Guida Essenziale allo Psicologo per Bambini e l'Età Evolutiva: Comprendere, Agire e Supportare la Salute Psicologica Fin dalla Nascita

Durante l’intero ciclo di vita di un individuo, a partire da quando si è piccoli fino all’età adulta, la salute psicologica rappresenta senz’altro una questione molto importante. Spesso, quando si parla di sviluppo del bambino, la tendenza è quella di mantenere il focus solo sullo sviluppo motorio e linguistico, dimenticando che anche la crescita psicologica merita attenzione. In questo contesto, l'idea che anche un bambino potrebbe avere bisogno di un supporto psicologico può sorprendere, eppure è una realtà fondamentale. In questi casi, si parla di Psicologo dell'Età Evolutiva, una figura professionale specializzata nel mondo complesso e dinamico dell'infanzia e dell'adolescenza.

Ci sono ancora molti luoghi comuni sugli psicologi, ad esempio che "lo psicologo cura i matti", e questa figura viene spesso confusa con professionisti che non hanno le sue stesse competenze, come pedagogisti, counselor o coach. È fondamentale, pertanto, comprendere chi è e cosa fa lo psicologo per bambini e cosa ci si può aspettare da un percorso di supporto. Nonostante in giro si trovi spesso l’utilizzo del termine "psicologo infantile", la sua definizione è molto spesso sovrapponibile al più corretto e riconosciuto termine "psicologo dell’età evolutiva". Quest'ultimo abbraccia un periodo dello sviluppo più ampio, che arriva fino all’adolescenza, distinguendosi dallo psicologo infantile che si concentra più specificamente sulle problematiche dell'infanzia.

Non è raro che alcuni genitori si spaventino quando il pediatra suggerisce una visita psicologica per il figlio o la figlia. Tuttavia, non c'è nulla di cui allarmarsi. Proprio come noi adulti, anche i bambini possono attraversare momenti difficili che richiedono sostegno. Se non si interviene tempestivamente, la situazione potrebbe peggiorare e svilupparsi in un disturbo più serio, rendendo ancora più cruciale l'intervento precoce di uno specialista.

Il Territorio della Psicologia Infantile e dell'Età Evolutiva: Definizioni e Ambiti

La psicologia infantile è quella branca della psicologia che segue lo sviluppo del bambino, la sua crescita e i suoi comportamenti fin dai primi mesi ai primi anni, specificamente da 0 a 3, passando poi per la fanciullezza, dai 3 ai 10 anni, fino ad arrivare ai limiti dell’adolescenza. A questo punto, si inizia invece a parlare più genericamente di psicologia dello sviluppo. Nell’ambito delle Scienze Psicologiche, la psicologia infantile si interessa dei cambiamenti e delle modifiche che nel corso della crescita un bambino può attraversare dal punto di vista emotivo, fisico, affettivo, comportamentale, sociale e cognitivo.

Più nello specifico, la psicologia infantile si occupa di studiare proprio quei fattori che concorrono alla crescita psicologica del bambino e che possono essere influenzati dall’ambiente familiare, dalle relazioni con i pari nei differenti contesti di vita, dalla scuola agli ambienti di svago. È una branca della psicologia che si occupa principalmente del comportamento e della fase di crescita dei più piccoli, dalla nascita fino all'adolescenza. L'obiettivo ultimo di questa disciplina è studiare come si sviluppano le emozioni e il pensiero che definiranno l'identità degli adulti. Questo ramo della psicologia si occupa dell'aspetto educativo, assistenziale e clinico, offrendo un supporto completo.

La psicologia dell’età evolutiva, invece, pur includendo l'infanzia, si estende su un periodo della vita del bambino ricco di cambiamenti, dal concepimento all'età adulta, concentrandosi in particolare sul periodo che va dagli 0 ai 18 anni, e in alcuni casi anche oltre. Questo periodo può essere suddiviso in diverse fasi: la prima infanzia da 0 a 2 anni; la seconda infanzia da 2 a 6 anni; la fanciullezza da 7 a 11 anni; e l’adolescenza dagli 11 anni all’età adulta. Conoscere queste fasi è importante per comprendere l’ambito di specializzazione di uno psicologo e per identificare se lo sviluppo è tipico o presenta delle atipicità.

