La Genitorialità Possibile: Trapianto di Utero e Gestazione per Altri per Donne Senza Utero

Il desiderio di genitorialità è un istinto profondo e universale, ma per molte donne la possibilità di portare a termine una gravidanza è preclusa a causa di condizioni mediche complesse. Tra queste, l'assenza congenita dell'utero o la sua perdita in seguito a patologie, rappresenta una sfida significativa. Per affrontare questa realtà, la scienza medica e il dibattito sociale hanno esplorato diverse vie, in particolare il trapianto di utero e la gestazione per altri (GPA). Queste opzioni, pur offrendo speranza, sollevano questioni mediche, etiche e legali di grande complessità, che meritano un'analisi approfondita per comprendere appieno le implicazioni per le donne, le famiglie e la società nel suo complesso.

La Sindrome di Rokitansky e l'Infertilità Uterina Assoluta: Comprendere le Radici del Problema

La Sindrome di Rokitansky, conosciuta anche come Sindrome di Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser (MRKH), è una patologia che interessa una bambina ogni 5000 nate e che si caratterizza per l'assenza congenita dell'utero e della vagina. Nonostante questa condizione, le ragazze affette da S. di Rokitansky presentano un normale sviluppo psico-fisico, un normale assetto cromosomico e normali gameti femminili rappresentati da ovociti che si sviluppano in ovaie integre. Questa peculiarità le rende geneticamente madri potenziali, seppur incapaci di portare avanti una gravidanza per via naturale.

Al di là delle forme congenite come la Sindrome di Rokitansky, l'infertilità uterina assoluta può derivare anche da cause acquisite. Tra queste, i tumori dell’utero che comportano l'asportazione dell'organo, talvolta anche in età fertile, o le forme più severe di endometriosi, una patologia che riguarda non meno di tre milioni di donne nel nostro Paese, possono determinare l'impossibilità di condurre una normale gravidanza. Allo stesso modo, l'isterectomia può essere eseguita per motivi oncologici o post-partum a seguito di complicanze ostetriche, lasciando le donne senza utero e, di conseguenza, senza la possibilità di una gravidanza biologica.

Rappresentazione della Sindrome di Rokitansky (anatomia)

Non meno numerose sono le patologie sistemiche che non consentono di condurre una gravidanza pur in presenza di un apparato riproduttivo perfettamente normale. Queste includono patologie cardiache congenite ed acquisite, problematiche dell'apparato renale, nervoso, osseo, immunologico, e pregressi tumori che hanno richiesto terapie di mantenimento o che sono fisicamente invalidanti rispetto alla conduzione di una gravidanza efficace e sicura. In tutti questi scenari, le donne si trovano di fronte al doloroso ostacolo dell'impossibilità di una gravidanza propria.

In tale contesto, la domanda "perché non adotti?" è quella che le donne con queste sindromi si sono sentite rivolgere più spesso. L'adozione, sia nazionale che internazionale, rappresenta certamente un'opzione con insite difficoltà di tipo burocratico, legale ed economico, oltre che limitata dalla ben nota carenza di bambini adottabili, che non consente di soddisfare la domanda della maggior parte delle coppie pur con i requisiti necessari. L'adozione, inoltre, dovrebbe avere connotazioni motivazionali ed etiche assolutamente peculiari, incentrate sul prioritario ed alto fine di dare una famiglia a bambini sfortunati che non sono potuti crescere con i loro genitori, e non dovrebbe essere considerata come "un'ultima spiaggia" per quelle coppie che non riescono ad avere una prole biologicamente propria. Proprio in ossequio a questo principio, coppie che già hanno propri figli vengono ritenute più esperte e orientate per l'adozione, che trova dunque in loro un canale preferenziale rispetto alle coppie che non hanno figli. Ciò nonostante, il "perché non adotti?" continua ad essere la semplicistica ed unica opzione che le coppie infertili che vorrebbero avere figli si sentono proporre da medici, uomini comuni e legislatori, che non vivono il problema in prima persona.

