La cervice uterina, o collo dell’utero, rappresenta una struttura fondamentale durante la gravidanza e il parto. Questa fascia fibromuscolare, dalla caratteristica forma cilindrica, funge da collegamento essenziale tra la vagina e l’utero. Nello stato non gravido, è lunga circa 3 centimetri e presenta un diametro di circa 2,5 centimetri. La sua funzione primaria è quella di proteggere il feto e di preparare il corpo della donna all'evento della nascita attraverso una serie di modificazioni complesse e progressive.
La Cervice in Gravidanza: Un Custode Protettivo
Per tutti i nove mesi della gestazione, il piccolo nel pancione è ben protetto dal mondo esterno. Merito, appunto, della cervice uterina che, fin dall’inizio della gravidanza, si serra ermeticamente. Al suo interno, si forma anche una sorta di “tappo”, composto dal muco prodotto dalle ghiandole del collo dell’utero: questo è il cosiddetto tappo mucoso. Esso funziona come un ulteriore isolante ed è un concentrato di sostanze antibatteriche, le quali agiscono da barriera nei confronti dei germi, prevenendo infezioni.
La corretta chiusura della cervice uterina è un dato di estrema importanza che viene valutato all’inizio della gravidanza e tenuto sotto controllo per tutto il corso dei nove mesi attraverso ecografie e visite ginecologiche regolari. Questa vigilanza è cruciale per identificare precocemente eventuali anomalie che potrebbero compromettere la prosecuzione della gravidanza.

Le Modificazioni Preliminari: Preparazione al Travaglio
Le ultime settimane prima del parto sono caratterizzate da un processo di preparazione del corpo femminile che coinvolge in modo significativo la cervice uterina. Questo processo inizia qualche settimana prima del travaglio vero e proprio e ha una durata variabile, potendo estendersi anche per diversi giorni, soprattutto per le donne che sono al primo parto. Si tratta di un meccanismo preparatorio, spesso caratterizzato dalla comparsa delle contrazioni di Braxton Hicks.
Queste contrazioni preparatorie si possono verificare a partire dalla 30ª settimana di gestazione, presentandosi in modo sporadico durante la giornata, frequentemente di sera o di notte. A differenza delle contrazioni del travaglio attivo, le contrazioni di Braxton Hicks non sono ravvicinate, non aumentano in intensità con il passare del tempo e, in genere, non causano un dolore significativo alla futura mamma, ma piuttosto un senso di fastidio o irrigidimento dell'addome. Durante questa fase preparatoria, la cervice inizia ad ammorbidirsi e ad accorciarsi, un processo fondamentale per la successiva dilatazione.
La Perdita del Tappo Mucoso: Un Segno di Avvicinamento
Sempre verso il termine della gravidanza, con l’ammorbidirsi e il dilatarsi graduale della cervice, può verificarsi la perdita del tappo mucoso, quella “guarnizione” che sigillava il collo dell’utero e proteggeva l'utero da agenti esterni. Questo tappo può staccarsi gradualmente o scendere tutto insieme, causando perdite vaginali di consistenza gelatinosa e mucosa. Il colore delle perdite è generalmente trasparente, ma talvolta può apparire striato di rosa o di marrone. Il lieve sanguinamento osservabile è dovuto alla fragilità dei capillari della cervice uterina, i quali possono rompersi a causa delle contrazioni preparatorie o dei movimenti del feto. La perdita del tappo mucoso è un indicatore che il corpo si sta preparando per il parto, ma non indica necessariamente l'imminenza del travaglio attivo.
Le Fasi del Travaglio e la Dilatazione Cervicale
Il travaglio è un processo naturale, e nessuno può predire esattamente come si svolgerà, finché non accade. È importante non preoccuparsi eccessivamente prima del tempo, ma essere informati sulle varie fasi.
Il Travaglio Precoce (o Travaglio Latente)
La prima fase del travaglio e del parto avviene quando iniziano le contrazioni continue. Queste contrazioni diventano sempre più forti e si verificano con maggiore frequenza col passare del tempo. La prima fase del travaglio è la più lunga delle tre fasi principali. Durante il travaglio precoce, chiamato anche travaglio latente, la cervice si apre e si ammorbidisce. Diventa anche più corta e sottile. In questa fase, la cervice si apre, ma meno di 6 centimetri (cm). Quando la cervice inizia a dilatarsi, la donna può notare una secrezione rosa chiaro, o leggermente sanguinolenta, dalla vagina, che è un ulteriore segno delle modificazioni cervicali in atto.
