La Placenta Previa: Un'Analisi Dettagliata delle Sue Manifestazioni (Laterale, Marginale, Centrale) e la Gestione in Gravidanza

La gravidanza è un percorso straordinario, durante il quale il corpo della donna subisce profonde trasformazioni per accogliere e nutrire una nuova vita. Al centro di questo processo vi è la placenta, un organo temporaneo e fondamentale. La placenta è un organo temporaneo che si sviluppa nell’utero di una donna incinta allo scopo di fornire al feto ossigeno e sostanze nutritive ed occuparsi dello smaltimento delle sostanze di rifiuto, come l’anidride carbonica. Inoltre, mediante il cordone ombelicale, funge da interfaccia tra la circolazione sanguigna materna e quella del feto (il bambino/a che sta crescendo). La placenta è un organo temporaneo fondamentale per la vita del bambino in utero, poiché svolge un ruolo fondamentale nel nutrimento e nell’ossigenazione del piccolo. Si forma all'interno dell'utero materno durante la gravidanza e, assieme alle membrane amnio-coriali, al liquido amniotico, al cordone ombelicale e ai residui embrionali, costituisce gli annessi embrio-fetali.

Posizionamento Ideale della Placenta e il Concetto di Inserzione Bassa

Di norma la placenta si sviluppa sulla parete dell’utero a livello della porzione media o superiore. Questo significa che sta in zone che non costituiscono ostacolo al momento del parto. In una gravidanza normale, la placenta è posizionata nella parte superiore o laterale dell'utero in modo da non ostruire il canale del parto. Solitamente la placenta si impianta sul fondo uterino, cioè nella parte alta dell’utero. La zona dove si impianta normalmente la placenta è una zona che rimane più costante nella forma con il procedere della gravidanza. Questa posizione consente una crescita indisturbata del feto e un parto naturale senza complicazioni legate all'organo stesso.

Tuttavia, in alcuni casi, l'impianto placentare non avviene nella posizione ottimale. Per placenta previa si intende invece una placenta impiantata a livello del segmento uterino inferiore, in altre parole una placenta bassa. In questa posizione, viene a trovarsi molto vicino o a coprire del tutto l’orifizio uterino interno, che mette in comunicazione l’utero con il canale cervicale, e per il quale transiterà il bambino durante il parto. Il primo problema della placenta previa è quindi il fatto che viene a precedere il bambino, a trovarsi davanti rispetto a dove dovrebbe passare il bambino durante il parto. Si tratta di una condizione patologica in cui la placenta si posiziona “troppo in basso”, cioè a livello del segmento uterino inferiore e raggiunge o ricopre l’orifizio uterino interno. Questa è una complicanza relativamente rara che si verifica in meno dell'1% di tutte le gravidanze. Qualche volta, un caso ogni 150-200 gravidanze, la placenta si impianta sulla parte bassa, che è quella che si dilata in travaglio.

Diagramma che mostra il posizionamento normale della placenta e la placenta previa

Classificazione Dettagliata della Placenta Previa: Laterale, Marginale e Centrale

La placenta previa può essere classificata in base a quanto copre l’orifizio uterino interno, delineando situazioni di gravità crescente. È l’ecografia lo strumento che permette di definirne con precisione la posizione: marginale, parziale, centrale o completa, e in alcune descrizioni anche anteriore, posteriore o laterale.

