Gestione e manutenzione degli impianti idrici antincendio: dalle perdite di carico alla conformità normativa

Un impianto idrico antincendio fa parte delle misure di protezione attiva adottate per fronteggiare la propagazione dell’incendio. Si tratta di un impianto in grado di attivarsi manualmente e/o automaticamente all’insorgere dell’emergenza, una misura prevista già in fase di progettazione di un’opera che agisce ad incidente avvenuto. Per comprendere appieno la complessità di questi sistemi, è necessario analizzarne i singoli componenti: un impianto idrico antincendio è un sistema di prevenzione e gestione degli incendi che utilizza l’acqua come principale mezzo per estinguere o contenere le fiamme, proprio per questo è uno dei sistemi più diffusi ed utilizzati. Gli impianti idrici antincendio sono composti da diversi componenti critici: gli idranti, che distribuiscono acqua per estinguere o contenere gli incendi; le pompe, che pompano acqua per alimentare gli idranti, disponibili in diverse tipologie come pompe a mano e pompe elettriche; i tubi e i condotti che trasportano l’acqua ai punti di estinzione; le valvole che regolano il flusso dell’acqua all’interno dell’impianto; e i sensori di temperatura che monitorano l’edificio inviando segnali in caso di aumento anomalo.

schema componenti impianto idrico antincendio idranti e pompe

Diagnostica delle perdite di carico e ricerca guasti nelle reti idriche

La ricerca perdita nell'impianto antincendio è essenziale per mantenere il sistema in condizioni ottimali, poiché anche una piccola perdita può compromettere il funzionamento dei componenti critici, come valvole, sprinkler e sistemi di allarme. Riscontrare che un getto sia costante e sufficiente, per un impianto caratterizzato da definite prestazioni normativamente richieste, significa verificare che il getto idraulico sia almeno visivamente compatibile con le prestazioni richieste progettualmente. Se noti anomalie come umidità inspiegabile, variazioni improvvise nella pressione o evidenti segni di deterioramento delle tubazioni, è il momento di richiedere una ricerca perdita nell'impianto antincendio.

Il rilevamento di una perdita su tubazione interrata che si trovi in ambiente esterno o all’interno di un immobile, che sia di nuova costruzione o più datato, in alcuni casi può presentarsi molto complessa. Questo dipende da svariati fattori, come ad esempio la presenza di macchinari in funzione, ambiente rumoroso dovuto ad area adibita a carico e scarico o transiti stradali, presenza di vento o pioggia, terreno non uniforme, eccessiva profondità della tubazione, presenza di superfici in calcestruzzo industriale, materiali e merci nell’area di indagine, presenza di cavedi o sovrapposizione di altre tubazioni o linee elettriche, stratigrafie di materiali isolanti.

L’adozione di strumenti innovativi, unita all’esperienza del team tecnico, consente di offrire un servizio completo e personalizzato per ogni tipo di perdita nell'impianto antincendio. Attraverso una diagnostica sistematica e l’impiego di strumentazioni diagnostiche all’avanguardia, è possibile rilevare anche le perdite più nascoste. L’approccio nella ricerca delle perdite nell'impianto antincendio si avvale di sistemi di ultima generazione, progettati per garantire la massima precisione diagnostica. Grazie all’utilizzo di tecnologie come le termocamere ad alta risoluzione e i dispositivi digitali di rilevamento pressione, è possibile mappare l’intero impianto e individuare anomalie, anche quelle colpite da micro-perdite.

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Analizzando la struttura mediante l’indagine tramite gas traccianti, sarà possibile localizzare con estrema precisione le porzioni di conduttura dove vi è una mancanza di tenuta. Ottimizzare l’individuazione del punto di rottura mediante l’impiego combinato dei gas traccianti prevede che una speciale miscela sia inserita all’interno della tubazione per poi consentire l’identificazione del punto di rottura in superficie. Il circuito dell’impianto sarà completamente svuotato (se non possibile sezionarlo) e sostituita all’acqua la miscela di gas. Tale gas è atossico, non esplosivo, né di pericolo per cose e persone. Il gas fuoriuscendo dal punto di rottura, risale verticalmente in superficie e viene individuato mediante apposite centraline elettroniche. In tal modo si interverrà soltanto nel punto esatto dove è presente la perdita.

