La Placenta Umana: L’Organo Vitale tra Biologia, Evoluzione e Funzioni Essenziali

La placenta rappresenta uno degli organi più straordinari e complessi del corpo umano. Definita come un annesso fetale temporaneo e deciduo - con il secondo aggettivo si chiama in causa il fatto che, una volta conclusa la sua funzione, si separa dal corpo - nutre e protegge il feto durante il viaggio della gravidanza. La sua esistenza segna il legame biologico più profondo tra due individui, operando come un’interfaccia dinamica che garantisce la vita intrauterina e, secondo recenti studi, ha giocato un ruolo chiave nell’evoluzione stessa del cervello umano e delle sue capacità sociali.

rappresentazione schematica dell'utero con placenta e feto

La Formazione della Placenta: Modalità e Tempi

La genesi di questo organo è un processo meticoloso che inizia poco dopo il concepimento. Trascorsi più o meno sette giorni dal concepimento, la blastocisti, ossia la forma più avanzata dello sviluppo embrionale, comincia la sua penetrazione nell’endometrio. Dopo un tempo che, in linea di massima, corrisponde ad altri sei giorni, la blastocisti viene avvolta dall’endometrio e prosegue con il suo sviluppo. A partire da alcune delle cellule dell’embrione, prende il via la formazione dei villi coriali che, penetrando nell’endometrio, vengono coinvolti in processi di ramificazione via via più complessi.

Si forma così la placenta che, attorno alle dodici settimane di gravidanza, è in grado di sovrintendere pienamente ai suoi compiti di nutrimento e protezione di quello che, dal punto di vista medico, è ormai un feto. Le funzioni di nutrimento spettavano prima al sacco vitellino, membrana extraembrionale visibile già dalle prime settimane di gestazione e fondamentale per la formazione delle cellule ematiche e germinali. Il sacco vitellino, che smette di crescere più o meno verso la dodicesima settimana, scompare attorno alla dodicesima. Continua nel frattempo la crescita della placenta che, in prossimità del parto, può raggiungere un peso di 500 - 600 grammi. Il diametro alla fine della gravidanza, invece, va dai 20 ai 30 centimetri. Per quel che concerne lo spessore, decisamente più consistente al centro, si parla di circa 4 centimetri.

diagramma dello sviluppo dei villi coriali nel tempo

Struttura e Rapporti Materno-Fetali

La placenta ha origine sia dal corpo della mamma, per la precisione da modifiche dell’endometrio, sia dall’embrione. La porzione di placenta che trae origine dall’embrione sono i villi coriali. Il loro compito è assorbire ossigeno e altre tipologie di nutrimento per il feto dal sangue della mamma. Il loro ruolo prezioso non finisce qui. I villi coriali, infatti, sono fondamentali per la cessione dell’anidride carbonica al corpo della mamma.

Uno dei compiti è quello di ridurre al minimo la distanza tra sangue materno e fetale; questo compito è svolto dai villi coriali, che compaiono a partire dal 13º giorno come citotrofoblasto. Successivamente viene interposto uno stroma connettivale di derivazione mesodermica in cui verranno inseriti capillari arteriosi e venosi. Le cellule del citotrofoblasto continuano a proliferare, e tendono alla decidua basale dove sono i vasi materni, formando uno strato parallelo ad essa, il disco trofoblastico, attorno a cui il sinciziotrofoblasto si contrae. La placenta umana è un organo emo-coriale di tipo discoidale.

Funzioni Vitali: Scambi, Filtrazione e Sostegno

La principale funzione riguarda la gestione degli scambi gassosi e metabolici tra il sangue materno e quello del feto in crescita. La comunicazione tra quest’ultimo e la placenta avviene grazie al cordone ombelicale. Doveroso è ricordare che pure l’organismo materno, a modo suo, “comunica” con il meraviglioso organo oggetto di queste righe. Lo fa attraverso sacche piene di sangue, le cosiddette lacune, a loro volta in contatto con i villi coriali.

Tra le altre funzioni è possibile citare la cessione di ossigeno al feto e l’allontanamento da esso dell’anidride carbonica. Per la diffusione di entrambi questi gas, è fondamentale il sottile strato di cellule che permette la separazione tra i villi coriali e il sangue della mamma. Durante la vita intrauterina, le funzioni depurative che spettano ai reni vengono portate avanti dalla placenta. Lo stesso vale per l’omeostasi, termine tecnico che indica la capacità che gli organismi hanno di regolare l’ambiente interno anche a fronte di variazioni di quello esterno.

Attraverso l’endocitosi, processo in cui le cellule, tramite la membrana plasmatica, inglobano molecole e altri corpi che si trovano nello spazio extracellulare, il fantastico organo consente il passaggio degli anticorpi al cucciolo. Questo organo fantastico è anche in grado di impedire il passaggio ad alcuni organismi patogeni. Attenzione: non a tutti! Esistono diverse eccezioni, tra cui il protozoo che causa la toxoplasmosi. Permeabile da parte di tantissimi nutrienti presenti nel sangue materno, dalle proteine ai trigliceridi, senza dimenticare il glucosio e alcune vitamine, la placenta è in grado di passarli al cucciolo.

