Fisiologia del Parto e le Trasformazioni Pelviche: Un Viaggio nel Corpo della Donna

Il parto rappresenta un momento di grande cambiamento fisiologico e anatomico per le donne, in particolare per gli organi genitali e il bacino. Durante questo periodo, i tessuti e i muscoli si riadattano, seguendo un processo naturale che può apparire sia meraviglioso che sconcertante, fantastico e terrificante al tempo stesso. Con il parto, le cose cambiano molto rapidamente, poiché una nuova personcina (o anche più d’una) entra in famiglia, un bebè da amare, da crescere e di cui prendersi cura. Oltre a fare i conti con questo cambiamento senza precedenti, si deve anche badare a se stesse e al proprio benessere, poiché le novità stravolgeranno la donna dentro e fuori, a livello fisico e mentale. Dopo il parto, si percepirà e si vedrà che il proprio corpo è diverso, ma va bene così! È naturale che il corpo di una donna cambi profondamente durante la gravidanza e il parto. Alcuni di questi cambiamenti sono visibili, altri meno, ma non per questo meno importanti. Bisogna essere orgogliose di ciò che il corpo ha attraversato e prendersi cura di sé, non trascurando la propria salute e il proprio benessere.

Il Pavimento Pelvico: Fondamento del Benessere Femminile

Uno dei sistemi più sollecitati in questa fase è il pavimento pelvico, un insieme di muscoli e tessuti che sostiene l’utero, la vescica e il retto. Prima di capire cosa accade dopo il parto, è importante sapere cosa sia il pavimento pelvico e quale ruolo svolga. Il termine “pavimento pelvico nel parto” si riferisce non solo ai muscoli del pavimento pelvico, ma all’intero pavimento pelvico, compresi gli organi pelvici, i legamenti, la miofascia, i muscoli e i nervi, ecc. I muscoli del pavimento pelvico sorreggono il peso degli organi addominali e si presentano come un insieme di muscoli disposti su vari livelli e in diverse direzioni. La loro funzione più complessa è quella relativa al sostegno degli organi. Un semplice strato di cute non sarebbe sufficiente a sorreggere lo stomaco, l’intestino, la vescica, l’utero e così via. In questo modo, il pavimento pelvico funziona da “chiusura” per tutti gli organi addominali.

Durante i nove mesi di gravidanza, il pavimento pelvico è costantemente sottoposto a pressione crescente a causa del peso dell’utero e del bambino. La sollecitazione aumenta anche in caso di gravidanza, per aumento del peso dell’utero (liquido amniotico, placenta, feto…). Le modificazioni del tessuto collagene causate dal quadro ormonale della gravidanza favoriscono il rilassamento sia dei legamenti pelvici sia dei muscoli del pavimento pelvico, soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza. Questo insieme di muscoli, nervi, legamenti e altri tessuti connettivi chiude la parte inferiore dell’addome e mantiene nella giusta posizione gli organi pelvici (vagina, utero, vescica, uretra, retto). Il parto, specie quello vaginale, rappresenta un evento altamente traumatico per il pavimento pelvico. La dott.ssa Afolabi sostiene che il parto in sé non è un problema, ma il problema risiede invece nel modo in cui le donne vengono preparate per il parto, nel modo in cui ci si aspetta che partoriscano e nel modo in cui vengono istruite a partorire. Il parto, sia esso vaginale o cesareo, può avere un impatto negativo sulla salute pelvica. Il pavimento pelvico, in questa fase cruciale, deve essere sufficientemente elastico per permettere la fuoriuscita del feto, e la muscolatura deve potersi allungare sufficientemente per consentirlo.

anatomia pavimento pelvico

Il Parto Vaginale e le Sue Implicazioni sulla V-Zone

Il parto vaginale implica notevoli cambiamenti nella V-Zone, che comprende la vagina, la vulva e l’area a forma di V visibile frontalmente. Dato che il bambino deve attraversare la cervice e la vagina, l’entrata della vagina deve dilatarsi. Anche le pareti della vagina si separano e si allargano, quasi come se si aprisse un ombrello. La vagina potrebbe sembrarti un po’ più dilatata, “rilassata” e “aperta” per venire alla luce del bebè. Potresti anche notare delle abrasioni o avvertire un senso di gonfiore, che però di solito svaniscono a distanza di qualche giorno dal parto.