  1. Placenta Previa Laterale: Questa è la situazione meno grave. Quando, pur essendo una placenta bassa, non giunge ad occludere l’orifizio interno ed è lontana almeno 2 cm da esso, si parla di placenta previa laterale. Essendo un po’ più alta e non andando a chiudere completamente il canale del parto, è considerata la condizione meno preoccupante tra le forme di placenta previa. In questo caso, il margine della placenta si trova a più di 2 cm dall’orifizio uterino interno. Spesso, può comparire sanguinamento nel terzo trimestre, ma con decorso favorevole.
  2. Placenta Previa Marginale: Se la distanza tra la placenta e l’orifizio uterino interno è meno di 2 cm, la placenta è un po’ più vicina e sarebbe più di ostacolo. Si definisce placenta previa marginale quando la placenta non ricopre l’orifizio uterino interno, ma il suo margine si trova a meno di 2 cm da esso. Il margine placentare raggiunge ma non copre l’orifizio cervicale interno. Per i casi di placenta previa parziale o marginale (dove la cervice è coperta solo parzialmente), può essere ancora possibile un parto vaginale normale, ma anche in questo caso, la scelta dipenderà dall’entità del sanguinamento e dell’ostruzione cervicale.
  3. Placenta Previa Centrale (o Completa): Questa è la situazione più grave perché la placenta ricopre interamente l’orifizio uterino interno. Viene chiamata anche placenta previa centralis o placenta previa major. In questo caso la placenta copre interamente l’orifizio cervicale. Il taglio cesareo programmato è in genere l'unica opzione quando la placenta copre completamente la cervice.

Esistono anche altre distinzioni che si riferiscono alla superficie uterina su cui la placenta si impianta. Ad esempio, la placenta previa posteriore tende a dare un rischio emorragico lievemente inferiore, mentre quella anteriore può complicare l’intervento chirurgico in caso di taglio cesareo. Ad oggi la presenza della placenta bassa si risolve con il parto cesareo e questa classificazione ha meno importanza ai fini dell’espletamento del parto.

Il Fattore Tempo: Quando si Definisce Veramente "Previa"?

"È preoccupante? Non sempre!". Questa è una domanda cruciale che molte future mamme si pongono quando ricevono una diagnosi di placenta bassa nelle prime fasi della gravidanza. Se le ecografie nei primi due trimestri evidenziano una placenta inserita in posizione bassa non è comunque necessariamente motivo di preoccupazione, perché c’è la possibilità concreta che questa situazione si corregga da sola. Una placenta bassa nella prima metà della gravidanza non è considerata una condizione patologica, per cui durante tale periodo è più corretto parlare di inserzione placentare bassa e non di placenta previa. Moltissime donne con un’iniziale inserzione placentare bassa al procedere della gravidanza mostrano una progressiva risalita dell’organo e successiva liberazione del canale del parto, risultando infine nel terzo trimestre correttamente inserita. Entro la fine dell'ultimo trimestre, la placenta deve posizionarsi lontana dalla cervice nella parte superiore dell'utero per poter aprire la strada al parto.

La diagnosi di placenta previa ha quindi significato solo a partire dalla fine del secondo trimestre e nel terzo trimestre di gravidanza, non prima. La patologia si determina infatti solo quando la risalita della placenta non avviene e la placenta rimane nella stessa posizione nonostante l’evolversi della gravidanza. Dal momento che l’utero si modifica nel corso della gravidanza, è possibile che la sede di impianto della placenta migri rispetto a quella originaria, per cui la diagnosi di placenta previa non può essere fatta prima del terzo trimestre di gravidanza. È intorno alla 34ma settimana di gravidanza che si viene a sapere con sicurezza se la placenta è posizionata in modo da impedire che il parto avvenga naturalmente. In realtà, a 20 settimane è ancora troppo presto per stabilire che una placenta è previa e si può solamente osservare che è “bassa” rispetto all’imbocco del canale cervicale (denominato anche OUI ossia orifizio uterino interno). In caso di placenta “bassa”, si prospetta un nuovo controllo ecografico verso la 28°/30° settimana di gravidanza per valutare l’effettiva distanza del margine placentare dall’OUI. La distanza di sicurezza per poter partorire per via vaginale è di 25 millimetri. C'è sempre la speranza che con il passare delle settimane, a mano a mano che l'utero aumenta di volume, la placenta venga trascinata abbastanza lontano dall'OUI da consentire il parto naturale.

Meccanismo del Sanguinamento nella Placenta Previa

Il sanguinamento è la manifestazione clinica più allarmante della placenta previa. Perché avviene il sanguinamento? Verso la fine della gravidanza il collo o cervice uterina, e in particolare l'istmo, vanno incontro a modificazioni volte ad accogliere la testa del bambino. Dall’istmo si forma progressivamente il segmento uterino inferiore, una zona dove l’utero durante il terzo trimestre e soprattutto durante il travaglio si dilata a coppa e si assottiglia. È proprio in questa zona che è impiantata la placenta previa.

