Sathya Sai Baba e le Complessità della Fecondazione Assistita: Un'Analisi tra Fede, Etica e Scienza

L'esperienza umana è costellata di figure che sfidano le convenzioni e di progressi scientifici che ridefiniscono i confini della vita. Talvolta, queste diverse sfere si intrecciano, alimentando dibattiti profondi sulla fede, sulla moralità e sul significato stesso dell'esistenza. Nel panorama globale, personaggi carismatici come Sathya Sai Baba hanno polarizzato l'opinione pubblica, generando milioni di devoti e, al contempo, aspre critiche. Parallelamente, le tecnologie riproduttive, in particolare la fecondazione assistita, hanno aperto nuove frontiere per la genitorialità, ma hanno anche sollevato questioni etiche complesse e sfide emotive significative per le persone coinvolte. Questo articolo esplora questi due ambiti apparentemente distanti, analizzando la figura di Sathya Sai Baba tra spiritualità e controversie, e approfondendo le complessità della fecondazione assistita, dalle implicazioni etiche alle delicate dinamiche cliniche.

La Fenomenologia di Sathya Sai Baba: Tra Devozione e Accuse

La storia è costellata di individui che hanno affermato di possedere poteri divini o di essere incarnazioni di entità superiori, ma pochi hanno raggiunto la portata globale e la longevità dell'influenza di Sathya Sai Baba. Il suo percorso ha toccato milioni di vite, ispirando devozione profonda e stimolando un intenso dibattito sulla natura della fede e della realtà.

L'Ascesa di un Avatar Moderno

Immaginate di incontrare una persona che afferma di essere Dio in Terra. Se in voi scorre almeno una vena scettica, probabilmente gli/le chiederete di dimostrare la sua affermazione realizzando qualcosa che riterreste impossibile per qualunque altro essere umano. Per andare sul sicuro, magari chiederete qualcosa come un viaggio indietro nel tempo, o un'eclissi solare non prevista dagli astronomi, o di trasformare istantaneamente tutte le armi del pianeta in torte alla panna montata, e così via. La Storia ci ha però insegnato che le divinità sono state generalmente accettate dalla popolazione con miracoli molto meno incredibili. Ancor più stupefacente è il fatto che non stiamo parlando solo degli esempi dell'età del bronzo. Per milioni di persone, infatti, dio (o almeno la sua forma terrena) è morto solo nel 2011: il suo nome era Sathyanarayana Raju, ma si faceva chiamare con il suo nome d'arte, Sathya Sai Baba.

L'agiografia di questo dio dei tempi moderni dice che Raju è nato il 23 novembre 1926 a Puttaparthi, allora un piccolo villaggio indiano. A 14 anni, in un momento cruciale della sua giovinezza, lascia la scuola e comincia la sua missione come Sathya Sai Baba, cioè la reincarnazione del mistico indiano Sai Baba di Shirdi. Questa affermazione lo collocava in una linea di successione spirituale di grande rilevanza nell'induismo. Il nuovo guru sarebbe a sua volta un avatar, termine che nell'induismo indica la reincarnazione di un dio, un'incarnazione di Dio sulla terra con uno scopo specifico. I fedeli lo consideravano, infatti, un avatar, cioè un’incarnazione di Dio sulla terra. I confini di questa discesa divina si sono allargati fino a farne un bignami di tutte le fedi, poiché il maestro non si curava dell’appartenenza religiosa dei suoi adepti ma predicava il divino come uno stato di coscienza da raggiungere attraverso l’esperienza diretta, che è un induismo diluito in dosi omeopatiche. Sai Baba comincia a predicare secondo cinque principi basilari comuni alla maggior parte delle religioni: amore, pace, rettitudine, verità e non-violenza. Questi principi universali contribuirono ad attrarre un vasto seguito che trascendeva le barriere culturali e religiose.

Il suo potere cresce negli anni e, soprattutto durante la controcultura, la sua influenza si estende oltre i confini dell'India, rendendo la sua imponente figura capelluta ben conosciuta anche tra i tanti occidentali catturati dal vortice della New Age. Tra questi anche molti vip hanno espresso la loro devozione o sono stati influenzati dalla sua figura: lo slogan "Love all, Serve all" che brandizza le attività filantropiche del celeberrimo Hard Rock Cafè è stato ispirato proprio dalle parole di Sai Baba, di cui Isaac Tigrett, uno dei fondatori della catena, era devoto. Altri personaggi noti, attratti dal suo carisma e dai suoi insegnamenti, includevano George Harrison, Ravi Shankar, l’attore Steven Seagal, l’astronauta Neil Armstrong e Sarah Ferguson.

