L’infertilità femminile può dipendere da numerosi fattori. Tra le diverse cause non bisogna trascurare le infezioni vaginali che, per le donne in età fertile, possono essere molto pericolose. Normalmente la vagina è colonizzata da una serie di germi che nel loro insieme costituiscono la FLORA VAGINALE. L’equilibrio tra questi batteri garantisce la normale salute della vagina. Tali infezioni possono innanzitutto ostacolare la risalita degli spermatozoi dalla vagina verso la parte finale delle tube, dove avviene l’incontro con l’ovocita.

Il legame tra infezioni e fertilità di coppia
Lo stato di infertilità femminile è definito come conclamato e primario nel caso in cui la gravidanza non avvenga dopo un anno di rapporti sessuali non protetti. Le infezioni che causano infertilità rappresentano un gravissimo problema per la funzione riproduttiva e possono essere il risultato dell’aggressione di diversi batteri e virus.
Con il passare del tempo virus, batteri ed altri microrganismi sono in grado di alterare il sistema riproduttivo della coppia con il conseguente risultato di non riuscire ad ottenere una gravidanza. Nella donna possono provocare un’ostruzione delle tube di Falloppio, oppure insidiarsi nel muco cervicale rendendo più complesso il movimento degli spermatozoi quando si tenta di concepire un bambino. In più il sistema immunitario femminile, nel tentativo di debellare l’agente patogeno, può arrivare a danneggiare i gameti maschili. In alcuni casi le infezioni possono provocare un’infiammazione cronica dell’endometrio che può impedire, nonostante il riuscito concepimento, l’attecchimento dell’embrione in utero, oppure provocare un aborto precoce. Nell’uomo l’infezione si insinua nell’apparato riproduttivo arrivando ad impedire una produzione qualitativamente e quantitativamente adeguata di spermatozoi.
Principali infezioni sessualmente trasmissibili (IST)
Tra le infezioni a trasmissione sessuale, quelle che conducono al più alto tasso di infertilità sono la chlamydia, la gonorrea e la sifilide.
- Clamidia: Causata dal batterio Chlamydia trachomatis, è particolarmente insidiosa. Nella maggioranza dei casi non dà sintomi e questo la rende pericolosa. Laddove presenti, possono manifestarsi febbre, dolore al basso ventre e salpingite. Un’infezione da clamidia può portare ad una malattia infiammatoria pelvica che alla lunga può indurre aderenze pelviche e occlusione delle tube.
- Gonorrea: Causata dalla Neisseria Gonorrhoeae, è la seconda IST più diffusa al mondo. Più del 50% delle donne e circa il 20% degli uomini infetti non riconoscono sintomi particolari. Se non trattata, può indurre infertilità agendo in modo simile alla clamidia.
- Sifilide: Provocata dalla spirocheta Treponema pallidum, ha un periodo di incubazione di circa 3 settimane. A livello riproduttivo può indurre infertilità nell’uomo colpendo l’epididimo e i testicoli. Se contratta in gravidanza aumenta il rischio di aborto spontaneo e danni per il feto.
Malattie a trasmissione sessuale
Il genere Klebsiella e le implicazioni riproduttive
Con il termine Klebsiella si indica un genere di batteri appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae. I batteri Gram-negativi hanno una membrana esterna complessa che li rende meno permeabili a molti antibiotici. La Klebsiella pneumoniae è la specie più nota, responsabile di polmoniti, infezioni urinarie e, nei casi più gravi, di sepsi.
Durante la gravidanza, la Klebsiella pneumoniae può essere isolata nelle urine attraverso i controlli di routine. Il trattamento tempestivo è fondamentale per evitare complicazioni come batteriemia, pielonefrite o cistite acuta. La trasmissione materno-fetale può causare un’infezione neonatale, particolarmente pericolosa poiché il sistema immunitario del bambino è immaturo, ancor più nel nato pretermine.
Esiste inoltre un sottotipo di Klebsiella multiresistente, come la Klebsiella KPC (nota anche come Klebsiella 1.580), che produce enzimi in grado di inattivare l’azione degli antibiotici. Sono stati isolati anche altri ceppi, come la Klebsiella ESBL e la Klebsiella New Delhi (NDM-1), che rappresentano una priorità globale per la ricerca medica.
