È un ritmo regolare e operoso quello che scandisce l’attività al reparto di ostetricia dell’ospedale di Ivrea che, simile a un fattivo opificio, vede medici e personale costantemente impegnati a siglare l’allargarsi delle famiglie. Guardando al passato, la storia di questo presidio si intreccia indissolubilmente con la vita della comunità eporediese, trasformandosi nel corso dei decenni da struttura di carità a eccellenza sanitaria moderna.

Radici storiche e sviluppo dell’assistenza
Il Re di Sardegna e Principe di Piemonte Carlo Emanuele III prendeva atto che in Ivrea, grazie alla donazione di un grande benefattore e alla generosità di tanti altri cittadini, era stato realizzato dal 1748 un nuovo ospedale e, con diploma del 22 settembre 1752, lo riconosceva ufficialmente come “Ospedale degli Infermi di Ivrea”, disponendo che l’amministrazione fosse affidata alla Congregazione della Carità. Probabilmente per il malcostume amministrativo, a cui gli enti benefici non sfuggivano, il Sovrano pose, però, la condizione che i beni dell’Ospedale rimanessero separati da quelli della Congregazione. Esso ospitava malati, incurabili e bambini esposti. Gli incurabili non erano come oggi si può intendere coloro che non potevano più trarre vantaggi dalle cure, ma coloro che, essendo anziani, non venivano più considerati abbisognevoli di cure.
Gli edifici dell’ospedale ed altre costruzioni limitrofe vennero in gran parte demoliti nel 1704, durante la lunga guerra di successione spagnola, per lasciare libero il tiro ad una batteria di cannoni, posta nel giardino del Vescovado a difesa della città dai Francesi, se questi avessero deciso di attaccare attraversando la Dora. Nel frattempo nasceva nel 1752, in un’area attigua all’attuale edificio, il nuovo ospedale di Ivrea, dove, nell’ottocento, si iniziò a praticare la moderna medicina e la chirurgia con qualità e buoni risultati.
Il Novecento: la svolta nella Maternità
Agli inizi del ‘900 nel Regno d’Italia, per ogni mille nati vivi, entro il primo anno di vita morivano 130-140 bambini contro i 60-65 dei paesi scandinavi, per questo gli homines bonae voluntatis canavesani ed eporediesi in particolare decisero di contribuire alla costruzione di un nuovo padiglione Maternità e Pediatria, moderno ed attrezzato. Contribuirono generosamente l’Avv. Arrigo Olivetti e l’Ing. Camillo Olivetti e gli operai e impiegati che donarono una giornata di lavoro l’anno per tre anni.
A quel momento l’Ospedale di Ivrea aveva un Reparto medico e pediatrico, Primario Dr Virginio Debenedetti, un Reparto chirurgico e ginecologico, Primario prof. Giovanni Calissano, un Reparto Radiologico, Primario Prof. Adelchi Salotti. Finito il 2° conflitto mondiale, la gran parte dell’Ospedale di Ivrea era fatiscente. Ancora una volta partì la grande macchina organizzativa degli uomini di buona volontà. Il terreno dove costruire il nuovo ospedale, concesso dal Comune di Ivrea ad un prezzo simbolico, era contiguo al vecchio ospedale ed era nel centro della Città, cosa che avrebbe consentito, soprattutto agli eporediesi, di raggiungerlo a piedi.
Il 95% dei lavoratori delle fabbriche eporediesi accettò di devolvere l’equivalente di un’ora di lavoro al mese; le direzioni delle varie aziende si impegnarono a versare una somma uguale a quella trattenuta alle maestranze: in totale furono raccolti 180 milioni di cui 100 versati dalla Ditta Olivetti. A questi si aggiunsero circa 13 milioni di lire versati da privati cittadini, 913.000 dai commercianti, 615.000 dai professionisti e 346.112 lire raccolte nelle scuole. La Sentinella del Canavese nell’edizione del 9 novembre 1956 in prima pagina e a titoli cubitali titolava: “Cinque anni di generose sottoscrizioni hanno reso possibile l’imponente realizzazione. Ivrea e il Canavese hanno festeggiato domenica 4 novembre l’inaugurazione del più moderno ospedale d’Italia”.