Il sanguinamento si verifica nel terzo trimestre a seguito dell’espansione del segmento uterino inferiore. Mentre l’istmo si dilata sfruttando la significativa elasticità uterina, la placenta non è in grado di adattarsi alle modificazioni della parete su cui è inserita e di conseguenza, inevitabilmente, man mano che il segmento uterino inferiore si dilata avviene un parziale distacco della placenta dalla parete uterina e conseguente sanguinamento. Il motivo per cui la placenta previa è considerata un fattore di rischio considerevole per la gravidanza è dettato dal fatto che le modificazioni a carico del segmento uterino inferiore che si verificano nelle ultime settimane della gravidanza possono determinare uno scollamento precoce della placenta dalla parete dell’utero, con perdita ematica materna e minaccia per il benessere del feto. Quando invece la placenta rimane a livello dell’orifizio uterino interno, al momento del parto il canale cervicale va incontro ad una serie di modifiche per cui, accorciandosi e dilatandosi, può determinare un distacco placentare. Si possono così determinare dei distacchi della placenta con rottura dei suoi vasi e relativo sanguinamento, più o meno notevole a seconda dei casi.

Sintomi e Caratteristiche del Sanguinamento

La placenta previa può manifestarsi nel terzo trimestre di gravidanza con perdite vaginali di sangue da parte della gestante. Il sanguinamento generalmente si osserva tra la 28ᵃ e la 34ᵃ settimana di gravidanza, con massima incidenza intorno alla 34ᵃ. La placenta previa può manifestarsi in forma di perdita di sangue dalla vagina a causa dell’emorragia uterina (metrorragia). Il sanguinamento avviene alla fine del secondo trimestre di gravidanza o più spesso nel corso del terzo trimestre, ma in alcune donne non prima del travaglio. Un sanguinamento in epoca precedente (cioè quando ancora non ci sia stata l’espansione del segmento uterino inferiore) non è quindi dovuto a placenta previa.

Il segno principale è un sanguinamento vaginale indolore, di colore rosso vivo, che compare solitamente dopo la 20ª settimana di gestazione. La perdita di sangue è di colore rosso vivo, di quantità variabile, ma di norma più copiosa rispetto a quella provocata dal distacco di placenta. Il sintomo principale della placenta previa è un improvviso sanguinamento vaginale (inizialmente di lieve entità) intorno alla 32a settimana di gravidanza. Ponendo una mano sulla pancia l’utero è rilasciato, non è contratto; la condizione non causa né contrazioni né dolore, ovviamente a meno che la sintomatologia compaia durante il travaglio. Il sintomo caratteristico della placenta previa è quindi una perdita di sangue nel terzo trimestre di gravidanza, che va diagnosticata tempestivamente anche se all’inizio non è subito associata a sofferenza materna o fetale (verificata mediante il tracciato cardiotocografico).

La PLACENTA PREVIA, una barriera impenetrabile - Spiegazione

I sintomi della placenta previa prevedono principalmente l’emorragia, che si verifica in genere tra le 28 e le 34 settimane di gestazione, ma può insorgere in epoca differente a seconda della localizzazione della placenta: per le localizzazioni centrali della placenta previa la comparsa del sanguinamento è precoce, mentre risulta essere più tardiva nei casi di placenta marginale. È essenziale riconoscere la tipologia dell’emorragia per distinguerla da una condizione di distacco intempestivo di placenta; ciò che caratterizza l’emorragia da placenta previa è l’assenza di dolore e di tono uterino, a differenza del distacco di placenta che si manifesta con dolore e presenza di tono uterino. Inoltre, l’emorragia da placenta previa è caratterizzata da perdite ematiche minori e ripetute, mentre il distacco intempestivo di placenta comporta in genere un sanguinamento unico e abbondante. Nelle situazioni più gravi, come nella placenta previa centrale, il sanguinamento è più probabile, può comparire precocemente (già alla 26ᵃ settimana) e di solito è anche più abbondante.