Infezioni urinarie in gravidanza: rischi e gestione
Le infezioni delle vie urinarie (vescica, uretra, reni) sono più frequenti in gravidanza a causa delle modifiche anatomiche, funzionali e del nuovo assetto ormonale. L’utero, aumentando di dimensione, determina una compressione sull’uretere, rendendo difficoltoso il passaggio dell’urina.
La batteriuria asintomatica è frequente nelle donne in dolce attesa (15%). Alcune volte la batteriuria progredisce fino a determinare disturbi urinari gravi quali cistite e pielonefrite. Queste infezioni aumentano il rischio di travaglio pretermine e di rottura prematura delle membrane. I figli di mamme con infezioni dell’apparato urinario sono a rischio di nascere prematuramente.
Diagnosi e protocolli di cura
I livelli essenziali di assistenza prevedono, ad ogni trimestre di gravidanza, l’esecuzione di un esame completo delle urine e dell’urinocoltura. Grazie all’urinocoltura è possibile isolare il microrganismo responsabile e identificarne la sensibilità tramite l’antibiogramma. Nella scelta dell’antibiotico il ginecologo deve tener conto dello stato gravidico per assicurarsi che il farmaco non sia teratogeno. Tra gli antibiotici consigliabili vi sono le penicilline, le cefalosporine e l’eritromicina, mentre sono generalmente controindicate le tetracicline.

Prevenzione e approccio terapeutico
L’arma principale che abbiamo a disposizione è la prevenzione. È importante usare sempre il profilattico quando si hanno rapporti sessuali occasionali. Per evitare le infezioni è bene curare al meglio la propria igiene personale, soprattutto se si frequentano ambienti come piscine, palestre e spiagge. Anche la scelta della biancheria intima può essere d’aiuto nell’evitare le infezioni.
In caso di danno importante a livello tubarico, la fecondazione assistita può risolvere il problema del concepimento. Grazie alla FIVET o all’ICSI, l’unione dei due gameti avviene in vitro e l’embrione così ottenuto può essere trasferito direttamente nell’utero della paziente.
Gestione clinica del partner maschile
Le infezioni possono colpire anche l’uomo, alterando la produzione qualitativa e quantitativa degli spermatozoi. L’analisi dello spermiogramma è cruciale: in presenza di leucociti e cellule rotonde, il medico può prescrivere cicli di antibiotici specifici per debellare patogeni come la Klebsiella o altri batteri comuni. È fondamentale che entrambi i membri della coppia eseguano test di laboratorio, come tamponi vaginali o uretrali e analisi del liquido seminale, per individuare la causa dell’infertilità e procedere con una terapia mirata.
Correlazione tra infezioni e poliabortività
Infezioni e aborto spontaneo possono essere correlati. Un aborto viene definito spontaneo quando l’interruzione avviene entro la 24^ settimana di gestazione. Se una donna presenta infezioni come la Chlamydia trachomatis a livello della cervice, il rischio di aborto aumenta drasticamente a causa della rottura prematura delle membrane. Anche la toxoplasmosi, contratta attraverso cibi contaminati, rappresenta una minaccia significativa nelle prime settimane di gestazione.
Per le coppie che affrontano la poliabortività, è necessario un percorso diagnostico approfondito che includa:
- Tampone del collo uterino: Per verificare la presenza di infezioni latenti.
- Esame citogenetico: Per analizzare eventuali anomalie cromosomiche del tessuto embrionale.
- Isteroscopia: Per studiare l’anatomia della cavità uterina.
Sebbene la scienza abbia fatto passi da gigante nel trattamento delle infezioni batteriche, la tempestività diagnostica rimane l’elemento cardine per tutelare la salute riproduttiva della donna e il corretto sviluppo del nascituro. Ogni sospetto sintomo, dal bruciore urinario alle perdite anomale, deve essere discusso con il proprio ginecologo di fiducia per intraprendere il percorso terapeutico più sicuro ed efficace.
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