Il mondo animale, ricco di incredibile biodiversità, ospita creature affascinanti e adattabili, tra cui le antilopi. Questa guida esplora le caratteristiche principali di questi mammiferi, con particolare attenzione ai loro cicli riproduttivi, alla prole e alle diverse strategie di sopravvivenza che hanno evoluto in vari ambienti. Le antilopi rappresentano una specie straordinaria, differenziata in tantissime sottospecie diverse, quale risposta adattiva a una particolare nicchia ecologica. La maggioranza di esse si trova in Africa e Asia, ma non di rado se ne possono riscontrare anche in zone specifiche dell’America. La loro diversità è tale che solo in Africa, dove vive il maggior numero di antilopi, si contano ben 72 specie diverse, ognuna con proprie dimensioni, comportamenti ed esigenze alimentari. La straordinarietà di questa famiglia risiede anche nella capacità di adattarsi e prosperare in un'ampia varietà di ecosistemi.

La Famiglia delle Antilopi: Diversità, Morfologia e Adattamento
L'antilope è una specie animale che fa parte della famiglia Bovidae, un gruppo che si suddivide in numerose sottospecie differenti. Questa vasta famiglia comprende un incredibile registro comportamentale, che varia a seconda della specie ed è più ricco in quelle territoriali, rispetto a quelle stanziali. La caratteristica che le contraddistingue da tutti gli altri Bovidi sono le corna cave che iniziano a crescere quasi subito dopo la nascita e possono arrivare a misurare anche un metro e mezzo. A differenza dei cervi, che ogni anno perdono le loro corna, quelle delle antilopi sono permanenti; inoltre, sono di tipo osseo e ricoperte di cheratina. Le corna non sono solo un elemento distintivo, ma svolgono essenzialmente una funzione difensiva durante le dispute territoriali, ma vengono usate anche per grattare il terreno e come ornamento nelle parate nuziali. In alcune specie di antilopi, come l'Alcelafo e il Tsessebe, anche le femmine hanno le corna, anche se più piccole rispetto a quelle dei maschi.
Un altro tratto distintivo delle antilopi sono gli occhi vivaci e sporgenti, che hanno facoltà di movimento lungo un arco ampio. Questa conformazione serve per avere un campo visivo molto ampio, posto lateralmente per vedere anche dietro, e per cogliere al volo tutti i minimi movimenti anche a lunga distanza, grazie a una vista eccellente. Tutte le antilopi hanno quattro grosse dita, ma ne usano solo due, le altre sono atrofizzate, senza una funzione specifica.
La morfologia varia notevolmente tra le specie. Ad esempio, il manto può essere corto e liscio, marrone nelle parti superiori e bianco in quelle inferiori, come nell'antilope reale, o rossastro con ventre bianco, muso con striature bianche e una zona nera che si estende dall'angolo esterno degli occhi fino al naso, rendendo l’antilope, in questo caso, un animale decisamente elegante. I disegni del manto, come le caratteristiche strisce verticali bianche o una serie di macchie dallo schema variabile, aiutano questi animali a nascondersi dai predatori nella fitta vegetazione. La maggior parte delle specie presenta una «V» bianca tra gli occhi, delle macchie sulle guance, una macchia bianca sulla gola e la parte superiore delle zampe anteriori più scura. Tutte le specie, tranne il nyala e il cudù maggiore, hanno una macchia sul petto a forma di mezzaluna. Questi attributi fisici svolgono anche un ruolo nella comunicazione sociale, insieme a criniere dorsali, sottocoda bianchi ed estremità delle corna bianche. In caso di pericolo, la fuga è senza dubbio la scelta primaria per molte antilopi. La strategia antipredatoria più utilizzata consiste nel nascondersi tra cespugli fitti e alti abbastanza da consentire all'animale di mimetizzarsi perfettamente nella vegetazione. Talvolta possono alzare una zampa. Se ciò non basta, fuggono via con uno scatto improvviso. Quando vengono allertati, questi bovini sollevano il collo più in alto possibile e si spostano con un'andatura simile a quella delle capre, muovendo il collo su e giù e la testa avanti e indietro. Non appena individuano il predatore si fermano immediatamente.

