Le emorroidi dopo il parto rappresentano una complicanza estremamente comune, che interessa circa il 40% delle puerpere. Sebbene in molti casi il disturbo si manifesti solo nei giorni successivi alla nascita del bambino o della bambina, è possibile che le emorroidi si formino già durante il terzo trimestre di gravidanza. Questo avviene principalmente a causa della stitichezza e dei profondi mutamenti fisiologici cui il corpo femminile è sottoposto per prepararsi alla maternità.
Le cause anatomiche e ormonali delle emorroidi
Già nel terzo trimestre, l’ingrossamento uterino, unito ad un incremento di volume del sangue circolante, provoca un aumento della pressione nella regione del basso addome. Inoltre, nella fase finale della gravidanza, l’ormone progesterone induce un rilassamento delle pareti della muscolatura uterina in preparazione del parto, favorendo il rigonfiamento dei tessuti e dei vasi venosi.
Tuttavia, è il parto l’evento traumatico che aumenta in modo significativo il rischio di emorroidi. Le donne che partoriscono con cesareo hanno, infatti, minori probabilità di sviluppare emorroidi rispetto a chi partorisca con parto vaginale. Altri elementi da tenere in considerazione, che contribuiscono a favorire il disturbo, sono la durata del travaglio, il peso del neonato/a superiore ai 3.8 kg, una gravidanza che si prolunghi oltre le 40 settimane e il numero delle gravidanze. Si stima che dopo la prima gravidanza e il primo parto, circa il 37% delle donne abbia un problema di emorroidi, e che tale percentuale aumenti progressivamente per ogni gravidanza successiva.

Il decorso clinico e quando rivolgersi al medico
Nella maggior parte dei casi, le emorroidi dopo il parto guariscono da sole nel giro di qualche giorno o, al massimo, di qualche settimana grazie a cure e rimedi casalinghi. Il periodo di 6 settimane dopo il parto è chiamato periodo post-partum, fase in cui il corpo della madre torna alle condizioni in cui si trovava prima della gestazione. Durante questo tempo, è normale sperimentare cambiamenti fisici e sensazioni diverse, ma se il dolore o il prurito non dovessero passare, e le emorroidi dovessero peggiorare presentandosi all’aspetto gonfie e di un rosso scuro, è necessario rivolgersi subito al medico. Casi gravi che includono una trombosi venosa sono rari, ma richiederebbero interventi specialistici come l'emorroidectomia.
Trattamenti conservativi e rimedi pratici
Ci sono diversi modi per trattare le emorroidi dopo il parto, che includono per lo più terapie conservative topiche e “buone pratiche” igieniche e dietetiche. Ciò vale soprattutto per le emorroidi esterne, che risultano le più fastidiose.
- Gestione del dolore: Nelle prime 24 ore dal parto, impacchi di ghiaccio avvolti in una salvietta possono essere applicati alla zona anale ad intervalli regolari. Anche l'uso di uno spruzzino con acqua tiepida aiuta a lenire la zona durante la minzione.
- Igiene specifica: Fare un semicupio di 15 minuti più volte al giorno è una pratica eccellente. Per farlo, occorre dotarsi di una vaschetta simile ad una bacinella, nella quale immergere solo il bacino. Dopo il semicupio, la zona deve essere lasciata asciugare completamente prima di indossare la biancheria intima.
- Prodotti topici: È possibile utilizzare creme o spray anestetizzanti (previo consulto medico) o prodotti a base di amamelide, che possiedono un noto effetto lenitivo e astringente.
- Accorgimenti quotidiani: Usare una carta igienica molto soffice può essere un insospettabile aiuto per non irritare ulteriormente i tessuti già infiammati.
RIABILITAZIONE PERINEALE post partum: quando inizia, come avviene, cosa riguarda
La lotta alla stitichezza: chiave per la guarigione
La stitichezza colpisce spesso le donne sia durante la gravidanza sia in seguito al parto. I sintomi includono gonfiore intestinale, dolore, flatulenza e feci dure. Poiché lo sforzo durante l'evacuazione rappresenta la causa principale che peggiora le emorroidi, è fondamentale ammorbidire le feci e regolarizzare il transito intestinale.
Strategie alimentari
La Dottoressa Chiara Boscaro, biologa nutrizionista, suggerisce di mantenere una corretta alimentazione ricca di fibre. È raccomandabile integrare la dieta con frutta (kiwi, prugne, pere e mele con la buccia ben lavata), verdura a foglia larga (spinaci, biete, broccoli, cavolfiori), cereali integrali, avena, orzo, farro e legumi. Si consiglia di evitare alimenti astringenti come mirtilli, limone, tè e cacao, e di limitare l'uso del sale, che trattiene i liquidi rendendo le feci più dure. L'idratazione è cruciale: durante l'allattamento è necessario bere fino a tre litri d'acqua al giorno per favorire la formazione delle feci e l'idratazione dell'organismo.
Regole di comportamento in bagno
La posizione fisiologica per defecare è quella alla "turca", poiché facilita il corretto allineamento del canale rettale. Inoltre, non bisogna ignorare lo stimolo: l'intestino ha una memoria e trattenersi abitualmente porta a stipsi cronica e gonfiore. Per chi soffre di stitichezza ostinata, esistono soluzioni naturali come l'integrazione di fibra di psillo o l'uso di supposte effervescenti a base di agenti naturali (come Eva/qu®), che stimolano l'evacuazione in modo meccanico e senza assorbimento sistemico, risultando sicure anche durante l'allattamento.

Prevenzione: il ruolo dello stile di vita
Per evitare le emorroidi dopo il parto è necessario agire d'anticipo. La dieta da sola non è sufficiente: va associata a una regolare attività fisica. Basta una camminata al giorno, o una sessione di ginnastica di mezz'ora per tre o quattro giorni alla settimana. Il movimento influisce direttamente sulla motilità intestinale, contrastando il rallentamento causato dagli ormoni, in particolare dal progesterone.
Inoltre, è fondamentale gestire il carico sulla pelvi. L'addome e il pavimento pelvico risultano spesso ipotonici dopo il parto. È importante ricordare che la relaxina, un ormone prodotto durante la gravidanza e nelle settimane successive, rende le articolazioni della pelvi più instabili. In questo delicato periodo, non bisogna sottovalutare il proprio benessere: chiedere aiuto non rappresenta un fallimento, ma un passo necessario per una maternità consapevole.
Cambiamenti fisici nel post-parto: cosa è normale
Oltre alle emorroidi, il corpo subisce altri cambiamenti significativi. L'utero rimane dilatato per circa 4 settimane e le contrazioni uterine, necessarie per riportarlo alle dimensioni pre-gravidiche, possono essere intensificate dall'allattamento. Il sanguinamento vaginale (lochi) è normale per le prime 6 settimane, ma deve essere monitorato per evitare perdite eccessive.
Il dolore perineale, dovuto a lacerazioni o episiotomia, è un fattore che può indirettamente causare stitichezza: molte donne tendono a trattenere le feci per paura di avvertire dolore o di sollecitare i punti di sutura. In questi casi, il ricorso a emollienti delle feci, consigliati dal medico, permette di evitare pressioni inutili sulla zona ferita. Infine, è bene ricordare di evitare sforzi eccessivi, come sollevare pesi superiori al peso del proprio neonato, per almeno 6 settimane, specialmente dopo un taglio cesareo, per permettere alla ferita chirurgica di cicatrizzare correttamente. La maternità è un cammino che richiede tempo; conoscere i ritmi del proprio corpo e le proprie necessità è il primo passo per una ripresa serena.