Il Mistero delle Nascite Notturne e il Viaggio Complesso della Maternità: Dalla Fisiologia alle Emozioni Profonde

Quando arriverà il mio bambino? Ogni donna in dolce attesa si pone con trepidazione la domanda, un'interrogazione che va oltre la semplice attesa per toccare aspetti profondi della fisiologia e della psiche umana. Sembra proprio che i piccoli ritengano che il mattino abbia l’oro in bocca, o meglio, che le ore notturne e dell'alba siano il momento prediletto per fare il loro ingresso nel mondo. Questa osservazione, apparentemente aneddotica, trova riscontro in studi approfonditi che gettano luce sui meccanismi che regolano l'inizio e il progresso del travaglio.

L'Alba delle Nuove Vite: Quando i Bambini Scelgono di Nascere

Un'analisi condotta su 5 milioni di bambini nati fra il 2005 e il 2014 ha evidenziato una chiara preferenza per le ore notturne e le prime ore del mattino per l'inizio del parto naturale. Questo studio, vista l’elevata mole di dati analizzati, ha senz’altro una buona attendibilità. D’altra parte, questo non è l’unico studio sull’argomento. Un report elaborato dai Centers of Disease Control and Prevention (CDC) americano, per appurare l’orario preferito dai piccoli per venire al mondo, ha analizzato i certificati di nascita di 41 Stati relativamente all'anno 2013, evidenziando nei parti a domicilio la prevalenza delle nascite tra le 3 e le 5 del mattino.

Come commentato da Enrico Bertino, Direttore della Struttura Complessa Direzione Universitaria Neonatologia della Città della Salute e della Scienza di Torino, presso l’Ospedale Sant’Anna - provvisto del punto nascita più performante per volume di parti in Italia, secondo il sito www.doveecomemicuro.it - la prevalenza di nascite di notte e alle luci dell’alba, rilevata dallo studio inglese, coincide con quello americano se non si considerano i parti cesarei. Nel report americano, infatti, sono stati considerati tutti i parti, indipendentemente da come sono avvenuti. Sempre dallo studio inglese è emerso che le nascite dopo i travagli indotti medicalmente di solito si concludono intorno a mezzanotte, dal martedì al sabato e nei prefestivi. In ogni caso, il livello minimo di nascite è stato registrato nei giorni di Natale e Santo Stefano. Più semplicemente, lo studio porta a riflettere sull’importanza di non sguarnire i reparti maternità e neonatologia di notte o nei festivi.

Ma per quale motivo i bambini, quando nascono con parto naturale, prediligono proprio la notte e l’alba? Questa preferenza non è casuale, ma è profondamente legata alla fisiologia materna e fetale, in particolare all'azione degli ormoni. Gli ormoni dello stress materno, come adrenalina e cortisolo, hanno un'azione inibente sul feto. Il feto si muove di meno quando il livello degli ormoni è elevato e di più quando la produzione è ridotta. Nell'arco delle 24 ore, quindi, è più facile percepirlo e, presumibilmente, che il travaglio spontaneo inizi nelle ore serali e notturne, quando la mamma si rilassa e i livelli di questi ormoni diminuiscono, favorendo la produzione di ossitocina, essenziale per il travaglio. Ed è quanto, in genere, riferiscono le mamme. Non appena la futura mamma si rilassa, quindi, il bambino incomincia a fare le capriole. Esattamente!

Grafico delle nascite per ora del giorno

Parto Veloce: Velocità, Fisiologia e Possibili Implicazioni

Al di là del momento in cui avviene, la durata del parto è un altro aspetto che può variare notevolmente. Che cosa si intende, esattamente, per parto veloce? I parametri cambiano molto, a seconda che si tratti del primo o del secondo figlio. La prima volta, la durata media fra travaglio e parto è di circa otto ore. La dilatazione del collo dell’utero è lenta - ‘viaggia’ alla velocità di un centimetro l’ora - e il tempo comincia a essere calcolato da quando il collo dell’utero è completamente appianato e le contrazioni si succedono a intervalli regolari, ogni cinque minuti. Diciamo che viene considerato veloce un parto al di sotto delle quattro ore. Una durata che, invece, può essere ritenuta normale per chi ha già avuto altri figli. In questo caso, infatti, la dilatazione "corre" molto più in fretta (2-3 centimetri l’ora).

Da che cosa dipende la possibilità che il meccanismo del parto venga accelerato? Non si sa con precisione, probabilmente è favorita da condizioni metaboliche e locali, per esempio dalla tonicità delle fibre uterine, soprattutto a livello del collo dell’utero. Ci sono donne che hanno fibre particolarmente elastiche e, anche se le contrazioni non sono molto intense, riescono comunque a provocare una buona dilatazione. Anche la qualità delle contrazioni gioca un ruolo importante.