I "Miracoli" e la Materializzazione: Uno Sguardo Critico

Ma come faceva Sai Baba a convincere i fedeli a seguirlo, e a far loro dichiarare che non era solo una guida spirituale, ma anche un vero e proprio dio? Oltre ai miracoli narrati negli scritti agiografici, Sai Baba era pronto a offrire in pubblico e in privato saggi della sua divinità attraverso le materializzazioni: il Santone faceva cioè apparire, apparentemente dal nulla, anelli, orologi, collane, ceneri sacre (vibuthi) ecc. Questi fenomeni erano al centro della sua reputazione e spesso venivano citati dai suoi seguaci come prova inconfutabile della sua natura divina.

Eppure, un'analisi più attenta di queste manifestazioni ha sollevato non pochi interrogativi. Notate qualcosa in comune tra questi oggetti? Esattamente: sono tutti di piccole dimensioni e quindi potevano essere nascosti facilmente. Il peggiore dei prestigiatori riuscirebbe senza problemi a fare le stesse cose che faceva Sai Baba, o ben più spettacolari, suggerendo che le materializzazioni potessero essere frutto di abili trucchi di magia piuttosto che di poteri sovrannaturali. Il portento dei miracoli cresceva insieme con i dubbi dei razionalisti. La vibhuti, una specie di cenere d’incenso, che materializzava a profusione, divenne il prodigio più celebre, e la sua presenza era costante nelle cerimonie e nei doni offerti ai fedeli. La sacra polvere arrivò persino negli scaffali delle nostre farmacie come panacea per tutto e per niente, dimostrando la vasta influenza delle sue pratiche anche nella cultura popolare. Nel 1963, dopo essere stato colpito da una serie di gravi attacchi cardiaci, Sai Baba affermò di essersi "autoguarito" come segno di speranza per i malati, un altro evento che alimentò il suo mito.

Sathya Sai Baba in abiti tradizionali

L'Impero di Sai Baba: Filantropia e Potere

Il regno di Sai Baba crebbe più o meno incontrastato per decenni, consolidando la sua posizione come una delle figure spirituali più influenti dell'India e del mondo. Non si trattava solo di un movimento spirituale, ma di una vera e propria organizzazione con una vasta rete di attività. L’impero di Sai Baba si poteva valutare nell’ordine dei miliardi di euro. Attraverso questa ricchezza e l'organizzazione strutturata, egli ha lasciato un'eredità tangibile di opere benefiche e istituzioni.

Il guru ha fondato un ritiro religioso (ashram) a Puttaparthi, il suo villaggio natale, che divenne un centro nevralgico per i suoi seguaci. Qui si tenevano raduni di massa o udienze private, attirando decine di migliaia di persone. La sua istituzione, la Sathya Sai Organisation, vanta 140 sedi nel mondo, segno della sua capillare diffusione globale. In Italia, il primo centro fu fondato a Torino nel 1977, e la sua risonanza nelle cronache nazionali fu evidente con la conversione del fratello di Craxi, Antonio Craxi, che continua a seguire tuttora l’insegnamento del guru, senza però ricoprire incarichi ufficiali nell’organizzazione.

Si stima che circa 60.000 persone lavorino oggi per i progetti e le opere caritatevoli che portano il suo nome. Grazie ai soldi incamerati attraverso la sua organizzazione, oggi esistono decine di scuole e ospedali col suo nome, come il luccicante ospedale di Puttaparthi, nell’Andhra Pradesh, che lui stesso fece costruire per alleviare le pene dei poveri. Queste iniziative filantropiche contribuirono a consolidare la sua immagine pubblica come un grande benefattore, rendendo difficile per molti osare andare contro una tale figura. Il suo impero era vasto, e tra i suoi devoti c'erano anche moltissimi politici, come dimostra la presenza del Primo ministro indiano e di Sonia Gandhi al suo funerale, e importanti imprenditori (fra cui Isaac Tigrett, fondatore degli Hard Rock Café), e giocatori di cricket. Alla base della sua popolarità vi era anche la concezione secondo cui vi è un unico Dio per tutte le religioni e quindi nessuno deve rinunciare alla sua, un messaggio di sincretismo che risuonava in molteplici contesti culturali.

