Pitiriasi Versicolor in Gravidanza: Cause, Sintomi e Trattamento

La Pitiriasi versicolor, nota anche con il nome popolare di “fungo di mare”, è una micosi superficiale molto comune che colpisce soprattutto tronco, collo e braccia. Si manifesta con macchie di colore variabile che diventano particolarmente evidenti dopo l’esposizione al sole, generando spesso preoccupazione e confusione. Nonostante sia un disturbo benigno e non contagioso, può essere persistente e recidivante, motivo per cui è importante comprenderne le cause, riconoscerne i sintomi e scegliere il trattamento più appropriato, specialmente durante la gravidanza, quando l'attività ormonale accresciuta può favorirne la comparsa.

Macchie sulla pelle Pitiriasi Versicolor

Che cos'è la Pitiriasi Versicolor e le sue origini

La Pitiriasi versicolor è una particolare affezione cutanea di origine micotica, causata dalla proliferazione di un lievito chiamato Malassezia furfur, anche detto Pityrosporum ovale o orbicolare. Questo microrganismo vive normalmente all’interno dei follicoli piliferi degli adulti senza essere visibile; in alcuni soggetti, però, può moltiplicarsi e colonizzare anche la superficie della pelle, soprattutto su tronco, collo e braccia, formando caratteristiche chiazze rotondeggianti isolate o confluenti. Il fungo Malassezia è un saprofita obbligato dell’uomo, cioè un membro della flora microbica cutanea presente sulla pelle di quasi tutte le persone adulte nella parte superiore del corpo, in particolare sul viso e sul cuoio capelluto, dove si trova un maggior numero di ghiandole sebacee. La Pitiriasi Versicolor è un’infezione fungina della pelle causata dal lievito Malassezia, un organismo normalmente presente sulla pelle umana.

Cause e fattori scatenanti della Pitiriasi Versicolor

La Pitiriasi Versicolor è provocata dalla proliferazione eccessiva del lievito Malassezia. La causa va cercata in un’eccessiva proliferazione del lievito Malassezia furfur. Questo lievito fa parte della flora microbica cutanea: in condizioni normali sulla cute è presente in quantità ridotta e vive come saprofita, ovvero nutrendosi di sostanza organica in decomposizione. In condizioni particolari, come il caldo umido, questi lieviti si sviluppano andando a colonizzare la superficie della pelle. I fattori contribuenti la crescita dei funghi e la loro rapida moltiplicazione, sono: clima umido, eccessiva sudorazione, pelle grassa, ormoni e malnutrizione.

Il fungo prospera in ambienti caldi e umidi, il che spiega l'incidenza più elevata della pitiriasi versicolor nei climi tropicali. La popolazione cutanea di Malassezia può aumentare per effetto di diversi fattori, ma un eccesso d’idratazione e l’aumento della temperatura cutanea (uso di indumenti sintetici, sudorazione abbondante, frequentazione di ambienti caldo-umidi) sono i più significativi. Il microorganismo è lipofilo, si nutre cioè delle sostanze grasse presenti nel sebo; per questa ragione la pelle umida, ricca in lipidi (pelle grassa), è considerata un fattore di predisposizione.

La Pitiriasi Versicolor in gravidanza

Le donne che aspettano un bambino sono particolarmente soggette a questa condizione a causa dell’accresciuta attività ormonale, che incrementa il contenuto di grasso della cute favorendo la propagazione del lievito. Cambiamenti ormonali, come quelli che si verificano durante l’adolescenza, la gravidanza o l’assunzione di contraccettivi orali, possono influenzare la produzione di sebo cutaneo, rendendo la pelle più suscettibile all’infezione da Malassezia. Ciò rende la gravidanza un periodo in cui la Pitiriasi Versicolor può manifestarsi o aggravarsi.