Quando si è già partorito velocemente un primo figlio, quanto è probabile che l’esperienza si ripeta? Non c’è alcuna garanzia. Può capitare, anzi, che si abbia un secondo travaglio molto più lungo, come avviene, per esempio, quando si verifica la rottura precoce delle membrane, cioè si perdono le acque prima dell’inizio del travaglio. In questo caso, il collo dell’utero non è ancora preparato al parto, e il travaglio stesso viene innescato più lentamente.

Ma con una dilatazione così rapida, la mamma non corre il rischio di qualche lacerazione? In effetti, un periodo espulsivo particolarmente veloce potrebbe non assecondare la dilatazione fisiologica delle pareti vaginali che, un po’ come una carta crespa, distendono a poco a poco le loro pieghe per aprirsi al passaggio del bebè. Se la mamma sente un bisogno impellente di spingere quando ancora non c’è stata la completa dilatazione del collo dell’utero, questo può lacerarsi al passaggio del bambino e anche la mucosa vaginale potrebbe subire qualche taglietto.

Com’è vissuta, emotivamente, questa nascita "a tutto sprint"? Non è possibile fare una valutazione generale, dato che ogni futura mamma affronta l’esperienza del parto in maniera diversa. Di certo, crea molto più disagio un parto ritardato, con un travaglio estenuante e la sensazione che il bebè non proceda mai. Per non essere colte alla sprovvista da un parto precipitoso, se si ha già un bambino, appena si avverte un segnale, è consigliabile affidare il piccolo alla persona di fiducia con cui ci si era già messe d’accordo per tempo, non all’ultimo minuto.

Fasi del travaglio | Come riconoscere la fase latente?

Il Viaggio Psicologico della Gravidanza: Trasformazioni del Corpo e della Mente

La gravidanza è un periodo intriso di complessità, fatto di mesi di attese, desideri, sogni, speranze, connotati da sentimenti di gioia e felicità, ma scanditi anche da emozioni contrastanti: ansie, preoccupazioni, paure, dubbi come "Andrà tutto bene?". La gravidanza comporta numerosi cambiamenti nel corpo di una donna, che subisce trasformazioni rispetto alle sue normali funzionalità per adattarsi gradualmente alla vita che cresce dentro di sé. Queste trasformazioni possono essere vissute con emozioni contrastanti. Ciò che avviene nel corpo ha una controparte psichica; anzi, ancor prima di nascere nell’utero materno, il neonato nasce nella mente. Mentre il corpo cambia per accogliere e contenere il piccolo arrivato, anche la mente e l’immaginazione lavoreranno al massimo delle proprie potenzialità nel tentativo di dare forma al tipo di vita che si condurrà e che al momento non si è in grado di comprendere pienamente.

Nel primo trimestre di gravidanza il feto viene percepito come una sorta di estensione del proprio corpo, una parte inscindibile di sé. È a partire dal secondo trimestre di gravidanza che la mamma comincia a percepire i movimenti del feto e a sentire l’esistenza di un altro essere dentro di lei. Inizia un processo di personificazione del feto come individuo distinto e a sé stante. Aumenta l’investimento affettivo e nasce la possibilità di una relazione tra bambino e genitori, che cominciano a conversare con lui, lo accarezzano, lo abbracciano. Tutti questi pensieri che cominciano a prendere forma nella mente sia della donna che dell’uomo sono del tutto normali e comprensibili.

L'ultima fase della gravidanza vede ancora momenti altalenanti. Il tempo del parto si avvicina e così anche l'idea di poter conoscere veramente il proprio figlio. Durante la gravidanza la mente dei genitori ha costruito dentro di sé un "bambino immaginario", frutto delle fantasie maturate nel corso dei mesi. Con la nascita del bambino, i genitori incontreranno invece il loro "bambino reale", che nella maggior parte dei casi sarà diverso da quello che avevano immaginato o sperato.

Il papà non ha nel proprio corpo il bambino che lo aiuta a percepire una vita altra, sin dall’inizio, così come per la mamma. Tuttavia, anche lui conduce una gravidanza mentale nel senso che la sua mente è “gravida” di pensieri ed emozioni mai provati e nei quali è difficile fare ordine. In questo periodo, si rimette in gioco il proprio concetto di sé.