Il Trapianto di Utero: Una Soluzione Medico-Chirurgica Innovativa e le Sue Implicazioni

Negli ultimi anni, si è fatto un gran parlare di trapianto d’utero come possibile rimedio per donne che non possono condurre una gravidanza propria per assenza congenita dell’organo o per isterectomia. Questa tecnica, nata in Svezia e ancora oggi considerata sperimentale, offre la prospettiva di permettere alla donna di essere madre genetica, gestazionale e legale del proprio figlio. Nel trapianto di utero, la gestazione sarebbe della donna stessa; inoltre, l'utero potrebbe essere anche conservato in situ a disposizione per una seconda gravidanza o rimosso dopo il parto per evitare di proseguire con la terapia immunosoppressiva. Considerazioni di tal genere inducono doppiamente a privilegiare la tecnica del trapianto di utero rispetto alla gestazione per altri in tutte le condizioni in cui vi sia mancanza di utero.

Giuliano Testa: concepire e partorire grazie a un trapianto di utero

Il tempo dedicato e il disagio di una donazione di oociti sono inferiori, come impegno e verosimilmente come rischi, rispetto a una Gestazione per Altri (GPA). Questa è la ragione per cui la tecnica del trapianto di utero è vista da alcuni esperti come la più adeguata e solidale soluzione medico/chirurgica, la più umana e a minor rischio di sfruttamento di altre donne, per quelle donne nate, o diventate loro malgrado, prive di utero e desiderose di prole.

La platea interessata a questa strada, con i requisiti fisici compatibili con questa opzione, rappresenta una percentuale veramente esigua dei casi di infertilità, ovvero in Italia le circa mille donne in età fertile con Sindrome di Rokitansky. Il trapianto d’utero è una terapia sperimentale che ha visto, peraltro, numeri veramente esigui di successi in termini di nascite. Dal 2000 ad oggi sono stati eseguiti nel mondo 120 trapianti di utero e sono nati poco più di 60 bambini. Quasi tutti questi interventi sono stati realizzati da donatrice vivente, un procedimento non ammesso in Italia. Inizialmente, c'è stato entusiasmo per i primi trapianti di utero effettuati prevalentemente in Svezia, che hanno riguardato donne trapiantate con organo proveniente da donatrice vivente e che hanno consentito la nascita di otto bambini. I successivi tentativi nel mondo hanno visto nascere circa quaranta bambini in dodici anni, quasi tutti da donatrice vivente. Appena quattro nascite sono avvenute da donatrice cadavere o in morte cerebrale.

Nel contesto italiano, una sperimentazione con trapianto di utero da donatrice in morte cerebrale è stata approvata presso l’ospedale Cannizzaro di Catania nel 2019. Tuttavia, non è stato possibile iniziare una sperimentazione con donatrice vivente in quanto in Italia questo è vietato. Un solo trapianto d’utero effettuato sinora, nel 2020, ha visto una gravidanza coronata da successo.

È fondamentale considerare anche i rischi associati a questa procedura. I rischi significativamente aumentati, noti in letteratura medica in caso di completo allotrapianto per le maggiori complicanze in frequenza e gravità durante la gravidanza e al parto, coinvolgono sia le gestanti sia i nati. Nel caso dell'emi-allotrapianto, i rischi sono evolutivamente molto meglio controllati dalla protezione esercitata dalla madre, al fine della propagazione dei propri geni, e dall’embrione, poi dal feto, al fine della propria sopravvivenza. Questa informazione deve essere fornita ai potenziali genitori nella consulenza genetica. È noto che condizioni che si accompagnano a impossibilità procreativa per alterazioni strutturali dei genitali possono comportare gameti idonei al concepimento con le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), ma portatori di mutazioni genetiche/epigenetiche che rientrano in circuiti patologici di altri organi e/o apparati, comportando non solo l’alterazione strutturale di genitali (un esempio noto è la fibrosi cistica). Per queste ragioni, una scrupolosa consulenza genetica è indispensabile.

