Il pesto alla genovese, con il suo colore vivace e il profumo inconfondibile di basilico fresco, è una delle salse più iconiche e amate della cucina italiana. La sua storia affonda le radici nella ricca tradizione gastronomica della Liguria, dove è diventato non solo un condimento per eccellenza ma anche un simbolo culturale. Nato dalla necessità di un condimento saporito e versatile, il pesto ha saputo conquistare palati di ogni età, trasformandosi da semplice battuto di erbe a ingrediente gourmet richiestissimo. La sua versatilità lo rende adatto a innumerevoli preparazioni culinarie, dalla pasta alle pizze, dagli insaporitori alle guarnizioni, e perfino, con gli opportuni accorgimenti, all'alimentazione dei più piccoli. In questo articolo esploreremo l'arte di usare il pesto genovese, sia nella sua forma tradizionale che pronta, e scopriremo come introdurlo in sicurezza e con gusto nella dieta dei bambini durante lo svezzamento.

Il Pesto Genovese: Un Tesoro della Cucina Ligure
Il pesto genovese è molto più di una semplice salsa; è un concentrato di storia, sapore e tradizione. La sua unicità è strettamente legata al basilico genovese DOP, una pianta aromatica dal profumo e dal sapore inimitabili, che trova nella Liguria il suo ambiente ideale. La sua popolarità è cresciuta parallelamente all'espansione dell'industria della pasta in Liguria, un tempo favorita dalla grande disponibilità del grano che arrivava in porto dal Mar Nero, rendendo la pastasciutta il piatto quotidiano dei genovesi e il pesto il suo condimento ideale.
Come si Usa il Pesto Genovese Tradizionale
L’utilizzo principale del pesto genovese è quello di condimento per la pasta. È fondamentale, però, sapere che il pesto si usa a crudo come salsa fredda. Si può al massimo allungare con un po’ di acqua di cottura della pasta, ma è assolutamente sconsigliato - se non proprio vietato - cuocerlo. Solo nelle lasagne al forno si può tollerare un uso minimo del calore, e anche in quel caso, si tende a mescolarlo con formaggi freschi per evitare che si asciughi eccessivamente.
La quantità di pesto consigliato per ogni porzione di pasta è di circa cinquanta/sessanta grammi. Generalmente, il pesto genovese è un condimento già gustoso di suo e si usa come sugo pronto, a cui non si deve abbinare nulla in più. Tuttavia, la tradizione ligure consente già di arricchire la pasta al pesto con l'aggiunta di fagiolini e patate, una combinazione che esalta i sapori e le consistenze del piatto.
Il nostro consiglio è di non fermarsi alla tradizione e di provare anche con altre verdure, come ad esempio le zucchine (saltate in padella che rimangono croccanti), per sperimentare nuovi abbinamenti. Il pesto può anche servire per insaporire altri condimenti, come nella salsa Portofino, che unisce il pomodoro con il pesto. Nel Levante ligure, inoltre, allungano il pesto genovese con il formaggio locale più famoso, la prescinsêua: un abbinamento che, se non mischiato insieme, crea un piacevole contrasto di sapori durante l'assaggio.
Rimanendo sempre nella categoria dei primi piatti, un'altra ricetta famosa locale in cui uno degli ingredienti principali è il pesto è il minestrone. Il minestrone genovese si distingue dalle altre minestre per la consistenza molto densa e asciutta, per la temperatura tiepida di servizio e, per l’appunto, per il condimento con il pesto che lo caratterizza con il suo tipico sapore.
Negli ultimi anni, il pesto genovese è diventato uno degli ingredienti gourmet più richiesti per le pizze, scelto dai pizzaioli napoletani più famosi. Si aggiunge sempre a crudo, su pizze bianche o rosse, in uscita dal forno. In certe pizzerie genovesi, si possono anche assaggiare delle versioni in cui il pesto è messo sulla pizza prima della cottura, ma in questo caso la salsa è il più delle volte allungata con del formaggio fresco per evitare che il pesto si asciughi troppo. È ottimo anche da aggiungere nella focaccia al formaggio, e, oltre che sulla pizza, è eccellente dentro ai panini, ad esempio il “caprese” con mozzarella e pomodori freschi. Essendo il pesto a base di olio, è meglio abbinarlo con sapori dolci, evitando quelli unti; per questo motivo, se si deve scegliere un panino, si opta per quelli con l'impasto ad acqua e non focacce (anche se sulla focaccia genovese ci sta bene ma non come farcia!).
