La prolattina è un ormone fondamentale prodotto nella ghiandola pituitaria del cervello. Questa piccola ghiandola endocrina, situata sotto la base del cervello e strettamente connessa alle sue aree centrali, è il fulcro della secrezione di numerosi ormoni essenziali per il corpo umano. Nello specifico, la prolattina è l’ormone principale di cui il corpo ha bisogno per preparare il latte materno e sostenerne la produzione. La sua importanza si manifesta in modo prepotente durante la gravidanza e l'allattamento, periodi in cui la sua concentrazione nel sangue subisce significative variazioni per adempiere a funzioni vitali. Ma il suo impatto non si limita alla sfera riproduttiva, estendendosi alla regolazione di diversi altri meccanismi dell'organismo, rendendola un elemento chiave per la fisiologia femminile e, sebbene con ruoli meno definiti, anche maschile.
Cos'è la Prolattina: L'Ormone Chiave della Lattazione
La prolattina, conosciuta anche come lattotropina, è un ormone secreto principalmente dall’ipofisi, sotto uno stretto controllo dell’ipotalamo. È chimicamente simile all’ormone della crescita (GH), ma i suoi effetti nel corpo sono quasi completamente diversi. La produzione di prolattina è regolata da diversi stimoli, tra cui la dopamina, che opera riducendone la produzione, e gli estrogeni, che fungono invece da stimolo. La funzione principale della prolattina (PRL) nella donna è quella di promuovere lo sviluppo della ghiandola mammaria e l’allattamento in occasione della gravidanza e del parto. Proprio per questo ruolo determinante nella produzione di latte dalle ghiandole mammarie, la sua concentrazione è elevata sia in gravidanza che per tutto il periodo dell’allattamento. Nelle donne che non si trovano in stato gravidico o negli uomini, le concentrazioni di prolattina sono, di norma, basse. Questo ormone induce e regola la produzione di latte da parte delle ghiandole mammarie, essendo influenzata da fattori stimolanti e inibenti.

Il Ruolo della Prolattina in Gravidanza e Post-Parto
Durante la gravidanza, i livelli di prolattina nel corpo sono alti, e questo è un aspetto del tutto normale e fisiologico. Già tra la 10^ e la 20^ settimana di gestazione, la produzione di prolattina aumenta significativamente, sebbene i livelli si riducano lentamente fino alla fine della gravidanza, pur rimanendo 10-20 volte più elevati rispetto ai valori pre-gravidanza. Questa elevata concentrazione, sostenuta anche da altri ormoni come estrogeni e progesterone, prepara il seno per iniziare la produzione del latte, stimolando lo sviluppo delle ghiandole mammarie.
Il momento cruciale per l'attivazione della lattazione si verifica dopo la nascita del bambino. Quando il bambino nasce e la placenta lascia il corpo, i livelli di estrogeni e progesterone, che fino a quel momento avevano inibito l'azione della prolattina sulla produzione effettiva di latte, diminuiscono drasticamente. La diminuzione di questi due ormoni fa salire ulteriormente la prolattina e segnala alle ghiandole che producono il latte nel seno di produrre latte materno. Dopo la nascita del bambino, il primo aumento della prolattina è quello che avvia la produzione di latte, un fenomeno conosciuto anche come montata lattea. Tuttavia, questo aumento iniziale non è sufficiente per mantenere la produzione di latte materno nel lungo periodo. Nelle prime settimane dopo il parto, una madre continua a produrre latte materno e persino a provare l’ingorgo mammario, anche se decidesse di non voler allattare. Questo dimostra la potenza del segnale ormonale post-parto. Nelle donne che non allattano al seno, i livelli di prolattina diminuiscono in tempi brevi fino al raggiungimento dei livelli presenti prima della gravidanza.
La Dinamica della Produzione di Latte: Prolattina, Ossitocina e Riflesso di Eiezione
La prolattina è un ormone che ha un ruolo centrale nella produzione del latte materno. La suzione del neonato al seno mantiene attiva questa produzione. Quando il bambino si attacca al seno e pompa il latte materno, i nervi del seno inviano un segnale al cervello per rilasciare gli ormoni dell’ossitocina e della prolattina. A ogni suzione al seno, lo stimolo del capezzolo attiva la produzione di prolattina a livello dell’ipofisi, che è l’ormone che regola la produzione di latte. Il movimento della suzione del neonato determina infatti la stimolazione delle terminazioni nervose che si trovano sul capezzolo. In questa parte del seno sono presenti dei recettori che stimolano la secrezione di ormoni quali l’ossitocina e la prolattina, regolando quindi la produzione di latte.
