Vaccini COVID-19 e Fertilità: Un'Analisi Approfondita degli Effetti su Uomini, Donne e Gravidanza, con Particolare Riferimento al Vaccino Pfizer

La pandemia da COVID-19 ha sollevato molteplici interrogativi e preoccupazioni in vari ambiti della salute pubblica, tra cui spicca quello relativo alla fertilità e alla gravidanza. Con l'avvento dei vaccini, in particolare quelli basati sulla tecnologia a mRNA come il vaccino Pfizer/BioNTech, si è acceso un dibattito intenso e diffuso sugli eventuali impatti che questi potrebbero avere sulla capacità riproduttiva di uomini e donne e sull'esito delle gravidanze. La comunità scientifica, attenta e rigorosa, ha intrapreso numerosi studi e raccolto dati per fornire risposte basate su evidenze concrete, distinguendo chiaramente tra gli effetti della malattia stessa e quelli potenziali delle vaccinazioni. Questo articolo si propone di esplorare in dettaglio le scoperte scientifiche più recenti e le raccomandazioni delle principali organizzazioni sanitarie e accademiche, al fine di chiarire le dinamiche complesse che intercorrono tra il virus SARS-CoV-2, i vaccini anti-COVID-19 e la sfera riproduttiva, fornendo un quadro informativo completo e basato sulle evidenze.

L'Impatto dell'Infezione da COVID-19 sulla Fertilità Maschile

L'attenzione dei ricercatori durante e dopo la pandemia si è concentrata anche sugli effetti del virus SARS-CoV-2 sulla fertilità maschile, e le evidenze raccolte sono significative. Negli uomini che hanno avuto Covid-19, gli spermatozoi risultano meno numerosi e più lenti, anche a distanza di oltre 3 mesi dall’infezione. E questo accade anche se l’infezione è stata di grado lieve. È sempre più a lungo termine, dunque, il danno alla qualità spermatica che sembrerebbe apportare il virus Sars-CoV2. La premessa è doverosa: le ripercussioni di questo virus sulla fertilità sono ancora da studiare e approfondire.

A tal proposito, Rocio Núñez-Calonge e il suo team ha indagato sulla durata di questo ‘danno’, che era già stato dimostrato in precedenza come effetto simile a quello provocato da qualsiasi stato infiammatorio e febbrile, in pazienti seguiti da cliniche spagnole di fecondazione assistita. Poiché servono circa 78 giorni per produrre nuovo sperma - spiega l’esperto - è sembrato opportuno valutarne la qualità almeno 3 mesi dopo la guarigione da Covid. La loro ipotesi era che la qualità spermatica sarebbe migliorata con la produzione di nuovi spermatozoi, ma così non è stato. Tra febbraio 2020 e ottobre 2022, gli autori hanno arruolato 45 uomini, con un’età media di 31 anni, provenienti da 6 cliniche di riproduzione della Spagna. Tutti avevano una diagnosi confermata di Covid-19 lieve e i centri disponevano delle analisi di campioni di sperma prelevati prima del contagio; un altro campione è stato prelevato tra 17 e 516 giorni dopo l’infezione, con un tempo mediano fra il prelievo pre-Covid e quello post pari a 238 giorni.

I risultati dello studio hanno evidenziato una differenza statisticamente significativa nel volume di sperma, con una diminuzione del 20% (passando da 2,5 a 2 millilitri). Allo stesso modo, la concentrazione di spermatozoi ha mostrato un calo del 26,5% (da 68 a 50 milioni per ml), e la conta totale di spermatozoi si è ridotta del 37,5% (da 160 a 100 milioni/ml). Anche la motilità totale ha subito una flessione del 9,1% (dal 49% al 45%), così come la quota di spermatozoi vivi, diminuita del 5% (dall’80% al 76%). Dopo aver contratto il Covid, rispetto alla situazione precedente, la metà dei pazienti ha presentato una conta spermatica totale inferiore del 57%. È stato inoltre osservato che, anche a distanza di 100 giorni dall’infezione, la concentrazione e la mobilità degli spermatozoi non erano migliorate.