Il parto, così come la gravidanza, è un momento di grande impatto psicologico. Il parto implica la separazione tra la mamma e il bambino e fa emergere rappresentazioni culturali e sociali, fattori familiari ed emotivi. In alcune donne può essere vissuto come una liberazione, in altre come una perdita. A questo evento la donna, il bambino e la coppia si preparano per tutti i nove mesi di gestazione. La necessità di separarsi dal bambino, da un bambino che è contemporaneamente altro e parte integrante di sé, non è un processo facile o indolore. È la separazione di una parte di sé. Separarsi significa interrompere la simbiosi, l’intimità creata. Significa affrontare l’incognita del bambino reale e dei cambiamenti che porterà nella propria vita. Questo processo di separazione necessita di un tempo, che è individuale ed esclusivo. È importante che si consumi tutto per completare il processo di separazione. Le separazioni sono momenti di crescita, di evoluzione, ma necessitano ciclicamente della simbiosi per poter disporre delle risorse necessarie.

Illustrazione del legame madre-feto

Le Paure Legate al Parto: Riconoscerle e Affrontarle

Si stima che nei Paesi Occidentali, la paura del parto sia riferita dal 20% delle donne gravide. La paura del parto può presentarsi in tutti i nove mesi di gestazione ed essere sperimentata durante il parto stesso. Esiste un’ampia gamma di normali paure legate al parto. Partiamo dicendo che è normale avere paura del parto. Il parto deve essere un momento che fa quasi paura a un livello proprio ancestrale. La paura del parto è una paura fisiologica. Tuttavia, se la paura diventa fonte di ansia intensa, di evitamento o di non desiderio di avere un figlio, è giusto parlarne con degli specialisti. L’esperienza del parto è soggettiva e le emozioni sono varie.

Tra le paure più comuni si annoverano:

  • Paura del dolore: Il dolore è sicuramente l’ingrediente meno gradevole e meno accettato del parto. Il dolore, in ogni sua forma, suscita in noi paura, soprattutto perché ci fa percepire di subire passivamente una situazione. La paura del dolore spesso corrisponde, infatti, alla paura dell’ignoto. Tuttavia, la donna ha a disposizione una risorsa importante che è la capacità di seguire il proprio dolore, accompagnarlo in modo attivo attingendo a tutte le risorse possibili che sentirà di avere in quel momento. Questo le permetterà di “guardarlo in faccia” e di accettarlo, non solo come spettatrice ma come protagonista attiva al centro della scena. Seguendo il linguaggio del corpo imparerà che anche il dolore può essere una risorsa importante.
  • Paura di perdere il controllo: L’idea di poter avere delle reazioni impreviste, a livello non solo fisico ma anche emotivo, è spesso presente nelle donne che si avvicinano al parto. Per quanto sia un evento medicalizzato, e quindi si abbia la percezione di avere tutto sotto controllo, la gravidanza non è un evento razionale. Durante il parto, infatti, l’area del cervello collegata al pensiero razionale viene messa a riposo ed entrano in circolo gli ormoni che favoriscono il buon espletamento del parto. La perdita di controllo, quindi, non deve essere vista come un qualcosa di negativo, bensì come un segnale che tutto sta andando bene. Il parto è proprio un momento in cui si è chiamati ad abbandonare ogni forma di controllo razionale, per entrare in una nuova dimensione, data soprattutto dal sentire.
  • Paura di non riconoscere le spinte: Anche in questo caso, è importante che la donna assecondi le sue sensazioni, segua i segnali del corpo e i ritmi della sua nascita. Quando il bambino è pronto per nascere, eserciterà una forte pressione e lei sentirà il bisogno di spingere. L’abbandono, l’apertura, il respiro, il sostegno, il dialogo con il bambino sono la sua forza.
  • Paura di essere incapaci di dare la vita: Alcune donne hanno paura che il proprio corpo non sia in grado di partorire. È un vissuto frequente nella donna, che coinvolge sia un senso di incapacità fisica che di incapacità psicologica.
  • Paure legate al bambino: Le paure legate alla salute del bambino sono tra le più comuni e ancestrali, nonché tra le prime a manifestarsi. Tra le più frequenti, la paura che il bambino nasca morto, deforme o con “qualcosa che non va”. Del resto, la priorità per la futura mamma fin dall’inizio della gravidanza è quella di dare alla luce un bambino sano. È importante concedersi di accettare questa paura cercando di interpretarla per quello che è: un ottimo sistema per proteggere il proprio bambino.
  • Paura degli imprevisti: Gli imprevisti fanno parte della vita e non dobbiamo farci bloccare da essi. Non si possono prevedere ed è probabile che non si verifichino.
  • Paura del parto cesareo: Il pensiero di doversi sottoporre a un intervento chirurgico può generare una certa ansia in alcune donne. Si tratta di una paura più che comprensibile, soprattutto per chi non si è mai sottoposto a interventi simili. Tuttavia, è importante pensare che il parto cesareo viene indicato qualora il medico individuasse delle condizioni che impediscano il buon esito di un parto naturale e quindi la protezione della salute della mamma e del bambino. Da un punto di vista emotivo, il parto naturale rappresenta la possibilità per la mamma di partecipare attivamente al momento della nascita del proprio figlio interagendo con lui fin da subito e quindi godendo pienamente di questa nuova relazione. Tutto ciò non accade quando viene effettuato il parto cesareo, nel quale spesso la donna accusa dolori e disagi fisici che, almeno in un primo momento, limitano la sua capacità di avere scambi con il bambino, con conseguente senso di frustrazione per entrambi. Anche per il bambino il parto cesareo provoca un cambiamento brusco, catapultandolo dal grembo materno al mondo esterno senza l’accompagnamento delle spinte materne. Dopo essersi separati, la mamma e il bambino si ritroveranno in una nuova simbiosi che si ricostruisce nel dopo parto, ancora guidati e facilitati dal fiume ormonale che si mantiene alto per alcune ore.

