I loghi sono parte integrante dell’identità di un marchio. Spesso ci colpiscono prima ancora di conoscere a fondo un’azienda, creando una connessione visiva immediata con il pubblico. Da Apple a Nike, passando per Ferrari e Coca-Cola, i loghi più famosi sono diventati simboli riconoscibili in tutto il mondo. Ma come sono nati e cosa li rende così iconici? Un logo è spesso la prima forma di contatto tra utente e brand e rappresenta la storia, la visione e le caratteristiche distintive di un’azienda. Ha un impatto enorme sull’identità visiva e sulle associazioni che si verranno a creare nelle menti dei consumatori. In questo articolo ci soffermiamo sui marchi più famosi al mondo e su come, attraverso l’equilibrio tra metafora e minimalismo, hanno conquistato posizionamenti esclusivi.
Il concetto di "brand" ha origini antiche. L'origine del concetto di brand deriverebbe dall’antico nome “BRANDR”, che significa bruciare e si riferisce alle antiche pratiche di un tempo, come “brandare a fuoco le vacche per identificare la proprietà”. Ogni storia epica inizia con umili origini! Fino al XIX secolo non era possibile parlare di logo in quanto tale, anche se già molti produttori mettevano dei segni particolari sui loro prodotti per farsi riconoscere. La prima legislazione ufficiale in materia risale al 1266, in Inghilterra, dove il Parlamento Inglese, sotto il re Enrico III, richiese a tutti i panettieri di utilizzare un marchio distintivo per il pane che vendevano. Successivamente in Francia, nel 1857, troviamo la prima legge moderna sul marchio registrato, quando venne approvata la “Legge per i Marchi di Manifattura e Beni“. Diciotto anni dopo in Inghilterra, nel 1875, viene approvato l'”Atto per la Registrazione del Marchio Registrato” che permetteva la registrazione dei primi marchi inglesi. Nel XX secolo le aziende si sono rese conto che era necessario differenziarsi dalla concorrenza. Per fare ciò, è stato fondamentale dedicare tutti gli sforzi alla creazione di loghi che identificassero pienamente i loro prodotti. Tant’è che oggi il logo è l’impronta originale e distintiva di un’azienda, che aiuta a far conoscere l’azienda e a renderla riconoscibile.
Una marca forte diventa così capace di costruire fedeltà e garantire una domanda sostenibile, contribuendo alla crescita dell’azienda. In questo contesto, il logo riveste un’importanza cruciale per il successo di un’azienda. Come abbiamo già capito dalle definizioni tecniche, il marchio deve riuscire a comunicare qualcosa di unico! La cultura aziendale è un sistema di valori in cui una marca si riconosce e su cui basa il proprio comportamento aziendale. Un marchio deve essere esclusivo e originale, rispondendo ai requisiti di liceità, verità, originalità e novità per essere registrato. Un logo non è solo un “disegnino”: trova posto sul nostro sito, sui biglietti da visita, sul packaging dei nostri prodotti, sulle fatture che inviamo, sull’insegna del negozio. Ci aiuta a rappresentarci e a farci riconoscere. Da solo, identifica chi siamo come brand e anche i valori e gli obiettivi che ci stanno a cuore. I loghi famosi condividono alcune caratteristiche comuni: semplicità, memorabilità e la capacità di evolversi nel tempo senza perdere la loro essenza. Tuttavia, ciò che li rende davvero potenti è la presenza online e la capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato globale. Se si vuole creare un’identità visiva altrettanto forte e coerente, la realizzazione di un sito web professionale è essenziale. Un sito ben fatto trasmette i valori del proprio brand e lo rende riconoscibile a un vasto pubblico.

Loghi che Hanno Fatto la Storia: Le Origini e le Metamorfosi dei Giganti Globali
Secondo il report “Best Global Brands 2024” di Interbrand, tra i brand più famosi al mondo troviamo Apple, Microsoft, Amazon, Google, Samsung e Toyota. La classificazione tiene conto del loro valore economico, della capacità maturata di attrarre clienti, trattenere talenti e generare fiducia tra gli investitori. Questi loghi e marchi hanno superato le tendenze del design e sono diventati elementi del panorama culturale di intere generazioni. Vediamo come si sono evoluti i loro simboli rimanendo fedeli alla propria identità ed evolvendosi al contempo.
Apple: Semplicità e Innovazione dalla Mela Morsicata
Il logo di Apple è uno dei simboli più riconoscibili del mondo. La sua storia inizia nel 1976, quando Steve Jobs e i co-fondatori decisero di adottare un logo che riflettesse il concetto di semplicità e innovazione. Ronald Gerald Wayne, assieme a Steve Jobs e Steve Wozniak, fondarono Apple Computer nel 1976. Fu proprio Ronald a disegnare il primo logo, che raffigurava Isaac Newton immerso nella lettura di un libro sotto un melo, catturato un attimo prima che una mela, staccatasi dall’albero, gli cadesse in testa. Il logo Apple era un marchio illustrato molto dettagliato, un vero e proprio disegno in bianco e nero più adatto ai supporti stampati che al branding e a lavori di grafica vettoriale.