In ogni ricetta che si prova con il pesto genovese pronto, il nostro consiglio è di aggiungerlo solo all'ultimo, proprio prima di portare in tavola il piatto. Dato che l'ingrediente principale è il basilico, una pianta aromatica molto delicata che si ossida velocemente, il pesto genovese richiede un po' più di attenzione nell'uso, soprattutto per un pesto pronto di qualità che non sia pastorizzato e senza conservanti.
Come ultime segnalazioni di ricette con il pesto, possiamo proporre quelle più fantasiose che arrivano da fuori confine. All'estero, il pesto alla genovese è utilizzato anche come salsa da condimento per le insalate. Abbiamo anche scoperto nei nostri viaggi che esiste una "insana passione internazionale" nell'abbinare il nostro pesto con il pollo; infatti, si potrebbe trovare in molti menù di ristoranti stranieri il piatto "chicken pesto". Per il momento, il nostro giudizio è sospeso in attesa di un assaggio.
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Il Pesto Pronto: Qualità e Caratteristiche
Spesso ci si chiede se tutti i pesti pronti siano uguali. Il pesto genovese vanta molte imitazioni, ed è per questo importante sapere che cos'è il vero pesto. Il pesto genovese è una salsa fresca fatta con solo 7 ingredienti: basilico genovese DOP, aglio, grana padano DOP o parmigiano DOP, pecorino sardo, pinoli, olio extravergine di oliva e sale. Quindi, quando si acquista il proprio pesto genovese, è fondamentale controllare che in etichetta siano indicati solo questi ingredienti, poiché questo è un importante indice di qualità.
Inoltre, un'altra differenza importante è tra il pesto genovese fresco e il pesto genovese che si può conservare a temperatura ambiente. Il pesto fresco è un pesto come quello che si fa nelle case dei genovesi, mentre il pesto a lunga conservazione (quello che si trova sugli scaffali dei supermercati) è un pesto o pastorizzato oppure con dei conservanti. La pastorizzazione è un processo che purtroppo rovina il sapore del basilico. Pertanto, si consiglia di scegliere sempre un pesto fresco, per assaporare al meglio il gusto autentico.
Abbinamenti Classici e Idee Creative con il Pesto Pronto
La forte caratterizzazione locale del pesto, oltre all'unicità del basilico genovese, si può far risalire alla larga diffusione della pasta come cibo a Genova. I genovesi hanno avuto un ruolo di primo piano nel mondo della pasta, prima come "distributori" principali della pasta prodotta dagli arabi nel Medioevo e poi come monopolisti del commercio del grano nel Mediterraneo per molto tempo. Ciò ha fatto sì che la pastasciutta fosse in età moderna il piatto quotidiano dei genovesi, con il conseguente bisogno di un condimento; all’inizio un semplice battuto di aglio e formaggio (o anche solo olio e cacio) e che poi col tempo è diventato il pesto che conosciamo oggi. Allo stesso modo, si è creata una tradizione di formati di pasta tipici locali, alcuni dei quali si sono legati indissolubilmente con il pesto.
Tra questi, spiccano le trenette. Con il pesto, le patate e i fagiolini, cosa c’è di più tipico genovese? Le trenette sono un formato di pasta secca lunga simile alle linguine, ma invece di avere una forma piatta hanno una sezione ovoidale. Le trenette possono anche essere preparate nella loro versione “avvantaggiata” che, a differenza di quanto di solito si crede, non si tratta delle trenette con le patate e i fagiolini, ma sono le trenette prodotte con un impasto integrale (o semi integrale). Le trenette al pesto sono diventate ulteriormente famose in tutto il mondo dopo la loro apparizione nel lungometraggio animato della Pixar, “Luca”, ambientato in un borgo marinaro ligure di fantasia.
Le trofie sono una pasta corta dalla forma di un truciolo, tipica dei paesi del Golfo Paradiso (zona della Riviera di Levante, tra l’area metropolitana di Genova e il promontorio di Portofino). Le trofie nascono come pasta fresca di produzione prettamente casalinga, fatta a mano. La loro diffusione come pasta artigianale risale solo a qualche decennio fa, con l’invenzione a metà del secolo scorso delle macchine adatte alla produzione di questo formato. In questo modo, le trofie hanno iniziato a essere diffuse pure nel resto della Liguria e in poco tempo, proprio grazie al loro abbinamento con il pesto, sono diventate famosissime in tutta Italia e anche oltre il confine. Come le trenette, pure le trofie possono essere condite con il pesto, le patate e i fagiolini. Delle trofie esistono anche la versione avvantaggiata (ovvero integrale) oppure di farina di castagne.