La Gestazione per Altri (GPA): Contesto, Tipologie e Dibattito Etico-Legale

La gestazione per altri (GPA), impropriamente chiamata "maternità surrogata" e a volte dispregiativamente "utero in affitto", rappresenta un percorso di fecondazione assistita nel quale una donna porta avanti una gravidanza per un'altra persona o per una coppia. Questa pratica, pur essendo bandita in Italia, è legalmente consentita e normata in numerosi paesi del mondo. In tali contesti, la donna che porta avanti la gravidanza per altri - la donna gestante - non è giuridicamente considerata madre dei bambini nati. La legge, infatti, considera genitori a tutti gli effetti i genitori intenzionali, vale a dire coloro che hanno fatto ricorso alla gravidanza per altri.

Mappa mondiale della legalità della GPA

Esistono diverse tipologie di gestazione per altri. La maternità surrogata gestazionale è quella in cui la madre surrogata non è correlata geneticamente al nascituro o ai nascituri, poiché si utilizzano i gameti maschili e/o femminili degli aspiranti genitori e/o i gameti femminili e/o maschili di uno o più donatori. Al contrario, la maternità surrogata genetica o parziale, talvolta anche nota come surrogazione di maternità tradizionale, prevede l'inseminazione naturale o artificiale della madre surrogata con lo sperma del padre intenzionale. In quest'ultimo caso, il nascituro sarà correlato geneticamente sia al genitore che ha fornito i gameti maschili, sia alla madre surrogata. Nei Paesi in cui la surrogazione di maternità è legalmente consentita, esistono vere e proprie agenzie che si occupano di trovare e mettere in contatto la madre surrogata con i genitori richiedenti la gestazione per altri, facilitando l'intero processo.

Diagramma che spiega la GPA gestazionale vs genetica

Il dibattito sulla GPA è spesso acceso e polarizzato, con posizioni che spaziano da una totale condanna a un'aperta accettazione, specialmente per la GPA definita "solidale". Molti argomentano che "madre è solo colei che partorisce", una convinzione con granitiche certezze che in realtà non hanno alcun fondamento scientifico e non tengono conto dei progressi delle tecniche riproduttive e dei cambiamenti sociali da decenni in corso nelle società più evolute. Si parla spesso anche di presunti traumi permanenti che subiscono i bambini "strappati dal ventre materno nel quale è stato cresciuto al ritmo del battito cardiaco della gestante" o "cullati dalle ninna nanna delle gestanti". Tuttavia, l'evidenza degli studi scientifici internazionali riguardanti il benessere psico-fisico dei bambini partoriti da donna estranea alla coppia e cresciuti dai propri genitori biologici sono ormai robuste e giungono a conclusioni ben differenti e staticamente dimostrate: il benessere di tali figli è determinato dalla quantità di cure e di amore ricevuto in vita sin dai primi istanti e non certo dalle modalità con le quali sono venuti al mondo, men che meno dal sesso e dagli orientamenti sessuali dei genitori. Negli studi approntati con rigore scientifico, confrontando bambini nati in modo tradizionale con quelli nati con gestazione per altri, cresciuti sia da coppie eterosessuali che da coppie omosessuali, si è constatato che i nati per GPA non riportano deficienza alcuna nei confronti dei primi.

