Modelli Anatomici in Ostetricia: Un Viaggio dalla Ceroplastica Antica alle Tecnologie Moderne

L'evoluzione della medicina, e in particolare dell'ostetricia, è stata profondamente influenzata dall'arte e dalla scienza della modellistica anatomica. Questi strumenti didattici e di ricerca hanno permesso di superare limiti invalicabili per secoli, offrendo una comprensione senza precedenti del corpo umano e dei processi riproduttivi. La storia dei modelli anatomici, in particolare quelli in cera, è un racconto affascinante che si snoda attraverso epoche di grandi scoperte scientifiche e mutamenti culturali, culminando nelle applicazioni tecnologiche avanzate dei giorni nostri.

La Ceroplastica: Un'Arte Antica tra Estetica e Scienza

L'antica arte di modellare la cera non ebbe origine da esigenze utilitaristiche, come nel caso di manufatti in argilla o in vetro, ma sorse dal desiderio di imitare la natura, nacque, quindi, con un fine puramente estetico. La cera ha avuto una grande importanza dall’antichità fino all’Ottocento. Considerata come arte maggiore dal XIV al XVI secolo, con l’avvento delle poetiche classiciste, improntate alla sobrietà e severità di espressione, l’arte della ceroplastica artistica si avviò verso il declino, sopravvivendo in ambiti minori come le applicazioni devozionali e i musei delle cere del XIX secolo. L'arte della ceroplastica è sempre stata un’arte fortemente emozionale che suscita nello spettatore i sentimenti più diversi ma raramente lo lascia indifferente. L’atteggiamento nei confronti dei musei e delle opere di cera in generale è cambiato molto a seconda dei secoli e delle fluttuazioni del gusto artistico.

La cera, sostanza organica creata dalle api, è flessibile, malleabile, profuma e reagisce ai cambi di temperatura sudando e aggrinzendosi come la pelle umana. Le sue particolari caratteristiche e le sue possibilità metamorfiche permettono una resa mimetica sorprendente e insuperabile da qualsiasi altro materiale. Il fatto che la cera richiami così tanto la pelle e la carne umana spiega perché venne usata nei secoli per la creazione di effigi e maschere funerarie. Presso i Romani era in uso conservare i ritratti degli antenati (imagines) nell’atrio delle case, disposti ordinatamente dentro nicchie delle pareti. Questi volti di cera bianca, la cui superficie veniva colorata in un secondo tempo, accompagnavano i funerali gentilizi in modo che, accanto ad ogni nuovo defunto, fosse sempre presente la folla dei familiari vissuti prima di lui, come testimonia Plinio nel Libro XXXV, 6, e venivano, invece, incoronate di fiori e alloro in occasione di un matrimonio, una nascita o una festività. La possibilità di farsi eseguire dei ritratti apparteneva solo ai ricchi, ma nelle case di qualsiasi ceto sociale erano presenti statuette in cera di soggetti allegorici o di divinità (lares).

Oltre che per la scultura in bronzo e per i detti usi familiari, sin dall’antichità la cera fu usata anche per realizzare modelli di organi malati o sani, quali offerte votive. Nelle necropoli della Campania e in quelle degli Etruschi sono venuti alla luce interi depositi di questi ex-voto, di solito in terracotta per i poveri e in argento per i ricchi, ma sappiamo da testimonianze scritte che si usava anche farli in cera. Dal 1200 fino a tutto il 1600 a Firenze fiorì una vera e propria industria di offerte votive in cera, i cosiddetti «bóti». Tra i santuari più celebri del passato ricordiamo la chiesa della Madonna delle Grazie a Mantova e quella della S.S. Annunziata a Firenze. La chiesa di S. Maria delle Grazie nei pressi di Mantova, celebre per le caratteristiche (ed alquanto macabre) statue polimateriche, è decorata da un gran numero di ex-voto anatomici in cera disposti ripetutamente lungo le pareti e le colonne. A Firenze, la storia narra che nel XIII secolo ad una colonna di Orsammichele era appesa l’immagine di una Madonna che aveva fama di essere miracolosa; i fedeli arrivavano in pellegrinaggio da tutte le parti della Toscana portando ex-voto in cera alla venerata immagine di «Nostra Donna». Se ne accumularono a migliaia, ma andarono tutti distrutti e alimentarono addirittura le fiamme quando i Guelfi Neri dettero fuoco alla loggia di Orsammichele, all’oratorio di Nostra Donna e alle case dei Cavalcanti il 10 giugno 1304. Presto fu ricostruita la Chiesa con l’Oratorio e riprese il culto delle offerte votive in cera. Nel frattempo, comunque, si era già diffusa la fama dei miracoli di un’altra Madonna, alla chiesa della S.S. Annunziata, e la venerazione popolare si riversò su questa seconda immagine.