Gli gnocchi genovesi sono una pasta fresca a base di patate e farina, che quindi in teoria non si distinguono più di tanto dal resto degli altri gnocchi prodotti nel resto del mondo. È proprio il condimento con il pesto a renderli speciali, tanto che a Genova se si dice “un piatto di gnocchi” si intende direttamente “un piatto di gnocchi di patate conditi con il pesto”. Ciò che rende unico questo abbinamento è la perfetta fusione di consistenze e di sapore: il gusto vellutato degli gnocchi trova nella sapidità aromatica del pesto genovese il suo contrappunto ideale e allo stesso modo la cremosità naturale del pesto si sposa magnificamente con la morbidezza degli gnocchi. Gli gnocchi di patate dopo la cottura rendono meno di tutta l’altra pasta fresca, pertanto quando si fa la spesa si calcola almeno 250 grammi di gnocchi e 60 grammi di pesto per persona.
Le lasagne, sfoglie di pasta sottili dalla forma quadrata o rettangolare, possono essere fresche oppure secche. A Genova sono conosciute anche con il nome di “mandilli de sæa” (fazzoletti di seta) e si condiscono - oltre che con il pesto - con il sugo di carne tradizionale (tuccu) o con il sugo di funghi. Nell’Ottocento c’era l’abitudine di cuocere le lasagne nel brodo, da portare in tavola con una zuppiera e poi servite con salsiccia e tanto parmigiano grattugiato, come testimoniato nella cuciniera genovese di Emanuele Rossi del 1865. Anticamente, con il nome di “lasagne” probabilmente si indicava anche un altro tipo di pasta che somigliava a delle larghe tagliatelle.
I croxetti, o corzetti del Levante, si distinguono dai corzetti della Val Polcevera. I corzetti del Levante, tipici soprattutto della Val di Vara e la zona di Varese Ligure, hanno una forma di dischetti, tipo delle monete. I corzetti della Val Polcevera invece sono delle farfalline di pasta, che si condiscono principalmente con sughi rossi di pomodoro, con carne o funghi. I corzetti del Levante (o croxetti) si possono servire con il pesto genovese oppure con una salsa di pinoli e maggiorana. I croxetti sono "stampati" con dei disegni in rilievo, che anticamente raffiguravano gli stemmi e simboli delle varie famiglie locali.
Infine, i testaroli ci portano ai confini della Liguria, l’estremo levante conosciuto come Lunigiana, e anche ai confini tra pasta e pane. Il testarolo nasce da impasto cotto a legna dentro a un testo, ma finisce poi condito con il pesto dopo un velocissimo passaggio nell'acqua bollente (massimo un minuto). Le teglie sono di grandi dimensioni e di forma circolare, e per questo motivo il testarolo è porzionato a quadrotti prima della cottura in pentola. Il risultato nel piatto è unico, veramente qualcosa di diverso per sapore e consistenza.
Il pesto pronto è un alleato perfetto per chi vuole portare in tavola piatti ricchi di sapore anche quando ha poco tempo. Preparato con ingredienti freschi e profumati, conserva tutto l’aroma del basilico e la cremosità tipica della salsa genovese. Sapere come si cucina il pesto già pronto è importante per mantenerne intatta la qualità: non va mai cotto, ma solo ammorbidito con un po’ di acqua di cottura o di olio extravergine di oliva. Che si voglia capire come si fa la pasta con il pesto già pronto o trovare nuove idee per personalizzare i propri pesti pronti, bastano pochi accorgimenti per trasformare ogni piatto in un concentrato di sapore.
Quando si parla di cosa aggiungere al pesto pronto per renderlo ancora più gustoso, le possibilità sono praticamente infinite. Il basilico, ingrediente principale del pesto pronto, è un’erba aromatica che si può accostare a ogni alimento. Un primo suggerimento per usare il pesto pronto è personalizzarlo con l’aggiunta di formaggi morbidi come la ricotta o il mascarpone: regalano consistenza al pesto e ne esaltano il sapore senza sovrastarlo. Per chi ama i sapori più rustici, l’aggiunta di pomodorini freschi tagliati a dadini può rendere ancora più gustoso il pesto pronto alla genovese usato come condimento della pasta fredda, un piatto immancabile da servire in estate o da gustare sotto l’ombrellone.
