La Pertosse nel Bambino: Comprendere i Rischi, le Complicazioni e l'Importanza Cruciale della Prevenzione

La pertosse, una malattia infettiva ancora oggi diffusa in tutto il mondo, rappresenta un rischio significativo per la salute pubblica, in particolare per i neonati e i lattanti. Conosciuta anche come “tosse convulsa”, “tosse asinina/canina” o “tosse dei cento giorni”, questa patologia, causata dal batterio Bordetella pertussis, è estremamente contagiosa e può avere esiti devastanti se non riconosciuta e gestita tempestivamente. Nonostante i progressi medici e le campagne di vaccinazione, la pertosse continua a rappresentare una minaccia, soprattutto per i più piccoli che non hanno ancora sviluppato una protezione immunitaria completa.

La Pertosse nei Neonati e Lattanti: I Rischi Maggiori e la Mortalità

La pertosse è una malattia molto pericolosa nei bambini con meno di un anno e ancor di più in quelli con meno di 6 mesi di vita. Questa fascia d'età è la più vulnerabile, in quanto i neonati e i lattanti sono privi di protezione contro la pertosse, non avendo ancora incominciato o completato il ciclo di vaccinazioni primarie. Questo purtroppo comporta un incremento della mortalità in neonati e lattanti, con l'80% delle morti negli ultimi 10 anni che ha riguardato lattanti sotto i 6 mesi di vita. La percentuale di mortalità aumenta ulteriormente se la malattia è contratta nel primo mese di vita.

Nei neonati con meno di 6 mesi, la tosse non è accompagnata dal classico urlo inspiratorio che caratterizza la malattia nei bambini più grandi o negli adulti. In questi soggetti molto piccoli, può mancare il tipico “urlo inspiratorio”, al posto del quale possono manifestarsi apnea (assenza di respirazione), cianosi (colorazione bluastra di cute e mucose) e soffocamento. La pericolosità della malattia nel bambino piccolo è legata anche al fatto che è difficile prevenire o comunque tempestivamente capire se il bambino è stato a contatto con una persona che ha la pertosse. Infatti, un soggetto che ha la malattia è contagioso soprattutto nelle prime due settimane, periodo in cui la pertosse è difficile da diagnosticare perché i sintomi non si differenziano granché da altre comuni infezioni respiratorie. Nei lattanti non vaccinati, la pertosse è particolarmente insidiosa e difficile da diagnosticare, perché non si manifesta col classico decorso del bambino più grande o dell’adulto, ma spesso direttamente con l’arresto respiratorio (apnea).

Senza le vaccinazioni, diverse decine di bambini morirebbero di pertosse ogni anno. Gli esiti mortali della pertosse riguardano soprattutto i lattanti, stimati in circa 1 caso su 100-200. I bambini, quanto più piccoli sono, tanto più possono sviluppare complicanze gravi quali perdita di peso, apnee, polmonite, insufficienza respiratoria, convulsioni e morte. Nel lattante, questa malattia può provocare delle pause respiratorie o addirittura un arresto della respirazione. Quasi tutte le morti si verificano in quelli di età inferiore a 1 anno, con la maggior parte dei decessi dovuti a polmonite e a complicanze che interessano il cervello. I lattanti sotto i 12 mesi, specialmente quelli di età inferiore a 4 mesi, sono più a rischio di forme gravi e di complicanze quali apnee, polmoniti, insufficienza respiratoria, convulsioni e gravi quadri di iperleucocitosi con conseguente rischio di ipertensione polmonare, con una non trascurabile letalità, soprattutto nei neonati. Nei lattanti, gli attacchi di tosse e le pause nel respiro (apnee), che possono causare un colorito bluastro della pelle, sono più frequenti della tosse a urlo. I bambini sotto l’anno di età, che non hanno completato le dosi della vaccinazione e che quindi non hanno ancora gli anticorpi per la pertosse, sono i più a rischio di complicazioni gravi e vengono spesso ricoverati indipendentemente dalla gravità dei sintomi.

Lattante con difficoltà respiratorie

Complicazioni Gravi della Pertosse: Oltre la Semplice Tosse

La pertosse, oltre che disturbare molto il paziente con la sua tosse incessante, non è affatto innocua. Le complicanze sono particolarmente frequenti e gravi, soprattutto nei primi mesi di vita, e possono portare a danni invalidanti e permanenti. Tra le più comuni e pericolose troviamo le polmoniti e le broncopolmoniti, spesso dovute alla sovrapposizione di un’infezione batterica secondaria.

