Filastrocche e Poesia: Ponti di Linguaggio, Empatia e Accoglienza per i Bambini del Mondo

Le filastrocche e la poesia rappresentano strumenti culturali di valore inestimabile, capaci di trascendere le barriere linguistiche e culturali, specialmente nel mondo dell'infanzia. Esse non sono solo un mezzo di intrattenimento, ma un veicolo potente per lo sviluppo del linguaggio, l'arricchimento emotivo e la promozione di valori fondamentali come l'empatia e l'accoglienza, in particolare per i bambini che si trovano a vivere la condizione di stranieri in terre lontane.

Bambini che giocano con le filastrocche

Il Potere Trasformativo delle Filastrocche nello Sviluppo Linguistico e Cognitivo

Tra gli strumenti più efficaci per lo sviluppo del linguaggio in età prescolare, le filastrocche rappresentano uno strumento naturale e divertente. Con la loro struttura ritmata, ripetitiva e in rima, sono sicuramente composizioni molto orecchiabili e accattivanti per i più piccoli. Ma oltre che semplici storielle giocose per bambini, esse rappresentano uno straordinario strumento nelle mani di genitori ed educatori nel percorso di sviluppo linguistico dei piccoli. La loro struttura cadenzata le rende un formidabile alleato per migliorare la pronuncia di suoni, vocali, consonanti e gruppi consonantici sempre più complessi da parte dei bambini. Inoltre, arricchiscono il vocabolario, sia quando si propongono di insegnare lessici specifici sia quando hanno come solo scopo l’intrattenimento.

Grazie alla loro struttura schematica, le filastrocche sono facili da memorizzare e quindi allenano le capacità mnemoniche dei più piccoli. Non è un caso che anche quando si cresce certe filastrocche imparate da bambini rimangono nella nostra memoria e ogni tanto ci ritornano in mente. Molte filastrocche abbinano le parole da pronunciare a gesti e mosse ben precisi, che consentono ai bambini che le recitano di migliorare la propria coordinazione motoria. Le filastrocche sono storie con ritmo e rima, per quanto spesso elementari e, recitandole, il bambino non solo apprende le strutture formali della lingua, ma sviluppa anche le proprie capacità di pensiero e di immaginazione.

Il pensiero logico implica la capacità di ragionare in modo coerente, identificare relazioni causali e trarre conclusioni basate sui dati a disposizione. Durante lo sviluppo linguistico i bambini utilizzano la logica per capire il significato delle parole e come esse si relazionano tra loro. Le filastrocche sono molto utili a questo scopo, soprattutto perché incoraggiano progressivamente l’uso dei verbi, stimolando i bambini a formulare frasi sempre più articolate. Nelle filastrocche infatti si utilizzano abitualmente i verbi monovalenti, che presuppongono solo il soggetto, come nell'esempio “la gallina canta”, ma anche quelli bivalenti, che necessitano di un complemento oggetto, come in “trenta giorni ha novembre”, e persino quelli trivalenti, a cui si associa anche un destinatario, ad esempio “dai un bacio a chi vuoi tu”. Il pensiero analogico, invece, è quello legato alla capacità di riconoscere somiglianze tra oggetti e situazioni anche molto distanti tra loro ed è il tipo di ragionamento che sta alla base della creatività e che i bambini utilizzano maggiormente. È dunque una forma di pensiero intuitiva, il cui sviluppo procede parallelamente alla crescita del bambino ed è fondamentale perché consente al piccolo di fornire risposte originali e innovative a problemi che non si possono risolvere con la sola logica. Suoni dolci e ripetitivi, ad esempio, sono ideali per la routine della nanna, stimolando l’ascolto e l’imitazione dei suoni, come “pio pio”, e rafforzando il vocabolario con parole legate alla natura e agli animali.

Le Filastrocche come Strumento per Imparare l'Italiano e Altre Lingue Stranere

Imparare l’italiano, o qualsiasi altra lingua straniera, alimentando la propria creatività, divertendosi, mettendosi alla prova ma con quello spirito di apprendimento più spensierato che alle volte non guasta per affrontare le sfide della vita, è sempre più possibile grazie a una vasta gamma di strumenti. Dall’enigmistica, ai quiz, alle filastrocche che aiutano a memorizzare grazie alle loro caratteristiche fonetiche, sono molti gli strumenti a disposizione dello studente che si appresta a imparare una lingua straniera. Anche nel caso dell’italiano, lo studio della lingua passa anche attraverso momenti di gioco.