La tubazione idrica una volta svuotata sarà collegata a speciali raccordi in grado di consentire l’immissione del gas nella conduttura. I tecnici eseguono tale procedura in totale sicurezza non alterando l’impianto esistente né eseguendo modifiche né manomissioni alle strutture esistenti. La scelta della pressione e del quantitativo di gas da inserire, nonché le procedure tecniche preliminari, consentono di ottenere ottimi risultati. Generalmente, ma molto dipende dalla lunghezza e dalla tipologia delle tubazioni, un’indagine di ricerca è svolta in un tempo medio di una giornata lavorativa. Eccezionalmente si impiegano più giorni per le procedure di ricerca. Nel caso in cui il circuito dell’impianto non fosse possibile svuotarlo oppure perché non è possibile applicare la metodologia dei gas traccianti per motivi di lunghezza del circuito e/o per sicurezza o tipologia di attività produttiva, vengono proposte altre metodologie di ricerca che possono vedere l’impiego di centraline elettroniche non invasive.

Tipologie di impianti e specifiche di protezione attiva

Esistono diverse tipologie di impianti idrici antincendio, ognuna con caratteristiche specifiche. Le reti idranti comprendono i naspi antincendio, sistemi fissi collegati a una rete idrica interna con un tubo flessibile avvolto su un tamburo che può essere srotolato rapidamente, e gli idranti a muro, collocati all’interno degli edifici, che forniscono acqua attraverso una manichetta flessibile collegata a una valvola. Gli sprinkler automatici consistono in una rete di tubazioni installate sul soffitto che contengono ugelli di erogazione dell’acqua e si attivano automaticamente quando rilevano un aumento di temperatura dovuto a un incendio. I sistemi a diluvio sono molto simili agli sprinkler, ma progettati per erogare grandi quantità d’acqua su vaste aree, attivati manualmente o automaticamente in caso di emergenza.

differenza tecnica tra idrante a muro e naspo antincendio

I sistemi a schiuma combinano acqua e schiuma per soffocare gli incendi e sono utilizzati principalmente in ambienti ad alto rischio come impianti chimici e aree di stoccaggio di liquidi infiammabili. Le reti idriche antincendio esterne includono gli idranti stradali, posizionati lungo le strade e accessibili ai vigili del fuoco, che forniscono acqua direttamente dalla rete idrica municipale. Un sistema antincendio, ad esempio di un’industria o di un centro commerciale, ha la funzione specifica di essere sempre pronto ad un eventuale uso; può non essere usato per anni, ma deve essere sempre efficiente, e in questo è nettamente diverso rispetto ad una rete idrica domestica in cui le funzioni sono di uso quotidiano e di continuo uso.

Obblighi normativi e responsabilità del datore di lavoro

La manutenzione di impianti a naspi e idranti e più in generale dei presidi antincendio, è storicamente legata al concetto della verifica semestrale. Già dal 01/01/1956 il D.P.R. 547/1955 prescriveva all’art. 34 che “Nelle aziende o lavorazioni in cui esistono pericoli specifici di incendio … devono essere predisposti mezzi di estinzione idonei … detti mezzi devono essere mantenuti in efficienza e controllati almeno una volta ogni sei mesi da personale manutentore esperto“. Successivamente, il D. Lgs. 81/2008 all’art. 63, co. 1, ha prescritto che i luoghi di lavoro debbano essere conformi alle disposizioni dell’allegato IV, il quale specifica che nelle aziende o lavorazioni in cui esistono pericoli specifici di incendio devono essere adottate misure di sicurezza adeguate.