Secondo Núñez-Calonge, "la compromissione dei parametri" indice di qualità "dello sperma potrebbe non essere dovuta a un effetto diretto del virus Sars-CoV-2. È probabile che ulteriori fattori, attualmente sconosciuti, contribuiscano alla diminuzione di questi parametri a lungo termine". Inoltre, gli studiosi hanno specificato che "in questo studio non abbiamo misurato i livelli ormonali" e, in effetti, "intense variazioni nel testosterone, attore chiave nella salute riproduttiva maschile, sono stati precedentemente segnalati in pazienti maschi con infezione Covid".

Queste preoccupazioni sui vaccini anti COVID-19 hanno coinvolto giustamente anche gli uomini perché diversi studi hanno mostrato come il virus possa interferire negativamente sull’attività dei testicoli, la relativa produzione adeguata di spermatozoi e quindi determinare una dispermia. Vi sono evidenze rispetto a una diminuzione della produzione di sperma, disfunzione erettile o carenza di testosterone negli uomini che hanno contratto il coronavirus. Di fronte a queste scoperte, tutte le più importanti associazioni scientifiche nazionali ed internazionali raccomandano la vaccinazione, temendo un possibile danno delle gonadi dopo un'infezione da Covid-19.

Danno alla qualità spermatica da COVID-19

I Vaccini mRNA e la Fertilità Femminile: Sfatare i Miti e le Falsità

Contrariamente alle persistenti preoccupazioni e alle diffuse disinformazioni, non esiste alcuna evidenza scientifica che i vaccini anti-COVID-19 - tutti diretti contro la proteina S del nuovo coronavirus - possano influire negativamente sulla fertilità femminile. Questo è quanto affermato da una recente guida della British Fertility Society (BFS) [2021], ripresa anche nel British Medical Journal [Iacobucci 2021], che ha chiaramente smentito tali timori.

Secondo tale guida, il vaccino anti COVID-19 può essere somministrato a chi sta cercando di avere figli o desideri averne in futuro. Questa raccomandazione si estende anche a chi si sta sottoponendo a trattamenti di fecondazione assistita, anche se sarebbe preferibile differire di qualche giorno vaccino e fecondazione assistita, in modo tale che eventuali reazioni collaterali quali la febbre possano essere attribuite correttamente all’una o all’altra procedura. Anche donatori di sperma o ovociti possono ricevere il vaccino anti COVID-19.

Il consenso scientifico è unanime: l'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), l'American Society for Reproductive Medicine (ASRM) e la Society for Maternal-Fetal Medicine (SMFM) continuano a raccomandare affinché il vaccino sia disponibile per tutte le donne in gravidanza e assicurano che non vi sono prove oggi che i vaccini disponibili possano portare alla perdita della propria fertilità. Infatti, negli studi condotti prima della presentazione del vaccino si è osservato che diverse donne che sono state vaccinate con questi prodotti e hanno partecipato agli studi clinici preliminari sono poi rimaste gravide senza particolari problemi. Problematiche di fertilità, benché non siano state valutate specificamente negli studi clinici preliminari del vaccino, non vengono segnalate in modo significativo tra i milioni di persone che hanno ricevuto i vaccini autorizzati e nessun problema d’infertilità sembra essere stato notificato anche negli studi preliminari sugli animali. In sintesi, fatte queste premesse, sembrerebbe che la perdita di fertilità nelle persone vaccinate oggi sia scientificamente improbabile.

Uno dei 'falsi miti' più diffusi sulla vaccinazione riguarda la sterilità. La prof. dr. ha ribadito che, fino ad ora, non ci sono dati che suggeriscano che i vaccini Pfizer e Moderna abbiano un impatto negativo sulla fertilità delle donne. Questo mito ha radici in un'ipotesi avanzata alla fine del 2020 da Michael Yeadon, un ex ricercatore della Pfizer, che ha scritto alla European Medicines Agency chiedendo di sospendere l’autorizzazione dei vaccini, sostenendo che la struttura molecolare della proteina spike ha delle somiglianze con quella della sincitina-1, una proteina prodotta dall’organismo umano e fondamentale per lo sviluppo placentare.