Solo un anno dopo, Steve Jobs, reputandolo difficile da stampare su supporti più piccoli, assunse Rob Janoff - designer esperto di loghi - per sintetizzare l’essenza del messaggio. Le indicazioni di Steve Jobs furono semplicemente: “Realizza qualcosa di più moderno“. Nel 1977, un anno dopo, viene realizzato il nuovo logo, grazie a un restyling più immediato e di semplice riproduzione. Il 16 aprile 1977 si sarebbe presentato il primo computer al mondo con display a colori: l’Apple II. Il designer decise così di ridurre il tutto ad una mela colorata con lo spettro dei colori dell’arcobaleno, probabilmente per evidenziare la capacità del computer di riprodurre i colori, o semplicemente per “umanizzare” l’azienda. Last but not least, era importante evitare che la forma potesse confondersi con quella di una ciliegia. Per questo motivo si giunse al tocco finale: la mela morsicata. Janoff confessa in un'intervista del 2009: «Quando spiego la vera ragione per cui decisi di aggiungere un morso alla mela provoco una sorta di delusione. Ma ve lo dirò. Ho disegnato la mela con il morso per questioni di scala, in modo che la gente capisse che quella era una mela e non una ciliegia. C’era anche un aspetto iconico nel dare un morso ad una mela.».

Questo chiarisce alcune delle leggende che aleggiano sul perché l’azienda di computer abbia adottato una mela. Si passa dall’omaggio ad Alan Turing, pioniere dell’informatica moderna (tesi smentita dallo stesso designer come “una meravigliosa leggenda urbana”), ai richiami biblici di Adamo ed Eva (che Janoff conferma non essere un riferimento al frutto proibito) fino alla legge della gravitazione universale di Isaac Newton. Dal 1998, Apple ha adottato il logo monocolore nero, vestendo i suoi prodotti di maggiore esclusività. Ci sono stati intervalli successivi che hanno caratterizzato la mela morsicata con varianti glossy o cromate, ma dal 2017, Apple è tornata alla versione monocromatica. Da quel momento, il logo Apple si è evoluto mantenendo la sua struttura semplice, ma diventando sempre più minimalista con l'uso di una versione monocromatica che ben rappresenta l'innovazione e la modernità del brand.
Nike: Lo "Swoosh" della Vittoria e il "Just Do It"
Il logo Nike, noto come "Swoosh", è diventato un simbolo globale di successo e performance. Ma la sua storia ha radici umili. Creato nel 1971 dalla studentessa Carolyn Davidson per soli 35 dollari, il logo doveva rappresentare il movimento e la velocità, ispirandosi alle ali della dea greca Nike, simbolo di vittoria. Il logo della Nike è un qualcosa di universalmente riconosciuto. Non c’è bambino, bambina, ragazzo, ragazza, uomo o donna sulla faccia della terra che non riconosca istantaneamente la celebre icona dal nome Swoosh. Per alcuni è un baffo, per altri una saetta, per altri ancora un simbolo di spunta. Potrebbe essere il preciso lavoro di proiezioni prospettiche di un attento graphic designer. Forse non è un’immagine immediatamente riconducibile a qualcosa di concreto ed esistente. Se ti dicessi che il famoso Swoosh della Nike è costato all’azienda appena 35 dollari, ci crederesti?
È lo stesso fondatore della Nike, Phil Knight, a raccontare nel suo libro autobiografico, L’Arte della Vittoria, come andarono esattamente le cose. Phil conobbe Carolyn per caso all’università mentre teneva un corso di contabilità. In quegli anni non esisteva ancora la Nike. L’azienda di scarpe guidata da Phil Knight era la Blue Ribbon Sports, che distribuiva in America le scarpe giapponesi della Onitsuka Tiger. Ci pensò la studentessa Carolyn, che già collaborava con la Blue Ribbon per lavori saltuari di grafica e stampa, a ideare il logo e quello che è poi diventato lo Swoosh. L’unico input che ricevette da Phil Knight in persona fu: “(voglio) Qualcosa che evochi una sensazione di movimento“. Bisogna fare attenzione a non unire il lavoro fatto sul logo da quello scaturito per il naming del brand, che è comunque altrettanto casuale. Il nome Nike fu suggerito da Jeff Johnson, uno dei primi venditori della Blue Ribbon, a cui apparve in sogno Atena, la dea alata della vittoria, Nike per l’appunto. A dire il vero la scelta fu presa in un momento concitato, quando la produzione delle nuove scarpe era già partita. E il grande capo, prima di farsi convincere dal naming Nike, era ormai deciso ad adottare il nome “Dimension Six”. Infine, il claim “Just Do It”, accostato successivamente al logo, fu ispirato dalle parole di Gary Gilmore, un serial killer dello Utah che venne condannato a morte nel 1977 per aver derubato e ucciso due uomini. Gilmore avrebbe esclamato la frase “Let’s do it” poco prima della sua esecuzione. Oggi Just Do It è forse il payoff più famoso nel marketing, classificato tra i primi 5 slogan pubblicitari del 20° secolo. Oggi il lavoro di Carolyn Davidson varrebbe circa 200 dollari (allora venne pagato circa 2$ all’ora per 18 ore complessive). Carolyn lavorò per la Nike fino al 1983, ma l’azienda mostrò grande riconoscenza per il suo lavoro profetico. Nel 1978 viene fatto un restyling: il baffo si riempie di nero e il nome del brand viene posizionato più in alto. Soltanto dieci anni dopo, lo swoosh di Nike ottiene il massimo della riconoscibilità, diventando da solo un’icona mondiale. Nike ha saputo affermarsi grazie a una strategia di digital marketing innovativa, utilizzando non solo il suo logo, ma anche atleti di fama mondiale per promuovere la filosofia del marchio.