Per imparare l’italiano possono essere utili una serie di espedienti di questo tipo, la cui natura ludica aiuta a mantenere alti i livelli di attenzione e a rafforzare i percorsi di apprendimento e memorizzazione. Quante volte, mentre siamo intenti a studiare qualsiasi argomento, ci sembra di dimenticare immediatamente quanto appena letto sui libri? Ebbene, nel caso di una lingua occorre essere ancora più ricettivi ed esercitare non solo gli aspetti teorici della lingua, quelli sintattici e grammaticali, morfologici, ma addentrarsi nella sua dimensione di utilizzo. Alcuni esercizi ricorrono alla formula dell’indovinello, altri alla forma del “memory”, un gioco che consiste nel riconoscere in questo caso similitudini a livello fonetico come accade per il gioco tradizionale in cui vengono accostate immagini simili a coppie.

Sia ben chiaro però che ricorrere al fattore “gioco” all’interno di un percorso di studio dell’italiano non significa ridurre l’apprendimento della lingua a un momento di svago fine a se stesso, ma condurlo in un’ottica ludica. Questo approccio di apprendimento è sempre più valorizzato e supportato nell’ambito degli studi sull’argomento. Similmente, la memorizzazione di poesie, filastrocche e canzoni fa parte di questo approccio, accanto a giochi di movimento come il mimo, giochi di esercizio come il completamento di frasi, catene di parole, dialoghi e persino drammatizzazioni con burattini, maschere e simulazioni di vario tipo. Un esempio pratico per l'italiano è il ritornello ‘Fu, tre, re, me, no, so, va, sta, fa, vo, sto, fo, io mai accenterò!‘, che può aiutare a ricordare che queste parole italiane non vanno mai accentate.

Le filastrocche sono un patrimonio di strumenti molto utili anche per i bambini che imparano l'inglese in modo semplice e divertente. Con i loro testi curiosi e il loro ritmo cadenzato, le filastrocche sono utilizzate da sempre per assimilare il vocabolario di base di una lingua, la pronuncia corretta e alcune semplici strutture grammaticali. Inoltre, sono ideali da recitare spesso fin dalla primissima infanzia: così, già da 1 anno di età, i piccoli potranno prendere familiarità con i suoni della lingua inglese e apprendere le prime paroline. Ad esempio, “Twinkle, twinkle, little star” ha una melodia lenta e molto dolce ed è ideale da utilizzare come ninna nanna o per calmare i piccoli. Un'altra filastrocca molto famosa nel Regno Unito, dove i giorni di pioggia sono frequenti, può insegnare i numeri fino al 10 e prevede alcuni gesti: durante il primo verso il bambino dovrà alzare un dito per volta seguendo i numeri crescenti. In corrispondenza di “Once I caught a fish alive” dovrà mimare il gesto di pescare un pesce. A “Why did you let it go?” dovrà mimare un gesto interrogativo con la mano, e a “Because it bit my finger so” fare il verso di mordere. Infine, una filastrocca che aiuta i bambini a ripassare le parti del corpo e i verbi di movimento, li farà “scatenare” ed è quindi ideale anche per unire la pratica dell’inglese all’esercizio fisico. Preso nota di queste allegre filastrocche, con le loro rime, il ritmo coinvolgente e i gesti da imitare, sapranno sicuramente conquistare i bambini.

Italian Action Rhymes – Italian for beginners (Filastrocca)

Le "Rime Migranti": La Poesia come Voce per l'"Altro"

L’emigrazione è uno dei temi caldi della nostra contemporaneità. Oggi, mentre continuano inarrestabili gli sbarchi sulle coste al largo di Lampedusa e, con essi, anche i drammatici naufragi, l’emigrazione periodicamente torna a essere argomento di dibattito. Ci stiamo abituando a fare la conta dei morti di questo olocausto invisibile, senza più considerare il contesto storico e politico che invece ha un’importanza determinante. L’emigrazione sta diventando una guerra senza soldati, una carneficina silente, che tuttavia non ha davvero fine con lo sbarco dei migranti sulle coste italiane, ma si prolunga ben oltre. Questo perché questi uomini e queste donne giungendo in Italia non trovano la salvezza né la fatidica “Terra promessa” tanto agognata, ma diventano automaticamente degli “stranieri” e dalla maggior parte delle persone vengono guardati con diffidenza.