La prolattina che viene prodotta durante una poppata serve per preparare il seno a produrre la corretta quantità di latte per la poppata successiva. Più il bambino succhierà al seno in modo corretto, più l’ipofisi lavorerà correttamente secernendo la giusta quantità di ormone e quindi di latte. L’ossitocina, d'altro canto, è responsabile di portare il latte materno dal seno al bambino, attraverso il cosiddetto riflesso di eiezione. Questo ormone, anch'esso prodotto dall’ipofisi, è uno dei protagonisti della produzione di latte materno. La suzione al capezzolo stimola il riflesso di ossitocina, che sul corpo materno ha diverse azioni: provoca contrazioni a livello dell’utero con conseguente riduzione delle perdite ematiche dopo il parto e, soprattutto per l'allattamento, induce la contrazione e l'attivazione dei dotti galattofori, che sono i dotti che trasportano il latte verso il capezzolo. È possibile percepire questo riflesso attraverso un “pizzicorio” al seno nel momento in cui la poppata si avvicina, oppure si può osservarlo quando dal capezzolo fuoriesce spontaneamente latte. Fondamentale per l’allattamento è un buon riflesso ossitocinico, favorito dal contatto e dalla relazione con il bambino e da una suzione corretta.
Un altro elemento che influenza la produzione di latte è il FIL (Feedback Inhibitor of Lactation), una proteina presente nel latte materno che regola la produzione di latte, diminuendola. Quando il FIL aumenta, il corpo della madre diminuisce automaticamente la produzione di latte, proteggendo da ingorghi e mastiti. Questo meccanismo lavora in tandem con la prolattina: più frequentemente si allatta, più il FIL sarà in quantità ridotte e si favorirà un’ottima produzione di latte. Se, al contrario, si osservano intervalli molto lunghi tra una poppata e l'altra, il seno non verrà drenato a lungo e la concentrazione di FIL aumenterà, diminuendo di riflesso la produzione di latte materno. A circa un’ora dalla fine della poppata, il seno che continua a lavorare a pieno regime avrà prodotto una buona quantità di latte, arrivando a “riempirsi” per circa il 60/70% del proprio volume. Il FIL accompagna questo processo rallentando la produzione proporzionalmente alla quantità di latte presente nel seno. Per questo motivo, non è mai prudente un allattamento a orari prestabiliti, ma piuttosto a richiesta.

Mantenere Alti i Livelli di Prolattina: Frequenza e Strategie
Il modo migliore per aumentare i livelli della prolattina e garantire una produzione adeguata di latte è quello di allattare o pompare molto frequentemente. La fisiologia dell’allattamento prevede che più una mamma stimola il seno attraverso la suzione del bambino (o in alcuni casi attraverso l’utilizzo del tiralatte), più il seno produrrà la quantità di latte adeguata al fabbisogno del neonato. Questo è un meccanismo intrinsecamente legato alla legge della domanda e dell’offerta. Proprio per tale meccanismo è molto importante allattare il neonato a richiesta. Quando il bambino è nato, è importante allattare o pompare almeno ogni due o tre ore durante tutto il giorno. Più spesso si stimola il seno, più il cervello rilascerà la prolattina. La frequenza e la durata delle poppate devono essere determinate dai bisogni e dai segnali del bambino. È proprio la richiesta del seno da parte del neonato a garantire il mantenimento della produzione del latte e la stabilità dei valori della prolattina. Tuttavia, è importante sottolineare che l’aumento dei livelli di prolattina da solo non è sufficiente per creare un buon apporto di latte materno; la regolarità e l'efficacia del drenaggio del seno sono altrettanto cruciali.
Alcuni bambini sono molto tranquilli e possono attendere per essere allattati; in questi casi, è necessario svegliare i bambini approfittando dei momenti di sonno leggero, tenendoli a contatto pelle a pelle con la mamma, per stimolarli a poppare spesso. Poppate frequenti ed efficaci stimolano la produzione di latte. Una cosa curiosa rispetto alla prolattina è che la sua produzione aumenta significativamente di notte. La prolattina, infatti, ha un ritmo circadiano e i suoi livelli in circolo aumentano nelle ore notturne. Questo spiega il perché dei risvegli notturni, soprattutto in tenera età del neonato, e perché le cellule della ghiandola mammaria producono una maggiore quantità di latte durante la notte. La produzione di prolattina è, infatti, agevolata dal riposo e dall’assenza di luce. Le poppate notturne frequenti facilitano l’incremento della produzione di latte e l’aumento di peso del bambino. Per avviare e mantenere la produzione di latte, quando mamma e neonato sono separati e non è possibile l’attacco al seno, è possibile stimolare il seno tramite la spremitura manuale o mediante l’utilizzo del tiralatte.
