La Salmonella in Gravidanza: Rischi, Trasmissione Placentare e Misure di Prevenzione

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La gravidanza rappresenta un periodo di profonde trasformazioni fisiologiche per la donna, che si riflettono anche sul sistema immunitario. Durante i nove mesi, infatti, l’organismo femminile è meno attivo dal punto di vista delle difese immunitarie, un naturale adattamento per permettere la "tolleranza" immunologica del feto. Questo cambiamento può rendere l’organismo materno più suscettibile alle infezioni batteriche, tra cui la salmonellosi. La gestante può essere colpita da numerose infezioni che, se non diagnosticate o non trattate, possono avere effetti devastanti sul nascituro. Questa attenzione è cruciale durante la gravidanza, soprattutto quando alcune infezioni possono compromettere lo sviluppo fetale.

Mangiare alimenti sicuri è importante per la salute di tutti, ma lo è ancora di più per alcune categorie di persone maggiormente sensibili. Una di queste categorie è rappresentata dalle donne in gravidanza. Le donne in gravidanza possono ridurre i rischi biologici dell’alimentazione adottando alcuni semplici accorgimenti. La salmonella è un’infezione che, se contratta in gravidanza e non gestita correttamente, può comportare conseguenze anche molto gravi. È quindi fondamentale una conoscenza approfondita di questa patologia per proteggere sia la salute materna che quella fetale.

Che Cos'è la Salmonella e la Salmonellosi?

La Salmonella è un batterio che ha come habitat il tratto intestinale dell’uomo e degli animali e la sua diffusione nell’ambiente avviene attraverso le feci. Si tratta di microrganismi che vivono normalmente nell’intestino di animali e esseri umani, ma possono contaminare alimenti e superfici. Se ingeriti, gli alimenti contaminati possono causare la salmonellosi. La salmonellosi è una malattia provocata da un batterio a forma di bastoncino, abbastanza comunemente riscontrabile nell’ambiente, nel suolo e nelle acque.

Esistono più di 2000 varianti di salmonella, chiamate sierotipi, che appartengono al genere Salmonella. In particolare, la salmonella è un’infezione causata dai batteri appartenenti al genere Salmonella, appunto, in particolare Salmonella enteritidis e Salmonella typhimurium. I più diffusi nell’uomo sono la Salmonella enteritidis e la Salmonella typhimurium. La forma più frequente di salmonella è la cosiddetta salmonella non tifoidea, che in genere causa dei disturbi gastrointestinali. I ceppi tifoidei (come Salmonella typhi), invece, sono responsabili della cosiddetta febbre tifoide, malattia che in Italia è, comunque, piuttosto rara.

Le Salmonellae appartengono alla famiglia delle Enterobacteriaceae e si tratta di batteri dalla forma bacillare le cui caratteristiche della parete batterica permettono di classificarli come Gram-negativi. Il genere è costituito da due sole specie, S. enterica e S. bongori, divise in sottospecie. Ogni sottospecie include numerosi "sierotipi" o "serovar" classificati mediante la loro struttura antigenica, determinata dalla variabilità di tre componenti principali: l'antigene O che fa parte della parete batterica, gli antigeni flagellari H e gli antigeni capsulari K che comprendono il fattore Vi (non sempre presente). Per S. Typhi e Paratyphi l'adattamento all'uomo è talmente stringente che esso rappresenta l'unico ospite colonizzabile da parte dei due serovar. La temperatura ideale per la moltiplicazione delle Salmonellae è compresa tra i 4 e i 47 °C con un optimum di temperatura intorno ai 37 °C, condizioni che favoriscono la loro proliferazione in molti ambienti, inclusi gli alimenti.

Struttura del batterio Salmonella

Modalità di Trasmissione della Salmonella

La salmonella in gravidanza, come del resto nelle altre fasce di popolazione, si acquisisce principalmente per via alimentare. La salmonella si trasmette principalmente per via alimentare, cioè attraverso il consumo di cibi o bevande contaminati dal batterio. Questi batteri possono contaminare l’acqua o gli alimenti raggiungendo cariche elevate. La trasmissione della salmonella avviene principalmente per via oro-fecale, attraverso il consumo di alimenti contaminati da feci infette. Il rischio di contrarla aumenta con il consumo di alimenti crudi, scarsa igiene o manipolazione errata dei cibi.