Modello votivo in cera di un organo umano

La possibilità di eseguire figure straordinariamente somiglianti fa sì che inizialmente la fortuna dell’arte della cera sia legata alla ritrattistica e alle effigi funerarie. Dal Trecento in poi il cadavere sarà sottratto alla vista durante le cerimonie funebri, ed è anche per questo motivo che (nei funerali di personaggi illustri) sarà introdotta l’immagine di cera per sostituire il defunto. Il calco per la maschera funeraria, come ci informa il Vasari nella vita del Verrocchio, viene preso direttamente dal volto del cadavere per ottenere una somiglianza perfetta. Questi ritratti a grandezza naturale, nel Quattro-Cinquecento, venivano vestiti con gli abiti del personaggio rappresentato e posti nelle chiese come segno di devozione. Questo spettacolo impressionante, che si presentava a chi entrava nella chiesa, doveva essere famoso in tutta Europa. Le offerte votive in cera della Chiesa della SS. Annunziata di Firenze non sono rimaste, dopo che le riforme leopoldine del 1786 invitarono il clero ad eliminare dalle chiese tutti gli ex-voto. Un secolo dopo l’epoca del Vasari, nel Seicento, la ritrattistica in cera non ruota più attorno alla Chiesa, ma, raffigurando le personalità più rappresentative, rientra nell’arte celebrativa profana. L’arte della ceroplastica si tramandava di padre in figlio; alcuni modellatori raggiunsero la celebrità e furono chiamati a riprodurre l’effige di sovrani e pontefici, morti e vivi. Dopo la congiura dei Pazzi, i parenti e gli amici di casa Medici commissionarono a Orsino Benintendi tre ritratti di Lorenzo il Magnifico da collocare in tre chiese diverse, a ringraziamento dello scampato pericolo. Per la realizzazione di questi ritratti Orsino fu aiutato da Andrea del Verrocchio, il quale gli consigliò di eseguire la maschera in gesso direttamente sul volto di Lorenzo. A questo riguardo è interessante la testimonianza del Vasari il quale afferma, nella Vita di Andrea Verrocchio, che prima, i simulacri di cera erano «goffi affatto». Si deve, infatti, a questo artista, afferma il Vasari, il merito di aver divulgato l’arte di prendere calchi in gesso dalle forme più diverse, come oggetti naturali e parti del corpo umano in modo da avere poi sempre a portata di mano i modelli.

L'Illuminismo e la Nascita dell'Anatomia in Cera

Nel periodo del Rinascimento, momento di grandi scoperte e in cui tutto viene sottoposto a scrutinio più scientifico, ci si dedicò con rinnovato interesse allo studio dell’anatomia e si cercarono mezzi per divulgare le nuove scoperte al pubblico. Diversi artisti lavorarono assieme a medici e anatomisti con il fine di creare opere bi e tridimensionali a scopo didattico, questo contemporaneamente alla sperimentazione di metodi per conservare i cadaveri per periodi sufficientemente lunghi da permetterne l’osservazione e lo studio. Diverse tecniche di conservazione furono infatti testate per illustrare la morfologia del corpo umano ma con risultati spesso poco soddisfacenti. La necessità della creazione di modelli scientifico/didascalici, affidabili e duraturi, a servizio della medicina portò, dunque, alla ricerca di materiali alternativi per le rappresentazioni anatomiche come argilla, gesso, cartapesta, cera, vetro. L'arte di modellare la cera si diffuse in Italia nel XIV secolo principalmente per scopi religiosi. In declino artisticamente nel XVIII secolo, grazie all'Età dell'Illuminismo fiorì nello studio scientifico dell'anatomia normale e patologica, in ostetricia, in zoologia e in botanica.