Un altro insieme di complicanze estremamente preoccupanti sono quelle neurologiche. Convulsioni ed encefalopatia, ovvero un danno cerebrale, possono verificarsi a causa della riduzione dell’apporto di ossigeno al cervello durante gli intensi accessi di tosse e per l’azione diretta della tossina della pertosse. Raramente, la pertosse causa disturbi neurologici in età pediatrica, ma quando accade, l’emorragia, l’edema (gonfiore) e/o l’infiammazione cerebrale possono generare crisi convulsive, stato confusionale, danno cerebrale permanente e disabilità intellettiva. Le crisi convulsive sono comuni nei lattanti, ma sono molto più rare nei bambini più grandi e negli adulti.

Altre complicazioni significative includono l'otite media, emorragie (come quelle sottocongiuntivali o le ecchimosi al volto, causate dalla violenza degli attacchi di tosse), e problemi nutrizionali dovuti al vomito frequente e alla difficoltà di alimentarsi durante e dopo gli attacchi. L’iperleucocitosi grave, con un elevato numero di globuli bianchi, può portare a ipertensione polmonare, specialmente nei neonati, con un rischio aumentato di letalità.

Nei bambini più grandi e negli adulti, le complicanze che possono insorgere sono solitamente meno gravi rispetto a quelle osservate nei lattanti. In questi gruppi di età, il ricovero ospedaliero è richiesto solo in circa il 5% dei casi. Tuttavia, la pertosse può essere grave anche nelle persone anziane o in individui con un sistema immunitario indebolito, per i quali le complicanze possono essere più severe rispetto agli adulti sani.

Conseguenze neurologiche della pertosse

Comprendere la Pertosse: Agente Eziologico, Contagiosità e Periodo di Incubazione

La PERTOSSE è una malattia infettiva altamente contagiosa causata dal batterio Gram-negativo Bordetella pertussis, che colpisce principalmente le vie respiratorie. Esistono anche specie simili come la B. parapertussis e la B. holmesii, che possono causare quadri clinici analoghi ma generalmente di entità più lieve. La malattia si manifesta con accessi di tosse che in genere terminano con una prolungata inspirazione profonda dal suono acuto.

L'infezione si trasmette per contatto stretto attraverso le goccioline di saliva e muco emesse quando una persona infetta parla, starnutisce o tossisce. La pertosse è estremamente contagiosa e si trasmette facilmente per via inalatoria al contatto con le goccioline respiratorie generate tramite tosse o starnuti. La pertosse è una malattia molto contagiosa: un malato può contagiare fino al 90% delle persone suscettibili all’infezione con cui viene a contatto, con un potenziale di trasmissibilità (R0) tra 12-17. La diffusione della pertosse avviene esclusivamente fra esseri umani, e non esistono portatori sani che non siano malati ma che ospitino e diffondano il batterio in forma asintomatica o atipica.

Il periodo di incubazione della pertosse, ovvero il tempo che intercorre tra l'esposizione al batterio e l'insorgenza dei primi sintomi, è in media di 7-10 giorni, sebbene possa variare da 4 a 21 giorni. Durante questo lasso di tempo, la persona infetta non presenta ancora sintomi evidenti, ma il batterio inizia a moltiplicarsi nel tratto respiratorio. La malattia inizia circa 7-10 giorni dopo l’esposizione.

La pertosse di solito non è contagiosa trascorse tre settimane dall’inizio dell’infezione, o dopo circa 5 giorni dall'inizio di una terapia antibiotica efficace, sebbene nei pazienti non trattati il contagio si consideri trascurabile dopo 21 giorni dalla fase catarrale. La fonte principale di contagio è rappresentata spesso da adolescenti e adulti asintomatici o con sintomi lievi e atipici (tipicamente, tosse isolata anche non parossistica che persiste per più di 3 settimane), che convivono a stretto contatto con bambini e possono inconsapevolmente trasmettere l'infezione.

Microscopio del batterio Bordetella pertussis

Il Decorso Clinico della Pertosse: Le Tre Fasi della Malattia

In assenza di complicanze o trattamenti, la pertosse progredisce attraverso tre stadi distinti, che possono durare complessivamente circa 6-10 settimane. Il decorso tipico include sintomi lievi simili a quelli del raffreddore, gravi accessi di tosse e, infine, un graduale recupero.

