Introduzione: La Battaglia Referendaria per il Diritto all'Aborto negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti, il dibattito e la legislazione riguardanti il diritto all'aborto sono stati oggetto di un'evoluzione significativa e spesso tumultuosa. In particolare, in concomitanza con recenti appuntamenti elettorali, come il 5 novembre, che ha visto lo svolgimento di elezioni presidenziali e contemporaneamente ha messo al voto proposte referendarie in diversi stati, il tema dell'interruzione volontaria di gravidanza è tornato prepotentemente al centro dell'attenzione. In quella giornata, martedì, in dieci stati americani si votava anche per inserire il diritto all’aborto nelle Costituzioni statali, in modo da proteggere la possibilità di interrompere la propria gravidanza in modo legale e sicuro da eventuali leggi future.
Questo movimento per la tutela del diritto all'aborto a livello statale è una reazione diretta al ribaltamento della storica sentenza Roe v. Wade del 1973 da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti nel giugno del 2022, attraverso la decisione Dobbs v. Jackson Women's Health Organization. Tale decisione ha posto fine al diritto costituzionale federale all'aborto, restituendo agli stati la facoltà di regolamentare la procedura. Di conseguenza, il panorama legale dell'aborto negli Stati Uniti è diventato frammentato, con alcuni stati che hanno introdotto divieti quasi totali e altri che hanno cercato di rafforzare le protezioni a livello costituzionale. L'impatto di questa sentenza sulle elezioni, spesso interpretate come un esclusivo referendum sull'operato del Presidente, ha dimostrato invece come il diritto all'aborto sia diventato un fattore determinante per gli elettori statunitensi, motivandoli a recarsi alle urne per difendere o limitare tale diritto.

I Referendum Statali: Un Risultato Netto a Favore del Diritto all'Aborto
I referendum tenutisi in vari stati hanno rappresentato un momento cruciale per il futuro dell'accesso all'aborto. Il 5 novembre, in concomitanza con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, dieci Stati americani - Arizona, Colorado, Florida, Maryland, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, New York e South Dakota - hanno votato proposte referendarie per inserire o limitare il diritto all’aborto nelle rispettive Costituzioni statali. Gli elettori favorevoli al diritto all’aborto hanno ottenuto una vittoria in sette di questi stati: Arizona, Colorado, Maryland, Missouri, Montana, Nevada e New York. Ben sette di questi stati hanno approvato tutele per l'interruzione di gravidanza, sottolineando così la diffusa impopolarità delle politiche che limitano la pratica. Questi risultati determineranno drasticamente le possibilità di accesso alla pratica nei mesi e negli anni a venire.
Analizzando i risultati più in dettaglio:
Vittorie per il Diritto all'Aborto:
- Arizona: L’interruzione volontaria di gravidanza era possibile fino alla quindicesima settimana, con eccezioni solo per pericolo di vita della madre. Con l'emendamento appena approvato, la precedente legge che vietava l'aborto dopo 15 settimane di gestazione diventerà incostituzionale, rafforzando la tutela.
- Colorado: L’aborto veniva considerato legale in ogni momento della gravidanza. Con il referendum del 2024 è stato introdotto il diritto all’aborto a livello costituzionale, impedendo ai governi locali di vietarne o ostacolarne l’accesso. Questo non cambia l'immediata situazione di legalità, ma la blinda.
- Maryland: L’aborto era legale durante tutte le settimane della gravidanza, e l'approvazione delle nuove misure non cambierà la situazione immediata ma ne rafforzerà la protezione.
- Missouri: L’aborto era vietato salvo in casi di emergenza medica, inoltre chi lo praticava rischiava una pena da cinque a quindici anni di carcere. Il Right to Life of the Unborn Child Act classificava l’aborto praticato al di fuori del caso di emergenza sanitaria come un “class B felony” e da questo derivava la sanzione penale della reclusione. Martedì scorso, però, gli elettori hanno appoggiato un emendamento per porre fine al divieto e modificare la Costituzione del Missouri in modo da proteggere l’accesso all’aborto, riflettendo e garantendo «il diritto alla libertà riproduttiva». Sarà interessante vedere come questo diritto verrà poi tradotto in legge.
