La fecondazione, momento cardine della riproduzione umana, consiste nell'unione dell'ovulo femminile con uno dei tanti spermatozoi maschili, per formare una cellula - lo zigote - da cui si svilupperà una nuova vita. Questo processo naturale è intrinsecamente complesso e affascinante, ma non sempre avviene con facilità. Al culmine dell'atto sessuale, l'eiaculato maschile fuoriesce dal pene e si riversa nella parte superiore della vagina, insieme al suo carico di spermatozoi. Il lattece lattescente chiamato sperma, contiene all'incirca 300 milioni di spermatozoi. Tuttavia, il 99% del suo volume (1-5 ml) è costituito dai liquidi prodotti dalle ghiandole accessorie, come la prostata e le ghiandole seminali. Tali secrezioni hanno la funzione principale di favorire la motilità degli spermatozoi, assicurarne il nutrimento e la sopravvivenza all'interno dell'ambiente acido della vagina.
Dopo l'eiaculazione, gli svariati milioni di spermatozoi disponibili per la fecondazione iniziano un lungo viaggio alla ricerca della cellula uovo, annidata in una delle due tube di Falloppio (condotto che unisce l'ovaio all'utero). Tra i primi ostacoli presenti lungo questo cammino, ricordiamo il muco cervicale, una secrezione uterina, che intrappola tra le sue maglie gli spermatozoi meno vitali, non completamente maturi o con caratteristiche morfologiche sfavorevoli. Questo muco diventa meno ostile nei giorni a cavallo dell'ovulazione, cioè nel periodo più favorevole alla fecondazione. Gli spermatozoi che riescono a sfuggire al muco proseguono la risalita verso la parte superiore dell'utero, a cui seguirà l'ingresso nella tuba. È stato calcolato che, con le debite proporzioni, la velocità di uno spermatozoo sarebbe pari a quella di una persona che corre a 55 km/h.
Di norma, la fecondazione avviene nello stesso giorno in cui si ha il rilascio della cellula uovo da parte del follicolo ovarico (intorno al 14° giorno del canonico ciclo ovarico di 4 settimane). L'ovocita maturo, infatti, sopravvive al massimo per 24 ore dopo la liberazione. Per contro, gli spermatozoi depositati dal maschio possono resistere fino a 4 giorni nelle cripte della mucosa cervicale e da qui risalire a poco a poco verso le tube. Normalmente la fecondazione, avviene nella loro parte distale, vale a dire nel terzo più vicino all'ovaio. Nonostante la fecondazione metta in gioco milioni di spermatozoi, solamente uno di questi riesce a fecondare l'ovulo. Quest'ultimo, infatti, è protetto - seppur labilmente - da uno strato di cellule chiamato corona radiata. Dopo aver superato questo primo ostacolo, lo spermatozoo si trova davanti ad un'altra, ben più ardua, barriera di natura glicoproteica, rappresentata dalla zona pellucida. Il processo, chiamato reazione acrosomale, consente agli spermatozoi di scavarsi un piccolo canale per la fecondazione dell'ovulo. Come più volte ricordato, tale privilegio spetterà solamente al primo spermatozoo che completa l'assalto all'ovocita. L'unione dei nuclei origina una nuova cellula, chiamata zigote, di 46 cromosomi, 23 dei quali ereditati dallo spermatozoo paterno e 23 dei quali dalla cellula uovo materna. Lo zigote andrà quindi incontro ad una lunga serie di divisione mitotiche, iniziate già nel suo percorso di avvicinamento verso l'utero, nel quale si annida dopo circa una settimana. Quel che ci preme sottolineare in questa sede è che la fecondazione sessuata, così come avviene nell'uomo e in molti altri organismi superiori, consente al nuovo individuo di ereditare una combinazione di cromosomi paterni e materni tra le milioni possibili. Tutto ciò, oltre a spiegare il perché ognuno di noi sia unico, consente il rafforzamento della specie, poiché si pone alla base della selezione naturale, vale a dire di quel processo che favorisce gli organismi dotati dei caratteri più adatti in un determinato ambiente.