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Molte donne, tuttavia, hanno paura di non avere abbastanza latte, paradossalmente proprio perché il piccolo viene allattato esclusivamente al seno, con poppate frequenti nell’arco della giornata, e quindi temono di non riuscire a soddisfare le richieste del neonato o di rispondervi solo in parte. Non è necessario però preoccuparsi, anzi si può stare molto tranquille, dal momento che più spesso il bambino o la bambina si attacca al seno, stimolandolo, e più l’ipofisi rilascerà prolattina. In allattamento non è raccomandato il dosaggio della prolattina, proprio perché più spesso si stimola il seno, tanto più l’ipofisi rilascerà questo ormone e non sono necessari esami per conoscere i valori precisi.
L'Influenza della Prolattina sul Ciclo Mestruale e la Fertilità
Quando una madre sta allattando al seno, i livelli di prolattina sono alti e i livelli di estrogeni sono bassi. Se la madre allatta esclusivamente al seno, questo può ritardare il ritorno del ciclo mestruale per molti mesi. La prolattina svolge un ruolo determinante nella produzione di latte, ma tra le sue funzioni vi è anche quella di bloccare l’ovulazione in quanto determina un abbassamento degli ormoni che regolano il ciclo mestruale (FSH e LH). Questo è un meccanismo naturale che favorisce l'intervallo tra le nascite.
Tuttavia, alti livelli di prolattina possono anche interferire con la capacità di rimanere incinta di nuovo. Se la madre sta ancora allattando al seno, o ha svezzato il bambino ma sta ancora producendo latte materno, i suoi livelli di prolattina potrebbero essere alti, specialmente se non ha ancora visto il ritorno del ciclo. Livelli molto elevati di prolattina possono interferire con il normale funzionamento dell’ovulazione. Quando questo ormone è alto, infatti, può ridurre la produzione di altri ormoni che regolano il ciclo mestruale, rendendo più difficile l’ovulazione e quindi il concepimento. Quindi, se una donna è pronta per rimanere incinta di nuovo, ma ha problemi a concepire, è fondamentale che ne parli con il medico, poiché il dosaggio della prolattina può essere incluso tra gli esami richiesti quando si valutano possibili difficoltà a rimanere incinta.
Fattori che Possono Alterare i Livelli di Prolattina durante l'Allattamento
Molte cose possono influenzare il livello di prolattina nel corpo durante il periodo dell'allattamento, compromettendo potenzialmente la produzione di latte materno. È fondamentale essere consapevoli di questi fattori per sostenere al meglio l'allattamento.
- Uso precoce del ciuccio: L’uso di un succhiotto nei primi giorni e nelle settimane di allattamento al seno sostituisce la stimolazione del seno che si otterrebbe se si mettesse il bambino al seno. Più si mette il bambino al seno, più prolattina viene prodotta; di conseguenza, una stimolazione ridotta può portare a livelli di prolattina inferiori e, potenzialmente, a una ridotta produzione di latte.
- Anticoncezionali che contengono estrogeni: Quando c’è un cambiamento nell’equilibrio di estrogeni e prolattina, questo può influenzare la fornitura di latte materno. Poiché gli estrogeni possono inibire l'azione della prolattina o competere con essa, l'uso di contraccettivi a base di estrogeni può talvolta ridurre la produzione di latte.
- Creme anestetiche: Una crema anestetica non dovrebbe mai essere usata per trattare i capezzoli irritati. Non solo può intorpidire la bocca del bambino, rendendo meno efficace la suzione e quindi la stimolazione del seno, ma può anche intorpidire i nervi del seno. Questa riduzione della sensibilità nervosa può impedire l'invio del segnale appropriato al cervello per il rilascio di prolattina e ossitocina, compromettendo la produzione e l'eiezione del latte.
- Stress, dolore e disagio: Condizioni di stress prolungato determinano un aumento del cortisolo, l’ormone dello stress, che a sua volta può portare a una riduzione dei livelli di prolattina. Al tempo stesso, stress, dolore e disagio inibiscono anche la secrezione di ossitocina, altro ormone che, come abbiamo visto, è necessario per la produzione del latte materno. La prolattina induce un senso di rilassamento nella madre, ma fattori esterni stressanti possono contrastare la sua efficace secrezione.
- Fumo di tabacco: Tra le cause di livelli bassi di prolattina vi è il forte consumo di tabacco, che in alcuni casi può determinare una riduzione dei livelli di questo ormone e di conseguenza della produzione di latte, specialmente nei primissimi giorni dopo il parto.