La durata del travaglio precoce non è prevedibile e può variare significativamente. Potrebbe anche interrompersi e ricominciare, rendendo difficile stabilire tempistiche precise. La durata media può variare da alcune ore a diversi giorni. Per molte donne, il travaglio precoce non è particolarmente fastidioso, ma per alcune, le contrazioni possono essere più intense fin da subito. A volte, le contrazioni possono continuare per un lungo periodo di tempo durante tutto il travaglio precoce, mettendo alla prova la resistenza della futura mamma.
Se la gravidanza non è considerata ad alto rischio, è consigliabile trascorrere la maggior parte del travaglio precoce a casa, in un ambiente familiare e confortevole. Nella maggior parte dei casi, le donne incinte non hanno bisogno di andare in ospedale o in clinica finché le contrazioni non iniziano a diventare più intense e più frequenti, acquisendo una regolarità e un'intensità crescenti. Può essere estremamente utile parlare con un'ostetrica o un medico per sapere esattamente quando sia il momento opportuno per recarsi in struttura ospedaliera.
Fasi del travaglio | Come riconoscere la fase latente?
Il Travaglio Attivo: L'Aumento della Dilatazione e dell'Intensità
Quando la cervice si è appianata e ci si avvicina ai 4 centimetri di dilatazione, o in altri modelli si considera a partire dai 6 cm, inizia il travaglio vero e proprio, definito come travaglio attivo. Durante il travaglio attivo, la cervice si apre da 6 cm a 10 cm. Le contrazioni cambiano significativamente in questa fase: si presentano a intervalli regolari, inizialmente ogni 20 minuti, poi ogni quarto d’ora e, infine, ogni 10 e 5 minuti. Diventano molto più intense e dolorose, durando ognuna circa un minuto e manifestandosi in modo più costante.
All’arrivo in ospedale o in clinica, l’ostetrica controllerà la frequenza e la durata delle contrazioni della donna ed effettuerà una visita vaginale per valutare il grado di dilatazione della cervice uterina e l'appianamento. Verificherà, inoltre, se si è verificata la rottura spontanea delle acque, evento che può accadere anche prima dell’arrivo in ospedale.
Durante il travaglio attivo, la cervice dovrebbe dilatarsi di circa un centimetro all’ora, soprattutto se la futura mamma è al primo parto. Tuttavia, la dinamica e la durata di un travaglio sono sempre estremamente personali e variano da donna a donna. In alcuni casi, per esempio, all’inizio il collo può dischiudersi lentamente, ma avere poi una sorta di “recupero”, accelerando la dilatazione in un secondo momento. Al primo parto, la fase dilatante del travaglio dura di norma circa 8 ore e non dovrebbe comunque superare le 18 ore.
L'eccitazione iniziale percepita all'inizio del travaglio potrebbe svanire man mano che il disagio e il dolore aumentano. Il travaglio attivo dura spesso dalle 4 alle 8 ore o anche di più. In media, come detto, la cervice si apre di circa 1 cm all'ora. È di grande aiuto chiedere incoraggiamento e supporto al partner durante il travaglio e all'intero team sanitario. L'uso di tecniche di respirazione e rilassamento può essere molto efficace per alleviare il dolore e gestire le contrazioni. È importante ricordare che, se dovesse rendersi necessario un parto cesareo, la donna non dovrà assolutamente mangiare, quindi è bene informare il personale medico delle proprie condizioni.
L'ultima parte del travaglio attivo, spesso definita fase di transizione, può essere particolarmente intensa e dolorosa. Le contrazioni sono molto ravvicinate e possono durare dai 60 ai 90 secondi. È frequente avvertire una forte pressione nella parte bassa della schiena e nel retto, simile alla necessità di evacuare. Anche se si avverte un impellente bisogno di spingere, ma la cervice non è ancora completamente aperta, probabilmente sarà necessario aspettare. Spingere troppo presto potrebbe stancare precocemente la madre e causare il gonfiore della cervice, il che potrebbe ritardare ulteriormente il parto. In questi momenti cruciali, respirare correttamente durante le contrazioni è fondamentale per gestire il dolore e preservare le energie.