Coca-Cola: La Scrittura Spencerian e il "Dynamic Ribbon Device"
Il logo Coca-Cola è probabilmente uno dei più antichi e iconici al mondo. Creato nel 1886 da Frank M. Robinson, il logo ha utilizzato fin da subito il carattere corsivo Spencerian Script, uno stile elegante che ha contribuito a comunicare un senso di tradizione e qualità. Frank Mason Robinson, il contabile dell’azienda, fu chi lo progettò. Fin dall’inizio ha avuto in mente che voleva rappresentare le “C” in maniera particolare. Nel 1887 il font più in voga era lo Spencerian Script: è proprio questo il carattere utilizzato per il primo logo di Coca-Cola. Negli anni '60, è stato aggiunto il celebre "Dynamic Ribbon Device", una linea ondulata che enfatizza l’idea di movimento e freschezza. Solo nel 1960 nasce la prima bozza del logo attuale. Lo sfondo si tinge di rosso e il testo di bianco. Il logo Coca-Cola è uno di quelli che è rimasto praticamente invariato sin dal suo inizio.
Storia del logo Coca-Cola
Adidas: Le Tre Strisce e la Storia di un Brand di Successo
Il logo Adidas, con le sue iconiche tre strisce, è uno dei simboli più riconoscibili nell’industria dell’abbigliamento sportivo. Fondato da Adolf Dassler nel 1949, il marchio ha sempre cercato di trasmettere valori come prestazioni, resistenza e affidabilità. In origine, il logo era un trifoglio che voleva simboleggiare la fortuna. Il principale proprietario dell’azienda era Karhu Sports, ma a causa della Seconda Guerra Mondiale dovettero vendere la loro azienda di abbigliamento sportivo per 1600$ e due bottiglie di whisky. Il logo è stato ridisegnato successivamente mantenendo le tre strisce, ma dando all’intero set una forma triangolare. Questi simboleggiano le tre principali regioni di vendita: Asia, Nord America ed Europa. Adidas ha saputo adattarsi ai cambiamenti del mercato e della tecnologia, utilizzando una strategia di ottimizzazione SEO per migliorare la propria visibilità online e raggiungere un pubblico globale.
Gucci: Eleganza e Lusso Nelle Due G Intrecciate
Il logo Gucci, con le due G intrecciate, rappresenta eleganza e lusso. Fondato nel 1921 da Guccio Gucci, il marchio si è affermato come simbolo di alta moda italiana, e il suo logo è diventato sinonimo di esclusività e raffinatezza. Gucci ha saputo sfruttare il potenziale del digital marketing per raggiungere nuovi segmenti di clientela, in particolare attraverso campagne mirate e l’utilizzo dei social media.
Microsoft: Dal "Blibbet" ai Quattro Quadrati Colorati
Il 4 aprile 1975, Bill Gates e Paul Allen crearono la Microsoft Corporation in New Mexico. Ispirati dal primo personal computer, l’Altair 8800, nato due anni prima, svilupparono il primo linguaggio per personal computer: il BASIC. La forte passione per la musica influenzò per anni l’immagine aziendale. Il primo logo di Microsoft, fatto da linee ravvicinate e con diversi spessori, richiamava le linee presenti sui dischi. Dal 1980 al 1982, Microsoft adottò un logo in stile “metal”, caratterizzato da un font con spigoli vivi e con gli steli della “M”, della “R” e della “F” allungati. Dal 1982 al 1987, il terzo restyling diventò più sobrio, abbandonando lo stile da rock star. Il font sans serif, più minimal, aveva una particolarità: la lettera “O” presentava una serie di linee che richiamavano i compact disc. Questo dettaglio guadagnò anche un soprannome: “Blibbet” o “Bilbet”.
