Perché la Cina è diventata il fulcro globale delle epidemie: analisi di un fenomeno complesso

La storia delle malattie infettive è intrinsecamente legata all'evoluzione della civiltà umana, ai suoi spostamenti, alle sue abitudini alimentari e alla sua interazione con l'ecosistema. Negli ultimi decenni, l'attenzione del mondo scientifico si è concentrata con crescente insistenza sull'Asia orientale, e in particolare sulla Cina, come epicentro di numerose emergenze sanitarie. Dall'influenza asiatica del 1957 a quella di Hong Kong del 1968, fino alla SARS e al COVID-19, sembra che questo vasto territorio sia particolarmente preso di mira dai virus. Tuttavia, lungi dall'essere una fatalità geografica, questa ricorrenza è il risultato di fattori ecologici, demografici e comportamentali che si intrecciano in un mosaico complesso.

mappa concettuale delle rotte migratorie aviaria e densità urbana in Cina

L'urbanizzazione accelerata e il degrado degli ecosistemi

Kuchipudi spiega che Asia e Africa, dove vive il 60% della popolazione mondiale, stanno andando incontro in questi anni a un rapidissimo processo di urbanizzazione: solo nell'ultimo decennio, circa 200 milioni di persone hanno abbandonato le campagne dell'Asia orientale per andare a vivere in zone urbane. Urbanizzazione significa anche deforestazione e distruzione dell'habitat: questo spinge gli animali selvatici, privati delle loro case, ad avvicinarsi sempre di più ai centri urbani. E gli animali selvatici (per esempio i pipistrelli) sono ospiti perfetti per i virus, alcuni dei quali possono "saltare" l'ospite e passare agli esseri umani.

Per il ricercatore la situazione non può che peggiorare, visto che l'urbanizzazione di Asia e Africa non accenna a rallentare. Secondo lui è solo questione di tempo prima che un altro coronavirus, o una qualche altra forma virale, esploda in queste regioni e cominci ad allargarsi al resto del mondo. La trasformazione del paesaggio naturale in insediamenti antropizzati crea un "ponte" biologico dove virus precedentemente confinati in cicli silvatici trovano nuovi ospiti suscettibili.

Mercati di fauna selvatica: laboratori naturali per il salto di specie

Il motivo principale per cui la Cina, con tutto il Sud-est asiatico, è un luogo particolarmente favorevole ai virus, è lo stretto contatto tra uomini e animali, che vengono tenuti in casa e nelle fattorie per essere allevati o mangiati, per non parlare di tutti quei mercati in cui vengono venduti animali vivi. “Quando ammassi animali in queste situazioni innaturali, rischi che emergano malattie umane”, afferma Kevin Olival, ecologo delle malattie e ambientalista presso EcoHealth Alliance.

Con la SARS, ad esempio, i produttori di alimenti e le persone che maneggiavano, uccidevano e vendevano animali selvatici sono state quasi il 40% dei primi casi. Questa interazione tra virus e animale può anche aiutare a rintracciare la fonte di un'epidemia. La scoperta ha dato il via a un'ondata di studi tra la fauna selvatica che ha indicato i pipistrelli ferri di cavallo della Cina come la probabile fonte della SARS. I controlli globali alla fine hanno rivelato che gli antenati e i parenti della SARS circolavano da anni nei pipistrelli in Asia, Africa ed Europa.

Il ruolo biologico dei pipistrelli e degli ospiti intermedi

I virologi si stanno impegnando per studiare il viroma degli animali, soprattutto i mammiferi. I pipistrelli sono stati ospiti di molti di questi virus, Nipah, Hendra, Sars, Mers, il nuovo coronavirus ma anche Ebola. I coronavirus non si diffondono solo attraverso l'aria e il sistema respiratorio, ma anche se la materia fecale viene a contatto con la bocca di un'altra creatura. I pipistrelli non sono propriamente puliti, quindi quando si cibano di un frutto possono contaminarlo.

La vicenda della MERS ha rafforzato la storia degli animali raccontata già per la SARS. Il coronavirus MERS proveniva da pipistrelli, ma ha utilizzato mammiferi domestici, in questo caso i cammelli, come un ponte per raggiungere gli umani. Questo meccanismo di "ospite intermedio" è cruciale: permette al virus di adattarsi alla fisiologia del nuovo organismo prima di tentare il salto finale verso l'essere umano, un evento che rimane spesso un mistero fino a quando le indagini epidemiologiche non riescono a ricostruire la catena dei contatti nei mercati locali.

