La placenta è un organo deciduo, quindi temporaneo, che si forma nell'utero durante la gravidanza. Essa è deputata a nutrire, proteggere e sostenere la crescita fetale. Essendo un organo comune alla gestante ed al feto, la sua struttura deriva da due componenti distinte: una di origini materne, costituita dall'endometrio uterino modificato (decidua), e una di origini fetali, formata dai villi coriali. Per comprendere appieno la complessità di questo organo, è necessario analizzare il processo biologico che porta alla sua formazione e le diverse varianti morfologiche riscontrabili nel regno animale, con particolare attenzione alle dinamiche della placenta equina.

Il processo di impianto e la formazione dei villi coriali
Dopo il concepimento, che avviene nelle Tube di Falloppio, l'ovulo fecondato - chiamato zigote - inizia la sua marcia di avvicinamento all'utero, durante la quale subisce una serie di divisioni. Cinque o sei giorni dopo, lo zigote - ora costituito da una sfera cava formata da 100 cellule circa, detta blastocisti - raggiunge la cavità uterina. Intorno al settimo giorno inizia l'impianto o annidamento della blastocisti nell'endometrio, grazie al rilascio di particolari enzimi proteolitici da parte della blastocisti stessa. Questa, dopo esservi penetrata, viene completamente avvolta dall'endometrio entro il dodicesimo giorno e continua il suo sviluppo.
Le cellule embrionali che diventeranno placenta iniziano a formare propaggini digitiformi, dette villi coriali, che penetrano nell'endometrio vascolarizzato materno rilasciando enzimi che corrodono le pareti dei vasi sanguigni. Da questo momento in poi numerosi villi andranno incontro ad ulteriori ramificazioni e trasformazioni strutturali, affondando ancor più nella mucosa uterina, fino ad originare un intimo sistema di scambi. Dapprima i villi sono distribuiti sull'intera superficie del corion ma, con il procedere della gravidanza, si sviluppano soltanto quelli adiacenti alla decidua basale, mentre quelli rivolti verso la decidua capsulare degenerano.
Uno dei compiti fondamentali della placenta è quello di ridurre al minimo la distanza tra sangue materno e fetale; questo compito è svolto dai villi coriali, che compaiono a partire dal 13º giorno come citotrofoblasto. Successivamente viene interposto uno stroma connettivale di derivazione mesodermica in cui verranno inseriti capillari arteriosi e venosi. Le cellule del citotrofoblasto continuano a proliferare, e tendono alla decidua basale dove sono i vasi materni, formando uno strato parallelo ad essa, il disco trofoblastico, attorno a cui il sinciziotrofoblasto si contrae.
Parto della placenta (animazione 3D)
Classificazioni anatomiche e topografiche: il modello equino
La placenta equina presenta caratteristiche peculiari che la distinguono da quella umana o bovina. Per classificare la placenta in base agli annessi embrionali coinvolti, si osserva che, nel caso dell'equino, si parla di una placenta corio-vitellina che permane finché il sacco vitellino aderisce al corion per terminare con la formazione del celoma extraembrionale, dovuto alla formazione tardiva dell'allantoide. Successivamente, si forma la placenta allantocoriale definitiva.
Dal punto di vista istologico, la placenta equina è definita adeciduata (come anche quella di suidi e ruminanti), il che significa che non c’è perdita di tessuto né all’impianto, né durante la gestazione, né durante il parto. Specificamente, si tratta di una placenta epiteliocoriale, dove il corion fetale rimane a stretto contatto con l'epitelio uterino. La classificazione topografica della placenta equina è invece di tipo diffuso, ovvero la zona di contatto tra i tessuti materni e fetali occupa la maggior parte dell'allantocorion. In contrasto, i ruminanti presentano una struttura cotiledonare e i carnivori una zonata.
Nello sviluppo delle membrane fetali degli equidi, le cellule si differenziano in entoderma, mesoderma ed ectoderma. La proliferazione forma proiezioni villose nella decidua circostante. Il trofoblasto è lo strato esterno che media il contatto, mentre le cellule dello strato interno formano il citotrofoblasto. È interessante notare come nel cavallo, a differenza di altre specie, il corion primitivo ed i villi coriali subiscano una distribuzione uniforme, rendendo la placenta un organo di estensione considerevole.
Funzioni endocrine e metaboliche della placenta
La funzione primaria della placenta è di permettere gli scambi metabolici e gassosi tra il sangue fetale e quello materno. Feto e placenta comunicano tramite il cordone ombelicale o funicolo, mentre la madre comunica direttamente con la placenta attraverso lacune ripiene di sangue, dalle quali "pescano" i villi coriali. La placenta ha anche un'importantissima funzione endocrina: sostiene la produzione di progesterone da parte del corpo luteo. Non a caso, il dosaggio della Gonadotropina Corionica Umana nel sangue o nelle urine viene utilizzato nei test di gravidanza.
Dalla settima settimana in poi, la placenta raggiunge un grado di sviluppo sufficiente per produrre da sola tutto il progesterone necessario; di conseguenza, il corpo luteo degenera e, insieme ad esso, la quantità di hCG prodotta dalla placenta. Oltre all'hCG, la placenta secerne altri ormoni, come il lattogeno placentale umano, gli estrogeni (che inibiscono la maturazione di altri follicoli), il progesterone (che impedisce le contrazioni uterine e sostiene l'endometrio) ed altri ancora. È interessante notare come la placenta sia priva di alcuni degli enzimi necessari per completare la sintesi degli ormoni steroidei; tali enzimi sono tuttavia presenti nel feto. La placenta provvede a tutte le necessità del feto, nutrendolo, proteggendolo e costruendo un intimo legame con la madre.

Dinamiche del flusso sanguigno e protezione fetale
La placenta rappresenta un potente filtro per i parassiti del sangue, ma è meno efficace contro virus, batteri e sostanze tossiche trasmissibili al feto dalla madre. Una delle funzioni più importanti è la regolazione delle attività della gravidanza tramite ormoni. L'HCG, ad esempio, agisce sulle ghiandole surrenali (sia del feto che della madre), ove viene aumentata la secrezione di un particolare ormone steroideo, il DHEA. Quest'ultimo viene riportato con il sangue nella placenta e viene modificato in alcuni estrogeni.
Le conseguenze della liberazione di progesterone ed estrogeni a gravidanza in corso sono il mantenimento della decidua e la differenziazione delle ghiandole mammarie da parte del primo, mentre gli estrogeni favoriscono la crescita dell'utero. La circolazione fetale è un sistema complesso: il sangue ossigenato arriva tramite la vena ombelicale al fegato fetale. Il sistema deve essere protetto da sostanze nocive che abbiano superato la barriera placentare. In condizioni di ipossia, la quantità di sangue che arriva alla placenta può aumentare fino al 60%.
Il distacco e l'espulsione della placenta dal feto avviene subito dopo il parto, in una fase detta secondamento. In quel momento l'utero attua un meccanismo di contrazione tetanica noto con il nome di globo di sicurezza che ferma l'emorragia. Un mancato distacco placentare completo può portare a perdite ingenti di sangue e quindi shock. La gestione corretta della placenta è vitale, sia nella medicina veterinaria, dove la ritenzione di membrane fetali è una patologia comune, sia nella medicina umana, dove la precisione anatomica guida le procedure ostetriche.