Quando, nel 1987, nacque la quarta versione, alcuni affezionati firmarono delle petizioni affinché il logo non cambiasse. Il restyling, firmato da Scott Baker, era caratterizzato da un logotipo in Helvetica black italic con un piccolo dettaglio creativo: una leggera apertura nella “O” che conferiva dinamismo ed enfatizzava il termine “soft”. Fino ad oggi, questo è stato il logo Microsoft più longevo, durato 25 anni. Il 2012 è l’anno che ha segnato l’ingresso del logo che ancora oggi tutti conosciamo. Progettato da Jason Wells, è caratterizzato da un font Segoe semibold regular in un grigio più tenue, affiancato dai quattro iconici quadrati colorati. Sebbene non confermato ufficialmente, si ritiene che ciascun colore rappresenti un pilastro dell’offerta Microsoft: rosso per Office, blu per Windows, verde per Xbox e giallo per Bing o Outlook (anche se nessuno dei due adotta più il giallo nella propria identità).
Amazon: Dal "Cadabra" al Sorriso Globale
Il terzo tra i loghi più belli al mondo è Amazon. Il 5 luglio 1994 nasceva l’embrione dell’attuale colosso con un nome diverso: Cadabra. Scelto per evocare magia e mistero, durante un colloquio tra Bezos e un avvocato, quest’ultimo fraintese il nome con “Cadaver”. Un nome di brand poco attraente. Il mito racconta che Jeff Bezos fondò la sua nuova società di vendita di libri online dal garage di casa sua, a Bellevue, periferia est di Seattle. Si chiamava Cadabra. Il nome doveva far pensare alla facilità di acquisto e alla velocità di consegna a domicilio, esattamente come pronunciare la formula magica “Abracadabra“. Cosa fece cambiare idea a Jeff Bezos? Anche in questo caso la mitologia giunge in nostro soccorso. Si narra che, in sede di registrazione della società, l’avvocato che si occupava della pratica, non capì bene il nome Cadabra, confondendolo con “Cadaver” (in inglese cadavere).

Fu così che il fondatore dell’azienda, che inizialmente vendeva libri, decise di cercare il nome giusto per la propria azienda nel vocabolario. Desiderava un nome con la lettera “A” e quando incontrò il lemma “Amazon” non ebbe più dubbi: il fiume con la portata più grande del mondo, il Rio delle Amazzoni, era la metafora perfetta della sua vision aziendale. Nacque così, nel 1995, amazon.com. Da cosa deriva il nome Amazon? La seconda scelta, nettamente più fortunata della prima, cadde su Amazon. E fu un vero e proprio colpo strategico. Prima di tutto, Bezos era convinto che utilizzare un nome con la prima lettera dell’alfabeto potesse essere conveniente sotto diversi aspetti: sarebbe risultato nei primi posti degli elenchi e delle directory online. In secondo luogo, il nome si ispira al fiume più lungo del mondo, il Rio delle Amazzoni, che attraversa Perù, Colombia e Brasile e sfocia nell’Oceano Atlantico.
Il primo logo di Amazon fu progettato da Turner Duckworth nel 1995. Rappresentava una lettera “A” maiuscola con un messaggio nascosto giocando con lo spazio negativo: la sagoma del Rio delle Amazzoni. Nei primi tempi, il logo di Amazon si presentava con la lettera “A” in nero e grassetto da cui spunta una strada bianca al centro di essa. Sotto l’immagine compariva il nome completo dell’azienda scritto in piccolo e per esteso. La strada doveva indicare la lunga via del commercio. Significativo ma un po’ troppo banale. Tra il 1997 ed il 2000 si avvicendarono diversi loghi - tutti durati poco - propedeutici all’individuazione dell’identità di marca definitiva nel 2000, sempre grazie all’agenzia Turner Duckworth. Quello attuale, può apparire semplice e ordinario. Tuttavia nasconde più di un significato. La sottolineatura arancione è stata curvata divenendo una freccia che unisce la lettera “A” con la lettera “Z” (rappresentando così la vastità dell’offerta aziendale) ed al contempo un sorriso (noto come Amazon smile). Quest’ultimo elemento è diventato cruciale nella brand identity della multinazionale statunitense perché oltre ad umanizzare il gigante del web, è scalabile ed altamente riconoscibile. Il sorriso empatizza, attiva i neuroni specchio, rassicura e comunica la soddisfazione del cliente e la dedizione di Amazon, molto attenta alla customer satisfaction. Parlando del suo marchio figurato, lo stesso CEO di Amazon ha affermato: “Chi non ama questo logo non ama i cuccioli!“.