Le Ombre della Controversia: Accuse e Svelamenti nell'Era Digitale

A parte qualche accademico e qualche scettico (tra cui soprattutto l'indiano Basava Premanand), pochi osarono mettere in discussione l'autorità di un uomo così potente per decenni. Tuttavia, la sua carriera è stata anche costellata di polemiche e accuse, che hanno gettato un'ombra sulla sua figura e sul suo insegnamento.

Tutto comincia a cambiare con la diffusione di internet. Spesso fucina per le bufale, la rete era e rimane anche oggi uno dei più potenti strumenti per demolirle, e nel caso di Sai Baba è stata fondamentale. Intorno al 2000, cominciarono ad affiorare su internet una serie di accuse molto serie. Ex-devoti cominciarono a denunciare molestie sessuali nei confronti dei fedeli, tra cui anche molti bambini. Le voci, si scoprì, erano sempre circolate, ma solo grazie a internet ci si rese conto della potenziale vastità delle accuse, e tutto il mondo tornò a guardare Sai Baba, ma questa volta con uno sguardo critico. Tra le accuse vi erano anche quelle di frode e plagio.

Nel 2004, una trasmissione della Bbc intitolata «The secret Swami», e un articolo di Paul Lewis sul «Guardian» nel 2006, si proposero di decostruire il mito del santone citando ex fedeli che lo accusavano di abusi sessuali e critici che sostenevano di poter svelare i trucchi da prestigiatore dietro ai suoi miracoli. Per la prima volta, il direttore generale della polizia in pensione VPB Nair dichiarò pubblicamente che la versione della polizia degli omicidi commessi a sangue freddo non era vera, riferendosi a un tragico evento del 1993. In quell'anno, quattro seguaci entrarono nelle sue stanze private con dei coltelli. Furono affrontati da alcuni assistenti mentre il guru se la filava da una porta secondaria. Due aiutanti furono uccisi sul colpo e due feriti gravemente. La polizia assediò i quattro intrusi nella stanza da letto e alla fine fece irruzione nella migliore tradizione indiana: tutti morti. Anche un padre e un figlio che avevano avuto incontri sessuali separati con Satya Sai Baba rivelarono che lui aveva preso vantaggio della loro giovinezza e vulnerabilità.

Un altro aspetto controverso riguardava la sua data di nascita. Si scoprì anche che Sai Baba aveva mentito persino sulla propria nascita: secondo un registro scolastico Raju era nato il 4 ottobre 1929. Si pensa che la data sia stata cambiata, da lui stesso o dai suoi discepoli, per farla coincidere col momento in cui Sri Aurobindo (un altro importante mistico) aveva cominciato il ritiro spirituale. Questo stratagemma avrebbe rafforzato nelle persone la convinzione che il leader fosse in qualche modo in continuità con i (numerosi) guru che lo avevano preceduto.

Nonostante la mole di testimonianze, Sai Baba non è mai stato incriminato, nemmeno per le accuse di pedofilia, ma sarebbe stato ingenuo aspettarsi il contrario. Egli godeva di un'immunità unica dalla legge, come testimonia l'intervista con Murli Manohar Joshi, l'allora ministro indiano per lo sviluppo delle risorse umane. Se anche non tutti in India credevano nella sua natura divina, tutti hanno rispetto per potere e denaro, e Sai Baba aveva tanto di entrambi. Non solo il suo impero si poteva valutare nell’ordine dei miliardi di euro, ma tra i suoi devoti c’erano anche moltissimi politici. Chi poteva osare andare contro un tale benefattore?