La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA): Quando la Natura Ha Bisogno di un Aiuto
Conosciuta anche con la sigla PMA, la fecondazione assistita è un insieme di tecniche mirate a favorire il concepimento in coppie in cui la possibilità di una gravidanza è nulla o estremamente bassa e per le quali non sono attuabili altre strategie. Se la coppia, dopo un “ragionevole periodo di rapporti non protetti, in genere indicato con un anno, massimo due”, non riesce ad avere figli, la prima cosa da fare è raccogliere la storia clinica individuale di uomo e donna, per individuare trattamenti precedenti che possono aver danneggiato la fertilità (cura dei tumori, per esempio), fattori legati allo stile di vita (consumo di alcol o tabacco), informazioni sulla vita sessuale e su eventuali terapie per l'infertilità tentate in passato. I medici raccomandano una certa tempestività: “Arrivare a una diagnosi corretta nel minor tempo possibile è di importanza fondamentale: specie se la donna non è più giovanissima (ha cioè più di 35 anni), più tempo si perde e minori sono le possibilità di successo di un trattamento di Pma”.

A questo punto, la coppia si sottopone a una serie di analisi di base, tra cui esami ormonali, per valutare i livelli di ormoni sessuali presenti nel sangue (che nella donna danno indicazioni sulla regolarità dell'ovulazione e sull'età biologica dell'ovaio), ecografie, tamponi vaginali, pap-test (per la donna) e spermiogramma e spermiocultura (per l'uomo). Se questi esami non fossero sufficienti a stabilire le cause dell'infertilità, il medico prescrive indagini più approfondite, come isterosalpingografia, ecoisterosonografia e isteroscopia nella donna (servono a valutare lo stato di salute di utero e tube) e test di vitalità e di frammentazione del Dna degli spermatozoi per l'uomo.
Quando ricorrere alla Pma? A seconda dell’esito delle analisi, i medici decidono se l’infertilità deve essere trattata o meno con la Pma. Se nella donna non funziona l’ovulazione a causa di uno squilibrio ormonale connesso al peso, per esempio, in molti casi basta tornare al peso forma, o intervenire con terapie farmacologiche di stimolazione ovarica. Per problemi anatomici è possibile ricorrere a soluzioni chirurgiche (per esempio in casi di criptorchidismo, cioè mancata discesa di testicoli nello scroto, o varicocele, cioè dilatazione delle vene del testicolo). Quando, invece, il concepimento spontaneo è impossibile o estremamente remoto e gli interventi farmacologici o chirurgici sono inadeguati, è necessario ricorrere alla Pma. “Ad esempio”, spiega ancora l’Istituto Superiore di Sanità, “una donna con le tube chiuse o danneggiate in modo irreparabile o un uomo con valori spermatici troppo deficitari non possono sperare in un concepimento naturale né in un reale ripristino della capacità riproduttiva. Anche le coppie che non sono completamente sterili ma che non riescono a concepire spontaneamente dopo due anni, dopo aver effettuato i dovuti accertamenti, sono candidate ideali per la Pma”. È a questo punto necessario individuare la tecnica più idonea per la particolare coppia e il particolare problema.
Introduzione nella PMA: IL PROF CLAUDIO MANNA DI BIOFERTILITY SPIEGA
Tecniche di Primo Livello: L'Inseminazione Artificiale (IA)
Le tecniche di Pma sono classificate sostanzialmente in tre livelli. Fanno parte del primo livello le procedure meno complesse, tra cui l’inseminazione semplice, che consiste nell’inserimento nella cavità uterina del liquido seminale che può essere fresco o scongelato (è la cosiddetta intra-uterine-insemination, o Iua).
L’inseminazione artificiale è la tecnica di fertilità meno invasiva e indolore mediante la quale vengono introdotti, al momento opportuno, gli spermatozoi selezionati nell’utero della donna. Questa tecnica richiede dosi ormonali più basse rispetto alla FIV e può anche essere eseguita senza farmaci per la stimolazione ovarica, effettuando un’inseminazione nel ciclo naturale. In questa modalità di inseminazione artificiale non si utilizza alcun farmaco per stimolare le ovaie, ma si segue il ciclo naturale della paziente. Mediante ecografia, si controlla la crescita del follicolo al cui interno si sviluppa l’ovulo. Quando si vede che è pronto per ovulare, si applica un farmaco per indurre l’ovulazione entro le 36 ore successive.
