Rosa Bazzi: Biografia, la Tragedia di Erba e un Caso Giudiziario Incessante

Rosa Bazzi, la cui data di nascita è il 12 settembre 1963, è una figura centrale in uno degli eventi di cronaca nera più discussi d'Italia: la Strage di Erba. Nata nel quartiere San Maurizio di Erba, in provincia di Como, da genitori originari della stessa località - il padre Lorenzo lavorava in un cementificio e la madre Lisa era casalinga - la sua vita, apparentemente tranquilla, si è intrecciata indissolubilmente con la terribile vicenda dell'11 dicembre 2006 che ha sconvolto una comunità intera.

Ritratto di Rosa Bazzi

Nascita, Infanzia e un Contesto Familiare Difficile

Rosa Angela Bazzi, all'epoca dei fatti, aveva 43 anni. Ultima di tre sorelle, fin da bambina mostrava un carattere vivace, amando giocare con le bambole, inventare personaggi, disegnare pupazzi e, soprattutto, raccontare storie, talvolta aggiungendo qualche bugia. Le piaceva passare le domeniche davanti alla televisione e leggere settimanali, oltre a dedicarsi alla cucina e all'ordine domestico. Tuttavia, il suo percorso formativo si interruppe precocemente: dopo la quinta elementare, infatti, non volle più frequentare la scuola. Già a quell'età, come le perizie avrebbero successivamente stabilito, Rosa Bazzi non sapeva né leggere né scrivere né fare i conti, un chiaro indicatore di un deficit cognitivo che intacca diverse aree, quali la logica, la memoria e la capacità di comprendere le conseguenze delle parole. In un test, alla domanda "Quanti chili può sollevare un atleta di sollevamento pesi?", Rosa rispose "Otto", evidenziando la sua difficoltà.

La sua infanzia e adolescenza furono segnate da un rapporto problematico con i genitori. La madre, in un'intervista, descrisse Rosa come "venuta su storta, cattiva come l’aglio. Anzi peggio, piena di veleno". Anche il padre, poco prima di morire, espresse un giudizio severo, affermando che "era cattiva, non voleva bene a nessuno", ricordando come in un'occasione, durante un suo ricovero in ospedale, Rosa si fosse fermata solo sulla porta, chiedendo frettolosamente "stai bene?" prima di andarsene. Questi commenti offrono uno spaccato di una giovane donna che, a causa delle sue difficoltà cognitive, è stata probabilmente "spesso mortificata" e ha provato vergogna, come suggerito da chi ha cercato di approfondirne il profilo psicologico.

Nonostante le sue lacune formative, Rosa Bazzi, intorno ai sedici anni, aveva considerato l'idea di frequentare le scuole medie per poi iscriversi a un istituto serale con l'obiettivo di diventare infermiera. Nel frattempo, svolgeva lavori di pulizia ad ore, un'attività che le era congeniale e che avrebbe ripreso in contesti diversi anche in seguito.

Il Legame Indissolubile con Olindo Romano e la Vita di Coppia

La vita di Rosa Bazzi è strettamente legata a quella di Olindo Romano, nato il 10 febbraio 1962 ad Albaredo per San Marco. La loro unione è stata descritta come un rapporto simbiotico, dove lei, sebbene minuta (alta circa un metro e cinquanta), esercitava un'influenza significativa sul marito. Come riportato dagli psicologi, "Vivono in una bolla e si sentono perseguitati dal mondo esterno, con cui non vogliono entrare in contatto. Tra loro non c’è un rapporto di parità. Al contrario, Rosa è una bimba che condiziona le azioni di Olindo, marito-padre. Siamo in presenza di una follia a due". Questa "bolla" si concretizzava nel loro appartamento di settantacinque metri quadrati nella corte di via Diaz a Erba, un luogo che per loro era diventato una "fortezza della loro solitudine", l'unico spazio in cui potevano coltivare un'ossessione per l'ordine, il silenzio e il decoro, un desiderio di isolamento dal resto del mondo.

