La gestione dell’incontinenza rappresenta una sfida complessa per il Servizio Sanitario Nazionale, caratterizzata da criticità logistiche e prescrittive che impattano quotidianamente sulla vita di migliaia di cittadini. Attualmente, il sistema di distribuzione degli ausili assorbenti è spesso percepito come rigido e poco attento alle reali esigenze del singolo paziente. È quanto si otterrebbe con il nuovo modello assistenziale elaborato da Cergas Sda Bocconi, che si propone di superare le inefficienze storiche sulla scia di quanto già in fase di sperimentazione in Piemonte.

Le criticità del sistema attuale e le barriere logistiche
Il sistema di distribuzione tradizionale presenta, su tutto il territorio nazionale, problematiche evidenti che gravano sia sulla qualità della vita dei pazienti sia sulla gestione delle risorse. C’è chi ha difficoltà ad andare a ritirare i voluminosi pacchi in farmacia e chi invece non sa dove stivare la montagna di confezioni che si vede recapitare a casa ogni tre mesi. Questa gestione "a stock" non solo crea disagi domestici, ma spesso non risponde alla variabilità dei bisogni clinici.
L’assistenza sanitaria nazionale fornisce soltanto circa il 66% degli ausili necessari, peraltro di qualità non ottimale, con tetti di spesa indistinti che variano da Regione a Regione e persino da Asl ad Asl. Questo panorama frammentato impedisce una presa in carico uniforme, lasciando i pazienti in balia di procedure burocratiche complesse e spesso inadeguate rispetto alla gravità della patologia specifica.
Una nuova visione: la proposta Cergas Sda Bocconi
La proposta avanzata da Cergas Sda Bocconi mira a una rivoluzione copernicana nel modo in cui vengono erogati gli ausili. “La spesa attuale mensile del Ssn, pari a oltre 27 milioni - ha detto Longo - potrebbe invece essere utilizzata per erogare, tramite tessera sanitaria, buoni-pannolone da 9 a 56 euro al mese, calibrati a seconda della gravità della patologia, aumentando così la risposta ai bisogni dei pazienti e consentendo a ciascuno la libertà di utilizzare il proprio budget scegliendo finalmente il prodotto più adatto alle proprie esigenze fra quelli disponibili per un ritiro in farmacia o nella Asl di riferimento o, se previsto, mediante la consegna a casa."
Questo approccio sposta il baricentro dal prodotto "standardizzato" alla scelta consapevole del cittadino. La possibilità di utilizzare la tessera sanitaria come strumento di pagamento per il budget assegnato abilita una libertà di manovra senza precedenti. Il cittadino avrebbe anche la possibilità di cambiare marca nella fornitura successiva qualora non fosse soddisfatto della scelta iniziale, un elemento fondamentale per garantire la dignità e il comfort del paziente.