In caso di parto vaginale, 9 madri su 10 vanno incontro a lacerazioni, escoriazioni ed episiotomie, quindi si tratta di esperienze estremamente comuni nell’ambito del parto. A volte il lembo di pelle che unisce l’entrata vaginale all’ano (detto perineo) si lacera, mentre altre volte sono i dottori a inciderlo, una procedura nota come episiotomia, per agevolare l’uscita del bambino. L’idea di un’episiotomia potrebbe impensierirti, ma sappi che prima viene chiesto il consenso, poi vengono somministrati degli antidolorifici (in genere si sceglie l’anestesia locale per intorpidire l’area) e infine vengono applicati dei punti di sutura. Non è il massimo pensare a lesioni, tagli e abrasioni, ma parlarne con donne che hanno già vissuto questi momenti potrebbe essere di conforto. Puoi anche discuterne con il tuo medico in qualsiasi momento della gravidanza: saprà senz’altro rassicurarti su ciò che potrebbe succedere e sul modo migliore per rimetterti in sesto.

Che cos'è l'Episiotomia?

La vulva ne ha passate tante con il parto, soprattutto se hai avuto bisogno di punti di sutura per una lacerazione o un’episiotomia. Probabilmente ti farà un po’ male, ma dovresti sentirti meglio entro 6-12 settimane. Gli antidolorifici possono darti un po’ di sollievo, ma se allatti al seno chiedi prima l’ok del medico o del farmacista. Se ti senti scoraggiata, tieni duro e ricorda che a un certo punto passerà tutto. Nel frattempo, è importante fare attenzione alle perdite post parto mantenendo l’area ben pulita. Basta lavare le mani prima di toccare gli assorbenti, cambiarli spesso e fare regolarmente il bagno o la doccia. Con un po’ di pazienza dovrebbe risolversi tutto.

Dopo il parto, i livelli di estrogeni sono più bassi rispetto al periodo della gravidanza, quindi potresti notare una maggiore secchezza vaginale. Lo stesso vale in caso di allattamento al seno. Se la secchezza risulta particolarmente fastidiosa, soprattutto dopo aver ricominciato ad avere rapporti sessuali, ti suggeriamo di utilizzare un lubrificante delicato: ti sentirai decisamente meglio. Ad ogni modo, non c’è nulla di strano se i rapporti sessuali non sono esattamente in cima alla tua lista dei desideri. È normale non scoppiare di libido dopo aver partorito! Discuterne con il tuo partner o la tua partner può aiutarti a trovare una soluzione condivisa, facendoti riavvicinare al sesso nel modo e nel momento in cui ti sentirai pronta e a tuo agio. Se col passare del tempo la secchezza vaginale continua a causarti fastidio o dolore, chiedi consiglio a un dottore su qualche possibile rimedio. La vagina probabilmente non tornerà esattamente come prima, ma è naturale e non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Disfunzioni del Pavimento Pelvico Dopo il Parto

Dopo il parto, molte donne si ritrovano a fare i conti con una nuova realtà: sensazione di peso, piccole perdite urinarie, riduzione della sensibilità sessuale. In alcuni casi, i traumi pelvici si risolvono spontaneamente. Molte donne notano segnali di indebolimento del pavimento pelvico. Non tutte le donne che partoriscono sviluppano problemi al pavimento pelvico. Le disfunzioni più frequenti nelle neomamme sono l’incontinenza urinaria da sforzo, cioè la perdita di urina quando si sollevano pesi, si compiono sforzi oppure quando ci si alza in piedi, e il prolasso degli organi pelvici, in particolare la discesa di utero e vescica causato dall’indebolimento o della lesione dei muscoli o dei legamenti della pelvi. Inoltre, si può manifestare la dispareunia, cioè la sensazione di dolore che molte neomamme provano all’inizio o nel corso di un rapporto sessuale. Il dolore perineale dopo la riparazione di una lacerazione può essere ridotto con l’uso di suture sintetiche come l’acido poliglicolico invece che di suture cromiche, anche se, di tanto in tanto, i nodi di sutura possono causare disagio tale da richiederne la rimozione.