Tavola di sviluppo del bambino con le diverse età e le corrispondenti aree di crescita

Nel periodo che va dalla nascita all’adolescenza, ogni individuo affronta diverse esperienze, e ognuna di queste ha un ruolo nello sviluppo psichico. È in questa fase che lo specialista in psicologia dell’età evolutiva può diventare un punto di riferimento per le famiglie. Identificare eventuali problematiche durante l’infanzia può non essere né facile né scontato, poiché la crescita dell’essere umano è molto complessa e differenziata. Nel corso delle diverse epoche evolutive, i differenti aspetti relativi alla definizione della personalità di un individuo, della sua affettività e delle sue abilità personali, possono essere ancora in via di definizione, rendendo complesso comprendere eventuali difficoltà o problematiche psicologiche.

I Fondamenti dello Sviluppo: Il Contributo di Jean Piaget

Nel vasto ambito della psicologia infantile, la letteratura ci offre molti spunti di riflessione e, in particolare, non possiamo non partire dagli studi di Jean Piaget, che per primo si occupò dello sviluppo cognitivo nelle differenti fasi di vita, apportando un grande contributo. La psicologia infantile basa le proprie conoscenze partendo dalla fisiologia dello sviluppo umano, ovvero da quello che gli studi condotti nel corso degli anni hanno confermato. Piaget identificò i diversi stadi di apprendimento del bambino e il suo sviluppo mentale, che derivano dall’interazione dei processi di assimilazione e accomodamento.

L’assimilazione consiste nella capacità di selezionare e incorporare nuove esperienze e informazioni agli schemi già in possesso. È il processo attraverso cui i bambini interpretano nuove esperienze in termini dei loro schemi esistenti. Ad esempio, un bambino che ha imparato a chiamare "cagnolino" un cane, potrebbe inizialmente chiamare "cagnolino" anche una pecora, assimilando la nuova informazione al suo schema preesistente di "animale a quattro zampe".

L’accomodamento, al contrario, è il meccanismo opposto, ossia la modificazione dei comportamenti e degli schemi cognitivi già esistenti in relazione al contesto circostante. Nel caso dell'esempio precedente, il bambino, dopo essere stato corretto, modificherà il suo schema e imparerà a distinguere il cane dalla pecora, accomodando la nuova informazione.

In particolare, Piaget dimostrò la differenza qualitativa tra le modalità di pensiero del bambino e quelle dell’adulto e, successivamente, che dal punto di vista cognitivo c’è un forte legame che condiziona la capacità di adattamento all’ambiente sociale e fisico. Esistono diverse teorie per suddividere le varie tappe di sviluppo dell'infanzia, e gli stadi di Piaget sono tra le più influenti:

  • Stadio Sensomotorio (0-2 anni): Nello stadio sensomotorio, il bambino cerca di capire il mondo circostante attraverso la manipolazione degli oggetti, anche se non è ancora in grado di comprendere la realtà che lo circonda in termini astratti. Il bambino apprende attraverso i sensi e l'azione fisica, sviluppando la coordinazione motoria e la permanenza dell'oggetto.
  • Stadio Preoperatorio (2-7 anni): Nello stadio preoperatorio, il bambino comincia a utilizzare il pensiero simbolico, in quanto è capace di parlare e di usare simboli (come il linguaggio e il gioco simbolico), ma non è ancora in grado di comprendere un punto di vista esterno al proprio. Il pensiero è egocentrico e manca della reversibilità.
  • Stadio delle Operazioni Concrete (7-12 anni): Nello stadio delle operazioni concrete, il bambino non si basa più solamente sull'intuizione ma anche sulla razionalità. In questa fase, i bambini acquisiscono la capacità di pensare in modo logico riguardo a eventi concreti, comprendendo concetti come la conservazione, la classificazione e la serializzazione.