- Mancato drenaggio del seno: I livelli circolanti di prolattina nel corpo sono alti durante la gravidanza e subito dopo la nascita del bambino. Ma dal momento che il corpo rilascia tale ormone in risposta alla stimolazione e al drenaggio del seno, se non si allatta al seno o non si pompa il latte materno, i livelli inizieranno a scendere. Il Fattore di inibizione della lattazione (FIL), una proteina contenuta nel latte materno, quando il latte non viene rimosso dal seno, influenza negativamente il rilascio di prolattina. Si tratta quindi di un meccanismo di difesa a tutti gli effetti che, però, porta progressivamente a rallentare la produzione di latte e a un abbassamento dei livelli di prolattina. Per questo motivo, è fondamentale non soltanto stimolare il seno, ma anche svuotarlo dal latte prodotto grazie a poppate frequenti.
Prolattina: Funzioni oltre l'Allattamento e Livelli Basali
Anche al di fuori del periodo della gravidanza e dell'allattamento, la prolattina svolge un ruolo significativo nell'organismo. Nelle donne non in gravidanza e negli uomini, la prolattina è normalmente presente in quantità limitata. Normalmente, al di fuori di queste condizioni, i suoi livelli ematici sono bassi, inibiti dalla Dopamina prodotta dall’Ipotalamo.
Oltre a stimolare la produzione di latte dopo la gravidanza, la prolattina è coinvolta in altri processi biologici. Ad esempio, influenza il metabolismo, il sistema immunitario e il comportamento. Nel caso dell’uomo, gli effetti sono meno chiari, ma è noto di come un eccesso di prolattina sopprima la disponibilità di testosterone e quindi, ad esempio, anche il desiderio sessuale. Un’insufficiente quantità di prolattina in circolo potrebbe, secondo alcuni autori, condurre ad una ridotta risposta immunitaria. Pertanto, la prolattina è un ormone poliedrico, la cui regolazione fine è essenziale per il benessere generale.
Iperprolattinemia: Cause, Sintomi e Diagnosi
Al di fuori dello stato di gravidanza e del puerperio, l’aumento dei livelli di prolattina, una condizione nota come iperprolattinemia, può essere dovuto a diverse cause. L'incremento patologico della prolattina può avere effetti devastanti nella vita di una donna, ma anche nell'uomo.
Cause dell'Iperprolattinemia (non legate a gravidanza/allattamento):
- Prolattinoma: Il prolattinoma, un tumore dell’ipofisi generalmente benigno, è una delle cause più frequenti di innalzamento non fisiologico dei livelli di prolattina. Sebbene sia più frequente nelle donne, può interessare anche gli uomini. La massa tumorale può insistere sul nervo ottico causando mal di testa e disturbi della vista, oltre che interferire con la produzione degli altri ormoni ipofisari.
- Farmaci: Numerosi farmaci possono essere causa di alterazione dei valori, includendo antidepressivi, antipertensivi, antinausea e alcuni antipsicotici.
- Condizioni fisiologiche e stile di vita: L’esercizio fisico intenso, lo stress e il sonno possono far aumentare temporaneamente i livelli di prolattina (si definiscono cause parafisiologiche). Disturbi del sonno possono anch'essi contribuire.
- Altre patologie: Livelli circolanti di prolattina sono stabilmente elevati anche in donne con amenorrea secondaria, con galattorrea, con ipotiroidismo primario, con sindrome da ovaio policistico (il cui legame è tuttavia ancora oggetto di dibattito), e con anoressia.
- Sindrome del capezzolo irritabile: Anche la stimolazione del capezzolo, in contesti non legati all'allattamento, può indurre un aumento dei livelli.
Sintomi della prolattina alta (iperprolattinemia) fuori dalla gravidanza/allattamento:Un aumento persistente della prolattina può interferire con l’equilibrio degli ormoni che regolano il ciclo mestruale.
- Nelle donne: Questa condizione può manifestarsi con alterazioni del ciclo mestruale fino alla mancanza delle mestruazioni (amenorrea), perdita di latte dalle mammelle (galattorrea) anche fuori dall’allattamento, irsutismo (crescita eccessiva di peli) e difficoltà di portare a termine una gravidanza o infertilità. La galattorrea e l’irregolarità del ciclo mestruale sono sintomi comuni del prolattinoma.
- Negli uomini: Può essere associato a riduzione della libido (perdita progressiva della libido), ginecomastia (sviluppo delle mammelle) o difficoltà legate alla fertilità.