È la modalità più comune e consiste nel somministrare farmaci per stimolare le ovaie per assicurare che si produca almeno un follicolo, anche due o tre. Ciò migliora la probabilità di successo senza aumentare il rischio di gravidanza multipla. Il trattamento dura solitamente 7-9 giorni. Durante questo periodo, come nel ciclo naturale, ogni due/tre giorni si controlla lo sviluppo dei follicoli mediante ecografie. Quando si vede che sono pronti per ovulare, si somministra un farmaco per indurre l’ovulazione. Nel 2º o 3º giorno dall’inizio del ciclo mestruale, si effettua un’ecografia vaginale per contare i follicoli antrali e personalizzare il trattamento con una lieve stimolazione ormonale in base al numero di follicoli rilevati in quel ciclo. Quando l’ecografia mostra che uno o due follicoli ovarici hanno raggiunto uno sviluppo ottimale, è il momento di indurre l’ovulazione.
Questa tecnica permette anche di introdurre gli spermatozoi di un donatore direttamente nell’utero, proprio al momento dell’ovulazione. Il seme proviene da un donatore anonimo della nostra banca del seme, selezionato in base alle caratteristiche fisiche e al gruppo sanguigno. Un requisito fondamentale è verificare la pervietà delle tube di Falloppio della donna, poiché la fecondazione avviene al loro interno. La percentuale di gravidanza dopo un’inseminazione artificiale con seme del partner è del 20%, il che significa che la probabilità cumulativa in 3 cicli è del 60% nelle inseminazioni con seme del coniuge e ancora più alta nelle inseminazioni con seme di donatore. In definitiva, anche se l’inseminazione artificiale è un metodo molto più semplice della FIV e con pochi effetti collaterali, non è una tecnica valida per tutti i casi. Si raccomanda solo quando vi sono specifici problemi di infertilità e se si soddisfano determinati requisiti.

Un'altra tecnica di primo livello è l’induzione dell’ovulazione con rapporti mirati: prevede un trattamento farmacologico mirato a stimolare la corretta maturazione dell’ovocita, in modo da pianificare il momento più propizio per un rapporto sessuale altamente efficace in termini di concepimento.
Tecniche di Secondo e Terzo Livello: Dalla FIVET all'ICSI
Se l’infertilità da affrontare è più grave, si può ricorrere alle tecniche di secondo livello, più complesse e invasive, che differiscono tra loro soprattutto per le modalità di fecondazione. La stimolazione ormonale adottata per le metodiche di II e III livello ha le stesse finalità descritte in precedenza per le tecniche di I livello. La raccolta sperma nell’uomo equivale al prelievo degli ovociti nella donna. Per ottenere un embrione bisogna favorire l’incontro tra ovociti e spermatozoi.
La FIVET (Fertilizzazione In Vitro con Trasferimento di Embrioni)
Una delle più utilizzate è la FIVET (fertilizzazione in vitro con trasferimento di embrioni): tre degli ovociti prelevati vengono posti su una piastra nella quale si versa una goccia di liquido seminale. Se gli ovociti si fecondano, gli embrioni ottenuti, fino a un massimo di tre, vengono trasferiti nell’utero. Questa tecnica è applicabile in casi di infertilità maschile non troppo grave (almeno un milione di spermatozoi per millilitro di liquido seminale). Nella FIV convenzionale, le uova e gli spermatozoi vengono posti insieme su una piastra di coltura, consentendo che la fecondazione avvenga in modo naturale. Fino alla raccolta dei follicoli ovarici è simile alla FIVET.
L'ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi)
Al di sotto della soglia di un milione di spermatozoi per millilitro di liquido seminale, conviene invece ricorrere alla ICSI (Intracytoplasmatic sperm injection), in cui un singolo spermatozoo viene inserito direttamente con micropipetta nell’ovocita. L’ICSI è una delle tecniche più diffuse, perché ha ottime percentuali di successo anche in casi di infertilità maschile grave o gravissima. L'iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI) è una tecnica di fecondazione in vitro che consiste nell’introdurre uno spermatozoo direttamente nel citoplasma dell’ovocita. Una fase potrebbe richiedere anestesia.
Per chi è indicata l'ICSI?
