Gli Ultimi Controlli e i Preparativi Cruciali Prima del Parto: Un Percorso Verso la Nascita

Il momento della nascita si avvicina e la futura mamma deve sottoporsi a una serie finale di controlli che, oltre ad accertare il suo benessere e quello del feto, forniscono le indicazioni necessarie per affrontare il parto nel modo migliore e più sicuro. L’attesa è quasi finita, tra pochi giorni arriverà il fatidico giorno, e si percepiscono sensazioni di gioia ma anche di ansia. I nove mesi di gravidanza sono agli sgoccioli, ci si sente ansiose e piene di dubbi e si viene assalite dalla voglia di cercare informazioni e suggerimenti su come interpretare il proprio corpo, quando è davvero arrivato il momento, e cosa fare in sala parto. Per una serena preparazione al parto è importante eseguire una serie di esami medici finalizzati a escludere o prevenire patologie e stati che potrebbero arrecare danni alla mamma e al bambino, affiancati da esercizi fisici per mantenere la tonicità muscolare e, spesso, dalla partecipazione a un corso pre-parto.

Illustrazione di una donna incinta durante un controllo medico

Le Ultime Visite Ginecologiche e Ostetriche: Punti di Svolta Decisivi

L'ultima visita prima del parto si esegue intorno alla 36ª-37ª settimana di gestazione e serve a controllare che tutto proceda bene e che l’organismo materno si stia preparando al grande evento. Di solito, a partire dall’ottavo mese, la frequenza degli appuntamenti dal ginecologo aumenta, e almeno indicativamente, la futura mamma viene sottoposta a una visita ogni due settimane. In genere, un'ulteriore visita viene effettuata tra la 38° e la 40° settimana di gestazione. Il ginecologo, in queste occasioni, parla con la futura mamma per aggiornarsi sul suo stato di salute. Rivolgerà pertanto alcune domande alla futura mamma, per esempio se soffre di frequenti mal di testa, un sintomo che può far sospettare l’anemia o una pressione arteriosa elevata. Si accerterà anche se la donna ha problemi urinari o perdite vaginali che possono essere sintomo di un'infezione.

È proprio in occasione dell’ultimo incontro con lo specialista che si comincia a pianificare il parto, vale a dire a prevedere se sarà possibile realizzarlo in modo fisiologico, come accade nella maggior parte dei casi, o se si dovrà ricorrere a un cesareo. A partire dalla 36a settimana, il medico può già fornire indicazioni sulla modalità del parto, basandosi sulla posizione (cefalica o podalica) e sulle dimensioni del bambino. In queste occasioni vengono inoltre verificati i risultati degli ultimi esami del sangue e delle urine e prescritti eventuali ulteriori controlli, come per esempio il tampone vaginale o rettale. Una visita per la presa in carico è prevista anche presso l'ospedale in cui si è deciso di partorire alla 36a settimana. La prima visita ostetrica si accede con prescrizione del Medico di Medicina Generale, mentre le visite successive avranno cadenza mensile, a meno che non si riscontrino particolari condizioni di rischio. Durante la prima visita viene effettuato un bilancio della gravidanza e viene compilata la cartella clinica in previsione del ricovero al momento del parto, una documentazione essenziale che la futura mamma dovrà portare con sé, includendo tutti gli esami e referti svolti durante la gravidanza.

Periodo prodormico di parto

Gli Esami Clinici Cruciali nell'Ultimo Periodo: Un Quadro Completo della Salute

Particolarmente utili allo specialista sono i risultati degli ultimi esami effettuati, poiché è importante conoscere, nell'imminenza del travaglio, il valore di alcuni parametri fondamentali.