Dal canto suo Sai Baba si dimostrò piuttosto indispettito che una tale mole di informazioni critiche fossero diventate a portata di click, e già nel 1999 metteva i suoi fedeli in guardia sul mezzo dicendo che "[Sai Baba] non ha nulla a che fare con internet. Questo vale ora come per il futuro. Voi non dovreste dedicarvi a queste attività". Curioso, perché il sito della sua organizzazione era online dal 1995. Per giudicare molto di ciò che è stato contestato a Sai Baba, non servono indagini poliziesche e sentenze di tribunale. Per esempio: le materializzazioni erano davvero soprannaturali? Chi non aveva la fortuna di assistere agli esclusivi show di persona, ora poteva osservare con attenzione dei video e trarre le proprie conclusioni.

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L'Eredità di un Guru Controverso

Sai Baba, con la sua caratteristica tunica arancione e i lunghi capelli ricci, è forse il più famoso fra i santoni indiani e i suoi seguaci affermano che egli abbia compiuto innumerevoli miracoli. La sua figura è stata descritta in vari modi, dal suo aspetto fisico, piccolo, con un cespuglio di capelli ricci alla Angela Davis, al volto marcato, lontanissimo per dire dall’aura di un Cristo di El Greco ma anche dalla spiritualità visionaria di Aurobindo, dallo strabismo estatico di Ramakrishna, dalla giovialità enigmatica di Yogananda, dalla svagatezza radiosa di Ramana Maharshi, dalla numinosa banalità di Nisargadatta Maharaj. Nel 1948 cominciò la costruzione dell’attuale ashram e poi la creazione del primo ospedale.

Sai Baba era in condizioni critiche e i medici dell'ospedale in cui era ricoverato a Puttaparthi, nello Stato dell'Andhra Pradesh, lo avevano riferito pubblicamente. Il guru ottantaquattrenne, che ha milioni di seguaci in tutto il mondo, sosteneva di essere la reincarnazione di Sai Baba di Shirdi, un guru del secolo XIX considerato una divinità dagli induisti. Secondo quanto riporta la Bbc, la polizia ha rafforzato la sua presenza intorno all'ospedale, dove centinaia di fedeli pregavano per il loro santo. Secondo un bollettino medico, le condizioni di Sai Baba erano peggiorate, ed era stato sottoposto a dialisi e respirazione assistita. Dio è morto l’altro giorno nel Sud dell’India, ma nessuna paura perché aveva già annunciato la sua rinascita un po’ più a Ovest, nel Karnataka, lo Stato dove le start up informatiche spuntano come funghi e i contadini oppressi dai debiti si gettano nei pozzi. Sathya Sai Baba, l’uomo dei miracoli che si era attribuito tutti i nomi di Dio, è trapassato a 85 anni nel luccicante ospedale di Puttaparthi, nell’Andhra Pradesh, che lui stesso fece costruire per alleviare le pene dei poveri. Era stato ricoverato per le complicazioni di una infezione polmonare. Lascia almeno 30 milioni di seguaci e una ricca organizzazione impegnata in vasti progetti, in India e all’estero, nel campo dell’assistenza e dell’educazione.

Lascia anche una lunga scia di polemiche: per gli scettici era un ciarlatano, per certi ex seguaci un pedofilo. Ma nessuna accusa è mai stata provata in un tribunale. Presidenti della Repubblica e primi ministri indiani sono andati nel suo ashram a sfoggiare la loro stima. Negli ultimi anni Sai Baba si era avvicinato ai nazionalisti del Bjp che in cambio (nonostante il suo sincretismo facesse storcere il naso ai bramini più tradizionalisti) gli concessero il marchio hindu doc, che nell’India di oggi ha un carattere sempre più elusivo e politico. Se grazie alla rete ora tutti possono sapere la verità su Sai Baba, il suo prestigio in patria è rimasto pressoché immutato. «Sai Baba è un personaggio discusso e complesso - dice Massimo Introvigne, studioso di sette e religioni -. Su di lui ci sono molti sospetti che però prima o poi affliggono quasi tutti i leader spirituali e sono spesso impossibili da verificare. Il suo sincretismo a maglie larghe solleva qualche dubbio sulla reale profondità spirituale». Nonostante le critiche e le accuse, come ricorda Alida Parkes, responsabile per le relazioni con i media della Sai Baba Organisation italiana, "[…] le cose buone alla fine restano e il fango passa."

