Quello del sonno è un momento importante che, soprattutto nei neo-genitori, può portare qualche preoccupazione. Naturalmente, ogni mamma dal primo momento che nasce il suo piccolo ne osserva il respiro e tutte le altre dinamiche fisiologiche per controllare che queste avvengano in maniera regolare. Comprendere la fisiologia del respiro neonatale è il primo passo per trasformare l'ansia in consapevolezza, distinguendo ciò che è normale da ciò che richiede invece un consulto medico.

La fisiologia del respiro nei primi mesi di vita
La respirazione nei primi mesi di vita è esclusivamente nasale. Avendo neonati di questa età, vi sarete sicuramente accorte, mamme, di un respiro differente rispetto a quello che è il respiro degli adulti. Rispetto a quello dell’adulto, ma anche del bambino più grande, la frequenza è più rapida e può raggiungere anche i 55-60 respiri al minuto. Ciò è dovuto al fatto che i polmoni sono più piccoli, e quindi "lavorano" di più.
Per riconoscere come respira un neonato basta osservare il nostro bambino mentre dorme: è tranquillo, non russa, le labbra sono chiuse. Se durante la nanna le labbra sono aperte o il bambino russa nel sonno, la respirazione non avviene in maniera fisiologica. In questi casi può infatti capitare che la lingua si trovi in basso ed in posizione arretrata, una condizione che riduce il flusso d’aria, determina un respiro rumoroso nei neonati e nel lungo termine potrebbe influenzare il benessere generale del bambino e la sua crescita.
Interpretare le irregolarità: il respiro periodico
Una situazione tipo è quella che si verifica al momento di andare a dormire. Dopo l’ultima poppata, il bambino si addormenta, è tranquillo. Non ha febbre e non ha raffreddore, ma notiamo un respiro affannoso o comunque accelerato: a tratti sembra regolarizzarsi e di colpo diventa più veloce. Questa situazione desta preoccupazione e non vi fa dormire tranquillamente.
Il respiro periodico è una tipologia di respiro irregolare caratterizzato da fasi alternate fatte di accelerazioni, respiri cadenzati in maniera regolare, pause e di nuovo accelerazioni e così via. Perché accade questo? Voi mamme non dovete fare nulla di particolare e soprattutto è importante che siate tranquille poiché si tratta di un fenomeno normale. Non deve destare allarme nemmeno un respiro del neonato a tratti irregolare, altro aspetto tipico.

Gestire il respiro rumoroso e la pulizia nasale
Il respiro del neonato, talvolta è così lieve da essere a malapena percettibile; altre volte è molto rumoroso, o intervallato da sospetti “rantolii” che possono preoccupare i neogenitori. Non deve preoccupare il fatto che sia rumoroso: succede perché si tratta di una respirazione prevalentemente nasale, e le cavità nasali di un bebè sono estremamente piccole. Un respiro leggermente o sporadicamente rumoroso è del tutto normale e non richiede alcun accorgimento particolare.
Tuttavia, prima di mettere il bambino a dormire, assicuratevi che le cavità nasali siano libere e pulite. Una possibile causa è il livello di umidità nell’ambiente, che a differenza di quanto si pensa deve essere leggermente umido e mai troppo secco, proprio per evitare che le mucose si secchino eccessivamente e che quindi il neonato faccia fatica a respirare. Se vi accorgete che il vostro bambino sta dormendo in una stanza il cui ambiente è eccessivamente secco e deumidificato, procedete ad inserire una fonte di umidificazione. Se umidificando l’aria, il problema persiste, si può provare ad effettuare qualche lavaggio nasale con soluzione fisiologica qualora il neonato abbia meno di un mese. Il bambino va tenuto supino, con il capo voltato dal lato opposto a quello della narice in cui viene instillata la soluzione.
Quando il respiro cambia: febbre e ostruzioni
Caso differente è quando durante il sonno concomitante al raffreddore e alla febbre, il respiro è regolarmente veloce. Dunque le fasi alternate non si verificano e il respiro ha la stessa frequenza veloce. Questa circostanza è dettata da una vera e propria difficoltà del piccolo che ha le vie respiratorie probabilmente ostruite dal muco.
ASL BI: Lavaggio Nasale
Analizzando il caso di un bambino raffreddato con tosse, un leggero rumore o fischio durante il sonno sta ad indicare la diretta conseguenza del restringimento dei piccoli bronchi. Un raffreddore o una qualsiasi causa alla base di una difficoltà respiratoria, può portare al soffocamento soltanto nel caso di un rigurgito di latte poiché se il nasino è ostruito dal muco, nel momento della risalita di latte, il piccolo potrebbe avere difficoltà a respirare in quel preciso momento. Tuttavia è bene sottolineare che i piccoli allattati al seno e che dormono in posizione corretta e cioè supini, corrono un rischio molto basso di soffocare.
Patologie respiratorie comuni nei primi anni
L'infiammazione delle vie aeree può essere causata da diversi agenti. Ecco una panoramica delle condizioni più frequenti che possono influenzare il respiro:
- Influenza: La febbre compare di colpo, seguita da indolenzimento del corpo, male alla testa e alla gola, tosse. Quasi sempre si risolve spontaneamente. Il bambino deve stare a riposo e bere spesso.
- Parainfluenza: Causata principalmente da 3 virus, è simile all’influenza. Provoca affezioni respiratorie che si manifestano con tosse secca o produttiva, dolore durante la deglutizione e febbre.
- Bronchite acuta: Infiammazione del complesso bronchi-trachea, in genere conseguente a infezioni virali. Può anche essere provocata da sostanze irritanti. Sintomi: bruciore al petto, febbre, tosse. Il catarro molto vischioso e giallastro può segnalare una complicazione batterica.
- Bronchiolite: È un'infiammazione delle ramificazioni più piccole dei bronchi, i bronchioli. Colpisce soprattutto i bambini di età inferiore ai 18 mesi. Tra i sintomi: febbricola, tosse stizzosa, respiro difficoltoso talvolta accompagnato da un sibilo. Di solito si risolve in 4-5 giorni, eventualmente con l'aiuto di aerosol per liberare le vie aeree.
- Laringite: È un'infiammazione virale della parte alta delle vie respiratorie che limita il passaggio dell’aria. Si manifesta in prevalenza da 6 mesi a 3 anni, soprattutto di notte: il piccolo respira con un suono sibilante e non riesce a dormire. Le crisi non durano più di 2 o 3 giorni.
- Pertosse: È causata da un batterio che si trasmette per via aerea e provoca epidemie ogni 3-4 anni. Nella fase convulsiva, provoca accessi di tosse con spasmi della laringe e il tipico “raglio”.