La salmonellosi è una malattia diffusa in tutto il mondo. Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, non è una prerogativa soltanto dei paesi in cui le condizioni igienico-sanitarie sono carenti ma è invece tra le principali malattie alimentari dei paesi industrializzati. In Europa l’applicazione negli allevamenti di strategie di controllo previste dalla normativa comunitaria, ha fatto sì che la malattia abbia subito un significativo declino. In Italia tra il 2009 e il 2013 si è osservata una costante diminuzione del numero di casi di ricovero, che in media è stato registrato essere di 6 giorni. Tuttavia alcuni casi sono arrivati a comportare circa 250 giorni di ricovero per conseguenze dovute all’infezione.

Non solo l’ingestione diretta di alimenti contaminati è una via di trasmissione. Questi batteri possono anche trasmettersi per via diretta, cioè attraverso il contatto con animali infetti o le loro feci. Questo vale soprattutto per i pet domestici o da cortile, come polli, maiali, bovini, cani, gatti, pulcini e tartarughe. Sebbene tenda ad essere un mezzo di trasmissione più raro, la salmonella può essere trasmessa anche dal contatto diretto con animali portatori, come rettili, uccelli o roditori, o con le superfici da essi contaminate.

Un'ulteriore modalità di diffusione è la contaminazione durante la produzione-lavorazione degli alimenti da parte del personale addetto (alimentaristi) nel caso in cui si tratti di portatori asintomatici. Inoltre, il contagio tra esseri umani può avvenire nel caso in cui il malato utilizzi posate, asciugamani o altri oggetti in modo non esclusivo. Questi possono recare tracce del batterio e, se usati da un’altra persona, trasmettere il contagio.

Sintomi della Salmonellosi: Riconoscere l'Infezione

I sintomi dell’infezione da Salmonella si manifestano come gastroenterite, diarrea, febbre e dolori addominali. Solitamente, la salmonellosi ha un decorso benigno senza bisogno di assumere farmaci nelle persone con un sistema immunitario integro. I sintomi di un’infezione da salmonella possono variare a seconda del tipo di batterio e della gravità dell’infezione. L’intossicazione da salmonella non è sempre facile da diagnosticare, perché i sintomi possono essere vari, appena sfumati, può comparire febbre oppure no, possono manifestarsi sintomi gastrointestinali e perfino infezioni al sistema nervoso.

I disturbi compaiono generalmente tra le 6 e le 72 ore dall’ingestione di cibi contaminati. Mediamente la comparsa sintomatica della zoonosi gastroenterica decorre dopo due giorni dal contatto con il veicolo di trasmissione. La malattia si manifesta in genere entro 12-72 ore dall’esposizione al batterio e nella maggior parte dei casi i sintomi si risolvono spontaneamente in 4-7 giorni. I sintomi della salmonella compaiono dalle 6 ore ai tre giorni dopo l’ingestione del cibo o dell’acqua contaminata. Hanno una durata che varia dai quattro ai sette giorni, quindi solitamente si alleviano gradualmente e la persona si sente meglio. La guarigione avviene nel giro di una decina di giorni circa, se non compaiono complicanze.

I sintomi più comuni della salmonella sono:

  • Diarrea, spesso con scariche abbondanti e frequenti;
  • Crampi addominali;
  • Febbre;
  • Nausea, spesso accompagnata da vomito;
  • Senso di spossatezza persistente.

In alcuni casi, e soprattutto nei soggetti più fragili, si possono presentare complicanze come:

  • Disidratazione grave;
  • Batteriemia, ovvero presenza del batterio nel sangue. In condizioni normali, il sangue è sterile.
  • Meningite, sebbene si tratti di una complicazione rara. Infezioni serie a carico di ossa e sistema nervoso (come meningite) soprattutto nei bambini piccoli e nelle persone con sistema immunitario poco attivo o già affette da altre malattie.
  • Inoltre, nella popolazione più sensibile, comprese le gestanti, si possono verificare disturbi più severi che possono perdurare fino a due settimane: disidratazione e acidosi, tachicardia e calo di pressione. L'aspetto chiave dell'evoluzione della patologia è infatti dato dall'invasione della mucosa intestinale da parte dei batteri, ma si può verificare anche una condizione di setticemia e localizzazione a livello dell'apparato respiratorio, delle meningi e dell'apparato osteoarticolare.