L'Antilope Indiana: Ciclo Riproduttivo e Vita Sociale
L'antilope indiana (Antilope cervicapra) è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Bovidi, caratterizzato dal corpo snello e dalle zampe lunghe e snelle. Il tratto più inusuale del maschio di questo mammifero asiatico è quello di sfoggiare, sopra il capo, corna ricurve della lunghezza di circa 50 centimetri, terminanti con una divisione. Presenta un marcato dimorfismo sessuale: i maschi hanno lunghe corna a spirale e una pelliccia più scura rispetto alle femmine, che invece mostrano un manto rossastro. Il ventre è bianco, il muso ha striature bianche che corrono fino alla gola e una zona nera si estende dall'angolo esterno degli occhi fino al naso.
L'habitat di questo ruminante è quello delle regioni boscose e collinari in India e ad ovest del Bengala, ma, essendo animali molto riservati e solitari, non è sempre facile avvistarli. La sua dieta erbivora consiste principalmente di erbe, foglie e germogli, adattandosi a diversi tipi di vegetazione a seconda della disponibilità stagionale. Sono animali diurni, attivi principalmente durante le ore più fresche del giorno e riposano in zone ombreggiate durante la stagione calda.
La riproduzione dell'antilope indiana può avvenire tutto l'anno, con picchi in alcune stagioni. Tra settembre e ottobre, l’antilope entra nella stagione dell’accoppiamento. In questo periodo, il maschio della specie, a difesa del proprio territorio e della propria supremazia, affronta continui scontri più virtuali che reali con gli avversari. I due antagonisti, infatti, si fissano a lungo negli occhi in atteggiamento minaccioso ma, molto raramente, questo avvertimento si evolve in un vero e proprio combattimento. I maschi stabiliscono e difendono il territorio marcando il territorio con l'odore e mostrando segni visivi, come il combattimento con altri maschi usando le corna.
Dopo circa un mese dal rapporto, avviene la fecondazione, seguita da sette mesi di gestazione. Il cucciolo fa il suo ingresso nel mondo tra maggio e giugno e si presenta con un mantello privo di macchie. I piccoli sono precoci, capaci di correre subito dopo la nascita, un adattamento cruciale per la sopravvivenza in un ambiente popolato da predatori. La femmina, dopo un primo parto solitamente singolo, ne ha uno gemellare.
L'antilope indiana è una specie sociale che vive in branchi composti da un maschio dominante e diverse femmine con i loro cuccioli. In caso di pericolo, le femmine sono spesso le prime a rilevare la minaccia e ad allertare il gruppo con un balzo in aria, seguito da una rapida fuga dell'intero branco. L'antilope indiana è classificata come "quasi a rischio" dalla IUCN a causa della perdita e della frammentazione dell'habitat, del bracconaggio e della competizione con il bestiame domestico. Sebbene la sua popolazione sia diminuita significativamente negli ultimi decenni, sono state implementate misure di conservazione, come la creazione di aree protette e programmi di riproduzione in cattività. Inoltre, la sua inclusione nell'Appendice III della CITES contribuisce a regolamentare il commercio internazionale e a promuoverne la conservazione a livello globale.
Varietà e Comportamenti Riproduttivi tra le Specie di Antilopi
La vasta gamma di specie di antilopi in tutto il mondo presenta una sorprendente diversità non solo nelle caratteristiche fisiche e nell'habitat, ma anche nelle strategie riproduttive e sociali. Ogni specie ha sviluppato adattamenti unici che ne garantiscono la sopravvivenza.