Il Ruolo dello Psicologo dell'Età Evolutiva: Chi è e Cosa Fa

Lo psicologo dell’età evolutiva è uno psicologo che ha seguito un particolare percorso di studi, diventando un esperto della mente dei bambini, specializzato nello sviluppo e nell'affrontare le problematiche che emergono durante la crescita. Per diventare psicologo dell’età evolutiva, una persona deve aver conseguito una laurea magistrale specifica, ad esempio in psicologia dello sviluppo, aver effettuato tirocinio presso strutture che si occupano di età evolutiva, come le neuropsichiatrie infantili, ed essere stato abilitato all’esercizio della professione tramite esame di stato ed iscrizione all'albo.

Tuttavia, è importante precisare che non esistono titoli ufficialmente riconosciuti per ottenere la qualifica specifica di "psicologo dell’età evolutiva". Questa qualifica è più un titolo che il singolo professionista si riconosce o che può essere dedotto dal percorso accademico e dal curriculum professionale. Di fatto, ogni psicologo che si occupa nel proprio lavoro di bambini e adolescenti è uno psicologo dell’età evolutiva. Va precisato inoltre che possono esserci anche psicoterapeuti, siano essi psicologi o medici, dell’età evolutiva; questi sono gli unici ad essere abilitati ad effettuare psicoterapia, ed è a loro che solitamente si fa riferimento quando si pensa ad uno psicologo per bambini.

Psicologo che gioca con un bambino in un ambiente accogliente

I professionisti specializzati in psicologia infantile si occupano di diagnosticare e di aiutare a ridurre o a superare diversi tipi di disturbi che si possono presentare durante la fase dell'infanzia. Lo psicologo dell’età evolutiva ha una profonda conoscenza dello sviluppo psichico nelle varie fasi di crescita, ed è quindi lo specialista più indicato per comprendere se e quando tale sviluppo è atipico. Situazioni atipiche che riguardano emozioni e comportamento sono, infatti, dei campanelli d'allarme che lo psicologo esplora e approfondisce.

Nel lavoro coi bambini, lo psicologo prende in carico la famiglia e le sedute potranno rivolgersi al bambino, ai genitori o a entrambi. In una prima fase valutativa, lo psicologo cercherà di concettualizzare il problema attraverso un colloquio con i genitori, e in caso anche con il bambino, e la somministrazione di questionari e test specifici per l'età evolutiva. Successivamente, lo psicologo lavora individualmente con il bambino, sfruttando il potere del gioco e del disegno. Per valutare le dinamiche emotive e cognitive dei bambini, lo psicologo infantile utilizza metodi diversi rispetto agli adulti: i bambini si esprimono attraverso il gioco, e questo diventa il modo principale per comunicare il loro mondo interno. Anche interpretare i disegni dei bambini può fornire preziose informazioni sulle loro emozioni e sentimenti che non riescono a esprimere verbalmente.

Ma lo psicologo infantile non si limita a esaminare i sintomi del bambino. Infatti, considera anche il contesto e i problemi familiari o scolastici per ottenere una visione completa della situazione. Questo approccio aiuta a identificare le cause dei disturbi del bambino, permettendo di creare un piano terapeutico personalizzato. Attraverso le visite cliniche e l’osservazione del comportamento del bambino, lo specialista arriva ad una valutazione psicologica e infine ad una diagnosi.

Una volta che l’iter diagnostico si è concluso, lo psicologo dell’età evolutiva valuta insieme alla famiglia la necessità di iniziare degli interventi terapeutici mirati, che possono essere di diverso tipo, dai percorsi di gruppo alle terapie individuali o familiari. A seconda delle varie esigenze e delle problematiche psicologiche emerse, l’approccio può essere diverso. Ad esempio, lo psicologo può proporre la terapia cognitivo comportamentale per bambini, magari da affiancare ad un percorso di sostegno alla genitorialità.