Un altro punto centrale del dibattito è la questione se diventare genitori sia un diritto. Piuttosto, è l'idea di che cosa significa oggi essere genitori che evolve in maniera disuguale nella società e il richiamo alla cosiddetta famiglia "naturale" serve a tranquillizzare chi non è disposto a riconoscere i cambiamenti. Se per "essere genitori" oggi si intende prendersi cura e rispondere in modo adeguato ai bisogni dei figli che mutano a seconda della loro fase evolutiva, ciò vuol dire confrontarsi con l'attivazione di un processo dinamico (la genitorialità) che inizia ancor prima della nascita del figlio e forse anche prima del suo concepimento e persiste per molto tempo. Essere genitore è una delle esperienze straordinarie della vita che permette di provare sentimenti di enorme gioia, amore, orgoglio, emozione e felicità basati su un rapporto positivo e ricco tra i genitori e con i figli e non dalle relazioni di parentela definite dal profilo genetico individuale.

La Complessa Situazione Legale della GPA in Italia

In Italia, la gravidanza per altri è vietata dalla legge 40 del 2004 che, all’articolo 12, comma 6, stabilisce che: "Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro." La formulazione del reato lascia aperti molti dubbi interpretativi in quanto non è chiaro se il legislatore abbia inteso vietare ogni forma di gravidanza per altri o solo quella commerciale.

Giuliano Testa: concepire e partorire grazie a un trapianto di utero

L'attualità di questa situazione è stata recentemente accentuata dalla cosiddetta "legge Varchi", approvata in Senato il 16 ottobre 2024, che aggiunge un periodo al comma 6 dell'articolo 12 della legge 19 febbraio 2004, n. 40: "Se i fatti di cui al periodo precedente, con riferimento alla surrogazione di maternità, sono commessi all’estero, il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana". Questa modifica ha istituito il reato universale della gestazione per altri, rendendo perseguibile anche in forma altruistica e solidale la pratica se praticata all'estero. Ciò ha portato i mezzi di informazione a menzionare spesso la sindrome di Rokitansky, descrivendola come una delle cause di infertilità assoluta insieme all’isterectomia, spingendo a una riflessione più ampia sulle possibilità di genitorialità per queste donne.

L’Associazione Luca Coscioni ritiene che questo divieto sia contestabile sia dal punto di vista giuridico sia da quello etico. È riscontrabile, infatti, una violazione dei diritti costituzionalmente riconosciuti alla salute, all’uguaglianza e alla famiglia. In più, la legge 40/2004 non spiega esattamente cosa s’intenda per “surrogazione di maternità” né specifica se tale pratica sia vietata in ogni circostanza o solo per la parte della commercializzazione. Per i nascituri, le gestanti e le coppie che decidono di ricorrere a questo percorso è necessario garantire un quadro che definisca i limiti entro cui la gravidanza solidale sia lecita. Per rafforzare l’urgenza di una normativa in quest’ambito, l’Associazione Luca Coscioni ha promosso anche un appello ai parlamentari per una legge sulla gravidanza solidale per altri, e dal 2015 ha proposto diverse bozze di legge, l'ultima nel 2021 a prima firma dell'onorevole Guia Termini, raccogliendo il supporto di oltre dieci associazioni. Questa proposta non è mai stata discussa neanche in commissione parlamentare.

Nella nebbia semantica causata dallo scontro delle parole: l’utero in affitto contro la gestazione per altri, la maternità surrogata contrapposta alla gravidanza solidale, le tutele da garantire ai più piccoli hanno assunto i contorni dell’incertezza. A una considerazione limitata del Diritto, nella sua accezione più alta, consegue una parzialità e indeterminazione degli obblighi e delle responsabilità, non ultima quella della genitorialità del singolo e della coppia, ma anche della comunità. Non è chiaro, infatti, quale dovrebbe essere il destino dei piccoli nati da una maternità surrogata, i cui genitori dovessero andare incontro alle punizioni previste dalla modifica della legge attuale, se mai ci sarà. Nei 18 anni trascorsi tra l’entrata in vigore della legge 40 e oggi, varie sentenze e pratiche di giurisprudenza sono intervenute per ovviare al vuoto creato dalla legge, affidando ai tribunali le decisioni di adottabilità, spesso in maniera discrezionale e per lo più sotto il cappello dell’adozione prevista dalla legge del 1984 per i bambini “difficili”, ammessa anche nei confronti dei single e delle coppie conviventi, anche formate da persone dello stesso sesso. Così, tanti bambini nati in Italia in seguito alla procreazione medicalmente assistita, praticata all’estero, da coppie di donne, e i bambini nati all’estero grazie a tecniche di gestazione per altri hanno trovato finora una posizione giuridica. Una posizione tuttavia limitata perché fino a poco tempo fa potevano essere riconosciuti come figli solo dal genitore con cui esisteva un legame biologico provato dal DNA. Una discriminazione che li privava del diritto di avere legalmente fratelli e sorelle, nonni e zii. È inoltre d'attualità la nota prefettizia negante la possibilità di continuare a trascrivere il certificato di nascita di figli nati all'estero ove è legale la gestazione per altri, e il voto negativo in Senato al regolamento europeo relativo alla trascrizione in tutti gli stati UE di bambini comunque nati all'estero, anche per GPA.