Analisi del Sangue Approfondite

Tra le analisi del sangue da eseguire tra la 33a e la 37a settimana e successivamente, se necessario, sono comprese:

  • Emocromo: Permette di verificare un’eventuale anemia da carenza di ferro, un parametro importante data l'importanza di conoscere la concentrazione del ferro nel plasma. La stanchezza, la mancanza di appetito e i frequenti mal di testa possono, infatti, essere sintomi di anemia.
  • HIV: Ricerca di anticorpi anti-virus dell’immunodeficienza acquisita, l’agente eziologico dell’AIDS, per evitare il rischio che tale infezione venga trasmessa al nascituro nel corso del parto.
  • Epatite B e C: Test per escludere la presenza di queste infezioni, prevenendo la trasmissione al bambino durante il parto.
  • Toxotest (Toxoplasmosi): È un esame per accertare la presenza nell’organismo di anticorpi antitoxoplasmosi. La toxoplasmosi è una malattia infettiva in genere trasmessa all’uomo da animali e pericolosa nel corso della gravidanza perché può essere trasmessa al prodotto del concepimento, danneggiandolo. Spesso asintomatica, può manifestarsi con febbre e leggero ingrossamento delle ghiandole del collo, stanchezza, mancanza di appetito. Gli anticorpi che si formano dopo un contatto con l’agente patogeno si chiamano immunoglobuline (IgG e IgM). Le IgG sono presenti in concentrazioni elevate durante la malattia e permangono poi stabilmente in circolo, a concentrazioni un po’ più basse, anche per tutta la vita. Se la sierologia è negativa per IgG che per IgM, la donna deve prestare maggior attenzione ad alcune norme igieniche quotidiane, come lavare con cura le mani dopo essere stati a contatto con animali, anche se domestici, e lavare accuratamente frutta e verdura.
  • Rubeotest (Rosolia): Serve a verificare la presenza di anticorpi antirosolia nel sangue. La rosolia è una malattia infettiva sostenuta da un virus, tipica dell’infanzia. Se contratta in gravidanza, nelle prime 17 settimane, può provocare gravi malformazioni nel bambino. Se la madre ha già avuto la rosolia (IgG positive e IgM negative) non c’è alcun rischio, perché i casi di reinfezione sono estremamente rari. Nel caso di un titolo anticorpale dell’IgG basso o negativo, è consigliabile ripetere il test ogni 30 giorni fino alla 20° settimana e la donna dovrà assolutamente evitare i contatti con individui ammalati di rosolia (bimbi in età scolare ma anche adulti non vaccinati), soprattutto nei primi quattro mesi di gravidanza.
  • TPHA (Sifilide): Test sierologico per la ricerca di anticorpi diretti verso il Treponema pallidum, microrganismo responsabile della sifilide, una malattia sessualmente trasmessa.
  • Glicemia: Misura la quantità di glucosio (zucchero) nel sangue, con un valore limite di 95 mg/ml. A 24 settimane si consiglia di eseguire la curva glicemica breve, che consiste in un primo prelievo di base (con valutazione della glicemia a digiuno), l’assunzione di 50 g di glucosio diluiti in acqua e un secondo prelievo a distanza di un’ora (con valutazione della glicemia). La curva breve è alterata quando i valori sono superiori a 95 e 140 mg/dl. L’eccesso di zuccheri può segnalare un diabete gestazionale.
  • Test di Coombs indiretto: Permette di scoprire l’eventuale presenza di anticorpi anti-eritrociti (globuli rossi) nel sangue materno.
  • Test sulla coagulazione del sangue: Particolarmente utile se si sa già che il parto avverrà tramite cesareo o non si esclude la possibilità di ricorrere all’epidurale.

Infografica sugli esami del sangue in gravidanza

Analisi delle Urine: Screening per Complicazioni

Le analisi delle urine, oltre che tra la 33a e la 37a settimana, vanno ripetute in corrispondenza della 38a e 40a settimana. L'esame urine consiste in un esame chimico, fisico e microscopico delle urine per valutare l’eventuale presenza di proteine, glucosio, sedimento, ecc. Serve per diagnosticare precocemente un’eventuale infezione urinaria (che in rari casi può portare all’aborto o al parto pretermine) e per monitorare eventuali segni precoci di diabete o gestosi. La gestosi è una malattia caratteristica dell’attesa contraddistinta fra l’altro dalla presenza di proteine nelle urine, pressione alta, mal di testa, nausea e aumento di peso. Nel caso di problemi urinari, il ginecologo prescriverà un'urinocoltura per identificare il batterio che l’ha provocata, in modo da predisporre subito una terapia antibiotica.