Le spezie possono trasformare anche di molto il tradizionale sapore del pesto pronto, aggiungendo note calde, piccanti o aromatiche. Un classico abbinamento è quello con l’aglio, ingrediente già presente nella ricetta tradizionale del pesto genovese, ma che in base ai gusti può essere incrementato con un trito di aglio fresco o in polvere. Le erbe aromatiche come il timo, l’origano o lo stesso basilico fresco possono essere mescolate al pesto pronto per aggiungere profondità e varietà al suo sapore, creando un connubio aromatico molto invitante. Si può anche provare ad amalgamare il pesto genovese con la senape e si otterrà un dressing speziato speciale per condire l’insalata.
Preparare la pasta con il pesto già pronto è un gesto semplice ma che richiede qualche attenzione per ottenere un risultato cremoso e bilanciato. Dopo aver cotto la pasta in abbondante acqua salata, è sempre bene conservare un po’ di acqua di cottura: sarà la chiave per amalgamare al meglio il condimento. Si aggiunge la pasta appena scolata e si mescola energicamente, in modo che il condimento si leghi bene ai chicchi o alle superfici della pasta. Per dare un tocco in più, si può aggiungere un filo di olio extravergine di oliva, qualche fogliolina di basilico fresco o una spolverata di Parmigiano grattugiato. Con questa base si possono creare numerose varianti: dalla classica linguina al pesto fino alle trofie con patate e fagiolini, oppure versioni fredde per la stagione estiva.
Proprio come si fa con le foglie di basilico fresco per abbellire le ricette, si può provare a usare il pesto pronto come guarnizione per valorizzare estetica e sapore delle preparazioni. Si può usare il pesto pronto per guarnire un piatto di roast beef freddo e aggiungere una macchia di colore oltre che di sapore e profumo fresco. L’uso del pesto come guarnizione è particolarmente indicato per le insalate di pasta fredda, dove il suo sapore intenso si combina perfettamente con verdure fresche e formaggi morbidi. Si può provare ad aggiungere il pesto come guarnizione elegante di una caprese, renderà il piatto di pomodoro e mozzarella davvero completo, oppure si può aggiungerlo al condimento per il pinzimonio di verdure, un tocco di sapore in più per un antipasto sano e leggero. Pensate che, se vi piace avere le mani in pasta, potete anche usare il pesto per preparare una frolla salata aromatizzata al basilico.

"Cucinare" il Pesto? Un Falso Mito
In linea di massima, il pesto genovese non si “cucina”, dato che il termine “cucinare” presuppone la cottura e il pesto genovese è un condimento pronto che si utilizza a crudo. È abbastanza facile farlo in casa - non è obbligatorio avere il mortaio, va bene anche il frullatore - ma ciò che rende complicata la preparazione per chi abita fuori Genova è la reperibilità del basilico, che deve essere fresco e locale. Utilizzare un basilico non genovese può essere una soluzione di ripiego, se non si può fare altrimenti, però stravolge completamente il gusto, tanto che non avrebbe neanche più senso chiamarlo “pesto genovese”. Gli altri ingredienti base sono l’olio, l’aglio, il sale, i pinoli e il formaggio stagionato grattugiato.
Solitamente, con un mazzo di basilico si ottiene una quantità di salsa che equivale a una o due porzioni. Il bilanciamento tra i vari ingredienti della ricetta è talmente condizionato dal gusto personale con cui si è cresciuti in casa, che non si trova un genovese che concordi con l’altro sulle proporzioni (ad esempio quanto pecorino usare), e ognuno ha la propria ricetta preferita. Per la preparazione di questa ricetta è sicuramente consigliabile preferire un olio dal fruttato leggero o medio che saprà creare un delicato equilibrio con il basilico fresco. Se ne abbiamo preparato in abbondanza, la soluzione è il freezer. Basterà utilizzare barattoli adatti al congelatore o bicchieri di plastica da caffè o vaschette per cubetti di ghiaccio. Il pesto di basilico non va scaldato.