Olindo, il cui nome gli fu dato in onore di uno zio alpino scomparso in Russia, era il primo di quattro figli. Si sentiva "diverso" per essere nato prima del matrimonio dei genitori. Dopo aver lavorato come camionista, nel 1996 divenne netturbino, addetto alla guida di mezzi pesanti. Appena sposato, recise ogni legame familiare, litigando con i fratelli per la proprietà della casa di famiglia e rompendo ogni contatto. La madre di Olindo, dopo la condanna, avrebbe dichiarato che la colpa era della "Bazzi Rosa, figlia di una vipera e di un ubriacone, era lei che lo comandava e se mi viene sotto l’ammazzo", sottolineando il profondo rancore familiare. La coppia non aveva figli e manteneva rapporti inesistenti o pessimi con le rispettive famiglie d'origine, rafforzando ulteriormente il loro isolamento.

La Strage di Erba: L'Orrore dell'11 Dicembre 2006

La sera dell'11 dicembre 2006, intorno alle 20:20, il condominio del Ghiaccio in via Armando Diaz, a Erba, divenne il teatro di un quadruplice omicidio che avrebbe segnato per sempre la storia giudiziaria italiana. In un appartamento, Raffaella Castagna, 30 anni, impiegata part-time in una comunità per disabili, fu brutalmente aggredita. Con lei furono uccisi il figlio Youssef Marzouk, di soli 2 anni, sua madre Paola Galli, 57 anni, e la vicina di casa Valeria Cherubini, 55 anni. L'unico sopravvissuto, Mario Frigerio, 65 anni, marito di Valeria Cherubini, fu gravemente ferito ma si salvò grazie a una malformazione congenita alla carotide che gli impedì di morire per dissanguamento.

Scena del crimine ricostruita

I soccorsi furono allertati da un incendio divampato nell'appartamento. Due vicini, tra cui un pompiere volontario, furono i primi a entrare, trovando Mario Frigerio ferito e trascinandolo via dalle fiamme. All'interno, scoprirono il corpo senza vita e in fiamme di Raffaella Castagna. A causa del fumo denso, furono costretti ad abbandonare l'edificio. All'arrivo dei vigili del fuoco, domato l'incendio, emersero altri dettagli agghiaccianti: furono rinvenuti i corpi di Paola Galli, Youssef Marzouk e Valeria Cherubini. Le indagini successive rivelarono la macabra dinamica: Raffaella Castagna fu colpita ripetutamente con una spranga, accoltellata dodici volte e sgozzata, morendo per le lesioni al cranio. Paola Galli subì sei coltellate e sei sprangate. Il piccolo Youssef morì sul divano del soggiorno per dissanguamento, con una ferita mortale alla gola che recise la carotide. Valeria Cherubini, accorsa al piano inferiore, fu aggredita sulle scale condominiali, subendo trentaquattro coltellate e otto colpi di spranga, prima di risalire nel suo appartamento dove morì, insieme al suo cane, per inalazione di monossido di carbonio a causa dell'incendio appiccato per mascherare il massacro.

Le Indagini, i Sospetti e le Confessioni Ritrattaie

Inizialmente, i sospetti si concentrarono su Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef, tunisino con precedenti penali per spaccio di droga, libero grazie all'indulto del 2006. Al momento della strage, Marzouk si trovava in Tunisia con un alibi "di ferro". I sospetti, quindi, si spostarono sulla coppia di vicini, Rosa Bazzi e Olindo Romano, che in passato avevano avuto accesi contenziosi con Raffaella Castagna. Tra gli episodi più noti, una lite la notte di Capodanno del 2005 e una causa civile, fissata per il 13 dicembre 2006, in cui Raffaella aveva denunciato i Romano per ingiurie e lesioni.

Il comportamento anomalo dei coniugi Romano destò l'attenzione degli inquirenti fin dalle prime ore. Mentre l'intera nazione era sconvolta, loro si dimostravano disinteressati agli eventi e, diversamente dagli altri residenti, non cercarono rassicurazioni dalle forze dell'ordine. Nelle intercettazioni ambientali, il loro atteggiamento fu eloquente: non affrontavano mai l'argomento della strage, e Rosa Bazzi pronunciò la frase "Adesso sì che possiamo dormire". Vari elementi consolidarono i sospetti: entrambi presentavano ferite sospette (un'ecchimosi alla mano e all'avambraccio per Olindo, una ferita rimarginata a un dito per Rosa); tracce di sangue femminile furono trovate sui loro abiti; e, in particolare, una macchia di sangue di Valeria Cherubini fu rinvenuta sul battitacco dell'auto di Olindo. Inoltre, i tabulati della società elettrica indicarono che Rosa Bazzi, per la prima volta in tre anni, aveva fatto una lavatrice dopo le 18 la notte della strage, un dettaglio insolito.