Fattori di rischio per la Pitiriasi Versicolor

Come si presenta la Pitiriasi Versicolor: i sintomi e le sue varianti

La Pitiriasi Versicolor si manifesta principalmente attraverso la comparsa di macchie sulla pelle. Le macchie possono essere bianche, rosa, rosse, marroni o anche scure. Queste macchie si trovano spesso sul tronco, sul collo, sulle braccia e, a volte, sul viso. Le macchie cutanee possono essere piatte o leggermente rilevate. Possono variare in dimensioni e forma e tendono a fondersi insieme per formare aree più grandi di discromia cutanea. La malattia è più comune nei bambini, negli adolescenti e nei giovani adulti.

La Pitiriasi versicolor si manifesta con caratteristiche macchie cutanee che possono presentare aspetti diversi a seconda della fase dell’infezione. I principali segni sono: chiazze rotondeggianti, singole o confluenti, localizzate soprattutto sul tronco (ma talvolta anche su collo e braccia). Il colore è variabile: possono essere del colore della pelle, rosa, marroni oppure bianche. La presenza contemporanea di più tonalità nella stessa persona è all’origine del termine versicolor (cioè “di colore diverso”). Si osserva anche una lieve desquamazione superficiale, simile alla forfora (da cui il termine Pitiriasi).

L’evoluzione delle chiazze segue generalmente questo andamento: fase iniziale, dove le colonie fungine appaiono come macchie rosate o appena distinguibili dal colore naturale della cute; fase di regressione (spontanea, dopo trattamento o esposizione al sole), in cui le colonie si distaccano per desquamazione e la pelle sottostante appare più chiara rispetto alla cute circostante; fase post-esposizione solare, dove le chiazze bianche risultano più evidenti per il contrasto con la pelle abbronzata ed è proprio in questo momento che spesso il problema viene notato.

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Le lesioni sono poco pruriginose e desquamano lievemente. Viene talvolta chiamata fungo di mare perché le chiazze caratteristiche si manifestano spesso dopo l’estate, ma la ragione è che diventano semplicemente più evidenti con la perdita dell’abbronzatura e non è in alcun modo legata all’esposizione all’acqua di mare. Senza trattamento, le macchie possono aumentare di numero e dimensione. Molte persone con pitiriasi versicolor sperimentano prurito moderato o lieve nelle aree colpite. Il prurito può peggiorare con il calore e l'umidità, ad esempio dopo la sudorazione. In alcuni casi, si può osservare una temporanea caduta dei peli nelle zone colpite, come sugli avambracci, sull'addome, sul collo, sul cuoio capelluto e, negli uomini, nella zona della barba.

Varianti della Pitiriasi Versicolor

La Pitiriasi Versicolor può presentarsi in diverse forme, che variano in base alla pigmentazione e alle caratteristiche delle lesioni:

  • Pigmentata: Si manifesta con macchie o chiazze asintomatiche di forma ovale, dimensioni variabili, di color marrone chiaro (caffè-latte) che al grattamento desquamano lievemente. Le lesioni, solitamente multiple, possono essere ben delimitate oppure confluenti. Le localizzazioni sono al tronco, collo, nuca, radice degli arti.
  • Leucodermica: Caratterizzata dalle stesse chiazze della forma precedente che però sono di colore più chiaro rispetto alla cute circostante, non desquamano e non prudono. Questa forma viene descritta solitamente alla fine dell’estate e tende a scomparire spontaneamente in inverno. L’esposizione alle radiazioni ultraviolette infatti distrugge le colonie fungine, le quali a loro volta hanno prodotto delle tossine melanocitotossiche (ovvero tossiche per i melanociti) che hanno inibito la sintesi di melanina.
  • Eritematosa: È la variante più rara di pitiriasi versicolor; le chiazze sono eritematose e pruriginose probabilmente per una ipersensibilità individuale al lievito.
  • Atrofica: Le chiazze sono piccole, hanno il colore della cute ed una superficie sottile (atrofica) definita “a cartina di sigaretta”. Questa forma si verifica come il risultato dell’impropria applicazione di creme steroidee (cortisoniche).

Tipi di macchie Pitiriasi Versicolor

La Pitiriasi Versicolor è contagiosa?