Il Pesto Nello Svezzamento: Nutrizione e Sicurezza per i Più Piccoli
La domanda su quando introdurre il pesto nella dieta dei bambini è fondamentale per molti genitori appassionati di cucina e enogastronomia. Il pesto, con il suo ricco contenuto di verdure, olio d’oliva e frutta secca, può sembrare un’aggiunta salutare al menu dei più piccoli. Tuttavia, è importante considerare alcuni aspetti nutrizionali e di sicurezza alimentare prima di introdurre questo condimento nelle loro diete.
Quando Introdurre il Pesto nella Dieta dei Bambini?
Quando si parla di introdurre il pesto nella dieta dei bambini, è importante considerare due fattori principali: l’età del bambino e gli ingredienti specifici del pesto. Generalmente, si consiglia di iniziare ad introdurre alimenti solidi diversi dal latte materno o dalle formule infantili intorno ai 6 mesi di età, sempre tenendo conto della prontezza individuale del bambino a ricevere nuovi alimenti.
Il pesto tradizionale è composto da basilico, aglio, pinoli, Parmigiano Reggiano o Pecorino, e olio d’oliva. L’aglio e i formaggi stagionati, in particolare, possono essere forti per il sistema digestivo di un bambino piccolo. Un’altra considerazione importante è la presenza di sale nel pesto. I bambini sotto l’anno di età dovrebbero avere un apporto molto limitato di sale, quindi è consigliabile preparare una versione di pesto senza sale aggiunto o con una quantità minima, appositamente per loro. In conclusione, il pesto può essere introdotto nella dieta dei bambini a partire dai 9-12 mesi, prestando attenzione agli ingredienti e alla loro tolleranza individuale. È essenziale preparare una versione del pesto adatta ai bambini, limitando il sale e introducendo il condimento gradualmente. Alcune esperienze di genitori indicano che già a 10 mesi il bambino ha gradito molto il pesto, magari senza aglio.

Il Pesto Fatto in Casa per i Bambini: Una Ricetta Adattata
Il pesto per bambini è una ricetta semplice, veloce e profumata, perfetta per quando si ha poco tempo ma si vuole offrire al proprio piccolo un pasto completo e saporito. Ma quando si può dare il pesto ai bambini? La risposta è: già dai sei mesi, se il bambino è pronto per iniziare lo svezzamento e il pediatra ha dato il via libera. Naturalmente, è importante prepararlo in una versione adatta a loro, priva di sale e con ingredienti scelti con cura. Vediamo insieme come realizzare un pesto baby sano e gustoso, ideale per condire pastina, riso, cereali o per arricchire le pappe.
Ricetta del pesto per bambini (1 dose):
Ingredienti:
- 4-5 foglie di basilico fresco (ben lavate)
- 1 cucchiaino di pinoli o mandorle pelate (facoltativi, se già introdotti)
- 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
- 1 cucchiaio di acqua oligominerale Fontenoce
- 1 cucchiaio raso di parmigiano stagionato 30 mesi (facoltativo, se già introdotto e ben tollerato)
Procedimento:
- Lavare con cura le foglie di basilico e asciugarle tamponandole delicatamente.
- Inserire tutti gli ingredienti in un frullatore o minipimer.
- Frullare a impulsi fino a ottenere una consistenza cremosa, aggiungendo un po’ d’acqua Fontenoce per regolare la densità.
- Usare il pesto subito oppure conservarlo in frigo per massimo 24 ore, ben coperto da un filo d’olio. In alternativa, si può congelarlo in piccoli cubetti per averlo sempre pronto.
Note importanti:
- Se si preferisce evitare frutta secca, si può ometterla completamente.
- L’olio extravergine d’oliva è una fonte importante di grassi buoni per il bambino.
- Il parmigiano stagionato 30 mesi è naturalmente privo di lattosio e ricco di calcio, ma va inserito solo se già testato.
- Il pesto è una preparazione che, se adattata, può offrire grassi buoni, vitamine e un tocco di sapore naturale alle pappe.
In sintesi, il pesto può essere dato ai bambini già dai sei mesi, nell’ambito di un’alimentazione varia e con il supporto del pediatra. È una piccola fonte di energia e nutrienti, utile soprattutto nei giorni in cui il bambino ha meno appetito. È sempre bene prediligere un pesto fatto in casa, senza sale e con ingredienti di qualità, e prepararne in quantità abbondante per conservarlo in freezer, porzionato in mini cubetti, per averlo sempre pronto all’occorrenza.