Antilope Reale: La Più Piccola
L’antilope reale vive in Africa (Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio e Ghana), dove abita le dense foreste e le zone cespugliose comprese tra la pianura e i 2000 metri di quota; spesso si spinge nelle aree coltivate. È una piccolissima antilope che raggiunge al massimo i 25 centimetri di altezza al garrese e i 2,5 chilogrammi di peso. È caratterizzata da un mantello corto e liscio, marrone nelle parti superiori e bianco in quelle inferiori. Solo i maschi sono dotati di corna, diritte e non più lunghe di 3,5 centimetri. Prevalentemente notturna, timida e molto elusiva, l’antilope reale si nutre di fogliame e frutti caduti. Vive solitaria o in coppia; la femmina partorisce un solo piccolo all’anno, evidenziando una strategia riproduttiva basata su un singolo, ma ben curato, discendente.
Dik-dik: La Vita in Coppia
Le antilopi dik-dik sono tra le più piccole, pesano solo qualche chilo e vivono nelle boscaglie delle zone aride dove trovano ombra, rifugio e cibo. Grazie al loro muso allungato riescono a cogliere anche le foglie più piccole. Questa specie vive in coppia, fatto raro per le antilopi. I maschi dik-dik si riconoscono dalle piccole corna. La macchia nera sotto gli occhi che le caratterizza è in realtà una ghiandola, che produce una sostanza odorosa usata per marcare il territorio, un aspetto fondamentale nella difesa del loro piccolo spazio vitale.
Kudu: Gerarchia e Solitudine
Le antilopi Kudu sono molto grandi, una delle più grandi specie di antilopi con i maschi che arrivano a pesare anche 200-300 kg. I maschi hanno le corna lunghe e a spirale, la cui lunghezza indica l’età e la gerarchia all'interno del gruppo. Essi tollerano bene la presenza di altri maschi, anche se ci sono delle femmine. Non vivono in coppia e si avvicinano alle femmine solo per accoppiarsi. Fuori dal periodo riproduttivo, le femmine vivono tra di loro con i loro piccoli. Non appena le corna dei giovani maschi superano le orecchie, questi sono costretti a lasciare il branco materno per unire al gruppo degli scapoli dello stesso sesso. I maschi adulti, invece, fanno vita solitaria, tornando ad aggregarsi solo per la riproduzione.
Tragelapho Striato: Femmine Solitarie con i Cuccioli
Questa notevole differenza morfologica tra maschi e femmine si riscontra anche nelle antilopi Tragelapho striato, di media taglia. Le femmine di tragelapho striato vivono solitarie con i loro piccoli nelle zone boschive lungo i corsi d’acqua. Il tragelapho striato, come il kudu, appartiene alla sottospecie delle antilopi con le corna a spirale. Il maschio dei tragelafi ha il manto più scuro di quello delle femmine e le sue corna arrivano anche fino a 30 cm, con torsione.
Nyala: Sedentari e Non Territoriali
Le antilopi Nyala pesano circa 100 kg, sono stanziali e non territoriali. I maschi, a volte, fanno gruppo con altri maschi della specie, ma in modo sporadico e per poco tempo. Quando i nyala strofinano le corna sul terreno, stanno mostrando la loro forza, allenandosi al combattimento da soli, un comportamento che sottolinea la loro indole poco aggressiva ma comunque preparata.
Altre Specie Notabili: Cobo, Gazzelle e Impala
Anche i famosi Gnu sono antilopi, noti per le loro spettacolari migrazioni di massa. Le antilopi Cobo, all’opposto dei Dik-dik, sono molto dipendenti dall’acqua e ruminano anche adagiati sulla pancia. Si riconoscono facilmente per il mantello ispido e folto e per l’anello bianco sulla parte posteriore; il pelo sembra unto e sprigiona un forte odore speziato. Lo svezzamento dei piccoli avviene molto presto, tra i 6 e gli 8 mesi. Anche le gazzelle fanno parte della famiglia delle antilopi ed hanno lunghe zampe fatte per la velocità. Le gazzelle Springbok sono particolari perché saltano fino a 2 metri di altezza, per confondere i predatori o semplicemente per giocare. I gruppi di antilopi Impala hanno un maschio dominante circondato da numerose femmine che, durante la stagione riproduttiva, passa in rassegna per scegliere quella che più gli piace. Quando l’ha trovata, mostra il suo grado di eccitazione attraverso un pennacchio bianco sulla coda. La loro organizzazione sociale è instabile, cambiando continuamente. Queste diverse strategie riproduttive e sociali mostrano l'incredibile adattabilità delle antilopi a nicchie ecologiche specifiche.