Il Ruolo del Partner e il Sostegno nel Post-Parto

In sala parto, è importante la presenza del padre (o una persona di fiducia), per la vicinanza, il sostegno morale e fisico. Per i papà, la nascita del proprio bambino sarà un crescendo di emozioni. Il tuo ruolo è quello di trasmettere calma e fiducia. La donna ha bisogno di essere sostenuta da te nei suoi desideri e nelle sue esigenze. È possibile che in sala parto le esigenze e i desideri cambino a seconda della situazione. Quindi, devi essere sempre pronto ad assecondare il flusso degli eventi. Dovrai anche essere pronto ad accettare improvvisi malumori e frustrazione. In questo momento la donna ha bisogno di concentrarsi su se stessa e su ciò che sta vivendo. Riduci al minimo la comunicazione verbale e gli stimoli sensoriali (rumori, luci, voci…). Osserva attentamente la donna, cerca se puoi di anticipare i suoi bisogni (es. se si bagna le labbra con la lingua, avvicinale un bicchiere; se sente caldo, asciugale il sudore o tamponale il viso; se sente freddo, coprila con una coperta). Sostienila nella respirazione e nel rilassamento, fondamentale soprattutto nella pausa tra le contrazioni. Invitala a cambiare posizione, a muoversi, accompagnala quando cammina. Cerca di incoraggiarla e sostenerla fino alla fine del travaglio, soprattutto nei momenti di sconforto in cui lei crederà di non farcela più.

I padri hanno spesso paure relative al parto, con vissuti di impotenza. In loro si presenta la paura nei confronti del dolore che vivrà la propria compagna o di possibili danni che possono presentarsi nel bambino.

Nei momenti successivi al parto, la mamma può avvalersi della presenza delle ostetriche e delle puericultrici per trovare risposte alle innumerevoli domande che sorgeranno spontanee. I pochi giorni trascorsi in ospedale potranno diventare una preziosa opportunità per la neomamma per apprendere la modalità con cui costruire la relazione con il proprio bambino. Come neomamme svilupperete gradualmente uno stile personale nel modo di stare con il vostro bambino. Tuttavia, prima dovrete legittimarvi una fase in cui potrete percepire voi stesse come inadeguate.

Coppia in sala parto

L'Importanza dell'Attaccamento e del Contatto Precoce

L’attaccamento ricopre un ruolo centrale nelle relazioni degli esseri umani dalla nascita alla morte. Lo sviluppo armonioso della personalità dipende da un adeguato attaccamento alla figura materna. È importante che la madre fornisca al bambino la cosiddetta “base sicura”, ovvero quell’atmosfera di sicurezza da cui il bambino si può allontanare per poi tornare da lei al momento del bisogno. Elementi fondamentali dell’attaccamento sono l’empatia e la sintonizzazione affettiva. La mamma inizia a percepire lo stato emotivo del bambino e ne riconosce i bisogni, tanto poi da creare una sorta di armonia, di accordo emozionale, andando a creare una diade per favorire una fluida comunicazione delle percezioni.

Il contatto pelle a pelle che la madre stabilisce con il neonato fa sì che si instauri una relazione affettiva sicura e amorevole. Tenere in braccio il bambino, toccarlo, accarezzarlo, cullarlo, sono le prime espressioni di questo nuovo legame, che si esprime con il passare dei giorni attraverso interazioni sempre più strutturate e animate. L’importanza di questo legame non sta tanto nell’assolvere a funzioni pratiche di accudimento, quali per esempio l’allattamento, quanto nell’instaurazione di una comunicazione, di un dialogo intimo tra mamma e bambino: un dialogo fatto di sguardi, di contatto fisico, di odori, di suoni e parole che la mamma rivolge al suo piccolo, anche se lui non ne comprende il significato.