Alternative al Basilico: Pesti di Verdure per Variare i Sapori
Durante lo svezzamento, si possono proporre anche varianti del pesto senza basilico, usando verdure dolci e di stagione per creare sapori nuovi e sempre graditi. Ecco alcune idee perfette per i più piccoli:
Pesto di zucchine: Delicato, idratante e leggero, è perfetto per i primi assaggi. Basta cuocere una piccola zucchina a vapore, frullarla con un cucchiaio di olio extravergine d’oliva e un cucchiaio d’acqua oligominerale Fontenoce, fino a ottenere una consistenza cremosa. Può essere arricchito con un pizzico di formaggio grattugiato, se già introdotto nella dieta.
Pesto di carote: Colorato e naturalmente dolce, si prepara frullando carote cotte a vapore con olio e poca acqua. Può essere un’ottima soluzione per rendere più appetibili pastina, riso o cereali.
Queste alternative sono perfette anche per i bambini più selettivi con il cibo, perché stimolano il gusto senza sapori troppo forti. Si possono proporre a rotazione per aiutare il piccolo a scoprire il piacere della varietà, in modo naturale e rassicurante.
I Vantaggi del Pesto per l'Alimentazione Infantile
Il pesto per bambini, se preparato con ingredienti semplici e naturali, è molto più di un condimento: è una fonte preziosa di grassi insaturi, vitamina E, antiossidanti e aromi delicati che stimolano il gusto e l’olfatto nei primi mesi dello svezzamento. Grazie alla presenza dell’olio extravergine d’oliva e, se utilizzato, del basilico fresco, questa ricetta contribuisce allo sviluppo del sistema nervoso e all’introduzione graduale dei sapori tipici della dieta mediterranea.
Anche l’acqua che si utilizza fa la differenza. Per frullare gli ingredienti o rendere il pesto più cremoso, è consigliabile scegliere un’acqua oligominerale leggera e povera di sodio come Fontenoce, ideale per i reni ancora immaturi dei neonati e approvata dal Ministero della Salute per la prima infanzia (DMS 4123 - 16/12/2013). Grazie al suo basso residuo fisso e all’origine incontaminata dalla Sila calabrese, Fontenoce è la scelta perfetta non solo da bere, ma anche per preparare in sicurezza pappe, brodi e condimenti, come il pesto baby. La ricerca scientifica condotta su neonati a termine e pretermine presso il Policlinico di Messina testimonia che acqua Fontenoce è indicata per la preparazione degli alimenti dei lattanti e dei bambini, con l’approvazione del Ministero della Salute.
Svezzamento Moderno: Condivisione dei Pasti e Consigli Pratici per i Genitori
La preparazione delle prime pappe, con brodino di verdura, semolino e un cucchiaio di olio, rappresenta per i genitori una sorta di piccolo rituale semi-sacro da rispettare scrupolosamente in base alle indicazioni del pediatra e spesso condito con mille dubbi e domande. Ma se invece mamma e papà pensassero prima a cosa devono mangiare loro e poi adattassero quel piatto alle esigenze del piccolo?
Verdiana Ramina, dietista tra le più apprezzate in Italia e conosciute sul tema dell’alimentazione infantile, ha studiato un nuovo approccio all'alimentazione complementare dei bambini. L'idea di studiare un menu per lo svezzamento che fosse pensato per i genitori e poi adattato alle esigenze dei piccoli è nata osservando che le mamme, nella fase dello svezzamento, tendevano spesso a trascurare loro stesse e la loro alimentazione. Ha così compreso che, per il benessere di tutta la famiglia, lo svezzamento doveva essere basato sulla condivisione dei pasti. Non si deve pensare che nel momento in cui un bambino comincia a mangiare bisogna creargli un mondo a parte, fatto di alimenti specifici che noi non ci sogneremmo mai di mangiare. Il suo approccio vuole far capire ai genitori di oggi che è possibile iniziare uno svezzamento tutti insieme seguendo delle piccole regole.
Adottare questo approccio basato sulla condivisione dei pasti può essere utile anche per evitare che i bambini diventino eccessivamente selettivi con i cibi. Il problema della selettività è oggi molto ricorrente e, in parte, può avere origine dallo svezzamento. Il classico schema di inserimento dei nuovi cibi con una calendarizzazione molto rigida limita infatti la possibilità dei bambini di sperimentare gusti nuovi. Si consiglia uno svezzamento non basato sugli schemi di inserimento di una volta, che non hanno nessuna base scientifica, ma volto a garantire il più possibile la varietà in base alla stagione.