  1. Stadio Catarrale (o fase catarrale):Questa fase iniziale, della durata di circa 1-2 settimane, esordisce con sintomi che assomigliano molto a quelli di una comune infezione delle prime vie respiratorie. I sintomi includono raffreddore con rinorrea (naso che cola), starnuti, lacrimazione, e una tosse occasionale e moderata. La febbre, quando presente, è generalmente bassa. Possono comparire anche naso chiuso, perdita dell’appetito, apatia, tosse secca notturna e una sensazione di malessere generale. A volte può esservi raucedine, ma la febbre si presenta raramente. Questo periodo è particolarmente insidioso perché la pertosse è già altamente contagiosa, ma i sintomi aspecifici rendono la diagnosi molto difficile, spesso portando a scambiarla per una bronchite o un semplice raffreddore.

  2. Stadio Parossistico (o fase convulsiva):Dopo 1-2 settimane, i sintomi del raffreddore solitamente migliorano, ma la tosse peggiora e diventa molto più severa e caratteristica. Questa fase, che può durare da 2 a 3 settimane o anche di più, è caratterizzata da accessi incontenibili di tosse stizzosa. Durante un classico attacco di tosse, che può manifestarsi in media 15 volte al giorno, si sente un caratteristico “urlo” (o "urlo inspiratorio" o "sibilo") quando il paziente tenta di respirare profondamente dopo la serie di colpi di tosse. Solo circa la metà dei soggetti con pertosse presenta il tipico sibilo, e nei bambini vaccinati è meno probabile. La tosse produce spesso una grande quantità di muco denso e appiccicoso o vischioso, che i lattanti e i bambini piccoli possono deglutire o che fuoriesce dal naso sotto forma di grosse bolle. Gli attacchi di tosse sono intensi, rapidi e violenti, persistendo ininterrotti per diversi minuti. Spesso sono seguiti da conati di vomito, che nei bambini piccoli compare frequentemente dopo un accesso di tosse prolungato. Le labbra e le unghie possono assumere un colore violaceo (cianosi) a causa della mancanza di ossigeno. Il paziente rimane esausto al termine di ogni attacco. Durante un accesso di tosse, i bambini possono presentare un colorito violaceo delle labbra e delle dita (cianosi), sudorazione o apnea. Dopo un attacco, il respiro torna normale, ma poco dopo la tosse riprende.

  3. Stadio di Convalescenza (o fase di recupero):Dopo circa 4 settimane dall'inizio della fase parossistica, gli accessi di tosse si riducono gradualmente in frequenza e intensità. I sintomi tendono progressivamente a migliorare dopo circa 3 settimane dall'inizio della fase parossistica, ma la tosse può persistere per molte settimane o persino mesi, fino a 2-3 mesi dall’esordio, o addirittura più di 2 mesi in assenza di trattamento. Dopo 2-6 settimane, la tosse inizia a migliorare, ma nella storia naturale della malattia possono anche volerci molti mesi prima che la tosse sparisca completamente. La pertosse spesso è una malattia lunga e debilitante, e i frequenti attacchi (parossismi) di tosse interferiscono significativamente con la vita quotidiana, il sonno e l'alimentazione del paziente.

Pertosse: chi ha paura della tosse cattiva?

La Diagnosi della Pertosse: Dalla Sospetto Clinico ai Test di Laboratorio

Diagnosticare la pertosse non è sempre semplice, soprattutto nelle sue fasi iniziali, a causa della somiglianza dei sintomi con altre comuni infezioni respiratorie. Tuttavia, una diagnosi precoce è fondamentale per avviare tempestivamente il trattamento antibiotico, riducendo il rischio di complicanze gravi e la diffusione della malattia.

Nelle fasi iniziali della malattia, i sintomi sono aspecifici e possono essere scambiati con quelli di una bronchite o etichettati semplicemente come “tosse”. Pertanto, il sospetto clinico basato sull'anamnesi dettagliata e sull'esame obiettivo è il primo passo cruciale. Il pediatra, raccogliendo informazioni sulla situazione vaccinale, visitando il paziente e ascoltando la caratteristica tosse (se presente), può formulare correttamente una diagnosi clinica. Il sospetto clinico e una visita accurata sono spesso sufficienti per avviare le terapie senza attendere i risultati di laboratorio, i quali non devono in nessun caso tardare l’avvio tempestivo delle cure.