La Fase Espulsiva: La Nascita del Bambino
Quando la dilatazione della cervice è completa, cioè ha raggiunto i 10 centimetri circa, inizia la fase espulsiva, o il "secondo stadio" del travaglio. In questa fase, il bambino scende progressivamente nel canale del parto. Grazie alle spinte attive della madre e alle contrazioni uterine, il bambino infila la testolina nel collo dell’utero, ormai dilatato e completamente appianato, e compie le necessarie rotazioni per adattare i suoi diametri a quelli del bacino della mamma. È il momento in cui la madre può finalmente assecondare l'impulso a spingere con efficacia.
Spingere fuori il bambino può richiedere da pochi minuti a qualche ora. Quando è il momento di spingere, la donna può provare diverse posizioni, finché non si trovano quelle più adatte e confortevoli: accovacciata, seduta, inginocchiata, o anche in posizione quadrupede. L'ostetrica può anche suggerire di fermarsi momentaneamente durante le spinte. Rallentare dà ai tessuti vaginali il tempo di allungarsi gradualmente, anziché strapparsi, riducendo il rischio di lacerazioni.
Prima compare la testolina del bambino, poi, con una rotazione, emergono le spalle e, infine, scivola fuori tutto il corpicino. Dopo che la testa del bambino è uscita, vengono fuori le spalle. Se necessario, le vie aeree del bambino vengono liberate dal muco o liquido amniotico. Se il parto non ha comportato problemi di salute immediati per la madre o per il bambino, l'ostetrica potrebbe attendere alcuni secondi o qualche minuto prima di tagliare il cordone ombelicale. Aspettare di stringere e tagliare il cordone ombelicale dopo il parto aumenta il flusso di sangue ricco di nutrienti dal cordone e dalla placenta al bambino. Questo, a sua volta, aumenta le riserve di ferro del bambino e riduce il rischio di anemia nei primi mesi di vita. Dopo la nascita del bambino, insorge un gran senso di sollievo, una sensazione indescrivibile che corona mesi di attesa.

Il Post-Parto e il Ritorno alla Normalità
Dopo la nascita del bambino e l'espulsione della placenta, la neo-mamma entra nel periodo del puerperio, che dura circa 40 giorni dopo il parto. Durante questo lasso di tempo, l’utero riacquista gradualmente le sue dimensioni originarie attraverso un processo chiamato involuzione uterina. Nelle prime ore o nei primi giorni dopo il parto, la neomamma potrebbe avvertire tipiche contrazioni, dette “morsi uterini”. Queste contrazioni sono fondamentali, in quanto favoriscono il processo di involuzione uterina e, cosa ancora più importante, servono a bloccare eventuali emorragie post-parto, comprimendo i vasi sanguigni all'interno dell'utero. Dopo aver partorito la placenta, l'utero continua a contrarsi per aiutarlo a tornare alle sue dimensioni normali. L'ostetrica esaminerà attentamente la placenta per assicurarsi che sia intatta e che non rimangano dei pezzi nell'utero. Se, infatti, rimangono dei pezzi di placenta nell'utero, questi devono essere rimossi per prevenire sanguinamenti e infezioni potenzialmente gravi. Successivamente, l'ostetrica cucirà le eventuali lacerazioni che potrebbero essersi verificate nella zona vaginale durante il passaggio del bambino.
Gravidanza Oltre Termine e Induzione del Travaglio: La Predizione del Parto
La gravidanza oltre termine, definita come una gestazione che supera i 294 giorni o 42 settimane compiute, è associata ad un’aumentata incidenza di mortalità e morbilità perinatale. In tali situazioni, la gestione di queste gravidanze prevede spesso l’induzione del travaglio di parto, una procedura che, è stato dimostrato, è associata ad una significativa riduzione della mortalità perinatale, rispetto alla semplice condotta d’attesa.
Per ottimizzare la gestione delle induzioni, è stato dimostrato che, nelle donne sottoposte a questa procedura, un’ecografia pre-induzione può fornire previsioni utili. Questa ecografia dovrebbe includere la valutazione della lunghezza e dell’angolo posteriore della cervice uterina, della posizione dell’occipitale fetale, nonché l'analisi delle caratteristiche materne come la parità (cioè se la donna ha già avuto parti), l’epoca gestazionale, l’età ed il BMI (Indice di Massa Corporea). Tutte queste informazioni, insieme, forniscono un’utile previsione della probabilità di ricorrere a un taglio cesareo.