Macroprolattina: Una Forma Inattiva da Considerare
È importante sapere che alcuni soggetti altrimenti sani mostrano elevati livelli di prolattina perché la maggior parte dell’ormone rilevato nel sangue è in una forma diversa, che prende il nome di macroprolattina. La macroprolattina non proviene dall’ipofisi e né è attiva nell’organismo, quindi nei casi di iperprolattinemia, ulteriori prove di laboratorio devono essere fatte per escludere questo caso. La sua presenza può portare a diagnosi errate e trattamenti non necessari, rendendo fondamentale una corretta identificazione.
Quando e Come Valutare i Livelli di Prolattina: Il Test
La diagnosi di iperprolattinemia si basa su un’analisi del sangue con la determinazione della prolattinemia. Questo esame misura la quantità di prolattina nel sangue. A cosa serve l’esame della prolattina? Quando viene prescritto? Generalmente, viene richiesto in presenza di infertilità, disturbi mestruali, alterazioni della sessualità, o per il monitoraggio per la recidiva di un tumore che produce prolattina, come il prolattinoma.
Preparazione all'esame:Poiché si tratta di un ormone la cui produzione è fortemente influenzata dallo stress, anche banalmente durante il prelievo di sangue, è fondamentale che il paziente non subisca alcun tipo di ansia o stress. Per questo, spesso viene fatto sdraiare su un lettino dove viene eseguito il prelievo, per avere la certezza che lo stress non ne influenzi l’esito. Per il prelievo è preferibile essere a digiuno, ma senza eccessi, perché anche un digiuno prolungato può diventare fonte di stress, causando un aumento dei valori. Il prelievo dovrebbe avvenire 3-4 ore dopo il risveglio mattutino, poiché i livelli di prolattina possono aumentare durante il sonno.
Momento migliore per l'esame:Il prelievo dovrebbe avvenire 3-4 ore dopo il risveglio mattutino, dopo un adeguato riposo e in condizioni di tranquillità.
Test durante l'allattamento:Come già menzionato, in allattamento non è raccomandato il dosaggio della prolattina, poiché i suoi livelli sono fisiologicamente elevati a causa della stimolazione continua del seno, e gli esami non sono necessari per monitorare la produzione di latte.

Prolattina Bassa: Implicazioni e Possibili Cause
Valori bassi di prolattina sono meno comuni rispetto all'iperprolattinemia e di solito non vengono trattati in modo specifico, a meno che non siano sintomo di una condizione sottostante più grave. Possono essere indicativi di ipopituitarismo, ovvero una diminuita secrezione di ormoni ipofisari a causa di malattie a carico dell’ipotalamo o dell’ipofisi. Come già accennato, secondo alcuni autori, un’insufficiente quantità di prolattina in circolo potrebbe condurre ad una ridotta risposta immunitaria.
Tra le cause specifiche di livelli bassi di prolattina, oltre alle patologie ipofisarie/ipotalamiche, vi è il forte consumo di tabacco, che in alcuni casi può determinare una riduzione dei livelli di questo ormone e di conseguenza della produzione di latte, specialmente nei primissimi giorni. Anche il Fattore di inibizione della lattazione (FIL), una proteina contenuta nel latte materno, quando il latte non viene rimosso dal seno, può portare progressivamente a un abbassamento dei livelli di prolattina se il seno non viene drenato adeguatamente.
Gestione dell'Iperprolattinemia Patologica
La scelta tra terapia medica e chirurgica per l'iperprolattinemia patologica è determinata dalla sintomatologia clinica e dall’estensione dell’eventuale adenoma ipofisario, qualora presente.
- Terapia medica: Quando una terapia medica è necessaria, si ricorre ai farmaci “dopamino agonisti” come la Bromocriptina e la Cabergolina. Questi farmaci agiscono mimando l'effetto della dopamina, che è un inibitore naturale della secrezione di prolattina, riducendone così i livelli.
- Terapia chirurgica: La terapia chirurgica è di competenza neuro-chirurgica e prevede l’approccio transfenoidale (attraverso il naso), specialmente in caso di prolattinomi di grandi dimensioni o resistenti alla terapia farmacologica, o che causano una compressione significativa delle strutture circostanti, come il nervo ottico.
Non è possibile influenzare i livelli di prolattina con l’alimentazione per abbassarli significativamente, ma i livelli circolanti possono comunque beneficiare di una miglior gestione dello stress, data la forte correlazione tra stress e secrezione ormonale.
NOTA INFORMATIVA: Il contenuto di questo articolo ha scopo puramente divulgativo e non costituisce in alcun modo un parere medico né mira a influenzare decisioni di acquisto o terapeutiche. L’Autore non risponde di usi impropri né di eventuali imprecisioni, errori od omissioni. Medico Chirurgo. Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Endocrinologia e Metabolismo.
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