L'Eterna Genesi: Il Mito di Romolo e Remo nell’interpretazione pittorica di Rubens

La fondazione di Roma non è soltanto un evento storico collocato convenzionalmente nell’anno 753 a.C., ma un intreccio indissolubile di mito, epica greca e potere politico che ha plasmato l’identità dell’Occidente. Al centro di questo racconto originario si staglia la figura della lupa, simbolo ancestrale di una natura selvaggia che si fa madre della civiltà. Tra le innumerevoli declinazioni artistiche di questo mito, l’opera di Peter Paul Rubens, Il Ritrovamento di Romolo e Remo, realizzata ad Anversa intorno al 1612, rappresenta una sintesi magistrale tra l’archeologia classica, la cultura umanistica e la potenza barocca.

Veduta d'insieme del dipinto di Rubens raffigurante il ritrovamento di Romolo e Remo

Le radici del mito: Dalle ceneri di Troia al Tevere

Narra la leggenda che Ascanio, figlio dell’eroe troiano Enea, discendente di Venere e del mortale Anchise, fondò la città d’Alba Longa sulla riva destra del Tevere. Qui regnarono molti dei suoi discendenti, fino a quando raggiunsero il potere Numitore e suo fratello Amulio. La discendenza, tuttavia, era minacciata: Rea Silvia, figlia di Numitore e vestale votata alla castità, fu posseduta da Marte, il dio della guerra. Dalla loro unione nacquero due gemelli, Romolo e Remo.

La sorte dei piccoli fu segnata dall'ostilità di Amulio, ma il destino scelse una strada diversa. Una lupa, attirata dai vagiti dei due bambini, li raggiunse e li allattò nella sua tana del monte Palatino, fino a quando furono trovati da un pastore che insieme a sua moglie li adottò. Esistono interpretazioni storiche che suggeriscono come la lupa che allattò Romolo e Remo fu, in realtà, la loro madre adottiva, una figura umana traslata nella simbologia ferina per nobilitare l'origine divina dei gemelli.

Rubens e il recupero dell'antico: Un laboratorio creativo

Il dipinto venne realizzato da Rubens ad Anversa nei primi anni successivi al suo ritorno dall’Italia, probabilmente nel 1612, quando il pittore aveva circa 35 anni. In questo periodo, Rubens si stava affermando come uno dei principali protagonisti della cultura europea del Seicento, supportato da uno straordinario gruppo di aiutanti che gli permettevano di soddisfare le richieste delle principali corti di tutta Europa.

Nella tela, dall’andamento maestoso e solenne, un’attenzione particolare venne dedicata al gruppo centrale, elaborato con una straordinaria forza pittorica, in cui i gemelli sono in controparte rispetto alla scultura antica e al disegno preparatorio. Il nucleo centrale del dipinto con la lupa che allatta Romolo e Remo si basa su uno straordinario disegno che riproduce il medesimo soggetto, parte di un’antica scultura con la personificazione del Tevere oggi al Louvre, studiato da Rubens a Roma quando il gruppo si trovava al Belvedere in Vaticano. Il disegno era appartenuto nel Seicento al celebre collezionista Sebastiano Resta, un religioso oratoriano, ed è oggi conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Dettaglio della figura centrale: la lupa che allatta i gemelli, ispirata alle sculture classiche studiate da Rubens

Iconografia e simbolismo: L'analisi della scena

Il dipinto descrive il mito dell'origine di Roma con una precisione quasi filologica. Il pastore Faustolo, colui che crescerà i due bambini, accorre sulla destra; mentre a sinistra si trova un muscoloso vecchio che ci dà le spalle, personificazione del fiume Tevere, e Rea Silvia, la madre dei gemelli. Lo sfondo è dominato al centro da una grande figura di fico, il famoso "Fico Ruminalis", luogo sacro dove la tradizione colloca l'allattamento miracoloso.

L’intera composizione dimostra l’attenta lettura da parte di Rubens delle varie fonti iconografiche antiche e moderne ma anche dei principali testi antichi (Virgilio, Ovidio, Tito Livio, Plutarco). Accanto al possente vecchio, personificazione del Tevere, si nota una ninfa, probabilmente una Naiade, che arricchisce la scena di rimandi mitologici acquatici. L'opera si basa, per la sua parte centrale, sull'antica scultura della Lupa e dei gemelli che dialogano con la fluidità dell'elemento fluviale.

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Dal mito alla fondazione: Il tragico destino dei gemelli

La leggenda non si conclude con l'allattamento; essa prosegue verso una tragica dicotomia di potere. Vicino alla foce del fiume vi erano sette colli, chiamati Aventino, Celio, Capitolino, Esquilino, Palatino, Quirinale e Viminale. Romolo e Remo non giungevano a un accordo sulla scelta del luogo di fondazione della loro città e lasciarono decidere al fato, osservando, secondo il metodo etrusco, il volo degli uccelli.

Romolo ne vide dodici sul Palatino, mentre Remo solo sei su un’altra collina. Per delimitare la nuova città, Romolo tracciò un perimetro con l’aratro nell'area del monte Palatino e giurò che avrebbe ucciso chiunque avesse cercato di superare il confine. Remo disubbidì all'ordine di Romolo e attraversò con disprezzo la linea tracciata dal fratello. Fu così che Romolo lo uccise, diventando il primo e unico re di Roma. Questo atto di violenza fratricida, immortalato nel mito, segna la nascita della città come entità che richiede il sacrificio totale, una logica di potere che accompagnerà l'ascesa di Roma da borgo a impero universale.

Rappresentazione topografica dei sette colli di Roma in epoca arcaica

L'identità di Roma: Oltre il mito, verso l'Impero

L'idea che Roma avesse un'origine greca fu acquisita dalla storiografia romana a partire dal III secolo a.C., per giustificare gli interventi autoritari di Roma nel sud della penisola italica e la sua politica d’aggressione verso Cartagine. Avendo i suoi fondatori un'origine troiana, secondo alcune fonti classiche è corretto ipotizzare una fondazione della città collegata al mondo greco. Quest’interpretazione della storia della città la troviamo non solo in fonti greche ma anche in testi latini, che gli attribuivano un’origine arcaica, secondo il mito di Evandro e di Odisseo e Ulisse.

Come è diventata un impero? La capacità di integrare miti eterogenei - troiani, greci, etruschi e latini - è stata la vera forza di Roma. La struttura amministrativa, supportata da una ferrea disciplina militare e da una spiccata attitudine all'assorbimento delle culture conquistate, ha permesso la transizione dalla monarchia alla repubblica, fino al principato imperiale. In questa lunga evoluzione, il ruolo della Chiesa cattolica diverrà, secoli dopo, un elemento di continuità ideale: sebbene non presente alle origini, la Chiesa ha ereditato la struttura istituzionale e l'aspirazione all'universalità dell'Impero Romano, trasmutando l'aquila in croce e facendo di Roma il centro pulsante della cristianità occidentale. La narrazione di Rubens, in questo senso, si pone come un ponte ideale, unendo la grandezza dell'antichità classica alla consapevolezza barocca, in un continuo dialogo tra il pastore che accorre e il dio che plasma il destino di una civiltà.

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