Google: Da "BackRub" al "Product Sans"
Nel 1996, due dottorandi all’università di Stanford, Larry Page e Sergey Brin, uniti dall’idea di catalogare in modo accessibile le informazioni online, iniziarono a sviluppare il motore di ricerca del futuro: BackRub. Il nome derivava dal criterio principale con cui il motore di ricerca catalogava e organizzava i risultati: i backlink. Il primo logo di Google fu la scritta “BackRub” che tra l’altro era anche il suo nome. Ben presto si resero conto che serviva un nome più attrattivo, sia per gli utenti che per gli investitori. Durante una sessione di brainstorming, considerando la crescente quantità di informazioni da elaborare, emerse il termine matematico Googol, che rappresenta il numero 1 seguito da cento zeri. Questo nome simbolezzava perfettamente l’enorme volume di dati che il motore di ricerca avrebbe gestito. Larry Page e Sergey Brin, i due fondatori, volevano dare un nome che potesse comunicare subito la capacità di organizzare milioni di informazioni sul web. La scelta cadde dunque sulla parola “Googol“, un termine che nasce nella matematica da Edward Kasner e suo nipote Milton Sirotta, per dare appunto un’idea di qualcosa di gigantesco. Venne inoltre scelto uno schema di colori giocosamente non convenzionale - rosso, blu, giallo e verde - con il verde posizionato sulla “l” per rompere l’ordine e rappresentare l’approccio fuori dagli schemi dell’azienda. Il tutto, sempre su sfondo bianco. Questo design permise a Google di apparire amichevole e accessibile anche ai nuovi utenti.
Nemmeno loro potevano immaginare quanto solido sarebbe divenuto il logo di Google, assumendo una vera e propria identità autonoma: il Doodle di Google. Il primo Doodle nacque il 30 agosto 1998. In concomitanza del Burning Man festival, volendo comunicare l’assenza dagli uffici, lo staff inserì un omino stilizzato dietro la lettera “O”. Il primo di una lunga serie. Tra il ’98 e il ’99, Google cambia nuovamente il logo. Solo un anno dopo lo elimina insieme alle ombreggiature 3D. Nel corso degli anni i colori del logotipo sono rimasti pressappoco inalterati. Il font ha subito un significativo cambiamento nel 2015 quando, oltre alla nascita dell’icona “G”, l’azienda di Mountain View ha scelto un font a bastoni bold: il product sans. Oggi, il logo aziendale di Google continua a rispecchiare l’impegno dell’azienda a “organizzare le informazioni del mondo e renderle universalmente accessibili e utili”, portando avanti la vision iniziale di Page e Brin attraverso un’identità visiva semplice ma iconica.
Samsung: Dalle Tre Stelle all'Ovale Globale
La storia del colosso sudcoreano ha inizio dentro una piccola attività commerciale. Samsung nacque nel 1938 a Taegu, in Corea, grazie a Lee Byung-Chull come negozio di generi alimentari, specializzato in noodles e altre tipicità locali. Una volta finita la guerra di Corea nel 1953, il fondatore si adoperò per contribuire alla ripresa economica del Paese e, grazie anche a una serie di investimenti di successo, ampliò l’attività di Samsung, entrando in settori variegati tra i quali il tessile, le banche e le assicurazioni. Il nome “Samsung” significa “tre stelle” in coreano. Il numero “tre” rappresenta grandezza, abbondanza e forza, mentre la “stella” evoca brillantezza e durata nel tempo. Questo richiamo simbolico era molto presente nel primo logo, utilizzato fino al 1969, ricco di elementi visivi come stelle, spighe di grano e scritte locali, che sottolineavano la forte identità culturale di Samsung.
Con l’espansione nei mercati occidentali, l’azienda adottò un’immagine più semplice e immediata, mantenendo comunque le tre stelle come parte del design fino al 1993. In quell’anno, un importante cambiamento portò alla scomparsa delle stelle e del colore rosso, sostituiti da un ovale blu inclinato e da un font unico, caratterizzato dalla “A” priva della stanghetta orizzontale. Il blu venne scelto per rappresentare stabilità, affidabilità e modernità, mentre l’ovale simboleggiava l’ambizione globale dell’azienda. Nel 2005, Samsung intraprese un ulteriore rebranding, adottando un design ancora più minimalista, concentrato sulla tipografia, eliminando l’ovale blu ma mantenendo il colore come elemento distintivo.
Toyota: Dalla Tessitura alle Tre Ellissi Simboliche
La casa automobilistica coreana Toyota, pur se molti la conoscono per il suo logo iconico, ha una storia che parte dalle origini familiari di Kiichiro Toyoda. Il nome dell’azienda deriva appunto dalla famiglia Toyoda. Tuttavia, nel 1937, quando l’azienda si diversificò dalle macchine per cucire per dedicarsi alla produzione di automobili, fu deciso di cambiare il nome in Toyota. Oltre ad avere un suono consonantico più deciso, la scelta fu influenzata anche dal numero di tratti necessari per scrivere “Toyota” in giapponese (トヨタ): otto, numero considerato simbolo di fortuna e prosperità nella cultura giapponese. Una combinazione perfetta.