Il ruolo del tutor e la qualità dei prodotti
La scelta del presidio non deve essere un processo solitario. La proposta prevede che la selezione avvenga anche grazie all’aiuto di un tutor, farmacista o infermiere, che possa dare consigli sul presidio più adeguato senza incentivi a spingere l’uno o l’altro ausilio o dialogando con il sistema attraverso una piattaforma web.
“Il nostro modello prevede infatti una pluralità di fornitori accreditati per la qualità del prodotto offerto. Così il paziente non avrà più a disposizione un solo prodotto, definito in base a gare d’appalto che di fatto, alla luce del sistema attuale, selezionano i prodotti in base al prezzo più basso, ma un’ampia gamma di ausili." Questa strategia mira a elevare lo standard qualitativo, allontanandosi dalla logica del massimo ribasso che spesso penalizza chi ha necessità di ausili tecnologicamente avanzati o di materiali specifici per pelli sensibili.
L’esperienza del Piemonte: un laboratorio di innovazione
Il Piemonte si pone come capofila in questo cambiamento, avendo già avviato una sperimentazione concreta che integra classificazione dei pazienti e budget differenziati. “In Piemonte stiamo già sperimentando la classificazione dei pazienti a seconda della gravità della patologia, a cui corrisponde un tetto di spesa differenziato. A ciascun avente diritto è assegnato un budget all’interno della propria classe di gravità, attualmente da 8,45 euro a 47,16 euro, che in alcune Asl del Piemonte viene gestito in autonomia in farmacia o in altro negozio autorizzato - ha detto Silvia Ferro, Regione Piemonte, Direzione Sanità, settore assistenza farmaceutica, integrativa e protesica."
L’importanza di questo passaggio è confermata dalla recente delibera del 30 ottobre, che ha esteso il modello a livello regionale, garantendo un sistema omogeneo con chiare e più semplici procedure prescrittive e di erogazione, che vedono al centro la figura del medico di famiglia. L’omogeneità è la chiave per evitare disparità di trattamento tra i cittadini residenti in diverse aree geografiche della regione.
Abilitazione alla piattaforma Sistema Piemonte
Appropriatezza prescrittiva e linee guida cliniche
Un punto focale del dibattito scientifico riguarda la necessità di standardizzare le prescrizioni per garantire che l’ausilio sia realmente coerente con la condizione clinica. “Oggi l’incontinenza è diagnosticata dal medico di famiglia (90% dei casi) o dallo specialista che indicano il fabbisogno degli ausili a prescindere dalla valutazione reale delle condizioni dell’assistito, essendo il sistema attuale caratterizzato da un tetto di spesa indistinto - hanno sottolineato Marzio Zullo, uroginecologo dell’Aiug, responsabile Gruppo Multidisciplinare del pavimento pelvico e Mauro Cervigni, Segretario Generale Aiug - la mancata applicazione delle Linee Guida e l’assenza di standard nazionali che guidino la prescrizione ne pregiudicano l’appropriatezza che invece è la priorità nella gestione del paziente incontinente."
Il modello Bocconi risponde a questa esigenza definendo quattro livelli di incontinenza. A ciascuno di questi livelli corrisponde un’indicazione precisa sulla tipologia di pacchetti e sul fabbisogno stimato di pezzi al mese e giornalieri per paziente. Questo rigore scientifico permette di calibrare l’investimento pubblico in modo mirato, evitando sprechi da un lato e carenze dall’altro.
Il contesto socio-sanitario più ampio
Il tema dell’incontinenza si inserisce in un dibattito più vasto relativo alla sostenibilità del carico economico che grava sulle famiglie italiane. In Italia si stima che più di tre milioni di persone siano affette da disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), che colpiscono sia donne che uomini, indipendentemente dall’età. Parallelamente, si osserva come altre patologie croniche, tra cui i tumori, comportino un onere crescente: "Ticket, farmaci, trasporti, esami di controllo, spesso nel privato per assenza di offerta nel pubblico, terapie di supporto. Queste e altre voci contribuiscono a creare il carico economico che pesa sulle famiglie."
La sfida del sistema sanitario è dunque quella di ottimizzare le risorse esistenti. A complicare il quadro si aggiungono le criticità segnalate dai cittadini riguardo alle liste d’attesa. Dall’inizio dell’anno sono arrivate circa 500 segnalazioni di cittadini che lamentano criticità relative alle liste d’attesa al servizio di tutela di Cittadinanzattiva, sottolineando come la burocrazia e i tempi di risposta siano tra le motivazioni principali di insoddisfazione.

Prospettive future e pianificazione stagionale
L’attenzione del sistema sanitario è rivolta non solo all’incontinenza, ma anche alla prevenzione e alla gestione delle emergenze stagionali. La capacità del sistema di adattarsi e innovare, come sta facendo il Piemonte con il modello per i pannoloni, è fondamentale per affrontare le sfide future. Un esempio di questa pianificazione proattiva è dato dal fatto che sono già in circolazione le prime bozze della circolare ministeriale per la stagione influenzale 2026-2027, condivise in maniera informale dal Ministero della Salute per osservazioni tecniche, come segnalato da Happy Ageing.
Questo approccio basato sulla condivisione tecnica e sulla pianificazione a lungo termine è esattamente ciò che occorre per trasformare un servizio assistenziale da una mera erogazione di prodotti a un vero e proprio ecosistema di supporto al paziente, capace di adattarsi alle diverse fasi della vita e ai differenti gradi di necessità clinica. La strada tracciata dalla sperimentazione piemontese, supportata dall'analisi rigorosa di Cergas Sda Bocconi, rappresenta un punto di riferimento per l'intero panorama nazionale, segnando un passaggio fondamentale verso l'appropriatezza e la personalizzazione delle cure.
L'integrazione tra la figura del medico di famiglia, il supporto del tutor specializzato e la libertà di scelta del paziente tramite budget dedicato costituisce la base per una gestione moderna, efficiente e, soprattutto, orientata al rispetto della dignità della persona. Nonostante le sfide poste dai tempi di attesa e dalla complessità del carico economico complessivo, il modello piemontese dimostra che, attraverso la classificazione dei pazienti e la semplificazione delle procedure, è possibile migliorare significativamente la qualità dell'assistenza, facendo sì che il bonus pannolini non sia solo un'agevolazione economica, ma un vero strumento di salute pubblica.