L’alternativa alla presa d’atto della necessità di regolare la materia sarà il protrarsi di quanto già avviene da decenni in Italia, così come in tutti gli Stati al mondo in cui la legge impone un divieto della pratica: si accentuerà il divario tra chi economicamente e culturalmente potrà permettersi di recarsi in Stati nei quali la gestazione per altri è considerata un’opzione medica ad un risolvibile problema di infertilità e le moltissime coppie che dovranno rinunciare per sempre alla genitorialità. Non sarà certo un’eventuale estensione della fattispecie di reato alle GPA condotte all'estero (in Paesi nei quali è legale e consuetudine medica e sociale perfettamente operativa senza scandalo per nessuno) a sopprimere l’istinto di genitorialità di persone che, pur di avere una propria famiglia, preferirebbe l'esilio a vita.

Bilancia giustizia con diritti dei genitori e diritti del nascituro

Il Codice civile stabilisce dal 1889 che l'unica madre è quella che dà alla luce il bambino. È sorprendente che in un momento in cui si sta rimodellando il concetto più tradizionale di famiglia, una norma del XIX secolo continui a impedire ai singoli o alle coppie di avere figli biologici se non c'è una nascita. Questo problema non riguarda solo le donne con problemi all'utero, ma anche i gruppi a cui la legge ha già concesso la capacità di creare una famiglia attraverso l'adozione, come le coppie omosessuali maschili o gli uomini che vogliono formare una famiglia monoparentale.

Il Dibattito sullo Sfruttamento nella Gestazione per Altri

Riguardo all'argomento del supposto sfruttamento delle gestanti, è noto come queste vengano tratteggiate come ragazze povere, fragili, prive di cultura, irretite dalla possibilità di un guadagno conseguente a questa modalità dell'uso del proprio corpo, alla mercé di coppie descritte come ricche e in età avanzata con egoistiche ambizioni di genitorialità tardiva ed incapaci di generare figli propri per raggiunti limiti biologici d’età. Tuttavia, il tempo dedicato e il disagio di una donazione di oociti sono inferiori, come impegno e verosimilmente come rischi, di una GPA. Questo fatto evidenzia come la GPA possa di fatto, e tale è stata finora in molti paesi, trasformarsi in pratica di sfruttamento delle donne, potendo costituire per molte donne svantaggiate l’unico modo di contribuire economicamente alla propria famiglia, anche ponendo a rischio la propria salute.