Le Antilopi dalle Corna a Spirale (Tragelaphini): Un Gruppo Esemplare
Il genere Tragelaphus, istituito da de Blainville nel 1816, costituisce da solo la tribù dei Tragelaphini, noti anche come Strepsicerotini, o «antilopi dalle corna a spirale». A questo gruppo appartengono dieci specie endemiche dell'Africa subsahariana, come tragelafi, cudù ed elani. Il nome scientifico Tragelaphus si riferisce a una creatura leggendaria, il tragelafo, un ibrido con il corpo di cervo e la testa di capra. Il nome alternativo, Strepsicerotini, era già stato istituito da un altro zoologo britannico, John Edward Gray, come «Strepsiceriae», nel 1846. Esso deriva dal greco στρεπτός (streptós), «contorto», e κέρατος (kératos), «corno», in riferimento alla forma distintiva delle corna di questi animali.
Le antilopi dalle corna a spirale appartengono alla sottofamiglia Bovinae, che comprende anche i buoi della tribù Bovini e due specie aberranti di antilopi asiatiche, l'antilope quadricorne e il nilgau, che formano la tribù Boselaphini. Non sono mancati studi che hanno suggerito posizioni sistematiche alternative, come uno che vorrebbe le antilopi dalle corna a spirale gruppo gemello di nilgau (Boselaphus tragocamelus) e antilope quadricorne. Già in passato il nilgau era stato classificato come tragelafino da alcuni studiosi.
Morfologia e Habitat
Le antilopi dalle corna a spirale sono antilopi di dimensioni medio-grandi, generalmente alte e dotate di zampe lunghe. Le corna sono presenti nei maschi di tutte le specie, mentre le femmine ne sono prive, ad eccezione di quelle del bongo e degli elani. I maschi sono molto più grandi delle femmine ed entrambi i sessi hanno una colorazione diversa. Le femmine presentano generalmente un manto che va dal marroncino al bruno-rossastro, mentre quello dei maschi è più scuro di quello delle compagne e diventa ancora più scuro con l'età. Indipendentemente dalla colorazione dei sessi, la maggior parte delle specie presenta un disegno disruptivo formato da caratteristiche strisce verticali bianche, alle quali può aggiungersi una serie di macchie dallo schema variabile. Lo schema di entrambi i tipi di disegno varia da individuo a individuo e da una località geografica all'altra, fornendo un eccellente camuffamento nella fitta vegetazione.
Queste antilopi sono presenti in quasi tutta l'Africa subsahariana in un'ampia gamma di habitat, quali foreste pluviali, paludi, savane aperte, montagne e steppe subdesertiche. In tutti questi ambienti, tuttavia, preferiscono vivere tra fitti cespugli e boschetti, che offrono nascondiglio dai loro predatori naturali. Fatta eccezione per gli elani e il sitatunga, le antilopi dalle corna a spirale sono tutte brucatrici. Si nutrono di foglie verdi e fanno affidamento alle specie di cui si nutrono anche per quanto riguarda il riparo. Durante la stagione secca la loro dieta consiste principalmente di foglie di alberi e arbusti, germogli, ramoscelli e piante erbacee, che integrano con frutta, fiori ed erba fresca con l'arrivo della stagione delle piogge.