Per esempio, la probabilità di un taglio cesareo aumenta di circa il 10% per ogni aumento di 1mm, oltre i 20mm, della lunghezza della cervice uterina. Al contrario, la probabilità di taglio cesareo si riduce di circa il 75% nelle multipare, rispetto alle nullipare con il medesimo valore di cervicometria, evidenziando il ruolo della pregressa esperienza di parto nel rendere la cervice più responsiva. A tal fine, sono stati sviluppati una serie di modelli, che comprendono sia caratteristiche ecografiche che demografiche, i quali permettono di classificare le donne in un gruppo ad alto o basso rischio di taglio cesareo e forniscono una stima personalizzata della probabilità di successo dell’induzione.
In uno studio specifico, i criteri di inclusione prevedevano gravidanze singole con feti vitali in presentazione cefalica e in assenza di segni di rottura delle membrane a 41 (da 40+4 a 41+3) settimane di gestazione. L'epoca di gestazione era confermata da una datazione ecografica eseguita all’inizio del primo trimestre. Per l'arruolamento, tutte le gravide che non avessero partorito spontaneamente entro la 41^ settimana di gestazione venivano valutate nell’Ambulatorio delle Gravidanze Oltre Termine e informate dello studio. L’arruolamento nello studio avveniva previo consenso informato scritto della paziente. Tali pazienti venivano sottoposte ad ecografia trans-addominale per determinare la posizione dell’occipitale fetale e ad ecografia trans-vaginale per la valutazione della lunghezza e dell’angolo della cervice uterina. Queste valutazioni avvenivano a 41 settimane e venivano ripetute a 42 settimane, immediatamente prima dell’induzione.
Per la valutazione della cervice uterina, la sonda trans-vaginale veniva posizionata in vagina a circa 3 cm dalla cervice, al fine di evitare possibili distorsioni della posizione o della forma del collo uterino stesso. Si otteneva una scansione sagittale in cui era visibile la mucosa endocervicale ecogenica lungo tutto il canale cervicale. I calibri venivano posizionati per misurare la lunghezza del canale cervicale tra i punti estremi in cui le pareti della cervice sono giustapposte. Venivano effettuate 3 misurazioni e veniva registrata quella minore e tecnicamente più corretta, in assenza di contrazione uterina, per garantire la massima accuratezza. L’angolo posteriore del collo uterino veniva misurato con un goniometro applicato ad un’immagine ecografica presa in sezione sagittale, a livello dell’orifizio uterino interno e approssimato al 10° più vicino.
Per la determinazione della posizione dell’occipitale fetale, la sonda ecografica veniva posizionata, in scansione traversa, in corrispondenza della regione sovrapubica dell’addome materno. I punti di riferimento indicativi della posizione fetale includevano le orbite per la posizione occipito-posteriore, la “mieline” cerebrale per la posizione occipito-trasversa e il cervelletto per la posizione occipito-anteriore. Per quanto riguarda l’ultima posizione, la colonna fetale veniva visualizzata nel suo piano sagittale e tracciata dal torace fetale all’occipite, fornendo un quadro dettagliato dell'orientamento del feto. Per dimostrare che questo modello è accurato nel predire la probabilità di taglio cesareo dopo induzione del travaglio di parto nelle gravidanze post-termine, sarebbe necessario valutare un numero significativo di pazienti, stimato in 1250 per garantire la robustezza statistica dello studio. Questo tipo di ricerca è spesso svolto in collaborazione con centri di eccellenza, come lo "Harris Birthright Research Center for Fetal Medicine" - King’s College Hospital Medical School, London, UK.
La Predizione del Travaglio Spontaneo: Limiti della Cervicometria
La lunghezza della cervice uterina al termine della gravidanza ha un valore moderato nel predire la comparsa del travaglio spontaneo, secondo le conclusioni di uno studio pubblicato su Bjog: An International Journal of Obstetrics and Gynaecology. Questo studio, coordinato da Vincenzo Berghella, direttore del Maternal Fetal Medicine al Thomas Jefferson University Hospital e professore di ostetricia e ginecologia al Sidney Kimmel Medical College della Thomas Jefferson University, ha approfondito l'argomento.
«La possibilità di prevedere la data del parto è una questione spesso sollevata dalle gestanti nel tentativo di conciliare al meglio l’evento con i propri impegni familiari e lavorativi» scrivono gli autori, sottolineando che il ginecologo ha a disposizione pochi mezzi affidabili per prevedere in maniera attendibile quando una donna a termine partorirà spontaneamente. Da qui l'esigenza di una metanalisi su Bjog, realizzata in collaborazione con le Università Federico II di Napoli e Sannio di Benevento. L'obiettivo era valutare l’accuratezza predittiva della lunghezza della cervice uterina, misurata tramite ecografia transvaginale, per calcolare il momento di comparsa del travaglio spontaneo.