Il bisogno di approfondire le ricerche e le varie conoscenze, specie in campo anatomico, determinò il superamento delle possibilità espressive del disegno, e gli artisti ricorsero proprio alla cera, materiale facilmente reperibile, malleabile, colorabile, per perfezionare la ricerca morfologica. Numerosi furono gli artisti che si servirono di modellini preparatori in scala ridotta in cera. Ludovico Cardi, detto il Cigoli, realizzò un piccolo scorticato, lavoro importante poiché è la prima anatomia in cera conosciuta. Il modello, oggi custodito al Museo Nazionale del Bargello di Firenze assieme a una copia in bronzo attribuita al Foggini, è interessante per la buona resa della muscolatura esterna e anche perché, avendo dimensioni ridotte rispetto al normale, non fu costruito prendendo il calco dei muscoli direttamente da un cadavere. La fortuna di questo modello è attestata dalle numerose copie e repliche realizzate nei più diversi materiali durante i secoli successivi.

I primi preparati anatomici in cera colorata emersero come risultato della collaborazione tra Gaetano Giulio Zumbo, un modellatore di cera siciliano, e un chirurgo francese verso la fine del XVII secolo. Nel Cinquecento, dopo che lo studio dell’anatomia cominciò a diventare più scientifico, si sentì il bisogno di diffondere queste conoscenze al pubblico in maniera più approfondita. I primi preparati anatomici in cera nacquero nell’ultimo decennio del Seicento dalla collaborazione tra Gaetano Giulio Zumbo, ceroplasta siciliano, con un chirurgo francese Guillaume Desnoues. Lo Zumbo, abilissimo modellatore, dopo aver lavorato a Firenze con Cosimo III de’ Medici, sentì il bisogno di perfezionarsi come ceroplasta mediante approfondimento degli studi anatomici, si recò, quindi, a Bologna, nella cui Università era molto rinomata la scuola di anatomia umana. Nel Museo di Storia Naturale, ‘La Specola’, di Firenze, è ancora oggi conservata la celebre testa in cera colorata, modellata su un cranio umano, ritenuta il primo modello conosciuto di ceroplastica anatomica. Opera dell’abate Gaetano Giulio Zumbo (1656-1701), rappresenta la testa di un giovane uomo, dove la pelle del lato sinistro è stata sollevata per mostrare i muscoli, i tendini, i vasi sanguigni sottostanti e le ghiandole salivari; il cranio è scoperto e l’emisfero cerebrale destro è estratto e appoggiato lateralmente. Nato a Siracusa nel 1656, Zumbo può essere considerato l’inventore dei modelli anatomici in cera colorata. In seguito a una famosa lite, avvenuta nel 1700, i due si separarono e dopo la morte dello Zumbo il Desnoues fece di tutto per apparire come l’ideatore e l’inventore della tecnica dei preparati anatomici in cera. Nel corso del Settecento i preparati anatomici in cera colorata interessarono tutta l’Europa. Si tentò insomma di ovviare alla penuria di cadaveri e agli «inconvenienti che accompagnano la sezione» e si ricorse pertanto a preparati artificiali e soprattutto ad anatomie la cui «ingegnosissima invenzione» fu ben presto riconosciuta allo Zumbo, per quanto il Desnoues ne rivendicasse la priorità.

Modello anatomico in cera della testa di un giovane uomo di Zumbo

Circa 50 anni dopo, le prime botteghe anatomiche di cera furono stabilite prima a Bologna e poi a Firenze, diffondendo gradualmente quest'arte in tutta Europa. La notevole somiglianza mimetica ottenuta attraverso i modelli in cera ne permise l'uso in rami più specifici come l'ostetricia o l'anatomia patologica. Questi modelli, con il loro iperrealismo, immediatezza, potevano essere facilmente accessibili a tutti, ricchi e poveri, nobili e plebei, analfabeti e istruiti. La possibilità di studiare su preparati anatomici in cera a grandezza naturale e quasi totalmente rispondenti alla realtà era sicuramente un valido aiuto e supporto ai manuali di anatomia corredati di disegni illustrativi, relativamente leggibili per la bidimensionalità. Grazie alla malleabilità della cera si potevano creare modelli più specifici di particolari del corpo umano, delle varie sezioni, o ingranditi, per facilitarne la lettura.