No, la pitiriasi versicolor non è contagiosa. Infatti è frequente osservare tra coniugi uno solo affetto da Pitiriasi versicolor. Il fungo è infatti un saprofita, cioè un abitante comune della cute umana, e la crescita delle colonie è un effetto straordinario che avviene solo in alcuni soggetti e/o in particolari condizioni. Non è necessario sterilizzare gli indumenti utilizzati o la biancheria poiché il fungo vive e si sviluppa solo sulla cute umana. È sufficiente un semplice lavaggio. La malattia è poco o per niente contagiosa, perché dovuta ad un lievito che è normalmente presente sulla cute di tutti gli individui: i casi coniugali (che si verificano contemporaneamente nei coniugi) sono rari.

Diagnosi della Pitiriasi Versicolor

La diagnosi di Pitiriasi Versicolor viene solitamente effettuata attraverso una combinazione di esame clinico, test specifici e, in alcuni casi, test di laboratorio.

  • Esame clinico: Il primo passo consiste nel cercare di riconoscere la Pitiriasi Versicolor mediante l’osservazione delle caratteristiche delle macchie sulla pelle. La diagnosi della pitiriasi versicolor è essenzialmente clinica. Il medico può confermarne la presenza semplicemente osservando le alterazioni della pelle (lesioni). L'esame accurato è essenziale anche per identificare eventuali patologie che potrebbero predisporre alla malattia.
  • Esame con luce di Wood: Per confermare la diagnosi il medico può utilizzare una luce di Wood, ovvero una lampada a raggi ultravioletti. L’esame con lampada di Wood è un esame non invasivo che permette, tramite la fluorescenza che si sviluppa all’esposizione, di risalire al tipo di malattia presente; la pitiriasi versicolor solitamente emette fluorescenza giallo-verde/dorata. L’esame con la luce di Wood permette di evidenziare una debole fluorescenza giallastra. Nelle forme leucodermiche, l'esame con luce di Wood non evidenzia nessuna fluorescenza in quanto le chiazze sono disabitate dal lievito.
  • Esame microscopico: Un altro metodo comune per diagnosticare la Pitiriasi Versicolor è il test al microscopio. Consiste nella raccolta del materiale di desquamazione proveniente dalle lesioni mediante un nastro adesivo trasparente (il cosiddetto “scotch test”). Il nastro poi viene fatto aderire a un vetrino per l'analisi al microscopio. Più di rado è necessario un esame microscopico diretto.
  • Coltura fungina: In alcuni casi, può essere eseguita una coltura fungina, anche se non è comunemente necessaria per la diagnosi di Pitiriasi Versicolor.

Diagnosi con luce di Wood

Diagnosi differenziale

Poiché sono diverse le patologie che possono simulare la presenza di Pitiriasi versicolor, è importante fare un’accurata diagnosi differenziale. La pitiriasi versicolor deve infatti essere distinta da altre patologie: nella sua forma desquamativa, va differenziata dalla benigna ed autorisolutiva pitiriasi rosea di Gilbert in fase eruttiva, dalla tinea corporis, provocata da un fungo della cute, e dalla dermatite seborroica medio-toracica. La pitiriasi versicolor nella forma acromizzante, deve talvolta essere distinta dalle ipocromie post-infiammatorie e dalla vitiligine.

  • Vitiligine: Questa patologia è caratterizzata da macchie bianche ben delineate, senza desquamazione.
  • Dermatite seborroica: Questa patologia è caratterizzata da chiazze rosse e squamose, spesso oleose, con desquamazione gialla. Colpisce prevalentemente il cuoio capelluto, il viso e le pieghe cutanee.
  • Psoriasi: È caratterizzata da placche rosse ben delineate, coperte da squame argentate.
  • Tinea corporis: È caratterizzata da chiazze anulari rosse con bordi squamosi in rilievo e centro chiaro.
  • Pitiriasi alba: È caratterizzata da chiazze ipopigmentate con desquamazione lieve, e colpisce spesso i bambini. Di solito non è pruriginosa e si localizza principalmente su viso e braccia. La pitiriasi alba si caratterizza per la presenza di lesioni a margini sfumati localizzate al volto in soggetti giovani con predisposizione alle allergie (atopia) o che soffrono di dermatite atopica.