La salmonella: sintomi e cura - Nicola Petrosillo ospite a Elisir, rai 3

La Salmonella in Gravidanza: Una Vulnerabilità Accresciuta

La gravidanza è una delle condizioni in cui la salmonella può causare più problemi al benessere di una persona e provocare disturbi anche al feto. La salmonellosi può essere pericolosa anche in gravidanza. La salmonellosi, pur essendo spesso lieve, può comportare rischi maggiori durante la gestazione. Durante la gravidanza, il sistema immunitario subisce infatti un naturale adattamento per permettere la “tolleranza” immunologica del feto. Questo cambiamento può rendere l’organismo materno più suscettibile alle infezioni batteriche come appunto la salmonella. In gravidanza, infatti, alcune condizioni fisiologiche rendono l’organismo più vulnerabile, aumentando la possibilità di sviluppare complicanze anche gravi.

L'infezione è comunque più pericolosa nei soggetti con difese immunitarie ridotte, come appunto le donne in stato interessante, i bambini piccoli e le persone anziane. La salmonella in gravidanza può causare complicazioni anche gravi, soprattutto nei casi in cui l’infezione non viene trattata o si presenta in forma sistemica. La gestione della salmonella in gravidanza richiede quindi particolare attenzione, anche quando i sintomi iniziali sembrano lievi o legati ad una gastroenterite. In caso di dubbio o di comparsa di diarrea in gravidanza è fondamentale consultare un medico.

Rischi Specifici per la Gestante

La salmonella in gravidanza può causare nella gestante un’infezione più intensa rispetto alla media, a causa della fisiologica riduzione dell’attività immunitaria. L’infezione può dunque causare: disidratazione e febbre persistente. Una eventuale infezione può provocare nella futura mamma diarrea e vomito con disidratazione. Il principale rischio è la disidratazione, dovuta a vomito e diarrea. Se contratta durante la gravidanza, l’infezione può causare febbre, apporto di ossigeno ridotto alla placenta e alterazioni metaboliche che possono compromettere lo sviluppo del feto.

Una delle complicanze più gravi è la già citata batteriemia, ossia la presenza del batterio nel sangue. Questa condizione può causare: febbre alta, malessere generalizzato e persistente, e un rischio di sepsi, una risposta infiammatoria sistemica dell’organismo potenzialmente pericolosa per la vita se non trattata tempestivamente. In alcuni casi, l'infezione può diffondersi oltre l’intestino, entrando nel flusso sanguigno, condizione detta batteriemia. Seppur rari, in alcuni casi l’infezione può allargarsi al flusso sanguigno e causare una pericolosa sepsi.

La salmonella in gravidanza può comportare tutta una serie di rischi sia per la gestante, sia per il feto, in particolare se l’infezione evolve o non viene riconosciuta e trattata in tempo.

La Trasmissione Verticale e i Rischi per il Feto e il Neonato

La trasmissione dell’infezione può avvenire attraverso la placenta; l’agente patogeno infatti può attraversare la placenta e raggiungere il feto oppure propagarsi attraverso il flusso sanguigno e anche il canale del parto al momento del parto. Il principale meccanismo attraverso cui il batterio può danneggiare il bambino è legato alla trasmissione verticale, ossia il passaggio del patogeno dalla madre al feto durante la gravidanza o al momento del parto. La salmonella può inoltre essere trasmessa al feto attraverso la placenta o durante il passaggio del bambino nel canale del parto.

Nei casi più gravi, il batterio può superare la barriera placentare e andare ad infettare direttamente il liquido amniotico. Questa condizione può comportare parto prematuro e infezioni neonatali. In alcuni casi, per fortuna rari, l’infezione batterica può superare la barriera della placenta e contaminare il liquido amniotico, danneggiando il feto. Quando l’infezione raggiunge il liquido amniotico, può provocare infiammazioni delle membrane, che aumentano il rischio di parto pretermine. La corioamnionite è un'infezione delle membrane che circondano il feto (corion e amnios) e del liquido amniotico. Questa infezione si verifica quando i batteri risalgono dalla vagina all'utero e colpiscono queste strutture.