A tal fine, gli autori hanno eseguito una revisione bibliografica approfondita negli archivi biomedici, ricercando studi sull’accuratezza della lunghezza della cervice uterina come fattore predittivo dell’insorgenza di travaglio spontaneo nelle gestanti a termine di feti singoli in presentazione cefalica. «L’endpoint primario era la precisione della lunghezza della cervice uterina nel prevedere il travaglio con un’approssimazione di non più di 7 giorni» scrivono i ricercatori. Al termine della revisione, sono stati selezionati cinque studi per un totale di 735 gravidanze. I risultati hanno rivelato che, come fattore predittivo del travaglio spontaneo entro 7 giorni, una lunghezza cervicale inferiore a 30 mm aveva una sensibilità e una specificità rispettivamente del 64% e del 60%.
«Se la lunghezza della cervice uterina aumenta, migliora la sensibilità, mentre se diminuisce, è la specificità a migliorare» affermano i ricercatori, chiarendo il bilanciamento tra i due parametri. Facendo un esempio pratico: se una gestante singleton a termine ha una lunghezza della cervice uterina di 30 mm, la probabilità di partorire entro 7 giorni è del 50%. Questa probabilità sale all’85% se la lunghezza è di 10 mm. Queste percentuali, pubblicate su Bjog nel 2015, indicano che, sebbene la cervicometria non sia un predittore perfetto, può fornire informazioni utili, soprattutto quando la cervice è significativamente accorciata.

L'Insufficienza Cervicale: Una Sfida alla Gravidanza
Conoscevi già i cambiamenti a cui viene sottoposta la cervice in gravidanza? Oltre ai normali processi di preparazione al parto, esistono condizioni patologiche che possono compromettere la funzione della cervice, come l'insufficienza cervicale.
Definizione e Impatto
Si parla di "insufficienza cervicale" quando, a causa di un difetto strutturale o funzionale, che può essere congenito o acquisito, il collo dell'utero risulta incapace di supportare una gravidanza fino al suo termine. In altre parole, il collo dell'utero presenta una struttura debole e poco tonica, che non gli permette di rimanere chiuso ermeticamente per tutta la durata della gravidanza. Durante la gestazione, la cervice uterina (detta anche collo dell'utero) rappresenta un prezioso supporto meccanico che impedisce l'uscita prematura del feto. In presenza di insufficienza cervicale, la pressione esercitata dal feto, che aumenta progressivamente con la sua crescita e il suo peso, può portare ad un'eccessiva dilatazione della cervice incontinente anche in assenza di contrazioni uterine significative.
L'insufficienza cervicale, nota anche come beanza cervicale o incompetenza cervicale, è quindi una causa riconosciuta di parto prematuro. Il parto pretermine, a sua volta, costituisce ad oggi la principale causa di mortalità e morbilità neonatale, con conseguenze significative per la salute del neonato, inclusi problemi respiratori, neurologici e di sviluppo.
Incidenza e Diagnosi Criteri
Per l'assenza di chiari criteri diagnostici identificativi, l'incidenza dell'incompetenza cervicale non è stabilita con assoluta chiarezza. Ad ogni modo, in base ai dati disponibili, sembra interessare circa l'1% della popolazione ostetrica; in altre parole, una gestante su 100 può presentare questo problema.
I parametri da valutare, tipicamente tramite ecografia transvaginale, per porre diagnosi di incompetenza cervicale durante la gravidanza includono principalmente la lunghezza della cervice uterina e le caratteristiche (ampiezza, lunghezza, percentuale) dell'eventuale "funneling". Quest'ultimo termine indica una dilatazione del tratto prossimale del canale cervicale che assume un aspetto cuneiforme, come un imbuto, verso l'orifizio interno. La cervice breve (o corta), che a sua volta riconosce svariate cause, è una delle principali indicazioni di rischio. Tale condizione viene diagnosticata tramite ecografia transvaginale, con la quale si valuta la lunghezza del collo dell'utero raffrontandola con un valore di cut-off che varia, a seconda delle fonti, dai 2 ai 2,5 centimetri. In altre parole, si pone diagnosi di cervice corta quando il collo dell'utero presenta una lunghezza inferiore ai 2,5 o ai 2 centimetri. Diversi studi hanno dimostrato che le probabilità di un parto pre-termine aumentano in maniera significativa al diminuire della lunghezza del collo dell'utero.