Tuttavia, questa ipotesi è stata facilmente smentita confrontando la struttura delle due proteine, che presentano solo poche sequenze di aminoacidi in comune, cioè non sono così somiglianti come sostenuto da Yeadon. Secondo Pfizer, l’omologia di sequenza amminoacidica fra sincitina-1 umana e proteina S del nuovo coronavirus si limiterebbe a 4 amminoacidi [Reuters 2021], rendendo realisticamente improbabile che il sistema immunitario umano confonda e attacchi entrambe queste proteine, interferendo con la formazione della placenta umana. Ulteriori analisi, avvalendosi di BLAST (accesso QPI75814.1), non risultano sovrapposizioni significative fra la sequenza amminoacidica della glicoproteina di superficie del SARS-CoV-2 con la syncitina-1 umana [NCBI].

Inoltre, se esistesse veramente una reazione crociata fra anticorpi anti SARS-CoV-2 e sincitina umana, questa verrebbe scatenata non solo dai vaccini ma anche dalla risposta immunitaria prodotta dal COVID-19 stesso. Il che significa che il tasso di fecondità in donne che presentino un titolo anticorpale anti SARS-CoV-2, indotto dalla vaccinazione o dall’infezione da COVID-19, dovrebbe essere significativamente inferiore a quello di donne prive di tale titolo anticorpale. È un’ipotesi che è stata vagliata dalla comunità scientifica e giudicata infondata [5].

Le affermazioni di Yeadon hanno avuto grande eco sui media, soprattutto nei Paesi anglosassoni, anche perché il binomio vaccini e infertilità già in passato era stato oggetto di polemiche. A partire dagli anni ’90 in Messico, poi in Nicaragua, Filippine e infine in tempi più recenti in Kenya [6], organizzazioni politiche hanno accusato le autorità sanitarie nazionali e l’Organizzazione Mondiale della Sanità di somministrare alle donne in età fertile vaccini anti-tetanici in grado di indurre una risposta immunitaria contro la gonadotropina corionica umana, un ormone prodotto dall’embrione subito dopo il suo impianto in utero, all’avvio della gravidanza. Questi episodi passati hanno contribuito a creare un terreno fertile per la disinformazione sui nuovi vaccini.

Mito della correlazione vaccino-sincitina

Vaccinazione COVID-19 in Gravidanza e Allattamento: Sicurezza e Raccomandazioni

La protezione delle donne in gravidanza e dei loro bambini è una priorità assoluta per la salute pubblica. Sempre secondo la British Fertility Society (BFS), le donne in gravidanza possono ricevere il vaccino anti COVID-19, anche se sarebbe preferibile posticipare la vaccinazione dopo il parto in assenza di fattori di rischio per la donna. Il vaccino anti COVID-19 può essere somministrato anche a donne con storia clinica di aborti spontanei [BFS 2021], offrendo un importante strato di protezione anche in situazioni delicate.

La BFS sottolinea inoltre che il vaccino anti-COVID-19 conferisce un certo grado di protezione dal COVID-19 in gravidanza, riducendo quindi il rischio di possibili complicanze della malattia sull’esito della stessa [BFS 2021]. È fondamentale considerare che, in linea di principio, una donna incinta che viene infettata da COVID-19 si comporta come il resto della popolazione. Pertanto, ammalarsi durante il terzo trimestre di gravidanza comporta una maggiore possibilità che la malattia peggiori, compromettendo la salute della futura mamma e possibilmente anche quella del bambino, provocando un parto prematuro. Per mitigare questi rischi, la vaccinazione gioca un ruolo cruciale.