Comportamento Sociale e Riproduttivo
L'organizzazione sociale delle antilopi dalle corna a spirale varia da una specie all'altra. È solo durante la stagione riproduttiva che i maschi si riuniscono attorno a una femmina in estro per alcune ore. Tutte le antilopi dalle corna a spirale sono poliandriche, il che significa che una femmina può accoppiarsi con più maschi. Il tasso di aggressività è basso in entrambi i sessi, sebbene la presenza di competizione intraspecifica sia un fattore. Il numero dei cromosomi varia da una specie all'altra, riflettendo le complesse relazioni evolutive tra le antilopi dalle corna a spirale. Studi filogenomici sui Tragelaphini hanno osservato similitudini cromosomiche tra il bue domestico (Bos taurus) e otto specie di antilopi dalle corna a spirale. Fossili di queste antilopi sono stati recuperati in siti africani come la gola di Olduvai in Tanzania, sebbene spesso siano frammentari. La più antica specie conosciuta tra queste è Tragelaphus moroitu, rinvenuto nei depositi del Miocene superiore/Pliocene inferiore di Asa Koma, Kuseralee e Medio Auasc nel Corno d'Africa, simile nell'aspetto al nyala (Tragelaphus angasii). In passato la tribù dei Tragelaphini veniva suddivisa in due generi e nove specie: Taurotragus, con le due specie di elano, e Tragelaphus, con le restanti sette specie. Tuttavia, le ricerche recenti hanno indicato una sistematica diversa. Nella sala principale di alcuni musei sono conservati scheletri completi di diverse specie di antilope, testimonianza della loro ricchezza evolutiva e morfologica.
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L'Eland Gigante (Antilope Derbiana): La Più Grande delle Antilopi
L'antilope derbiana (Tragelaphus derbianus (J. E. Gray, 1847)), nota anche come eland (o elano) gigante, è un'antilope tipica delle foreste aperte e della savana. Appartiene alla famiglia dei Bovidi e al genere Tragelaphus, e venne descritta per la prima volta nel 1847 da John Edward Gray. Con una lunghezza di 220-290 cm, è la più grande delle antilopi. Il nome scientifico dell'antilope derbiana, Tragelaphus derbianus, trae origine da tre diverse parole: trágos (capra in greco), élaphos (cervo in greco) e derbianus. L'epiteto specifico derbianus si riferisce a Edward Smith-Stanley, XIII conte di Derby, grazie al quale la specie venne introdotta per la prima volta in Inghilterra tra il 1835 e il 1851. Lord Derby inviò il botanico Joseph Burke a raccogliere animali, sia vivi che morti, in Sudafrica per il suo museo e il suo serraglio. Sebbene l'antilope derbiana sia solo un po' più grande dell'antilope alcina, l'appellativo «gigante» si riferisce in realtà alle sue grandi corna. Il nome «eland» è una parola olandese che significa «alce». Probabilmente questa parola è di origine baltica, come sembrerebbe indicare il lituano élnis, che significa «cervo». Per lungo tempo l'antilope derbiana è stata classificata nel genere Taurotragus, ma le recenti ricerche di filogenesi molecolare ne hanno confermato l'appartenenza al genere Tragelaphus assieme all'antilope alcina (T. oryx).
Morfologia e Caratteristiche
Nonostante il nome alternativo di eland gigante, questa specie ha dimensioni simili a quelle dell'antilope alcina (Tragelaphus oryx). Tuttavia, l'antilope derbiana ha dimensioni medie leggermente superiori a quelle dell'alcina e per questo motivo viene considerata l'antilope più grande del mondo. Generalmente ha una lunghezza testa-corpo di 220-290 cm e misura circa 130-180 cm di altezza al garrese. Le antilopi derbiane presentano un certo dimorfismo sessuale, in quanto i maschi sono più grandi delle femmine. Il manto, liscio, è di colore variabile dal bruno-rossastro al castano, generalmente più scuro nei maschi che nelle femmine, con 8-12 strisce bianche verticali ben definite sul torso. La colorazione del manto del maschio diviene più scura con l'età. Secondo lo zoologo Jakob Bro-Jørgensen, il colore del manto del maschio può riflettere i livelli di androgeno, un ormone maschile, che sono più elevati durante la stagione degli amori.