La gravidanza e il parto sono momenti delicati nella vita di una donna, che comportano numerose trasformazioni del corpo. Durante il parto naturale, la muscolatura del pavimento pelvico deve essere sufficientemente elastica per estendersi e permettere la fuoriuscita del feto. Si tratta di un momento molto delicato, che causa un notevole stress alla regione pelvica: in caso di spinte eccessive o di feti molto grandi i muscoli del pavimento pelvico possono arrivare a lacerarsi. Anche l’episiotomia, cioè il taglio a lato della vagina che talvolta viene eseguito durante il parto per ampliare il canale di uscita del feto, causa una lesione in alcune fibre muscolari. I tessuti lacerati o tagliati andranno incontro a cicatrizzazione, e sarà fondamentale una riabilitazione successiva per permettere loro di tornare alla giusta elasticità. Le lesioni del pavimento pelvico sono più probabili quando la seconda fase del travaglio è prolungata, specialmente quando la madre si trova in una posizione non ottimale. Eccessive o scorrette pressioni durante le spinte, incapacità dei tessuti di rilassarsi adeguatamente o dimensioni molto grandi del feto possono creare lacerazioni muscolari o comportare la necessità di episiotomia.

Data la dimostrata associazione tra dispareunia e disfunzioni sessuali dopo parto vaginale con episiotomia e/o parto operativo, la prevalenza di queste pratiche nel gruppo del parto vaginale può fortemente influenzare la risposta alla domanda riguardante un possibile effetto protettivo del taglio cesareo sulla funzione sessuale a breve o lungo termine. Il taglio cesareo sembra ridurre l’incidenza della dispareunia nei primi 3-6 mesi dopo il parto, ma non ha alcun effetto al di là questo lasso di tempo. Il rischio relativo di non riprendere i rapporti sessuali nell’arco dei 6 mesi dal parto in una coorte di donne svedesi è più alto nelle donne che hanno avuto un parto vaginale (1,6, 95% intervallo di confidenza [IC] 1,2-2,3), una lacerazione perineale (1.5, 95% CI 1,1-2,1) e dello sfintere anale o del retto (2.2, 95% CI 1,1-4,6) rispetto alle donne che hanno un perineo intatto. Sebbene sia chiaro che l’episiotomia e le lacerazioni gravi al momento del parto hanno un effetto deleterio sulla funzione e l’attività sessuale postparto, è difficile da scindere le singole influenze relative del trauma perineale, dell’episiotomia, e del parto operativo. La necessità di un parto vaginale operativo può riflettere una caratteristica del bacino materno o del pavimento pelvico o il decorso del travaglio, che, a sua volta, può avere un’influenza indipendente sulla salute sessuale dopo il parto.

Elevati livelli di prolattina, spesso associati all'allattamento al seno, risultano in una diminuzione della produzione ovarica di androgeni ed estrogeni. Ciò può contribuire alla secchezza vaginale e alla riduzione della libido. Signorello ha trovato che l’allattamento al seno conferisce un aumento dell’odds ratio per dispareunia a 6 mesi di 4,4 (95% CI 2,7-7,7). Il rilascio di ossitocina, stimolato dalla suzione del capezzolo, e che provoca a sua volta l’emissione del latte sembra avere effetti positivi sull’umore. Tale sentimento di eccitazione può comportare in un sottogruppo di donne la comparsa di un senso di disagio; semplicemente citando ciò durante l’educazione all’allattamento o discutendo dei cambiamenti sessuali dopo il parto si può aiutare a normalizzare questa risposta. Se una donna vuole evitare questo fenomeno può allattare prima dei rapporti sessuali; però l’aggiunta di un fattore di temporizzazione supplementare nella vita sessuale di una madre che allatta può influenzare negativamente la funzione sessuale. Alcune donne o i loro partner possono interpretare la ridotta lubrificazione come una mancanza di desiderio o eccitazione. Le coppie dovrebbero, perciò, essere incoraggiate a discutere di questi sentimenti l’uno con l’altro. Inoltre, nello studio PRESIDE, il 40% delle donne depresse riferisce disordini del desiderio, dell’eccitazione o dell’orgasmo. In alternativa, i farmaci usati per trattare la depressione post-partum possono essere l’eziologia della continua disfunzione sessuale.

danni pavimento pelvico parto

Il Processo del Travaglio: Trasformazioni Dinamiche del Bacino

Il travaglio di parto è il più significativo processo di cambiamento che avviene nel corpo della donna durante la sua vita; contemporaneamente è la prima esperienza di cambiamento che ogni essere umano ha sperimentato nascendo. Si distingue in diverse fasi: il periodo prodromico, la fase dilatante o primo stadio, la fase espulsiva o secondo stadio e il secondamento o terzo stadio.