La necessità di effettuare un’ICSI nelle terapie di riproduzione assistita deriva principalmente dalla scarsa qualità dello sperma. Viene utilizzata per trattare problemi di fertilità maschile come l’oligospermia (bassa concentrazione di spermatozoi), l’azoospermia (assenza di spermatozoi), la teratozoospermia (anomalie morfologiche) o l’astenozoospermia (ridotta mobilità) rilevato durante un test di fertilità maschile. Anche se nel liquido seminale non sono presenti spermatozoi, è possibile usare quelli prelevati direttamente dai testicoli o dall’epididimo (il prelievo testicolare degli spermatozoi è indicato in presenza di azoospermia).
Tuttavia, in alcuni laboratori, quando i pazienti accettano, le procedure di fecondazione in vitro vengono eseguite tramite ICSI, poiché è una tecnica che aumenta i tassi di gravidanza. L’ICSI è richiesta anche in altre circostanze, come nei casi di sterilità per varie cause o per necessità specifiche di trattamento. Alcuni esempi includono: fallimento dell’impianto, fallimenti precedenti nelle terapie FIV, fallimenti precedenti nelle inseminazioni artificiali (IA), sterilità immunologica per anticorpi anti-spermatozoi, microiniezione di salvataggio nei casi di mancata fecondazione dopo la FIV convenzionale, nel processo di maturazione in vitro degli ovociti, durante diagnosi genetiche pre-impianto (DGP), con l’uso di ovuli o sperma donato e nella devitrificazione degli ovuli.
Come viene eseguita l’ICSI?
I procedimenti coinvolti sono i seguenti:
- Stimolazione ovarica: La paziente riceve terapia ormonale per stimolare la produzione di ovuli e ottimizzare la fecondazione. Nel ciclo mestruale femminile, naturalmente, solo un ovulo raggiunge la maturità. Durante il processo di stimolazione devono essere effettuati controlli ecografici (4 o 5) in cui viene monitorata la crescita follicolare.
- Pick up ovocitario: L’estrazione degli ovociti o la puntura follicolare vengono eseguite nella sala operatoria del Centro, in sedazione, utilizzando un’ecografia transvaginale. Si tratta di una procedura semplice, che dura dai 15 ai 20 minuti, durante la quale viene aspirato il fluido dai follicoli maturi per ottenere gli ovuli. Sotto anestesia, gli ovuli maturi vengono prelevati dall’ovaio tramite aspirazione chirurgica. Contemporaneamente alla puntura, i biologi cercano gli ovuli estratti nei fluidi follicolari. Le uova ottenute vengono conservate in incubatrici che le manterranno in condizioni ottimali.
- Dezolazione degli ovociti o Decumulazione: Viene rimosso il tessuto circostante gli ovuli ottenuti, eliminando le cellule del cumulo per analizzare lo stato di maturità degli ovociti.
- Preparazione dello sperma: Il campione di sperma viene elaborato nel Laboratorio di Andrologia per selezionare gli spermatozoi con migliore mobilità, morfologia e minor tasso di frammentazione da utilizzare nelle tecniche di fecondazione. Questo processo è noto come capacitazione spermatica per migliorare la capacità di fecondazione.
- Inseminazione: Viene selezionato uno spermatozoo e iniettato nell’ovulo. L’ICSI è la tecnica che consente di introdurre uno spermatozoo nell’ovulo maturo. Tra 16 e 20 ore dopo l’ICSI è necessario valutare se la fecondazione è avvenuta correttamente.
- Colture embrionali: Gli embrioni si sviluppano in un incubatore con condizioni ideali. L’EmbryoScope è un’incubatrice all’avanguardia dotata di una telecamera integrata, che consente di raccogliere le immagini catturate e di generare un video, fornendo una grande quantità di informazioni sullo sviluppo embrionale. L’EmbryoScope ci permette di selezionare quelli di migliore qualità, aumentando la probabilità di gravidanza del 15-20%.
- Preparazione dell’endometrio: L’endometrio viene preparato per una possibile gravidanza.
- Trasferimento embrionale: Viene inserito un catetere nella vagina per posizionare gli embrioni nell’utero.