La modernizzazione: dal 2013 al presente
Nel 2013 è stato inaugurato, nel blocco A, il nuovo Pronto Soccorso ed è stata completata la ristrutturazione del 5° Piano dello stesso blocco, sede della struttura di Ostetricia e Ginecologia. La professionalità del personale medico, che ce la mette tutta per rendere l’ambiente sereno, è il pilastro su cui si fonda oggi l'attività del reparto. Recentemente, si è osservato un interessante trend: continua la crescita delle famiglie straniere o miste, mentre molti nati a Ivrea sono già stati preceduti da uno o più fratelli, segno di una continuità affettiva e sociale che attraversa le generazioni.
Tra le figure di spicco che hanno arricchito il panorama ostetrico-ginecologico locale nel tempo, spicca il profilo di Cristina Sartor. Dopo la laurea a Parma nel 1987 e la specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, ha trascorso lunghi soggiorni a Parigi presso l’Università René Descartes, dove approfondisce lo studio della diagnosi prenatale ecografica e dell’ecocardiografia fetale. Il suo interesse per il mondo fetale la porta ancora più lontano: tra la fine del 1989 e gli inizi degli anni ‘90 è all’Università dell’Arizona - Tucson, lavorando al fianco della dottoressa Kathrine Allan. Nel 1995 entra nell’Azienda Sanitaria Locale TO4, dove rimane per molti anni.
Professione Ostetrica
Sfide cliniche e aggiornamento professionale
La cura della vita nascente non si limita all'evento parto, ma si estende alla formazione continua del personale. L'aggiornamento è una costante vitale per garantire standard elevati. Si pensi, ad esempio, all'importanza della rieducazione perineale, per la quale il personale ostetrico viene costantemente aggiornato su protocolli come la stimolazione elettrica e il biofeedback, strumenti fondamentali per migliorare il benessere della donna nel post-parto.
Parallelamente, la gestione delle emergenze e la prevenzione sono al centro delle attività aziendali. Progetti come il "Metal: Medical Emergency Team Alert" o i corsi sui protocolli BLSD testimoniano la dedizione verso un approccio multidisciplinare e sicuro alla cura del paziente. La sensibilità verso temi complessi, come la psichiatria delle dipendenze o l'assistenza in contesti di disabilità, dimostra come l'Ospedale di Ivrea non sia un'isola, ma parte integrante di una rete sanitaria capace di rispondere con competenza alle nuove sfide della società.

L'importanza dell'appropriatezza terapeutica
Un tema che interseca l'ambito ostetrico e ginecologico con la sanità pubblica è quello dell'antibiotico-resistenza. L'uso appropriato degli antibiotici in gravidanza e la gestione delle infezioni correlate all'assistenza sono priorità nazionali. La sensibilizzazione verso un uso mirato, razionale e parsimonioso del farmaco è un impegno che richiede la collaborazione attiva tra medico e paziente, superando le resistenze e le pratiche arbitrarie che minano l'efficacia delle terapie.
Inoltre, la promozione di stili di vita sani trova nella dieta mediterranea un pilastro fondamentale, protettivo per la salute globale. Il dibattito sui sistemi di etichettatura nutrizionale, come il "Nutri-score" o il modello "a batteria", sottolinea l'importanza di informare i consumatori senza cadere in banalizzazioni. L'obiettivo della sanità pubblica è quello di supportare scelte consapevoli, valorizzando le produzioni tradizionali e garantendo al contempo che ogni fase della vita, dalla programmazione della gravidanza fino all'età avanzata, sia accompagnata da una solida rete di supporto istituzionale e professionale.
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