Tamponi Vaginali e Rettali: Prevenzione delle Infezioni Neonatali

Il ginecologo potrebbe ritenere opportuna la prescrizione di esami supplementari, come un tampone vaginale e rettale:

  • Ricerca del GBS (Streptococco ß-emolitico di gruppo B): Il tampone vaginale e rettale viene eseguito a tutte le gravide tra la 35° e la 37° settimana per la ricerca dello streptococco ß-emolitico di gruppo B (GBS). L’infezione da streptococco ß-emolitico di gruppo B rappresenta un’importante causa di morbosità e mortalità neonatale. Dal 10 al 30% delle donne in gravidanza risultano portatrici di GBS a livello vaginale o intestinale in maniera asintomatica. Se i risultati delle analisi saranno positivi (avviene nel 20% dei casi), il medico annoterà sulla cartella clinica la necessità di eseguire una copertura antibiotica durante il parto, per via endovenosa, per prevenire le infezioni neonatali da GBS. Fino a quel momento non è opportuno intervenire.
  • Micoplasma e Ureaplasma: Il tampone vaginale è utile anche per individuare la presenza di questi due germi che potrebbero provocare una rottura precoce delle membrane e quindi un parto prematuro.
  • Ricerca della Salmonella: Il tampone rettale è, invece, utile per la ricerca della salmonella.

Monitoraggio Fisiologico e Strumentale del Feto e della Mamma: Dettagli Cruciali

Durante le ultime settimane di gravidanza, il monitoraggio diventa più intenso per assicurare che sia la mamma che il bambino stiano bene.

L'Ecografia: Una Finestra sul Mondo del Bambino

All'appuntamento occorre portare l'ultima ecografia effettuata tra la 32a e la 34a settimana di gestazione, che evidenzia un eventuale ritardo di accrescimento del feto, le condizioni della placenta e l’efficacia della circolazione uterina. Le onde sonore (ultrasuoni) vengono utilizzate per creare le immagini degli organi e tessuti interni e, in questo caso, anche del feto, che poi vengono visualizzate dallo specialista in tempo reale su un monitor. In particolare, in questa fase si visiona il quantitativo di liquido amniotico, la posizione e la crescita del feto. Il protocollo di sorveglianza del Policlinico prevede la stima ecografica del peso fetale in occasione del primo accesso; una sua rivalutazione nei controlli successivi avverrà solo in caso di sospetto di flessione o accelerazione della crescita fetale rispetto alla norma.

Se il ginecologo ha dubbi sul benessere fetale, o se la gravidanza supera la 40a settimana o la donna aspetta dei gemelli, possono essere prescritti ulteriori controlli ecografici:

  • Biometria fetale: Che verifica le dimensioni precise del bambino. Nel caso il feto sia fuori misura (oltre i 4 chili), il parto potrà essere indotto prima del tempo. Nell’ipotesi che il bambino possa essere particolarmente grosso, sarà richiesta un'ulteriore ecografia per verificare il suo peso e le sue dimensioni.
  • Dopplerflussimetria: Per controllare la circolazione sanguigna nel cordone.
  • Controllo ecografico del liquido amniotico: Questo esame ecografico verifica la quantità di liquido amniotico che avvolge il bebè nel pancione, quale indicatore della funzionalità della placenta e quindi del benessere del feto. Se il liquido amniotico è scarso, è fondamentale appurare la causa.

Immagine ecografica di un feto in utero

Esame Fisico: La Valutazione Diretta del Ginecologo

Con le mani il ginecologo eseguirà la cosiddetta manovra di Leopold. Palpando l'addome, potrà infatti valutare il tono dell'utero, verificare se il feto è posizionato longitudinalmente con il capo rivolto verso il basso, se una buona quantità di liquido amniotico avvolge ancora il nascituro e se la sua testa è impegnata nella prima parte del canale del parto. La manovra di Leopold serve tuttavia anche a raddrizzare un bebè posizionato obliquamente in utero, a portare cioè la sua testa verso il canale del parto.

