viene da chiedersi se sia possibile per l'Unione europea adottare una normativa comune che garantisca a tutti i cittadini un accesso equo alle prestazioni di procreazione medicalmente assistita. Cianan Russell è scettico al riguardo, dato che si tratta di una materia di competenza degli stati membri. Nemmeno Calhaz-Jorge è ottimista riguardo alla possibilità di elaborare una normativa UE comune in materia di procreazione assistita. "Sono convinto che non sia possibile adottare regole simili [in tutti gli stati membri]". Nonostante la complessità e le sfide, il settore della procreazione assistita continua a evolversi, cercando di bilanciare le esigenze mediche, etiche e personali con un quadro legislativo in costante mutamento.