Lo psicologo potrà offrire attività di sostegno e counseling psicologico nel caso di difficoltà emotive e comportamentali, per i quali potrebbero essere utili anche dei Parent Training o dei Teacher Training. Potrà anche occuparsi di riabilitazione nel caso della necessità di una rieducazione funzionale di specifici processi (ad esempio, letto-scrittura nella Dislessia) o abilità cognitive (come il potenziamento della memoria o dell’attenzione) e psicomotorie (ad esempio, la rieducazione grafo-motoria nella Disgrafia). Nel caso ne sia abilitato all’esercizio, lo psicologo potrà svolgere con il bambino e/o la famiglia un percorso di psicoterapia occupandosi di disturbi internalizzanti, come Disturbi d’ansia e Disturbi depressivi, e disturbi esternalizzanti, come il Disturbo Oppositivo-Provocatorio e il Disturbo della condotta. Anche quando il bambino è più grande, uno psicologo infantile continua a offrire un supporto prezioso, adattando le tecniche terapeutiche in base all'età e alle esigenze del bambino.

Inoltre, i logopedisti sono specialisti del linguaggio e della comunicazione che aiutano i bambini con difficoltà nel parlare, comprendere o usare il linguaggio in modo appropriato. Utilizzano attività divertenti e interattive, come giochi ed esercizi pratici, per migliorare le abilità linguistiche. A volte, uno psicologo infantile può collaborare con il logopedista per affrontare i disturbi del linguaggio in modo più completo e integrato.

Quando e Perché Rivolgersi a uno Psicologo Infantile: Segnali d'Allarme e Contesto

Quando portare un bambino dallo psicologo? Molto spesso, i genitori, quando notano qualche comportamento strano del proprio figlio, non sono in grado di comprendere se si tratti di qualcosa di passeggero, proprio della fase dell'infanzia, o di un disturbo più grave. Non esiste una regola concreta, in quanto un determinato comportamento può essere normale a un’età e preoccupante in un’altra. Identificare eventuali problematiche durante l’infanzia può non essere né facile né scontato, e proprio per questo è importante non sottovalutare i segnali.

Solitamente il primo interlocutore quando ci sono problemi con i propri figli è il pediatra, il quale indirizzerà la famiglia, se lo riterrà opportuno, verso il professionista più idoneo a rispondere alle loro esigenze. Tuttavia, talvolta può succedere che qualche pediatra sottovaluti un problema. È fondamentale, quindi, che i genitori siano attenti e proattivi. Quando i genitori individuano alcuni comportamenti strani durante la fase dello sviluppo del bambino, è necessario rivolgersi al proprio medico di famiglia o al pediatra per poter escludere eventuali cause fisiche. In seguito, dopo aver escluso disturbi organici, sarà utile rivolgersi a un terapeuta esperto in psicologia dell'infanzia che possa analizzare i comportamenti e parlare con il bambino, per poter diagnosticare eventuali disturbi psicologici.

Genitori che parlano con un pediatra o uno psicologo

Per capire quando portare un bambino dallo psicologo è utile far riferimento ad alcuni indici quali la durata, la frequenza e l’intensità dei comportamenti o delle difficoltà, e ad alcuni parametri di confronto con altri bambini della stessa età. Prendiamo ad esempio un bambino che provi una qual certa paura quando la mamma non c’è. Se è normale sperimentare paura, l’angoscia nei bambini non dovrebbe essere sottovalutata. Potrebbe essere sempre ad esempio utile osservare la durata del pianto, la frequenza, ovvero ogni quanto succede, e l’intensità, cioè il grado con cui viene sperimentata l’emozione.

Facendo un altro esempio, sappiamo che è normalissima l’agitazione nei bambini, ma iperattività, scoppi d’ira e comportamenti oppositivo-provocatori non andrebbero sottovalutati. Anche qui potrebbe essere importante rilevare la durata, la frequenza e l’intensità di questi comportamenti. Risulta inoltre utile provare a fare un confronto con bambini della stessa età rispetto al problema in questione. Se è infatti diffusa la paura in bambini piccoli di essere lasciati da soli, la stessa cosa non è così frequente nella preadolescenza.

Per decidere quando portare un bambino dallo psicologo è infine importante far riferimento alla sofferenza che il problema del bambino sta creando a sé stesso e al sistema famiglia. Starà poi allo psicologo, in seguito alla sua valutazione, dire se la problematica riportata ha rilevanza clinica oppure no.