Il contatto fisico riveste per lo sviluppo di ogni essere umano un ruolo centrale in quanto veicolo diretto e immediato della relazione con un altro significativo, nonché importante elemento ai fini dello sviluppo di un attaccamento sicuro. La pelle è un organo fondamentale di relazione, in quanto è il canale principale che permette di sentire profondamente la presenza dell’altro, ma allo stesso tempo proteggendoci e permettendoci di delimitare i confini, affinando la sensazione di noi stessi come distinti dall’altro. È attraverso il tatto e il tocco affettivo che il bambino impara ad essere (auto-regolarsi) ed essere in relazione (eco-regolarsi).

L’allattamento è il processo fondamentale nella costruzione del legame di attaccamento. Mentre durante la gravidanza il centro di gravità emotivo della mamma rimane concentrato sul ventre, quando il bambino comincia a succhiare, il centro si sposta verso l’alto. Il seno rappresenta un porto sicuro per il piccolo, luogo d’elezione non solo per il nutrimento, ma anche per l’amore e la protezione. Come afferma la Prof.ssa Loredana Cena in “Allattamento al seno: nutrimento per il corpo e per la mente” (Psicologia Clinica e Ricerca), “L’allattamento materno rappresenta una modalità nutritiva, ma anche una modalità comunicativa e di relazione con il proprio bambino perché favorisce il contatto fisico pelle a pelle, il contatto olfattivo e visivo tra lo sguardo della mamma e quello del bambino […]. L’allattamento al seno favorisce un importante scambio di sensazioni fisiche e psichiche che determina la nascita di un dialogo intimo tra la mamma e il suo piccolo; per succhiare il seno, oltre alla bocca anche la guancia, il naso, il mento e le manine del bambino sono a stretto contatto con la pelle della mamma. Durante le pause della suzione il bambino stacca la bocca dal seno e rivolge il proprio sguardo alla madre che lo corrisponde e commenta con parole affettuose quanto sta accadendo tra loro. Il bimbo elabora le risposte costituite da questi sguardi, contatti, parole che per ora sono soltanto suoni per lui privi di un significato ma con importanti connotazioni affettivo-emotive, e apprende cosa sta succedendo tra lui e la madre. Il contenuto di questa comunicazione non verbale, corporea non è traducibile in parole ma è evidente che ciò che viene scambiato costituisce un apprendimento di significati, che nella memoria implicita caratterizzano la qualità della relazione. È la capacità della madre di entrare in relazione con il piccolo, di capire e dare significato alle sue comunicazioni che configura la qualità della relazione entro la quale si strutturerà lo stile di attaccamento del bambino."

Cosa accade se la mamma non allatta al seno? Anche in merito a questo, la Prof.ssa Loredana Cena afferma quanto segue: “Può succedere che, nonostante il forte desiderio di allattare, l’impegno e la forte volontà, qualche mamma incontri delle difficoltà, sia all’inizio che durante il periodo dell’allattamento […]. L’allattamento artificiale consente esperienze sensoriali ed emotive diverse sia per la mamma, sia per il bimbo, ma molto dipende dalla struttura della mamma e dalla situazione." Questo evidenzia che il legame si costruisce attraverso molteplici canali, al di là della modalità di nutrizione.

Fasi del travaglio | Come riconoscere la fase latente?

Il Concetto Controversa di "Nascita Orgasmica"

La variabilità nelle esperienze di parto delle donne (e perfino nelle diverse esperienze della stessa donna) è così elevata che ogni affermazione totalizzante non rende giustizia. Quella del parto orgasmico è un’esperienza che può essere raccontata come una curiosità, non come un modello standard o come un obiettivo da perseguire: bisogna stare attenti alle mitologie anche perché non esiste un parto migliore di un altro. Il concetto di nascita “orgasmica” è assai lontano dal parto doloroso che ci viene presentato spesso al giorno d’oggi.

Gli ormoni implicati nella nascita sono gli stessi implicati quando si fa l’amore e c’è anche un’importante stimolazione vaginale! Certe donne avvertono durante il parto le contrazioni tipiche dell’orgasmo, altre parlano di un diluvio di sensazioni fisiche di eccitazione, che anche nel momento dell’espulsione vivono come un sollievo misto di estasi e di gioia: un’eccitazione intensa e irreprimibile, simile all’orgasmo.

