La zootecnia moderna si trova di fronte a una sfida cruciale: coniugare l’efficienza produttiva, il benessere animale e la sostenibilità ambientale. In questo contesto, la pecora Lacaune, razza nota per la sua duplice attitudine alla produzione di carne e latte, emerge come un pilastro fondamentale nel panorama ovino europeo. La necessità di accelerare il progresso genetico ha spinto la ricerca scientifica verso lo sviluppo di metodiche di fecondazione artificiale (FA) sempre più sofisticate, superando i limiti storici legati alla complessa anatomia cervicale ovina.

Il quadro scientifico della fecondazione artificiale negli ovini
L'inseminazione artificiale con seme congelato rappresenta una metodica chiave per consentire un rapido miglioramento genetico, tuttavia il suo utilizzo negli ovini è attualmente limitato dalla bassa fertilità. L’approccio standard, ovvero l’inseminazione artificiale (AI) laparoscopica, è riconosciuto come la metodica più efficace, ma non è divenuta popolare a causa dei costi elevati e degli aspetti critici legati al benessere animale.
Per ovviare a tali problematiche, la ricerca si è concentrata sull’inseminazione artificiale intrauterina transcervicale (TCAI), che può offrire un'alternativa pratica. Tuttavia, l’anatomia complessa della cervice ovina limita l’adeguata penetrazione della pipetta per l'inseminazione. Una frontiera scientifica promettente è l’utilizzo di molecole bioattive: lo ialuronano (HA), ad esempio, è un glucosaminoglicano la cui concentrazione nella cervice aumenta durante l'estro e che può contribuire al naturale rilassamento della cervice in questo momento. È stato osservato che il glucosaminoglicano aumenta la dilatazione cervicale consentendo una maggiore profondità di intervento, facilitando così la procedura senza ricorrere alla chirurgia.
L'impegno accademico e il rilancio della ricerca in Italia
La ripresa dell’attività di ricerca in campo ovino presso istituzioni veterinarie di prestigio, come l'Università di Bologna, segna una svolta significativa. Nato negli anni ’70 come centro dedicato alla produzione di seme bovino congelato e autofinanziato dal Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie, l'Istituto ha visto la sua attività nel campo bovino ridursi nel tempo con il sorgere di numerose strutture dedicate sul territorio nazionale.
Oggi, grazie al finanziamento “Dipartimenti di eccellenza”, un intervento del Ministero dell’Istruzione destinato a quei dipartimenti che spiccano per la qualità della ricerca prodotta, si assiste a una profonda ristrutturazione di edifici e strutture. Il progetto, illustrato dai docenti coinvolti, nasce proprio dalla consapevolezza che il mondo delle tecniche riproduttive artificiali in campo ovino presenta molti ambiti ancora da esplorare. Un gruppo di allevatori di ovini di razza Lacaune ha manifestato grande interesse e richiesto un supporto scientifico all’Università per attuare una sperimentazione in campo, considerando che in Italia esiste solo un centro autorizzato alla produzione di seme ovino situato in Sardegna.
Il modello operativo prevede che gli allevatori acquistino gli arieti dai centri genetici per inviarli all’Istituto, dove verrà prelevato il materiale seminale, restituito fresco o congelato ai proprietari per l’uso sul proprio gregge o per la commercializzazione.
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Sfide tecniche e prospettive di miglioramento della conservazione
Le principali sfide che la ricerca si prefigge di affrontare riguardano essenzialmente due aspetti. Da una parte, la ricerca finalizzata ad aumentare il tempo di conservazione del seme fresco. Attualmente, la letteratura scientifica parla di 24 ore di tempo per l’utilizzazione del seme fresco, ma nella realtà, per avere dei buoni risultati, dobbiamo rientrare nelle 10-12 ore dal prelievo. A tal proposito, sono in corso collaborazioni internazionali con Spagna e Tunisia per affinare le tecniche di conservazione e cercare di raggiungere il traguardo delle 24 ore.