I motivi che possono spingere un genitore a contattare uno psicologo sono diversi e non sempre indicano qualcosa di grave, come ad esempio disturbi fisici senza cause mediche apparenti. È piuttosto normale che, durante l'infanzia, il bambino abbia paure passeggere. Man mano che scoprono il mondo circostante, questi timori iniziano a scomparire. Tuttavia, in alcuni casi, queste paure possono diventare croniche e trasformarsi in vere e proprie fobie e in disturbi psicologici.

Ogni bambino affronta le sfide in modo diverso e la sua sensibilità varia a seconda di molteplici fattori. Il loro temperamento unico svolge un ruolo fondamentale: alcuni sono naturalmente socievoli e adattabili, mentre altri possono essere più timidi o sensibili al cambiamento. Le esperienze passate di un bambino influenzano anche la sua capacità di affrontare nuove sfide. Infatti, se ha avuto esperienze positive di socializzazione, potrebbe sentirsi più sicuro nell'affrontare nuovi ambienti come l'inizio della scuola. Gli stili di attaccamento formati durante l'infanzia possono anche influenzare la risposta del bambino alle sfide, determinando come si relaziona agli altri e gestisce le emozioni.

Il livello di sviluppo emotivo e cognitivo del bambino gioca un ruolo importante nella gestione delle sfide. Un bambino più maturo emotivamente potrebbe essere più pronto ad affrontare situazioni difficili, come la separazione durante l'inserimento al nido. Inoltre, una famiglia che offre sostegno emotivo e pratico aiuta il bambino a sentirsi più sicuro e preparato ad affrontare le difficoltà. Ad esempio, nella gestione dell'enuresi, è importante che il genitore comunichi con il bambino in modo rassicurante ed empatico, creando un ambiente confortevole per affrontare insieme questo momento. La frustrazione nei bambini può essere dovuta a diversi fattori, come ad esempio dinamiche familiari difficili, la separazione dei genitori o episodi di bullismo. L'amnesia infantile, cioè la tendenza dei bambini a non ricordare eventi accaduti prima dei tre o quattro anni di età, è una fase normale dello sviluppo cognitivo e non rappresenta un problema di memoria.

Possiamo pensare di rivolgerci a uno psicologo infantile nel caso si presentino i seguenti segnali, che possono indicare la necessità di un supporto professionale:

  • Cambiamenti significativi nel comportamento del bambino: Questi possono manifestarsi come ansia, depressione o stress post-traumatico, indicando un disagio emotivo profondo.
  • Difficoltà scolastiche: Problemi nella lettura, nel calcolo o nell'attenzione possono essere segnali di disturbi specifici dell'apprendimento (come dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia) o deficit di attenzione.
  • Difficoltà di socializzazione e nel fare amicizie: Questo può indicare problemi di relazione o di adattamento sociale, influenzando l'integrazione del bambino nei contesti di gruppo.
  • Cambiamenti familiari ed eventi traumatici: La difficoltà nel comunicare un lutto a un bambino o l'adattamento a nuove situazioni, come l'affido familiare, può rappresentare una fonte di stress significativa per il bambino, richiedendo un supporto per elaborare tali esperienze.
  • Problemi legati al controllo degli impulsi e iperattività: Questi segnali possono suggerire la presenza di ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), che influenza la capacità del bambino di regolare l'attenzione e il comportamento.
  • Comportamenti di sfida, disobbedienza e ostilità verso adulti e insegnanti: Bambini con il disturbo oppositivo-provocatorio (ODD) possono avere difficoltà a controllare i propri impulsi emotivi e comportamentali, manifestando resistenza alle regole e alle figure autoritarie.
  • Bambini sempre arrabbiati e aggressivi, perdita di controllo e impulsi aggressivi: I disturbi del comportamento nei bambini possono manifestarsi attraverso comportamenti aggressivi come rabbia, ostilità o comportamenti oppositivi. Oltre a ODD, può trattarsi anche di disturbo esplosivo intermittente (DEI), caratterizzato da scoppi d'ira sproporzionati.
  • Dipendenza da internet o da videogiochi: Quando gli schermi diventano più amici dei giochi e delle persone, il rischio di isolamento sociale cresce, e il bambino potrebbe sviluppare una dipendenza comportamentale.