Lo Yunnan: il bacino dei patogeni dormienti

Lo Yunnan è decisivo per spiegare la provenienza sia dei coronavirus (e di altri virus) del millennio in corso, sia del batterio della peste. Per parafrasare, girandolo in esortazione negativa, il titolo di un romanzo di Philip K. Dick, bisognerebbe, se possibile, non svegliare i dormienti. Dove per dormienti si intendono gli agenti patogeni in molte aree del globo, ma soprattutto in quelle della Cina meridionale e in particolare nello Yunnan, dove la convivenza tra gli stessi patogeni e gli animali è consolidata da millenni.

Tutti i virus umani della SARS e la sua evoluzione Sars-CoV-2 sono mutazioni di un virus di certe specie di chirotteri (pipistrelli), che con quei virus coabitano da tempi remoti tanto da esserne diventati i reservoir o «ospiti serbatoio». Lo Yunnan è, in ogni caso, la probabile origine «remota» (ecologico-evolutiva) di molte pandemie. Non a caso, lo Yunnan è stata l’area in cui ha lungo stazionato per un quindicennio la studiosa Shi Zhengli, la virologa specializzata nello studio del genoma dei pipistrelli, scoprendo che la «presenza effimera e stagionale» del virus si traduceva in una reazione immunitaria estesa negli abitanti locali.

mappa geologica dello Yunnan con indicazione delle zone ad alta biodiversità di pipistrelli

Dalla peste alla globalizzazione: lezioni dalla storia

La storia della peste bubbonica offre un parallelo illuminante. Il batterio è passato dai roditori selvatici alle armate mongole durante le conquiste di Kublai Khan, per poi diffondersi in Europa attraverso le rotte commerciali. Lo Yunnan, per secoli isolato, ha visto il suo assetto epidemiologico alterarsi quando gli inglesi, cercando di ampliare le loro rotte commerciali, hanno forzato l'apertura della regione attraverso il commercio dell'oppio.

Ciò che la storia ci insegna è che l'impatto dei patogeni è amplificato dai flussi di persone. Come accaduto durante la pandemia di “spagnola” del 1918, la mobilità di massa - in quel caso legata agli spostamenti dei lavoratori cinesi arruolati per la Grande Guerra e ai movimenti di truppe sui fronti europei - ha trasformato focolai locali in una tragedia globale. Non è un caso che oggi le autorità sanitarie monitorino con apprensione le rotte migratorie degli uccelli selvatici, come le anatre che planano sulle risaie cinesi, dove convivono con maiali e pollame, creando un ambiente ideale per il rimescolamento virale.

La necessità di trasparenza e cooperazione internazionale

A cinque anni di distanza dall'inizio della pandemia di Covid-19, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha implorato la Cina di «condividere, una volta per tutte, i dati sulle origini del virus». «Senza trasparenza, condivisione e cooperazione tra i Paesi, il mondo non sarà in grado di prevenire e prepararsi adeguatamente a future epidemie e pandemie», spiegano gli esperti.

Le autorità cinesi sostengono di aver condiviso le informazioni necessarie fin dal primo momento, tuttavia la comunità scientifica internazionale sottolinea l'imperativo morale e scientifico di comprendere appieno le dinamiche del salto di specie. L'esperienza insegna che, oltre alla diagnostica avanzata, alle mascherine e ai protocolli di isolamento, è la capacità di comunicare tempestivamente i dati epidemiologici a fare la differenza tra un focolaio contenuto e una catastrofe globale.

Storia delle epidemie e dei contagi

Verso una nuova etica della salute globale

La lezione di Joshua Lederberg, Nobel per la medicina, rimane attuale: la contesa evolutiva tra umani e virus è una costante della nostra storia. Non è possibile "sconfiggere" definitivamente la natura, ma è possibile gestire l'interazione umana con essa in modo meno rischioso. Ciò richiede una politica di assoluta trasparenza e un monitoraggio continuo dei reservoir animali, specialmente nelle aree dove l'urbanizzazione sta alterando l'equilibrio millenario dei patogeni.

Gli strumenti di prevenzione, come la quarantena e l'isolamento, rimangono presidi fondamentali, ma devono essere integrati da una visione globale. La Cina, per la sua posizione geografica, l'immensa popolazione e le sue rotte commerciali, funge da specchio delle sfide che l'intera umanità deve affrontare. La transizione verso una gestione più sostenibile degli scambi di fauna selvatica e una protezione più rigorosa degli habitat naturali non sono solo scelte ecologiche, ma vere e proprie strategie di difesa sanitaria per un mondo sempre più interconnesso.

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