L'8 gennaio 2007, Rosa Bazzi e Olindo Romano furono fermati e, dopo un lungo interrogatorio, arrestati il giorno seguente. Il 10 gennaio 2007, davanti ai magistrati, i coniugi Romano confessarono, addossandosi separatamente l'intera responsabilità della strage. Descrisero i singoli atti con minuzia, indicando il tipo di ferite, le posizioni dei corpi delle vittime e le armi usate. Queste confessioni, ribadite in sede di convalida del fermo, furono considerate decisive in quanto contenevano particolari che solo gli autori materiali della strage avrebbero potuto conoscere, come la posizione iniziale dei corpi delle vittime.

Tuttavia, le confessioni furono successivamente ritrattate. Il 10 ottobre 2007, Olindo Romano dichiarò di essere innocente davanti al GUP, sostenendo di aver subito un "lavaggio del cervello" da parte dei carabinieri, che gli avrebbero promesso uno sconto di pena e l'immediata liberazione della moglie in cambio della confessione. Anche Rosa ritirò le sue dichiarazioni, affermando di aver confessato dietro la promessa degli arresti domiciliari. Le testimonianze dei carabinieri, tuttavia, confermarono che le confessioni erano state spontanee, mosse dal desiderio di "liberare la coscienza".

Il Percorso Giudiziario e le Condanne Definitive

Il processo di primo grado si aprì il 29 gennaio 2008. Durante le udienze, fu ricostruita la dinamica della strage: alle 19, Rosa e Olindo avrebbero raggiunto l'appartamento di Raffaella Castagna con due coltelli e una spranga di ferro. Raffaella sarebbe stata la prima a essere colpita, seguita dalla madre Paola e dal figlio Youssef. Il piano prevedeva poi di appiccare il fuoco per cancellare le tracce, ma il fumo allertò i vicini. La procura ricostruì che Rosa Bazzi uccise Valeria Cherubini, che cercava di fuggire lungo il corridoio e le scale, mentre Olindo colpì Mario Frigerio. Dopo gli omicidi, i due si allontanarono e tornarono sul luogo del delitto oltre due ore dopo.

Erba, 11 dicembre 2006 – Prima parte

Le prove a carico dei coniugi Romano includevano le tracce di sangue con il DNA di una delle vittime, le confessioni ritenute "spontanee" dai giudici (anche se poi ritrattate), i particolari annotati da Olindo Romano sulla sua Bibbia, e soprattutto la testimonianza di Mario Frigerio. Frigerio, risvegliatosi il 15 dicembre 2006, identificò inequivocabilmente Olindo Romano come il suo aggressore: "Lo ripeterò finché campo: è stato Olindo, mi fissava con occhi da assassino, non dimenticherò quello sguardo per tutta la vita, ho come una fotografia. Olindo era una belva, mi schiacciava con il suo peso, era a cavalcioni su di me. Ha estratto il coltello mentre mia moglie invocava aiuto. Poi mi ha tagliato la gola…". Questa testimonianza, sebbene inizialmente Frigerio avesse fornito descrizioni diverse (parlando di uno sconosciuto con la pelle olivastra in ospedale, in stato di shock), fu considerata fondamentale in aula.

Il 26 novembre 2008, la Corte d'Assise di Como emise la sentenza di primo grado: Rosa Bazzi e Olindo Romano furono condannati all'ergastolo con tre anni di isolamento diurno. Questa sentenza fu confermata in appello il 20 aprile 2010 e resa definitiva dalla Corte Suprema di Cassazione il 3 maggio 2011. Secondo i giudici, le confessioni spontanee, i particolari forniti dagli imputati e il riconoscimento di Olindo da parte di Frigerio, unito alla traccia di sangue di Cherubini nella loro auto, costituivano un quadro probatorio solido, al di là di ogni ragionevole dubbio.

