Il sacco vitellino rappresenta la prima "casetta", il primo caldo riparo del nostro bambino, il primo nutrimento che gli consentirà di svilupparsi e crescere. Ha un nome che può sembrare strano, persino buffo: è il sacco vitellino. Insieme alla presenza della camera gestazionale, ci dà la bellissima notizia: la gravidanza è cominciata. Spesso nelle prime settimane di gravidanza, le future mamme si chiedono: “Cos’è esattamente il sacco vitellino? Perché a volte viene definito piccolo o grande? Il termine deriva dal latino vitellus, cioè “tuorlo d’uovo”. Nell’essere umano non esiste un vero tuorlo, ma questa struttura ha conservato le funzioni analoghe sopra descritte.

Che cos'è e come funziona il sacco vitellino
Il sacco vitellino è il primo componente visibile all’interno della camera gestazionale. È pieno di un liquido, chiamato fluido vitellino, che serve a nutrire l’embrione. In genere si può vedere intorno alla quinta settimana di gravidanza, prima ancora che ci sia anche l’embrione. Appare come una vescichetta a forma di pera e cresce di circa di un millimetro a settimana. Intorno alla decima settimana di gravidanza misura circa 5,5 millimetri.
Come dicevamo, il sacco vitellino serve a dare nutrimento all’embrione e, allo stesso tempo, dà origine alle prime cellule del sangue e a quelle germinali. Il sangue viene convogliato alla parete del sacco vitellino dall’aorta primitiva e successivamente passa dalle vene vitelline al tubo cardiaco dell’embrione. Cresce fino alla decima settimana di gestazione, per poi ridursi progressivamente e scomparire verso la dodicesima settimana di gravidanza. A quel punto la placenta è perfettamente funzionante e sarà lei a nutrire il feto; da questo momento non si parla più di embrione.
Le fasi di sviluppo e trasformazione
Nel corso delle settimane, il sacco vitellino cambia. Possiamo identificare diverse fasi cruciali nel suo ciclo di vita:
- Sacco vitellino primario: è la primissima fase che si verifica due settimane dopo l’impianto.
- Sacco vitellino secondario: in questa fase le modificazioni della forma sono più evidenti.
- Sacco vitellino definitivo: il processo di trasformazione termina durante la quarta settimana dello sviluppo dell’embrione.
La gestione della prima ecografia e il sacco vitellino vuoto
Dopo un test di gravidanza positivo, la prima ecografia è molto importante. Serve a stabilire che la gravidanza ci sia, che si sia impiantata nell’utero e non in qualche altra sede (gravidanza ectopica o extrauterina), l’eventuale numero di embrioni, a definire una data presunta del parto, ecc. Può succedere che durante la prima ecografia si vedano la camera gestazionale e il sacco vitellino, ma non l’embrione. Come mai? In genere i motivi sono due: la fecondazione è avvenuta più tardi rispetto a ciò che si pensava o c’è stato un aborto spontaneo molto precoce.
Anche nei cicli più regolari può capitare che la fecondazione si verifichi in ritardo. Basta ricordare, ad esempio, che gli spermatozoi restano vitali all’interno della cavità uterina per diversi giorni, quindi non è detto che la fecondazione avvenga il giorno del rapporto sessuale. In questo caso, il ginecologo ripeterà l’ecografia a distanza di una settimana per vedere se la situazione cambia e l’embrione si è sviluppato. Inoltre, potrebbe prescrivere il controllo delle beta ogni due giorni per valutarne l’andamento. Se non crescono o crescono poco, la gravidanza potrebbe essersi interrotta.