La Fecondazione Assistita: Dilemmi Etici e Protocolli Clinici

Nel panorama della medicina moderna, la fecondazione assistita rappresenta una delle innovazioni più significative e, al contempo, più controverse. Questa tecnologia ha offerto speranza a innumerevoli coppie con problemi di fertilità, permettendo loro di realizzare il sogno di avere figli. Tuttavia, ha anche aperto un vaso di Pandora di questioni etiche, sociali e psicologiche che continuano a essere oggetto di acceso dibattito e riflessione profonda.

Il Dibattito Etico sulla Procreazione Assistita

La discussione sulla fecondazione assistita spesso si polarizza attorno a principi morali e visioni della famiglia. Un esempio eclatante di questo dibattito è emerso con le dichiarazioni di figure pubbliche come Dolce e Gabbana, che hanno espresso una posizione netta, affermando che i bambini devono nascere da un padre e una madre e non in laboratorio, perché «la vita ha un corso naturale e ci sono cose che non dovrebbero essere cambiate». Questa prospettiva sottolinea un approccio più tradizionale alla procreazione, valorizzando il processo biologico naturale e la struttura familiare convenzionale. La loro critica ha generato reazioni significative, tra cui quella di Elton John, che ha condannato ciò che ha definito il "bullismo" nei confronti di genitori che hanno scelto la fecondazione assistita.

Il confronto evidenzia uno scontro di valori fondamentali: da un lato, la difesa della "naturalità" della nascita e della famiglia tradizionale; dall'altro, il riconoscimento del diritto alla genitorialità e l'accettazione delle diverse forme che la famiglia può assumere grazie ai progressi della scienza. La questione non riguarda solo la tecnologia in sé, ma anche le implicazioni sociali e identitarie per i figli nati attraverso queste procedure. La narrazione pubblica di questi dilemmi è spesso semplificata, ma le esperienze individuali dei "figli della fecondazione" rivelano una complessità ben maggiore.

Le Voci dei Figli: Esperienze e Conseguenze Psicologiche

Le testimonianze di individui nati tramite fecondazione eterologa offrono una prospettiva unica e spesso dolorosa sulle conseguenze psicologiche e identitarie di tali pratiche. La loro voce è fondamentale per comprendere appieno l'impatto di queste tecnologie.

Newman è una delle tante figlie della fecondazione eterologa e, parlando a tempi.it, individua una fondamentale differenza rispetto a chi nasce naturalmente: «Io sono stata comprata. Mia mamma fece letteralmente shopping, pagando per me e per mio padre». Questa dichiarazione cruda rivela un profondo senso di mercificazione e una ferita identitaria. Newman non si è mai sentita «accolta ma fabbricata». L'idea di essere stata "fabbricata" piuttosto che "nata naturalmente" ha avuto un impatto duraturo sulla sua percezione di sé. È cresciuta pensando che il suo ruolo nel mondo fosse quello di soddisfare i desideri degli altri a discapito dei miei diritti, come ad esempio avere un padre. Le conseguenze sulla sua vita sono state tante: «Mi facevo usare da tutti per ogni cosa, senza tenere conto di me stessa. Facevo sesso anche con le persone con cui non avrei voluto farlo». Questo atteggiamento si rifletteva su tutto, portandola a dichiarare: «Per me la fecondazione eterologa dovrebbe essere vietata come un atto criminale». Il suo disagio psicologico è profondo: «la mia psiche non è così normale. E qui non si tratta di qualcosa che i medici possono aggiustare».

Un'altra testimonianza significativa è quella di Hattie Hart, 16enne, che ha scoperto due anni fa di essere stata concepita con lo sperma di un donatore anonimo. Insieme a Newman, ha scritto sul Federalist un articolo contro il «bullismo» di Elton John, ai danni di Dolce e Gabbana, e «la moltitudine di genitori che difendevano i loro “bei bambini” fatti artificialmente», bambini che «non hanno voce per protestare». Hart pensava che «l’uomo con cui sono cresciuta fosse mio padre, ma non avevo un buon rapporto con lui. Poi, quando ha divorziato da mia mamma, mi ha detto la verità. Inizialmente provai un sospiro di sollievo per il fatto che non fosse mio padre: era distaccato e non mi ha mai trattata come i suoi figli naturali. Ma dall’altra parte, scoprire di non avere un papà mi ha lacerata». Descrive la sua esperienza come un «vuoto incolmabile». Hattie, da quando ha scoperto come è nata, ha cominciato «a leggere e incontrare persone come me. Quelli come noi hanno tutti problemi di fiducia, abbandono, rifiuto con cui devono convivere tutta la vita».