In questo contesto, l'impegno di autori come Carlo Marconi è fondamentale. Le sue "rime migranti", che ho seguito sin dalla loro nascita e ho atteso sperando di vederle riconosciute e pubblicate, sono 21 filastrocche che su filo di verso raccontano empaticamente cosa voglia dire trovarsi straniero in terra lontana, rischiare la propria vita per la speranza, affrontare il mare e la vita che spesso diventa morte. Ogni filastrocca è un piccolo mondo a sé, come ogni poesia, ma tutte insieme ci dicono l’umanità. Per il maestro Carlo Marconi l’impegno civile è un proprio preciso dovere nei confronti dei suoi alunni e di tutti i bambini, come già visto con le filastrocche de "Lo stato siamo noi", che ci portavano in punta di rima dentro il senso profondo dei principi fondamentali della nostra costituzione. Le rime di Carlo piacciono perché non solo trattano di cose che credo sia fondamentale trattare con i bambini, ma ci riescono in forma letteraria, poetica, di filastrocca che mette insieme lavoro di lima, lavoro di lingua e contenuto. Sulla priorità dell’accoglienza e della narrazione delle vite migranti si sta iniziando a lavorare sempre di più e con questo libro, così come con altri, si lavorerà come strumento letterario prezioso nelle scuole che lo vorranno.

Mappa delle rotte migratorie

L'Approccio di Gianni Rodari: Un Esercizio di Empatia

Nella sua filastrocca dedicata all’emigrazione, Gianni Rodari fa la mossa più intelligente ed empatica che si possa fare in questi casi, per spiegare un concetto astruso o sconosciuto: adotta il punto di vista del migrante, invitando quindi i bambini - per natura focalizzati su sé stessi - a mettersi nei panni dell’“altro da sé”. Rodari attraverso le parole pratica quindi un “esercizio di empatia”. Dopo aver variato il punto di vista, prestando la propria voce allo straniero, Rodari si focalizza su ciò che si può vedere e toccare, su un oggetto pratico di cui ogni migrante è munito: la valigia. Ben poca cosa, in realtà, osserva il Maestro-poeta: un vestito, un pane, un frutto e null’altro.

Infine Rodari dà corpo alla nostalgia attraverso un’immagine definita dalla forte valenza simbolica: il loro cuore i migranti l’hanno lasciato nella loro terra, perché “aveva troppa pena di partire”. Viene dunque messo in evidenza il contrasto tra sentimento e razionalità, e infine mostrata la “scelta obbligata” che costringe gli emigranti a partire, a mettersi in viaggio per non patire più la fame (o la guerra). Con una rima all’apparenza banale e non perfetta “cane/fame” Rodari mette in luce la necessità assoluta della partenza: il cuore resta fedele, come un cane, alla terra che però non dà più pane. L’emigrante descritto da Rodari è un uomo disperato e non speranzoso, un uomo che agisce perché costretto dalle circostanze. Nella conclusione, l’immagine consolatoria del campo che per l’uomo rappresenta “casa” svanisce nella corsa sfrenata del treno.

Attraverso le sue parole, forse, Gianni Rodari voleva far rivivere la lunga storia tutta italiana della migrazione. C’è stato un tempo, non poi molto lontano, in cui i migranti eravamo noi. Noi italiani a partire alla volta della “Terra promessa” a bordo di un treno, di una nave o di un piroscafo. Lo dimostrano lettere, immagini sbiadite, testi di canzoni, che ancora riportano quel mai sopito grido: “Merica! Merica!” di speranza o forse di disperazione, non si sa. La figura dello straniero è sempre una condizione di confine, di non appartenenza, in perenne bilico tra il partire e il restare. Quella raccontata dai migranti è una storia di fughe, di tentativi, di integrazione e altrettanti respingimenti; ma soprattutto è il canto triste della nostalgia per la terra in cui ancora batte, inascoltato, il loro cuore.