Quando è consigliata la vaccinazione in gravidanza? Il momento migliore per vaccinarsi durante la gravidanza è tra le settimane 20 e 28. Le prove scientifiche indicano che i vaccini con RNA messaggero sono i più appropriati, poiché sono stati studiati e sappiamo che sono sicuri ed efficaci per le donne in gravidanza. Se una donna è stata vaccinata senza sapere di essere nel primo trimestre di gravidanza, la cosa più consigliabile, in questo momento, è completare il programma e ottenere la seconda dose del vaccino quando le corrisponde. Poiché i vaccini a RNA messaggero non contengono microrganismi vivi, si può stare certi che non hanno la capacità di infettare né la madre né il suo bambino.

Per quanto riguarda l'allattamento, le informazioni dei vaccini attuali confermano che gli studi su animali “non mostrano effetti negativi sulla gravidanza”. Ciononostante, i dati durante la gravidanza sono alquanto “limitati” e scarsi per quanto concerne l’allattamento. Ad ogni modo, la comunità scientifica si mostra a favore del vaccino per le donne con malattie croniche e le donne con un altro rischio di esposizione al virus. L'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), l'American Society for Reproductive Medicine (ASRM) e la Society for Maternal-Fetal Medicine (SMFM) continuano a raccomandare che il vaccino sia disponibile per tutte le donne in gravidanza, sottolineando l'assenza di prove che i vaccini disponibili possano portare alla perdita della propria fertilità. Siamo a favore della somministrazione dei vaccini anti Covid-19 e consideriamo che deve essere consigliato a tutta la popolazione, tenendo sempre presente le situazioni specifiche di ciascuno e con la massima prudenza.

Importanza della vaccinazione in gravidanza

COVID: VACCINO CONSIGLIATO ALLE DONNE IN GRAVIDANZA | 13/08/2021

Vaccini COVID-19 e Trattamenti di Riproduzione Assistita: Linee Guida e Prudenza

Una delle domande più frequenti tra le persone che desiderano concepire o sono in percorso di fecondazione assistita è: "Dovrei vaccinarmi prima di iniziare un trattamento di riproduzione assistita o prima di cercare una gravidanza?". Le principali società scientifiche hanno fornito chiare indicazioni in merito.

Secondo la British Fertility Society, il vaccino anti COVID-19 può essere somministrato a chi sta cercando di avere figli o desideri averne in futuro. Questa raccomandazione si estende anche a chi si sta sottoponendo a trattamenti di fecondazione assistita. Sebbene in passato, in seguito ai primi vaccini somministrati, si sia indicato di attendere due settimane dopo l’ultima dose prima di iniziare una gravidanza, l'attuale comprensione e le linee guida più recenti tendono a non considerare questa attesa come un impedimento per l'inizio di un trattamento di riproduzione assistita o per la ricerca di una gravidanza. Tuttavia, sarebbe preferibile differire di qualche giorno vaccinazione e fecondazione assistita, in modo tale che eventuali reazioni collaterali quali la febbre possano essere attribuite correttamente all’una o all’altra procedura. Anche donatori di sperma o ovociti possono ricevere il vaccino anti COVID-19.

Attualmente, il Gruppo di Lavoro ESHRE COVID-19 ha pubblicato una serie di raccomandazioni rispetto al vaccino anti Covid-19 nell’ambito della Riproduzione Assistita. La ESHRE indica che i vaccini inattivati e costituiti da tossoidi si considerano sicuri durante la gravidanza. Le informazioni dei vaccini attuali confermano che gli studi su animali “non mostrano effetti negativi sulla gravidanza”. Ciononostante, i dati durante la gravidanza sono alquanto “limitati” e scarsi per quanto concerne l’allattamento. Ad ogni modo, l'ESHRE si mostra a favore del vaccino per le donne con malattie croniche e le donne con un altro rischio di esposizione al virus. Inoltre, la ESHRE specifica che gli uomini o donne che vivono in paesi in cui il vaccino non è disponibile o che semplicemente scelgono di non vaccinarsi, questo dato non deve essere un impedimento per iniziare un trattamento di riproduzione assistita.

