Introduzione: Una Minaccia Silenziosa per i Più Piccoli
La pertosse, una malattia che, al contrario di quello che in molti pensano, può essere molto grave, rappresenta una particolare minaccia per i neonati e i lattanti, specialmente per un neonato di 5 mesi, un'età in cui la vulnerabilità è massima e le difese immunitarie non sono ancora pienamente sviluppate. È tra le infezioni più contagiose che esistono e può avere conseguenze devastanti nei bambini più piccoli. Questa malattia acuta altamente contagiosa del tratto respiratorio superiore è causata da un batterio chiamato Bordetella pertussis, che si trasmette con estrema facilità da persona a persona. Comprendere i sintomi specifici, le potenziali complicanze e le strategie di intervento è fondamentale per proteggere i più indifesi di fronte a questa infezione insidiosa. La gravità dei sintomi è inversamente proporzionale all’età, cioè più il bambino è piccolo e peggiori possono essere le complicanze e le conseguenze. Per i neonati e i lattanti nei primissimi mesi di vita, i pericoli sono grandi, proprio perché non hanno ancora iniziato il loro percorso vaccinale, rendendoli estremamente suscettibili e a rischio elevato di complicanze gravi.
Cos'è la Pertosse e Come si Diffonde: Il Contagio
La pertosse è una malattia molto contagiosa del tratto respiratorio superiore, soggetta a obbligo di segnalazione. La PERTOSSE è causata da un batterio chiamato Bordetella pertussis che viene trasmesso da un uomo a uomo con le goccioline di saliva. Questo batterio causa infezioni delle vie respiratorie che possono essere poco riconoscibili, ma anche estremamente gravi, specie se colpiscono un neonato. Viene trasmessa da persona a persona attraverso la diffusione di goccioline infette trasportate dall'aria. I batteri espulsi dallo spazio nasofaringeo parlando, starnutendo o tossendo (Bordetella pertussis) si diffondono nello spazio fino a un metro di distanza e possono quindi infettare altre persone vicine, se vengono inalati.
La pertosse è una delle malattie infettive respiratorie più comuni in tutto il mondo. Il batterio Bordetella pertussis, che provoca la pertosse, produce una tossina che danneggia le mucose delle vie respiratorie. Questa tossina è la principale responsabile della sintomatologia grave che caratterizza la malattia, soprattutto nelle sue fasi più avanzate. La facilità di trasmissione rende la pertosse una sfida significativa per la salute pubblica, sottolineando l'importanza di misure preventive e di una diagnosi tempestiva per contenere la sua diffusione. Le persone infette sono contagiose anche prima dell'inizio dei disturbi, rendendo il controllo della malattia particolarmente complesso.

Il Decorso della Malattia: Fasi e Manifestazioni
La pertosse passa attraverso diverse fasi, che ne delineano il decorso clinico e variano in gravità e sintomatologia. Comprendere queste fasi è cruciale per riconoscere la malattia e intervenire in modo appropriato. Il decorso della pertosse può durare da diverse settimane a mesi ed è spesso erroneamente scambiato per un raffreddore, soprattutto negli adulti, rendendo la diagnosi iniziale complicata e ritardando l'intervento.
Periodo di Incubazione
Il periodo di incubazione della pertosse, ovvero il tempo che intercorre tra l'esposizione al batterio e la comparsa dei primi sintomi, è generalmente di 7-10 giorni. Tuttavia, questo periodo può estendersi fino a tre settimane. Se una persona è stata infettata dal patogeno della pertosse, possono passare fino a tre settimane prima che compaiano i primi sintomi. Durante questo lasso di tempo, il soggetto, pur non manifestando ancora disturbi evidenti, può iniziare a essere contagioso, contribuendo così alla diffusione silenziosa della malattia.
Fase Catarrale (Fase 1)
Nella fase 1, la malattia assomiglia a un banale raffreddore. I sintomi della pertosse nelle fasi iniziali della malattia sono infatti aspecifici: starnuti, naso chiuso, che cola, e gli altri sintomi del raffreddore, talvolta accompagnati anche da una leggera tosse. Tali disturbi (sintomi) durano da 1 a 2 settimane. In questa fase, possono comparire anche occhi rossi e lacrimosi, mal di gola e qualche linea di febbre. Questa fase, sebbene i sintomi siano lievi e facilmente confusi con altre infezioni respiratorie comuni, è il periodo maggiormente contagioso. La pertosse spesso è una malattia lunga, e questa fase iniziale, ingannevole, è cruciale per la diffusione perché senza una diagnosi specifica, le persone infette continuano a interagire con gli altri.