Ne esistono due sottospecie: T. d. derbianus e T. d. gigas. Prendendo in esame le due sottospecie, T. d. derbianus è caratterizzato da 15 strisce sul corpo, dimensioni inferiori e colorazione rossiccia, mentre T. d. gigas è più grande e ha meno strisce. Una cresta di brevi peli neri, particolarmente evidente sulle scapole, si estende dal collo fino a metà del dorso. Le zampe sottili sono leggermente più chiare sulla superficie interna e presentano segni bianchi e neri appena sopra gli zoccoli. Sulla parte superiore delle zampe anteriori vi sono grandi macchie nere. Sulla testa sono visibili sia uno «chevron» incompleto tra gli occhi che una o due macchie chiare sulle guance; labbra e mento sono bianchi, la fronte è castana e il muso è nero. Una giogaia pendula, più grande nei maschi che nelle femmine, ha origine dalla regione delle guance e giunge fino alla parte alta del petto quando l'animale raggiunge la maturità sessuale; alla sua estremità è presente una frangia di peli.
L'antilope derbiana ha 31 cromosomi maschili e 32 cromosomi femminili. Nel corso di uno studio filogenomico sui Tragelaphini, sono state osservate similitudini cromosomiche tra il bue domestico (Bos taurus) e otto specie di antilopi dalle corna a spirale, più precisamente il nyala (Tragelaphus angasii), il cudù minore (T. imberbis), il bongo (T. eurycerus), il tragelafo meridionale (T. sylvaticus), il cudù maggiore (T. strepsiceros), il sitatunga (T. spekii), l'antilope derbiana (T. derbianus) e l'antilope alcina (T. oryx). Dall'accoppiamento accidentale tra un maschio di antilope derbiana e una femmina di cudù nacque un esemplare di sesso maschile, azoospermico. Le analisi mostrarono che era completamente privo di cellule germinali, produttrici di gameti. Ciononostante, l'ibrido emanava un pungente odore maschile e mostrava il comportamento tipico dei maschi. L'esame dei cromosomi mostrò che i cromosomi 1, 3, 5, 9 e 11 differivano dal cariotipo dei genitori. Una particolare caratteristica intermedia che questo esemplare esibiva erano le orecchie, appuntite come nell'eland ma un po' più allargate come nel cudù. Studi genetici effettuati sugli ungulati della savana africana hanno rivelato la presenza di un refugium risalente al Pleistocene nell'Africa orientale e meridionale, che ospitava anche antilopi derbiane.
Habitat, Distribuzione e Comportamento
Le antilopi derbiane vivono nelle savane, nelle boscaglie e nelle radure dell'Africa centrale e occidentale, in due areali distinti occupati da altrettante sottospecie. Vivono anche nelle foreste, nonché al limitare dei deserti. Prediligono luoghi in prossimità di terreni collinari o rocciosi e quelli vicini a fonti d'acqua. In passato, le antilopi derbiane erano presenti in tutta la fascia relativamente sottile di savana arbustiva che si estende attraverso l'Africa occidentale e centrale dal Senegal al Nilo. Oggi vivono quasi esclusivamente, soprattutto in Senegal, all'interno di parchi nazionali e riserve. L'antilope derbiana propriamente detta vive prevalentemente nel parco nazionale del Niokolo-Koba in Senegal. L'antilope gigante è presente in varie riserve, ad esempio nel parco nazionale del Bénoué, nel parco nazionale del Faro e nel parco nazionale di Bouba-Ndjida in Camerun e nel parco nazionale del Manovo-Gounda St. Floris nella Repubblica Centrafricana.
Di abitudini prevalentemente notturne, le antilopi derbiane occupano vasti territori ed effettuano migrazioni stagionali. Formano gruppi separati di maschi e di femmine con i piccoli. I maschi adulti conducono per lo più vita solitaria e spesso trascorrono con le femmine solo un'ora a settimana. Specie gregaria, l'antilope derbiana vive in branchi composti solitamente da 15-25 esemplari (talvolta perfino di più) che non si disgregano durante la stagione delle piogge, suggerendo che la vita di gruppo in questa specie sia correlata più a fattori sociali che ecologici. Durante il giorno, i branchi rimangono spesso al coperto. Le antilopi derbiane sono vigili e sospettose, il che le rende difficili da avvicinare e osservare o da cacciare. Quando un maschio percepisce un pericolo, emette profondi latrati gutturali mentre abbandona la mandria, ripetendo il processo finché tutto il gruppo non è consapevole del pericolo. Possono correre fino a 70 km/h e fanno affidamento sulla velocità per difendersi dai predatori.