Le conseguenze per il bambino dipendono da diversi fattori, tra cui la gravità dell’infezione, il momento in cui si verifica e la risposta dell’organismo materno. Durante la gravidanza, la malattia può ridurre l’apporto di ossigeno alla placenta e alterazioni metaboliche che possono compromettere lo sviluppo del feto. Inoltre, la disidratazione legata a diarrea e vomito può peggiorare questa condizione, aumentando il rischio di sofferenza fetale. La disidratazione diminuisce il volume totale del sangue circolante, con il risultato che al feto giunge una quantità minore di ossigeno e di nutrimento. Questo può provocare una riduzione della crescita e il piccolo può venire al mondo con un peso inferiore al normale. L'infezione può ostacolare il corretto apporto di ossigeno e nutrienti al feto, determinando un rallentamento della crescita intrauterina e una condizione di basso peso alla nascita. Questo, a prescindere che la salmonella in gravidanza venga contratta durante il primo, secondo o terzo trimestre.

Le possibili complicanze per il feto e il neonato includono:

  • Parto pretermine: la nascita anticipata, a sua volta, è associata a un maggior pericolo di complicanze respiratorie, metaboliche e infettive. Può anche verificarsi un parto prematuro, pericoloso nel caso in cui il piccolo non sia ancora sufficientemente sviluppato. Ad onor di cronaca anche i casi di parto pretermine e aborti spontanei sono rari, ma comunque si tratta di eventi possibili, da non trascurare.
  • Sepsi neonatale: una condizione grave che richiede trattamento tempestivo.
  • Meningite: sebbene sia una complicanza rara, è possibile.
  • Basso peso alla nascita.
  • La trasmissione da madre a feto è rara ma documentata. Quando avviene, il neonato può sviluppare sepsi neonatale o meningite, condizioni che richiedono un trattamento tempestivo per evitare danni permanenti.
  • Ciò può indurre nel neonato rischi di varia entità, da febbre e diarrea fino a rari casi di meningite ed osteomielite nei bambini con anemia falciforme, ma anche setticemia, dato il fragile sistema immunitario nei primi mesi di vita.
  • Infine, sebbene si tratti di eventi rari, è opportuno sottolineare che sono stati segnalati dei casi di aborto spontaneo legati a infezioni sistemiche da salmonella.

Al fine di evitare lesioni e disabilità permanenti al neonato, è fondamentale che il ginecologo segua correttamente le buone pratiche mediche, cioè che rilevi le infezioni materne, informi i genitori dei relativi rischi per il feto e dei trattamenti da eseguire in gravidanza e, soprattutto, dopo il parto al fine di evitare danni neurologici al neonato stesso. Lo sviluppo di rischi per il bambino dipende, comunque, dalla rapidità della diagnosi, dalla gestione clinica e dalla fase della gravidanza in cui avviene il contagio. Queste problematiche compaiono nel caso in cui la gestante abbia in generale condizioni di salute già compromesse per malattie croniche non ben controllate, oppure abbia trascurato i sintomi della salmonellosi e non abbia effettuato le cure necessarie.

Diagramma della trasmissione verticale madre-feto

Prevenzione della Salmonellosi in Gravidanza: Strategie Essenziali

La salmonella in gravidanza può essere prevenuta adottando tutta una serie di precauzioni, tra cui: seguire delle misure igieniche rigorose per quanto riguarda preparazione, conservazione e consumo degli alimenti, ed evitare alcuni alimenti considerati a rischio. L’alimentazione in gravidanza deve essere sicura, oltre che bilanciata. Per prevenire la salmonellosi, rischiosa in gravidanza e nei bambini piccoli, è bene evitare cibi crudi o poco cotti. Il rischio salmonella da uova crude, carne poco cotta, latte non pastorizzato o altri alimenti contaminati è sempre alto, quindi bisogna porre molta attenzione a quello che si porta in tavola e alle regole di igiene.