Il pittogramma fatto da tre ovali, come lo conosciamo oggi, fece il suo debutto nell’ottobre 1989. Furono necessari cinque anni per sviluppare un logo capace di adattarsi al ruolo sempre più internazionale dell’azienda. Gli ovali interni, disposti verticalmente e orizzontalmente, rappresentano la relazione di fiducia tra l’azienda e il cliente, mentre l’ovale esterno simboleggia l’espansione globale di Toyota e ricorda la forma di un volante, simbolo delle automobili. Inoltre, i tratti di diverso spessore di ciascun ovale richiamano l’arte della calligrafia giapponese, un omaggio alla tradizione nipponica che Toyota presenta al mondo con orgoglio. Negli anni si sono aggiunte alcune interpretazioni del logo Toyota, mai confermate dalla casa automobilistica. Tra le più note, una evidenzia come il logo racchiuda il nome “TOYOTA” all’interno dei tre ovali, un’altra vede un filo entrare nella cruna di un ago come richiamo alle origini nell’ambito tessile dell’azienda. Il logo attuale Toyota è di colore bianco, inserito in un quadrato rosso e vede un lieve spazio creato tra le due ellissi superiori accompagnato dal logotipo di colore nero.
Il Cane a Sei Zampe di Eni: Un Simbolo in Continua Evoluzione
Lo studio grafico Unimark e il designer Bob Noorda hanno avuto il compito di ridisegnare l’immagine del brand nel 1972. Con il primo restyling, il Cane a Sei Zampe, già profondamente radicato nell’immaginario collettivo italiano, diventa un marchio vero e proprio: più corto, meno inclinato e inquadrato all’interno della “palina”, l’insegna delle stazioni di servizio. Spariscono le zanne e le creste si fanno meno pronunciate. Si rinnova anche il lettering, con un filetto bianco che lo rende più evidente e leggibile a distanza.
Bob Noorda viene nuovamente coinvolto per un secondo restyling del logo nel 1998, dopo la trasformazione da Ente Nazionale Idrocarburi in Società per azioni. Dall’esigenza di esprimere un’organizzazione d’impresa così diversa, scaturisce il progetto grafico del designer olandese: il cane, ulteriormente ridotto per seguire la lunghezza del logotipo, “entra” in un’area quadrata insieme alla scritta Eni. Sempre più slanciato e dinamico, nel restyling realizzato da Inarea nel 2009 il Cane a Sei Zampe “esce” dal campo giallo per muoversi libero nello spazio. Tra il 2022 e il 2024, con la nascita delle nuove società specializzate nei business più legati alla transizione energetica, Enilive e Plenitude, si definisce una nuova architettura di brand che coinvolge anche Versalis, la società chimica del gruppo. Il Cane a Sei Zampe si moltiplica e assume nuovi colori virati al verde e al blu.
Loghi Automobilistici: Storie e Tradizioni su Quattro Ruote
Così abituati a vederli sui cofani delle automobili, li diamo quasi per scontati. Ma, pur non rendendocene conto (e specie oggi che le auto si somigliano un po’ tutte…), è grazie a loro se riusciamo a identificare a colpo d’occhio il marchio della vettura che abbiamo davanti al semaforo o ferma accanto alla nostra in un parcheggio. Spiegare l’importanza dei loghi per i costruttori automobilistici, probabilmente, è superfluo: quei simboli, con un disegno e poche lettere, hanno l’eccezionale potere di raccontare storie e tradizioni centenarie, ma anche i valori, lo “spirito”, le idee che rendono ogni casa unica e diversa da tutte le altre. Tutti li conoscono e quasi tutti li riconoscono a colpo d’occhio, ma la loro origine e il loro significato per molti rimangono un punto interrogativo. Ecco la storia di dodici loghi automobilistici entrati nella leggenda.
Alfa Romeo: Il Biscione dei Visconti e la Croce di Milano
Pur se stilizzato e spogliato di alcuni dettagli, il logo dell’Alfa Romeo mantiene gli elementi grafici dello stemma nato nel 1910, quando l’azienda si chiamava solo Alfa. La storia vuole che l’idea del marchio sia nata alla fermata di un tram a Milano: Romano Cattaneo, amico di Giuseppe Merosi, il primo grande progettista della casa milanese, sta aspettando il 14 e, osservando la torre del Filarete del Castello Sforzesco, rimane affascinato dal Biscione dei Visconti, simbolo della famiglia che dominò il capoluogo meneghino in epoca medievale. Lo spunto è buono, ma manca ancora qualcosa: lo stemma della città di Milano, una croce rossa su fondo bianco. Le due insegne araldiche vengono quindi affiancate e inserite in una corona blu con le scritte in oro “Alfa” (“Alfa Romeo” dal 1920) e “Milano” (che scompare definitivamente nel 1972, con il lancio dell’Alasud e dell’Alfetta), separate da due nodi sabaudi (omaggio alla Casa Reale Italiana, vengono anch’essi eliminati nel 1972).