Diagnosi della Placenta Previa: L'Importanza dell'Ecografia

La diagnosi precoce e precisa della placenta previa è fondamentale per la gestione della gravidanza e per la sicurezza della madre e del feto. A rivelare la presenza di una placenta bassa è l’ecografia al secondo o terzo trimestre, anche senza sintomatologia. In altri casi l’ecografia conferma la diagnosi di placenta previa, sospettata sulla base dei segni e sintomi della gestante. È in genere sufficiente l’ecografia sovrapubica, ma in caso di dubbi si può eseguire, seppur con prudenza, l’ecografia transvaginale. Le caratteristiche della perdita di sangue e l’assenza di contrazioni e di dolore permettono al medico di escludere un’altra importante causa di sanguinamento nel terzo trimestre, ovvero il distacco di placenta. In caso di perdite vaginali di sangue rosso vivo, e quindi della possibilità che si tratti di placenta previa, l’esplorazione vaginale e la visita con speculum vengono evitate o eseguite con estrema prudenza, per non provocare un aumento del sanguinamento.

La diagnosi di placenta previa richiede un’attenta valutazione del benessere materno fetale. Quando si pone una diagnosi di placenta previa occorre considerare i rischi che questa situazione comporta. Le donne a rischio di placenta previa dovrebbero essere già identificate all’ecografia del secondo trimestre, in cui la sede placentare dovrebbe essere osservata e riportata sul referto, ma la diagnosi non dovrebbe essere effettuata prima del terzo trimestre, perché prima di tale data è possibile una migrazione della placenta. Nelle donne in cui si identifica una placenta a inserzione bassa dovrebbe essere programmata un’ulteriore ecografia all’inizio del terzo trimestre, per valutare precisamente la localizzazione della placenta rispetto all’orifizio uterino inferiore. Nel caso la placenta previa non sia stata precedentemente identificata devono essere riconosciuti immediatamente i sintomi dovuti ai piccoli distacchi placentari a causa delle modificazioni del segmento uterino inferiore che accadono in genere nel terzo trimestre di gravidanza. Anche in questo caso la conferma diagnostica si ottiene tramite controllo ecografico.

Immagine ecografica di placenta previa

Fattori di Rischio Associati alla Placenta Previa

Le cause della placenta previa non sono sempre note, ma la sua fisiopatologia, ovvero le alterazioni delle funzioni organiche fisiologiche, sembra indicare che una alterata vascolarizzazione o cicatrici dell’endometrio (la mucosa che riveste internamente l’utero) possano orientare l’impianto placentare verso il basso. La placenta previa può essere determinata da un anomalo annidamento dell’embrione o da anomalie dello sviluppo placentare. Nel primo caso, è l’embrione che fin dall’inizio della gravidanza si impianta nella sede istmica, ovvero in quella porzione dell’utero che con la gravidanza diventa il segmento uterino inferiore. Nel secondo caso, è la placenta che si estende più del dovuto allargandosi anche nella zona inferiore dell’utero.

Vi sono alcuni fattori che aumentano le probabilità di incorrere nella placenta previa, anche se sono elementi molto comuni e poco specifici. Tra questi, il più importante fattore di rischio è il precedente taglio cesareo. L’incidenza aumenta con il numero di parti cesarei sostenuti; l’incisione si pratica proprio nel segmento uterino inferiore, perché è una zona che a fine gravidanza si è dilatata e assottigliata e dunque sanguina meno. La placenta di gravidanze successive tende ad impiantarsi sulla cicatrice di un pregresso cesareo, probabilmente per ragioni biochimiche. Una cicatrice data da un intervento chirurgico all’utero in passato è il principale fattore di rischio per la placenta previa, perché un’alterazione della superficie interna dell’utero può causare un impianto anomalo dell’embrione. Molte donne che hanno subito un precedente taglio cesareo presentano aree di tessuto cicatrizzato sulla mucosa uterina rendendo rischioso un successivo parto vaginale.