- Montana: L’aborto era legale fino alla vitalità del feto (circa 24 settimane). L’esito positivo del referendum ha determinato l’inserimento nella Costituzione del Montana di un “diritto costituzionale a prendere e portare avanti decisioni sulla propria gravidanza, compreso il diritto all'aborto”. Un altro referendum riguardava l’obbligatorietà di interventi medici per salvare i "neonati nati viti", ma l'esito negativo non ha influenzato l'accesso all'aborto nello stato.
- Nevada: L’aborto era legale fino alla ventiquattresima settimana di gravidanza, con eccezioni solo in caso di pericolo per la vita della madre. L’iniziativa elettorale approvata estenderebbe questo limite, ma gli elettori dovranno approvare nuovamente la norma nel 2026 per modificare formalmente la costituzione dello stato.
- New York: Anche in questo stato l'aborto era già legale e l'approvazione delle nuove misure serve a consolidare tale diritto a livello costituzionale.
Referendum in altri stati con esiti positivi:
- L’election day ha visto, inoltre, i cittadini di altri stati americani - California, Michigan e Vermont - votare per inserire clausole di protezione del diritto all’aborto nelle proprie costituzioni statali. La scelta inverte, dunque, il trend avviato dalla Corte Suprema americana di allontanamento del diritto all’aborto dalle pagine delle Costituzioni.
- Kentucky: In questo stato, dove il diritto all’aborto risulta storicamente impopolare, si è deciso di respingere un emendamento alla costituzione statale che avrebbe sancito l’avversione dello stato all’aborto, negando ogni protezione alla pratica. Il risultato sembrerebbe rafforzare la tesi sostenuta da alcuni attivisti a favore del diritto all’aborto: l’aborto può essere un tema vincente anche in Stati tradizionalmente conservatori. Nonostante il fallimento dell'iniziativa referendaria, l'aborto non è attualmente accessibile in Kentucky a causa di una legge statale che lo vieta.
- Kansas: Un referendum tenutosi il 2 agosto ha visto gli elettori bocciare una proposta che avrebbe rimosso i diritti di accesso alle interruzioni di gravidanza dalla costituzione dello Stato. Su 96,7% di voti scrutinati, i ‘no’ - cioè coloro che sostengono il diritto all’aborto - hanno raggiunto il 58,8% contro il 41,2% dei ‘sì’. Questo risultato, insieme all'alta affluenza alle urne, ha ulteriormente evidenziato come la protezione del diritto all'aborto sia una questione mobilizzante per gli elettori.
Stati in cui i referendum non hanno avuto successo:
- Florida: Nonostante un emendamento che avrebbe vietato le leggi che limitano l'aborto abbia ottenuto il 57% dei voti, non è stato superato il quorum necessario del 60% perché il referendum fosse valido. In Florida, con rare eccezioni è illegale abortire dopo la sesta settimana di gravidanza (quando molte donne non sanno neanche di essere incinte), e lo stato applica altre restrizioni.
- Nebraska: Gli elettori hanno dovuto valutare misure in concorrenza, approvandone una che mantiene il divieto dopo la dodicesima settimana di gestazione, salvo eccezioni a seguito di stupro, incesto e pericolo di vita per la madre.
- South Dakota: Il 51,06 per cento degli elettori ha votato per non ampliare il diritto all’aborto nello stato, che è molto restrittivo e in cui l’aborto è vietato, salvo nei casi in cui la vita della madre sia in pericolo. I residenti hanno respinto una proposta che avrebbe introdotto protezioni per il diritto all'interruzione di gravidanza, preservando così l'interdizione quasi totale attualmente in vigore.
Tarah Demant, direttrice nazionale ad interim dei programmi, delle relazioni governative e dell’advocacy di Amnesty International, ha celebrato il risultato complessivo, che dimostra la scelta degli americani di continuare a tutelare l’aborto nonostante le discussioni controverse nell’arena politica americana: “gli Stati che hanno incluso il diritto all’aborto nelle loro schede elettorali sono politicamente diversi, eppure tutti hanno votato a favore dell’aborto, ampliando i diritti in alcuni Stati e rifiutando ulteriori restrizioni in altri”, ha commentato la direttrice all’indomani dalle elezioni, confermando che gli Stati Uniti sono sempre più in lotta per il diritto all’aborto.
