La Genesi e l'Evoluzione del Parlamento Italiano: Una Storia di Istituzioni e Potere

Il Parlamento rappresenta, nei moderni sistemi democratici, l’architrave della sovranità popolare. È l'organo dove la volontà collettiva si trasforma in norma, incarnando le tensioni, i mutamenti sociali e le aspirazioni di una nazione. La storia del Parlamento italiano, che affonda le sue radici nelle tradizioni medievali dei Consilia regis, si è snodata attraverso un percorso complesso, passando dal modello sabaudo alla solenne proclamazione del Regno d’Italia, fino all’assetto repubblicano contemporaneo.

rappresentazione storica di un'antica assemblea parlamentare del XIX secolo

Dalle Origini Medievali al Modello Statutario

I primi parlamenti sorsero nell’Europa medievale. Con ogni probabilità essi furono il frutto di una lenta trasformazione dei Consilia regis («Consigli del re»), cioè di quegli organi che in età feudale affiancavano il sovrano nel governo degli affari pubblici. Tali organi, di regola ristretti, erano composti da grandi feudatari laici ed ecclesiastici. Tra il 12° e il 14°-15° secolo i Consilia regis si aprirono all’intervento dei rappresentanti delle città, le quali avevano iniziato ad acquisire un crescente ruolo economico. In questo processo di allargamento, essi assunsero una crescente autonomia, trasformandosi in più ampie assemblee tese a controllare e limitare il potere del re.

Tuttavia, tra il 16° e il 18° secolo, la nascita dello Stato moderno e il suo consolidamento intorno alle strutture della monarchia assoluta misero in crisi tali assemblee. L'unica rilevante eccezione fu quella del Parlamento inglese, già strutturato nel 13° secolo nelle due Camere dei lord e dei Comuni. Fatta eccezione per l’Inghilterra, la rinascita delle istituzioni parlamentari alla fine del 18° secolo fu un prodotto della Rivoluzione americana e della Rivoluzione francese. In Italia, la base del nostro sistema parlamentare moderno fu lo Statuto Albertino, emanato da Carlo Alberto di Savoia-Carignano il 4 marzo 1848.

Il Parlamento Subalpino e l'Unità Nazionale

Lo Statuto prevedeva un sistema bicamerale, fondato su una Camera elettiva (la Camera dei Deputati) e un Senato composto da membri nominati a vita dal Re. Il Senato subalpino era dunque un organo "di nomina regia", che raccoglieva esponenti delle élite, dagli arcivescovi ai grandi burocrati, fino a coloro che avessero illustrato la Patria con meriti eminenti.

Le elezioni per la nomina dei rappresentanti del popolo italiano si svolsero il 27 gennaio 1861, in 443 circoscrizioni elettorali sparsi lungo la penisola. Il 18 febbraio 1861 si riuniva, sotto la presidenza di Urbano Rattazzi, il primo Parlamento italiano. È interessante notare come il nuovo Regno d’Italia non nascesse all’insegna della concordia assoluta; i padri della patria, infatti, provavano tra loro reciproca diffidenza. Cavour e il re consideravano Mazzini un pericolo pubblico, e lo stesso Cavour confidava a un amico: “Il re non mi ama ed è geloso di me”. Nonostante queste tensioni, il sistema parlamentare divenne, per Cavour, lo strumento per superare i limiti dell'assolutismo. Come egli stesso affermò: «Io credo che con un Parlamento si possano fare parecchie cose che sarebbero impossibili per un potere assoluto».

l'aula di Palazzo Carignano a Torino, prima sede del Parlamento italiano

Trasformazioni Elettorali e Crescita della Camera

Nel corso del 19° secolo, i parlamenti acquisirono gradualmente in vari paesi europei molte delle loro attuali prerogative. Il Parlamento italiano, nato sul modello sabaudo, vide una progressiva evoluzione del corpo elettorale. Inizialmente riservato a una ristretta cerchia di cittadini maschi alfabetizzati e abbienti, il diritto di voto subì importanti estensioni. Nel 1882, la legge Zanardelli allargò la base elettorale, passando dal 2,2% al 6,9% della popolazione.

La vera svolta avvenne nel 1912, quando fu varato il suffragio universale maschile, portando il corpo elettorale dal 7% al 23,2% della popolazione. Nel 1918, dopo la Prima guerra mondiale, venne approvata la legge che introdusse il sistema proporzionale. Parallelamente, il ruolo del Presidente del Consiglio si consolidava, pur operando in un sistema dove la fiducia preventiva non era ancora una prassi consolidata, ma si dava per scontato il legame tra Governo e maggioranza parlamentare.