Oggi il vigente D.P.R. 151/2011 all’art. 6 segnala che “Gli enti e i privati … hanno l’obbligo di mantenere in stato di efficienza i sistemi, i dispositivi, le attrezzature e le altre misure di sicurezza antincendio adottate e di effettuare verifiche di controllo ed interventi di manutenzione … I controlli, le verifiche, gli interventi di manutenzione … devono essere annotati in un apposito registro a cura dei responsabili dell’attività". Il datore di lavoro è evidentemente responsabile dell’attività di sorveglianza, controllo e manutenzione dei presidi antincendio. Tale responsabilità (che può essere penalmente rilevante in caso d’inottemperanza) permane anche in presenza dell’affidamento a ditta di manutenzione del servizio di controllo e verifica degli impianti.

Per delineare un quadro normativo completo dobbiamo far riferimento al D.M. 20/12/2012, la regola tecnica di prevenzione incendi per gli impianti di protezione attiva contro l’incendio installati in attività soggette a controllo dei Vigili del Fuoco. Secondo la regola del “doppio binario” il tecnico può seguire sia le regole tecniche verticali sia le più recenti regole tecniche basate sulle RTO del 2015. Per la progettazione, l’installazione e l’esercizio delle reti idranti si fa riferimento alla norma UNI 10779, mentre per i sistemi automatici a pioggia (sprinkler) si fa riferimento alla norma UNI EN 12845.

infografica scadenze manutenzione antincendio semestrale e annuale

Procedure di controllo, sorveglianza e manutenzione periodica

L’attività di verifica dei naspi e idranti a muro consiste in diverse fasi di sorveglianza e controllo; a queste si aggiunge, ove necessaria, la verifica periodica. Il tradizionale controllo semestrale dei presidi antincendio è oggi implementato dal concetto di sorveglianza, attività che consiste nella verifica delle apparecchiature quanto ad integrità, accessibilità e completezza dell’equipaggiamento, da svolgersi nei periodi che intercorrono fra due controlli periodici. La sorveglianza può essere espletata dal datore di lavoro o da personale dallo stesso espressamente delegato, previa adeguata informazione e formazione.

Il controllo di naspi e idranti deve essere svolto almeno due volte all’anno, in conformità alle norme UNI EN 671-3 e alle istruzioni contenute nel manuale d’uso e manutenzione predisposto dall’installatore dell’impianto (norma UNI 10779, punto 10.4.1). In questa fase è necessario verificare che sia presente idonea ed efficace segnaletica di sicurezza. Il controllo degli attacchi antincendio per autopompa VV.F. deve prevedere la verifica della manovrabilità delle valvole, con completa chiusura e apertura delle stesse, e l’accertamento della tenuta della valvola di ritegno. Il controllo annuale prevede le medesime operazioni del controllo semestrale, con l’ulteriore verifica della tenuta delle tubazioni flessibili che dovranno essere sottoposte alla pressione di rete. Le tubazioni dovranno essere provviste di raccordi conformi alla norma UNI 804.

La norma UNI EN 671-3 non richiede espressamente una verifica delle portate e della prevalenza degli idranti più sfavoriti in contemporaneo funzionamento, ma è pur vero che il getto dovrà avere una sua consistenza e non potranno essere accettabili prestazioni evidentemente insufficienti anche a un semplice esame visivo. La prassi talvolta utilizzata da alcuni manutentori di controllare il mero allestimento della cassetta, prescindendo da qualsiasi altra valutazione, rappresenta una prassi non conforme. È fondamentale che per i controlli e le manutenzioni sia disponibile una planimetria riportante l’esatta ubicazione delle attrezzature e i principali dati tecnici dell’impianto.

