La prolattina è un ormone che, sebbene venga spesso associato principalmente all’allattamento, svolge un ruolo cruciale in molti altri processi del corpo, inclusa la fertilità. La prolattina (PRL o ormone lattogeno) è un ormone proteico prodotto dalle cellule lattotrope dell’ipofisi anteriore. Viene prodotta dall’ipofisi, una ghiandola delle dimensioni di un pisello situata alla base del cervello. La sua funzione più nota è quella di stimolare la produzione di latte materno dopo il parto; tuttavia, è coinvolta anche in altre funzioni fisiologiche come la regolazione del sistema immunitario, del metabolismo e, soprattutto, dell’equilibrio ormonale riproduttivo.

Fisiologia della Prolattina e Variazioni nei Livelli
La prolattina è rilasciata in modo pulsatile nelle ventiquattro ore, con livelli più alti di notte e più bassi di giorno. Le sue concentrazioni aumentano normalmente in alcune situazioni, quali la gravidanza e l’allattamento. In generale, i livelli normali di prolattina nel sangue si aggirano tra 4,8 e 23,3 ng/mL nelle donne non in gravidanza e possono arrivare fino a 300 ng/mL nelle donne in gravidanza. Nella donna adulta, i valori vanno da 2 a 29 ng/mL, mentre nella donna incinta o che ha appena partorito possono arrivare fino a 200 e oltre. Negli uomini, i livelli normali variano tra 4,0 e 15,2 ng/mL.
A inizio gravidanza i livelli di prolattina aumentano conseguentemente all’aumento degli estrogeni, mentre alla fine arrivano ad essere anche dieci volte superiori rispetto a quelli di una donna non gravida. Fino a questo punto, la prolattina subisce l’azione antagonista degli estrogeni, i quali però, dopo il secondamento, in seguito all’espulsione della placenta, diminuiscono drasticamente. Nelle ultime settimane di gravidanza e durante il travaglio, la stessa prolattina diminuisce per poi aumentare bruscamente subito dopo il parto e raggiungere il proprio picco nel giro di due ore. Poi ricomincia a diminuire progressivamente e, dopo quattro settimane, torna ai livelli del pre-parto.
L'Iperprolattinemia: Definizione e Cause
L’iperprolattinemia è una condizione medica in cui i livelli di prolattina nel sangue superano i valori normali. Si tratta di un’alterazione ormonale piuttosto comune, che può essere legata a cause fisiologiche, farmacologiche o patologiche. L’eccesso di prolattina nel sangue può dipendere da diverse cause, che fortunatamente sono spesso trattabili.
Alcune patologie come la sindrome dell’ovaio policistico, l’ipotiroidismo e la nefropatia cronica possono associarsi a iperprolattinemia. Va ricordato che anche l’assunzione di farmaci può indurre un quadro di iperprolattinemia:
- Anti-emetici (contrastanti nausea e vomito) e procinetici (che favoriscono la motilità gastro-intestinale, contrastando reflusso e stitichezza, come domperidone, metoclopramide, levosulpiride).
- Anti-psicotici o neurolettici (es. amisulpiride, risperidone, olanzapina).
- Anti-depressivi.
- Pillola anticoncezionale.
Inoltre, eventi traumatici a livello della parete toracica possono stimolare il rilascio di prolattina. La causa primaria di iperprolattinemia è il tumore ipofisario benigno (adenoma) secernente in maniera autonoma e sregolata la prolattina (prolattinoma), talora in concomitanza ad altri ormoni. A seconda delle dimensioni, i medici parlano di microprolattinomi (se inferiori al centimetro) e macroprolattinomi (se superiori al centimetro).
32. Ipotalamo e ipofisi
Impatto sulla Fertilità Femminile
La fertilità femminile è regolata da un complesso equilibrio ormonale. L’AMH (ormone antimulleriano) è considerato il miglior marcatore per valutare la riserva ovarica di una donna e può essere dosato in qualsiasi giorno del ciclo mestruale. Gli ormoni FSH (Ormone Follicolo-Stimolante) e LH (Ormone Luteinizzante) sono prodotti dall’ipofisi e svolgono un ruolo essenziale nella maturazione dei follicoli e nell’ovulazione. Il β-HCG (gonadotropina corionica umana) è l’ormone rilevato nei test di gravidanza, prodotto dall’embrione dopo l’impianto.
