Aria nella pancia del neonato con il biberon: cause, dinamiche e strategie di gestione

La presenza di aria nella pancia è un fenomeno del tutto fisiologico nei neonati che, nei primissimi mesi di vita, non hanno ancora perfezionato il modo naturale per eliminarla. In ogni caso va sempre tenuto conto del fatto che alcuni neonati sono portati a produrre una maggior quantità di aria rispetto al normale e altri invece possono faticare maggiormente ad espellerla. Questo può provocare un fastidio più o meno intenso: non ci sono in ogni caso prove scientifiche che il pianto, soprattutto quello che si scatena nelle ore serali, sia conseguenza diretta della presenza di aria nella pancia. In ogni caso si possono mettere in atto alcuni accorgimenti per aiutare il piccolo ad eliminare l’aria, mentre l’eventuale ricorso a farmaci, integratori e tisane va sempre consigliato dal pediatra.

illustrazione neonato che riposa serenamente

Comprendere le cause dell’aria intestinale

La pancia di un neonato si presenta normalmente morbida e il tocco delicato delle mani del genitore non dovrebbe provocare nessun fastidio nel piccolo. Se si nota invece che la pancia è gonfia, dura e dolente al tatto, si sentono rumori intestinali o se si vede il piccolo che si agita e tende ad alzare le gambine nel tentativo di eliminare l’aria, si può ipotizzare che questa sia presente in eccesso a livello intestinale. Il che, in ogni caso, non deve essere fonte di ansia e di preoccupazione. È del tutto naturale infatti che i neonati, dai primi giorni di vita fino attorno ai due, tre mesi, abbiano aria nella pancia.

Questo perché il latte, sia quello materno, sia quello artificiale, contiene zuccheri di cui una parte viene digerita mentre un’altra raggiunge non digerita l’intestino dove viene attaccata dai batteri normalmente presenti in questo organo, portando a una fermentazione che determina lo sviluppo di gas. Accanto a questa che si può considerare la prima ragione dell’aria nella pancia dei neonati, va aggiunto il fatto che alcuni lattanti possono succhiare il seno o la tettarella del biberon in modo tale da ingerire aria durante la poppata.

Non necessariamente però la presenza dell’aria nella pancia provoca dolore fino a scatenare il pianto: in molti casi i neonati, sia pur con un certo sforzo denunciato dal fatto che tendono ad alzare le gambine e ad agitarsi, riescono ad eliminare buona parte dell’aria in modo naturale. Non esistono infatti prove scientifiche che leghino le cosiddette coliche, definite non a caso “gassose”, di cui molti neonati soffrono soprattutto nelle ore serali, alla presenza di aria nella pancia. Al contrario, è stato ipotizzato che il formarsi dell’aria nella pancia e la sua emissione possano essere la conseguenza stessa del pianto che rimane così senza una spiegazione certa.

Il legame tra biberon e ingestione di aria

La poppata al biberon presenta dinamiche peculiari che possono influenzare la quantità di aria ingerita. Molti genitori si sentono dire che il bambino al biberon si autoregola, ma purtroppo questa affermazione è spesso imprecisa. Il bambino allattato al seno deve succhiare attivamente per bere il latte: se non succhia attivamente, il latte non esce. Questo richiede l'attivazione della muscolatura delle guance, della mandibola e della lingua, compiendo un movimento di suzione attiva e deglutizione coordinata.

Al contrario, molti bambini allattati artificialmente effettuano una suzione più passiva, specialmente se il biberon utilizzato non regola il flusso correttamente o presenta una tettarella con un foro troppo ampio. In tali condizioni, il latte sgorga rapidamente senza controllo e il neonato è costretto a deglutire passivamente, ingerendo molta più aria. Questo ingozzamento porta a consumare una quantità maggiore di latte in metà tempo, favorendo non solo l'aria nel pancino, ma anche il reflusso e il discomfort post-prandiale.

infografica sulle diverse tipologie di tettarelle fisiologiche

Strategie per una poppata consapevole

Per ridurre l’ingestione di aria durante la poppata artificiale, è necessario lavorare su quattro pilastri fondamentali: la scelta del biberon, il ritmo della poppata, la posizione del bambino e la tipologia di latte.