Quando i sintomi diventano più caratteristici nella seconda fase della malattia, la diagnosi è solitamente clinica. Tuttavia, in casi dubbi, come per esempio nei lattanti in cui non tutti i sintomi tipici sono presenti, o per motivi di sanità pubblica, si ricorre a test di laboratorio.

I test di laboratorio per la diagnosi della pertosse possono essere condotti su tampone naso-faringeo o su campione di sangue periferico (sierologie):

  1. Coltura batterica: Rappresenta il "gold-standard" diagnostico. Consiste nel prelievo di un campione di muco dalle cavità nasali o faringee tramite tampone e nella sua semina su terreni di coltura specifici. Richiede tempi lunghi (almeno 7-15 giorni prima della formazione di colonie visibili) e può risultare falsamente negativa se i sintomi sono iniziati da molto tempo o se il paziente ha già iniziato una terapia antibiotica. I risultati della coltura sono solitamente positivi durante i primi due stadi della malattia, ma spesso negativi dopo diverse settimane.
  2. Reazione a catena della polimerasi (PCR): Eseguita su campioni prelevati dal naso o dalla gola, è l’esame più utile per la sua rapidità e sensibilità. La PCR incrementa la quantità del DNA batterico, in modo che i batteri possano venire rilevati e identificati più facilmente e rapidamente. È sufficientemente sensibile entro tre settimane dall’esordio dei sintomi, anche in contatti asintomatici, pur con il rischio di falsi positivi.
  3. Esami ematici (Sierologie): Possono essere utilizzati per rilevare la presenza di anticorpi specifici, indicando un'infezione recente o passata.

In caso di sospetta pertosse, è fondamentale rivolgersi immediatamente al pediatra per una diagnosi e un trattamento tempestivo.

Tampone naso-faringeo per la diagnosi

Il Trattamento della Pertosse: Terapie e Gestione dei Casi

Il trattamento della pertosse si basa principalmente sulla somministrazione di antibiotici. La terapia è tanto più efficace nel ridurre la gravità dei sintomi e il rischio di trasmissibilità quanto più precocemente viene iniziata, idealmente entro 3 settimane dall’esordio dei sintomi, ovvero durante la fase catarrale. Solo una terapia antibiotica iniziata precocemente, durante il periodo di incubazione o nei primi giorni di malattia (in cui però, come detto, la diagnosi è molto difficile), può bloccare o attenuare il decorso. Trattando l’infezione il più precocemente possibile con macrolidi è possibile ridurre la durata della sintomatologia della malattia e soprattutto impedire che si diffonda ad altre persone suscettibili.

Gli antibiotici assunti per via orale, come l’eritromicina e l’azitromicina, sono i più utili se somministrati durante la prima fase della malattia. Per i neonati sotto 1 mese di età è preferibile l’azitromicina. La claritromicina è un'altra alternativa ai macrolidi se questi non sono tollerati. Tuttavia, la pertosse spesso inizia con sintomi simili a quelli di altre infezioni virali, pertanto la diagnosi viene solitamente formulata solo in fasi più avanzate. Quando i tipici accessi violenti di tosse sono già cominciati, la terapia antibiotica può comunque servire a ridurre o eliminare la contagiosità, ma non a modificare l’andamento della malattia. Gli antibiotici non eliminano immediatamente la tosse, ma riducono la contagiosità e prevengono ulteriori complicanze. Il paziente non è più contagioso dopo aver assunto la terapia antibiotica per un periodo adeguato (generalmente 5 giorni). Si possono impiegare antibiotici anche per trattare le infezioni associate alla pertosse, come polmoniti e infezioni dell’orecchio.

È importante notare che la fastidiosa tosse caratteristica della pertosse nei bambini, purtroppo, non ha una cura specifica. L’utilizzo di corticosteroidi topici o sistemici, broncodilatatori, sciroppi antitussivi o farmaci antistaminici non è raccomandato in quanto non ne è stata dimostrata l’efficacia e possono causare effetti collaterali problematici senza alcun beneficio importante. Come nelle altre forme di infezione delle alte vie respiratorie, anche nella pertosse possono essere utili alcuni rimedi naturali (i cosiddetti “rimedi della nonna”), come l’aspirazione delle secrezioni nasali, il miele (non per bambini sotto i 12 mesi) e una corretta idratazione per alleviare i sintomi e fornire supporto contro la tosse e la difficoltà respiratoria.