Il medico toccherà inoltre anche le caviglie della futura mamma per verificare se ci sono gonfiori. La ritenzione di acqua nei tessuti è un fenomeno piuttosto frequente durante il terzo trimestre e può destare preoccupazioni se è grave e accompagnato dall'alterazione di alcuni parametri del sangue, dalla presenza di proteine nelle urine o dalla pressione arteriosa elevata, tutti segni che possono indicare una gestosi.

L’ultima visita prevede anche la palpazione del collo dell'utero, che può aver subìto modificazioni dalle quali si può dedurre in modo approssimativo la data del parto. Si valuterà la sua consistenza, la sua lunghezza e la sua posizione. Se è diventato più morbido e/o accorciato, passando per esempio da 3 cm a 1,5 cm, e/o se ha cominciato a dilatarsi, probabilmente la donna darà alla luce il suo bambino prima della 40a settimana di gravidanza. La visita ginecologica con esplorazione vaginale viene eseguita esclusivamente in presenza di travaglio di parto in corso, perdite vaginali anomale o in previsione di un'imminente induzione.

Tra le varie indagini non potrà mancare il controllo della pressione sanguigna, che è comunque importante rilevare ogni mese per controllare che il suo valore minimo non superi i 90 mmHg. La registrazione di picchi elevati, soprattutto se accompagnati dalla comparsa di altri segni come quelli precedentemente descritti per la gestosi, non va mai sottovalutata.

Cardiotocografia (NST): Il Monitoraggio del Benessere Fetale

Il monitoraggio del battito cardiaco del bimbo è un controllo fondamentale. La Cardiotocografia (NST) è un test per monitorare il battito cardiaco del bambino e l’attività contrattile della muscolatura uterina. Questo esame evidenzia un’eventuale sofferenza fetale connessa, in genere, a una scarsa ossigenazione. I controlli che includono il monitoraggio del battito cardiaco fetale vengono eseguiti intorno alla 39^ settimana di gravidanza, e se necessari, controlli successivi vengono fissati alla 40^ e alla 41^ settimana.

Preparazione Personale al Parto e Gestione del Periodo Prodromico: Un Ruolo Attivo della Mamma

Oltre ai controlli medici, la futura mamma può adottare una serie di pratiche per prepararsi al grande evento.

Consigli Pratici per la Mamma

  • Igiene Personale: Non è necessario presentarsi in sala parto totalmente depilate, ma se la futura mamma si sente più tranquilla può farlo. Anche per la purga (clistere) seguono le regole della depilazione, non è necessaria ma è a discrezione della futura mamma se si sente più a suo agio e tranquilla a farla.
  • Documenti e Referti: È opportuno che la futura mamma porti con sé tutti gli esami e referti svolti durante la gravidanza.
  • Preparazione del Seno per l'Allattamento: Il colostro è il primo latte, un liquido denso e il primissimo nutrimento del bimbo, che inizia a uscire nelle settimane prima del parto in vista della montata lattea. Per mantenere l’elasticità dei capezzoli, si consiglia di massaggiarli con oli naturali. È utile anche aumentare l’uso di creme idratanti per evitare piccole smagliature che potrebbero crearsi per l’aumento e la successiva diminuzione delle dimensioni del seno. Il massaggio delicato, eseguendo piccole rotazioni circolari, può essere praticato ogni giorno per qualche minuto.
  • Esercizi Fisici e Benessere del Perineo: In preparazione al parto ci sono anche una serie di esercizi fisici che aiutano a mantenere la tonicità muscolare. È fondamentale farsi consigliare dal proprio ginecologo quelli più adatti alla situazione individuale. Massaggiare regolarmente il perineo, la zona situata tra la vagina e l’ano, aiuta a mantenere l’elasticità dei tessuti. Alcune donne iniziano questa pratica appena scoprono di essere incinte, ma in generale viene consigliato di cominciare almeno sei settimane prima della data prevista per il parto. È importante chiedere al proprio ginecologo o all'ostetrica maggiori informazioni per imparare ad effettuare in sicurezza questo tipo di massaggio.
  • Yoga in Gravidanza: Lo yoga è un’eccellente disciplina per la preparazione al parto perché coinvolge insieme il lato fisico e quello psicologico. Agisce, infatti, su tre livelli: fisico (posizioni di equilibrio basate sull’ascolto del corpo); respiratorio (di cui si riconoscerà l’utilità proprio nel momento del parto) e mentale (aiuta a mantenere il benessere psicologico durante la gravidanza e a recuperarlo dopo il parto). Il consiglio è di farsi seguire da un istruttore qualificato che sappia quali sono gli esercizi adatti, in funzione dello stato e dell’avanzamento della gravidanza.
  • Attività Sessuale: L’attività sessuale al termine della gravidanza, per la sua ricaduta sul sistema ormonale che favorisce il parto, è consigliata per facilitare l’avvio fisiologico del travaglio e non presenta rischi.