Altri fattori di rischio includono:

  • Età materna superiore a 35 anni: In caso di gravidanza oltre i 35 anni di età il rischio di incorrere nella placenta previa è circa tre volte maggiore rispetto a quello di una gravidanza in più giovane età.
  • Pluriparità: Avere già avuto altre gravidanze in passato aumenta il rischio. L’incidenza di placenta previa nelle donne alla prima gravidanza è minore rispetto a quello delle donne con placenta previa nelle gravidanze successive.
  • Placenta previa in una gravidanza precedente: Nel caso di un’anomalia placentare in una gravidanza precedente vi è un maggiore rischio che si ripresenti nelle gravidanze successive.
  • Precedente revisione della cavità uterina o curettage: Come nel caso di un pregresso taglio cesareo, l’esecuzione di interventi alla cavità uterina a seguito di un’esperienza di aborto o endometrite può determinare un’irregolarità all’endometrio, con il rischio che questo provochi un impianto embrionale in sede anomala nelle gravidanze successive.
  • Presenza di aderenze intrauterine o miomi sottomucosi: Anche in questo caso il rischio è aumentato a causa della maggiore possibilità di un impianto anomalo se vi sono delle irregolarità nella superficie della cavità uterina.
  • Fumo di sigaretta: Differenti studi evidenziano una maggiore incidenza della placenta previa nelle donne che fumano in gravidanza. Il fumo, quindi, è un fattore da considerare attentamente.

Le Complicanze della Placenta Previa: Dalla Madre al Feto

La placenta previa è una condizione correlata a un’elevata mortalità materna e fetale se non viene diagnosticata e trattata adeguatamente. Le complicanze della placenta previa peggiorano notevolmente in assenza di un trattamento adeguato, arrivando a provocare un elevato tasso di mortalità materna e fetale se non viene diagnosticata e trattata in tempo.

Per la madre:Il principale rischio materno è quello dell’anemia, a causa dei ripetuti sanguinamenti dovuti ai piccoli distacchi di placenta che seguono le modificazioni del segmento uterino inferiori. Anche il secondamento e il post-partum possono essere complicati da una condizione di placenta previa, con un aumentato rischio di distacco difficoltoso della placenta e di emorragia del post-partum. In altri casi la placenta previa può associarsi a infezione ed embolia.È necessario ricordare che la placenta previa può essere associata ad accretismo placentare, che implica ulteriori complicanze. La causa responsabile della placenta previa è un’anomalia durante il processo di formazione dell’organo, che può peraltro indurre il contemporaneo sviluppo di placenta accreta, una condizione in cui la placenta s’inserisce più in profondità nell’utero, addentrandosi nello strato muscolare. In alcuni casi, la placenta previa aderisce anche in modo anomalo alla parete uterina, penetrando nei tessuti sottostanti. Si parla di placenta previa percreta se i villi penetrano l’intero spessore del miometrio e raggiungono il perimetrio (ossia lo strato sieroso uterino) o arrivano a coinvolgere organi vicini, come la vescica.

Per il feto:Le complicanze fetali prevedono uno stato di sofferenza di gravità variabile, a causa della graduale riduzione della funzionalità placentare. Se l’emorragia colpisce anche i vasi fetali, si può verificare un’anemizzazione del feto. Inoltre, la placenta previa è associata ad un'aumentata probabilità di parto pretermine e di anomalie nella presentazione fetali. La placenta previa può essere la causa della non corretta discesa dell’estremo cefalico del feto e di conseguenza di presentazioni anomale.

Gestione e Trattamento della Placenta Previa

Il trattamento appropriato per la placenta previa dipende dal grado e dal tipo di placenta previa diagnosticata, nonché dall'età gestazionale e dalle condizioni materno-fetali. La gravidanza con diagnosi di placenta previa necessita di un monitoraggio regolare sia per la madre che per il feto. Se possibile la gravidanza dovrebbe essere prolungata il più possibile, per non esporre il feto ai rischi della nascita prematura.