Gravidanza anembrionica: l'uovo chiaro
Nel secondo caso, si parla di gravidanza anembrionica, detta anche “uovo chiaro”. La fecondazione avviene regolarmente, all’esame ecografico ci sono camera gestazionale e sacco vitellino, ma l’embrione non si sviluppa. Viene considerato un aborto spontaneo. La gravidanza anembrionica o “uovo chiaro” è un tipo specifico di aborto in cui l’ovulo fecondato si annida nell’utero ma non si sviluppa l’embrione. È un problema relativamente frequente.
Dopo la fecondazione, cioè dopo l’unione dell’ovulo con lo spermatozoide, inizia una serie di divisioni cellulari che formano il sacco vitellino circondato da una “conchiglia” o rivestimento denominato trofoblasto (che creerà la futura placenta); all’interno del sacco vitellino si svilupperà l’embrione. La diagnosi di una gravidanza anembrionica si stabilisce in caso di sacco vitellino circondato dal trofoblasto, di oltre 3 centimetri e al cui interno non vi è embrione. In caso di dubbio rispetto alla data dell’ultima mestruazione, è consigliabile ripetere l‘ecografia dopo 7-10 giorni prima di affermare l’esistenza di un uovo chiaro.
Variazioni morfologiche: sacco vitellino grande, piccolo o idropico
Può succedere che, durante l’ecografia, l’operatore si renda conto che la grandezza del sacco vitellino è anomala, o troppo grande o troppo piccolo. In entrambi i casi non è detto che l’esito della gravidanza sarà infausto, anche se va detto che spesso le gravidanze che non vanno avanti sono caratterizzate da un sacco vitellino piuttosto grande. Quando invece è piccolo, il ginecologo eseguirà una nuova ecografia a distanza di qualche giorno per vedere se la situazione è cambiata.
Il sacco vitellino idropico è un'altra condizione specifica, che sta a indicare un accumulo di liquidi all’interno del sacco vitellino. Come nel caso delle dimensioni aumentate del sacco, questa circostanza potrebbe non significare niente di particolare. Molto spesso però il sacco vitellino idropico viene riscontrato in caso di aborti spontanei. Ricevere un referto che parla di sacco vitellino “anomalo” o di assenza di embrione può essere travolgente. È comprensibile provare ansia, tristezza, rabbia o confusione: sono reazioni frequenti nelle gravidanze precoci quando l’ecografia non dà risposte immediate.
Sacco vitellino e gemelli
Il sacco vitellino può dare qualche indicazione sulla gravidanza gemellare. Questa per esempio potrebbe essere individuata dalla presenza di due camere gestazionali con due sacchi vitellini (gravidanza bicoriale biamniotica) oppure di un solo sacco gestazionale con due sacchi vitellini (gravidanza monocoriale e biamniotica).

Dinamiche della camera gestazionale e dell'embrione
La camera gestazionale è una sacca contenente liquido amniotico che si forma all’interno dell’utero per ospitare, fin dalle prime fasi, l’embrione che diventerà feto. È circondata dal trofoblasto, tessuto cellulare da cui si formerà la placenta e che serve inizialmente a nutrire l’embrione. Nella camera gestazionale è contenuta la cavità amniotica, essenziale per schermare il feto da urti fisici, grazie alla presenza del liquido amniotico.
In genere, la camera gestazionale diventa visibile a un esame ecografico transaddominale attorno alla quinta settimana di epoca gestazionale. Con la sonda transvaginale è possibile visualizzarla già dalla quarta settimana. In condizioni fisiologiche, tuttavia, non c’è motivo di sottoporsi precocemente a un esame ecografico. Se il calcolo delle settimane di gravidanza è stato effettuato correttamente, a sette settimane generalmente si dovrebbe essere in grado di osservare l’embrione all’interno del sacco gestazionale, dotato di attività cardiaca. Nella maggioranza dei casi, una camera gestazionale vuota non dà luogo a sintomi specifici. A volte potrebbero manifestarsi tuttavia segnali come perdite di sangue o crampi addominali.
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Considerazioni cliniche e approccio medico
Esistono ampie variazioni fisiologiche. Una singola ecografia precoce non basta per concludere. Il medico valuta più elementi insieme: misure (MSD/CRL), presenza o assenza di sacco vitellino e battito, intervallo tra gli esami e, talvolta, l’andamento delle beta-hCG. Se l’ecografia mostra una camera gestazionale priva di sacco vitellino ed embrione in genere si ripete l’esame dopo circa 7-14 giorni. Se invece l’ecografia mostra la presenza di una camera gestazionale vuota con sacco vitellino, in genere si eseguono ulteriori scansioni almeno 7-10 giorni dopo l’ecografia precedente.
È importante sottolineare che la maggior parte delle donne che vivono un evento di questo tipo può aspettarsi di avere gravidanze sane e a termine in futuro. L’aborto spontaneo è infatti un evento molto più comune di quanto si possa pensare. In caso di aborto interno così precoce, non c’è alcuna urgenza di effettuare il raschiamento per pulire l’utero e ci si può dare fino a 3-4 settimane di tempo per attendere che la natura faccia il suo corso. Non ci sono rischi di infezioni a carico della gravidanza che si interrompa spontaneamente nell’utero e scegliendo la condotta di attesa si può con più calma metabolizzare la notizia spiacevole e lasciare andare questo minuscolo fagiolino per la sua strada. Come in tutti gli aborti spontanei, l’evoluzione di queste gravidanze finisce con l’espulsione dell’ovulo; la donna potrebbe notare una certa diminuzione o scomparsa dei sintomi di gestazione e, in seguito, si producono perdite di sangue vaginali che aumentano di intensità e, se accompagnate da dolore pelvico, indicano che l’espulsione è imminente. Se si presenta con un’evoluzione normale, un aborto di questo tipo non comporta implicazioni riproduttive future.