Il tappeto erboso, in un giardino, in un parco o in un’area naturale, offre una sensazione piacevole di serenità, di svago e divertimento. Tuttavia, la cura del manto erboso è un processo complesso che richiede attenzione costante. Spesso, il proprietario di un giardino si trova di fronte a un prato ingiallito, un problema che può riscontrarsi tutto l’anno e che richiede una corretta identificazione delle cause e azioni tempestive per risolverlo.

Analisi delle cause principali dell'ingiallimento
Non è per nulla semplice individuare la causa degli ingiallimenti del prato. L’unico modo veramente efficace è ragionare con pazienza, escludendo punto per punto le variabili in gioco.
1. Carenza idrica e gestione dell'irrigazioneÈ la più semplice delle cause: se una zona del prato non riceve pioggia e non viene irrigata in maniera sufficiente, il prato, prima appassisce e poi ingiallisce. È necessario misurare con precisione, attraverso un pluviometro, che nel punto ingiallito arrivi la giusta quantità d’acqua: ovvero circa 35 litri al mq a settimana. Attenzione però ad irrigare bene e facendo pause: è preferibile non bagnare spesso, quindi alterna 2-5 giorni di pausa a irrigazioni abbondanti, che compensino i giorni di stop.
2. Malattie fungineLe malattie fungine sono una tra le cause più diffuse di ingiallimento del prato. Alcune condizioni agevolano l’insediamento dei funghi patogeni: in primis un’irrigazione sovrabbondante. Anche il gelo e la brina possono causare ingiallimento diffuso. Affrontare le fusariosi, in particolare il Microdochium nivale, è molto complesso, soprattutto quando fa molto freddo. Le più frequenti sono il Microdochium nivale, che lascia macchie tonde gialle o biancastre, e la Rhizoctonia solani, che si manifesta con aree marroni, irregolari e in rapida espansione.
3. Squilibri nutrizionali e concimazione errataIl prato ha bisogno di nutrimento, esattamente come le piante dell’orto. Se non concimi il prato almeno 4 volte all’anno lo metti sicuramente in crisi. Tuttavia, vale anche l’opposto: i fertilizzanti sono fondamentalmente dei sali. Un uso troppo concentrato, in dosaggio errato o di tipo sbagliato può causare bruciature ed ingiallimenti. In genere si usa un concime a lenta cessione NPK, mentre in estate è meglio evitare concimi contenenti fosforo. Anche un’eccedenza di prodotto può ingiallire o bruciare il prato: per rimediare raccogli dal terreno quanti più granuli possibile e irriga bene per diluirne la concentrazione.
4. Stress da taglio e manutenzione meccanicaAbbassare troppo il prato significa procurare stress alle piantine di erba. Se si asporta più del 30% dell’altezza dell’erba lo shock negativo è assicurato. Assicurati che le lame del tagliaerba o del trattorino siano ben affilate, così che il taglio risulti netto; diversamente strappano i tessuti vegetali causando un ingiallimento generalizzato. La regola aurea è affilare sempre le lame dopo una decina di tagli e mantenere il prato sui 5/6 cm di altezza.

Problemi di attecchimento nel prato a rotoli
Un’altra possibile causa per il prato ingiallito è il mancato attecchimento di porzioni del prato a rotoli che hai steso da poco. Se le zone ingiallite riguardano porzioni di zolle di un prato pronto posato da meno di 6 mesi, la causa potrebbe derivare dal fatto che il tappeto erboso non ha radicato nel suolo esistente. In questo caso il rischio di perdere il tappeto erboso è elevatissimo. La preparazione accurata del terreno è fondamentale per il successo del prato a rotoli.
Fenomeni specifici: Dry spot e parassiti radicali
Il terreno, per cause derivanti da fenomeni di compattazione e di composizione, diventa in alcune zone idrofobo, ovvero incapace di assorbire l’acqua. Questi sono i cosiddetti "dry spot". Si individuano facilmente controllando il terreno eseguendo dei fori profondi con un punteruolo: se il terreno risulta più duro e compatto delle zone limitrofe siamo in presenza di dry spot.
Un'altra causa difficile da individuare è l'attacco delle larve di coleotteri, che vanno ghiotte delle radici dell’erba. Inizialmente non si nota nulla ma, dopo pochi giorni, il prato inizia a seccare. Si riconosce provando a strappare l’erba infilando le dita nel cotico: se la zolla si solleva facilmente significa che è senza radici.
Strategie di intervento e soluzioni tecniche
Per affrontare le malattie durante tutte le stagioni, è consigliabile approfondire diverse strategie.
- Trattamenti con complessati di rame: Per contrastare le patologie, effettuare tre trattamenti a distanza di 4-5 giorni l’uno dall’altro, usando 40 grammi di prodotto in 10 litri di acqua per 100 mq di prato, insieme a 60 grammi di alghe brune.
- Antagonismo microbico: Utilizzare un trattamento radicale con prodotti a base di Fusarium spp., diluendo 25-30 grammi per 100 mq in 10-20 litri d’acqua.
- Gestione dei Dry Spot: Si consiglia di eseguire 2 o 3 trattamenti con agenti umettanti (in dosaggio di 60 grammi per 100 mq) per ripristinare la capacità di assorbimento del suolo.
- Gestione del feltro: Il feltro fa da barriera al passaggio di luce, acqua e ossigeno. Periodicamente è necessario fare l’arieggiatura del prato per permettere al terreno di respirare e assorbire correttamente nutrimenti e acqua.
Tutorial: come arieggiare il prato
Considerazioni biologiche sull'attecchimento
Il processo di attecchimento, in termini biologici, ricorda per certi versi la complessità dell'impianto embrionale. L’impianto è quel processo attraverso cui l’embrione, da poco formatosi e quindi allo stadio di blastocisti, raggiunge l’utero e vi aderisce, iniziando la gestazione. L’utero riveste un ruolo centrale, in quanto deve possedere un epitelio adatto e ricettivo. Analogamente, il suolo deve possedere caratteristiche fisico-chimiche idonee affinché le radici del tappeto erboso possano penetrare e stabilire un legame vitale con il terreno.
Così come la comunità scientifica non ha definito in maniera univoca il fallimento dell’impianto ricorrente, anche nel prato le cause di mancato attecchimento possono essere multifattoriali, derivando da un'interazione tra la qualità del materiale vegetale (l'embrione/la zolla) e le condizioni del substrato (l'endometrio/il terreno).
Prevenzione e gestione annuale
Anno dopo anno, le leggi europee stanno limitando l’uso di prodotti chimici di diserbo selettivo, in quanto tossici e inquinanti. La soluzione è iniziare da subito una strategia di liberazione dalle infestanti di tipo naturale che fa leva su frequenza e altezza di taglio, su diserbi naturali con estirpazione e su risemine forzate.
Se il prato è in carenza o sofferente, userai fertilizzanti a lenta cessione ma con almeno il 50% di azoto a pronto effetto. Se hai già concimato è ora di passare alla biostimolazione con acidi umici e idrolizzati proteici. Per il recupero completo dell’erba ingiallita, è inoltre sempre consigliabile intervenire con una concimazione rinverdente all’inizio della primavera.

Ricordate che il prato ingiallito è un problema che può riscontrare tutto l’anno. Indipendentemente dall’origine del danno, in genere la soluzione ultima per rigenerare il prato è riseminare le zone rovinate in autunno o primavera, garantendo che le condizioni del terreno siano ottimali per accogliere la nuova vegetazione. La costanza nella manutenzione, unita a un monitoraggio attento delle variabili ambientali, rimane la chiave per un prato sano e rigoglioso.
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