Cause dell'Insufficienza Cervicale
Nella maggior parte dei casi, l'insufficienza cervicale è una condizione idiopatica, quindi non riconducibile a cause precise e identificabili. L'incompetenza cervicale, che insorge senza causa apparente, tende quindi a rimanere sconosciuta, almeno fino alla prima gravidanza, quando può esitare in serie conseguenze per il feto, come un aborto nel II trimestre o un parto prematuro.
Tra le cause riconosciute di incompetenza cervicale si annoverano sia fattori congeniti, peraltro di rara osservazione, sia fattori acquisiti. I fattori acquisiti sono spesso legati a pregressi traumi ostetrici o interventi ginecologici che possono aver compromesso l'integrità strutturale del collo dell'utero.
Le cause possono essere schematizzate come segue:
- CAUSE SCONOSCIUTE: Costituiscono la maggioranza dei casi.
- CAUSE CONGENITE:
- Esposizione intrauterina al Dietilstilbestrolo (DES*), una molecola di sintesi ad azione estrogeno-simile usata dagli anni Quaranta agli anni Settanta per prevenire l'aborto, poi abolita per le possibili complicanze, anche di natura neoplastica.
- Anomalie Mulleriane (difetti nello sviluppo degli organi riproduttivi femminili).
- Anomalie del connettivo (tessuto di sostegno).
- Ipoplasia (sviluppo incompleto o insufficiente di un organo).
- Ipertrofia longitudinale (eccessivo sviluppo in lunghezza).
- CAUSE ACQUISITE (Pregressi traumi ostetrici):
- Estrazione podalica.
- Multiparità (aver avuto più gravidanze).
- Applicazione del forcipe.
- CAUSE ACQUISITE (Pregressi interventi ginecologici):
- Conizzazione della portio.
- Procedure escissionali elettrochirurgiche (LEEP/LLETZ).
- Dilatazione strumentale del canale cervicale (ad esempio, durante aborti terapeutici o revisioni della cavità uterina).
La conizzazione, ad esempio, consiste nell'asportazione di un piccolo cono di tessuto dal collo dell'utero, mediante anse elettriche, laser o bisturi, a fini diagnostici e terapeutici, in particolare nel trattamento di carcinomi cervicali non invasivi o lesioni preneoplastiche. Nonostante si tratti di un intervento conservativo, che preserva l'integrità funzionale e strutturale dell'utero, garantendo la possibilità di future gravidanze, esiste un'associazione tra conizzazione e un aumentato rischio di parto pretermine, mediato da un'incompetenza cervicale acquisita e post-chirurgica.
Pericolosità e Trattamento dell'Insufficienza Cervicale
L'incompetenza cervico-istmica è responsabile di circa il 16% di tutti gli aborti spontanei, i quali si verificano generalmente nel II trimestre di gravidanza. È anche causa di molti casi di prolasso e/o rottura prematura delle membrane, con la conseguente nascita di un feto di basso peso. Come dimostrato da vari studi, il rischio di parto pre-termine è significativo, ma può essere contenuto in modo sostanziale da una diagnosi precoce della condizione.
In caso di insufficienza cervicale diagnosticata, la paziente viene considerata a rischio elevato di parto prematuro. Una delle opzioni terapeutiche è il cerchiaggio cervicale. Esistono diverse tecniche, tra cui il cerchiaggio cervicale transaddominale (CTA) o transvaginale. Questo intervento, da eseguirsi ad un'età gestazionale generalmente inferiore a 24 settimane, prevede l'applicazione sul collo dell'utero di una fettuccia di tessuto sintetico, simile a un laccio, che viene poi rimossa prima del parto. Lo scopo è quello di rafforzare la cervice e aumentarne la sua continenza, fornendo un supporto meccanico che la cervice indebolita non è in grado di offrire autonomamente. Tuttavia, l'efficacia preventiva di questo intervento è ancora oggetto di dibattito tra vari specialisti. Per questa ragione, il cerchiaggio viene in genere riservato alle sole donne con una storia clinica di parti prematuri inspiegabili o con altre indicazioni specifiche che ne giustifichino l'adozione, basandosi su un'attenta valutazione rischio-beneficio.