Dall'altra parte, si punta all’affinamento della tecnica transvaginale. Questa scelta è legata a diverse motivazioni, prima tra tutte la possibilità di evitare la tecnica laparoscopica, che richiede un’attrezzatura costosa, un importante expertise da parte dei tecnici operatori, nonché un approccio spesso malvisto dalle associazioni animaliste. Il fine ultimo del progetto è quello di rendere più agevole l’utilizzo della fecondazione artificiale nel campo ovino per ottenere, come già avvenuto per le altre specie, un più rapido progresso genetico e miglioramento delle razze.
La Lacaune tra tradizione e nuove vocazioni produttive
La razza Lacaune si distingue per una spiccata polivalenza: è sia da carne che da latte e può stare al pascolo anche nei mesi più freddi perché non soffre le temperature invernali. Un esempio emblematico della sua diffusione è l'azienda agricola Zarrilli Domenico & Figli, nella contrada Vadoleone a Lucera, in provincia di Foggia, che ha saputo integrare la produzione di carne con quella lattiero-casearia.
L'allevamento si basa prima di tutto sul benessere degli animali, nel rispetto dei loro ritmi naturali di crescita. Ad affiancare l'allevamento vero e proprio, da qualche anno è stato integrato un caseificio dotato di numerose e moderne attrezzature adatte a trasformare il latte in molteplici prodotti, seguendo le metodiche tipiche della Puglia perfezionate dalle moderne tecniche casearie. L’espansione in questo settore risponde a una domanda sempre più crescente da parte dei consumatori, confermando che, come sottolineano i titolari, l'allevamento della pecora Lacaune è redditizio, pur richiedendo molto coraggio e dedizione.

Confronto competitivo tra razze e programmazione genetica
Il dibattito sulla selezione genetica e l'efficienza produttiva è acceso. In diversi convegni nazionali, come quelli tenutisi a Macomer, è stato messo in evidenza quanto razze autoctone come la pecora Sarda abbiano perso, in termini di competitività, nei confronti di razze cosmopolite come la Lacaune e l’Assaf.
Gli esperti, tra cui i rappresentanti dell’Agenzia Agris, hanno evidenziato come la razza Sarda stia cumulando ritardi importanti in termini di efficienza produttiva (e dunque sostenibilità ambientale) e attitudine alla trasformazione. Mentre le razze tradizionali hanno visto una stasi, razze come la Manech Tête Rouge francese hanno registrato incrementi produttivi significativi, arrivando a superare le rese medie della Sarda. I motivi di questo successo risiedono principalmente nel fatto che in Francia e in Spagna tutta la filiera partecipa al programma di selezione, utilizzando moderne tecniche come la fecondazione artificiale e la genomica.
La gestione del Libro genealogico come risorsa collettiva
Il Libro genealogico non è un circolo privato. Gli allevatori hanno il compito di produrre riproduttori di elevato pregio economico per tutti i colleghi che oggi faticano a trovare disponibilità di arieti di pregio genetico certificato. Le potenzialità del sistema, tuttavia, sono presenti e possono essere attivate attraverso un dialogo costante tra le istituzioni e gli allevatori.
Il supporto offerto dalle Regioni, tramite programmi aggiuntivi, mira a rendere coerenti i rapporti con le agenzie di ricerca. Il ruolo di queste strutture è quello di raccogliere un dato quanto più utile e preciso possibile al fine di poter calcolare indici genetici che realmente corrispondano al potenziale dell’animale. Affinché questi indici siano efficaci, è necessario che trasformatori e allevatori abbiano obiettivi condivisi.
Verso un miglioramento della qualità casearia
La qualità casearia del latte ovino è un parametro fondamentale per la redditività dell'intera filiera. È stato confermato il progressivo decadimento della qualità casearia in alcuni contesti, con danni economici misurabili per litro di latte prodotto. Il Sistema Allevatori ha rimarcato la determinazione nel reimpostare su basi più certe l’approccio alla selezione, garantendo che, come stabilito dai consorzi di tutela, il latte utilizzato per prodotti a marchio Dop (come il Pecorino Romano) provenga effettivamente dalle razze designate, pur in una fase di transizione necessaria.
La combinazione tra il miglioramento genetico indotto dalla fecondazione artificiale, una gestione attenta del benessere animale e la scelta di razze performanti come la Lacaune, rappresenta la via maestra per garantire sostenibilità economica e ambientale agli allevamenti ovini del futuro, rendendo le aziende capaci di rispondere prontamente alle sfide del mercato globale.
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