L'accesso alle prestazioni sanitarie nel nostro Paese rappresenta, per molti cittadini, una sfida quotidiana. Sono tanti gli ostacoli che si potrebbero incontrare cercando di ottenere una visita, un esame o un ricovero programmato con il Servizio sanitario nazionale. Quando ci si scontra con il muro delle agende sature, la frustrazione è comprensibile, ma è fondamentale conoscere i propri diritti e le procedure corrette per navigare all'interno del sistema, garantendosi comunque il diritto alla salute.

Comprendere il sistema delle classi di priorità
Il primo passo per gestire correttamente una prenotazione è la consapevolezza della priorità. Quando esci dall’ambulatorio del medico, verifica sempre che la ricetta riporti la classe di priorità compatibile con le tempistiche di cui ti ha parlato. Le classi di priorità sono fondamentali per definire i tempi massimi entro cui la prestazione deve essere erogata:
- U - “urgente”: la prestazione deve essere eseguita nel più breve tempo possibile.
- B - “breve”: la prestazione deve essere erogata entro 10 giorni.
- D - “differibile”: la prestazione deve essere erogata entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per gli accertamenti diagnostici.
- P - “programmabile”: con attesa massima di 120 giorni.
Se ti ha detto che l’accertamento è urgente, ad esempio, la ricetta dovrà avere la giusta classe di priorità (U); chiedi spiegazioni se non trovi la classe di priorità che immaginavi, ti aiuterà a capire quanto è davvero urgente l’accertamento prescritto. Se è una visita o un esame "P-programmabile", i tempi sono più lunghi. Significa che non c’è una reale necessità di tempi rapidi; se non capiamo il perché o non siamo d’accordo, perché magari abbiamo un dolore e vorremmo capire più rapidamente come gestirlo, parliamone subito con il medico che eventualmente potrà, se lo ritiene opportuno, cambiare la classe di priorità. In questo caso non sono previste classi di priorità e quindi neppure tempi d’attesa massimi. Ciò non toglie che i controlli debbano avvenire secondo le tempistiche indicate dallo specialista per assicurare una corretta gestione della malattia, come prevede il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa.
La gestione della cronicità e il ruolo del Cup
Il paziente cronico ha diritto a essere “preso in carico”: è la struttura in cui si è in cura che dovrebbe provvedere alla prenotazione della visita di controllo successiva in quella stessa struttura, pianificandola secondo tempi congrui alla malattia del paziente. Se la visita o l'esame ha una certa urgenza, non tardare. Appena hai la ricetta, prenota subito tramite il Cup (Centro di prenotazione unico regionale) oppure tramite il portale online della tua Regione.
Sono i Cup regionali che devono rispettare i tempi, non le singole strutture. Se rifiutiamo il primo appuntamento proposto dal Cup regionale, questo nostro diritto al rispetto dei tempi prescritti dal medico sulla ricetta decade. Per questo, in ogni caso, consigliamo di accettare il primo appuntamento offerto, anche se risulta scomodo o lontano. Anche se ci rivolgiamo alla singola struttura, la classe di priorità sulla ricetta potrà non essere considerata: la singola struttura vedrà solo le sue agende di prenotazione e non quelle del territorio, come invece fa il Cup regionale.
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Strategie per anticipare i tempi e gestire le disdette
Una volta ottenuto il primo appuntamento, è possibile tentare di ottimizzare i tempi. Un tentativo che si può fare per anticipare i tempi, anche se alquanto "stancante", è richiamare nei giorni successivi il Cup per cercare una data più vicina: è possibile che nel frattempo qualcuno disdica e si liberi un posto.
Inoltre, è utile provare a chiamare le strutture private convenzionate. Se non trovi un appuntamento nei tempi utili presso il Cup, puoi provare a chiamare le singole strutture private convenzionate: infatti le loro agende non sono ancora del tutto gestite dai Cup regionali, che non “vedono” in parte o per nulla le loro disponibilità. Ricorda comunque che le singole strutture non sono tenute al rispetto dei tempi massimi come invece lo è il Cup. In teoria il Cup dovrebbe gestire tutte le agende delle strutture sul suo territorio di pertinenza, quindi anche quelle delle strutture private convenzionate, non solo pubbliche. Si tratta di una condizione fondamentale per una corretta e razionale gestione delle liste d’attesa nel Ssn.
Il rispetto del principio di prossimità
Seppur lecito, l'invio verso strutture molto distanti può essere un disagio molto forte, se non un ostacolo alle cure. Viene anche disatteso quanto indicato dal Piano di governo delle liste d’attesa, in cui si dice che per prime visite e accertamenti vanno individuati degli ambiti territoriali di garanzia nel rispetto del “principio di prossimità e raggiungibilità”. Un principio che però non viene definito, lasciando campo alle interpretazioni. Ma rispettare i tempi d’attesa dando visite anche a 100 Km di distanza o più è una stortura: anche in questi casi puoi scrivere all’Urp (Ufficio relazioni con il pubblico) dell’Asl e chiedere se ti aiutano a trovare un appuntamento in una struttura più vicina, spiegando quali sono le tue difficoltà.

I ricoveri ospedalieri e le tutele legali
I tempi d’attesa per i ricoveri ospedalieri esistono per quelli che si definiscono “programmabili”, cioè ricoveri che non sono dovuti a un’urgenza, ma che sono appunto programmabili in un periodo successivo. Le classi per i ricoveri sono:
- A - Ricovero entro 30 giorni.
- B - Ricovero entro i 60 giorni.
- C - Ricovero entro i 180 giorni.
- D - Ricovero entro 12 mesi.
Questi tempi sono stati concordati tra Stato e Regioni nell’Intesa del 21 febbraio 2019. Quando non hai ricevuto informazioni chiare rispetto alle tempistiche del tuo ricovero, quando queste tempistiche non sono evidentemente rispettate o anche quando, nonostante ti abbiano già chiamato per il pre-ricovero, non sia più stato ricontattato, puoi reclamare e richiedere informazioni alla Direzione sanitaria dell’ospedale.
Divieto di chiusura delle agende
La chiusura delle agende di prenotazione è vietata dalla Legge 266/2005, che prevede anche sanzioni amministrative per i trasgressori. La chiusura può essere denunciata reclamando il proprio diritto ad avere trasparenza sulle liste d’attesa e prospettive chiare sulle tempistiche delle prestazioni. Se da un lato la priorità è una tutela per il paziente, dall’altro può trasformarsi anche in un limite, i cui oneri finiscono per pesare tutti sulle spalle di cittadini e medici di base.
Quando trovare posto nei tempi stabiliti è impossibile, i pazienti possono richiedere una visita in intramoenia pagando solo il ticket. A stabilirlo è il D.Lgs. n. 124 del 1998. Se i tempi massimi di attesa superano quelli stabiliti, si può chiedere alla Direzione Sanitaria della propria ASL di appartenenza che la prestazione venga fornita in intramoenia senza dover pagare il medico come “privato”, ma corrispondendo solo il ticket. Più recentemente, nel giugno 2024, il consiglio dei Ministri ha varato il cosiddetto “decreto Schillaci” per abbattere le liste d’attesa, prevedendo che le Regioni assegnino ai direttori generali delle aziende sanitarie obiettivi annuali stringenti. Se a causa del sistema adottato fino ad oggi non hai potuto accedere alle cure mediche necessarie o hai subito un aggravamento delle tue condizioni di salute per un errore del medico che ha sottovalutato la gravità della situazione, potresti avere diritto ad un risarcimento danni.
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