Newman ricorda di quando al college lesse Il Nuovo Mondo di Aldous Huxley, che già nel 1939 anticipava lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione a fini eugenetici e di controllo delle nascite. Nonostante «l’ambiente liberal, la mia classe era contraria a un mondo così. Allora rivelai la mia storia». Alla notizia i compagni rimasero in silenzio, finché un ragazzo esclamò: «Beh, pare un essere umano perfetto, forse non dovremmo essere così isterici!». Io, continua Newman, «sono sì un essere umano, come lo è il figlio di uno stupro, ma questo non significa che stuprare sia giusto». Questo paragone forte sottolinea la sua percezione di una violazione fondamentale dei diritti umani.

Il senso di appartenenza è una delle più grandi tragedie, per Hart, è la perdita dell’appartenenza. Per questo ringrazia Dolce e Gabbana: «mi sono sentita difesa da due persone coraggiose, che hanno parlato a nostro favore in una società in cui tutti hanno paura di farlo. Una società che onora solo le coppie e i singoli che vogliono bambini e mai i figli e i genitori biologici». Nell’ambiente in cui Hart è cresciuta «dire che un bambino ha il diritto di crescere con sua madre e suo padre non è permesso. Per fortuna mia mamma ha capito la gravità delle conseguenze del suo gesto e ora mi sostiene. Ma non è facile comunque». Per andare avanti, Hart «spera. Ora so che con la terapia posso aiutarmi, anche se chi è passato di qui dice che un vuoto ci sarà sempre. Ma soprattutto sono felice di aver incontrato Alana che mi vuole bene davvero, è il mio mentore, una sorella che mi ha capito ed è strano in una società che mi fa sentire in colpa per i miei sentimenti». Invece «dire la verità, parlare di quello che mi è successo e sapere che può servire è terapeutico, mi fa sentire bene».

Oggi però Newman è felicemente sposata con due figli. «È vero, sono stata fortunata. Prima di tutto perché ho letto tantissimo, senza stancarmi, per anni, e ho capito come mai stavo così male, scoprendo che anche gli altri figli dell’eterologa soffrono. Ma soprattutto ho avuto la fortuna di incontrare alcuni cattolici che mi hanno amata in un modo che non conoscevo. A casa mia si amava per sentirci bene, mentre per queste persone l’amore era un’altra cosa: si sacrificavano e si privavano di qualcosa di loro per rendere felice me. L’opposto di come ero sempre stata trattata». Questa esperienza le ha permesso di scoprire una dimensione diversa dell'amore e dell'altruismo.

Schema di una fecondazione in vitro

Aspetti Medici della Fecondazione Assistita: Il Ruolo Cruciale del Progesterone

Al di là delle complesse questioni etiche e psicologiche, la fecondazione assistita comporta anche protocolli medici estremamente dettagliati e delicati, in cui il monitoraggio ormonale gioca un ruolo di primaria importanza. In particolare, il progesterone, un ormone chiave nel ciclo mestruale e nella gravidanza, è oggetto di attenta osservazione durante i trattamenti di stimolazione ovarica.

Nel contesto della fecondazione in vitro (FIVET) o dell'iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI), la casualità del fato o la pianificazione meticolosa conducono le coppie a consulti specialistici. Prima che suonasse la sveglia, l'ansia per il consulto può essere palpabile, con in testa solo il rumore dello scroscio dell’acqua che sta venendo giù o il pensiero degli esami da effettuare. Arrivato il proprio turno in accettazione, si possono incontrare persone che hanno reso possibile il consulto, dimostrando la complessità organizzativa di questi percorsi. I controlli includono il modulo della prenotazione e la verifica di esami del sangue, a volte effettuati d'urgenza prima del Pick-Up. Un elemento fondamentale è la regolarità del ciclo e la data prevista per il suo ritorno, dati essenziali per la pianificazione del trattamento.