I Centri d'Eccellenza della Ceroplastica Anatomica: Bologna e Firenze

Bologna e Firenze furono centri significativi per la produzione di preparati anatomici in cera colorata nel corso del XVIII secolo, suscitando interesse e produzioni in tutta Europa.

La Scuola Bolognese: I Pionieri della Rappresentazione Anatomica

A Bologna, grazie al suo arcivescovo, il Cardinale Prospero Lambertini (1675-1756), nacque quello che fu probabilmente il primo laboratorio di ceroplastica anatomica conosciuto. Promotore delle arti e sostenitore del sapere scientifico, divenuto Papa Benedetto XIV nel 1740, l’alto prelato incaricò l’artista Ercole Lelli (1702-1766) di rappresentare otto statue (modellate in cera su scheletri naturali) l’osteologia, l’artrologia, la miologia e le forme esterne del corpo umano, per strati, dal nudo fino allo scheletro. Mise a disposizione del Lelli centinaia di cadaveri che dissezionava con l’aiuto di collaboratori come scultori e chirurghi. L’artista riproduceva i muscoli in cera e li applicava a scheletri reali montati artificialmente in varie posizioni. Collaboratore del Lelli, anche se per poco tempo, fu Giovanni Manzolini (1700-1755). In seguito a dissapori, si separarono e il Manzolini continuò l’attività di ceroplasta aiutato dalla moglie Anna Morandi (1716-1774). Le cere bolognesi del Lelli, riguardanti l’Osteologia e la Miologia, e quelle dei coniugi Manzolini, comprendenti anche gli organi di senso, i visceri e l'ostetricia, sono i più antichi preparati anatomici in cera conosciuti.

Alcuni tra i migliori esempi sono tutt’oggi conservati a Bologna, nella Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” e rappresentano “l’opera colossale dell’anatomia del cervello” in otto grandi tavole, in cui i modelli, decisamente sovradimensionati rispetto alle dimensioni naturali (fino a 90×70 cm), rispondono bene alle esigenze dimostrative del tempo (Ruggeri et al. 2018, 27). Ogni laboratorio di ceroplastica spesso differiva nella tecnica di esecuzione, nelle miscele cerose e anche nello stile artistico. Mentre le cere della scuola bolognese venivano modellate su scheletri naturali, ed erano pertanto opere uniche.

Modello anatomico in cera del cervello della collezione Luigi Cattaneo

La Scuola Fiorentina: Anatomia con un Tocco Neoclassico

La scuola di ceroplastica fiorentina deriva direttamente da quella bolognese. La fama dei preparati in cera aveva infatti raggiunto Firenze e Giuseppe Galletti, chirurgo e professore di ostetricia presso l’Arcispedale di S. Maria Nuova in Firenze, si recò a Bologna per vedere le opere del Lelli, dei Manzolini e quelle di ostetricia commissionate dal Prof. Giovanni Antonio Galli (1708-1782). Alla fine del 1771 nel Museo di Storia Naturale di Firenze fu creata, da Felice Fontana, un’officina di ceroplastica. A Firenze, infatti, il secondo grande laboratorio di ceroplastica fu creato da Fontana presso il Regio e Imperiale Museo di Fisica e Storia Naturale probabilmente intorno al 1771. Felice Fontana, fisico di corte granducale e direttore del Museo di Storia Naturale, si appropriò disonestamente dell’idea del Galletti, motivo per cui ancora oggi si pensa che sia l’autore originale del progetto. La scuola fiorentina di ceroplastica nacque grazie all’iniziativa di Felice Fontana che riuscì a coinvolgere il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena nella realizzazione di questo progetto. Sovrano intelligente e sensibile alle esigenze della scienza il granduca sembra che non approvasse però le dissezioni sui cadaveri umani. A Firenze, nel periodo compreso tra il 1771 e il 1893, vennero create intere collezioni per il Museo della Specola e per università italiane e straniere. Nell’officina di ceroplastica abili artisti, con l’aiuto di vari anatomici, realizzarono calchi in gesso dai cadaveri per creare successivamente modelli anatomici e patologici, ostetrici e botanici.