Prevalentemente erbivora, l'antilope derbiana si nutre di erba e foglie, nonché di altre parti di una pianta. Durante la stagione delle piogge, i vari membri del branco pascolano insieme. Possono mangiare erbe coriacee e rinsecchite quando non è disponibile nulla di meglio. Mangiano anche frutta, come le prugne. Uno studio condotto in Sudafrica ha mostrato che la dieta di un eland è costituita per il 75% da arbusti e per il 25% da erba, con proporzioni altamente variabili. Le antilopi derbiane hanno bisogno di assumere acqua con regolarità. È per questo motivo che prediligono i luoghi vicini a fonti d'acqua. Tuttavia, presentano ugualmente alcuni adattamenti che consentono loro di sopravvivere anche in completa assenza di acqua, trattenendone una quantità sufficiente all'interno del corpo. Rispetto ai bovini domestici producono escrementi molto secchi. Nei deserti, possono ricavare l'acqua necessaria dalle piante succulente. Sono stati condotti vari studi sulla dieta dell'eland. Nel 2010, è stata effettuata un'analisi istologica delle feci di antilopi derbiane del parco nazionale del Niokolo-Koba e della riserva nazionale di Bandia. In entrambe le analisi, foglie, germogli di specie arboree e frutta sono risultate le tre componenti principali. In minori proporzioni erano presenti erba e foraggi vari, generalmente in percentuali che non superavano il cinque per cento del volume fecale medio. Le antilopi derbiane sono state viste brucare foglie da alberi di Boscia angustifolia, Grewia bicolor, Hymenocardia acida e Ziziphus mauritiana, e mangiare frutti di Acacia e Strychnos spinosa. Nella riserva di Bandia, sono state riscontrate differenze nella dieta correlate con l'età.
Riproduzione e Cura della Prole
Gli accoppiamenti delle antilopi derbiane avvengono in ogni periodo dell'anno, ma si registrano picchi durante la stagione delle piogge. Le femmine raggiungono la maturità sessuale a circa due anni, e i maschi a quattro o cinque anni. Tra i maschi scoppiano lotte per il predominio, durante le quali i maschi serrano le corna e cercano di piegare il collo dell'avversario. Inoltre, durante la stagione degli amori, i maschi strofinano la fronte nell'urina fresca o nel fango. Usano anche le corna per grattare il suolo e ricoprirsi di terra, un comportamento che mostra la loro forza e il loro stato. Le corna dei maschi più anziani sono consumate a causa dello sfregamento contro la corteccia degli alberi. Generalmente non si osservano manifestazioni di aggressività, con i maschi che preferiscono dispiegare rituali complessi. I maschi dominanti possono accoppiarsi con più femmine.
Dopo il corteggiamento, ha inizio la gestazione, che dura nove mesi. Il parto avviene generalmente di notte, e la madre ingerisce la placenta e gli annessi embrionali, probabilmente per eliminare odori che potrebbero attrarre predatori. Generalmente nasce un unico piccolo, che rimane con la madre per sei mesi. L'allattamento può protrarsi per quattro o cinque mesi. Nel corso di uno studio, effettuato in Senegal, sull'allattamento nei piccoli di antilope derbiana e antilope alcina di età compresa tra uno e cinque mesi, è stato visto che il numero di poppate aumentava con l'età dei piccoli. Nei piccoli di antilope alcina allevati in fattoria non è stata riscontrata nessun'altra variazione, ma in quelli di antilope derbiana è stato riscontrato che i maschi poppavano un numero di volte superiore rispetto alle femmine, e che la durata delle poppate era più breve nelle madri primipare che in quelle multipare. I risultati ottenuti dallo studio suggeriscono che le antilopi derbiane che vivono in natura adattano il loro comportamento materno in modo da rimanere vigili per eventuali attacchi da parte di predatori o altri rischi simili.