Scelta del biberon e della tettarella

Un buon biberon anticolica deve garantire un flusso lento e controllato. Un test semplice per i genitori consiste nel capovolgere il biberon pieno: non dovrebbe uscirne alcuna goccia spontaneamente. Se il liquido zampilla, il foro è troppo grande o il sistema di valvole è inefficace. È preferibile optare per tettarelle dalla forma fisiologica - arrotondate e con una transizione graduale - rispetto a quelle anatomiche irregolari. I materiali devono essere atossici, preferibilmente in silicone e privi di Bisfenolo A (BPA).

Gestione del ritmo della poppata

Indipendentemente dalla qualità del biberon, il flusso del latte artificiale resta solitamente più rapido di quello al seno. È compito del genitore rallentare il ritmo, specialmente all'inizio della poppata quando il bambino è più affamato e la tettarella è ancora fredda. Si consiglia di staccare delicatamente il piccolo dal biberon ogni 10-20 secondi, specialmente se mostra segni di affaticamento, se il latte fuoriesce dagli angoli della bocca o se sembra non gestire il flusso. Anche se inizialmente il neonato può lamentarsi, questa pausa gli permette di riprendere fiato e di ascoltare il proprio senso di sazietà.

MIGLIOR POSIZIONE PER FAR FARE IL RUTTINO AL BAMBINO: come farlo e quando serve il ruttino

La posizione corretta durante la poppata

La posizione del bambino è spesso sottovalutata. Il neonato deve essere tenuto ben dritto, quasi seduto, con un'inclinazione di pochi gradi all'indietro. La schiena deve essere eretta e non incurvata, con collo e busto perfettamente in asse. Evitare di nutrire il bambino in posizione completamente sdraiata aiuta notevolmente la digestione e riduce l'incidenza di rigurgiti. Il biberon va tenuto inclinato in modo che la tettarella sia sempre piena di latte, evitando che il piccolo succhi aria a causa di un’inclinazione errata del contenitore.

Quando e perché preoccuparsi

La presenza di aria nella pancia nei neonati spesso allarma i genitori, soprattutto se il piccolo tende a piangere, agitarsi o diventare rosso. Partire dal presupposto che il fenomeno sia del tutto normale può già essere di per sé una rassicurazione. Sono pochi, infatti, i casi in cui il meteorismo, il disturbo legato al dilatarsi dell’addome per la presenza di una notevole quantità di aria nello stomaco e nell’intestino, provoca una condizione di forte dolore tale da essere ricondotta a un disturbo patologico.

Se il neonato mangia, dorme, produce la giusta quantità di urina e di feci, non è il caso di preoccuparsi se emette aria, anche se questo lo porta ad essere irrequieto o a piangere. Il ruttino a fine pasto può essere utile per eliminare l’aria che si trova nella prima parte dello stomaco, evitando così che scenda nell’intestino. Alla fine del pasto, si può tenere diritto il piccolo per alcuni minuti perché digerisca. In alcuni casi, per aiutare il piccolo ad espellere l’aria, può essere utile tenerlo sulla pancia appoggiato all’avambraccio di uno dei genitori.

Interventi professionali e approcci integrativi

È importante rivolgersi al pediatra quando l’ingestione di aria sembra associarsi a segnali di allarme: rigurgiti molto frequenti, vomito a getto, scarso aumento di peso, rifiuto del latte o difficoltà marcate durante la poppata come tosse e pause respiratorie. In questi casi, il medico potrà valutare se vi siano fattori anatomici, come un frenulo linguale corto, o se sia necessario indagare per intolleranze alimentari o reflusso gastroesofageo patologico.

Per quanto riguarda i rimedi farmacologici o naturali, esistono prodotti come il Simeticone, indicato come coadiuvante per sciogliere le bolle di gas, ma il ricorso a farmaci, integratori o tisane non deve mai avvenire in autonomia. Il parere del pediatra è imprescindibile. Anche il ricorso a latti speciali deve essere guidato esclusivamente dal medico, poiché spesso la soluzione non risiede in una diversa formula di latte, ma in una corretta gestione meccanica della poppata.

Il pianto eccessivo serale, interpretato spesso come colica, potrebbe essere anche una risposta a sovraccarico di stimoli ambientali. Durante la giornata, il bambino riceve una moltitudine di segnali visivi, uditivi e tattili che, nei primi mesi di vita, non è ancora capace di filtrare. La sera, questa somma di stimoli può tradursi in irrequietezza. Trattare l'addome con massaggi dolci, curare la postura e mantenere una routine serale tranquilla sono spesso gli strumenti più efficaci per aiutare il neonato a gestire il proprio discomfort, garantendo una crescita serena e una corretta digestione.

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