- Congelamento degli embrioni: Gli embrioni di buona qualità non utilizzati vengono conservati per future applicazioni. Gli embrioni sottoposti a biopsia vengono congelati subito dopo la biopsia embrionale utilizzando la tecnica della vitrificazione. Il criotrasferimento, o trasferimento di embrioni congelati, è una procedura semplice che spesso può essere eseguita durante il ciclo naturale della donna.
Differenza tra FIVET e ICSI
Le differenze tra la FIV (Fertilizzazione In Vitro) e l’ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi) sono fondamentali nel mondo della riproduzione assistita. Nella FIV convenzionale, le uova e gli spermatozoi vengono posti insieme su una piastra di coltura, consentendo che la fecondazione avvenga in modo naturale. D’altra parte, nell’ICSI, viene selezionato un singolo spermatozoo e iniettato direttamente nell’uovo tramite microiniezione, garantendo una maggiore probabilità di fecondazione nei casi di sfide alla fertilità maschile. L’ICSI diventa l’opzione preferita quando ci sono problemi di qualità o quantità di spermatozoi. Gli esperti in laboratorio valutano attentamente ogni caso per determinare quale tecnica sia la più adatta. Mentre la FIV è un processo altamente efficace, l’ICSI massimizza le possibilità di successo in situazioni più complesse.
Tassi di successo dell’ICSI e Costi
Grazie alla precisione e al controllo forniti dall’ICSI nella selezione e nella microiniezione di uno spermatozoo nell’uovo, le possibilità di fecondazione vengono ottimizzate, superando le barriere che la FIV convenzionale potrebbe non riuscire a superare. Questa tecnica è diventata una risorsa essenziale per le coppie che affrontano difficoltà di fertilità legate al fattore maschile. Gli specialisti nel campo della riproduzione assistita riconoscono che l’ICSI ha rivoluzionato il modo in cui affrontiamo le sfide legate alla fertilità maschile, offrendo una nuova speranza per le coppie che desiderano formare una famiglia.
Il prezzo di un trattamento ICSI può variare a seconda della situazione di ogni paziente. Non esistono due casi uguali: ogni donna, ogni coppia e ogni percorso di fertilità è unico. Per questo motivo, prima di parlare del costo di un trattamento ICSI, è fondamentale eseguire uno studio completo della fertilità. Questo permette di progettare un protocollo terapeutico totalmente personalizzato in base alle esigenze.
Altre Tecniche di Secondo e Terzo Livello: GIFT e ZIFT
L’unica tecnica di terzo livello, che richiede l’anestesia totale della donna e prevedo la fecondazione in vivo, è ormai quasi inutilizzata. In sostanza, i gameti maschili e femminili vengono caricati in un catetere e trasferiti nelle tube della donna, dove avviene il concepimento. Sebbene questa tecnica abbia buone percentuali di successo (anche perché è quella che più si avvicina alle condizioni naturali) è fortemente invasiva e poco ripetibile e per questo praticata sempre meno.

La GIFT: Grazie a una piccola incisione addominale (GIFT per via laparoscopica), che consente il raggiungimento della tuba e l’introduzione dei gameti. La scelta della modalità con cui effettuare la GIFT spetta ovviamente al medico che si occupa della fecondazione assistita, il quale decide anche in base alle caratteristiche della paziente e alla qualità dei gameti.
La ZIFT: corrisponde al trasferimento intratubarico dei gameti (GIFT), tranne per il fatto che prevede l’inserimento dello zigote (cellula che si ottiene dopo l’incontro tra gameti; detto banalmente, è l’inizio dell’embrione).
Aspetti Fondamentali e Contorni Etici della PMA
Quando si inizia un trattamento di procreazione medicalmente assistita, il momento del trasferimento embrionario è probabilmente uno dei più attesi e, allo stesso tempo, dei più emozionanti. Dopo diversi giorni di terapia farmacologica, controlli medici, visite ed esami, ha inizio una nuova fase, caratterizzata dalla speranza ma anche dal dubbio.
Il Trasferimento Embrionale e l'Impianto
Una delle domande più frequenti in questo periodo riguarda la possibilità di avere rapporti sessuali dopo il trasferimento e se questi possano influenzare in qualche modo le probabilità di impianto. Una volta che l’embrione è stato trasferito nell’utero, inizia il processo di impianto, che solitamente avviene nei primi giorni successivi al trasferimento. Durante questo periodo, l’embrione avvia una serie di interazioni molto complesse con l’endometrio che consentiranno, se tutto procede correttamente, il suo annidamento e sviluppo. L’utero è un organo predisposto a proteggere la gravidanza fin dalle sue fasi più precoci e le normali attività quotidiane non provocano il “distacco” dell’embrione.