Il Dr. Jordi Suñol e l'Instituto Bernabeu, riassumendo le posizioni scientifiche, continuano a consigliare che tutta la popolazione che possa accedere alla vaccinazione anti Covid lo faccia il prima possibile. Sarete più protetti e se si dovessero contrarre malattie prima, durante o dopo l’inizio della gravidanza il rischio di complicazioni per COVID-19 si riduce notevolmente. Questa è la priorità. In questo contesto, in cui ogni mese che si perde può influenzare le possibilità di rimanere incinta, è fondamentale che le decisioni riguardo la vaccinazione e i percorsi riproduttivi siano informate e basate su dati scientifici solidi, evitando ritardi ingiustificati. L'Instituto Bernabeu consiglia inoltre di monitorare i risultati dei trattamenti di riproduzione assistita e confrontarli tra pazienti vaccinati e non vaccinati, per continuare a raccogliere dati a supporto di queste raccomandazioni.

Vaccinazione e trattamenti di fecondazione assistita

Analisi dei Tassi di Fertilità Globali e Ruolo della Pandemia

La pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto complesso e variegato sui tassi di natalità a livello globale. In alcuni Paesi sono state riscontrate variazioni dei tassi di natalità sia nel periodo della pandemia che in corrispondenza dell’inizio della campagna vaccinale. Tuttavia, l'analisi delle cause di questi cambiamenti è complessa e non può essere semplicisticamente attribuita ai vaccini. Un documento di lavoro dell’Istituto federale tedesco per la ricerca sulla popolazione, ad esempio, elenca tra le cause del calo delle nascite sia la crisi sanitaria che le conseguenti incertezze economiche.

È interessante notare che in alcuni Paesi, come Spagna, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, si è osservato un calo significativo del tasso di fertilità già nove mesi dopo che iniziasse la pandemia, cioè prima dell’avvio della campagna vaccinale. Questo suggerisce che fattori legati alla pandemia stessa, come l'incertezza economica, le restrizioni sociali e le preoccupazioni per la salute, abbiano giocato un ruolo preponderante. Al contrario, in Svezia e nei Paesi germanofoni si è registrato dapprima un aumento del tasso di fertilità nel corso del 2021, cui è seguita una forte diminuzione all’inizio del 2022. Tra le cause del calo in tali Paesi, si ipotizza che le persone possano aver posticipato il desiderio di avere un figlio per timore che la vaccinazione esercitasse effetti negativi sulla fertilità, nonostante l'assenza di evidenze scientifiche a supporto.

I diversi Paesi mostrano andamenti dei tassi di fertilità molto differenti tra loro, sottolineando la molteplicità di fattori socio-economici e culturali che influenzano le scelte riproduttive. Di recente Swissmedic ha ricevuto domande da parte di cittadine e cittadini, e da chi opera nei media, in merito a una possibile correlazione tra i vaccini anti-COVID-19 e la fertilità. Da un punto di vista scientifico, né la letteratura di settore pubblicata, né la sorveglianza del mercato mondiale indicano che i vaccini basati sulla tecnologia a mRNA possano compromettere la fertilità umana. Swissmedic e dieci autorità partner hanno esaminato le indicazioni di un possibile legame tra la fertilità e la vaccinazione Covid 19. Tra queste vi sono anche Paesi con un tasso di copertura vaccinale nettamente più elevato rispetto alla Svizzera. Dalle analisi e dai dati noti non è possibile dimostrare statisticamente un nesso causale tra il vaccino anti-COVID-19 e il calo della natalità.