Fase Parossistica (Fase 2)
Dopo 1-2 settimane, i sintomi del raffreddore migliorano, ma la tosse peggiora e si manifesta in “attacchi” (in media 15 al giorno). La tosse diventa intensa e incontrollabile (parossistica). In questa fase 2 (che dura fino a 6 settimane), si manifestano le caratteristiche classiche, come la tosse, così spasmodica da portare alla sensazione di mancanza di respiro. Gli attacchi di tosse si verificano principalmente di notte e spesso durano minuti; possono accadere fino a 50 volte al giorno.
Durante questi attacchi, i bambini possono vomitare, soffocare, avere difficoltà a respirare. Molte persone emettono un suono caratteristico quando inspirano dopo uno di questi attacchi di tosse, il cosiddetto urlo inspiratorio, ma non tutti con la pertosse emettono questo caratteristico rumore, specialmente i neonati con meno di 6 mesi, che manifestano la tosse parossistica senza l’urlo inspiratorio.
L'attacco di tosse può far diventare il viso molto rosso e potrebbe causare un leggero sanguinamento sotto la pelle o negli occhi. In seguito agli attacchi di tosse si possono verificare anche assenza di respirazione e colorito blu (cianosi), soprattutto nei bambini piccoli, se hanno difficoltà a respirare. I bambini piccoli, se hanno difficoltà a respirare, possono diventare di colorito blu (cianosi) per un breve periodo. In questa fase della malattia, gli attacchi parossistici di tosse si concludono con l'espulsione di catarro molto denso e vischioso, spesso seguiti da conati di vomito. I frequenti attacchi (parossismi) di tosse interferiscono con la vita quotidiana. In questa fase, i pazienti di solito non hanno appetito e riescono a dormire poco o per niente. La febbre si manifesta raramente. Senza la terapia antibiotica, il bambino è contagioso durante gran parte della malattia. La tosse è molto fastidiosa, soprattutto di notte, ed è associata a difficoltà respiratorie, vomito e cianosi. In assenza di cure, questa fase dura, in genere, 1-6 settimane ma può permanere per oltre 2 mesi.
Gestire la tosse di un bambino in attesa della visita pediatrica
Fase Convalescente (Fase 3)
La fase 3 è una fase di recupero e dura fino a 10 settimane. Dopo 2-6 settimane, la tosse inizia a migliorare, ma nella storia naturale della malattia possono anche volerci molti mesi prima che la tosse sparisca completamente. La fase convalescente, che dura 2-3 settimane, è caratterizzata da una riduzione progressiva della tosse e un miglioramento delle condizioni generali. Anche se la gravità diminuisce, la tosse residua può persistere a lungo, a volte per mesi, prima di risolversi del tutto.
La Pertosse nel Neonato di 5 Mesi: Sintomi e Segnali d'Allarme Specifici
I neonati e i lattanti, in particolare un bambino di 5 mesi, sono la fascia d'età più a rischio di complicanze gravi e potenzialmente fatali a causa della pertosse. La gravità dei sintomi è inversamente proporzionale all’età: più il bambino è piccolo, peggiori possono essere le complicanze e le conseguenze.
Nei bambini molto piccoli, neonati e lattanti, la pertosse può manifestarsi unicamente con episodi ingravescenti di apnea. Questi episodi, caratterizzati da interruzioni della respirazione, sono particolarmente preoccupanti nei bambini di età inferiore ai sei mesi, in quanto possono portare a una carenza di ossigeno al cervello. Questo significa che, a differenza dei bambini più grandi o degli adulti, i neonati di 5 mesi potrebbero non presentare la classica tosse parossistica con l'urlo inspiratorio. Al contrario, il sintomo dominante e più pericoloso è l'apnea, con o senza tosse. I neonati con meno di 6 mesi manifestano la tosse parossistica senza l’urlo inspiratorio. I bambini tanto sono più piccoli tanto più possono sviluppare complicanze gravi.