La teoria del “parto orgasmico” non è una novità: se ne era iniziato a parlare negli anni ’70 quando, sulla spinta del movimento femminista, tutto ciò che riguardava la nascita fu messo in discussione, dalla posizione per partorire, al ruolo ostetrico, alla presenza o meno del padre. Nel corso di questi 30/40 anni, anche grazie a quelle spinte, molte cose sono cambiate: forse non completamente e non ovunque nella gestione pratica del parto (in troppe sale parto persiste ancora “violenza” sul corpo - e sulla mente - delle donne) ma, certamente, tanto è cambiato nella conoscenza dei meccanismi fisiologici e nella teoria dell’assistenza.

È proprio per questo che la netta contrapposizione tra “parto orgasmico” e “parto doloroso” che vide la luce negli anni ’70 non sembra adeguata a descrivere lo stato attuale delle cose. Le variabili sono diverse: molto contano lo stato d’animo con cui la partoriente affronta l’evento e la messa in atto di un’assistenza capace o no di offrire sostegno e rispetto. Quando il sostegno e il rispetto ci sono, ciò che viene poi raccontato dalle donne è un evento sì faticoso, doloroso, intenso, ma comunque positivo, che lascia più ricche, che è valso la pena affrontare. Nonostante alcune testimonianze, non è comune sentire raccontare di «una eccitazione intensa e irreprimibile, simile all’orgasmo». Non si esclude che sia possibile, ma non è su queste eccezioni che si ritiene si debba impostare il lavoro ostetrico.

Perché una nascita definita "orgasmica" possa verificarsi, si suggerisce che ogni eventuale trauma sessuale sia stato trattato in precedenza e che l’ambiente e le persone presenti al parto ne favoriscano la fisiologia naturale. Più si è in buona salute, meno c’è bisogno di interventi che possano rendere impossibile la nascita orgasmica. È utile anche aver conservato una sessualità ricca con il partner e con sé stesse durante la gravidanza. I parti vanno meglio se la mamma può disporre di un ambiente intimo. È una questione di ormoni; l’ossitocina, l’ormone secreto quando si fa l’amore e quanto si ha l’orgasmo, si trova in quantità dieci volte superiori durante un travaglio spontaneo o durante una nascita naturale che in altri momenti della vita. Ma se, a causa della paura o dell’ansia, cominciamo a produrre adrenalina, il livello di ossitocina diminuisce, il travaglio dura più a lungo e la reazione orgasmica è meno probabile. Tutto quello che stimola la corteccia cerebrale, la luce intensa, una conversazione futile o la sensazione di essere osservata, bloccano la produzione di ossitocina. Pensate alle circostanze migliori per fare l’amore e avrete anche un’idea dell’ambiente che può permettere una nascita orgasmica.

Quando si parla di nascita orgasmica, all’inizio le persone sono scettiche, curiose ed eccitate. Più il livello di ossitocina della madre è elevato, più lo è anche quello del bambino. L’ossitocina aiuta a gestire lo stress che deriva dal parto e suscita legami profondi e potenti di attaccamento, essenziali per la salute nel post-partum e per la felicità di tutta la famiglia. Come ha scritto David Brooks sul New York Times qualche anno fa: «Mi concentrerei sulla crisi che affligge il nostro paese in termini di risorse: non si tratta del petrolio, ma piuttosto dell’ossitocina». Questo sottolinea l'importanza di ottimizzare le condizioni per un parto fisiologico e ricco di ossitocina.

Vista com’è la situazione nella maggior parte dei punti nascita in Italia (continue inutili esplorazioni vaginali, posizioni obbligate, via vai di gente che chiacchiera degli affari propri, bambini sottratti ai primi abbracci della nascita per invasivi sondaggi in ogni cavità, luci, rumore, confusione, forzature dei normali tempi del travaglio…), oggi come oggi si crede che, più che all’orgasmo, si debba puntare a cercare di dare alle donne e alle coppie la possibilità di un parto che sia un evento almeno soddisfacente, vissuto con consapevolezza e protagonismo, con rispetto dell’intimità e del valore emotivo che ogni nascita deve avere. Ci si dovrebbe concentrare a lottare per questo: offrire al maggior numero di donne possibile un parto che sia un ricordo cui tornare volentieri e non una brutta esperienza da dimenticare.