Quando si notano anomalie nel comportamento dei bambini, è importante considerarle senza minimizzarle. Non temere il giudizio degli esperti: comprendere il disagio del tuo bambino è il primo passo per trovare soluzioni utili.

Le Principali Problematiche e Psicopatologie dell'Età Evolutiva

Le psicopatologie infantili e dell’età evolutiva rappresentano una vasta gamma di condizioni che possono emergere durante le fasi di crescita. Durante l’infanzia e l’adolescenza, possono emergere patologie psicologiche di vario tipo. Capire quali sono i disturbi che rientrano nella sfera di competenza dello psicologo dell’età evolutiva è fondamentale per un intervento mirato. Vediamo quali sono le problematiche più comuni.

  • Disturbi dell’Apprendimento: Questa categoria include i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), che possono manifestarsi come dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, oppure deficit di attenzione e iperattività (ADHD). In entrambi i casi, parliamo di problematiche che possono incidere in modo significativo sul rendimento scolastico e, di riflesso, anche sul benessere psicofisico del bambino o dell’adolescente. Lo psicologo infantile può concentrarsi sulla diagnosi attraverso test per capire se ci sono disturbi del neurosviluppo come difficoltà nell'apprendimento o deficit di attenzione.
  • Disturbi del Comportamento: Alcuni esempi di patologie del comportamento sono il disturbo oppositivo provocatorio (ODD) o il disturbo esplosivo intermittente (IED). Sono problematiche che influiscono in modo significativo sulla vita di relazione e sulla qualità della vita di bambini e ragazzi, spesso caratterizzate da comportamenti di sfida, disobbedienza, ostilità e, in alcuni casi, aggressività.
  • Disturbi d’Ansia: I disturbi d’ansia sono sempre più frequenti anche in età evolutiva e comprendono attacchi di panico, ansia generalizzata e disturbo ossessivo-compulsivo. Lo psicologo dell’età evolutiva può guidare i piccoli pazienti nell’utilizzo di strategie pratiche che aiutano a gestire meglio gli stati ansiosi nella quotidianità, contribuendo a ritrovare il benessere attraverso la psicoterapia.
  • Disturbi dell’Umore: Depressione e disturbo bipolare sono alcune problematiche psicologiche che riguardano l’umore e che possono manifestarsi anche nei bambini e negli adolescenti. Può essere utile iniziare un percorso terapeutico per individuare i fattori scatenanti e mettere in campo delle strategie di intervento, affiancate da un supporto di tipo emotivo.
  • Disturbi dello Spettro Autistico: I disturbi dello spettro autistico sono senza dubbio le patologie del neurosviluppo più comuni in età evolutiva. In questi casi, il supporto dello psicologo è fondamentale e va affiancato da interventi terapeutici che mirano al miglioramento delle competenze sociali, comunicative e comportamentali del bambino.

Queste problematiche, se non affrontate, possono influire notevolmente sullo sviluppo armonico del bambino, sia a livello personale che nelle relazioni con gli altri e nell'ambiente scolastico. Il ruolo dello psicologo, in tali circostanze, è quello di offrire un percorso strutturato e personalizzato per aiutare il bambino a superare le difficoltà e a sviluppare al meglio le proprie potenzialità.

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Preparare il Bambino all'Incontro con lo Psicologo: Strategie e Consigli

Se si decide di portare il bambino dallo psicologo, è necessario comunicarglielo in maniera tranquilla e sincera. Ovviamente, il tipo di spiegazione varia in base all’età. Molti genitori tendono a mentire a proprio figlio quando lo portano dallo psicologo, dicendo che è un medico o magari un amico di mamma e papà. Questa pratica, tuttavia, può generare confusione o sfiducia nel bambino, rendendo più difficile l'instaurarsi di un rapporto terapeutico efficace. È preferibile essere onesti e trasparenti, adattando il linguaggio all'età del bambino.