Il vaccino anti Covid-19 ormai è una realtà. Da dicembre 2020, in Europa vengono somministrati tre vaccini per poter creare un’immunità contro il virus che si basano su diverse tecnologie. Due di questi vaccini, di Pzifer/BioNTech e Moderna, si basano sull'RNA messaggero (insegnano alle nostre cellule a produrre una proteina che scatena una risposta immunitaria), e quello di AstraZeneca usa vettori virali (utilizza come base un altro virus trasformato e adattato per lottare contro il coronavirus). Per i vaccini Pfizer e Moderna, non sono presenti elementi reali del virus ma solo molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike, queste sono proteine di superficie che agiscono come una chiave, ossia un grimaldello, che fa entrare il virus nelle nostre cellule, in cui poi si può riprodurre. Le proteine prodotte su ordine dell'mRNA, dopo una vaccinazione, stimolano il sistema immunitario a fabbricare degli anticorpi specifici anti Spike. Chi si è vaccinato e viene contagiato dal COVID-19 possiede gli anticorpi adeguati e capaci di bloccare le proteine Spike e impedire così l’ingresso del virus nelle cellule del nostro organismo e quindi evitare di ammalarsi. Questo tipo di vaccino, viste queste premesse, non dovrebbe avere alcun impatto negativo sulla fertilità di un uomo.

Discorso diverso potrebbe essere preso in considerazione per gli altri vaccini (AstraZeneca e Johnson & Johnson) che hanno una preparazione più tradizionale e per scatenare la risposta anticorpale utilizzano parti del virus o virus attenuati. Tuttavia, anche per questi vaccini, le evidenze scientifiche consolidate non indicano un impatto negativo sulla fertilità, allineandosi al consenso generale sulla sicurezza dei vaccini anti-COVID-19 per la funzione riproduttiva.

Andamenti dei tassi di natalità per paese

Sicurezza Generale dei Vaccini e Gestione delle Reazioni Avverse

La sicurezza dei vaccini anti-COVID-19 è stata oggetto di un monitoraggio senza precedenti e continuo da parte delle autorità sanitarie di tutto il mondo. Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha consigliato questi vaccini dando priorità ai gruppi più a rischio, e ogni paese europeo ha stabilito il proprio piano strategico per le vaccinazioni. Presso Equipo Juana Crespo, l'impegno è di rispondere a queste domande sulla base delle prove scientifiche e del rigore con cui si sviluppa il lavoro quotidiano, sostenendo la somministrazione dei vaccini anti Covid-19 e considerando che deve essere consigliato a tutta la popolazione, tenendo sempre presente le situazioni specifiche di ciascuno e con la massima prudenza. Lo scopo consiste nel lottare contro la persistenza della situazione attuale di incertezza e scarsa prevedibilità. È importante evitare la progressione della malattia e ridurre gli effetti devastanti per la maggior parte delle attività professionali e le ripercussioni economiche insostenibili.

Per quanto riguarda le reazioni avverse, è importante considerare che, nonostante non siano stati identificati componenti specifici del vaccino che possano causare anafilassi, il polietilenglicole è uno dei principali ingredienti e potrebbe causare potenziali reazioni avverse. I pazienti che mostrano una reazione allergica severa alla prima dose non dovranno ricevere la seconda. La somministrazione dei vaccini, soprattutto in caso di fattori di rischio o reazioni pregresse, dovrà avvenire in ambienti ospedalieri dove poter prestare trattamento urgente in caso di reazione allergica. Il paziente vaccinato deve essere tenuto sotto osservazione per almeno 15-30 minuti dopo l'iniezione. È importante sottolineare che persone con allergie ad alimenti, al lattice e a farmaci abituali non dovrebbero presentare maggiori probabilità a soffrire reazioni allergiche ai vaccini anti-COVID-19.

Sappiamo che i dubbi al riguardo sono vari, e le raccomandazioni, infatti, si evolvono man mano che conosciamo i risultati degli studi che si stanno sviluppando. Questa dinamicità delle conoscenze scientifiche richiede un approccio basato sulla fiducia nelle istituzioni sanitarie e nella ricerca. Riassumendo, l’Instituto Bernabeu continua a consigliare che tutta la popolazione che possa accedere alla vaccinazione anti Covid lo faccia il prima possibile. Sarete più protetti e se si dovessero contrarre malattie prima, durante o dopo l’inizio della gravidanza il rischio di complicazioni per COVID-19 si riduce notevolmente. Questa è la priorità.

Precauzioni per la vaccinazione COVID-19

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