Le complicanze della pertosse nei bambini piccoli sono molteplici e includono:
- Complicazioni Polmonari: Queste sono tra le più comuni e gravi, con polmoniti e bronchiti che possono ulteriormente compromettere la funzione respiratoria già debilitata.
- Complicazioni Neurologiche: Tra le più temibili, come le encefalopatie da pertosse e le crisi convulsive, che possono portare a danni cerebrali permanenti. La carenza di ossigeno durante le apnee è un fattore di rischio significativo.
- Emorragie: I colpi di tosse estremamente violenti possono provocare emorragie sottocongiuntivali (negli occhi) e nel naso, otiti ed ematomi a causa della pressione esercitata. L'attacco di tosse può far diventare il viso molto rosso e potrebbe causare un leggero sanguinamento sotto la pelle o negli occhi.
- Problemi Nutrizionali: I continui attacchi di tosse, spesso seguiti da vomito, impediscono al bambino di bere ed alimentarsi correttamente, provocando disidratazione e perdita di peso. Molte persone perdono parecchio peso a causa di questi attacchi, compromettendo ulteriormente la loro già fragile salute. Questi problemi nutrizionali sono dovuti ai continui colpi di tosse che perseguitano il paziente.
- Insufficienza Respiratoria: La difficoltà a respirare può evolvere in insufficienza respiratoria, richiedendo un supporto medico intensivo.
- Morte: Nei casi più gravi, soprattutto nei neonati non vaccinati, la pertosse può essere mortale.
I bambini piccoli, se hanno difficoltà a respirare, possono diventare di colorito blu (cianosi) per un breve periodo, un segno allarmante di carenza di ossigeno. La tosse diventa intensa e incontrollabile (parossistica) e si associa a difficoltà a respirare. In assenza di cure, questa fase dura, in genere, 1-6 settimane ma può permanere per oltre 2 mesi. In seguito agli attacchi di tosse si possono verificare anche assenza di respirazione, colorito blu e vomito.
Diagnosi della Pertosse nel Contesto Pediatrico
La diagnosi precoce della pertosse è fondamentale, soprattutto nei neonati, ma può essere complessa a causa della natura evolutiva e spesso aspecifica dei sintomi iniziali.
La pertosse è difficile da diagnosticare solo nelle fasi iniziali. Questo perché i sintomi inizialmente sono aspecifici e possono essere scambiati con quelli di una bronchite o etichettati semplicemente come “tosse”. Se i sintomi del raffreddore persistono per un tempo insolitamente lungo o se la tosse irritante non si attenua, è consigliabile una visita allo studio medico di famiglia, soprattutto perché la pertosse negli adolescenti e negli adulti si verifica spesso anche senza i sintomi classici, fungendo da serbatoio per l'infezione.
Nella seconda fase della malattia, quando i sintomi diventano caratteristici, la diagnosi è solitamente clinica. Il pediatra, raccogliendo una dettagliata anamnesi che comprenda anche la situazione vaccinale, visitando il paziente e ascoltando la tosse, può formulare correttamente la diagnosi. Il colloquio dettagliato sui disturbi e su eventuali condizioni preesistenti è un passo cruciale per orientare la diagnosi.
Nei casi dubbi, come per esempio nei lattanti in cui non tutti i sintomi sono presenti o si manifestano in modo atipico (ad esempio, solo apnee senza la tipica tosse), si può effettuare un test diagnostico. Questo test non invasivo si esegue su un campione di muco aspirato dalla rinofaringe per la ricerca diretta della Bordetella pertussis. Tuttavia, una diagnosi sicura di pertosse può essere fatta solo con un esame di laboratorio. Questo va eseguito nelle prime 2-3 settimane dopo l'inizio della tosse; a tal fine si possono utilizzare diversi metodi di analisi.
Il risultato più accurato è dato dalla PCR (dall'inglese: Polymerase-Chain-Reaction, reazione a catena della polimerasi). Mediante questo metodo di rilevamento sensibile, la piccola quantità di materiale genetico patogeno proveniente da un tampone orale faringeo può essere moltiplicata e quindi rilevata entro poche ore. Ciò è attuabile anche prima che il sistema immunitario reagisca formando degli anticorpi all'agente patogeno penetrato, consentendo una diagnosi precoce che è vitale per i neonati.