Rappresentazione ormonale del parto

Il Mondo Intrauterino: Sviluppo, Movimenti e Percezioni Fetali

Quanto influisce la gravidanza sul rapporto fra mamma e bambino? Moltissimo, perché rappresenta una gestazione non solo fisica ma anche - e forse soprattutto - emotiva: un tempo cruciale per la maturazione del cosiddetto “grembo psichico”, ossia la capacità della donna di accogliere il piccolo nel proprio cuore e di condividere con lui tutto il resto della vita, in ogni circostanza. Il “bambino dei sogni”, il bambino desiderato prima ancora di essere concepito, si forma infatti nella mente e nel cuore della mamma fin dal test di gravidanza, e cresce poco alla volta nei nove mesi dell’attesa. In concreto, però, il modo di vivere questa esperienza può variare da donna a donna, con conseguenze anche rilevanti dopo il parto. È vero che il feto è in grado di percepire i rumori intorno a sé e persino l’umore della mamma?

Già alla fine del terzo mese il nascituro si muove e guizza come un pesciolino. I suoi spostamenti coinvolgono infatti tutto il corpo, ma lui è ancora troppo piccolo perché la mamma riesca ad avvertirlo. A mano a mano che i muscoli e il sistema nervoso maturano, le movenze diventano sempre più attive e coordinate. Verso la 18a settimana, le sue attività diventano più complesse: riesce ad atteggiare il viso a diverse espressioni, a succhiarsi le dita, ad afferrare il cordone ombelicale.

Se si tratta del primo figlio, in genere la donna avverte qualcosa per la prima volta in un momento qualsiasi tra la 16a e la 18a settimana. Poi c’è chi lo sente prima, chi dopo. Dipende da diversi fattori: dallo stile di vita e dal ritmo delle giornate, se sono frenetiche o con momenti per rilassarsi; dall’abilità nell’ascoltare il proprio corpo e nel coglierne i segnali; dalla posizione della placenta perché, se è anteriore, può rendere più difficoltosa la percezione. È una percezione estremamente soggettiva: qualcuna l’ha paragonata a uno sfarfallio, uno sbatter d’ali, altre a un battito di cuore. All’inizio il movimento si percepisce in modo saltuario e inaspettato, non necessariamente tutti i giorni. Dopo la 20a settimana, invece, comincia a diventare una manifestazione abituale.

Pugni, calcetti, stiramenti sono innanzitutto un segno di vitalità e di benessere. Ci dicono che il bimbo è attivo, che si fa sentire e che risponde agli stimoli: può capitare di ricevere un calcetto di protesta di fronte a un rumore improvviso che lo ha disturbato, come l’accensione di un frullatore, oppure un pugnetto come invito a cambiare una posizione, ad esempio seduta sul divano, se risulta scomoda al piccolo. Sicuramente è anche un modo di comunicare che consente a mamma e bambino di entrare in sintonia. Ci sono donne che raccontano di venire svegliate dal loro bimbo quotidianamente, e sempre alla stessa ora… Molte riescono persino a ‘giocare’ con il loro bambino, inventando gesti semplici, come un tamburellare leggero con le dita sul pancione, cui il bebè prontamente risponde con un determinato spostamento. In realtà, nel nono mese, non è che si muova meno. Lo spazio più ristretto lo costringe, però, a movimenti meno ampi, meno importanti: si limita a piegare e a stendere gli arti, a inarcare la schiena, a girare la testina. Non riesce più a ruotare su se stesso, come faceva prima, anche se ci sono le eccezioni, come i bambini che il giorno prima del parto fanno la capriola e da podalici che erano…

Un “movimento” particolare è dato dal singhiozzo. Il singhiozzo è caratterizzato da un movimento ritmico, sussultorio, che può durare anche un minuto o più. Contare i movimenti del feto, almeno 10 nell’arco di una giornata, è una procedura che oggi non si usa più perché tende a generare ansia nella futura mamma. Se ci si vuole concentrare sul piccolo e sul suo benessere, le ostetriche suggeriscono piuttosto di farlo per periodi di tempo più brevi (venti, trenta minuti), magari anche in momenti diversi della stessa giornata: ci si mette comode, sul divano o sul letto, con i piedi alzati all’altezza del bacino e a vescica vuota. Si appoggiano le mani sul pancione e si ascolta, senza attenersi, però, a un conteggio rigoroso. Sappiamo che qualche nascituro si fa vivo spesso con calcetti, pugni e capriole. Qualcun altro se ne sta pacifico in un angolo e dà solo rari segnali della sua presenza. Ma i movimenti fetali possono essere predittivi del suo carattere dopo la nascita? "C'è sicuramente una continuità tra il temperamento del feto nel grembo materno e quello del bambino fuori dal pancione, ma va vista in una logica di variabilità: ogni individuo, infatti, cambia in base al contesto in cui si trova", spiega Gino Soldera, psicologo, presidente dell’Anpep, Associazione nazionale di psicologia e di educazione prenatale. "È ormai noto, infatti, che l'ambiente, insieme all'eredità genetica, gioca un ruolo chiave nella formazione dell'essere umano. A questi due elementi io ne aggiungo un terzo: l'individualità, una specificità propria del bambino che ha origine al momento del concepimento. Se la futura mamma è 'in ascolto', la può avvertire già durante l'attesa”, dice lo psicologo. Durante la vita prenatale, quindi, bisogni e tendenze del bambino sono già presenti: “Da un lato risentono del carattere e degli stati d'animo materni e dall'altra li influenzano, come possono testimoniare tante donne che durante la gravidanza si sentono cambiare”, spiega Gino Soldera. Mamma e bambino, quindi, si influenzano reciprocamente.