Da un punto di vista strettamente fisiologico, non esistono prove scientifiche conclusive che dimostrino che i rapporti sessuali riducano direttamente i tassi di impianto nei cicli di fecondazione in vitro senza complicazioni. Le contrazioni uterine associate all’orgasmo sono fisiologiche e, da sole, non è stato dimostrato che abbiano la forza sufficiente per espellere un embrione. Tuttavia, in assenza di evidenze chiare, molte raccomandazioni si basano sul principio di prudenza, soprattutto in un periodo così critico come i giorni successivi al trasferimento embrionario. Questa raccomandazione non è finalizzata esclusivamente a prevenire problemi di impianto, ma mira a migliorare in modo globale il benessere della paziente e dell’ambiente uterino.
Uno dei motivi è che, in caso di trasferimento embrionario a fresco dopo la stimolazione ovarica, le ovaie possono rimanere ingrossate e sensibili, rendendo il rapporto sessuale fastidioso o doloroso. Inoltre, l’attività sessuale può favorire lievi contrazioni uterine o disturbi pelvici che, sebbene non siano sempre dannosi, è preferibile evitare in questa fase particolarmente delicata. In alcuni casi possono comparire lievi sanguinamenti o secrezioni che generano ansia inutile durante la beta-attesa. Oltre agli aspetti medici, il periodo successivo al trasferimento è spesso caratterizzato da un intenso carico emotivo. Questi giorni sono comunemente noti come “beta-attesa” e possono portare ad ansia, paura o addirittura a una limitazione eccessiva della vita quotidiana. Per questo motivo, mantenere l’intimità di coppia può essere positivo dal punto di vista emotivo. Dopo il trasferimento embrionario, le raccomandazioni si concentrano generalmente sul mantenere una vita il più possibile normale, evitando solo situazioni molto specifiche.

L’impianto embrionario è un processo molto complesso che coinvolge numerosi fattori, sia legati all’embrione sia all’utero e all’equilibrio ormonale della donna. Sebbene sia comune cercare una causa specifica quando l’impianto non avviene, nella maggior parte dei casi si tratta della combinazione di diversi elementi che devono essere perfettamente sincronizzati.
Uno dei fattori più determinanti è la qualità embrionale: l’embrione deve possedere la capacità genetica e metabolica necessaria per proseguire il suo sviluppo. Le alterazioni cromosomiche, più frequenti con l’aumento dell’età materna, rappresentano una delle principali cause di fallimento dell’impianto, anche quando l’embrione presenta un buon aspetto morfologico. L’endometrio, ovvero lo strato interno dell’utero, deve trovarsi nel momento adeguato per accogliere l’embrione. Questo periodo, noto come finestra di impianto, è limitato nel tempo e dipende da una corretta preparazione ormonale.
Gli ormoni svolgono un ruolo chiave nella sincronizzazione tra embrione ed endometrio. Livelli inadeguati di progesterone, estrogeni o di altri ormoni possono interferire con la preparazione endometriale e con le prime fasi dello sviluppo embrionale. Per questo motivo, il controllo ormonale è una parte essenziale dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita. Anche il momento del trasferimento è fondamentale: la corretta sincronizzazione tra l’età dell’embrione e lo stato dell’endometrio è determinante. Uno scarto temporale, anche di poche ore, può ridurre le probabilità di impianto. Per questo, la pianificazione accurata del giorno del trasferimento e una preparazione endometriale personalizzata sono imprescindibili.
L’anatomia dell’utero e il suo stato generale influiscono direttamente sull’impianto. Malformazioni uterine, aderenze, infezioni croniche o alterazioni della contrattilità uterina possono ostacolare il processo. In alcuni casi, anche malattie sistemiche o autoimmuni che alterano la risposta dell’organismo all’embrione possono avere un ruolo. Lo stato di salute generale e lo stile di vita, pur non essendo determinanti da soli, possono influenzare l’ambiente uterino.