Donna in gravidanza che pratica massaggio perineale

Comprendere e Gestire il Periodo Prodromico

Il periodo prima del travaglio è definito periodo prodromico e può durare da poche ore a diversi giorni, soprattutto nelle prime gravidanze. Non tutte le donne lo percepiscono. In questo periodo, le contrazioni avvengono in maniera irregolare e possono produrre ansia sul cosa sia possibile fare. Le contrazioni in genere sono presenti già in gravidanza, si intensificano nell’ultimo periodo e diventano dolorose nei giorni che precedono il parto. Sebbene sia l’utero a contrarsi (si percepisce appoggiandoci sopra una mano) non si avverte nessun dolore all’addome, anche se questo risulta molto teso e duro. Il dolore, invece, viene percepito distintamente sopra il pube, molto in basso, e può raggiungere anche i muscoli delle cosce, oppure si riflette sulla schiena, nella sede renale, e può raggiungere la zona sacrale. La localizzazione del dolore non è prevedibile, e una non esclude l’altra.

Questo lavoro di preparazione, quando particolarmente intenso, può essere accompagnato da segni quali perdite di muco bianco, marrone o rosato. Il collo si apre e qualche piccolo capillare può generare una gocciolina di sangue, che può manifestarsi subito (il rosa) o uscire più tardi (il marrone). Qualche volta, ma non è affatto una regola, si può avere la fuoriuscita anche abbondante di una sostanza gelatinosa, grigiastra o giallognola, compatta, che è il tappo di muco. Spesso, ma non sempre, in questa fase si ha anche uno spontaneo, facile e abbondante svuotamento dell’intestino. Talvolta compare nausea e più raramente vomito. Ma bisogna comunque sforzarsi di mangiare qualcosa e bere.

Il periodo prodromico del travaglio di parto è caratterizzato da cicli di contrazioni abbastanza regolari e dolorose, inframezzate da pause anche lunghe, a volte spossanti e noiose. La fase dei prodromi è forse il fenomeno più variabile e imprevedibile che riguarda la nascita. È fondamentale garantirsi una situazione comoda, intima, la compagnia giusta, piccoli pasti appetitosi e digeribili, e bevande tiepide o fresche leggermente zuccherate. Ingannare l’attesa con attività piacevoli, passeggiare, riposarsi, dormire. E, soprattutto, è fondamentale evitare stress da prestazione, in genere indotto dall’ansia dei parenti. Le ostetriche suggeriscono di affidarsi al proprio corpo, in quanto l’istinto è di fondamentale aiuto alla donna un momento così importante. Il travaglio e il parto richiedono energie.

Periodo prodormico di parto

Riconoscere l'Inizio del Travaglio e Quando Recarsi in Ospedale: Segnali da Non Sottovalutare

Durante l'ultima visita, se la gravidanza procede bene, il ginecologo ricorderà alla futura mamma quali sono i segni clinici da non sottovalutare e si accerterà che sappia riconoscere i sintomi dell'inizio del travaglio.

