Il test del DNA fetale, noto scientificamente come NIPT (Non-Invasive Prenatal Testing), rappresenta una delle innovazioni più significative nella medicina prenatale degli ultimi vent'anni. Si tratta di uno screening prenatale non invasivo che analizza frammenti di DNA del feto presenti nel sangue materno. Questa metodica, introdotta in Italia e in molti altri Paesi negli ultimi anni, ha cambiato profondamente lo screening delle principali anomalie cromosomiche fetali.

Che cos'è e come funziona il test del DNA fetale
Il test del DNA fetale si basa sulla ricerca e l’analisi del DNA estratto dalle cellule del feto circolanti nel sangue materno. Più precisamente, il test analizza il cosiddetto DNA libero circolante (cfDNA o cell-free DNA), costituito da frammenti genetici che derivano sia dal feto (e più precisamente dalla placenta) sia dalla madre. Nel 1997, Dennis Lo, professore all’Università di Hong Kong, ha scoperto il DNA di origine fetale libero circolante nel sangue materno e da allora le ricerche sono molto evolute.
Il test si esegue mediante il prelievo di un campione ematico (solitamente 10 cc di sangue periferico) della gravida, effettuato a partire dalla decima settimana di gravidanza. La maggior parte dei NIPT si basa sulla sofisticata tecnica NGS (Next Generation Sequencing), l'insieme delle tecnologie di sequenziamento degli acidi nucleici che hanno in comune la capacità di sequenziare, in parallelo, milioni di frammenti di DNA.
È fondamentale sottolineare che il NIPT è un test di screening e non una diagnosi di certezza. Esso indica una probabilità che il feto presenti anomalie cromosomiche, ma non può confermare definitivamente la presenza o meno di una malattia genetica.
Quali malattie può rilevare il NIPT
La NIPT nasce essenzialmente per lo screening della sindrome di Down. Nel tempo si sono aggiunti nuovi elementi tecnici che hanno portato ad esplorare altre problematiche cromosomiche e genetiche.
- Trisomie frequenti: Il target principale del test è rappresentato dalle anomalie cromosomiche relative ai cromosomi 13 (sindrome di Patau), 18 (sindrome di Edwards) e 21 (sindrome di Down), che nell’insieme rappresentano oltre il 70% delle anomalie cromosomiche oggi note.
- Anomalie dei cromosomi sessuali: Il test permette di individuare le aneuploidie dei cromosomi X e Y (come la sindrome di Turner o monosomia X).
- Alterazioni strutturali: Alcuni pannelli permettono un approfondimento diagnostico di secondo livello, che consente di individuare la presenza nel feto di alterazioni cromosomiche strutturali ed alcune comuni sindromi da microdelezione o microduplicazione (un pezzettino molto piccolo di DNA in meno o in più, come la sindrome di Di George o la sindrome cri-du-chat).
- Test "Genome Wide": Alcuni test avanzati analizzano l’intero genoma, ovvero tutto l’assetto cromosomico, arrivando in alcuni casi a coprire oltre 1300 malattie genetiche, sebbene la sensibilità possa variare notevolmente rispetto alle trisomie principali.
Il ruolo della consulenza genetica
I risultati di un test del DNA fetale devono essere sempre accompagnati, prima e dopo l’esito, da un’accurata consulenza genetica e familiare. Questo passaggio è cruciale per individuare eventuali fattori di rischio materni e paterni che possono incidere sullo sviluppo di anomalie cromosomiche. Il test, infatti, non deve essere considerato un prodotto commerciale isolato, ma parte di un percorso medico strutturato.
I centri che offrono il test dovrebbero essere in grado non solo di garantire competenze di bioinformatica eccellenti, ma anche di saper eseguire una consulenza genetica approfondita. In caso di esito positivo o dubbio, è necessario valutare il background materno e, talvolta, coinvolgere l’intero nucleo familiare per interpretare correttamente il dato alla luce della storia clinica della coppia.