Nel mondo reale, in diverse Nazioni giuridicamente non certo arretrate rispetto all'Italia, dove la GPA è praticata da decenni, la gestante solidale è spessissimo una donna che ha relazioni parentali o amicali, a volte anche molto strette, con uno dei due genitori intenzionali. In ogni caso, le diverse leggi nazionali che regolano tale metodica prevedono che la gestante deve essere già madre di figli propri e in condizioni economiche tali da non configurare uno stato di necessità che la induca a condurre una gestazione per altri. Persino la gravidanza per altri di tipo oblativo (essenzialmente attuata negli Stati Uniti e in Ucraina prima della guerra) trova nel mondo reale situazioni ben differenti da quelle descritte da chi sostiene che la motivazione economica sia l'unico elemento decisionale che muove la donna a prestarsi a tale attività. Negli Stati Uniti non è infrequente, infatti, che le madri solidali si trovino in condizioni economiche persino più agiate delle coppie committenti, costrette a questo esilio riproduttivo da Nazioni nelle quali la pratica non è consentita. Coppie che ritengono giusto un riconoscimento economico in favore della gestante per i mancati introiti che l’impegno di una gravidanza comporta per queste donne in un contesto limpido e normato.

Appare veramente difficile comprendere come il giudizio morale e il parere di soggetti terzi possa essere predominante sulla volontà di una donna a prestarsi ad una gravidanza, negandole la libertà di autodeterminarsi in tal senso. Con riguardo alla liceità etica del prestarsi ad una gravidanza per altri di tipo oblativo, persino il parere dei vari comitati etici in Italia è antitetico. Sebbene, ad esempio, il Comitato Nazionale di bioetica, nonostante non isolati distinguo, esprima globalmente un parere contrario a qualsiasi forma di gestazione per altri, all’opposto il Comitato Etico di Fondazione Umberto Veronesi, anch’esso composto da insigni e illustri esponenti del mondo accademico e culturale del nostro paese, proprio in virtù della supremazia dell’autodeterminazione della donna di poter disporre in piena coscienza del proprio corpo, considererebbe lecita la pratica anche quando questa fosse motivata da ragioni di tipo economico, e fatto salvo il rispetto di alcune garanzie fondamentali.

Per una nazione come l’Italia che si è fatta, giustamente, un vanto della propria sanità pubblica universalistica, lo spettro dello sfruttamento delle persone fragili e della costruzione di diseguaglianze tra gruppi della popolazione non può che portare a escludere una pratica che implica la riduzione a merce delle donne. Questa è da vietare, così come, senza clamore, è stata vietata la vendita di organi o sangue, ammessa invece in altri Paesi, tra cui i soliti Stati Uniti. Il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Danimarca, il Belgio e il Portogallo hanno legalizzato la maternità per altri solo a titolo gratuito. In quei Paesi, la gravidanza solidale e altruistica consente oggi alle coppie eterosessuali non fertili (ad esempio alle donne con sindrome di Rokitansky, nate senza utero) e a quelle omosessuali di avere figli.

Negli Stati Uniti, dove nel 1986 nacque Shira da Shannon, la prima madre per altri, sono oltre duemila le gravidanze in affitto portate a termine ogni anno. Non interessano solo coppie di gente famosa; ci sarebbe un costante incremento annuo del 20% e sette coppie su dieci sono eterosessuali, il resto coppie omosessuali e single. Il recente rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva (Unfpa) documenta che per quasi la metà delle donne e ragazze rimanere incinta o meno non è una scelta pianificata, desiderata, cercata: la metà delle gravidanze nel mondo sono indesiderate. Ciò significa che il 6% delle donne di tutto il mondo ha una gravidanza involontaria. Perciò, garantire che l’uso, in contrasto all’abuso, del proprio corpo sia l’espressione di scelte informate e consapevoli da parte di ogni persona coinvolta investe l’intera vita: dalla nascita sino alla fine.

La realtà attuale della maternità per altri a pagamento può essere descritta così: da una parte persone benestanti che vivono per lo più in Occidente e desiderano un figlio e dall'altra donne che vivono nel Sud del mondo, in Europa orientale o donne vulnerabili dei Paesi Ocse che hanno solo i loro corpi e la loro fertilità da offrire. Oggi la maternità surrogata commerciale vuol dire un giro di affari di miliardi di dollari, anche se i Paesi che la consentono si sono andati via via riducendo.

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