  • Per i più piccoli: Si può parlare direttamente del professionista, magari chiamandolo direttamente per nome, e presentandolo come una persona gentile che gioca con i bambini e li aiuta a capire meglio le loro emozioni.
  • In età scolare: Si può avvisare il bambino qualche giorno prima e spiegare che lo psicologo è lì per aiutare nei momenti in cui non ci sentiamo bene, ad esempio se siamo tristi, arrabbiati, preoccupati o confusi. È importante sottolineare che lo psicologo non è un "giudice", ma un alleato che lo aiuterà a trovare soluzioni e a sentirsi meglio.

Cosa fare se nostro figlio non vuole andare dallo psicologo? Se il bambino non vuole andare dallo psicologo infantile, è importante affrontare la situazione con comprensione e sensibilità. La resistenza può derivare dalla paura dell'ignoto, dalla vergogna o dalla preoccupazione di essere "difettosi". Ecco alcuni suggerimenti pratici per gestire questa situazione:

  • Comunicazione aperta: Parla con il bambino per comprendere le sue preoccupazioni e rispondi alle sue domande onestamente. Chiedi cosa lo spaventa o lo rende riluttante.
  • Spiega il motivo: Spiega in maniera semplice l'importanza di consultare uno psicologo per superare le difficoltà emotive o comportamentali che sta sperimentando. Focalizzati sui benefici che ne trarrà, come sentirsi più felice o meno arrabbiato.
  • Coinvolgi il bambino nelle decisioni: Chiedi al bambino se ci sono preferenze o modalità che lo renderebbero più confortevole durante la visita. Ad esempio, se preferisce una seduta online o in presenza, o se c'è un giorno specifico della settimana che gli è più comodo.
  • Offri incentivi positivi: Motiva il bambino offrendo piccole ricompense dopo la visita o la possibilità di fare qualcosa di divertente insieme. Questo può aiutarlo ad associare l'esperienza a qualcosa di positivo.
  • Diminuisci l'ansia: Aiuta il bambino a gestire l'ansia spiegandogli che lo psicologo è lì per aiutare e non c'è nulla da temere, che è un luogo sicuro dove può esprimersi liberamente senza giudizio.
  • Coinvolgi altri adulti di fiducia: Se il bambino ha difficoltà a parlare con te, coinvolgi altri adulti di fiducia, come un nonno, una zia o un insegnante che ha un buon rapporto con lui, per offrire supporto e mediazione.
  • Consulta direttamente lo psicologo: Parla direttamente con lo psicologo per ottenere consigli su come affrontare la resistenza del bambino. Il professionista potrà fornire strategie specifiche basate sulla sua esperienza e sulla conoscenza delle dinamiche infantili.

Il Ruolo Indispensabile dei Genitori e la Collaborazione Terapeutica

Come abbiamo visto, uno psicologo dell’età evolutiva è in grado di affrontare una vasta gamma di disturbi che influenzano il benessere emotivo e comportamentale dei bambini e degli adolescenti. Si è soliti pensare all’infanzia come alla spensieratezza per eccellenza, ma crescere vuol dire anche imparare ad affrontare ciò che è nuovo o inatteso. Ecco perché il ruolo dello psicologo infantile è fondamentale. A differenza di quanto si potrebbe pensare, la psicologia infantile coinvolge i genitori o, più in generale, i caregiver, e il loro contributo è essenziale.

In una prima fase valutativa, lo psicologo cercherà di concettualizzare il problema attraverso un colloquio con i genitori, permettendo di raccogliere più informazioni possibili sul bambino, sul contesto in cui vive e sulle difficoltà emerse. Il loro contributo permette di comprendere meglio il contesto in cui vive il bambino e di lavorare insieme per creare un ambiente familiare che favorisce il benessere emotivo e relazionale.