Il periodo prodromico del travaglio è la fase che precede il travaglio attivo e può durare ore o anche giorni, soprattutto nelle prime gravidanze. Si manifesta con contrazioni irregolari, talvolta dolorose ma ancora non efficaci nel determinare una dilatazione progressiva del collo dell’utero. L’attività contrattile sporadica (anche dolorosa) è presente nell’ultimo periodo della gravidanza, ed è un bene, perché il collo si modifica e si prepara già nel periodo (settimane, giorni) precedente il travaglio. È esperienza comune, infatti, avere delle contrazioni durante la sera, che passano poi prima della notte. Questo lavoro di preparazione, quando particolarmente intenso, può essere accompagnato da segni quali perdite di muco bianco, marrone o rosato. Il collo si apre e qualche piccolo capillare può generare una gocciolina di sangue, che può manifestarsi subito (il rosa) o uscire più tardi (il marrone). Qualche volta, ma non è affatto una regola, si può avere la fuoriuscita anche abbondante di una sostanza gelatinosa, grigiastra o giallognola, compatta, che è il tappo di muco. Arriverà un bel giorno in cui queste contrazioni non passano, anzi, tendono a regolarizzarsi. Il periodo prodromico del travaglio di parto è proprio questo, caratterizzato da cicli di contrazioni abbastanza regolari e dolorose, inframezzate da pause anche lunghe, a volte spossanti e noiose. Spesso, ma non sempre, in questa fase si ha anche uno spontaneo, facile e abbondante svuotamento dell’intestino. Talvolta compare nausea e più raramente vomito. Ma bisogna comunque sforzarsi di mangiare qualcosa e bere.

Come distinguere questi segnali dall’inizio del travaglio attivo? Nel periodo prodromico le contrazioni possono essere irregolari, di intensità variabile e talvolta si attenuano con il riposo; servono a preparare il collo dell’utero, ma non determinano ancora una dilatazione progressiva. Nel travaglio attivo, invece, le contrazioni diventano regolari, più ravvicinate (circa ogni 3-5 minuti), più intense e accompagnate da una modificazione stabile del collo dell’utero. Quando è opportuno recarsi in ospedale e come gestire a casa questa fase, riducendo ansia e stanchezza? In genere si consiglia di recarsi in ospedale quando le contrazioni sono regolari, dolorose, durano circa un minuto e si presentano ogni 3-5 minuti da almeno un’ora (nelle prime gravidanze). È opportuno andare subito se si rompono le membrane, se compare sanguinamento abbondante, febbre o se si percepiscono meno movimenti fetali. La fase dei prodromi è forse il fenomeno più variabile e imprevedibile che riguarda la nascita. Se infatti l’obiettivo da raggiungere per essere in travaglio sono i famosi 4 cm di dilatazione, il tempo e le energie per raggiungere questo risultato non sono quantificabili, e moltissimo dipende dalle condizioni in cui si trova il collo dell’utero al suo inizio: se queste condizioni sono favorevoli, sarà più facile, se invece sono sfavorevoli occorre essere preparate a fare in alcune ore (6/12) il lavoro che qualche nostra amica ha fatto in diversi giorni. Pazienza, non si può scegliere.

fasi del travaglio

È fondamentale garantirsi una situazione comoda, intima, la compagnia giusta, piccoli pasti appetitosi e digeribili, e bevande tiepide o fresche leggermente zuccherate. Ingannare l’attesa con attività piacevoli, passeggiare, riposarsi, dormire. E, soprattutto, è fondamentale evitare stress da prestazione, in genere indotto dall’ansia dei parenti: «Chissà quando nascerà…». Meglio aspettare a casa fino a che ci si sente comode e al sicuro. Una volta raggiunti i 4 cm di dilatazione, di solito la mamma e il suo accompagnatore vengono ammessi in sala travaglio e affidati alle cure di un’ostetrica che ha il compito di sostenere e incoraggiare la mamma, controllare l’evoluzione del processo, il suo benessere e la salute del bambino. Per contrastare il dolore, quando necessario, si possono utilizzare metodi naturali diversi e complementari, e senza controindicazioni, oppure farmaci (parto in analgesia). L’attività sessuale al termine della gravidanza, per la sua ricaduta sul sistema ormonale che favorisce il parto, è consigliata per facilitare l’avvio fisiologico del travaglio e non presenta rischi.

