La dieta chetogenica: impatto sulla fertilità femminile e prospettive scientifiche

La fertilità rappresenta un aspetto fondamentale della salute riproduttiva, eppure circa il 15% delle coppie in Italia non riesce ad avere figli a causa dell’infertilità di coppia. In questo contesto, l’attenzione verso lo stile di vita e il regime alimentare è cresciuta esponenzialmente. Diversi studi scientifici hanno indagato la relazione tra il regime alimentare e l’aumento della fertilità, evidenziando come l’alimentazione non sia solo nutrimento, ma un vero e proprio modulatore ormonale.

illustrazione schematica dell'apparato riproduttivo femminile e bilancio ormonale

Il peso corporeo come fattore determinante

Uno dei principali fattori di rischio per la fertilità è l’obesità. Perdere peso, infatti, favorisce la ripresa dell’ovulazione nel 90% delle donne, con un successivo tasso di gravidanza spontanea del 25%. Le donne con un indice di massa corporea (BMI) > 30 kg/m² sono classificate come clinicamente obese e hanno interruzioni del ciclo mestruale naturale con una frequenza di quasi tre volte superiore rispetto alle donne con un peso sano.

Il peso in eccesso prima del concepimento può essere un ostacolo significativo per le donne che desiderano una gravidanza. Anche nel caso si ricorra alla tecnologia di riproduzione assistita, come la fecondazione in vitro (FIVET), l’obesità rimane un elemento critico. Uno studio retrospettivo di coorte condotto da Moragianni e colleghi ha dimostrato che le donne obese hanno il 68% in meno di probabilità di avere un parto vivo dopo il loro primo ciclo di terapia riproduttiva assistita rispetto alle donne non obese. Inoltre, l’obesità è correlata alla necessità di dosi più elevate di farmaci, annullamenti del ciclo più frequenti e minori tassi di efficacia in ogni fase del processo.

Carboidrati e rischi per la fertilità ovulatoria

Le evidenze scientifiche suggeriscono che la composizione dei macronutrienti nella dieta giochi un ruolo cruciale. Secondo il Nurses’ Health Study II (NHS II), che ha analizzato 19.000 donne con infertilità ovulatoria, è stato dimostrato che le donne che consumano molti carboidrati hanno un rischio di infertilità ovulatoria del 78%.

Il meccanismo è chiaro: un alto carico glicemico stimola una risposta insulinica costante. La riduzione del carico di carboidrati può diminuire i livelli circolanti di insulina, migliorando lo squilibrio ormonale e portando a una ripresa dell’ovulazione per migliorare i tassi di gravidanza. La cascata biochimica che segue promuove un equilibrio ormonale più favorevole, con una riduzione del testosterone libero e un aumento della globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG), fattore associato a un miglioramento della funzione mestruale.

Il ruolo della dieta chetogenica

La dieta chetogenica (KD) è un regime alimentare povero di carboidrati ma ricco di proteine e grassi, mirato alla perdita di peso. La chetosi può essere raggiunta dopo alcuni giorni di digiuno totale, che però non sarebbero sostenibili per l’organismo. La dieta chetogenica “inganna” il corpo, privandolo dei carboidrati, per indurlo ad agire come dopo un digiuno, cioè a usare i grassi come fonte energetica.

La KD può essere declinata in diversi protocolli: la dieta chetogenica classica (CKD), la dieta chetogenica ipocalorica (LCKD), la dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD), la dieta chetogenica isocalorica (ICKD) e la dieta chetogenica modificata (MKD). Quando la dieta è anche a basso contenuto di energia, si assiste a una rapida perdita di peso e diversi miglioramenti del profilo metabolico, dovuti principalmente a una diminuzione dei livelli di insulina e all'aumento dei livelli di glucagone.

infografica che spiega il metabolismo energetico durante la chetosi

PCOS e sindrome metabolica

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è il disturbo endocrino più comune nelle donne dell’età riproduttiva. Iperandrogenismo, iperinsulinismo, resistenza all’insulina (IR) e obesità sono le problematiche principali. Recentemente, la dieta chetogenica ha suscitato notevole interesse per il trattamento dell’IR. Gli impatti positivi includono il miglioramento della salute cardiometabolica, la diminuzione dei livelli di androgeni, dell’irsutismo, delle irregolarità del ciclo mestruale e una perdita di peso che, in pazienti con peso eccessivo, si attesta tra il 5 e il 10%.

Qualità dei nutrienti e insidie nutrizionali

Non tutti i grassi sono uguali. Lo studio Nurses’ Health Study II ha mostrato che le donne che consumano quantità significative di grassi trans-insaturi hanno un rischio quasi 2 volte maggiore di disfunzione ovulatoria. Poiché la chetogenica originale non specifica sempre le fonti di grasso, esiste il rischio di assumere eccessive quantità di grassi polinsaturi o trans, che possono ostacolare la fertilità.

Inoltre, la KD prevede l’esclusione di cereali, frutta e alcuni latticini, portando a una possibile carenza di vitamine e minerali come calcio, vitamina D, potassio, sodio e magnesio. È quindi essenziale integrare adeguatamente questi nutrienti. Gli effetti collaterali transitori come affaticamento, mal di testa e stitichezza, dovuti alla carenza di fibre e al cambiamento metabolico, solitamente si risolvono entro poche settimane.

Prospettive future e approcci personalizzati

Sebbene sia plausibile il meccanismo mitocondriale coinvolto, l’associazione diretta tra dieta chetogenica e aumento della fertilità rimane ancora poco studiata e non del tutto chiara. È fondamentale che ogni intervento dietetico sia guidato da professionisti, data la difficoltà e la precisione necessarie a raggiungere e mantenere lo stato di chetosi in modo sicuro.

Le ricerche condotte fino all'aprile 2016 hanno evidenziato che le diete a basso contenuto di carboidrati giustificano ulteriori studi, poiché in cinque studi su sette che hanno riportato cambiamenti negli ormoni riproduttivi, si sono registrati miglioramenti significativi. È necessario indagare maggiormente sul beneficio di questi regimi per le donne infertili non affette da ovaio policistico, mantenendo sempre un approccio basato sull'evidenza scientifica e personalizzato sulle esigenze della singola paziente.

Il benessere femminile evolve nel tempo: dalla fertilità al parto, fino alla menopausa. Supportare le donne in questo percorso significa integrare strategie nutrizionali mirate con una visione olistica della salute, sempre considerando l'alleato prezioso che è la nostra tradizione alimentare mediterranea, rivisitata e adattata alle moderne necessità cliniche.

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