I movimenti del feto dipendono soprattutto dai cosiddetti ormoni dello stress (adrenalina, cortisolo e acth) prodotti dal surrene della madre. Le oscillazioni della concentrazione di cortisolo, ad esempio (ma anche di adrenalina e acth), sono correlate ai ritmi circadiani sonno-veglia della donna: regolano quindi l'alternanza delle fasi di attività e riposo influenzando anche 'i cicli' del feto. “La loro produzione è poi legata a ciò che la mamma vive. “Adrenalina, cortisolo e acth hanno un'azione inibente sul feto. Questi si muove di meno quando il livello degli ormoni è elevato e di più quando la produzione è ridotta”, dice Leonardo Caforio, Responsabile di Medicina e Terapia Fetale dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. L'alimentazione materna può avere un ruolo, in particolare i rapidi aumenti della glicemia post prandiale (valore che indica quanto glucosio è presente nel sangue dopo un pasto). Pietanze a base di carboidrati e zuccheri “semplici” possono indurre i movimenti del feto.

Care future mamme, futuri papà, futuri partner, queste parole di Jean Pierre Relier, primario tra i massimi esperti internazionali di perinatologia, riassumono il senso stesso di questo cammino che, mese dopo mese, settimana dopo settimana percorrerete insieme. Come poter quindi rendere questa attesa veramente costruttiva? Con le coccole. Coccolarlo risulta quindi una modalità spesso vincente con la quale trascorrere questo momento così unico della vostra vita. Ricordate che in utero il vostro bambino è in grado di percepire i suoni: gli fanno compagnia infatti il battito incessante del vostro cuore che assume un fare più incalzante negli stati di agitazione e più dolce durante la quiete. È proprio sul vostro petto che da neonato ritroverà questo universo che ha dovuto abbandonare al momento della nascita. Percepisce inoltre la vostra voce… ecco perché è importante parlargli… rivolgersi a lui predispone le basi per il futuro riconoscimento. Ognuna di voi avrà infatti notato come un bimbo si pone con fare attento alla voce della sua mamma… una voce che tranquillizza e riporta immediatamente alla pace. Amerà ricordare le canzoni sentite in epoca fetale… di qualunque genere esse siano. Per darvi un’idea di come il vostro bimbo ode i suoni vi suggerisco di fare questo semplice esperimento: provate a immergervi completamente per qualche istante in una vasca di acqua calda e ascoltate i suoni che riecheggiano, sono certamente ovattati ma tutti ben udibili dal più acuto al più grave: dalla voce del vostro compagno al trillo del telefono. Le carezze che spontaneamente farete alla vostra pancia stimoleranno i vostri recettori sensoriali corporei e comunicheranno al bimbo i confini entro cui si trova. Questa esperienza risulta certamente più gratificante nel terzo trimestre quando i suoi movimenti si faranno più chiari e sarà più semplice intuire le sue risposte. Il tatto rappresenta per un neonato la forma di conoscenza più alta del proprio corpo. Il feto assapora in utero gusti, odori e aromi… vi chiederete come… Ebbene la natura ha pensato anche a questo! Bevendo il suo liquido amniotico assaggia ogni fragranza che proviene dal “mondo dei grandi”. Coccolarlo in tal senso significa perciò proporgli una dieta variegata che risponda alle abitudini alimentari corrette così che abbia l’opportunità di “assaggiare” ogni gusto per poi ritrovarlo trasformato nel latte materno. Viene a conoscenza persino dei sentimenti di avversione o predilezione che la sua mamma sperimenta durante la gravidanza: nulla perciò avviene per caso. Riassumendo: basterà mettersi comode e rilassate, magari sdraiate sul fianco… porre le mani in ascolto sulla vostra pancia e parlargli dolcemente come solo una mamma sa fare: accarezzarlo, magari insieme al partner e il gioco è fatto! Il vostro bimbo assorbe come una spugna ognuna di queste esperienze sensoriali: sta solo a voi mamme condizionare positivamente la sua crescita in utero!

Ecografia 3D del feto

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