La Crisi del Parlamentarismo e il Ventennio

Con l’avvento al potere del fascismo, l’istituto parlamentare subì un progressivo svuotamento. Dopo la marcia su Roma, fu varata una profonda revisione della legislazione elettorale con la "legge Acerbo", che introduceva un premio di maggioranza massiccio a favore della lista vincitrice. Successivamente, con la legge del 1939, fu soppressa la Camera dei Deputati e istituita la Camera dei fasci e delle corporazioni.

Il Senato, invece, rimase una sorta di "isola monarchica" durante il ventennio, sebbene venisse gradualmente fascistizzato attraverso le cosiddette "infornate" di nuovi senatori. Questo processo di marginalizzazione fu completato dalla Legge 2263 del 1925, che eliminò la responsabilità politica del governo nei confronti del Parlamento, rendendola esclusivamente rivolta alla Corona. La chiusura di questa parentesi avvenne solo dopo la caduta di Mussolini e la successiva Liberazione.

SISTEMA POLITICO ITALIANO (Costituzione): struttura e divisione dei poteri dello Stato italiano 🇮🇹

L'Assetto Repubblicano: La Costituzione del 1948

Il 2 giugno 1946, con il referendum istituzionale e l'elezione dell'Assemblea Costituente, l'Italia divenne una Repubblica. La nuova Costituzione repubblicana, entrata in vigore nel 1948, istituì un regime pienamente e compiutamente parlamentare. Il Parlamento divenne bicamerale: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, entrambi eletti a suffragio universale maschile e femminile.

Il bicameralismo repubblicano fu concepito come "perfetto", ovvero caratterizzato da due assemblee con poteri identici. Una delle principali ragioni dei costituenti fu la volontà di creare una "camera di raffreddamento" per evitare derive autoritarie. Tuttavia, col tempo, si sono diffuse critiche riguardanti l'efficienza e la celerità del sistema. Tali spinte hanno portato nel 2020 alla riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori eletti.

Status e Funzioni del Parlamentare Contemporaneo

La funzione legislativa, l'indirizzo politico e il controllo dell'operato del Governo sono i pilastri del moderno Parlamento. L'articolo 68 della Costituzione tutela i parlamentari attraverso l'insindacabilità per le opinioni espresse e il voto dato, garantendo la libertà necessaria allo svolgimento del mandato. Inoltre, il rapporto di fiducia costituisce il cuore della forma di governo parlamentare: il Governo, per operare, deve godere costantemente del sostegno della maggioranza parlamentare, sancito dalla mozione di fiducia iniziale e verificato attraverso interrogazioni, interpellanze e mozioni di sfiducia.

L'autonomia delle Camere è garantita dal potere di redigere i propri regolamenti e dall'autodichia, ovvero la giurisdizione interna sulle controversie riguardanti il proprio stato giuridico. Anche la vita quotidiana all'interno dei palazzi, da Montecitorio a Palazzo Madama, riflette una struttura complessa dove operano commissioni permanenti, gruppi parlamentari e conferenze dei capigruppo, assicurando che la complessità della società italiana trovi sempre uno specchio, seppur mediato, nell'attività legislativa.

Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati

Dinamiche di Lavoro: Procedure e Controlli

Il procedimento legislativo italiano è un esempio di bicameralismo necessario. Per approvare una legge, il testo deve essere approvato in identica forma da entrambi i rami del Parlamento. L'iniziativa legislativa spetta al governo, ai singoli parlamentari, ai cittadini, ai Consigli regionali e al CNEL. Le commissioni svolgono un ruolo cruciale, agendo spesso in sede referente per esaminare e limare i progetti di legge prima che giungano in aula per il dibattito generale e il voto articolo per articolo.

La funzione di controllo, invece, permette di monitorare la condotta del Governo. L'art. 82 della Costituzione prevede inoltre la possibilità di istituire commissioni d'inchiesta su materie di pubblico interesse, uno strumento di trasparenza fondamentale in una democrazia matura. Il processo di revisione costituzionale, disciplinato dall'art. 138, garantisce che la Carta fondamentale possa evolversi, richiedendo però maggioranze qualificate o il ricorso al referendum confermativo, a tutela della stabilità dell'assetto repubblicano.

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