A Firenze venivano utilizzati dei calchi di gesso per creare dei modelli cavi, con all’interno sostegni metallici e di legno per rinforzare la struttura, in contrasto con la tecnica bolognese. Realizzate interamente in cera, i modelli usciti dall’officina ceroplastica fiorentina, incredibilmente accurati ma esteticamente piacevoli, davano l’impressione di appartenere a persone vive o al massimo a un corpo ancora tiepido. Sono comunque stupende opere d’arte che con espressioni dolci e spesso sensuali hanno il merito di avvicinare il pubblico all’anatomia, togliendo il macabro disgusto derivante dalla vista del cadavere. Se da un lato la collezione fiorentina è frutto del secolo dei lumi, nasce anche in seno al periodo neoclassico in cui l’ideale predominante di bellezza era quello levigato, raffinato e sensuale delle opere di artisti come Antonio Canova. D’altro canto, alcune delle cere anatomiche più raffinate si ispirano a precedenti capolavori rinascimentali nelle loro pose e atteggiamenti. Uno dei più bei modelli di Clemente Susini, custodito alla Specola, viene a volte soprannominato Sistema linfatico superficiale in posa Michelangiolesca. L’ispirazione per la posa di queste figure, sdraiate su un fianco con il busto sollevato e sostenuto da un gomito, venne tratta dal passato classico, elemento centrale del Rinascimento italiano. Sembra che lo stesso Antonio Canova, contemporaneo del Susini, lodasse tra tutte questa statua maschile rappresentante il sistema linfatico superficiale, mentre il Susini stesso, come artista, non poteva non risentire dell’influenza della corrente neoclassica del periodo e di artisti come il Canova. Questo è facilmente riconoscibile nell’ideale, perfetto e stereotipato, dei volti di cera, nelle pose delicate o nei gesti aggraziati delle mani delle Veneri che sorreggono le trecce di capelli. Per fare in modo che la collezione di cere anatomiche fosse didatticamente utilizzabile anche in mancanza di una guida competente, il Fontana applicò sopra ogni teca il disegno colorato della cera corrispondente e spiegazioni più accurate nel cassettino sottostante la suddetta teca.

Modello anatomico di Clemente Susini, La Specola, Firenze

Ceroplastica e modello anatomico, morte ad arte #medicina

I Modelli Ostetrici: Rivoluzionare la Formazione delle Levatrici

La ceroplastica venne in aiuto alla medicina con lo sviluppo di modelli di insegnamento ostetrico. In Europa mancavano quasi totalmente le istituzioni religiose o le case di cura per le donne in periodo di travaglio. L’assistenza alle partorienti veniva fornita da levatrici, comari, mammane, prive di qualsiasi formazione culturale, che si affidavano esclusivamente a conoscenze pratiche trasmettendo così errori e pregiudizi di generazione in generazione. Nel XVIII secolo si affermò l’intervento medico e un approccio più “scientifico” all’ostetricia, alla figura della levatrice e al parto.

A Bologna, dal 1750 Giovanni Antonio Galli (1708-1782) tenne, per otto anni presso la propria abitazione, una scuola di ostetricia, nella quale la “scienza de’ parti” veniva insegnata sia a medici, che alle levatrici. Nel 1757, ottenuta la cattedra d’Ostetricia nell’Istituto di Bologna, il Galli, presidente dell’Accademia delle Scienze, iniziò il primo insegnamento pubblico di ostetricia servendosi dell’ausilio di una collezione privata di modelli tridimensionali in argilla e cera per le sue lezioni. Riguardo ai materiali utilizzati, oltre al costo minore, la suppellettile in argilla risultava, rispetto a quella in cera, più manipolabile e quindi didatticamente più efficace. La collezione di modelli ostetrici, ammirata nel 1770 da Giuseppe Galletti (?-1819), un chirurgo dell’ospedale di Santa Maria Novella a Firenze, portò infine alla nascita dell’Officina fiorentina de ‘La Specola’.