Lancia: Dal Naming al Volante e allo Scudo
Nato nel 2022, l’attuale logo della Lancia è l’ultima evoluzione di quello disegnato nel 1911 da Carlo Biscaretti di Ruffia (amico di Vincenzo Lancia, che fondò l’azienda nel 1906): prima il marchio consisteva semplicemente in un’elegante scritta “Lancia” in corsivo. Lo scudo di forma triangolare che racchiude il volante viene introdotto nel 1929, mentre nel 1957, in occasione del lancio della Flaminia, cambiano i colori, con un’elegante bicromia blu-argento, e scompare il simbolo dell’acceleratore a mano.
Fiat: Dalla Pergamena al Nomenclatura Liberty
Per identificare il marchio Fiat, nel 1899 i nove soci fondatori scelgono di montare sul cofano delle primissime vetture una piccola pergamena in ottone che riporta, incisa a mano, la ragione sociale completa della società. L’acronimo che sta per “Fabbrica italiana automobili Torino” nasce nel 1904, ed è racchiuso in un ovale di gusto liberty, con elementi grafici che rimandano al Sol Levante e ai rami d’olivo.
Ferrari: Il Cavallino Rampante, Stemma di un Aviatore
Enzo Ferrari fonda l’azienda che porta il suo nome nel 1947, ma l’elemento chiave del logo che, a suon di trionfi e supercar indimenticabili, la renderà ben presto famosa in tutto il mondo, il Drake l’aveva già in tasca da più di vent’anni. Il cavallino rampante, dipinto sulla carlinga dell’aereo di Francesco Baracca durante la prima guerra mondiale, gli fu infatti donato come portafortuna dalla madre dell’aviatore nel 1923. La storia del logo Ferrari è molto diversa da quelle che abbiamo visto finora, e Francesco Baracca, conte e aviatore italiano che combatté nella Prima Guerra Mondiale, dipinse un cavallo sul suo aereo.
Maserati: Il Tridente di Bologna
Il logo della Maserati, fondata nel 1914 a Bologna con la ragione sociale di “Società Anonima Officine Alfieri Maserati” e per i primi dieci attiva più che altro nella riparazione di modelli Isotta Fraschini da corsa, nasce nel 1925 insieme alla prima automobile, che è, in pratica, un’evoluzione della Diatto GP 8C a otto cilindri con compressore.
Lamborghini: La Forza e il Coraggio del Toro
Non è solo per lo zodiaco, se il logo della Lamborghini è un toro che si prepara alla carica. Nel 1963 Ferruccio, nato sotto il segno del “re dei bovini”, lo sceglie anche perché quell’animale simboleggia quella forza e quel coraggio che lui stesso aveva profuso per realizzare il sogno di diventare un costruttore di auto da sogno.
BMW: L'Elica Bavarese nel Cielo Azzurro
Il logo della BMW (la cui sigla in tedesco sta per Bayerische Motoren Werke, traducibile con “fabbrica bavarese di motori”) consiste in una corona nera in cui sono inserite le tre lettere e che abbraccia un tondo diviso in quattro settori circolari identici tra loro. Nei colori le sezioni richiamano la bandiera bavarese, ma si prestano anche a un’altra interpretazione: quelle bianche rappresentano un’elica e quelle blu il cielo.
Mercedes: La Stella a Tre Punte, Simbolo Universale
Tutti sanno che lo stemma della Mercedes è una stella a tre punte inserita in un cerchio. Questo noto marchio automobilistico ha avuto un logo che è rimasto praticamente invariato dalla sua nascita nel 1916.
Porsche: Lo Scudo di Zuffenhausen
Il logo della Porsche nasce nel 1952, quattro anni dopo la fondazione dell’azienda, in seguito a un incontro tra Ferry Porsche e l’allora importatore per gli Stati Uniti delle vetture della casa di Zuffenhausen, Max Hoffman.
Citroën: I Chevron Ispirati agli Ingranaggi
La casa automobilistica che porta il suo nome nasce nel 1919, ma sul simbolo che l’avrebbe rappresentata André Citroën ha le idee chiare sin dall’inizio del secolo. Nel 1900, durante un viaggio in Polonia, rimane folgorato dal funzionamento armonioso di un macchinario per la macinazione dei cereali che sfrutta degli ingranaggi a forma di cuspide. Acquistato il brevetto, Citroën comincia a produrre quei meccanismi in Francia, e il successo è tale da consentirgli di mettere in piedi una fabbrica di automobili. Il primo design del logo era basato sull’Art Nouveau e venne cambiato solo nel 1932. Vennero scelti 4 anelli a simboleggiare l’unione delle quattro aziende maggiormente rappresentative della produzione automobilistica tedesca, che erano appunto Audi, DKV, Wanderer e Horch. Di fatti, l’azienda nasce come Horch dal nome del suo fondatore, che nel 1909 si stacca dai suoi soci e fonda per conto proprio Audi. Anche se può sembrare che la famosa M di McDonald’s sia stata scelta in quanto è l’iniziale del nome del brand, c’è tutta una storia dietro e il logo è stato rifatto più volte.