Segni di Allarme che Indicano l'Inizio del Travaglio

  • Contrazioni Regolari e Dolorose: Il travaglio attivo si manifesta con contrazioni che diventano regolari, più ravvicinate (circa ogni 3-5 minuti), più intense e accompagnate da una modificazione stabile del collo dell’utero. Se si avvertono tre contrazioni regolari per intensità, durata e frequenza nel giro di dieci minuti e ognuna della durata di circa un minuto per almeno un paio d’ore per i primi figli e un’ora per le pluripare, allora potrebbe essere iniziato il travaglio ed è giunto il momento di recarsi in ospedale. Se non si è sicure che le contrazioni siano quelle “giuste”, può essere utile mettersi sotto la doccia: l’acqua ha un effetto bivalente e può fermare o incalzare il travaglio a seconda dei casi. Le contrazioni sono diverse da fase a fase del travaglio. La loro caratteristica principale è quella di “maturare” e diventare via via più efficaci e dolorose (ma paradossalmente anche più sopportabili) col progredire della dilatazione.
  • Rottura delle Membrane ("Perdita delle Acque"): La rottura delle membrane può precedere l’inizio delle contrazioni. Se la borsa delle acque si rompe (anche senza contrazioni), la futura mamma non dovrà esitare a farsi ricoverare. In questo caso è consigliabile contattare il punto nascita per ricevere indicazioni su quando recarsi in ospedale. È utile osservare il colore del liquido (che dovrebbe essere chiaro) e monitorare i movimenti del bambino. Anche in assenza di dolore, è importante una valutazione clinica per definire tempi e modalità di assistenza.
  • Assenza o Diminuzione dei Movimenti Fetali: Verso la fine della gravidanza i movimenti fetali diminuiscono perché lo spazio nell’utero inizia a scarseggiare, ma i movimenti non devono mai mancare. In caso di assenza o forte diminuzione di movimenti fetali, è necessario recarsi al pronto soccorso.
  • Sanguinamento Abbondante: Se compare un sanguinamento abbondante, è opportuno andare subito in ospedale.
  • Febbre: Una temperatura corporea di 38° C e più può accompagnare la comparsa dell'influenza in inverno o la presenza di un'infezione urinaria o del liquido amniotico. Anche in questo caso, è opportuno recarsi in ospedale.
  • Superamento del Termine della Gravidanza: Se il termine della gravidanza (42 settimane) è superato e la donna non partorisce, prenderà appuntamento per un ricovero ordinario per un’eventuale induzione. In assenza di fattori di rischio, non è consigliato dalle Linee Guida indurre il parto prima delle 41 settimane.

Distinguere il Periodo Prodromico dal Travaglio Attivo

Nel periodo prodromico le contrazioni possono essere irregolari, di intensità variabile e talvolta si attenuano con il riposo; servono a preparare il collo dell’utero, ma non determinano ancora una dilatazione progressiva. Nel travaglio attivo, invece, le contrazioni diventano regolari, più ravvicinate (circa ogni 3-5 minuti), più intense e accompagnate da una modificazione stabile del collo dell’utero.

Schema dei sintomi pre-parto e quando andare in ospedale

Il Processo del Parto: Fasi e Gestione dell'Esperienza Unica

Il travaglio di parto è il più significativo processo di cambiamento che avviene nel corpo della donna durante la sua vita; contemporaneamente è la prima esperienza di cambiamento che ogni essere umano ha sperimentato nascendo.

Le Fasi del Travaglio

Il travaglio e il parto si suddividono in diverse fasi:

  • Periodo prodromico o prodromi di travaglio: La fase che precede il travaglio attivo e può durare ore o anche giorni, soprattutto nelle prime gravidanze.
  • Fase dilatante o primo stadio: Quando le contrazioni diventano regolari e il collo dell'utero inizia a dilatarsi progressivamente. Una volta raggiunti i 4 cm di dilatazione, di solito la mamma e il suo accompagnatore vengono ammessi in sala travaglio e affidati alle cure di un’ostetrica. Per molte ore si susseguono intense contrazioni, una dopo l’altra, e la dilatazione avanza a ritmo di 1 cm ogni due ore per il primo bambino, e più rapidamente per i successivi.
  • Fase espulsiva o secondo stadio: Raggiunta la dilatazione completa si assiste in genere a uno spontaneo rallentamento dell’attività contrattile, un benefico periodo di riposo in cui la mamma si ricarica e il suo utero si prepara alle poderose contrazioni necessarie all’espulsione del piccolo: è la cosiddetta “fase latente”, che è indispensabile rispettare per garantire spinte più efficaci successivamente.
  • Secondamento o terzo stadio: L'espulsione della placenta dopo la nascita del bambino. Se non c’è perdita di sangue importante si deve aspettare (senza fare manovre né trazioni del cordone ombelicale) che la placenta si distacchi e una poderosa contrazione la faccia uscire.