Quando si inizia un percorso con uno psicologo infantile, è importante sapere che i genitori sono parte attiva del processo. I genitori possono contare sul supporto e la consulenza dello psicologo dell’età evolutiva, così da diventare parte attiva in questo percorso che mira al benessere del bambino. Se sei genitore di un bambino che sta affrontando delle sfide e hai deciso di intraprendere un percorso di supporto, non preoccuparti se lo psicologo ti consiglia anche un percorso personale. Questo "parent training" ti fornirà le strategie giuste per aiutare il tuo bambino a fare progressi e applicarli nella vita di tutti i giorni. Inoltre, potrebbe essere utile consultare uno psicologo anche in caso di burnout genitoriale o per migliorare le proprie competenze nel sostegno al bambino, riconoscendo che anche i genitori hanno bisogno di un po' di sostegno per il benessere mentale.

La presa in carico va personalizzata in base alle caratteristiche del singolo bambino, della singola famiglia e della problematica riportata. Questo significa che ogni percorso è sempre personalizzato, tenendo conto delle specificità di ogni caso. Anche gli insegnanti e tutte le altre figure di riferimento, come i nonni o altri educatori, vengono coinvolti, in modo che tutti possano adottare con successo le strategie educative e le stesse linee guida sulla gestione dei disturbi del comportamento. Questa collaborazione multidisciplinare e sistemica è cruciale per il successo dell'intervento, garantendo coerenza e supporto al bambino in tutti gli ambienti di vita.

Costi e Modalità di Accesso ai Servizi di Psicologia Infantile

L'accesso ai servizi di psicologia per l'età evolutiva è diventato sempre più flessibile, con professionisti che offrono diverse modalità di consultazione per venire incontro alle esigenze delle famiglie. Molti professionisti, infatti, offrono sia la terapia presenziale, svolta in studi accoglienti e attrezzati per i bambini, sia la terapia online, che garantisce maggiore flessibilità e comodità. La possibilità di scegliere tra una seduta in presenza e una a distanza permette di superare eventuali barriere geografiche o di tempo, rendendo il supporto psicologico più accessibile.

I costi per una seduta possono variare a seconda del professionista, della sua specializzazione, dell'esperienza e della località. Da un'analisi delle informazioni disponibili, i costi per una seduta possono andare da 40€/seduta fino a 70€/seduta o più. Ad esempio, si possono trovare professionisti come il Dott. Vincenzo Cantara che offre sedute da 40€, mentre altri, come il dr. Giovanni Tempesti, propongono sedute da 70€. La Dott.ssa Federica, psicologa Clinica e di Comunità formata presso l'Università di Torino e iscritta all'ordine degli Psicologi della Toscana, offre sedute a partire da 50€, così come la Dott.ssa Diletta Cinci, psicologa e psicoterapeuta Sistemico Relazionale che lavora con adulti, coppie, adolescenti e bambini. La Dott.ssa Eugenia Bezzini, Psicologa clinica e psicoterapeuta in formazione ad orientamento Cognitivo-Comportamentale, propone sedute da 60€. Queste cifre sono indicative e possono variare in base alla specifica offerta del professionista.

Tabella comparativa dei costi di una seduta psicologica (range medio)

È importante notare che molti professionisti, come la Dott.ssa Tosi Veronica, specializzata in psicoterapia della famiglia, o la Dott.ssa Diletta Cinci e la Dott.sa Eugenia Bezzini, offrono la possibilità di terapia online, permettendo ai genitori di accedere al supporto anche da casa. Questo tipo di servizio è particolarmente utile per le famiglie che vivono in aree remote o che hanno difficoltà logistiche a raggiungere lo studio del professionista. La Dott.ssa Chiarastella Conti, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, riceve su appuntamento a Siena, occupandosi di adulti ed età evolutiva, dimostrando come la professione sia ampiamente radicata sul territorio.

Quando si cerca un professionista, è possibile imbattersi in diverse specializzazioni e orientamenti, come la psicoterapia della famiglia, la terapia sistemico relazionale, l'orientamento cognitivo-comportamentale o la psicoterapia Cognitivo Post-Razionalista, come nel caso della Dott.ssa Eleonora Zamperini. Questa varietà permette di trovare l'approccio più adatto alle specifiche esigenze del bambino e della famiglia. Siti specializzati e piattaforme online sono un utile strumento per entrare in contatto con professionisti qualificati, consultare i loro profili, e chiedere un appuntamento.

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