Ospedalizzazione:La maggior parte dei lattanti di età inferiore ai 4 mesi deve essere trattata in ospedale, perché l’infezione della pertosse può essere molto grave e può essere mortale nei bambini molto piccoli. Il ricovero in ospedale è indicato per i pazienti con polmonite, difficoltà respiratorie (ipossia), complicazioni neurologiche o incapacità di alimentarsi e idratarsi autonomamente. I bambini sotto l’anno di età, che non hanno completato le dosi della vaccinazione e che quindi non hanno ancora gli anticorpi per la pertosse, sono i più a rischio di complicazioni gravi e vengono spesso ricoverati indipendentemente dalla gravità dei sintomi.

In ospedale, è possibile monitorizzare l’attività cardiorespiratoria e somministrare ossigeno, liquidi per infusione endovenosa e nutrizione, se necessario. Nei lattanti in condizioni gravi, la respirazione può divenire talmente difficoltosa da richiedere la ventilazione meccanica mediante intubazione endotracheale. In alcuni casi, potrebbe essere necessario aspirare il muco dalla gola. I lattanti gravemente malati vengono generalmente tenuti in isolamento respiratorio per i primi 5 giorni di terapia antibiotica, per impedire che altre persone siano esposte alle goccioline infette presenti nell’aria. Dato che qualsiasi turbamento può innescare un accesso di tosse, i lattanti vengono tenuti in una stanza buia e tranquilla, e disturbati il meno possibile.

I bambini più grandi con una forma di malattia lieve possono essere trattati a domicilio con terapia antibiotica. Tuttavia, i bambini trattati a domicilio devono essere isolati per almeno 4 settimane dopo l’insorgenza dei sintomi e fino a quando questi non si risolvono, o per un periodo più breve se la terapia antibiotica ha eliminato la contagiosità. Nel caso di lattanti o bambini più grandicelli, è essenziale recarsi in ospedale se gli attacchi di tosse provocano difficoltà a respirare o apnee, o se il vomito conseguente alla tosse impedisce al bambino di bere ed alimentarsi correttamente, provocando disidratazione.

Pertosse: chi ha paura della tosse cattiva?

L'Epidemiologia Attuale della Pertosse: Variazioni e Tendenze

La pertosse, pur essendo stata in passato una malattia endemica e particolarmente diffusa, ha visto una notevole riduzione della sua incidenza grazie all'introduzione e alla diffusione delle vaccinazioni pediatriche. In Italia, l’introduzione del vaccino contro la pertosse ha permesso di ridurre notevolmente i casi di malattia e le morti dovute alla malattia stessa: i dati 2010-2013 indicano un calo del carico di malattia del 97,6%.

Tuttavia, nonostante i successi vaccinali, la pertosse rappresenta ancora oggi un importante problema di salute pubblica. Oggigiorno è meno frequente nei bambini sopra l’anno di vita, ma è più presente in adolescenti e adulti. Negli ultimi anni, infatti, in vari paesi europei (tra i quali l’Italia) si è verificato un aumento dei casi di pertosse in adolescenti e adulti. Questo fenomeno è dovuto al fatto che la protezione garantita sia dalla malattia naturale che dalla vaccinazione si riduce nel tempo, causando nuove infezioni (spesso con sintomi e decorsi più lievi). Questa forma più lieve e atipica negli adulti e adolescenti purtroppo rende difficile la diagnosi e quindi il tempestivo trattamento ed isolamento del soggetto dai contatti stretti. Ecco spiegato perché anche nei paesi con alta copertura vaccinale, i casi di pertosse sono in aumento.

La protezione acquisita tramite l’infezione o la vaccinazione diminuisce lentamente con il passare degli anni. Pertanto, chi ha contratto la pertosse o è stato vaccinato solo da bambino potrebbe riammalarsi durante l’adolescenza o l’età adulta, anche se in forma più lieve e/o atipica. La gravità della malattia dipende soprattutto dall’età e dallo stato immunitario dei soggetti ammalati.

In tutto il mondo la patologia è endemica, cioè sempre presente nella collettività, con picchi epidemici che si presentano ogni 3-5 anni. Nel 2016 a livello mondiale si sono verificati quasi 140 mila casi di pertosse, dei quali circa 40 mila solo in Europa. La pertosse, che un tempo dilagava, è oggi controllata meglio, ma non del tutto eradicata. Nel 2022 ci sono stati 2.388 casi di pertosse e 3 decessi. Ogni 3-5 anni si verificano epidemie locali tra i soggetti non immunizzati. La pertosse rimane un problema importante nelle aree del mondo in cui la copertura vaccinale è bassa. Non c’è una stagionalità specifica per la pertosse.