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Limiti del test e possibilità di errori
Sebbene il NIPT abbia sensibilità e specificità molto elevate per le trisomie più frequenti, non è infallibile. I limiti biologici includono la possibilità di falsi positivi (il test segnala un’anomalia che non c’è) o falsi negativi (il test non rileva un'anomalia esistente).
Un limite importante è rappresentato dal fatto che il DNA fetale nel sangue materno deriva dalla placenta. Pertanto, in casi rari di mosaicismo placentare, il risultato del test potrebbe non riflettere esattamente il corredo cromosomico del feto. Inoltre, il test potrebbe non fornire alcun risultato (risultato "non interpretabile") se la frazione di DNA fetale è inferiore al 2-4%, situazione che si verifica più spesso in donne obese o in epoche gestazionali troppo precoci.
È bene ricordare che il NIPT non sostituisce le indagini ecografiche. L’ecografia del primo trimestre rimane, infatti, un momento insostituibile del percorso della gravidanza, fornendo elementi strutturali che il test molecolare non può cogliere.
Applicazioni inattese: il NIPT e la salute materna
Una scoperta recente e sorprendente riguarda la possibilità che il NIPT rilevi patologie nella madre. Studi clinici, tra cui quello pubblicato sul New England Journal of Medicine (2024), hanno evidenziato che in alcuni casi di risultati "non interpretabili" o anomalie cromosomiche inspiegabili nel feto, la causa risiede in un tumore silente nella madre.
Circa il 90% del DNA libero nel sangue materno proviene dalla donna stessa. Se è presente un tumore, esso può rilasciare nel sangue frammenti di DNA alterato che interferiscono con l'analisi bioinformatica. Sebbene il NIPT non sia attualmente approvato come test oncologico, questa evidenza apre una nuova frontiera nella diagnostica precoce. In ogni caso, un risultato sospetto richiede sempre un'ulteriore valutazione medica approfondita per escludere o confermare patologie materne.
Quando e a chi è consigliato
Il test si esegue idealmente tra la 10ª e la 13ª settimana di gravidanza. È indicato in diverse situazioni:
- Pazienti che richiedono una maggiore attendibilità rispetto allo screening combinato del primo trimestre.
- Donne in gravidanze considerate ad alto rischio per età o anamnesi familiare.
- Pazienti con positività ai test di screening di primo o secondo livello.
- Gravidanze in cui è sconsigliabile la diagnosi prenatale invasiva a causa di un elevato rischio di aborto spontaneo.
È importante notare che, a partire dal 1° luglio 2024, in alcune regioni italiane (come l’Emilia-Romagna), il NIPT è offerto gratuitamente alle donne in gravidanza come parte del percorso nascita regionale, rendendo l’accesso più equo e strutturato. Tuttavia, non è da suggerire in prima istanza in gravidanze gemellari o plurigemine, a causa della minore validazione scientifica rispetto alle gravidanze singole.

La distinzione tra test di screening e test diagnostici
È vitale distinguere il NIPT dai test diagnostici invasivi come l'amniocentesi o la villocentesi.
- Test di screening (NIPT): Analizzano il sangue materno, sono sicuri, non comportano rischi di aborto, ma non danno una diagnosi di certezza.
- Test diagnostici (Amniocentesi/Villocentesi): Richiedono l'inserimento di un ago nell'addome sotto guida ecografica per prelevare cellule fetali. Sebbene comportino un rischio aggiuntivo di aborto di circa l’1%, rimangono l'unico strumento capace di fornire un cariotipo fetale definitivo.
Qualora il test di screening fornisse un risultato positivo a qualche patologia, il ricorso a queste procedure invasive diventa necessario per confermare o escludere il dato in maniera attendibile. La scelta di sottoporsi a tali esami deve essere sempre una decisione consapevole della coppia, basata su un'informazione completa riguardante i benefici, i rischi e le implicazioni psicologiche.