Il Contesto Post-Roe v. Wade: Una Nuova Mappa Giuridica dell'Aborto
Il 1973, con la sentenza Roe v. Wade, la Corte Suprema federale stabilì che l’aborto era legale a livello nazionale, riconoscendo un diritto alla privacy che includeva la decisione di interrompere una gravidanza, basato sul Quattordicesimo Emendamento della Costituzione. Sin da allora attivisti e politici “anti-choice” (contrari alla libertà delle donne di scegliere se proseguire o interrompere una gravidanza) hanno cercato di rovesciare questa sentenza e oggi ne vediamo i risultati. Nel giugno del 2022, il ribaltamento della storica sentenza Roe v. Wade tramite la decisione Dobbs v. Jackson Women's Health Organization, ha cancellato mezzo secolo di precedente legale, eliminando il diritto federale alla procedura e restituendo agli stati la facoltà di regolamentare l'aborto. Questo ha creato uno sciame di legislazioni, che di fatto, stando a una stima del New York Times, hanno proibito o fortemente limitato l’accesso all’aborto in 16 stati, con più di 30 milioni di donne che non hanno accesso all’interruzione di gravidanza.
Yasmine Ergas, sociologa e giurista che dirige il programma su "Gender and Public Policy" alla School of International and Public Affairs della Columbia University, ha sottolineato come la sentenza della Corte Suprema che rivede il diritto all’aborto negli Stati Uniti rappresenti il trionfo dell’ex presidente Trump, il quale ha nominato tre giudici che poi hanno spostato l’asse culturale della corte. Tuttavia, per capirne la portata, la vicenda va inquadrata in una prospettiva storica più ampia e va letta come un punto di arrivo della lunga marcia della destra conservatrice repubblicana alla conquista delle istituzioni giuridiche. Il rovesciamento della storica sentenza ‘Roe vs Wade’ del 1973, sancisce infatti una fase inedita di affermazione per un’America estremamente conservatrice, dove vince un’impostazione giuridica che si definisce “originalista”. Questa impostazione si appella a diritti riconosciuti come tali alle origini della stessa America, escludendo dalla copertura costituzionale tutto ciò che non era esplicitamente considerato un diritto al momento di approvazione della Carta del 1787 o dei suoi successivi emendamenti. Tale visione non trova riscontro neanche nelle interpretazioni liberali del diritto costituzionale.
Roe vs Wade, la Corte Suprema e il diritto all'aborto negli USA
Le Sentenze e le Loro Motivazioni: L'Interpretazione "Originalista" e il Principio dello "Stare Decisis"
La cornice giuridica in cui si inserisce la decisione della Corte Suprema è complessa e controversa. La premessa è che si tratta della decisione della Corte di rivedere la sentenza Roe che nel 1973 affermava che i diritti afferenti alla riservatezza e all’autodeterminazione delle donne non possono essere intaccati e sono difesi, fra l’altro, dal quattordicesimo emendamento della costituzione. Si tratta quindi di un diritto che è stato sancito cinquanta anni fa. La giurisprudenza americana attribuisce un ruolo importante al principio di stare decisis, ovvero di rispetto delle decisioni precedenti della Corte, poiché tali decisioni creerebbero un reliance interest, portando le persone a organizzare le proprie vite contando sulla validità delle norme già stabilite. Per questo motivo, non è facile rivedere un diritto così consolidato come il diritto all’aborto, e assumono un grande interesse giuridico e politico le motivazioni su cui si basa la decisione dell’attuale maggioranza della Corte di fare proprio questo.