La durata del travaglio è molto variabile. Nelle donne alla prima esperienza può durare diverse ore, mentre nelle gravidanze successive tende spesso a essere più breve. La fase attiva, con dilatazione progressiva, può richiedere tempi differenti da persona a persona. È importante sapere che una certa variabilità è fisiologica e che l’équipe ostetrica monitora costantemente il benessere materno e fetale per valutare l’andamento. Per informazioni personalizzate sulla propria situazione è sempre opportuno parlarne con ostetrica o ginecologo.

Gestione del Dolore e Ruolo delle Spinte

Per contrastare il dolore, quando necessario, si possono utilizzare metodi naturali diversi e complementari, e senza controindicazioni, oppure farmaci (parto in analgesia). L’apertura del collo dell’utero e la discesa del bambino avvengono grazie alle contrazioni uterine che modificano il collo dell’utero rendendolo più soffice e corto. Successivamente agiranno spingendo il piccolo verso il basso e stirando lateralmente il collo per facilitarne l’apertura da zero fino a 10 centimetri.

Una delle ansie più frequenti delle donne relative al parto è: «Saprò spingere?». Nella norma non c’è alcun bisogno di insegnare a una donna come deve spingere, semplicemente perché al momento giusto sarà impossibile impedirglielo. A spingere non si insegna e non si impara. La spinta è spontanea, è “incoercibile”, è un riflesso automatico, in genere non doloroso, dovuto alla pressione della testa del bambino sui muscoli del perineo. Le mamme hanno bisogno di calma, rassicurazioni, sostegno fisico ed emotivo, e incoraggiamento ad ascoltare il segnale del bambino. Hanno bisogno di bere e di una quota di zuccheri per compensare la fatica.

No, quindi, nel modo più assoluto, a spinte guidate dall’esterno; no a trattenere l’aria, no a spinte lunghissime, e soprattutto no a spinte in posizione litotomica (sdraiate sulla schiena) e a spinte sulla pancia. Le spinte sono molto più efficaci in posizione libera. Serviranno molte spinte per far uscire completamente la testa, poi, alla contrazione successiva, sarà il turno delle spalle, e in seguito di tutto il corpo del bambino.

Il Contesto e l'Unicità dell'Esperienza del Travaglio

Respiri, sorrisi, lacrime, massaggi, parole di conforto, luci basse, mente non troppo presente e lucida: questo è il travaglio, facilitato da tutte quelle condizioni che favoriscono il rilascio di ossitocina (ormone della contrazione) e di endorfine (ormoni che controllano il dolore e il piacere). L’intimità con il partner, i massaggi e le carezze sono l’aiuto migliore al lavoro degli ormoni. Sarà l’ostetrica a consigliare se e come procedere a stimolazioni più intense, come il massaggio dei capezzoli, qualora la situazione lo richieda. Ogni travaglio sarà diverso dall’altro e, come ogni fenomeno della natura, contiene una quota di imprevedibilità da accogliere con curiosità. Ogni donna che abbia partorito ricorda tutti i particolari del suo travaglio di parto, anche se il figlio ha ormai 60 anni. Ogni storia familiare custodisce le narrazioni delle donne, e anche degli uomini, che descrivono ogni nascita, nella sua unicità. Il travaglio è un percorso in cui bisogna mettercela tutta, consapevoli che si ha il diritto di essere aiutate.

Induzione del Parto

È una decisione molto importante quella di indurre il parto prima del suo inizio naturale. I medici propongono l’induzione del parto con metodi diversi (farmaci e/o altri interventi in base alla situazione e alle condizioni del collo dell’utero) quando diventa più rischioso aspettare. In assenza di fattori di rischio non è consigliato dalle Linee Guida indurre il parto prima delle 41 settimane. Le modalità di induzione di travaglio di parto sono sostanzialmente due: meccanica e farmacologica. L’induzione avviene nelle stanze dell’area osservazione della sala parto, camere doppie con bagno, in cui è permessa la presenza del partner dalla ore 8 alle 20.

Diagramma delle diverse posizioni per il parto

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