Jaguar: La Rapidità del Giaguaro in Salto
Forza, audacia, velocità. Sono queste le migliori doti del giaguaro, un predatore con la P maiuscola che, nel logo della Jaguar, è raffigurato in un momento clou della sua espressività, ossia mentre compie un balzo repentino per ghermire una preda.
Altri Loghi Iconici e le Loro Storie Singolari
Oltre ai giganti della tecnologia e dell'automotive, molti altri brand hanno costruito la loro identità visiva con loghi memorabili, spesso intrisi di aneddoti e leggende.
Hermès: L'Eleganza Equestre dal Secolo XIX
La storia del brand Hermès ebbe inizio nel 1837 grazie al sellaio Thierry Hermès, che aprì a Parigi una bottega per bardature e finimenti da cavallo. Fino al 1919 la marca rimase senza logo, fino a quando due nipoti decisero di realizzare il logotipo Hermès Frères “fratelli Hermès” composto con un carattere handwrite, scelta fedele agli standard dell’epoca. Il simbolo è ispirato al dipinto “Le Duc Attele, Groom a L’ Attente” tradotto: “carrozza agganciata, sposo in attesa” di Alfred de Dreux, raffigurante un uomo in attesa davanti a un cavallo e alla sua carrozza. Alfred de Dreux è un pittore francese del 19° secolo, famoso per i suoi ritratti e studi sugli animali, in particolare i cavalli.
Starbucks: Il Richiamo della Sirena per gli Amanti del Caffè
Siamo nel 1971, a Seattle, quando tre imprenditori decidono di fondare Starbucks, una nuova azienda di torrefazione. Il logo originale rappresenta una sirena su uno sfondo a tinta unita marrone, per richiamare il caffè. La protagonista è al centro del logo, all’interno di due cerchi. Il font usato per la scritta “Starbucks, Coffee, Tea, Spices” è semplice e lineare. Il logo originale di Starbucks era costituito da una sirena con due code e viene dalla mitologia greca, dove questa sirena attirava i marinai sulla costa di un’isola chiamata Starbuck. L’idea era quella di utilizzare la sirena per attirare gli amanti del caffè a venire a bere quello offerto da loro. Solo nel 2011, in occasione dei 40 anni di attività dell’azienda, viene creata la versione attuale del logo. Le linee curve e sinuose della protagonista riconducono, implicitamente, alla storia dei marinai, attirati in mare aperto dal canto delle sirene, all’avventura e all’indipendenza.
Gillette: Un Logotipo Affilato che si Evolve
Il primo logo di Gillette risale al 1901 ed è composto da una scritta in minuscolo, con la lettera “G” maiuscola. Dieci anni dopo, ecco il cambiamento radicale: viene eliminata totalmente la freccia. Dal 2009 a oggi, il logo di Gillette ha ancora subìto delle variazioni importanti. L’elemento chiave di questo logo è il logotipo, scritto in Futura Extra Black Italic.
Chanel: L'Intreccio di Eleganza Senza Tempo
Intorno al 1909 Chanel creò il suo iconico logo, rappresentato dall’incrocio di due lettere “C” (dal nome della fondatrice Coco Chanel). Un simbolo iconico che rimane impresso da decine di anni e reso celebre da creazioni come la scarpa bicolore, il tailleur in bouclé e il profumo Chanel N. 5.
Quiksilver: L'Onda Giapponese su Tavola da Surf
Il famoso brand di calzature Quiksilver nasce nel 1947. Si tratta di un’azienda che crea capi di abbigliamento per sport dinamici e estremi. Nel 1969 il suo fondatore Alan Green crea il logo del brand ispirandosi alla famosa incisione “La grande onda di Kanagawa” di Hokusai. Il risultato è una grande onda che sembra quasi investire il monte Fuji. Per finire, il logo viene nuovamente aggiornato con una forma testuale più innovativa, spavalda e grottesca.
Siamo circondati dai loghi di una moltitudine di imprese: quando beviamo una bottiglia d’acqua, sul portatile che usiamo per lavoro, sulla fiancata dell’autobus che prendiamo ogni mattina. Loghi in un’infinita varietà di colori, formati e disegni. Ci sono molte curiosità dietro queste immagini. Dietro ai brand e ai loro loghi, spesso si nascondono aneddoti, leggende ed episodi inimmaginabili.