Uno degli aspetti più dibattuti e attentamente monitorati dai medici specializzati in procreazione assistita è il livello di progesterone durante la stimolazione ovarica. Il Dottor Platteau, un medico frequentemente menzionato nelle esperienze riportate, è uno di quelli che, in effetti, danno un certo peso al valore del progesterone al momento di indurre l'ovulazione. La sua filosofia clinica suggerisce che più il progesterone è basso in quel momento, meglio è. Il fatto è che Platteau in generale pensa che un valore alto del progesterone durante la stimolazione possa far pensare ad un endometrio "troppo avanti" che possa quindi pregiudicare l'attecchimento degli embrioni. Un progesterone elevato potrebbe anticipare, infatti, la cosiddetta "finestra d'impianto", rendendo l'endometrio meno ricettivo al momento del transfer embrionale.

Tuttavia, "basso" non è un valore assoluto e imprescindibile: il valore va letto unitamente a tanti altri fattori. Le esperienze delle pazienti spesso rivelano la complessità di questa interpretazione. Ad esempio, una paziente con 6 blastocisti crioconservate, ottime e 5 discrete, potrebbe comunque trovarsi di fronte alla necessità di monitorare attentamente i suoi valori. Se il progesterone è 1.2, come nel caso di un paziente al quarto tentativo, potrebbe essere prescritto il Decadron, un corticosteroide, per abbassarlo. Questa situazione può generare avvilimento, specialmente se si attendeva con ansia l'inizio della stimolazione.

Un punto cruciale è la distinzione tra l'aumento simultaneo di estradiolo e progesterone, che può essere considerato normale, e un aumento isolato del progesterone, che può indicare un problema. Per capirci meglio: se estradiolo e progesterone salgono entrambi allora va bene, se sale solo il progesterone allora c'è qualcosa che non va. Molti centri, però, non monitorano il progesterone con la stessa attenzione, o non hanno le stesse soglie di allarme. Alcune pazienti si sono lamentate di come in altri centri non avessero mai fatto dosaggi del sangue, il che è percepito come una grave lacuna.

La preoccupazione principale riguarda se un progesterone alto prima di iniziare la stimolazione pregiudichi l'eventuale impianto anche se dopo l'assunzione del Decadron si abbassa. Cioè, non è che finché è alto abbia fatto dei danni? Questa è una domanda legittima. Inoltre, aspettare ancora dei giorni prima di iniziare la stimolazione, non fa passare troppo tempo considerando che i follicoli sono al momento di 3/5 mm? Le risposte mediche suggeriscono che i follicoli ancora molto piccoli non dovrebbero essere un problema se la stimolazione viene posticipata.

Ci sono alcune "cubbine" (termine affettuoso per le pazienti che si confrontano in forum) che sono state da Platteau ed hanno dovuto prendere il Decadron prima di iniziare, posticipando l'inizio della stimolazione, e poi hanno avuto beta positive, dimostrando che la cautela può pagare. Ad esempio, a una paziente, Platteau non ha fatto iniziare la stimolazione finché il progesterone non scese sotto l'1.

Il progesterone aumenta via via con la stimolazione e la crescita dei follicoli. Ad esempio, una paziente all'ottavo giorno di stimolazione con Gonal e Meropur, aveva un progesterone di 0.92, e la stimolazione è stata dimezzata per i giorni successivi. L'obiettivo è rimanere sotto una certa soglia, anche se il valore 1 non è un paletto indispensabile per tutti i medici. Il fatto è che Platteau in generale pensa che un valore alto del progesterone durante la stimolazione possa far pensare ad un endometrio "troppo avanti" che possa quindi pregiudicare l'attecchimento degli embrioni. Ma comunque ti fa fare il gonasi e quindi ti fa partire, e questo è un buon segno, indicando una valutazione caso per caso. Una paziente ha riferito che a fine stimolazione aveva il progesterone a 2.4 ma le è stato permesso di procedere con il pick up e il transfer, e ora è alla 28ª settimana. A sua richiesta, prima di ripartire per l'Italia, cosa avrebbe comportato quel valore alto, Platteau ha risposto con un laconico "vedremo, può darsi che il valore sia alto per via della stimolazione".