Salute e Conservazione
Le antilopi derbiane, come molte specie selvatiche, sono suscettibili a parassiti. Studi condotti sulle feci di antilopi derbiane propriamente dette hanno rivelato la presenza di una nuova specie del genere Eimeria, Eimeria derbani, un parassita del gruppo degli Apicomplexa. La sua sporulazione si protrae per due giorni a una temperatura di 23 °C. Tale specie si differenzia da E. canna ed E. triffittae, entrambi parassiti dell'antilope alcina (T. oryx). L'antilope derbiana viene parassitata inoltre da Carmyerius spatiosus (un trematode), Taenia crocutae e T. hyaenae.
Nel 1980 l'antilope gigante occupava ancora un areale che andava dalla Nigeria al Sudan e all'Uganda, attraverso Camerun, Ciad, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Purtroppo, lo scoppio di un'epidemia di peste bovina (1983-1984) provocò un devastante declino della popolazione del 60-80%. L'antilope gigante, tuttavia, è ancora presente in una vasta area ed è considerata «vulnerabile» (VU) dalla IUCN. Occupa molti ambienti disabitati ostili agli insediamenti umani, soprattutto nelle regioni settentrionali e orientali della Repubblica Centrafricana e nel Sudan del Sud occidentale, dove il numero di esemplari è notevolmente aumentato. Secondo Rod East, nel 1999 vi erano 15000 eland giganti, dei quali 12500 nella Repubblica Centrafricana.
L'antilope derbiana propriamente detta si trova in una situazione più grave ed è considerata «in pericolo critico» (CR) dalla IUCN. Oggi il maggior numero di esemplari vive in Senegal. I fattori che minacciano in maggior modo la popolazione di antilope derbiana propriamente detta sono la caccia incontrollata per le carni, molto gustose, e la distruzione dell'habitat provocata dall'aumento della popolazione umana e delle mandrie di bestiame domestico. Anche l'antilope gigante è minacciata da fattori simili, ma anche cause di origine naturale quali siccità prolungate e la competizione con gli animali domestici hanno contribuito alla riduzione del numero di esemplari. Intere popolazioni di antilope gigante sono già scomparse a causa di epidemie di peste bovina. L'antilope derbiana è già scomparsa in Gambia, Ghana, Costa d'Avorio e Togo.
Un progetto di conservazione a lungo termine dell'antilope derbiana, utilizzando dati demografici e genetici basati sul continuo monitoraggio della popolazione, si è svolto nelle riserve di Bandia e di Fathala tra il 2000 e il 2009. Nel 2009, la popolazione in semi-cattività era di 54 esemplari (26 maschi e 28 femmine). La probabilità riproduttiva delle femmine è risultata dell'84%, e il tasso di crescita annuo della popolazione dell'1,36. Con l'aumentare degli esemplari, le antilopi furono suddivise in cinque gruppi per l'osservazione. Sebbene il livello medio di inincrocio fosse dello 0,119, all'interno della popolazione venne riscontrata una potenziale diversità genetica (GD) del 92%.
Oggi l'antilope derbiana sopravvive nel parco nazionale del Niokolo-Koba e nella riserva di caccia di Faheme in Senegal. L'antilope gigante è presente nei parchi nazionali del Faro, della Bénoué, di Boubandjida, di Bamingui-Bangoran e di Manovo-Gounda St Floris. Popolazioni che si riproducono in cattività si trovano nelle riserve di Bandia e di Fathala in Senegal e presso la White Oak Conservation di Yulee, in Florida (Stati Uniti). Le antilopi derbiane forniscono una grande quantità di carne tenera e di ottimo cuoio anche se si nutrono di erba di bassa qualità, il che le rende una vittima prediletta per gli appassionati di caccia grossa.

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