Per comprendere le argomentazioni della Corte, è necessario esaminare le argomentazioni di maggioranza e di dissenso. Le sentenze della Corte americana, infatti, mostrano le argomentazioni interne alla corte e riportano tutti i pareri dei giudici, sia il parere della maggioranza, sia i pareri aderenti alla decisione di maggioranza ma che si rifanno a giustificazioni e percorsi giuridici differenti, sia i pareri di dissenso. In questo caso, la maggioranza sostiene che non c’è un diritto costituzionale all’aborto che tuteli le decisioni delle singole donne perché la costituzione non fornisce un’esplicita base per un tale diritto, e perché l’analisi storica non permette di presumere che tale diritto fosse dato per acquisito dagli estensori dell’emendamento sul quale - secondo Roe - tale diritto sarebbe fondato. È importante notare che questa interpretazione della storia dell’aborto negli Stati Uniti è fortemente contestata da storici liberali. Non essendoci un chiaro dettato costituzionale, la maggioranza conclude che, essendo la questione dell’aborto tuttora fortemente controversa, è da considerarsi una questione politica, e che pertanto deve essere rimandata ai legislatori. In questa sentenza, il rimando è esplicitamente alle legislature statali, anche se, fra i conservatori, c'è chi sostiene che il Congresso dovrebbe vietare l’aborto a livello federale.
La maggioranza afferma che ci sono le condizioni per rivedere la sentenza Roe vs Wade e quindi andare contro il principio della reliance, perché l’esistenza del diritto d’aborto non ha portato le donne a organizzare le loro vite di conseguenza e perché rispetto al 1973 le loro condizioni di vita sono molto cambiate. Questo è stato argomentato in due direzioni. La prima è che oggi, dall’accesso alla contraccezione alla relativa facilità di dare figli non-desiderati in adozione, il ricorso all’aborto sarebbe meno necessario - su questo punto, e la sua implicita crudeltà, andrebbe fatto un ragionamento a sé. La seconda è che è cambiato anche il potere delle donne come è cambiata la loro partecipazione alla vita pubblica. La decisione della Corte di smantellare la sentenza Roe che vincolava il diritto all’aborto alla costituzione e di rimandare la decisione al popolo, e dunque ai governi dei singoli stati, viene presentata come scelta di rimandare anche alle donne la possibilità di decidere per sé stesse. Tuttavia, questa argomentazione si scontra sul dato per cui la legislatura si basa sulla maggioranza, mentre i diritti civili sanciti dalla Costituzione garantiscono diritti di minoranze e individui. Il problema, qui, è la difesa del diritto delle singole donne di autodeterminarsi anche in un contesto in cui la maggioranza - ivi compresa, talvolta, la maggioranza delle donne - vorrebbe vincolare la loro libertà di scelta.
La maggioranza della Corte ha espresso tre principi fondamentali per il presente e per il futuro delle istituzioni e della cultura giuridica americana rispetto all’aborto: lo stato ha un interesse estremamente importante nella vita del feto; la questione è molto controversa e deve essere decisa a livello legislativo; non c’è un diritto costituzionale direttamente legato all’aborto. Per sostenere queste scelte, l’interpretazione che viene data della costituzione è quella “originalista”, vale a dire: i diritti non esplicitamente previsti nella costituzione, o non presenti al momento della ratifica sua e degli emendamenti, non possono essere ritenuti diritti. Le critiche a questo impianto mettono in luce come le donne non fossero per niente rappresentate tra i “padri costituzionalisti,” ma un ragionamento analogo si potrebbe fare anche, per altri versi, per altri soggetti - la popolazione nera, per esempio, oppure le “prime nazioni” oppure, ancora, persone dichiaratamente LGBTIQ+. Chi ha scritto pareri dissenzienti in questo caso sostiene che non ha senso un’interpretazione originalista perché la costituzione è uno strumento di principio fatto e pensato per adattarsi ai tempi e poter evolvere e cambiare insieme alla società.