L’apertura del collo dell’utero e la discesa del bambino avvengono grazie alle contrazioni uterine che modificano il collo dell’utero rendendolo più soffice e corto. Successivamente agiranno spingendo il piccolo verso il basso e stirando lateralmente il collo per facilitarne l’apertura da zero fino a 10 centimetri. È molto raro che una donna arrivi al travaglio senza avere sperimentato le contrazioni uterine, che in genere sono presenti già in gravidanza, si intensificano nell’ultimo periodo e diventano dolorose nei giorni che precedono il parto. Sebbene sia l’utero a contrarsi (si percepisce appoggiandoci sopra una mano) non si avverte nessun dolore all’addome, anche se questo risulta molto teso e duro. Il dolore, invece, viene percepito distintamente sopra il pube, molto in basso, e può raggiungere anche i muscoli delle cosce, oppure si riflette sulla schiena, nella sede renale, e può raggiungere la zona sacrale. La localizzazione del dolore non è prevedibile, e una non esclude l’altra.

Le contrazioni sono diverse da fase a fase del travaglio. La loro caratteristica principale è quella di “maturare” e diventare via via più efficaci e dolorose (ma paradossalmente anche più sopportabili) col progredire della dilatazione. Quanto può durare il travaglio? La durata del travaglio è molto variabile. Nelle donne alla prima esperienza può durare diverse ore, mentre nelle gravidanze successive tende spesso a essere più breve. La fase attiva, con dilatazione progressiva, può richiedere tempi differenti da persona a persona. È importante sapere che una certa variabilità è fisiologica e che l’équipe ostetrica monitora costantemente il benessere materno e fetale per valutare l’andamento. Per informazioni personalizzate sulla propria situazione è sempre opportuno parlarne con ostetrica o ginecologo. Cosa fare se si rompono le membrane ma le contrazioni non iniziano? La rottura delle membrane (“rottura delle acque”) può precedere l’inizio delle contrazioni. In questo caso è consigliabile contattare il punto nascita per ricevere indicazioni su quando recarsi in ospedale. È utile osservare il colore del liquido (che dovrebbe essere chiaro) e monitorare i movimenti del bambino. Anche in assenza di dolore, è importante una valutazione clinica per definire tempi e modalità di assistenza.

Raggiunta la dilatazione completa si assiste in genere a uno spontaneo rallentamento dell’attività contrattile, un benefico periodo di riposo in cui la mamma si ricarica e il suo utero si prepara alle poderose contrazioni necessarie all’espulsione del piccolo: è la cosiddetta “fase latente”, che è indispensabile rispettare per garantire spinte più efficaci successivamente. «Saprò spingere?». È questa una delle più frequenti ansie delle donne relative al parto. Nella norma non c’è alcun bisogno di insegnare a una donna come deve spingere, semplicemente perché al momento giusto sarà impossibile impedirglielo. A spingere non si insegna e non si impara. La spinta è spontanea, è “incoercibile”, è un riflesso automatico, in genere non doloroso, dovuto alla pressione della testa del bambino sui muscoli del perineo. Hanno bisogno di calma, rassicurazioni, sostegno fisico ed emotivo, e incoraggiamento ad ascoltare il segnale del bambino. Hanno bisogno di bere e di una quota di zuccheri per compensare la fatica.