Nel 1796, grazie al professor Luigi Calza (1737-1784), della scuola bolognese e allievo di Giovanni Antonio Galli, fu istituito il primo gabinetto e la prima scuola di ostetricia dell’Università di Padova. Egli seguì le orme del suo ex insegnante commissionando «una raccolta di modelli in cera e in creta per dimostrare lo stato della donna quando è gravida, quando partorisce naturalmente od abbisogna de’ soccorsi dell’arte» (Corradi 1874, 14). Utilizzate per l’insegnamento pratico, queste collezioni rappresentavano l’utero in diverse fasi del periodo di gestazione e illustravano varie posizioni fetali.

Modello ostetrico in cera con rappresentazione del feto

La Collezione di Madrid: Un Approccio Innovativo

Un’altra collezione ostetrica, che contiene alcuni dei modelli in cera anatomica più raffinati e dettagliati, è ancora conservata in Spagna. Il Museo di Anatomia “Javier Puerta” appartiene alla Facoltà di Medicina dell’Università Complutense di Madrid. Ha origine nel Collegio Reale di Chirurgia di San Carlos, istituito con Regio Decreto di Carlo III nel 1787. Fin dalla sua nomina, uno degli obiettivi principali di Gimbernat fu lo sviluppo del Gabinetto anatomico e patologico. La formazione del gabinetto anatomico e patologico «è molto avanzata, tanto in pezzi naturali preparati semplici, come in quelli artificiali di cera. Da questi ultimi si contano oggi 57 pezzi». Nel 1796 Lacaba pubblicò, con Jaime Bonells, un trattato: Corso completo di anatomia del corpo umano in cui dedicò l’ultimo capitolo all’arte di realizzare modelli anatomici in cera. La collezione di sculture policrome in cera comprende una straordinaria serie di modelli che rappresentano le varie fasi della gravidanza dal concepimento al parto. Mentre altre collezioni, ad esempio quella di Firenze, Cagliari o Londra, sono nate anche da dissezioni di cadaveri, i modelli di Madrid invece sono stati creati utilizzando esclusivamente illustrazioni di famosi libri di anatomia. Nel suo trattato, Lacaba cita spesso le splendide tavole del libro di ostetricia di “Guillermo Hunter”, riferendosi all’Anatomy of the Human Gravid Uterus di William Hunter (1718-1783), pubblicato nel 1774. Lo scopo della collezione spagnola era quello di essere realistica e utile dal punto di vista didattico. Nel 1790 il Real Colegio de Cirugia istituì il primo insegnamento per le ostetriche, quindi una tale collezione sarebbe stata molto utile in un’epoca in cui partorire era ancora estremamente pericoloso. Gimbernat venne incaricato di preparare anche l’ordinanza del Reale Collegio di Barcellona, in cui cercò di dare istruzioni chiare alle ostetriche. In questa città, infatti, le donne che partorivano rifiutavano l’intervento dei medici e facevano affidamento solo sull’assistenza delle levatrici/comari.

La Venerina: Un Ponte tra Ostetricia e Patologia

Un modello molto interessante, che può essere inserito, come tematica, tra l’ostetricia e la patologia è la Venerina, un’opera di Clemente Susini oggi custodita nel museo di Palazzo Poggi a Bologna. Conosciuta con questo nome per le sue dimensioni minute (145 cm), il Susini realizzò questo modello nel 1782, copiando scrupolosamente il cadavere di una giovane appena deceduta. L’abilità dell’artista, in quell’anno divenuto modellatore capo dell’officina di ceroplastica de ‘La Specola’, si manifesta nella meticolosa rappresentazione di un caso clinico sconosciuto ai medici del tardo Settecento. La Venerina risulta infatti estremamente interessante dal punto di vista anatomico per la causa della morte e la peculiarità della malattia. Il modello rappresenta fedelmente una giovane deceduta durante la gravidanza. È una cera scomponibile in cui è possibile rimuovere la parete toracica e addominale scoprendo che la donna era al quinto mese di gravidanza. Nel torace, il cuore è stato lasciato in situ ed è stato sezionato lungo un piano frontale in modo da poter osservare chiaramente le cavità degli atri e dei ventricoli. Tenendo presente che in un cuore normale, il ventricolo sinistro è tre volte più spesso del destro, nella Venerina il diametro massimo di ciascuna cavità ventricolare è simile, circa 32 mm, e le pareti ventricolari hanno lo stesso spessore, 5 mm (Mazzotti et al.). La fedeltà dell’opera è confermata dall’abitudine di Susini di prendere il calco direttamente dall’originale, rendendo così le dimensioni minute della Venerina probabilmente corrispondenti alla realtà. Anche la struttura interna del cuore è stata riprodotta con estrema precisione, rivelando tutte le caratteristiche anatomiche pertinenti al caso. Le opere di ceroplastica anatomica sono state risparmiate nei secoli, e sono giunte fino a noi più o meno intatte per l’interesse scientifico, più che artistico, che suscitavano. Non a caso anche al giorno d’oggi queste raccolte sono custodite negli ospedali o presso le facoltà di medicina.