Il punto politico centrale è l’inscindibilità della donna dall’embrione, e vice versa, e la necessità di stabilire in che relazione sono il diritto all’aborto e l’autodeterminazione delle donne con un interesse generale nello sviluppo del feto. La sentenza Roe cercava di bilanciare il diritto delle donne con la loro integrità fisica e la loro autodeterminazione con il problema dell’interesse dello stato nella protezione di un feto che rappresenta una vita potenziale in divenire. I giudici che hanno espresso il loro dissenso dalla sua revisione insistono su quanto la specificità del diritto all’aborto risieda in questo bilanciamento necessario tra l’interesse della donna e la persona potenziale, stabilendo dei limiti entro cui questo diritto è possibile. Uno degli argomenti di cui tenere conto per contestare la decisione della Corte è che la negazione dell’esistenza di un diritto all’interruzione di gravidanza comporta la legittimazione di ciò che il dissenso chiama forced childbirth, parto coatto. Dove questa coazione non solo è lesiva della dignità, dell’eguaglianza e dell’autodeterminazione delle donne, ma implica una serie di importanti rischi fisici: gli Stati Uniti sono un paese in cui la salute materna è già messa a repentaglio in modo preoccupante, visto l’aumento di mortalità materna tra le popolazioni meno abbienti. È un paradosso, ma in nome del diritto alla vita del feto si può finire per mettere in discussione di fatto il diritto alla vita delle donne.
Strategie Restrittive e L'Impatto sulla Salute delle Donne
Dal 2019, alcuni stati degli Usa hanno adottato leggi che vietano l’aborto, mentre in altri sono entrati in vigore provvedimenti per ridurre drasticamente l’accesso ai servizi di aborto. Una tattica con cui gli “anti-choice” spingono a eliminare prestazioni mediche essenziali è la regolamentazione specifica delle strutture che praticano l’aborto, attraverso le cosiddette leggi-TRAP (Targeted Regulation of Abortion Providers). Queste prevedono tutta una serie di requisiti superflui cui le strutture mediche devono adeguarsi per restare aperte. Ad esempio, queste norme possono prevedere la larghezza dei corridoi all’interno degli edifici dove i medici praticano l’aborto, la dimensione degli spazi adibiti a parcheggi, la distanza minima dalle scuole. Tali regolamentazioni rendono estremamente difficile per le cliniche operare, portando alla chiusura di molte di esse e limitando drasticamente l'accesso ai servizi. Per esempio, l'Istituto Guttmacher ha riportato che nel 2014 il 93 per cento delle contee dell’Alabama non aveva strutture mediche dove poter abortire. Anche il Ppaf ha dovuto lottare, vincendo il 31 maggio un ricorso per far restare aperta l’unica struttura medica del Missouri dove si poteva abortire, proprio il giorno in cui era prevista la sua chiusura.
Le leggi restrittive colpiscono duramente la salute delle donne e la loro libertà di scelta. Prendiamo l’Alabama, ad esempio. A maggio il governatore ha firmato una durissima legge che potrebbe punire con l’ergastolo i medici che praticano l’aborto. La legge entrata in vigore in Alabama vieta ogni forma di aborto da quando “si sa che una donna è incinta“, senza alcuna eccezione, nemmeno in casi di stupro o incesto. Questo scenario è preoccupante perché le interruzioni di gravidanza non riguardano solo i desideri riproduttivi, ma intervengono anche in casi di gravi malformazioni o malattie del feto, nella gestione di casi di stupro, abuso o incesto. Non c’è nessun’altra situazione giuridica che crei un’imparità così sostanziale tra uomini e donne. Quando è praticato con l’assistenza di personale medico formato e in condizioni sanitarie idonee, l’aborto è una delle procedure mediche più sicure disponibili. I divieti statali sull'aborto emanati hanno fatto sì che in molte zone nel sud e del Midwest del paese le pazienti debbano spostarsi in un altro stato per ottenere un aborto. Negli ultimi mesi sono stati segnalati casi di donne morte a causa dei ritardi nell'accesso all'interruzione di gravidanza o all'assistenza medica a causa delle politiche restrittive attuate a livello locale.

Questo scenario non solo mette pesantemente a repentaglio la salute delle donne, ma implica una serie di importanti rischi fisici, in un paese dove la salute materna è già messa a repentaglio in modo preoccupante, visto l’aumento di mortalità materna tra le popolazioni meno abbienti. È un paradosso, ma in nome del diritto alla vita del feto si può finire per mettere in discussione di fatto il diritto alla vita delle donne. Inoltre, queste leggi colpiscono ulteriormente anche le persone LGBTIQ+, i cui diritti sono costantemente sotto attacco. I diritti costituzionali servono proprio a proteggere i singoli dagli eccessi delle maggioranze, e l'attuale tendenza mina questo principio fondamentale.