No, quindi, nel modo più assoluto, a spinte guidate dall’esterno; no a trattenere l’aria, no a spinte lunghissime, e soprattutto no a spinte in posizione litotomica (sdraiate sulla schiena) e a spinte sulla pancia. Le spinte sono molto più efficaci in posizione libera. Il movimento pelvico è influenzato anche dagli stati spirituali, emotivi e psicologici, nonché dall’ambiente sociale. I movimenti pelvici possono avere un impatto positivo sul travaglio. La quantità di movimenti intrapelvici aumenterà durante il travaglio in previsione del parto. Se durante il percorso di movimento del bambino si incontrano degli ostacoli e il bambino non è in grado di attraversare la pelvi, altre strutture iniziano ad assorbire le forze generate dall’utero. Il perineo è l’area più a rischio di lacerazioni durante un parto vaginale. Idealmente, i muscoli del pavimento pelvico della madre saranno forti e resilienti prima del parto, ma anche in grado di cedere e allungarsi progressivamente. Può essere controproducente per gli sforzi dell’utero se i muscoli del pavimento pelvico non sono in grado di cedere delicatamente durante il parto. Serviranno molte spinte per far uscire completamente la testa, poi, alla contrazione successiva, sarà il turno delle spalle, e in seguito di tutto il corpo del bambino. Se non c’è perdita di sangue importante si deve aspettare (senza fare manovre né trazioni del cordone ombelicale) che la placenta si distacchi e una poderosa contrazione la faccia uscire.

Il Recupero e la Riabilitazione del Pavimento Pelvico

Dopo il parto, molte donne si ritrovano a fare i conti con una nuova realtà: sensazione di peso, piccole perdite urinarie, riduzione della sensibilità sessuale. In alcuni casi, questi traumi si risolvono spontaneamente. La riabilitazione del pavimento pelvico durante la gravidanza evidenzia una diminuzione di disfunzioni nel post parto. Nel post parto la riabilitazione del pavimento pelvico è fondamentale anche precocemente in presenza di quadri di incontinenza urinaria e fecale e di parti con lacerazioni/episiotomia. Una valutazione ed una riabilitazione del pavimento pelvico sono consigliati a tutte le donne; spesso dopo il parto la muscolatura perde forza, ed è fondamentale ripristinarla per evitare futuri episodi di incontinenza urinaria.

La ripresa dell’attività sessuale spesso è dolorosa; qualora il dolore persista dopo i primi rapporti post parto è necessario una valutazione ed una riabilitazione del pavimento pelvico. Dopo il parto, i tessuti muscolari danneggiati vanno incontro a un processo fisiologico di cicatrizzazione che però, in alcuni casi, può compromettere l’elasticità e la funzionalità delle fibre muscolari. Ripristinare il tono muscolare, la lubrificazione e la fiducia nel proprio corpo è fondamentale per ritrovare una sessualità soddisfacente dopo il parto. Se dopo qualche mese dal parto i sintomi persistono - perdite urinarie, senso di peso, dolori o fastidi - è importante non ignorarli. La salute del pavimento pelvico è un tassello fondamentale del recupero post partum. Non si tratta solo di "tornare in forma", ma di ritrovare il benessere in ogni aspetto della propria vita: dalla quotidianità alla sfera sessuale, dal controllo corporeo alla qualità del riposo.

Quanto tempo aspettare prima di iniziare una rieducazione del pavimento pelvico? In genere, dopo 6-8 settimane dal parto, si può iniziare una valutazione con uno specialista, salvo diverse indicazioni mediche. Anzi, gli esercizi per il pavimento pelvico possono aiutarti a tonificare i muscoli in men che non si dica! Puoi farne qualcuno ogni tanto quando sei impegnata in altre cose, ad esempio quando sei in fila alla cassa del supermercato, mentre il bambino dorme e guardi la TV, quando guidi o sei seduta in autobus o stai sbrigando delle commissioni. Puoi iniziare anche durante la gravidanza. Gli esercizi per il pavimento pelvico, inoltre, sono molto utili per ridurre quelle piccole perdite di pipì frequenti dopo il parto.

Che cos'è l'Episiotomia?