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Linee guida UMAN per la manutenzione dei sistemi antincendio

Il documento "Linea Guida per la corretta manutenzione dei sistemi antincendio", prodotto dal Gruppo Manutentori dell’Associazione Costruttori Materiali Antincendio (UMAN), sottolinea che la funzionalità e l’efficienza dei sistemi sono requisiti essenziali per la salvaguardia di persone, beni e ambiente. In un mercato come quello italiano, solo la conoscenza delle modalità di svolgimento dei lavori e della documentazione progettuale può tutelare i Committenti e le Aziende di Manutenzione. Troppo spesso le aziende si trovano a lavorare su impianti mancanti di buona parte delle documentazioni progettuali previste dalla legge.

Ai fini di una corretta attività, le operazioni di manutenzione devono essere sempre riportate a cura del committente nell’apposito registro dei controlli, tenuto a disposizione degli organi di vigilanza. Tutte le operazioni di manutenzione straordinaria possono essere eseguite da aziende in possesso dei riconoscimenti rilasciati dalle Camere di Commercio (D.M. 37/2008). Le aziende che prendono in carico nuove manutenzioni devono verificare la conformità dell’impianto al progetto redatto ed effettuare una verifica preliminare atta ad acquisire tutte le informazioni in merito. Qualora i documenti non siano disponibili, la loro predisposizione e/o aggiornamento è a cura del datore di lavoro.

Le operazioni preliminari da effettuarsi prima di ogni intervento includono: informare il personale dell’inizio attività, disinserire gli allarmi acustici, esporre il cartello ‘Impianto in manutenzione’ e registrare le condizioni di stato di tutti i manometri e del posizionamento delle valvole. Per i sistemi a polvere (UNI EN 12416-2), il controllo semestrale deve includere il controllo dello stato della polvere estinguente, la verifica di tutti i componenti (manovrabilità, tenute, perdite), il test di apertura/chiusura valvole e il test della funzionalità per verificare che gli ugelli siano liberi da ostruzioni. La sostituzione della polvere estinguente deve avvenire ogni 3 anni.

esempio registro dei controlli antincendio compilato correttamente

Parametri progettuali specifici per diverse destinazioni d'uso

Le prestazioni richieste agli impianti variano significativamente in base alla destinazione d'uso dell'edificio e alla normativa tecnica verticale di riferimento.

Scuole e strutture educative

Secondo il D.M. 26/08/1992, le scuole devono essere dotate di una rete idranti con almeno una colonna montante in ciascun vano scala. L’impianto deve garantire una portata minima di 360 l/min per ogni colonna montante e il funzionamento contemporaneo di almeno 2 colonne. L’alimentazione idrica deve assicurare l’erogazione ai 3 idranti idraulicamente più sfavoriti di 120 l/min ciascuno, con una pressione residua al bocchello di 1,5 bar per almeno 60 minuti. Il D.M. 7/8/2017 specifica che per la protezione interna è preferibile l’installazione di naspi.

Edifici di civile abitazione

Il D.M. 16/05/1987 prescrive una colonna montante per vano scala con idranti DN 45 ad ogni piano. I parametri di portata e pressione sono analoghi a quelli scolastici: 360 l/min per colonna e 120 l/min per i 3 idranti più sfavoriti a 1,5 bar. Qualora l’acquedotto non garantisca tali condizioni, deve essere installata un'idonea riserva idrica. Il D.M. 19/05/2022 integra questi requisiti con parametri progettuali aggiornati basati sulle norme UNI 10779 e UNI EN 12845.

Autorimesse e parcheggi

Secondo il D.M. 01/02/1986, gli impianti nelle autorimesse devono garantire al bocchello della lancia una portata non inferiore a 120 l/min e una pressione di almeno 2 bar nelle condizioni più sfavorevoli. La portata totale è determinata considerando il funzionamento contemporaneo del 50% degli idranti. Per gli impianti sprinkler (UNI EN 12845), l’alimentazione idrica deve essere almeno di tipo singolo superiore.