I Governatori e le Legislazioni Statali: Fronti Opposti sul Diritto all'Aborto
Il malcontento per il rovesciamento della sentenza Roe v. Wade e per i crescenti abortion bans ha motivato gli elettori statunitensi a recarsi alle urne per difendere il diritto all’aborto. I risultati ottenuti tra governatorati e referendum, che determineranno drasticamente le possibilità di accesso alla pratica nei mesi e negli anni a venire, hanno dimostrato l’impatto che la sentenza della Corte Suprema americana ha avuto su delle elezioni ampiamente interpretate, invece, come un esclusivo referendum sull’operato del Presidente Joe Biden.
Molti governatori democratici hanno condotto le loro campagne elettorali e le loro azioni politiche ponendo un forte accento sulla difesa del diritto all'aborto:
- I democratici sono riusciti ad assicurarsi sette governatorati: New York, Maine, Minnesota, Kansas, Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. I risultati non sono, invece, ancora chiari in Arizona e Nevada.
- La governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer, ha condotto una campagna giocata sul tema dell’accesso all’aborto sicuro in uno stato risvegliatosi completamente nelle mani dei democratici: per la prima volta in quasi quattro decenni, infatti, il partito dell’asino ha conquistato entrambe le camere dello stato oltre che l’ufficio del governatore.
- In Wisconsin, Tony Evers è riuscito ad assicurarsi la rielezione promettendo di continuare a lottare per l’accesso all’aborto che, attualmente, non risulta legale all’interno dei confini statali: l’amministrazione Evers è, infatti, impegnata nel contestare un divieto pre-Roe ritornato in vigore.
- In Pennsylvania, il governatore eletto Josh Shapiro ha parimenti promesso in campagna elettorale che avrebbe posto un veto a qualsiasi proposta di restrizione all’aborto.
- Laura Kelly non ha quasi mai menzionato l’aborto nella sua campagna elettorale come governatrice del Kansas, lasciando che il suo operato parlasse per lei: Kelly ha più volte posto veti a progetti di legge che avrebbero limitato l’accesso alla procedura, garantendo che il Kansas rimanesse un importante punto di accesso sicuro all’aborto. Lo stato, infatti, circondato da realtà che vietano l’aborto come il Missouri, il Texas, l’Oklahoma e l’Arkansas, ha visto aumentare il numero di aborti effettuati entro i suoi confini, quasi più di tutti gli altri stati americani. Tuttavia, Kelly governerà lo stato affiancata da un parlamento statale nelle mani dei repubblicani che detengono ora una super maggioranza sufficiente per annullare eventuali veti posti da Kelly.

Il Ruolo della Politica Federale e le Prospettive Future: Tra Speranze e Minacce
L'esito delle elezioni e dei referendum riflette un'opinione pubblica che, nonostante la crescente polarizzazione e uno scontro civico dai toni sempre più aspri, è in larga parte favorevole al diritto all'aborto. Da un sondaggio indipendente realizzato nel gennaio 2019 è emerso che due terzi degli americani ritengono che l’aborto dovrebbe essere legale “in tutti i casi” o “nella maggior parte dei casi”. Più recentemente, un sondaggio condotto da Pew Research in aprile ha rilevato che il 63% degli statunitensi ha dichiarato che la procedura dovrebbe essere legale in tutti o nella maggior parte dei casi.
Il capovolgimento della sentenza Roe vs Wade rischia di aprire un fronte di erosione di diritti: una reinterpretazione del quattordicesimo emendamento tanto restrittiva da negare che possano essere considerati costituzionali i diritti che non erano già previsti nel 1868 - quando è stato ratificato - diventa una minaccia per tutti quei diritti di più recente acquisizione che o non erano previsti o erano addirittura perseguitati a quell’epoca. Come, per esempio, la contraccezione o i diritti delle persone LGBTIQ+. Questo scenario apre scenari preoccupanti anche per altri diritti come per esempio quello alla contraccezione e la privacy, dimostrando come il ribaltamento della vecchia sentenza Roe vs Wade possa essere letto come una reazione della destra più conservatrice all’avanzare delle istanze progressiste.