Il primo passo fondamentale della riabilitazione del pavimento pelvico consiste nel prendere consapevolezza di questa parte del corpo: si tratta infatti di muscoli che non vediamo e raramente usiamo in modo volontario e consapevole. In particolare, è importante per le neomamme conoscere i muscoli del perineo, che costituiscono la parte più esterna del pavimento pelvico, quella situata tra l’ano e la vagina. Attraverso esercizi mirati di contrazione e rilassamento, biofeedback ed elettrostimolazione la donna impara a riconoscere e controllare il pavimento pelvico. Seduta dopo seduta, la fisioterapista indirizza la paziente verso esercizi che aumentano la resistenza e la forza dei muscoli pelvici, fino a ripristinarne la normale funzionalità fisiologica. Per dare maggiore efficacia al trattamento, è importante imparare anche una corretta tecnica di respirazione che permette di abbinare i movimenti del diaframma a quelli del pavimento pelvico. Durante l’inspirazione il pavimento pelvico deve rilassarsi, mentre si contrarre durante l’espirazione. Oltre agli esercizi mirati, oggi esistono trattamenti medici e tecnologie che aiutano a recuperare tono, sensibilità e funzionalità muscolare dopo il parto. In presenza di quadri già deboli di tessuti pelvici o precedenti disfunzioni del pavimento pelvico può favorire l’insorgenza di incontinenza urinaria e/o fecale.

Altre Metamorfosi del Corpo Post-Parto

Non è solo la V-Zone a cambiare con il parto. È tutto l’organismo a doversi adattare a quella nuova vita che prima custodiva in sé e che dopo esiste al di fuori del corpo. Guardandoti allo specchio potresti notare alcuni cambiamenti. L’addome, cresciuto con l’avanzare della gravidanza per accogliere il bambino, può non tornare come prima del parto, perché i muscoli e la pelle sono stati “tirati e allungati” nel corso dei mesi. Anche se potresti aver fretta di recuperare la forma pre-gravidanza, è del tutto normale non avere subito la pancia piatta come un’asse da stiro. Sei stata giusto un po’ impegnata a far crescere e a prenderti cura di una nuova vita, no? Seguire una dieta equilibrata e fare un po’ di attività fisica, quando riesci, ti aiuterà a sentirti tonica e forte. Con un po’ di costanza, poi, l’addome si ridimensionerà. Tra l’altro, non sei in competizione con altre neomamme o influencer del fitness su Instagram: segui i tuoi ritmi e raggiungerai i tuoi obiettivi al momento giusto.

Le smagliature appaiono quando la pelle si tende e il suo strato intermedio si lacera in alcuni punti. In base alla carnagione possono essere rosa, rosse, marroni, nere, argentee o anche viola. Si presentano in genere sulla pancia, sul seno e sulla parte superiore delle cosce. Nel caso te lo stessi chiedendo, non sei l’unica ad averle: compaiono a 8 donne incinte su 10, ma con il passare del tempo possono diventare più chiare e notarsi meno. Considerale uno splendido segno tangibile di forza e valore. Il tuo corpo è in grado di fare qualsiasi cosa: può cambiare, crescere e ristabilirsi per creare una nuova vita. Poco dopo il parto lo vedrai diverso e un po’ strano, ma è perfettamente normale. Magari dovrai imparare ad accettare e apprezzare qualche nuova smagliatura o un seno leggermente più cadente. È normale che la V-Zone, e in particolare la vagina, cambino dopo aver partorito. Dopo il parto percepirai e vedrai che il tuo corpo è diverso, ma va bene così!

cambiamenti corpo post parto

Prendersi cura di sé, sia a livello fisico che da un punto di vista mentale, è fondamentale per una neomamma. Puoi chiedere aiuto al tuo partner o alla tua partner, o anche alla tua famiglia, così da poter dedicare qualche momento al tuo benessere anche nei giorni più caotici. Anche se i primi tempi il tuo pargoletto non fa che strillare, ricorda che puoi farcela. Allo stesso modo si modifica la postura durante la gravidanza, soprattutto nella colonna dorso lombare, a seguito dell’aumento di peso e dell’aumento volumetrico dell’addome. Nella prime settimane successive alla gravidanza è fisiologica la perdita di pipì, soprattutto nei passaggi dalla posizione seduta a quella eretta e durante gli sforzi; fondamentale è ridurre al minimo il sovraccarico ed i pesi. È sconsigliata l’attività fisica che comporti salti/balzi/corsa e la pesistica. In questo momento il pavimento pelvico va protetto; è stato sottoposto ad un forte stress durante il parto e la muscolatura non è ancora tornata ai livelli precedenti.

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