Parto della placenta (animazione 3D)

Il Ruolo Endocrino

Già dall’inizio del suo sviluppo, la placenta secerne l’ormone gonadotropina corionica umana (hCG), la cui frazione beta viene rilevata nel momento in cui si effettua il test di gravidanza. L’hCG ha un compito molto importante: sostenere i processi di sintesi del progesterone, che partono dal corpo luteo. Attorno alla settima settimana di gravidanza, la placenta è in grado di gestire in maniera autonoma la sintesi di tutto il progesterone che serve all’embrione. Il corpo luteo inizia quindi a degenerare e i livelli di hCG a ridursi.

Oltre all'hCG, la placenta secerne il lattogeno placentale umano, gli estrogeni (che inibiscono la maturazione di altri follicoli), il progesterone (che impedisce le contrazioni uterine e sostiene l'endometrio) ed altri ancora (tra cui inibina, prolattina e pronenina). E' interessante notare come la placenta sia priva di alcuni degli enzimi necessari per completare la sintesi degli ormoni steroidei; tali enzimi sono tuttavia presenti nel feto.

Localizzazione e Anomalie Cliniche

Quando si parla della placenta, è necessario soffermarsi anche sulle sue diverse localizzazioni, che dipendono da dove avviene l’impianto dell’embrione:

  • Posteriore: la placenta è rivolta verso la schiena della mamma.
  • Fundica: la placenta si trova a livello della parete superiore dell’utero.
  • Anteriore: la placenta “guarda” verso la pancia.
  • Laterale: destra o sinistra.

Può capitare che l’embrione si impianti nella parte inferiore dell’utero, parlando in tal caso di placenta bassa o placenta previa. La placenta previa ricopre in maniera parziale o totale l’orifizio uterino. Questa condizione, favorita da fattori di rischio come precedenti cesarei, età superiore ai 35 anni, tabagismo o PMA, è una condizione che merita immediata attenzione medica. Il rischio principale è che, con il travaglio e la dilatazione del collo dell’utero, la placenta si stacchi, compromettendo l'apporto di nutrimento al feto. Per questo, accertata la diagnosi dopo le 32 settimane, si opta per la nascita con taglio cesareo.

Il distacco di placenta è un’emergenza ostetrica che si verifica quando, prima del tempo, la placenta si stacca dalle pareti dell’utero. Evenienza che si concretizza raramente e in gestazioni già problematiche - a favorirla, per esempio, sono l’età elevata della madre e l’ipertensione - in acuto ha come sintomo un dolore improvviso, costante e localizzato.

La Placenta e l'Evoluzione Umana

Il segreto del cervello così tanto più evoluto degli umani potrebbe risiedere nella placenta. Secondo una nuova ipotesi proposta dai ricercatori delle Università di Cambridge e di Oxford, la placenta, che ha anche il compito di produrre e regolare gli ormoni della gravidanza, potrebbe aver avuto un ruolo importantissimo nell'evoluzione del cervello umano, contribuendo ai tratti comportamentali che rendono l'uomo un essere sociale.

«Piccole variazioni nei livelli prenatali di ormoni steroidei, come testosterone ed estrogeni, possono predire il tasso di apprendimento sociale e cognitivo nei neonati e persino la probabilità di patologie come l'autismo. Questo ci ha spinto a considerare la loro rilevanza per l'evoluzione umana», spiega Alex Tsompanidis, autore principale dello studio. Gli scienziati ipotizzano che l’apporto di estrogeni regolato dalla placenta possa aver favorito la connettività neuronale, ridotto la competizione maschile e favorito la formazione di gruppi sociali più coesi.

grafico comparativo dell'evoluzione cerebrale e ruolo degli ormoni placentari

Destino della Placenta dopo il Parto

Come già accennato, una volta terminato l’assolvimento delle sue funzioni, la placenta si separa dal corpo nel processo chiamato secondamento. Dopo il parto, la placenta viene espulsa nella grande maggioranza dei casi in maniera spontanea a circa mezz’ora dalla nascita del cucciolo. Ciò avviene grazie a delle vere e proprie contrazioni che, però, sono meno intense in confronto a quelle del travaglio. Tramite queste ultime, avviene il distacco dei cotiledoni, ossia i vasi ematici che mantengono la placenta ancorata all’utero.

Dopo l’espulsione, l’utero attua un meccanismo di contrazione tetanica noto con il nome di globo di sicurezza che ferma l'emorragia. Un mancato distacco placentare completo può portare a perdite ingenti di sangue e quindi shock. Mentre nelle culture animali la placenta rappresenta una fonte immediata di proteine, nell’essere umano il dibattito moderno si è spostato sulla placentofagia: l'uso della placenta come ingrediente per integratori, cosmetici o rituali, sebbene i benefici scientificamente provati restino oggetto di studio e prudenza medica. La placenta, in definitiva, resta il legame profondo tra la madre e il feto, un organo di cura e autonomia che definisce le basi della nostra esistenza biologica.

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