Alimenti da Evitare o Cucinare con Attenzione in Gravidanza

Per ridurre il rischio di contrarre la salmonella in gravidanza (ma non solo), è fondamentale evitare tutti quegli alimenti che possono veicolare il batterio se consumati crudi, poco cotti o non pastorizzati. In particolare nell’alimentazione in gravidanza è fondamentale evitare il consumo di:

  • Uova crude o poco cotte: comprese quelle usate in ulteriori preparazioni “casalinghe”, come maionese fatta in casa, tiramisù, zabaione, pasta all’uovo cruda. Anche le uova con il guscio sporco o rotto non dovrebbero essere consumate, poiché possono essere contaminate all’esterno e trasmettere il batterio attraverso delle crepe. Le uova in gravidanza vanno infatti consumate solo cotte e pastorizzate e la maionese in gravidanza va consumata solo se “sicura”. Il rischio salmonella dalle uova è molto elevato e la precauzione non è mai troppa.
  • Carne cruda o poco cotta: in particolare pollo, tacchino, hamburger e carni tritate, che devono raggiungere una temperatura interna sicura (almeno 75°C). È fondamentale cuocere sempre bene la carne. In linea di massima andrebbero evitati i cibi crudi di provenienza animale.
  • Latte e formaggi freschi non pastorizzati: questi prodotti possono contenere il batterio se non trattati termicamente in modo adeguato.
  • Pesce crudo o affumicato e frutti di mare crudi: escludere dal menù piatti a base di carne o pesce crudo, come tartare, carpacci, sushi, sashimi, ostriche e crostacei non cotti. Il pesce non è, comunque, vietato, ma deve essere adeguatamente cotto. Per approfondire è possibile leggere gli articoli dedicati, come tonno in gravidanza e salmone in gravidanza.
  • Frutta e verdura non lavate accuratamente: è essenziale lavare accuratamente frutta e verdura, anche se biologiche o da sbucciare, in quanto possono essere irrigate con acqua contaminata dal batterio.

Tabella di alimenti a rischio Salmonella

Altre Norme Igieniche da Rispettare per Evitare la Salmonella in Gravidanza

Per prevenire la salmonella in gravidanza è anche necessario seguire delle norme igieniche rigorose durante tutte le fasi di preparazione e conservazione del cibo. Il batterio, infatti, può sopravvivere ed essere presente anche sulle superfici e gli utensili da cucina, qualora non vengano lavati. In particolare, per prevenire la salmonella durante la gravidanza e non solo, è fondamentale:

  • Lavarsi le mani: lavarsi sempre le mani con acqua e sapone prima di cucinare, dopo aver maneggiato carne cruda, uova o verdure non lavate, dopo aver toccato animali domestici o utilizzato il bagno. Va ricordata l’importanza di lavare spesso con cura le mani, soprattutto dopo aver maneggiato materie prime crude (come carne e uova) per la preparazione degli alimenti.
  • Pulizia delle superfici: pulire accuratamente tutti gli utensili e i piani di lavoro dopo ogni utilizzo, soprattutto se sono entrati in contatto con alimenti potenzialmente contaminati.
  • Separazione degli alimenti: utilizzare taglieri separati per carne cruda e verdure per evitare la contaminazione incrociata, ad esempio tra cibi crudi e cotti, o tra carni e vegetali. Gli alimenti crudi vanno conservati separati da quelli cotti o pronti al consumo, preferibilmente in contenitori chiusi, anche in frigorifero.
  • Gestione delle uova: evitare di rompere le uova sul bordo del recipiente in cui verranno lavorate. I gusci, inoltre, vanno gettati via subito e non devono entrare in contatto con altri ingredienti.
  • Scongelamento sicuro: scongelare con cura gli alimenti prima del consumo.
  • Attenzione ai viaggi: Particolare attenzione andrebbe riservata nel corso dei viaggi in Paesi dalle condizioni igieniche scarse, in particolar modo durante la balneazione, nell'approvvigionamento di acqua e nell'utilizzo di ghiaccio, nel consumo di carne e di frutti di mare, infine nell'usufruire dei servizi igienici.

In questo senso è fondamentale avere ben chiaro cosa mangiare in gravidanza e cosa non mangiare in gravidanza. Queste precauzioni sono importanti anche per evitare altri tipi di infezioni alimentari, per esempio la toxoplasmosi.