La Vita in Carcere e il Desiderio di Normalità

Dopo la condanna definitiva, Rosa Bazzi e Olindo Romano sono stati reclusi in carceri milanesi: lei a Bollate, lui a Opera. Nonostante la separazione, il loro legame simbiotico è rimasto forte. Si incontrano regolarmente, per due ore, tre volte al mese. Rosa sembra essersi adattata meglio alla vita detentiva rispetto al marito. È considerata "gentile" e "ben voluta" dalle altre carcerate e dal personale. Ha lavorato in sartoria, dove continua a cucire tende e tovaglie per il marito, e ha frequentato altre detenute, sebbene abbia avuto qualche alterco. Curiosamente, la prigione le ha tolto la capacità di leggere e scrivere, non avendo risposto ad alcuna lettera per questa ragione. Dall'inizio del 2023, Rosa ha riassaporato, per alcune ore al giorno, una parziale libertà, essendo stata ammessa al lavoro esterno. Ogni mattina, all'alba, lascia il carcere di Bollate per recarsi, tramite un pulmino o un'auto (non avendo la patente), in una cooperativa sociale nel Milanese che opera nel settore sanitario, dove svolge mansioni di pulizia, tornando, in un certo senso, alla sua attività pre-massacro.

Olindo Romano, invece, ha avuto un percorso più altalenante. Dopo essere ingrassato a dismisura (120 chili per un metro e 65 di altezza) durante la detenzione a Parma, ha recuperato una certa forma fisica dopo il trasferimento a Opera. Ha coltivato un piccolo orto, ha tentato gli studi di Agraria (interrotti per mancanza di concentrazione), e ha inventato una scacchiera a quattro giocatori. Legge giornali e guarda la televisione, soprattutto i telegiornali. Nonostante i diciassette anni di reclusione lo abbiano distanziato dalla rivoluzione tecnologica, continua a scrivere lettere al mondo dell'informazione, rivendicando la propria innocenza e quella della moglie. In una di queste, firmata anche da Rosa, ha affrontato il delicato punto delle confessioni ritrattate, chiedendo di mettersi nei loro panni: "due persone semplici che all’improvviso vengono prima indicate come colpevoli e poi portate in carcere. Soli e spaventati, chiusi in cella per due giorni, senza capire cosa stava succedendo." Olindo ha espresso il sogno di una libertà con Rosa, magari un "anno sabbatico in un bungalow senza vicini attorno", o una vacanza in Irlanda, per poi trascorrere il resto della vita in Italia, e, "perché no, a Erba". Ha sempre aspettato che Mario Frigerio cambiasse la sua versione dei fatti, ignorando il fatto che Frigerio è deceduto nel 2014.

Il Dibattito Incessante e la Richiesta di Revisione del Processo

Nonostante le condanne definitive in tutti e tre i gradi di giudizio, la colpevolezza di Rosa Bazzi e Olindo Romano è rimasta oggetto di un acceso dibattito, spesso alimentato da trasmissioni televisive e dalla pubblica opinione, che ha visto nascere due "partiti": innocentisti e colpevolisti. Questa polarizzazione ha generato un'incredulità diffusa, riassunta dall'avvocato Enzo Pacia, che, all'epoca del processo, invitò a osservare i due imputati, "nelle loro espressioni semplici come le loro menti", chiedendosi come potessero aver compiuto un massacro di tale efferatezza.

Negli anni, la tesi dell'innocenza dei coniugi ha guadagnato terreno, portando a nuove istanze di revisione del processo. A sostegno di questa richiesta, presentata dai legali Fabio Schembri e Nico D’Ascola per Olindo, e Luisa Bordeaux e Patrizia Morello per Rosa Bazzi, si sono schierati anche il sostituto procuratore generale di Milano, Cuno Tarfusser. I punti chiave della richiesta di revisione si basavano su quattro pilastri principali:

  1. La testimonianza di Mario Frigerio: Gli avvocati hanno sostenuto che il ricordo di Frigerio fosse un "falso ricordo" e la sua testimonianza imprecisa, in contrasto con le sue dichiarazioni iniziali fatte in ospedale, sotto shock, dove avrebbe descritto un aggressore sconosciuto. Esperti come Giuseppe Sartori, professore di Neuropsicologia e Psicopatologia Forense, hanno argomentato che scientificamente il ricordo non migliora con il tempo, ma peggiora, e che un volto familiare viene riconosciuto immediatamente. Quindi, se Frigerio avesse visto Olindo, lo avrebbe dovuto riferire subito.