Già dodici giorni dopo il trasferimento dell’embrione in utero, le donne che si sono sottoposte a Pma eseguono un dosaggio ormonale per confermare l’inizio della gravidanza. In caso di esito positivo, 6-7 settimane dopo si esegue la prima ecografia: se non insorgono complicazioni, il percorso di Pma si ritiene concluso con successo e la donna può continuare a farsi seguire dal proprio ginecologo di fiducia. Il test di gravidanza si esegue a casa 14 giorni dopo l’ovulazione, con la prima urina del mattino.
La Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT)
La fecondazione in vitro con studio genetico degli embrioni rappresenta la massima condizione di sicurezza in un trattamento di Riproduzione Assistita. È la combinazione di un processo di fecondazione in vitro con la diagnosi genetica preimpianto (test genetico preimpianto, PGT) per selezionare embrioni cromosomicamente normali o privi di malattie ereditarie. Prima dell’impianto si esegue una biopsia, estraendo una piccola quantità di materiale cellulare per effettuare uno studio genetico, senza che ciò influisca sullo sviluppo successivo dell’embrione. Nella biopsia embrionale, effettuata da personale specializzato, vengono estratte diverse cellule dallo strato esterno che forma l’embrione (trofoectoderma), che verranno poi analizzate geneticamente. Quando effettuiamo un trasferimento di embrioni conoscendone le informazioni genetiche, possiamo affrontare la gravidanza con molte più probabilità di successo. Lo studio genetico preimpianto che applichiamo agli embrioni dopo averne ottenuto un piccolo campione al giorno +5 del loro sviluppo ci consente di trasferire solo gli embrioni geneticamente normali.
La Fecondazione Eterologa e Questioni Etiche
Era un processo di smantellamento che andava avanti ormai da anni. E ieri è stata sferrata la picconata più grossa: la Corte Costituzionale ha stabilito una volta per tutte che il divieto di fecondazione assistita eterologa è incostituzionale. Le coppie non fertili che vogliono avere un figlio, da oggi, non saranno più costrette ad andare all’estero (uno dei tanti escamotage che rendevano il divieto aggirabile), ma potranno ricorrere alla donazione di ovociti e spermatozoi sul suolo italiano.
La possibilità di effettuare uno screening dell’embrione porta anche a interrogativi etici importanti. Da embriologa, si è convinti che la fecondazione assistita debba rappresentare solo un’opportunità per realizzare il senso profondo della genitorialità. Infatti, occorre certamente riconoscere l’importanza della vita biologica ma, anche, trovare il giusto modo per rapportarci all’evoluzione della tecnica. Se questo può comportare la generazione di embrioni che potrebbero essere mercificati allora è giusto che la Legge la osteggi con vigore.
Un esempio di questa delicata interazione tra tecnica ed etica riguarda la selezione del sesso. Tecnicamente è sufficiente eseguire uno screening dell’embrione. Infatti, lo sviluppo dell’embrione inizialmente avviene in laboratorio. Basta prelevare alcune cellule dall’embrione ed è possibile analizzare la coppia cromosomica (XX o XY) e determinare quindi il sesso del nascituro. Tuttavia, se noi embriologi avallassimo una differente valutazione tra i due sessi, solo per denaro, potremmo finire per alimentare un divario inaccettabile. Alcuni studi, infatti, hanno evidenziato che la maggioranza delle coppie, prese in esame, preferirebbero avere figli maschi e, potendo scegliere il sesso del nascituro con certezza penalizzerebbero la nascita di femmine. L’esistenza poi di stereotipi culturali e pregiudizi favorirebbe la scelta del maschio per i primogeniti. Negli Stati Uniti d’America, invece, le cose sono molto diverse ed è consentito il ricorso alla fecondazione assistita per scegliere il sesso dei propri figli anche solo per desiderio e non per motivi legati a problemi di tipo genetico.
I Centri di PMA in Italia
Stando ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia sono presenti 358 centri di Pma (di cui 135 pubblici o privati convenzionati con il Ssn), ben distribuiti su tutto il territorio nazionale, con un leggero squilibrio di centri pubblici in favore del nord. Il 45% dei centri applica tecniche di primo livello, mentre il restante 55% pratica tecniche di secondo e terzo livello.
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