Diagnosi e Trattamento della Salmonellosi in Gravidanza

È indispensabile essere sicuri della diagnosi con un esame specifico delle feci, pertanto contatti al più presto lo specialista di sua fiducia per fare una corretta diagnosi e il giusto trattamento. L'isolamento e l'identificazione dei batteri appartenenti al genere Salmonella dall'organismo umano possono essere effettuati mediante indagini di laboratorio che prevedono le analisi delle feci (coprocoltura).

Il trattamento della salmonellosi consiste, solitamente, nel riposo e nella somministrazione di una adeguata quantità di liquidi e sali minerali per ripristinare la quantità di acqua e di sostanze nutrienti che l’organismo ha perso con il vomito e la diarrea. La persona può assumerli a piccoli sorsi, meglio ancora con un cucchiaino oppure una cannuccia, per non stimolare il riflesso del vomito, in modo costante durante l’arco della giornata. Si può bere semplicemente acqua, oppure tè freddo, tisane, camomilla, brodo molto leggero. È il medico (oppure il pediatra) a stabilire se è opportuno integrare con soluzioni a base di minerali.

In alcuni casi non è possibile assumere liquidi per bocca, per esempio se i bambini sono molto piccoli o se il vomito è ancora intenso e frequente. Di conseguenza, soprattutto nel caso delle donne in gravidanza, dei bimbi piccoli e delle persone fragili, può essere necessario il ricovero in ospedale per qualche giorno, per effettuare la somministrazione dei liquidi per infusione venosa. Gli antibiotici, attivi contro il batterio, sono indicati solo se l’infezione si presenta in forma seria, che non si risolve da sola nel giro di qualche giorno. La terapia è antibiotica. Vanno comunque prescritti dal medico e non assunti di propria iniziativa. In alcuni casi più gravi, possono essere necessari antibiotici. Prima di intraprendere qualsiasi terapia è comunque importante contattare il proprio medico.

Per le forme di salmonellosi minori, nell'arco di due settimane avvengono spontaneamente sia l'eliminazione del patogeno sia la risoluzione dei sintomi e in questi casi la terapia si basa essenzialmente nel ripristino dell'equilibrio idrosalino alterato. Quando i sintomi si alleviano, è possibile riprendere gradualmente una alimentazione leggera, a base di riso bianco, patate e carote lesse, mela. È sempre importante bere il più possibile. I bambini che assumono latte materno possono continuare a farlo perché ricevono liquidi e importanti anticorpi. Anche se si sono riportati casi isolati di trasmissione tramite il latte materno, nella maggior parte dei casi l'allattamento può non essere interrotto. È importante evitare l’automedicazione e seguire una dieta leggera e astringente fino alla scomparsa dei sintomi.

Salmonella e Fertilità: Un Raro Collegamento

Non esistono prove scientifiche che dimostrino un legame diretto tra l’infezione da salmonella e la fertilità. Tuttavia, alcune ricerche suggeriscono che questo batterio possa avere un effetto negativo sulla qualità degli spermatozoi, riducendone la motilità e la concentrazione. Inoltre potrebbe causare delle infiammazioni a livello pelvico, che indurrebbero potenziali danni alle tube di Falloppio o all’utero. In ogni caso, si tratterebbe di effetti temporanei e reversibili, che non compromettono definitivamente la fertilità. In un percorso di fecondazione assistita, è importante prestare attenzione a tutte queste regole igieniche e ad uno stile di vita sano per non compromettere tutto il ciclo portato avanti con ansia e sacrificio.

Contesto delle Infezioni in Gravidanza: Salmonella a Confronto

La salmonellosi rientra tra le infezioni che possono colpire le gestanti, ma è utile collocarla nel contesto di altre patologie infettive rilevanti in gravidanza. Il grande incubo è rappresentato dalla toxoplasmosi, per cui si evitano insaccati e cibi crudi, ma non bisogna dimenticare la salmonella, anche se comporta pericoli decisamente inferiori. BimbiSani&belli cercherà la risposta che desideri, consultando fonti autorevoli e attendibili.