Starnuti e riflessi di disadattamento
Starnutire, anche nel bambino così piccolo, è un riflesso spontaneo, che serve a liberare le vie aeree da eventuali secrezioni. Capita, però, che lo starnuto arrivi spesso in momenti particolari, per esempio quando si sveste il bebè per il bagnetto, oppure quando lo si mette sulla bilancia o sul lettino del pediatra. In questi casi, lo starnuto (così come, spesso, anche il rigurgito) è un segnale di disadattamento. È un messaggio con cui il piccolo vuole dirci che non è a suo agio, che ha bisogno di rassicurazione. Si trasmette per vicinanza o contatto.
La sicurezza nel sonno: linee guida fondamentali
Per garantire la massima tranquillità durante il riposo del neonato, è bene seguire alcune regole precauzionali che minimizzano i rischi legati alla respirazione e alla sicurezza notturna:
- Fare in modo che la temperatura dell’ambiente in cui il piccolo dorme non sia elevata: l’ideale è tra 18 e 20 gradi.
- Non inclinare la testa del lettino dove dorme il piccolo, neppure integrando cuscini.
- Evitare di far dormire il piccolo in mezzo ai due genitori.
- Assicurarsi sempre che il piccolo dorma in posizione supina, salvo diverse indicazioni del pediatra.
Tra le situazioni che portano apprensione, c’è il momento in cui si verifica l’assenza del respiro. Si tratta in genere di un breve momento, una sorta di pausa, che comunque nella maggior parte delle volte è normale e non deve destare preoccupazione. La pausa respiratoria che deve destare preoccupazione è caratterizzata da uno stop di più di 20 secondi. In questi casi ci troviamo in presenza di “apnea”. I bambini allattati con latte in formula sono più predisposti a rigurgito e dunque a fenomeni di apnea. Sebbene questa sia una causa preponderante, non è detto che sia l’unica: può accadere che alcune apnee non abbiano una vera e propria causa specifica.
I casi che devono creare dei veri e propri allarmismi sono fortunatamente pochi. Le cause derivano principalmente dallo stato di salute del piccolo e più raramente da incidenti. Generalmente è lo stato di salute del bambino che determina cambiamenti del respiro durante il sonno. Naturalmente, seguendo questi consigli e adottando le buone abitudini descritte nella gestione del bambino, otterrete da subito effetti positivi, anche sul vostro stato d’animo. Hai mai sentito il tuo bambino respirare in modo strano o affannoso? Ti sei preoccupata. Parlane con le altre mamme, confrontarsi può aiutare a relativizzare le piccole irregolarità fisiologiche che caratterizzano i primi mesi di vita.