Il Trattamento della Pertosse: Dalla Terapia Antibiotica al Supporto Ospedaliero
Il trattamento della pertosse si concentra sulla somministrazione di antibiotici e sul supporto delle funzioni vitali, specialmente nei pazienti più piccoli e vulnerabili come i neonati di 5 mesi.
Terapia Antibiotica
La pertosse si cura somministrando antibiotici. Un antibiotico è il farmaco di scelta per trattare efficacemente la pertosse. Dovrebbe essere prescritto e assunto precocemente, cioè entro le prime due settimane dall'inizio della tosse, per influenzare positivamente la durata e la gravità della pertosse. Trattando l’infezione il più precocemente possibile con macrolidi è possibile ridurre la durata della sintomatologia della malattia. Un ulteriore vantaggio del trattamento antibiotico è che le persone malate non infettano più gli altri, bloccando così la catena di infezioni con l'eliminazione dei batteri. Anche le persone che sono a stretto contatto con i malati di pertosse debbono ricevere un trattamento antibiotico per profilassi, ovvero per evitare che si ammalino a loro volta se sono suscettibili all’infezione. Questo perché sia la malattia che la vaccinazione per la pertosse non forniscono una immunità permanente, ovvero che dura per tutta la vita, ed è per questo che è fondamentale effettuare periodici richiami vaccinali. Quando i tipici accessi violenti di tosse sono cominciati, la terapia può comunque servire a ridurre o eliminare la contagiosità, ma non a modificare l’andamento della malattia.
Gestione a Domicilio e Supporto
I bambini di solito possono essere curati a casa, ma i neonati dovrebbero essere seguiti in ospedale, perché non sono ancora in grado di espettorare il muco e questo deve essere aspirato. In generale, il riposo a letto rigoroso non si applica ai bambini malati: è sufficiente che non si affatichino fisicamente, giochino moderatamente all'aria aperta e stiano in un ambiente senza eccessivi stimoli.
Se tu o un tuo familiare siete malati, è importante seguire i consigli del medico e assumere l'antibiotico e gli eventuali altri farmaci prescritti correttamente. Una volta diagnosticata la pertosse, tu o il familiare malato non potete frequentare o lavorare in strutture comunitarie, come una scuola, ai sensi della legge sulla protezione delle infezioni. Inoltre, le istituzioni sanitarie devono venire informate della malattia, perché le persone infette sono contagiose anche prima dell'inizio dei disturbi.
I continui attacchi di tosse, che possono anche essere associati al vomito, indeboliscono l'intero corpo. Molte persone perdono parecchio peso. Pertanto, assicurati di mantenere un'adeguata idratazione, che può aiutare ad alleviare lo stimolo a tossire. Per cercare di evitare la disidratazione che può essere favorita dal vomito che segue spesso gli accessi di tosse, può essere opportuno attaccare i piccoli al seno spesso ma per pochi minuti o proporre poppate al biberon piccole e frequenti se assumono latti in formula. Per mantenere le forze nonostante i frequenti attacchi di tosse consecutivi, può essere più piacevole mangiare diversi piccoli pasti durante il giorno, invece di tre grandi. Durante un attacco di tosse, i bambini dovrebbero essere calmati in modo che respirino più facilmente. Inoltre, i più grandicelli possono inalare acqua salata, una pratica che può alleviare l'irritazione delle vie respiratorie.
Ricovero Ospedaliero: Una Necessità Spesso Ineludibile per i Neonati
La maggior parte dei lattanti di età inferiore ai 4 mesi deve essere trattata in ospedale, perché l’infezione della pertosse può essere molto grave e può essere mortale nei bambini molto piccoli. Infatti, il 63% dei casi di pertosse provoca il ricovero in ospedale dei bambini con meno di 1 anno. La maggioranza di questi ricoveri riguarda neonati con meno di 3 mesi di vita.