Nelle forme asintomatiche, la gestione della placenta previa può avvenire a domicilio. Tuttavia, in caso di sanguinamento importante viene preferito il ricovero ospedaliero, che consente una terapia di supporto fondata su antiemorragici, liquidi e trasfusioni nel caso di valori bassi di emoglobina. È opportuno avere la possibilità di raggiungere l’ospedale in poco tempo. In caso di placenta previa sintomatica è opportuno ricoverare la gravida fino al taglio cesareo da effettuare tra le 37 e 38 settimane di gestazione. Stabilizzare la paziente, infondendo cristalloidi e ripristinando la volemia, è un passaggio fondamentale.

Se la gestante è tra 24 e 34 settimane di gravidanza, i polmoni del bambino devono ancora maturare. Quindi, se possibile (ovvero se il sanguinamento è contenuto), è auspicabile posticipare il parto, programmandolo idealmente intorno alla 36ᵃ-37ᵃ settimana di gravidanza, seppure anche arrivare a 34 settimane consentirebbe un ampio margine di sicurezza per il neonato. Guadagnare tempo permette di somministrare nel frattempo cortisone, sostanza che consente di accelerare la maturazione polmonare fetale. Data l’associazione tra placenta previa e nascita pretermine, si consiglia l’esecuzione della profilassi corticosteroidea per la maturazione polmonare alla madre, al fine di indurre lo sviluppo dei polmoni fetali e ridurre le complicanze respiratorie del bambino dopo la nascita. Può essere utile, previa amniocentesi, valutare il liquido amniotico per avere indicazioni sulla maturità polmonare fetale.

Oltre le 34 settimane di gravidanza la prematurità è lieve e comincia ad essere significativa la probabilità che il feto respiri come un neonato a termine. Si somministra comunque cortisone per favorire la maturità polmonare fetale, ma in epoca compatibile con una buona maturità polmonare anche in presenza di minime perdite di sangue si procede al parto immediato mediante taglio cesareo. In questa fase si preferisce far nascere il bambino un po’ prematuro, piuttosto che procedere con la gravidanza, perché aumenterebbe (con l’ulteriore dilatazione) il rischio di emorragie importanti e l’obbligo di un cesareo d’urgenza.

Nel caso si presentino emorragie durante la gravidanza dovute alla placenta previa, ma non siano presenti segni di sofferenza fetale, è indicato il ricovero ospedaliero. Se le condizioni fetali lo consentono, si consiglia il proseguimento della gravidanza fino a 34 settimane, per poi procedere con la nascita. Dove non è possibile proseguire la gravidanza, come accade nel caso di compromissione del benessere fetale, deve essere anticipata la nascita tramite taglio cesareo per evitare le complicanze materne e fetali del parto spontaneo, in particolare se si tratta di una placenta previa centrale o marginale. In queste situazioni si consiglia il taglio cesareo anche nel caso sia avvenuta la morte endouterina del feto, per evitare i rischi materni associati al secondamento e all’emorragia. Stare a riposo è una buona soluzione per evitare che l’utero si contragga e permettere alla placenta di seguire la progressiva distensione dell’utero, così da essere in qualche modo “trascinata” verso l’alto nel corso della gravidanza.

Strumenti chirurgici per taglio cesareo

Parto Vaginale o Taglio Cesareo? Le Opzioni e le Decisioni

La placenta previa rende la nascita naturale spesso non possibile. Dato che in caso di placenta previa non è ovviamente possibile “spostare” la placenta, l’unico trattamento possibile consiste nell’eseguire il parto cesareo. La placenta previa richiede necessariamente un taglio cesareo, poiché la nascita naturale non sarebbe possibile. Il taglio cesareo programmato è in genere l'unica opzione quando la placenta copre completamente la cervice. Se il bambino è sano e il sanguinamento vaginale non è eccessivo, i medici generalmente programmano il cesareo intorno alla 36a settimana di gravidanza; in caso di emorragia grave, invece, si ricorre al parto cesareo d’urgenza. In base all’età gestazionale si può pensare ad una condotta di attesa o all’espletamento del parto considerando che più si è prossimi alle 36 settimane di gestazione più l’espletamento del parto diventa la scelta migliore. Quando la condizione persiste, la nascita deve essere pianificata con attenzione.