Le infezioni in gravidanza sono numerose e variegate. Ad esempio, la listeriosi, causata dalla Listeria monocytogenes, un batterio presente in terreno, acqua e animali portatori sani, compreso l’uomo. È una malattia rara (1 caso all’anno ogni 250.000 persone), ma potenzialmente grave (anche letale). Le categorie a rischio sono immunodepressi, anziani, bimbi, neonati e soprattutto gestanti, tanto che queste ultime rappresentano il 30% dei casi di listeriosi. Questa malattia si presenta come un’influenza (febbre, cefalea, nausea, vomito, dolori muscolari), e solo la gravità e persistenza dei sintomi può far pensare alla listeriosi. La terapia è antibiotica.

Altre infezioni comuni includono malattie esantematiche come la quinta e la sesta malattia. La quinta malattia, dovuta al Parvovirus B19, ha un tasso di trasmissione verticale al feto del 40% per chi si ammala in gravidanza, con possibili conseguenze come anemia, idrope e morte fetale. La sesta malattia, o esantema critico, provocata dall’Herpes virus 6 o 7, colpisce principalmente i bambini entro i primi due anni di vita. In età adulta è estremamente improbabile contrarre questa infezione e eventuali reinfezioni del virus non comportano alcun pericolo in gravidanza. Tuttavia, come tutte le infezioni virali, anche la sesta malattia comporta potenziali rischi di aborto e malformazioni per il feto, nella remota eventualità che venga contratta durante l’attesa, seppur con un basso impatto clinico rispetto ad altre malattie infettive più pericolose.

La scarlattina, causata dallo streptococco beta emolitico di gruppo A, a differenza delle altre malattie esantematiche virali, non dà immunità. Se contratta in gravidanza non dà malformazioni fetali, ma se colonizza la vagina può dare parto prematuro o, se presente al parto vaginale, dare un’infezione neonatale potenzialmente severa. In questi casi, problemi durante la gravidanza e rischio di parto anticipato sono valutati mediante tampone.

Per quanto riguarda le epatiti, il test dell’HBsAg per individuare la presenza del virus dell’epatite B è raccomandato due volte in gravidanza. Il rischio che la futura mamma trasmetta il virus dell’epatite B al nascituro durante l’attesa è trascurabile, ma al momento del parto diventa molto alto. In caso di positività materna, il neonatologo somministra al bimbo vaccino e immunoglobuline entro 12-24 ore dalla nascita, riducendo il rischio all’1% e consentendo l'allattamento. Per l'epatite C (HCV), la trasmissione madre-bambino è ancora oggetto di discussione, stimata intorno al 5% nelle donne RNA positive, con il parto cesareo talvolta proposto.

Infezioni come l'HIV, che nel mondo ha milioni di infetti, hanno visto una significativa riduzione della trasmissione verticale madre-figlio in Italia, passando dal 20% delle donne non in terapia all’1.4% delle donne in terapia e che effettuano un taglio cesareo elettivo e non allattano. La terapia farmacologica retrovirale, che si avvale dell’assunzione di tre farmaci non teratogeni, protegge la gravida da complicanze infettive severe.

Anche la sifilide o lue, causata dal Treponema pallidum, prevede una trasmissione sessuale oppure verticale madre-figlio durante tutto il periodo della gravidanza: due terzi dei feti di madri infette si infetta a sua volta, e di questi un terzo muore. Lo screening in gravidanza è obbligatorio, e la terapia con antibiotici (penicillina) risulta efficace. Non risulta che la mononucleosi comporti particolari rischi per il nascituro anche se viene contratta dalla madre in gravidanza. Un’infezione da HPV (papilloma virus) in gravidanza, se asintomatica e correttamente gestita, non comporta rischi diretti né per la futura mamma né per il nascituro. Il rischio di aborto o di malformazioni fetali è nullo.

La salmonellosi è pericolosa anche per i bambini, in modo particolare per quelli di età inferiore ai due anni. La fontanella centrale anteriore si chiude in media tra i 10 e i 18 mesi di vita; se avviene molto prima è necessario tenere sotto controllo la misura della circonferenza cranica. Quanto prima si rimuove la zecca dalla pelle tanto più diminuisce il rischio che possa trasmettere le infezioni di cui è veicolo: la TBE e la malattia di Lyme. I fermenti lattici non sono controindicati in gravidanza, ma l'ideale per il benessere del microbiota intestinale è seguire un'alimentazione sana. Infine, prima di ipotizzare come procederà la gravidanza in caso di liquido amniotico scarso, bisogna appurare perché è di meno rispetto alla norma.

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