In presenza di alti livelli di prolattina, può essere compromesso l’asse ormonale che regola il ciclo mestruale e l’ovulazione. In questi casi, si inibisce la secrezione di GnRH (ormone di rilascio delle gonadotropine), si riducono i livelli di LH e FSH e l’ovulazione può essere bloccata o alterata. Un eccesso di prolattina può causare irregolarità mestruali o addirittura assenza di mestruazioni (amenorrea). In alcuni casi, le donne che soffrono di iperprolattinemia lieve possono ovulare regolarmente ma non produrre abbastanza progesterone dopo l’ovulazione. Una donna adulta non incinta con ciclo irregolare o assente può dunque avere la prolattina alta senza saperlo: sono questi i sintomi più comuni ed evidenti. In altri casi si può avere una secrezione anomala dal seno (galattorrea).
Impatto sulla Fertilità Maschile
La prolattina è prodotta naturalmente anche dall’organismo maschile. Negli uomini, l’iperprolattinemia può ridurre la produzione di testosterone e di spermatozoi, influenzando così la fertilità maschile. Alti livelli di questo ormone possono provocare, oltre alla galattorrea, anche impotenza e bassa libido. È quindi evidente che l’iperprolattinemia può ostacolare la ricerca di una gravidanza, sia in modo naturale che attraverso trattamenti di procreazione assistita.
Diagnostica: Procedure e Monitoraggio
Per diagnosticare l’iperprolattinemia è necessario effettuare un esame del sangue per misurare i livelli di prolattina. Il prelievo va fatto a digiuno, la mattina ed in totale relax, in quanto sforzi fisici, stress o traumi possono alterare l’indagine. Se gli esami del sangue indicano un aumento delle concentrazioni, lo specialista procede a escludere una condizione associata a una terapia farmacologica e a prescrivere altri esami diagnostici di approfondimento.
In caso di valori elevati, è importante ripetere il test ed escludere fattori transitori. Spesso è sufficiente ripetere il dosaggio della PRL in tre prelievi a distanza di 20 minuti circa l’uno dall’altro per vedere che i valori si normalizzano. In altri casi, possono essere richiesti esami aggiuntivi come la risonanza magnetica cerebrale per valutare l’ipofisi, oppure test ormonali e della funzione tiroidea. L’endocrinologo farà eseguire una risonanza magnetica dell’ipofisi per individuare il prolattinoma e misurarlo prima della cura. Se la risonanza magnetica o la TAC dovessero scoprire un nodulo, questo sarà classificato secondo le sue dimensioni.

Strategie Terapeutiche
Per stabilire il trattamento, il personale medico deve identificare chiaramente le cause alla base della condizione. Laddove la causa sia farmacologica o legata a patologie concomitanti, la possibile soluzione è rimuovere il “trigger” stesso (es. trattare l’ipotiroidismo può facilmente abbassare i livelli di prolattina, così come cambiare il tipo di farmaco che si assume).
Se, nonostante le terapie che incidono sulla causa, non si risolve il problema, è possibile assumere altri medicinali, noti come agonisti della dopamina. La dopamina è fisiologicamente deputata a controllare la produzione di prolattina in un organismo sano. In presenza di prolattinoma, si procede con una terapia farmacologica a base di questi farmaci, che riducono la produzione di prolattina. La dose viene calibrata in modo da far rientrare i valori nell’intervallo di normalità e il trattamento viene continuato per almeno due anni, dopo cui è possibile verificare l’eventuale regressione del tumore, che potrebbe permettere l’interruzione della terapia. In caso di macroprolattinoma, invece, è bene aspettare che la cura faccia effetto e che il prolattinoma si riduca sostanzialmente di dimensioni. I tassi di successo delle cure sono elevati e molte donne, grazie alle terapie, riescono ad abbassare i livelli di prolattina e recuperare la loro fertilità. Non sempre è necessario arrivare ad una cura dell’iperprolattinemia per avere una gravidanza, ma è comunque importante capire quale è il problema se si sta cercando di avere un bambino e non si riesce a rimanere incinte.
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