Solo nel caso di placenta previa laterale, ovvero meno occludente, con presentazione cefalica (cioè se il bambino è posto in maniera che uscirà di testa), il parto vaginale non è controindicato, ma chiaramente potrebbe essere complicato e di solito quindi si evita. In caso di placenta laterale può essere considerata l’opzione di un parto spontaneo per via vaginale, in assenza di sofferenza fetale nel corso del travaglio di parto. Se la placenta previa è realmente marginale, cioè non copre parte dell’orifizio uterino, un parto per via vaginale è possibile, è anzi la norma, poiché la testa del feto comprimendo il bordo placentare ne impedisce il distacco e il sanguinamento. Naturalmente il travaglio va adeguatamente monitorato.

In caso di placenta previa è necessaria un'attenta gestione della gravidanza che tenga conto di una serie di fattori, tra i quali: l’età gestazionale, la salute del bambino, l'entità e la gravità del sanguinamento vaginale, l'esatta posizione della placenta e la presentazione del bambino (cioè il suo posizionamento fetale intrauterino).

Se una gestante con placenta previa manifestasse un’emorragia talmente importante da metterne a repentaglio la vita, si presenta purtroppo una situazione di emergenza che rende necessario il taglio cesareo immediato, a prescindere dalla maturità fetale, per evitare la perdita di entrambi. Se la placenta fosse sulla parete uterina anteriore, l’incisione può essere fatta o sul corpo dell’utero oppure sul segmento uterino inferiore estraendo il feto per via transplacentare il più velocemente possibile per ridurre la perdita ematica.

Prevenzione e Consapevolezza dei Fattori di Rischio

La placenta previa non si può prevenire, ma è possibile riflettere sui fattori di rischio, in particolare su quello più importante ovvero un taglio cesareo pregresso. È fondamentale essere consapevoli che “un intervento chirurgico eseguito senza indicazione medica non rientra nei canoni della migliore pratica medica”. In altre parole, il parto cesareo dovrebbe essere effettuato solo previa indicazione del ginecologo, ovvero quando sussistano delle controindicazioni al parto naturale, e non semplicemente “per scelta”.

Considerazioni sulla Responsabilità Medica

La placenta previa è una condizione che richiede una gestione attenta e tempestiva. Risulta essenziale che la diagnosi, oltre ad essere corretta, sia tempestiva. Un errore del ginecologo o dell’ostetrica per mancata o ritardata diagnosi potrebbe portare anche a gravi complicanze. La responsabilità del ginecologo o dell’ostetrica, e quindi dell’Ospedale, della Clinica o della Casa di cura, potrebbe derivare non solo dall’insorgenza della complicanza ma anche dal mancato riconoscimento precoce della problematica o, comunque, dall’incapacità di gestire correttamente la situazione, eseguendo terapie sbagliate, tardive, inefficaci o, comunque, non tempestive.

Nel caso le valutazioni non venissero effettuate correttamente o si verificassero gravi complicanze, la madre, il padre, i nonni, il fratello o la sorella o gli eredi potranno affidarsi ad uno Studio legale o ad un Avvocato, preferibilmente specializzato in risarcimento danni da malasanità e da responsabilità medica. Tale professionista esaminerà insieme alla paziente ed alla famiglia la fattibilità di una richiesta di risarcimento.

In caso di gravi complicanze o morte della madre o del bambino, pur potendo generalmente avere diritto ad un risarcimento dei danni verso l’Ospedale, i medici o l’Assicurazione, la principale domanda che i parenti (marito, partner, convivente, genitori, figlio/figlia, fratello/sorella o gli eredi) si devono fare riguarda il motivo che ha portato all’esito negativo del trattamento medico o al decesso e se c’erano effettive possibilità di guarigione. Prima di tutto, quindi, rivolgendosi ad un avvocato o ad uno Studio legale specializzati in responsabilità medica, è fondamentale capire cosa sia successo e se ciò sia eventualmente dovuto a responsabilità della struttura ospedaliera o del ginecologo o dell’ostetrica.

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