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Trattamento della Pitiriasi Versicolor

Il trattamento della Pitiriasi Versicolor mira a eliminare l'infezione fungina e a prevenire le recidive. La pitiriasi versicolor si può curare a livello topico o sistemico. Il trattamento prevede la pulizia quotidiana con saponi/detergenti a pH acido e l'uso di farmaci antimicotici (contro i funghi), prescritti dal medico di base o dal dermatologo, da applicare sulla pelle.

Trattamenti topici

I preparati topici contenenti sostanze attive come il ketoconazolo, l’acido salicilico, il selenio solfuro e il piritione zinco possono essere efficaci nel trattamento delle lesioni cutanee. Schiume antimicotiche: schiume contenenti ketoconazolo, solfuro di selenio o ciclopirox possono essere applicate sulla pelle infetta. Tra i trattamenti specifici, farmaci come bifonazolo, clotrimazolo e miconazolo, che possiedono attività fungistatica diretta, si sono dimostrati efficaci nel trattamento della malattia. Quando le macchie sono presenti sul viso, sul collo o sulla parte superiore del dorso è necessario usare anche uno shampoo antimicotico. La pulizia quotidiana con detergenti a pH acido e le lozioni antimicotiche pur essendo efficaci nel bloccare l'infezione non garantiscono una guarigione definitiva e, spesso, la colorazione irregolare della pelle può rimanere per settimane o mesi anche dopo un trattamento efficace.

Trattamenti topici per la Pitiriasi Versicolor

Trattamenti sistemici

Nelle forme particolarmente estese si utilizzano antimicotici per via orale, come il fluconazolo (ad esempio Diflucan®) o l’itraconazolo (ad esempio Sporanox®) per 7-14 giorni. Tuttavia, i farmaci antimicotici - soprattutto quelli assunti per via orale - possono avere effetti collaterali importanti e alterare anche la flora intestinale utile alla digestione. Per questo motivo, il loro impiego sistemico non è indicato nel trattamento della Pitiriasi versicolor.

Trattamento della Pitiriasi Versicolor in gravidanza

Per tutte coloro che aspettano un bambino, è bene evitare terapie sistemiche, poiché i farmaci più efficaci contro il disturbo, vale a dire l’itraconazolo e il fluconazolo, non sono del tutto sicuri e appartengono a una famiglia il cui capostipite, il ketoconazolo, ha certamente effetti malformativi sul feto. Quest’ultimo è un farmaco da evitare anche durante l’allattamento. Anche gli antimicotici utilizzati a livello topico, come il miconazolo, richiedono prudenza, dato che l’estesa superficie interessata dalle lesioni della pitiriasi versicolor comporta un elevato assorbimento del preparato, che non è consigliabile soprattutto nei primi mesi di gravidanza. Un altro trattamento topico di cui si fa uso frequentemente è il solfuro di selenio, che però può provocare irritazioni alla cute e non è quindi ideale per le gestanti.

Quindi, prima di affrontare la terapia nei nove mesi occorre ricordare che, a parte il disturbo estetico determinato dal colore disomogeneo della pelle esposta al sole, la pitiriasi versicolor non è una patologia contagiosa e non evidenzia altri sintomi fastidiosi. Si potrà perciò rinviarne la cura a dopo la nascita del bebè. Va molto bene l’utilizzo di Bioverde detergente a ph acido. Per l’idratazione della pelle può utilizzare Biodermico Fluido Totale, emulsione ad elevato potere idratante e emolliente, a ph acido che tiene sotto controllo la proliferazione del lievito che provoca la pitiriasi versicolor.