L’aumento dei casi di contagio da pertosse dipende in parte dalla riduzione della protezione offerta dai vaccini, dalla disponibilità di migliori metodi diagnostici e da una maggiore consapevolezza della malattia. La pertosse sta diventando sempre più comune, nonostante sia possibile prevenirla con la vaccinazione. Questo aumento dei casi potrebbe essere dovuto alla scomparsa dell’immunità in persone vaccinate e, in alcuni contesti, al rifiuto di vaccinare i figli da parte di alcuni genitori. Prima della diffusione dell’uso dei vaccini, la pertosse colpiva quasi esclusivamente i bambini piccoli; ora, invece, si può contrarla a qualsiasi età, con oltre la metà dei casi che interessa soggetti di età superiore a 20 anni.

Grafico incidenza pertosse in Europa

La Prevenzione della Pertosse: Strategie Vaccinali e Profilassi

La prevenzione è la strategia più efficace per controllare la pertosse, soprattutto per proteggere i neonati e i lattanti, i più vulnerabili alle forme gravi della malattia. La vaccinazione è lo strumento principale in questa lotta.

Vaccinazione Pediatrica:Per la prevenzione della pertosse è molto importante che venga rispettato il calendario vaccinale per i più piccoli, che il ciclo vaccinale venga iniziato senza ritardi e che gli anche adulti effettuino i richiami previsti. In Italia, la vaccinazione contro la pertosse è obbligatoria e fa parte del vaccino esavalente, che protegge anche contro difterite, tetano, Haemophilus Influenzae di tipo B, poliomielite ed epatite B. Questo vaccino viene somministrato nei primi mesi di vita.

Il Piano Nazionale Vaccini 2023-2025 prevede la somministrazione di tre dosi di vaccino antipertosse pediatrico a cellule intere (DTpa) nell’ambito della vaccinazione esavalente nel primo anno di vita, rispettivamente a 3, 5 e 11 mesi. Sono previsti anche richiami a 5-6 anni e a 12 anni. I bambini possono essere vaccinati a partire dal compimento dell’ottava settimana di vita. I vaccini combinati contro difterite-tetano-pertosse-polio-meningite da Hib (con o senza epatite B) sono stati sviluppati appositamente per i lattanti. Il vaccino contro la pertosse contiene alcune proteine (2-3) della superficie del batterio e, sebbene il vaccino basato su batteri interi inattivati dal calore sia efficace, la sua tolleranza non è sempre buona. I vaccini moderni acomponenti (acellulari) sono generalmente ben tollerati. La vaccinazione permette comunque di attivare il sistema immunitario, offrendo una protezione significativa.

Vaccinazione in Gravidanza:Non ci sono rischi da vaccino da pertosse per le donne in gravidanza. Anzi, i recenti casi di pertosse nei neonati registrati anche in Italia ci ricordano che la vaccinazione con vaccino acellulare è raccomandata nelle donne incinte, preferibilmente tra la 27° e la 36° settimana di gestazione. Questa strategia è fondamentale perché gli anticorpi materni passano dalla mamma al feto attraverso la placenta, fornendo così una protezione passiva al neonato nei primissimi mesi di vita, quando è più vulnerabile e non ha ancora iniziato il proprio ciclo vaccinale. A tutte le donne in gravidanza il vaccino per la pertosse è fortemente consigliato, soprattutto nel terzo trimestre, per questo motivo cruciale.

Profilassi Post-Esposizione:La profilassi antibiotica post-esposizione dei contatti stretti è una misura essenziale per prevenire la diffusione dell’infezione, a prescindere dal loro stato vaccinale. Questa viene effettuata seguendo schemi specifici ed è fondamentale, unitamente all’accurata igiene delle mani e al tempestivo isolamento dei malati, per contenere il contagio. Si stima che fino al 90% dei contatti familiari e dal 50% all’80% dei contatti scolastici di un caso indice possano contrarre rapidamente l’infezione.