La Venerina di Clemente Susini al Museo di Palazzo Poggi, Bologna

I preparati in cera nacquero inizialmente come un’alternativa al cadavere; ricordiamo che dal Cinquecento si era diffusa una vera e propria «febbre» dell’anatomia. Con l’andare del tempo si cercò il modo di conservare il cadavere sia per scopi scientifici che didattici; il primo tentativo lo si ebbe con i preparati anatomici disseccati ottenuti col metodo delle iniezioni, i risultati furono apprezzabili ma i preparati deperivano. Indiscutibile è l’utilità scientifica e didattica di questi preparati; la creazione di intere collezioni anatomiche in cera, infatti, fu pensata anche per la preparazione degli studenti di medicina. È sempre grazie ai modelli di ceroplastica che, oggi, ci possiamo rendere conto di alcune gravi malattie o patologie del passato ormai debellate. Oltre alla rappresentazione di malattie ormai dimenticate i modelli in cera ci presentano, con estremo verismo, tutta quella serie di piccoli mostri, neonati deformi, che grazie all’ecografia e all’amniocentesi non vediamo da decenni.

La Ginecologia e l'Ostetricia Moderne: Un Approccio Multidisciplinare

La ginecologia è il ramo della medicina che studia e cura le malattie dell'apparato genitale femminile e gli eventi della vita sessuale della donna. Il reparto di ginecologia offre un’assistenza ambulatoriale di prevenzione, diagnosi e cura e una degenza pre e post-chirurgica di day hospital e day surgery. Anche se storicamente il reparto di ginecologia, come in passato quello di ostetricia, vede l’infermiere come figura assistenziale e di coordinamento, nelle realtà assistenziali le pazienti necessitano sia di assistenza infermieristica che ostetrica, coerente con le conoscenze teoriche e capacità tecnico-operative che formano la specifica professione. L’ostetrica/o, figura altamente specializzata, in équipe con gli specialisti ginecologi, pone al centro del percorso di cura la donna, considerandola nella sua interezza e non focalizzandosi solo sul problema clinico. In questa direzione è avvenuta la riforma degli ordini didattici Universitari (legge 341/90, D.M. 509/99, Decreti MIUR 9 luglio e 1 ottobre 2004), la riforma sanitaria (decreto legislativo 502/92, 517/93 e 229/99), la definizione del profilo professionale dell’infermiere (D.M. 739/94) e dell’ostetrica/o (D.M. 70/97).

Partendo dal confronto dei piani formativi professionalizzanti, per esempio dell’Università di Bologna nell’anno accademico 2003-2004, è evidente la specificità dei ruoli. Nella mappa delle competenze dell’ostetrica/o, proposta da M. Guana e A. Leanza, si evidenzia la vasta gamma di attività che questa figura professionale è chiamata a svolgere, dall'assistenza durante la gravidanza e il parto, alla cura neonatale e al supporto alla salute riproduttiva femminile. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sta ponendo molta attenzione alla medicina genere-specifica, un nuovo approccio alle cure che differenzia l’assistenza tra i soggetti maschi e femmine, personalizzandola secondo l’insorgenza e l’evoluzione della malattia, i sintomi, le diagnosi e prognosi fino ai trattamenti. Questa prospettiva moderna richiede una formazione sempre più dettagliata e strumenti didattici avanzati, in continuità con la tradizione dei modelli anatomici.