La politica federale e la società civile stanno reagendo a questa nuova realtà. Joe Biden ha detto di essere intenzionato a firmare un altro ordine esecutivo con cui intende garantire l’accesso all’aborto in seguito alla decisione della Corte Suprema. Biden dovrebbe firmare l’ordine esecutivo durante la riunione inaugurale della Task Force on Reproductive Healthcare Access, recentemente istituita dall’amministrazione e composta da rappresentanti di diversi dipartimenti del governo federale. Nell’ordine in questione verrà chiesto al ministro della Sanità, Xavier Becerra, di considerare “tutte le azioni appropriate per garantire che le strutture sanitarie rispettino le leggi federali anti discriminazione in modo che le donne ricevano l’assistenza medica senza ritardi”. Tra le azioni a sostegno della libertà di scelta delle donne c’è la difesa dell’aborto attraverso l’accesso a quello farmacologico, promossa da Biden a livello federale. Pare che si stiano formando coalizioni di stati in cui l’aborto è garantito per facilitare l’accesso alle donne degli stati in cui è proibito e per contrastare le leggi repressive e punitive degli stati che stanno vietando l’accesso all’aborto. Molte imprese si sono pronunciate come garanti del diritto all’aborto delle loro dipendenti attraverso i piani salute, ma rischiano, negli stati che proibiscono l’aborto, di incappare in sanzioni.
D'altra parte, una possibile futura amministrazione Trump potrebbe rendere ancora più difficile per le donne l’accesso all’aborto, anche negli stati che hanno introdotto tutele. Nel suo primo mandato, le nomine alla Corte suprema di Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett hanno posto le basi per l’annullamento di Roe v. Wade; i tre giudici sono stati tra i cinque che hanno fatto parte della maggioranza che si è espressa a favore dell’abrogazione della sentenza. Trump non ha appoggiato esplicitamente l’introduzione di un divieto nazionale, ma ha detto che l’aborto è una questione che dovrebbe essere disciplinata dai singoli stati. Tuttavia, il famigerato Project 2025 - un piano di azione realizzato da una fondazione conservatrice per un secondo mandato - chiede di usare la "legge zombie" del 1873 denominata Comstock Act, che vieta l’invio di materiale giudicato “osceno”, come quello relativo all’aborto, per bloccare l’invio per posta di pillole abortive, il metodo più utilizzato negli Stati Uniti per interrompere la gravidanza. Anche se Trump ha provato a distanziarsene pubblicamente dicendo "Discuteremo i dettagli, ma in generale no, non lo farò", il Project 2025 è stato elaborato da molti dei suoi ex funzionari. Anche se decidesse di non mettere in atto la legge Comstock, Trump potrebbe comunque ridurre l’accesso alle pillole abortive in altri modi. Durante la presidenza Biden, la Food and Drug Administration (FDA) ha rimosso l’obbligo di somministrare di persona il mifepristone, una delle due pillole utilizzate per l’aborto farmacologico, spianando così la strada alle cliniche di telemedicina che offrono farmaci abortivi per corrispondenza. Sotto Trump, l’FDA potrebbe però ripristinare l’obbligo, rendendo più difficile per le donne ottenerli.

Guardando al prossimo futuro, questi cambiamenti sollevano preoccupazione a livello sociale. Nelle università, per esempio, c’è un allarme per le studentesse, non solo per la loro possibilità di interrompere una gravidanza non desiderata, ma anche rispetto all’accesso alla contraccezione. Nell’opinione pubblica, soprattutto quella a favore della libertà di scelta delle donne, si evoca un immaginario da Handmaid’s Tale di uno stato patriarcale e conservatore che limita sempre di più la libertà delle donne. I diritti di autodeterminazione delle persone vanno protetti da qualsiasi intervento arbitrario del governo. Nessun diritto è assoluto, ma in questo caso, vanno bilanciati nei loro elementi di contrasto - ad esempio, il diritto della donna e l'interesse dello stato nella vita futura potenziale del feto - stabilendo parametri chiari che rispettino la vita delle donne.
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