Dopo l’esposizione a un malato di pertosse, a determinati gruppi di persone vengono somministrati antibiotici, indipendentemente dal fatto che siano stati vaccinati o meno. Questi antibiotici (chiamati antibiotici post-esposizione) vengono somministrati ai contatti domestici di un soggetto con pertosse entro 21 giorni dalla comparsa della tosse nel soggetto malato. Gli antibiotici post-esposizione vengono somministrati anche a certe altre persone ad alto rischio di sviluppare un’infezione grave entro 21 giorni dall’esposizione a un malato di pertosse, tra cui:

  • I lattanti sotto i 12 mesi di età.
  • Le gestanti nel terzo trimestre di gravidanza.
  • Tutte le persone che presentano patologie che potrebbero essere aggravate dalla pertosse (ad esempio asma da moderato a grave, malattia polmonare cronica o disturbi che indeboliscono il sistema immunitario).
  • Persone a stretto contatto con lattanti di età inferiore a 12 mesi, donne in gravidanza o persone affette da patologie che possono comportare una malattia grave o complicanze in caso di infezione.
  • Tutte le persone che lavorano in contesti che includano il contatto con lattanti di età inferiore a 12 mesi o donne al terzo trimestre di gravidanza (ad esempio gli asili nido, i reparti di maternità e le unità di terapia intensiva neonatale).

La terapia antibiotica con eritromicina (o a volte con claritromicina o azitromicina) è prescritta come misura preventiva. Per i neonati sotto 1 mese di età è preferibile l’azitromicina. È altresì importante evitare il contatto con persone infette e lavare frequentemente le mani per ridurre la diffusione del batterio. Assicurarsi di effettuare i richiami del vaccino della pertosse sia da adolescenti che da adulti è un passo cruciale per mantenere un'immunità di comunità e proteggere indirettamente i più piccoli.

Calendario vaccinale pediatrico

Sicurezza ed Efficacia del Vaccino Antipertosse: Superare i Falsi Miti

Il vaccino contro la pertosse è ampiamente riconosciuto come sicuro ed efficace, rappresentando il metodo migliore per combattere questa malattia. Nonostante la sua comprovata utilità, alcuni falsi miti sugli effetti collaterali dei vaccini hanno purtroppo contribuito a un calo delle percentuali di vaccinati per la pertosse, portando contestualmente a un aumento dei casi di malattia nella popolazione. Queste leggende, oltre a non trovare riscontri nel mondo scientifico, mettono in pericolo la vita dei più piccoli e della comunità in generale.

Il vaccino contro la pertosse protegge circa 9 persone su 10 dalle forme gravi della malattia e circa 1 persona su 7 da tutte le altre forme, rendendolo uno strumento preventivo di grande valore. Il vaccino è contenuto nell'esavalente, una combinazione che massimizza la protezione con un numero ridotto di iniezioni.

Effetti Collaterali:Gli effetti collaterali del vaccino della pertosse sono generalmente lievi e di breve durata. I più comuni includono rossore, gonfiore e dolore nel punto dell’iniezione, reazioni locali che tendono a scomparire rapidamente, tipicamente entro 24-48 ore. Entro 24 ore dalla vaccinazione, può comparire anche febbre, che di solito si risolve nell'arco di uno o due giorni e generalmente rimane inferiore ai 39°C. Sono possibili anche sonnolenza e perdita di appetito. Il pianto inconsolabile è un effetto meno frequente. In situazioni molto rare, può avvenire una reazione allergica a certi componenti del vaccino, manifestandosi in genere con un rossore generalizzato della pelle e/o prurito. Altri problemi più gravi sono estremamente rari, con incidenze che vanno da 1 caso su 100.000 a 1 caso su 1.000.000, dimostrando un profilo di sicurezza molto favorevole. Questo vaccino è molto efficace, ma la sua tolleranza non è sempre buona, il che significa che, sebbene sia sicuro, alcuni individui possono sperimentare reazioni post-vaccinali più marcate, seppur transitorie.

L'immunità conferita dal vaccino, così come quella dalla malattia naturale, non è permanente e diminuisce nel tempo. Per questo motivo, è fondamentale effettuare i richiami previsti, non solo nell’infanzia ma anche in adolescenza e nell’età adulta, per mantenere una protezione efficace. Mantenere alte le coperture vaccinali è cruciale non solo per la protezione individuale, ma anche per la creazione di un'immunità di gregge che salvaguardi le persone più fragili, come i neonati che non possono ancora essere vaccinati.

Pertosse: chi ha paura della tosse cattiva?

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