Strutture sanitarie e ospedaliere

Il D.M. 18/09/2002 stabilisce che l'autonomia dell'alimentazione di sicurezza per gli impianti idrici sia di 2 ore. La tipologia varia con i posti letto: fino a 100 posti si usano naspi DN 25, oltre i 100 fino a 300 idranti DN 45, e oltre i 300 posti idranti interni DN 45 ed esterni DN 70. Nelle aree destinate a prestazioni ambulatoriali o degenza (tipo TA o TB) con carico di incendio specifico superiore a 1200 MJ/m2, il D.M. 29/03/2021 richiede anche la protezione mediante rete idranti all'aperto.

tabella parametri progettuali reti idranti per strutture sanitarie

Uffici e attività amministrative

La progettazione degli impianti negli uffici (D.M. 22/02/2006) è totalmente demandata alla norma UNI 10779. Le prestazioni caratteristiche della rete idranti vengono individuate in funzione della complessità dell’attività, utilizzando i criteri del D.M. 20 dicembre 2012 per definire i livelli di pericolosità e le relative dotazioni.

Locali di pubblico spettacolo e impianti sportivi

Nei teatri e cinema (D.M. 19/08/1996), i naspi DN 20 sono richiesti per capienze fino a 150 persone, mentre sopra tale soglia è necessaria la rete idranti. I naspi possono essere collegati alla rete idrica normale se questa assicura 35 l/min e 1,5 bar ai due naspi più sfavoriti. Per gli impianti sportivi (D.M. 18/03/1996), gli impianti al chiuso con oltre 100 spettatori devono avere almeno naspi DN 20. La rete deve essere indipendente dai servizi sanitari e protetta da gelo, urti e fuoco.

Attività ricettive e alberghiere

Le strutture ubicate oltre il terzo piano fuori terra devono essere protette da una rete di idranti conforme al D.M. 20/12/2012. Idranti e naspi non devono essere collocati all’interno delle scale per non ostacolare l’esodo. Per la progettazione secondo UNI 10779, si applicano i parametri minimi definiti dal D.M. 9/8/2016.

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Metodologie avanzate per il collaudo e la ricerca guasti

In caso di modifiche all’attività, modifiche sostanziali all’impianto o di eventi particolari, il titolare deve verificare l’impianto con l’ausilio di una figura tecnica competente per accertarne la funzionalità. La fase di studio preliminare per la ricerca guasti valuta anche l’ipotesi di eseguire l’identificazione del percorso di una conduttura il cui tracciato non è noto a priori. In tal caso, può rendersi necessaria la ricostruzione del percorso per poi agire con uno scavo diretto, procedendo alla sostituzione o all’allaccio di una nuova diramazione.

Le indagini mirano a intervenire in tempi rapidi identificando la zona dove eseguire lo scavo per porre rimedio alla rottura. Ogni perizia tecnica dovrebbe includere una dettagliata relazione comprendente tutte le attività svolte sul sito, con una descrizione delle problematiche individuate. È fondamentale sottolineare che i servizi di ricerca professionale sono non distruttivi e non invasivi, evitando scavi alla cieca o alterazioni alla rete esistente. Nel gruppo di lavoro deve essere presente un tecnico iscritto negli elenchi del Ministero dell’Interno, garantendo la conformità alle note DCPREV più recenti.

La mancanza di tenuta negli anelli, negli idranti o nelle condotte interrate richiede test, verifiche e collaudi post-riparazione rigorosi. Si potrebbe pensare che basti avere uno strumento “cerca perdite” per avere successo, ma le fasi di indagine necessitano di un tecnico dotato di molta esperienza poiché le variabili in gioco sono molte e spesso un solo tipo di strumentazione non è sufficiente; vanno combinate diverse tecniche per arrivare al successo di una ricerca perdita. Una diagnosi accurata e un intervento tempestivo sono gli unici strumenti per prevenire futuri malfunzionamenti e garantire che la pressione residua e la portata rimangano entro i limiti minimi di sicurezza richiesti dalle norme vigenti.

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