Le pazienti si ritrovano spesso a confrontare diverse esperienze e opinioni mediche. In una seconda ICSI a Nizza, con un protocollo corto "strano" (Gonal e Decapeptyl), una paziente ha raggiunto un progesterone di 3.80. Secondo qualcuno il progesterone alto inficia la qualità degli ovociti, ma non tutti i centri sposano la teoria del progesterone alto. Ad esempio, in un centro diverso, si è arrivati a 4.4 e nessuno ha detto nulla, mentre Platteau aveva impedito l'inizio della stimolazione. Si ritiene che il progesterone alto non intacchi tanto la qualità ovocitaria ma la capacità dell'endometrio ad accogliere l'embrione, perché il progesterone alto anticipa nei tempi la cosiddetta finestra d'impianto. In effetti, il centro avrebbe potuto portare avanti fino al pick-up e poi eventualmente valutare la cosa, anche perché non è escluso il successo: il progesterone alto riduce le possibilità ma non le azzera completamente. Ci sono infatti molte che hanno avuto progesterone elevato con successo a seguito.

Grafico dei livelli ormonali durante la FIVET

Anche con progesterone a 3.7 il giorno prima del gonasi, ad una paziente è stato permesso di andare avanti. Dagli articoli che si leggono, si evince che non è obbligatorio sospendere la terapia, in quanto non c'è evidenza clinica di mancate gravidanze con progesterone alto, ma è pur vero che con progesterone superiore a 1 diventa molto difficile arrivare ad una gravidanza, in quanto si anticipa la fase luteinizzante e l'endometrio non è più ricettivo. Il progesterone prodotto dal surrene e dalle ovaie può influenzare questi valori.

Un'altra paziente, reduce da una FIVET, ha scoperto con sorpresa un progesterone di 2.5 il giorno della puntura di Ovitrelle e 10.2 il giorno dopo. Nessuno delle dottoresse le ha comunicato nulla e non l'hanno fermata. Tuttavia, al centro di PMA per programmare un altro tentativo, il ginecologo ha riferito che nel prossimo tentativo le doseranno il progesterone il giorno del transfer e se è superiore ad un certo livello non eseguiranno il transfer perché significa che l'endometrio non è ottimale per accogliere gli embrioni. Questo indica un'evoluzione nelle pratiche cliniche e una maggiore attenzione a questo parametro.

Un caso particolare è quello di valori "sballati", con progesterone a 2.8, dove la Dottoressa Privitera ha consigliato comunque di andare per il pick up. Peggio che vada, non si fa il transfer, ma il congelamento degli embrioni e si impianta il mese prossimo, senza nessun tipo di stimolazione. Questa opzione è vista come una soluzione più saggia quando il progesterone alto potrebbe ridurre la finestra d'impianto. Quando il progesterone è schizzato a 1.6 al settimo giorno di stimolazione, in coincidenza con l'inizio del Cetrotide, la questione è stata se il farmaco c'entrasse o se fosse legata alla crescita dei follicoli e dell'estradiolo (E2). Se l'E2 si è alzato molto è normale che si alzi anche il progesterone. Se il valore resta sotto 2.00 fino al pick-up non ci si dovrebbe preoccupare, ma se continua ad alzarsi, secondo alcuni medici, potrebbe compromettere l'impianto. Per farlo abbassare si può prendere il cortisone (Deltacortene o Bentelan), ma sempre sotto parere medico. È importante notare che non influisce sulla qualità degli ovociti ma solo eventualmente sull'impianto. In effetti, in un caso di progesterone alto, la qualità ovocitaria è rimasta buona, con la formazione di sei embrioni top quality, poi arrivati in cinque fino allo stadio di blastocisti. Il progesterone alto impedisce l'attecchimento, per questo non si fa il transfer.

La scelta di congelare gli embrioni per un transfer su ciclo naturale è una strategia comune quando il progesterone è troppo alto. In un caso di AHMB da paura (0.3) e stimolazione con 3 follicoli, il progesterone era troppo alto, e il Dottor Platteau ha proposto di prelevare i due follicoli, vitrificare e provare a scongelare e trasferire su ciclo naturale. Anche se la percentuale di sopravvivenza dei congelati è del 50%, questa opzione offre una speranza. Abbassare la stimolazione da 275iu a 150iu di Gonal f e assumere cortisone dal primo giorno del ciclo può essere una soluzione per chi è soggetto a progesterone alto. I cerotti di estrogeni possono aiutare a fare crescere l'endometrio solo se l'estradiolo è basso.

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