Guida completa all'Assegno di Maternità dei Comuni: Requisiti, Procedure e Diritti

L'assegno di maternità di base, anche detto "assegno di maternità dei comuni", è una prestazione assistenziale concessa dai comuni e pagata dall'INPS (articolo 74 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151). Si tratta di un beneficio economico fondamentale a favore delle madri, anche adottive o affidatarie, che si trovano in una condizione di disoccupazione al momento della nascita o dell’ingresso in famiglia del bambino, e che dunque sono prive del trattamento previdenziale dell’indennità di maternità o che beneficiano di una indennità di importo inferiore a quello dell’assegno.

illustrazione simbolica di maternità e assistenza sociale

Questo strumento di welfare locale rappresenta un pilastro per il sostegno alla natalità in Italia, garantendo una rete di sicurezza economica per le neomamme che non godono di coperture assicurative obbligatorie legate a rapporti di lavoro dipendente. La gestione del procedimento è affidata ai Comuni, i quali istruiscono le pratiche, mentre la materiale erogazione della somma spetta all'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

Natura giuridica e finalità dell'assegno

L'assegno di maternità è un contributo statale concesso dai Comuni alle mamme che non hanno copertura previdenziale nei primi mesi dopo la nascita di un figlio. È essenziale comprendere che l'assegno non costituisce un reddito ai fini fiscali e previdenziali, il che significa che l'importo percepito non deve essere dichiarato nella dichiarazione dei redditi e non concorre alla formazione di scaglioni IRPEF o alla determinazione di soglie ISEE per altre prestazioni sociali.

Il legislatore ha inteso, con questa misura, tutelare il nucleo familiare in un momento critico della crescita del bambino. La natura "di base" del sussidio lo rende compatibile con altre forme di sostegno, purché non vi sia una sovrapposizione totale con indennità di maternità previdenziali. In particolare, i richiedenti non devono avere alcuna copertura previdenziale oppure devono averla entro un determinato importo fissato annualmente. Inoltre, non devono essere già beneficiari di altro assegno di maternità INPS ai sensi della legge 23 dicembre 1999, n. 488.

schema grafico del funzionamento dell'assegno tra Comune e INPS

L'importo dell'assegno è rivalutato ogni anno per le famiglie di operai e impiegati sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo ISTAT. Questo meccanismo garantisce che il potere d'acquisto del contributo rimanga costante nonostante le dinamiche inflattive. Per quanto concerne l'anno 2025, l'assegno è pari a 407,40 euro per cinque mensilità, per un valore complessivo di 2.037,00 euro. Il tetto dell’ISEE per poter accedere al contributo è fissato a 20.382,90 euro.

Requisiti di accesso e soggetti destinatari

L'accesso al beneficio non è automatico, ma è subordinato al possesso di specifici requisiti di cittadinanza, residenza e condizione economica. Le mamme possono essere cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie in possesso di carta/permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Sono ammesse anche le cittadine familiari di cittadini italiani, dell'Unione o di soggiornanti di lungo periodo, che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, oltre alle cittadine titolari della protezione sussidiaria e alle cittadine apolidi. Le cittadine extracomunitarie rifugiate politiche possono accedere con permesso di soggiorno per asilo politico.

È importante sottolineare che la residenza è un presupposto necessario: le cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie in possesso del permesso di soggiorno devono essere residenti nel Comune di riferimento al momento del parto o dell'ingresso in famiglia del minore in adozione o in affidamento preadottivo.

#ISEE COME SI CALCOLA

Uno dei nodi fondamentali riguarda la prova della condizione economica. A seguito della riforma dell'ISEE, l'assegno di maternità rientra tra le prestazioni di sostegno al reddito rivolte a minorenni; pertanto, in sede di elaborazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (D.S.U.), è necessario richiedere espressamente un ISEE per prestazioni agevolate rivolte a minorenni. Senza questa specifica attestazione, la domanda rischia di non essere processata correttamente dagli uffici competenti.

La procedura di presentazione della domanda

La domanda può essere presentata solo dalla madre al Comune di residenza entro il termine perentorio di 6 mesi dalla nascita o dall’ingresso in famiglia del bambino adottato o affidato. Questo termine è essenziale per la decadenza del diritto: il mancato rispetto della scadenza rende impossibile l'erogazione del beneficio.

Per avviare la pratica, è necessario compilare l’apposita modulistica da consegnare allo Sportello Sociale (o all'ufficio protocollo, a seconda dell'organizzazione interna del Comune di riferimento). È indispensabile allegare un documento di riconoscimento in corso di validità e il codice fiscale della richiedente. La documentazione deve includere la comunicazione del protocollo dell’ISEE (che deve necessariamente includere il nuovo nato nel nucleo familiare) e una copia del codice IBAN intestato o cointestato alla richiedente, su cui verrà accreditato l'importo. Le cittadine extracomunitarie devono inoltre allegare la copia del titolo di soggiorno.

Il Comune provvederà a inviare all’INPS la domanda di Assegno una volta verificata la completezza della documentazione. L'assegno verrà corrisposto dall'Inps in un'unica soluzione, entro sessanta giorni dalla data di ricezione dei dati da parte del Comune. Qualora nella domanda vengano fornite correttamente le coordinate bancarie o postali, il contributo potrà essere accreditato direttamente sul conto corrente o sul libretto postale munito di codice IBAN.

Gestione delle situazioni particolari e cumulabilità

Esistono dinamiche specifiche che possono influenzare l'entità o la gestione del sussidio. L'assegno viene concesso per la nascita di ogni figlio e, pertanto, in caso di parto gemellare, il contributo verrà raddoppiato, riflettendo la moltiplicazione degli oneri assistenziali per la famiglia.

Un tema spesso oggetto di dubbi riguarda la cumulabilità: l’assegno non è cumulabile con altri trattamenti previdenziali, tranne nei casi in cui si abbia diritto a percepire dal Comune la sola "quota differenziale". Questo accade quando la richiedente percepisce un'indennità di maternità di importo inferiore a quello dell'assegno comunale: in tale circostanza, il Comune copre la differenza tra quanto ricevuto dall'ente previdenziale e l'ammontare teorico dell'assegno di maternità di base.

infografica sulle scadenze e i documenti necessari

È bene ricordare che, indipendentemente dalla gestione burocratica, il procedimento amministrativo è soggetto alle garanzie previste dalla legge 241/1990. Il termine ordinario per l’emanazione dei provvedimenti da parte della pubblica amministrazione è stabilito in 30 giorni, tempo entro il quale il Comune è tenuto a completare l'istruttoria della domanda prima di trasmettere i dati all'INPS per il pagamento finale.

Infine, si consiglia vivamente di monitorare le comunicazioni ufficiali del proprio Comune, poiché l'organizzazione degli Sportelli Sociali e le modalità di ricezione delle istanze possono variare localmente. La consultazione dei siti istituzionali o il contatto diretto con gli uffici comunali di competenza rimane la via più sicura per assicurarsi di aver compilato la modulistica corretta e di possedere tutti i requisiti aggiornati alle ultime disposizioni di legge. L'attenzione ai dettagli, come l'esatto inserimento del neonato nella D.S.U. e la correttezza del codice IBAN, è il requisito minimo per evitare ritardi o rigetti della pratica, garantendo così il tempestivo accesso a un sostegno essenziale per la maternità in Italia.

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