Conciliare lavoro e famiglia con l’arrivo di un figlio rappresenta una sfida per molti genitori. Il numero delle famiglie in cui entrambi i genitori sono lavoratori è aumentato, e oggi più che mai trovare il giusto equilibrio tra vita privata e lavoro è diventato una priorità. In questo contesto, la normativa italiana ha evoluto sensibilmente il proprio assetto, passando da una concezione di assistenza legata quasi esclusivamente alla figura materna a una visione più inclusiva e paritaria.

Il congedo di paternità obbligatorio: pilastri normativi
Il congedo di paternità obbligatorio è un permesso retribuito dal lavoro che spetta ai papà e - con la sentenza n. 115/2025 della Corte Costituzionale - anche alle madri intenzionali per un periodo di 10 giorni lavorativi, continuativi o frazionati a giorni, che salgono a 20 giorni in caso di parto gemellare. Tale congedo è regolato dal d.lgs. 151/2001 (cd. “Testo unico sulla maternità e paternità”).
Obiettivo del congedo di paternità obbligatorio è ottenere una più equa ripartizione delle responsabilità di assistenza tra uomini e donne e permettere una precoce instaurazione del legame tra padre e figlio. Importanti novità sono state introdotte sul tema dal d.lgs. 30 giugno 2022 n. 105, che attua la direttiva (UE) 2019/1158 relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare. Con la legge di Bilancio 2022, il congedo obbligatorio spettante ai padri lavoratori dipendenti è divenuto strutturale, consolidando un percorso iniziato in via sperimentale anni prima.
Funzionamento pratico e scadenze
Il congedo obbligatorio può essere richiesto a partire dai 2 mesi prima della data presunta del parto ed entro il quinto mese di vita del figlio (adozione o affidamento). Questo diritto è valido sia in caso di nascita che di morte perinatale del bambino, o dall’ingresso in famiglia/Italia in caso di adozioni nazionali/internazionali, oppure dall’affidamento o dal collocamento temporaneo.
Il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l'obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di dieci giorni. Tale diritto si configura come un diritto autonomo rispetto a quello della madre e può essere fruito dal padre lavoratore in via non continuativa e anche durante il periodo di congedo obbligatorio della madre. Per la fruizione, è necessaria una comunicazione scritta al datore di lavoro con un anticipo di almeno 15 giorni.

Differenze tra congedo obbligatorio e congedo parentale
Sul congedo parentale o congedo di paternità, bisogna subito fare alcune distinzioni. Il congedo di paternità obbligatorio, disciplinato dall'art. 27 bis del D.Lgs. 151/2001, ha una durata di 10 giorni lavorativi ed è retribuito al 100%. Non va confuso con il congedo facoltativo o il congedo parentale in senso lato.
Il congedo parentale è un diritto riconosciuto ai genitori che intendono assentarsi dal lavoro per la cura dei figli nei primi 12 anni di età. Spetta ad entrambi i genitori, per un periodo complessivo non superiore a 10 mesi, elevabili a 11 se il padre lavoratore si astiene dal lavoro per un periodo di almeno tre mesi. Mentre il congedo obbligatorio è una misura specifica per il post-nascita immediato, il congedo parentale offre una flessibilità maggiore per gestire le necessità di crescita del minore nel tempo.
Focus On: Congedo obbligatorio di paternità
Protezione del lavoratore e tutele contrattuali
Il padre lavoratore che fruisce del congedo di paternità non può essere licenziato per la durata del congedo e fino al compimento di 1 anno di età del figlio. Il divieto vale anche per le adozioni e gli affidamenti fino ad un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare. Durante il cosiddetto “periodo protetto” è previsto, da parte del lavoratore, l’obbligo della convalida nel caso di dimissioni o di risoluzione consensuale del rapporto, presso la sede dell’Ispettorato territoriale del Lavoro.
Per quanto concerne la retribuzione, il congedo di paternità obbligatorio prevede un’indennità giornaliera totale, pari al 100% della retribuzione normalmente spettante al lavoratore, anticipata dal datore di lavoro per conto INPS. Lo Stato Italiano dà grande importanza al tema della conciliazione vita-lavoro, ed è in tale contesto che si collocano le pesanti sanzioni previste per chi ostacola la fruizione di tali diritti.
Evoluzione verso le famiglie omogenitoriali
La giurisprudenza ha compiuto passi decisivi verso l'inclusività. Con la sentenza n. 115/2025, la Corte Costituzionale ha stabilito che la lavoratrice dipendente che, in una coppia omogenitoriale femminile, risulti genitore intenzionale dall’iscrizione nei registri dello stato civile, è legittimata a beneficiare del congedo di paternità obbligatorio. Questo garantisce la parità di trattamento nel godimento dei dieci giorni di astensione, riconoscendo la necessità di tutelare il legame affettivo fin dai primi giorni di vita del minore, indipendentemente dalla struttura familiare.
La gestione amministrativa del congedo
La gestione corretta delle procedure è fondamentale per il corretto riconoscimento delle indennità. Il lavoratore deve sempre verificare le comunicazioni dell'INPS, come ad esempio il messaggio n. 3322 del 5 novembre 2025, che aggiorna le prassi operative. Anche se le regole di base restano stabili per il 2026, l'utilizzo di piattaforme HR digitalizzate semplifica la gestione dei flussi documentali tra dipendente, azienda ed ente previdenziale.
Il congedo facoltativo, che può essere richiesto dal padre in sostituzione della madre, prevede l'ulteriore necessità di allegare alla richiesta una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo di maternità a lei spettante il giorno equivalente a quello richiesto dal padre, con conseguente riduzione del congedo di maternità. Questo meccanismo di "scambio" richiede un coordinamento attento tra i due genitori e una chiara comunicazione con i rispettivi datori di lavoro.

Prospettive future e stabilità normativa
Sebbene il dibattito politico sulla conciliazione vita-lavoro sia sempre attivo, le disposizioni in vigore garantiscono una solidità contrattuale significativa. Dal 13 agosto 2022, data di entrata in vigore del d.lgs. 105/2022, la struttura del congedo obbligatorio è rimasta coerente, focalizzata sul rafforzamento del ruolo paterno. La stabilità normativa raggiunta negli ultimi anni non impedisce tuttavia a diverse aziende di integrare tali tutele con policy interne ancora più favorevoli, segno di una cultura aziendale che percepisce la genitorialità non come un ostacolo alla produttività, ma come un valore aggiunto per la sostenibilità sociale dell'impresa.
L'approccio del legislatore italiano, passando attraverso il Testo Unico sulla maternità e paternità, mira dunque a costruire un sistema in cui il tempo dedicato al neonato sia considerato un diritto fondamentale e non una concessione discrezionale, garantendo a ogni lavoratore la serenità necessaria per affrontare questa fase cruciale della vita familiare.