Illustrazione di Gianni Rodari con bambini

L'Importanza dell'Arte e dell'Illustrazione nel Trasmettere Temi Complessi

Nel caso delle "rime migranti" di Carlo Marconi, ogni filastrocca è stata accompagnata da un’illustrazione diversa. Le edizioni del Gruppo Abele, a cui va senz’altro il merito di aver avuto il coraggio di pubblicare queste filastrocche, hanno voluto accostare ad ogni parola un illustratore o illustratrice diversa, ciascuno ha interpretato a proprio modo le parole. Illustrare la poesia è compito assai arduo e i risultati delle tavole sono diseguali, ma anche questo in fin dei conti contribuisce a fare il senso di movimento, di molteplicità di umanità che si muove in queste rime migranti. L'arte visiva, dunque, diventa un complemento essenziale alla parola poetica, arricchendo l'esperienza e offrendo molteplici livelli di interpretazione.

Illustrazione da

Il Volto Umano della Migrazione: Oltre i Numeri e le Etichette

La prima forma di spersonalizzazione, quella che ci permette di non vedere persone ma numeri e numeri che diventano problemi, che non sono più persone, è l’eliminazione del nome. La filastrocca "Clandestino", il cui inizio è qui in apertura, è senza dubbio quella che parla di più, perché il considerare un uomo, una donna o un bambino clandestini sulla faccia di questa stessa Terra resta per me la vera ingiustizia. Questi testi poetici, attraverso la loro forma accessibile, cercano di ricondurre l'attenzione sull'individuo, sulle storie personali, sfidando la tendenza a oggettivare e a etichettare. La figura dello straniero è sempre una condizione di confine, di non appartenenza, in perenne bilico tra il partire e il restare.

Bambini di diverse etnie che si tengono per mano

Le Filastrocche: Un Rituale Senza Tempo e Uno Strumento Sociale

Le radici delle filastrocche sono molto antiche. Prima che si sviluppassero i tanti altri strumenti di intrattenimento di cui usufruiamo oggi, come la televisione, gli smartphone, i computer, sedersi insieme e giocare con le parole, raccontandosi a vicenda storie e filastrocche, costituiva una delle pratiche familiari più diffuse e amate, dai bambini come dagli adulti. Era una sorta di rituale quotidiano, presente da sempre in tutte le culture del mondo. Alcune filastrocche avevano lo scopo di insegnare qualcosa ai bambini tanto che venivano recitate anche a scuola, come quella celebre per memorizzare il numero di giorni dei mesi dell’anno, mentre altre erano dei semplici giochi di parole per divertire e intrattenere le famiglie.

Le filastrocche costituiscono uno strumento molto utile per i genitori ma anche per gli insegnanti, dato che sono ideali per essere lette e recitate in compagnia, anche in gruppo come in classe. In questo modo i bambini non solo apprendono divertendosi, ma sviluppano anche legami affettivi e sociali. Che siate genitori, educatori o insegnanti, integrare le filastrocche nelle attività quotidiane può fare la differenza nel percorso di crescita linguistica e sociale del bambino. Finora, da quasi trent’anni, ho detto ai bambini le mie filastrocche, e negli ultimi due o tre anni ho chiesto le loro. Chiedere le loro, le rime dei bambini migranti, in baratto, in scambio, o come dono a me, che sono un Passatore, un contrabbandiere, un’ape: prendo e porto da fiore e fiore.

I bambini sono veloci nell’imparare e incamerare nei loro giochi nuove filastrocche, soprattutto se sono belle e utili (per le conte) e soprattutto se si sentono sfidati, poiché i bambini sono veri sportivi, cioè se son difficili da dire. E se funziona, se succede, ecco: è bello. E se un gruppo di bambini italiani in un cortile di scuola intoneranno nei loro giochi una conta africana, ecco: nulla sarà risolto, lo so bene, sarà solo un granello di sabbia nel deserto. Eppure, anche un granello può fare la differenza nel costruire una maggiore comprensione e umanità. Il poeta e scrittore in questione, dopo un decennio di teatro negli anni Ottanta, è ormai da molti anni per amore e mestiere scrittore “per bambini e per i loro grandi”, creando poesie, romanzi, racconti, ma anche programmi televisivi, testi teatrali e saggi, dimostrando un impegno costante nella letteratura per l'infanzia.

Antico gioco di rima familiare

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