È necessario pensare all’ospedalizzazione in neonati e bambini piccoli nel caso in cui presentino:
- Disturbi respiratori importanti: Ciò include tachipnea (respiro molto veloce), gemito espiratorio e uso di muscoli accessori con rientramenti intercostali o al giugulo, segni di grave sforzo respiratorio.
- Cianosi o apnea: La colorazione bluastra della pelle e delle mucose, segno di disturbi circolatori o respiratori, o l'assenza di respirazione, con o senza tosse, sono indicazioni critiche per il ricovero.
- Impossibilità ad alimentarsi: Se il vomito conseguente alla tosse impedisce al bambino di bere ed alimentarsi correttamente, è essenziale l'intervento ospedaliero.
- Comparsa di segni di disidratazione: Pannolino asciutto, occhi alonati, assenza di lacrime sono indicatori che richiedono un'immediata reidratazione.
- Convulsioni: Un segnale di complicanze neurologiche gravi che necessita di gestione medica urgente.
In ospedale è possibile monitorizzare l’attività cardiorespiratoria e somministrare ossigeno, liquidi per infusione endovenosa e nutrizione, se necessario. Ai neonati ricoverati vengono somministrati liquidi per via endovenosa così da evitare il rischio di disidratazione. Viene effettuato un attento monitoraggio della funzione respiratoria e si fanno assumere antibiotici. Questo ambiente controllato consente una gestione tempestiva di eventuali peggioramenti e la prevenzione di complicanze ancora più gravi.

La Prevenzione: L'Arma Più Efficace Contro la Pertosse
La prevenzione è l’arma migliore contro la pertosse. Molto sicura ed efficace per ridurre la diffusione della malattia è l’adesione al programma vaccinale, sia nei bambini che negli adulti.
Efficacia e Sicurezza del Vaccino
Il metodo migliore per combattere la pertosse è proprio il vaccino, che è sicuro ed efficace, ed è contenuto nel vaccino esavalente. Alcuni falsi miti sugli effetti collaterali dei vaccini, che provocherebbero ogni sorta di danno nei bambini, ha portato all’attuale calo delle percentuali dei vaccinati per la pertosse e contestualmente ha provocato un aumento dei casi di malattia nella popolazione. Queste leggende, oltre a non trovare riscontri nel mondo scientifico, mettono in pericolo la vita dei più piccoli, evidenziando l'importanza di una corretta informazione e di una copertura vaccinale elevata per la protezione della comunità.
Calendario Vaccinale
Per la prevenzione della pertosse è molto importante che venga rispettato il calendario vaccinale per i più piccoli, che il ciclo vaccinale venga iniziato senza ritardi. La vaccinazione primaria a partire dai 2 mesi di età è cruciale. La protezione vaccinale diminuisce nel corso della vita, indipendentemente dal fatto che si sia stati vaccinati contro la pertosse o si abbia subito la malattia. Per questo motivo, sono necessarie altre vaccinazioni di richiamo nell'adolescenza e nell'età adulta (da 10 a 20 anni al più tardi). Se non si effettuano richiami del vaccino nell'adolescenza e nell'età adulta, questo gruppo di persone rappresenta un potenziale pericolo per i bambini non vaccinati, gli anziani e persone con malattie. Inoltre, una persona vaccinata può comunque essere portatrice della malattia. A causa della mancanza di protezione, è possibile contrarre più volte i batteri della pertosse e ammalarsi di nuovo di pertosse. Questo sottolinea l'importanza non solo della vaccinazione dei bambini ma anche dei richiami per gli adulti per creare una "immunità di gregge" che protegga indirettamente i neonati troppo piccoli per essere vaccinati.
Vaccinazione in Gravidanza
In particolare, per le donne in gravidanza è fortemente consigliata la vaccinazione anti-pertosse durante il terzo trimestre, idealmente dalla 27° alla 36° settimana e ad ogni gravidanza. Questo è un metodo estremamente efficace per proteggere i futuri neonati, i quali risultano particolarmente a rischio di complicanze nelle prime settimane di vita, quando sono troppo piccoli per iniziare il ciclo vaccinale. In questo modo si trasmettono gli anticorpi contro la pertosse al neonato, fornendo una protezione passiva temporanea ma vitale fino a quando il bambino non potrà ricevere le proprie vaccinazioni.