Dalla Cera al Digitale: Le Nuove Frontiere dei Modelli Anatomici

Nel XX secolo l’arte della ceroplastica è divenuta ormai sinonimo di musei come quello celebre di Madame Tussaud a Londra; eppure il romanziere francese J.H. Champfleury ricorda che ai tempi di Shakespeare il paragone con le figure di cera equivaleva nel linguaggio popolare a un supremo apprezzamento di bellezza. Nel Quattrocento e nel Cinquecento l’arte delle figure in cera era diffusissima e divenne un simbolo di rango per i nobili, i personaggi illustri, i papi che amavano offrire la propria immagine a grandezza naturale nelle chiese come segno di devozione; in questo periodo la ritrattistica raggiunse vertici altissimi dal punto di vista artistico. Poche sono le opere di ceroplastica artistica giunte più o meno intatte ai giorni nostri: bassorilievi, composizioni, figurine le cui dimensioni ridotte hanno permesso che venissero conservate per secoli nei magazzini dei musei, spesso inconsapevolmente. Probabilmente le poche opere in cera sopravvissute non di interesse scientifico si sono salvate solo grazie alle dimensioni ridotte. Queste tardive applicazioni devozionali sono le ultime manifestazioni della ceroplastica artistica.

Oggi, i modelli anatomici trovano applicazione in ambito medico non solo per la formazione, ma anche per la pianificazione preoperatoria e la dimostrazione del funzionamento di dispositivi come le protesi. I prodotti moderni rappresentano una risorsa fondamentale in medicina, facilitando la formazione, migliorando la pianificazione chirurgica e supportando la presentazione di dispositivi medici.

Formazione Medica Avanzata

Attraverso l’utilizzo di modelli anatomici, studenti e professionisti possono migliorare significativamente la loro comprensione delle strutture corporee. Infatti, questi strumenti consentono uno studio dettagliato dell’anatomia umana senza la necessità di dissezioni su cadavere. I modelli offrono ai medici numerosi vantaggi. Innanzitutto, consentono di visualizzare e analizzare dettagli anatomici complessi in modo tridimensionale.

Dimostrazioni di Dispositivi Medici e Comunicazione con i Pazienti

Lo scopo principale delle aziende produttrici di protesi e altri dispositivi è quello di mostrare il funzionamento e l’adattamento dei loro prodotti al corpo umano. Grazie a strumenti di comunicazione visiva, i pazienti possono acquisire una comprensione più profonda delle loro condizioni mediche e delle procedure proposte, migliorando la loro partecipazione informata al processo di cura.

L'Avvento della Biostampa 3D

L’elaborazione dei dati, ottenuti da immagini mediche diagnostiche come TAC o risonanze magnetiche, avviene tramite software specializzati che creano un modello tridimensionale digitale dell’anatomia del paziente. Successivamente, le tecnologie di stampa 3D stampano il modello digitale, producendo una replica fisica precisa della struttura anatomica. Questa evoluzione è un esempio lampante della continuità storica, dai modelli in cera fatti a mano alle riproduzioni digitali e fisiche ad alta precisione.

Oggi la biostampa 3D è utilizzata per creare tessuti come pelle, cartilagine e ossa. Le potenzialità sono enormi: dalla creazione di tessuti per trapianti alla sperimentazione di nuovi farmaci, la biostampa 3D apre scenari prima impensabili. Con lo studio dell’anatomia, nel XVII secolo, si cominciò a investigare nel corpo umano alla ricerca delle cause delle malattie, che anteriormente venivano imputate a influssi malefici degli astri o accettate come punizioni divine. La biostampa 3D rappresenta un ulteriore balzo in avanti in questa ricerca incessante di comprensione e cura, permettendo di esplorare la patologia e la fisiologia con una granularità e una personalizzazione inimmaginabili in passato, e di continuare a fornire strumenti didattici e diagnostici sempre più sofisticati per la medicina moderna, inclusa l'ostetricia e la ginecologia.

Stampa 3D di un modello anatomico cardiaco per pianificazione chirurgica

Ceroplastica e modello anatomico, morte ad arte #medicina

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