Prevenzione delle recidive

La prevenzione della Pitiriasi Versicolor richiede una serie di misure per ridurre il rischio di proliferazione del fungo Malassezia sulla pelle. È impossibile prevenire la pitiriasi versicolor. Sulla pelle di quasi tutti gli individui adulti si trova un lievito che, in presenza di un clima caldo-umido e di un’intensa sudorazione, può provocare una malattia, la Pitiriasi Versicolor, che è la più frequente micosi superficiale della pelle osservata dai dermatologi. La prevenzione della pitiriasi versicolor consiste innanzitutto nell’evitare i fattori scatenanti, come l’uso di indumenti sintetici, e la frequentazione di ambienti caldo-umidi. Nei pazienti in cui le recidive sono molto frequenti si può eseguire una terapia profilattica usando uno shampoo antimicotico o uno spray antimicotico sul corpo a settimane alterne.

Sarà invece importante mettere in atto alcuni comportamenti utili a scopo preventivo, per esempio evitando di indossare capi in fibre sintetiche, che riducono la traspirazione del sudore e ne favoriscono il ristagno, e astenendosi dai trattamenti cosmetici con oli per massaggi al corpo. È molto importante, inoltre, evitare esposizioni prolungate all’umidità, e se si ha un’infezione da pityriasis versicolor in corso avere cura di mantenere asciutta l’area colpita.

Di seguito sono riportati alcuni consigli utili per prevenire la diffusione della condizione:

  • Indossare biancheria intima di cotone: il cotone è un materiale traspirante che permette alla pelle di respirare, riducendo l'umidità, che può favorire invece la proliferazione di funghi come Malassezia.
  • Evitare indumenti o abbigliamento sportivo in fibra sintetica: i tessuti sintetici tendono a trattenere il sudore, creando un ambiente caldo e umido che può stimolare la crescita del fungo, quindi è meglio scegliere indumenti più larghi e traspiranti.
  • Indossare indumenti non aderenti: gli abiti troppo stretti possono ostacolare la circolazione dell'aria e trattenere il sudore, aumentando il rischio di infezioni cutanee.
  • Cambiare la biancheria intima ogni giorno: cambiare regolarmente la biancheria intima aiuta a mantenere la pelle asciutta e pulita, riducendo il rischio di infezioni fungine.
  • Cambiare frequentemente gli asciugamani: gli asciugamani umidi possono diventare un ambiente ideale per la proliferazione di funghi, quindi è importante cambiarli frequentemente per mantenere una buona igiene e prevenire le infezioni.
  • Aggiungere al bucato prodotti disinfettanti o lavare la biancheria a temperature superiori a 60°C: in questo modo si evita la proliferazione e si riduce la possibilità di contagio.

Consigli per la prevenzione della Pitiriasi Versicolor

La Pitiriasi Versicolor e le chiazze bianche: un paradosso

Le macchie bianche, che sono molto evidenti soprattutto durante l’estate quando la pelle è abbronzata, richiamano l’attenzione del soggetto che si considera malato. Paradossalmente le chiazze bianche sono l’esito del fungo quando questo è stato debellato dal sole o dai trattamenti. Quindi basta esporsi al sole per ripigmentare le chiazze bianche. Tuttavia la ripigmentazione avviene con difficoltà probabilmente per un effetto tossico lasciato dal fungo sulla pelle. Per questo è bene liberarsi delle colonie fungine nei mesi precedenti l’esposizione al sole in modo che la pelle si liberi della tossicità che causa l’inerzia alla ripigmentazione.

Infatti il parassita esercita un’azione tossica diretta sui melanociti, ossia le cellule della pelle che producono la melanina. Ma può anche agire indirettamente inibendo la tirosinasi, cioè un enzima che serve a produrre la melanina. La maggior parte degli individui si accorge della malattia quando si trova nella fase in cui le chiazze si rendono visibili, per il disagio estetico che l’acromia comporta. Questo effetto spesso persiste per molte settimane dopo la guarigione: per tale motivo il paziente, una volta conclusa la terapia, è convinto che la cura non sia stata efficace.

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