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Quando è il momento giusto per iniziare l’alimentazione complementare? Ci sono dei parametri per capire se il bambino è pronto. I parametri classici sono ormai largamente conosciuti: il bambino ha raggiunto più o meno i 6 mesi ed è in grado di stare seduto. È importante però tenere conto anche del cosiddetto riflesso di estrusione, attraverso il quale il piccolo spinge fuori con la lingua il cibo o il cucchiaino. Se questo riflesso è presente, il bambino non è ancora pronto. Un altro parametro importante, a cui invece si tende a dare poca importanza, riguarda l’interesse che il bambino dimostra per il cibo. Se il piccolo non ha mai visto i genitori a tavola non può aver manifestato nessun interesse, per questo si consiglia sempre di far assistere i piccoli al momento del pasto.
Molti genitori ancora si chiedono se sia meglio lo svezzamento tradizionale o l’autosvezzamento. In realtà, sono tutti validi, solo non bisogna sceglierne uno a favore di un altro. Lo svezzamento tradizionale è necessario nella prima fase: si inizia sempre dalla pappa con una consistenza omogenea, poi gradualmente si passa a un concetto di autosvezzamento. Il bambino, cioè, è portato a scoprire il cibo con le mani e in questo momento il genitore non deve avere paura che si sporchi eccessivamente e non deve intervenire troppo. Si parla infatti anche di svezzamento guidato: il genitore deve essere un tramite, proponendo il cibo con un taglio e una cottura corretti ma senza sostituirsi alla volontà del bambino. Fare l’aeroplano con il cucchiaino per fargli mangiare l’ultimo boccone, per esempio, non ha senso perché quel cucchiaino non farà mai la differenza. Bisogna fidarsi della capacità di autoregolazione che nei bambini fino ai 2 o 3 anni è molto forte.
Le maggiori preoccupazioni dei genitori in tema di svezzamento sono principalmente due. La prima è che il bambino non mangi abbastanza, un retaggio durissimo a morire. Bisogna rassicurare i genitori che, se anche il bambino dovesse saltare un pasto, non è un problema, perché c’è il latte materno o artificiale che integra dal punto di vista calorico. L’altra paura è invece quella del soffocamento: un timore che si può gestire distinguendo, per esempio, il piccolo conato che può manifestare il bambino andando incontro a consistenze maggiori - che è assolutamente normale - dal soffocamento vero e proprio, che è quello silenzioso, in cui il bambino non emette suoni. È importante che la paura del soffocamento non ostacoli la possibilità del bambino di progredire nell’alimentazione, andando incontro a consistenze diverse.
Molti genitori, per mancanza di tempo, si ritrovano spesso a ricorrere ad alimenti già pronti nella fase dello svezzamento, come omogeneizzati o passati di verdure che risultano più pratici. Il segreto per conciliare alimentazione sana e vita frenetica è proprio quello di pensare prima a quello che si deve portare in tavola per gli adulti. Una volta pensato a quello che si vuole mangiare, si può cercare la piccola variazione per il bambino. I primi tempi magari si può scegliere una verdura che, una volta schiacciata, possa andare bene anche per il bambino. Oppure si può puntare su un cuscus da mangiare asciutto e da preparare invece con un po’ di brodo, così da renderlo più cremoso, per il piccolo. La pianificazione del menu ha proprio questo scopo: per i genitori che vanno a lavorare la mattina e tornano alla sera, il pensiero di cosa mettere in tavola può diventare un problema se affrontato all’ultimo minuto. All’inizio può risultare difficile pianificare un menu settimanale ma, una volta preso il giro, se ne traggono solo vantaggi, perché per tutta la settimana si è risolto il problema di cosa preparare.

La Scelta della Pasta e la Consistenza Ideale per i Bambini
Per quanto riguarda la consistenza, prima di offrire il boccone sicuro al bambino, si può fare la prova lingua-palato: se si riesce a schiacciare il boccone con la lingua sul palato significa che anche il bambino sarà in grado di gestire il boccone con le gengive. Per quanto riguarda i set per la pappa, all'inizio è meglio evitare piattini con personaggi disegnati o troppo colorati: il bambino deve avere ben chiara la visione di quello che ha nel piatto. Un suggerimento utile è puntare sui piatti piani con la ventosa alla base, che si può attaccare al vassoio o al tavolo da cucina per evitare che finisca per terra.
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