  2. Le confessioni ritrattate: È stato messo in discussione il valore delle confessioni, definite "false" e "indotte". La difesa ha sostenuto che un innocente può confessare, citando ricerche che mostrano come il 25% dei condannati poi assolti tramite test del DNA avesse in precedenza auto-accusato di un crimine non commesso. Nelle confessioni dei Romano, si sono riscontrati oltre 200 errori e una palese incongruenza con i dati raccolti sulla scena del crimine. In particolare, essendo la scena al buio (l'11 dicembre alle 8 di sera, con la luce staccata), i coniugi non avrebbero potuto descrivere dettagliatamente come erano vestite o posizionate le vittime. Si è ipotizzato che abbiano avuto a disposizione fotografie della scena del crimine durante gli interrogatori.

  3. La traccia di sangue sull'auto: La "genuinità" della macchia di sangue di Valeria Cherubini trovata sul battitacco dell'auto di Olindo è stata messa in discussione, sia per le modalità di repertazione che per il risultato scientifico. Olindo stesso aveva suggerito che la traccia potesse essergli caduta dalla testa e non essere stata calpestata sull'auto.

  4. Le condizioni psicologiche di Rosa Bazzi: Nessun accertamento sulle condizioni psichiche dei condannati era stato effettuato all'epoca dei processi, nonostante le ripetute richieste della difesa. Un nuovo studio neuropsicologico su Rosa Bazzi ha evidenziato una "disabilità intellettiva", che potrebbe aver influenzato la sua capacità di intendere e volere e la sua vulnerabilità durante gli interrogatori.

Tra le nuove prove proposte, vi è stata anche la testimonianza di Abdi Kais, un tunisino che, a suo dire, era stato arrestato per droga e le cui intercettazioni avrebbero incluso registrazioni dalla casa del massacro, suggerendo una faida legata allo spaccio di droga come origine della strage, anziché l'odio dei coniugi.

La famiglia Castagna, in particolare i fratelli Pietro e Giuseppe, ha sempre manifestato una totale fiducia nella giustizia e nell'esito dei processi precedenti. Hanno ritenuto che "anche se dovessimo rifarlo tre, o quattro o mille volte, il processo arriverebbe sempre alla stessa sentenza". Si sono astenuti dal costituirsi parte civile nella richiesta di revisione, desiderando che la vicenda si chiudesse definitivamente. Anche Azouz Marzouk, pur avendo inizialmente sostenuto l'innocenza dei coniugi, è stato successivamente condannato per diffamazione aggravata nei confronti dei familiari delle vittime.

La Parola Fine sulla Revisione

Il percorso della richiesta di revisione ha visto tappe significative. Il 1° marzo (senza indicazione dell'anno specifico), si è tenuta un'udienza davanti alla Seconda Sezione della Corte d'Appello di Brescia, per discutere quali prove o testimonianze ammettere. La decisione finale è arrivata il 10 luglio 2024, quando la Corte d’Appello di Brescia ha dichiarato inammissibile la richiesta di revisione del processo per Rosa Bazzi e Olindo Romano. Le prove presentate dalla difesa come "nuove" non sono state ritenute sufficienti per riaprire il caso.

Edificio della Corte d'Appello di Brescia

Il capitolo finale è stato scritto il 25 marzo 2025, quando la Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello di Brescia, stabilendo definitivamente che non è possibile procedere alla revisione del processo. Questa sentenza ha posto fine a un lungo iter giudiziario e a un dibattito che ha diviso l'opinione pubblica per quasi due decenni, riaffermando la condanna all'ergastolo per Rosa Bazzi e Olindo Romano come autori della Strage di Erba dell’11 dicembre 2006. Secondo il verdetto definitivo, sono stati loro ad uccidere Raffaella Castagna, il figlio Youssef, Paola Galli e Valeria Cherubini, e a ferire gravemente Mario Frigerio.

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